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Archive for the ‘Brani ed estratti’ Category

L’ISTANTE PRESENTE di Guillaume Musso (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ISTANTE PRESENTE di Guillaume Musso (La nave di Teseo – traduzione di Sergio Arecco)

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Romanzo dopo romanzo, Guillaume Musso ha costruito un legame unico con i suoi lettori. Nato ad Antibes nel 1974, ha iniziato a scrivere dopo gli studi e non si è più fermato, nemmeno quando è diventato professore di Economia. I suoi libri, tradotti in 40 lingue, e più volte adattati per il cinema, lo hanno consacrato come uno dei più importanti scrittori di noir, grazie al successo di romanzi come Il richiamo dell’angelo, Central Park, La ragazza di Brooklyn, Un appartamento a Parigi (questi ultimi pubblicati da La nave di Teseo).

Il nuovo romanzo di Musso, tradotto da Sergio Arecco, si intitola “L’istante presente” e come i due precedenti in Italia la pubblica La nave di Teseo. Di seguito, proponiamo un estratto del romanzo. Leggi tutto…

THE IRISHMAN di Charles Brandt (un estratto)

Pubblichiamo un brano del volume “The Irishman” di Charles Brandt (Fazi editore – traduzione di Giuliano Bottali e Simonetta Levantini). Il libro da cui è stato tratto il film “The Irishman”.
Regia di Martin Scorsese, cast d’eccezione: Robert De Niro, Al Pacino, Joe Pesci, Harvey Keitel finalmente riuniti. Sceneggiatura di Steven Zaillian (Schindler’s List, Gangs of New York).

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Non oseranno

«Chiesi al mio capo, Russell “McGee” Bufalino, di farmi telefonare a Jimmy, a casa sua sul lago. La mia era una missione di pace. Cercavo di evitare che a Jimmy capitasse quello che poi sarebbe accaduto.
Chiamai Jimmy la domenica pomeriggio del 27 luglio 1975. Mercoledì 30 luglio Jimmy sarebbe scomparso. Purtroppo era andato laggiù, “in Australia”, come si dice da noi. Il mio amico mi mancherà fino a quando non lo raggiungerò. Ero nel mio appartamento a Filadelfia e usai il telefono di casa per fare un’interurbana a Jimmy, al cottage sul lago Orion, vicino a Detroit. Se avessi saputo, quella domenica avrei usato un telefono a gettoni, non il mio privato. Non vivi quanto ho vissuto io se parli di cose importanti dal tuo telefono personale. Non sono stato fatto con un dito. Mio padre ha usato lo strumento giusto per mettere incinta mia madre.
Mentre ero in cucina, in piedi vicino al telefono a muro, prima di fare quel numero che conoscevo a memoria, pensai a come affrontare Jimmy. Gli anni di trattative sindacali mi avevano insegnato che è sempre meglio valutare bene le cose prima di aprire bocca. Quella, poi, non era certo una telefonata facile. Leggi tutto…

CERCAMI di André Aciman (un estratto)

L’incipit di CERCAMI di André Aciman (Guanda – traduzione di Valeria Bastia)

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Perche´ quell’aria cupa?
La vidi salire alla stazione di Firenze. Aprı` la porta scorrevole di vetro, entro` nella carrozza e dopo essersi guardata intorno scaravento` lo zaino sul sedile vuoto accanto al mio. Si levo` il giubbotto di pelle, poso` il libro che stava leggendo, un tascabile in inglese, poi mise una scatola bianca quadrata nella cappelliera e si accascio` sulla poltrona di traverso rispetto a me, sbuffando in un moto forse di rabbia o agitazione. Mi fece pensare che avesse avuto un’accesa discussione pochi secondi prima di salire a bordo e stesse ancora rimuginando sulle parole taglienti che lei o l’altra
persona aveva pronunciato prima di troncare la telefonata.
Il suo cane, che cercava di tenere a cuccia tra le caviglie con il guinzaglio rosso avvolto intorno al polso, non sembrava meno irrequieto di lei. Leggi tutto…

NELL’ANTRO DELL’ALCHIMISTA di Angela Carter (un estratto)

“NELL’ANTRO DELL’ALCHIMISTA. Tutti i racconti. Vol. 1” di Angela Carter (Fazi editore – Introduzione di Salman Rushdie – traduzioni di Susanna Basso, Rossella Bernascone)

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Penetrando nel cuore della foresta

 

Tutta la regione era come un vaso di fiori abbandonato, pieno fino all’orlo di creature verdi; e, protette su ogni lato dalle feroci barricate delle montagne, le belle propaggini della foresta si trovavano così all’interno da convincere gli abitanti che Oceano fosse il nome di uno straniero, e se mai avessero visto un remo l’avrebbero scambiato per un vaglio. Non costruivano strade né città; simili in tutto a Candido, specialmente nelle passate sfortune, si limitavano a coltivare i loro giardini.
Erano i discendenti di schiavi fuggiti, molti anni prima, dalle piantagioni di distanti pianure, che nel dolore e nelle privazioni avevano attraversato l’arido istmo del continente, sopportando infinità di deserto e tundra prima di arrampicarsi sulle colline scabre, per scalare infine le cime stesse e giungere alla regione che offriva la piena realizzazione di tutti i loro sogni di una terra promessa. I boschetti che cingevano le foreste di conifere nella valle centrale erano tutto il mondo che desideravano conoscere e nella loro quiete autosufficiente non si preoccupavano che della soddisfazione di semplici piaceri. Nessuno spirito esploratore era stato così curioso da risalire il grande fiume che irrigava i campi fino alla sua sorgente, o da penetrare nel cuore della foresta. Erano troppo contenti di ciò che offriva loro quel luogo inespugnabile per desiderare altro che le gioie dell’ozio. Leggi tutto…

TROPPO LONTANO PER ANDARCI E TORNARE di Stefano di Lauro (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “Troppo lontano per andarci e tornare” di Stefano di Lauro (Exòrma) 

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Il terzo giorno smise di piovere dal pomeriggio, ma il terreno dell’accampamento era ridotto a un acquitrino. Si preannunciava un altro riposo forzato. Benché lo spettacolo fosse faticoso, andare in scena era sempre una festa; e l’inattività, di cui facevano bastevole esperienza durante la brutta stagione, non era vista di buon occhio. Non potendo fare altrimenti, si dedicarono alla manutenzione degli attrezzi, nei giorni precedenti avendo già provveduto a rammendare tutto il rammendabile.
Al tramonto, come previsto, non arrivò nessuno. Mardea si spinse oltre il campo, verso il villaggio, ed ebbe conferma che non c’era anima viva diretta al circo. Avrebbero cenato di nuovo sotto lo chapiteau, questa volta non per ripararsi dall’acqua, ma per non inzaccherarsi le scarpe più del dovuto. E con la patta dell’uscio posteriore ben scostata, per respirare la buccia della terra umida.
L’ozio fu interrotto dall’arrivo di una carrozza che sostò nel piazzale antistante all’ingresso. Lou corse ad affacciarsi dalla bocca della balena. Ancora si vedeva, ma i fanali della carrozza erano accesi. Dal finestrino si sporse un uomo dai modi cordiali. Leggi tutto…

SEBASTIANO ADDAMO. IL PENSIERO, IL SILENZIO, LA PAROLA di Maria Valeria Sanfilippo

“Sebastiano Addamo. Il pensiero, il silenzio, la parola” di Maria Valeria Sanfilippo (Aracne). Pubblichiamo uno stralcio dell’introduzione di Sarah Zappulla Muscarà

Il libro sarà presentato sabato 23 novembre, alle 17.30, alla Pinacoteca N. Sciavarrello (già chiesa S. Michele Minore, piazza Manganelli). Sarà presente l’autrice. Intervengono: Rosaria Sardo e Sergio Sciacca. Coordina Sarah Zappulla Muscarà. Letture a cura di Salvo Valentino e Pietro Cucuzza della Compagnia dei Giovani.

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Stralcio dalla prefazione di Sarah Zappulla Muscarà

Sorretto da salda cultura filosofica e letteraria, lucida, cartesiana razionalità, Sebastiano Addamo, d’impervia e contratta malinconia, ripercorre, con occhi invasi di smagato, irredimibile risentimento, il viaggio della conoscenza del reale e del simbolico.
Si dipana nei meandri della geografia dell’«oscuro» l’itinerario gnoseologico tracciato dall’autore secondo cui l’uomo è «origine e nulla» e la contemporaneità «il luogo per ogni anacronismo». In un’epoca lacerata dal nicciano grido «Dio è morto», compito dello scrittore non è «tranquillizzare» bensì «inquietare», scuotere dal torpore di metafisiche certezze, ma soprattutto, «contaminandosi con la laidezza quotidiana, fraternamente coinvolta nella rissa giornaliera degli uomini», rivelare «l’oscurità che è nell’uomo, nei suoi gesti, nel suo tessuto emozionale» e restituire infine «la vigile inquietitudine per una realtà altra». Leggi tutto…

L’ULTIMO SACERDOTE di Valeria Sara Papini (l’introduzione di Marco Malvaldi)

Pubblichiamo l’introduzione del romanzo “L’Ultimo Sacerdote” di Valeria Sara Papini (Homo Scrivens) firmata da Marco Malvaldi

Un thriller storico-familiare fra indagini e misteri legata alla vera storia di David Lazzaretti, il Messia dell’Amiata, e che segna l’esordio nell’editoria per la giovane avvocatessa pisana di origini abruzzesi Valeria Sara Papini

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“L’Ultimo Sacerdote” sarà presentato in anteprima nazionale venerdì 8 novembre alle 19 (Sala Rossa) al Pisa Book Festival. Assieme all’autrice, Valeria Sara Papini, saranno presenti lo scrittore Marco Malvaldi, l’editore Aldo Putignano (Homo Scrivens), l’onorevole Patrizia Paoletti Tangheroni (Presidente Fondazione Teatro Verdi di Pisa), la poetessa Entela Kasi (presidente Pen Albania).

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L’introduzione di Marco Malvaldi

Sui monti vicino a Pisa, accanto a un paese meraviglioso che si chiama Palaia, c’è un curioso tempietto. È il cosiddetto tempio della Minerva medica, fatto costruire nell’Ottocento presumibilmente da una loggia massonica che colà si riuniva. Leggi tutto…