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Archive for the ‘Brani ed estratti’ Category

SI FERMI QUI di Iain Levison (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo SI FERMI QUI di Iain Levison (Edizioni E/O – Traduzione dall’inglese di Aurelia Di Meo)

Un incredibile caso di errore giudiziario. Tratto da una storia vera.

Si fermi qui è la discesa nell’incubo di un uomo accusato di omicidio, vittima degli abusi e degli eccessi della polizia.

 

 

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Estratto da SI FERMI QUI di Iain Levison (Edizioni E/O Leggi tutto…

CUENTOS FRÍOS di Virgilio Piñera (un estratto)

Pubblichiamo il primo racconto della raccolta “CUENTOS FRÍOS. Racconti freddi” di Virgilio Piñera (Edizioni Il Foglio – Traduzione di Gordiano Lupi)

Una raccolta di racconti di Virgilio Piñera, scrittore cubano, tradotti e pubblicati da Gordiano Lupi (da sempre promotore, tra le altre cose, della letteratura cubana di qualità)

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La caduta (1944)

Abbiamo già scalato la montagna alta tremila piedi. Non per piantare sulla vetta la bottiglia e neppure per piantare la bandiera degli alpinisti intrepidi. Dopo alcuni minuti cominciamo la discesa. Come accade in casi simili, il mio compagno mi seguiva legato alla stessa corda che circondava la mia cintura. Avevo contato esattamente trenta metri di discesa quando il mio compagno, dopo aver sferrato con la scarpa munita di punte metalliche una pedata a una pietra, perse l’equilibrio e, dopo aver fatto una capriola, venne a fermarsi proprio davanti a me. La corda, aggrovigliata tra le mie gambe, tirava con una certa violenza e mi obbligava, per non precipitare nell’abisso, a incurvare le spalle. Lui, a sua volta, prese lo slancio e spinse il corpo in direzione del terreno che io, invece, mi lasciavo alle spalle. La sua decisione non era strampalata né assurda; tutt’altro, dimostrava una profonda conoscenza di certe situazioni che ancora non sono state scritte nei manuali. L’entusiasmo messo nel movimento fu causa di una lieve alterazione; subito mi resi conto che il mio compagno passava come un bolide tra le mie gambe e che, in un secondo momento, lo strappo dato dalla corda, come ho detto legata alla sua schiena, mi riportava di spalle alla mia primitiva posizione di discesa. Da parte sua, lui, obbedendo senza dubbio alle mie identiche leggi fisiche, una volta percorsa la distanza che la corda gli consentiva, si girò di spalle rispetto alla direzione seguita dal suo corpo, cosa che, logicamente, ci fece incontrare fronte a fronte. Leggi tutto…

ABIGAIL di Magda Szabò (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo ABIGAIL di Magda Szabò (Edizioni Anfora – Traduzione di Vera Gheno)

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Magda Szabó è considerata la più importante scrittrice ungherese del XX secolo. Di recente, per i tipi di Edizioni Anfora, una piccola casa editrice fondata nel 2003, specializzata nella pubblicazione di letteratura del Centro Europa, giunge in libreria il romanzo “Abigail“. Tempo fa abbiamo avuto modo di discutere con Mónika Szilágyi, la direttrice editoriale, del progetto della casa editrice (l’intervista è disponibile qui) parlando anche della Szabó e di questo libro.

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Abigail fu scritto nel 1970 come romanzo per giovani adulti, ma ben presto divenne  una lettura per tutte le età, un successo nazionale. Nel 2005, al concorso dello show televisivo Big Read (A nagy könyv), Abigail è stato proclamato il terzo libro più amato in Ungheria. (Al secondo posto è finito “I ragazzi di via Pál” di Ferenc Molnár). Di seguito, un ampio estratto del romanzo

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(…) “Il profumo delle torte e delle creme, il profumo modesto e ridente del paradiso dei bambini si collegò per sempre, nel ricordo di Gina, al momento in cui il generale si risedette accanto a lei e piano le disse: “Bambina mia, non puoi venir via di qui né ora né mai, finché dura la guerra.”
La voce con cui parlò era bassa e tristemente ufficiale, come quella che aveva quando il generale si ricordava della madre di Gina. Gina adesso cominciò ad avere davvero paura. Suo padre le voleva bene, le voleva bene più di ogni altra cosa al mondo; se non la portava a casa anche dopo aver saputo che era miseramente emarginata, nemmeno dopo aver sentito che era scappata, e che anzi si preparava a rifarlo, allora c’era qualcosa che lei non sapeva, che il generale stava per dirle adesso, e che sarebbe stato come quando annunciano una condanna che rinchiude un innocente in galera per un periodo indeterminato. Senza che ancora ne fosse stata fatta parola, lo sentiva, questa decisione era definitiva, non c’era cascata di lacrime che potesse cambiarla.
– Da quello che ti dirò adesso dipendono vite umane. Non volevo che lo sapessi, non che non mi fidi di te, ma non volevo spaventarti, oppure scaraventarti addosso problemi per sopportare i quali ti ritenevo giovane. Solo che se io ti lascio di nuovo qui senza una spiegazione, e semplicemente ti ordino di rimanere, senza che tu sappia perché, forse scapperai davvero di nuovo, oppure inizierai a dubitare di me e dell’affetto che ci unisce. Quindi adesso parlerò, ma avrà il suo prezzo. Da questo momento finisce la tua infanzia, Gina. Sarai un’adulta, e non potrai mai più vivere come gli altri bambini. Metto tra le tue mani la mia vita, la tua e quella di altre persone. Su cosa giuri di non tradirci mai? Leggi tutto…

NUVOLE DI FANGO di Inge Schilperoord (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo NUVOLE DI FANGO di Inge Schilperoord (Fazi – traduz. di Stefano Musilli)

Deglutì con fatica, come se qualcosa di duro e appuntito – una spina di pesce – gli si fosse incastrato in gola. Si schiarì la voce, sospirò, chiuse gli occhi e dilatò le narici. Si concentrò sul respiro prima che la tensione gli raggiungesse le spalle, come aveva imparato a fare in pre-terapia. La chiamavano così, o anche “terapia individuale del reo”: terapia che aveva inizio in prigione e doveva prepararlo al trattamento riabilitativo in clinica. Era stata avviata alcune settimane prima con lo psicologo del carcere. La fase uno.
«Ora respira con calma», bisbigliò fra sé e sé guardando il contorno indistinto della sua faccia riflessa nel vetro: il mento sporgente, gli zigomi affilati, la fronte. «Inspira dal naso». Chiuse gli occhi e li riaprì. «Trattieni, e poi espira piano piano dalla bocca». Lo ripeteva dieci volte, sempre dieci. «Così rilassiamo il diaframma e ci sbarazziamo di tutto lo stress. Piedi per terra». Continuò a parlare sottovoce, pur essendo l’unico passeggero dell’autobus. Sentì il diaframma rilassarsi, il respiro calmarsi, e nel frattempo si massaggiò con le nocche i muscoli indolenziti della nuca.
L’autobus fece l’ultima curva prima del paese, che lambiva il nuovo quartiere di cui Jonathan aveva tanto sentito parlare. Le case se ne stavano immobili alla luce del mattino; le finestre riflettevano i raggi del sole mandandoglieli dritti negli occhi, come per disturbarlo. Il quartiere era stato costruito nei mesi scorsi a ridosso del vecchio paese ed entro qualche settimana ci si sarebbero trasferiti anche lui e la madre. Lei ne parlava in continuazione nelle sue lettere. Nuovi vicini, nuova casa: ne era contenta («facce nuove, compagnia, più rapporti umani»). Lui no, non amava i cambiamenti.
Quel che vide era perfino peggio di come se lo aspettava. Schiere su schiere di casette anguste, tutte uguali. Ombre corte in mezzo ai tetti. Lì avrebbero vissuto ancora più ammassati che nelle vecchie stradine a cui era abituato. Il loro quartiere, il più vecchio del paese, era sulla lista delle demolizioni da mesi prima che Jonathan se ne andasse, ma il Comune era così lento che non ci credeva più nessuno. Mentre lui era in prigione, le cose erano andate speditamente. I primi residenti si erano trasferiti durante il suo secondo mese di detenzione e gli altri li avevano seguiti un po’ per volta. Sua madre era l’ultima rimasta nella loro casa nell’area vuota. Gli aveva scritto che negli ultimi mesi la sua asma era peggiorata di nuovo e che non aveva la forza di affrontare il trasloco da sola. Leggi tutto…

ANIME E ACCIUGHE di Achille Mauri (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “ANIME E ACCIUGHE. L’aldilà come non l’avreste mai immaginato” di Achille Mauri (Bollati Boringhieri)

Il romanzo sarà presentato dall’Associazione Amici della Casa del Libro Rosario Mascali, in collaborazione con l’omonima libreria, nell’ambito del secondo appuntamento della Rassegna Letteraria “Je suis au Jardin”, presso il Cortile dell’ex Convento di San Francesco d’Assisi, via Gargallo 67, Ortigia, Siracusa, venerdì 14 luglio alle ore 19. Ospiti eccellenti il dottor Achille Mauri presidente di Messaggerie Italiane, autore del libro “Anime e Acciughe. L’aldilà come non l’avreste mai immaginatoBollati Boringhieri 2017, di cui parlerà con Lucrezia Reichlin, economista, docente alla London Business of Economics, nonché advisor di diverse istituzioni politiche e di ricerca sull’economia mondiale. Leggeranno alcune pagine gli attori diplomati all’Inda Danilo Carciolo e Arianna Vinci e la socia Silvia Ferrigno.

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Un estratto del romanzoANIME E ACCIUGHE. L’aldilà come non l’avreste mai immaginatodi Achille Mauri (Bollati Boringhieri)

[Milano. Camera da letto di Achille, mattina presto]

achille Buongiorno.

maresciallo radetzky Buongiorno a lei.

achille Ma cosa ci fa in camera mia? Non ci conosciamo.

maresciallo radetzky Sono le cinque di domenica mattina, lei è mancato tre minuti fa.

achille Non ho contato i minuti ma lo so, anche se non mi sono ancora reso conto di come sia realmente avvenuto…

Non stavo proprio dormendo, sono passato dal dormiveglia a questo nuovo stato… Ma lei chi è? Il mio Caronte?

maresciallo radetzky No, sono il maresciallo Radetzky. Abito in questa casa da tantissimo tempo, sono qui per darle il benvenuto e fornirle alcune istruzioni per l’uso riguardanti il suo nuovo stato di Pura Anima.

achille Be’, grazie, ne sono onorato.

maresciallo radetzky Tanto per cominciare si alzi, si tolga da questa situazione. Tra poco sua moglie si sveglierà e si renderà conto del suo decesso, cominceranno a organizzare le esequie… Lo vuole un consiglio? Le eviti!

achille Va bene, le evito, ma come faccio a uscire dal mio corpo? Leggi tutto…

ALLA RICERCA DI MR DARCY (un estratto)

In vista del bicentenario della morte di Jane Austen (18 luglio 1817), pubblichiamo un estratto del volume ALLA RICERCA DI MR DARCY di Giovanna Pezzuoli (Iacobelli)

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Capitolo I

Un intramontabile (sex) appeal

La prima impressione, si sa, non e quella che conta: lui, bello ed enigmatico, con la sua immensa proprietà nel Derbyshire, se ne sta impalato e risponde freddamente all’amico che lo spinge a invitare lei a ballare: «sì e passabile ma non abbastanza bella per tentare me, e al momento non sono affatto in vena di intrattenere le signorine trascurate dagli altri giovanotti» (JA, 2016, p. 65)1. Altero, sprezzante, presuntuoso, ma chi si crede di essere… sono tutti pensieri legittimi, ricordandosi però che è solo la prima impressione.

Siamo a Meryton, immaginario villaggio dell’Hertfordshire: un ballo campagnolo con simpatiche ragazze di buona famiglia non è esattamente l’ambiente dove Mr Fitzwilliam Darcy, nobile d’aspetto e con una rendita di diecimila sterline all’anno – come sa tutta la sala cinque minuti dopo il suo ingresso trionfale – si sente a proprio agio.

Serio, imbronciato, anzi decisamente scostante diventa subito impopolare, spegnendo gli iniziali entusiasmi per la sua “virilità” e bellezza; ed è tanto più sgradito a Elizabeth (Lizzie) Bennet, la fanciulla oggetto del commento assai poco gratificante, e neppure fatto sottovoce. Lei, avendo un carattere allegro e giocoso, riferisce con spirito l’episodio alle amiche. Ma il giorno dopo, a casa del vicino, Sir William Lucas – che ha conquistato qualche blasone grazie ai suoi fortunati commerci –, Elizabeth, commentando la festa, mentre giura che non ballerà mai con lui, è costretta ad ammettere: «[…] potrei facilmente scusare il suo orgoglio, se non avesse mortificato il mio» ( JA, 2016, p. 72).

Eppure circa sei mesi e 150 pagine dopo accade l’impensabile. Lo stesso signore, altero, bello e non più impossibile, chiede la mano di Elizabeth confessandole: «Ho lottato invano. E inutile. Dovete permettermi di dirvi che vi ammiro e vi amo ardentemente» ( JA, 2016, p. 224). Singolare dichiarazione, formulata con ansia e apprensione ma anche con l’orgogliosa certezza di una risposta favorevole che suscita in lei uno «stupore indicibile» unito a una buona dose di rabbia e di indignazione. Leggi tutto…

LA VERITÀ DEL MALE. EICHMANN PRIMA DI GERUSALEMME di Bettina Stangneth (un estratto)

https://www.luissuniversitypress.it/sites/luissuniversitypress.it/files/copertine/2017/05/stangneth.jpgPubblichiamo un estratto del volume LA VERITÀ DEL MALE. EICHMANN PRIMA DI GERUSALEMME di Bettina Stangneth (LUISS University Press)

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Il seduttore diabolico

di Bettina Stangneth

Nell’inverno a cavallo tra il 1941 e il 1942 il concetto di “soluzione finale” cambiò significato e assunse quello di “annientamento”. Dal momento che Eichmann affermava di aver coniato l’espressione “soluzione finale”  e si vantava persino di poter “ignorare tutte le obiezioni e le intromissioni di altri Ministeri ed altre autorità” per ordine di Göring, anche la nuova accezione del termine venne associata al suo nome. Eichmann cominciò subito a viaggiare a est per vedere di persona i metodi di annientamento e la sua presenza sul posto ovviamente veniva registrata. Eichmann avrebbe poi raccontato che si trattava di solitari viaggi di lavoro di un impiegato in missione segreta, ma quella versione ha ben poco a che vedere con la realtà. In un momento di disattenzione fu lui stesso a sbugiardare quella rappresentazione. In Argentina raccontò che aveva sempre avuto paura di perdere il controllo alla vista dell’obbrobrio, perché “in fin dei conti c’era sempre un piccolo codazzo di subalterni alle nostre spalle che l’avrebbe interpretato come un segno di debolezza e la notizia si sarebbe diffusa in un baleno”. Magari potevano vacillare gli esecutori degli ordini, ma come poteva vacillare un Obersturmbannführer come Eichmann? “Non poteva assolutamente succedere!” Era obbligato a essere un simbolo. Leggi tutto…