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Archive for the ‘Brani ed estratti’ Category

LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (presentazione ed estratto)

Pubblichiamo una presentazione e un estratto del romanzo LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (Bompiani)

La storia di un uomo che cerca di avere un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrendo il Sud d’Italia e poi un altro Sud, quello dell’America.

Una storia vera. Una storia di padri e figli che è insieme un’epica saga familiare e un romanzo storico del nostro tempo, narrata con una lingua lucida e travolgente.

Quella dei Crusich è la storia vera di una numerosa famiglia vissuta lungo l’intero arco del secolo scorso con due guerre mondiali, rivoluzioni, guerre civili e altri sconvolgenti avvenimenti sotto i cicli della luna a fare puntuale compagnia alla terra ruotante solitaria nell’universo. Tutti i Crusich vivono nell’ombra di una tenace malinconia, una sorta di ineluttabile preventiva nostalgia della vita che rende le loro esistenze particolarmente avventurose e intense. Ombra che spinge il capostipite a navigare per i mari nella vana ricerca di un introvabile altrove per approdare all’inizio del Novecento a Corfù, dove metterà al mondo sei figli. Li seguiremo, soli o con le famiglie, in Italia durante l’acclamata nascita del fascismo, in Africa durante la fondazione di un breve e fragile Impero, in storiche battaglie su aspre montagne abissine, in campi di concentramento per lunghe prigionie sotto il sole dei deserti egiziani.
E poi di nuovo in Italia, a Milano, durante la faticosa ricostruzione della città uscita dalle macerie del secondo Grande Massacro Mondiale, a Roma nei movimentati, futili anni della Dolce Vita, in Sudamerica in cerca di vagheggiate fortune.
Fino all’ultimo dei Crusich che si imbarcherà a sua volta per una navigazione solitaria lungo le coste della terraferma, i soli luoghi dove forse poter trovare, protetti dal mare e dalla luna, la perduta bellezza del mondo.

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La luna sull’acqua, la notte, e uno sguardo di malinconia che spazia sul mondo, la nostalgia per qualcosa che forse è stato perduto o forse non si raggiungerà mai. È il bagaglio che porta con sé Luigi Crusich, partito da Trieste per approdare a Corfù dove mette al mondo sei figli. Il primogenito, Agostino, sarà destinato alla luce dell’Africa e poi alla Milano fervente della ricostruzione; toccherà al figlio Gino Crusich (scritto tutto attaccato) cercare un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrere il Sud d’Italia e poi toccare un altro Sud, quello dell’America. Infine l’eredità della malinconia toccherà a Uberto Crusich, veterinario sul Lago Maggiore.

[Leggi l’approfondimento di Angelo Guglielmi su “La Stampa”].

 

Pubblichiamo, di seguito, le prime pagine del libro. Leggi tutto…

OMAGGIO A PREDRAG MATVEJEVIC´ (con un estratto di “Pane nostro”)

RICORDIAMO PREDRAG MATVEJEVIC´, scrittore e accademico croato scomparso il 2 febbraio 2017 con la pubblicazione di un estratto di una delle sue opere di più recente pubblicazione: “Pane nostro” (Garzanti – Traduzione dal croato di Silvio Ferrari)

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Pane nostro” è il frutto di vent’anni di lavoro. Quella del pane è una grande storia, ricca di sapienza e di poesia, d’arte e di fede. Abbraccia l’intera storia dell’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano nell’abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della cultura. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta, della focaccia, del biscotto, viaggiatori, pellegrini, marinai. Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche un simbolo, al centro del rito eucaristico. E lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d’arte, dall’antico Egitto alla pop art. Raccontando questa saga sul pane, come nel suo “Breviario mediterraneo” Matvejevic ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell’antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell’amore. Una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza. Prefazione di Enzo Bianchi. Postfazione di Erri De Luca.

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1. IL PANE E IL CORPO Leggi tutto…

LA FIGLIA FEMMINA di Anna Giurickovic Dato (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA FIGLIA FEMMINA di Anna Giurickovic Dato (Fazi editore, pp. 192, euro 10)

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Mercoledì 15 Febbraio – alle ore 18:00 – presso la Feltrinelli Libri e Musica di Catania (via Etnea 285) a Catania, Anna Giurickovic Dato presenta “La figlia femmina” (Fazi editore). Intervengono Marina Cosentino, Rosa Maria Di Natale e Mavie Parisi

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Ogni volta parlare con Giorgio era come non parlare. Possedeva una vera e propria dote nel confondere l’interlocutore con parole prive di un significato concreto, alle quali non si poteva rispondere se non con il silenzio e che, in qualche modo, facevano apparire lui nel giusto e chi gli parlava nell’errore. Questa incomunicabilità non faceva altro che alimentare il mio amore. Se è vero che in una coppia quello che bisogna condividere non è la verità ma il mistero, allora Giorgio non aveva mai rotto questo precetto. Sentivo sempre di essere io a dover recuperare.
Pensai di tornare a casa di corsa e svegliare mio marito con l’umile dolcezza di una donna che non pretende nulla in cambio, ma è solo pronta a dare. Avremmo portato Maria sulla costa, tra le bancarelle dove si prendono i pesci arrostiti, le enormi chele di granchio da spolpare, le sardine, molto più grandi di quelle dei nostri mari, fatte alla brace. Avremmo pranzato lì, sui tavolini apparecchiati con le tovagliette di carta. Le donne che riempivano d’acqua le brocche, il sole forte che trapassava i tendoni. Anche Maria, speravo, ne sarebbe stata felice. Aveva nove anni, ma mentre gli altri bambini giocavano tra le risa e le urla nel cortile della scuola, lei faceva del silenzio la sua invincibile arma. Era smagrita, imbruttita, grigia, con lo sguardo bianco e cerchiato da profonde occhiaie viola. Prendeva sonno a fatica, «non dormi?», «vado a fare pipì», «vado a bere dell’acqua», rispondeva quando la incontravo nella notte, con le palpebre semichiuse e la fronte incerta che sbatteva sui muri. La sorprendevo a lavarsi le mani col sapone più volte, strofinando forte, con eccessiva cura e minuzia. Leggi tutto…

LA RONDINE SUL TERMOSIFONE di Edith Bruck (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo un estratto del volume LA RONDINE SUL TERMOSIFONE di Edith Bruck (La nave di Teseo)

In occasione del Giorno della Memoria

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Sono contenta a ogni riga-ossigeno-libertà che butto giù di nascosto rubando un po’ di tempo magro a mio marito Nelo, che come investito dai suoi novantaquattro anni assorbe tutta me stessa dentro e fuori.
Strappo pezzo per pezzo qualcosa di me, di noi, della mia memoria pur divisa con lui che non ne ha più, mentre io la sento ancora fresca, giovane, guida del mio lungo cammino e colpita una sola volta da un cortocircuito, quando per la prima volta mi sentii dire “Chi sei?” mentre la mia mano giaceva e giace sempre, si addormenta, invecchia nella sua, scarnita, delicata, inquieta e ora curata dalla recente presenza di Olga, la preziosa badante, in costante ansia lei per la sua Ucraina e io per il mondo, per Israele e per la Palestina che non c’è ancora. Ho fretta e temo il contagioso smarrimento di mio marito, che io non posso permettermi né per lui né per me, perché il mio vissuto non appartiene solo a me. E finché sono in tempo e mi ricordo non faccio che chiedermi come e quando ha avuto inizio il mio travaglio con il parto di un vecchio bambino di cui sono diventata madre, moglie, sorella, infermiera, medico, prigioniera, memoria, con la pazienza di Giobbe a fare la fatica di Sisifo.
A volte non so più cosa sono, o cosa sento per un uomo molto, troppo amato, da più di mezzo secolo, e mi chiedo se è solo lui che tengo in vita o anche i miei amati morti annientati nel paese di Goethe quando avevano quasi la metà dei suoi anni.

“Il tuo palmo è la mia fondamenta,” afferma da poeta nella sua lucidità intermittente e mi commuovo, mi illumino anch’io e mi rabbuio, resto senza fiato quando non mi riconosce, mi perdo, mi sento come quando ero solo il numero 11152 e con una muta preghiera mi rivolgo a Dio come allora: Leggi tutto…

I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo l’introduzione del volume I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (Bompiani – Traduzione di Francesco Peri)

In occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio

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Cosa significa essere figli di un gerarca nazista? Come si reagisce a un’eredità simile? Come si affronta una storia più grande di se stessi?

“Un debutto riuscito su un soggetto particolarmente scabroso.” Le Figaro

Il libro è in corso di pubblicazione in Inghilterra, USA, Argentina, Cina, Portogallo, Taiwan e Turchia

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PREMESSA

Questo libro, nato da ricerche approfondite negli archivi aperti alla consultazione e dallo spoglio di carte giudiziarie, lettere, libri, articoli e interviste sulla vita privata dei gerarchi del Terzo Reich e dei loro discendenti, propone otto ritratti di figli di nazisti.
Ciascuno dei protagonisti, a differenza di quanto accade in altri contributi sullo stesso tema, viene indicato per nome e cognome, perché si tratta di misurare l’impronta di volta in volta specifica lasciata dal rapporto con il genitore. Non per nulla sono spesso gli stessi discendenti a ritenere una fortuna essere stati la figlia o il figlio di un certo personaggio piuttosto che di un altro, considerandone meno gravosa l’eredità.
In un primo tempo avevo progettato di incontrare di persona tutti i discendenti di cui parlo in queste pagine, ma il solo che io sia riuscita a intervistare, alla prova dei fatti, è Niklas Frank.
Alcuni dei protagonisti non sono più di questo mondo; altri mi avrebbero comunque fornito risposte elusive, come già ai precedenti interlocutori. Altri ancora non amano rivangare certi temi, quando addirittura non si rifiutano categoricamente di parlarne, come Gudrun Himmler o Edda Göring.
Ciascun ritratto si apre con un episodio significativo, rievocato con una certa libertà. L’obiettivo è consentire al lettore di toccare con mano la realtà quotidiana di quelle vite.

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INTRODUZIONE Leggi tutto…

I 3000 DI AUSCHWITZ di Baba Schwartz (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

undefinedPubblichiamo un estratto del volume I 3000 DI AUSCHWITZ di Baba Schwartz (Newton Compton Editori – Traduzione dall’inglese di Beatrice Messineo) – Una storia vera

In occasione del Giorno della Memoria

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Prefazione

Ho scritto queste memorie nel 1991, un quarto di secolo fa, e le ho messe da parte. Un paio di anni fa, in seguito alla morte del mio caro marito Andor, i nostri figli mi hanno chiesto di stampare tutti i miei appunti.
Io scrivo in continuazione – pagine di diario, riflessioni, poesie, ricette – e così il risultato è stata una pila di fogli alta una decina di centimetri. Ho detto ai miei figli che da qualche parte, in quel mucchio, c’erano i ricordi dei miei primi vent’anni di vita: prima, durante e subito dopo l’Olocausto.
I miei scritti erano troppo personali per i miei figli, così uno di loro, che fa l’editore, mi ha presentato a Robert Hillman, talentuoso scrittore che ha accettato di collaborare con me per trasformare quei fogli disordinati nel libro che state per leggere. A Robert, che ha condiviso con me il suo talento, elevando la mia prosa, va il mio più sentito grazie. È lui che ha reso possibile questo libro.
Devo inoltre ringraziare tutto il personale della Black Inc. che ha assemblato queste pagine con così tanta cura.
E in particolare, voglio citare Julian Welch, per il suo sensibile e accurato lavoro di editing.
Sarà un piacere per me ricevere la copia stampata e posizionarla proprio accanto alla biografia di Andor, Living Memory, sulla nostra libreria. Spero che questi due volumi insegnino ai miei figli – e magari anche a un paio di generazioni successive – che le nostre vite erano esattamente come le loro, così come i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Non eravamo noi un’altra razza; erano soltanto i tempi a essere diversi.

Baba Schwartz
Marzo 2016

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Capitolo 1
Prima del principio Leggi tutto…

LA SCELTA di Giovanni Dozzini (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA SCELTA di Giovanni Dozzini (Nutrimenti)

In occasione del Giorno della Memoria

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Da “La scelta” di Giovanni Dozzini (Nutrimenti)

“E adesso?”.
La mezza luna che faceva luce tra gli ulivi era limpida e pulita dal vento. Due ragazzi, stesi sul prato uno di fianco all’altra, si tenevano per mano guardando in alto, il braccio libero a fare da cuscino sotto la nuca.
“Gli uomini sono dal prete”, disse lui. “Qualcosa decideranno”.
Lei gli spostò gli occhi addosso per qualche istante, poi tornò a fissare i rami e le stelle sopra di loro.
“Sì, ma Don cosa potrà mai fare? Dicono che gli inglesi sono quasi a Magione”.
“Chi lo dice?”.
“Tutti lo dicono. Sandro Bozzi lo dice. E anche mio padre”.
“Eh, va bene. Ma questo con noi alla fine cosa c’entra? Meglio così, anzi. Se arrivano gli inglesi i tedeschi se la pigliano con loro e a noi ci lasciano stare”.
“Come no”, disse lei. La notte non era silenziosa. Il poggio, ancora umido dal temporale, era tutto un movimento di grilli e di uccelli, in qualche modo fin lassù sembrava arrivare anche l’eco dell’acqua che sbatteva contro la riva. “Mio padre dice che coi tedeschi non si può stare mai tranquilli. Hai visto cosa hanno fatto oggi, con quei polli. Sono pazzi, Enrico. È gente pazza”.
“È gente stronza”, rise il ragazzo. “Comunque non lo so. Quelli del Castello, poi, oggi sono rimasti tutti dentro. Potevano spiegarci di stanotte, e invece devono aver sentito gli spari”.
“Poveretti”, disse lei.
“Poveretti, poveretti. Quelli hanno tutti un sacco di soldi, altro che poveretti. E invece di mandarli alla malora come si racconta, li hanno mandati in villeggiatura nella reggia del signor marchese”.
“Oh, senti un po’, i soldi. Ti sembrano felici, di fare questa villeggiatura?”.
“Lavorare non lavorano, mangiare mangiano a sbafo. Non gli manca niente”.
“Enrico”, esclamò, stizzita. “Tu dici cose che non sai”. Leggi tutto…