Archive

Archive for the ‘Brani ed estratti’ Category

LA VERITÀ DEL MALE. EICHMANN PRIMA DI GERUSALEMME di Bettina Stangneth (un estratto)

https://www.luissuniversitypress.it/sites/luissuniversitypress.it/files/copertine/2017/05/stangneth.jpgPubblichiamo un estratto del volume LA VERITÀ DEL MALE. EICHMANN PRIMA DI GERUSALEMME di Bettina Stangneth (LUISS University Press)

 * * *

Il seduttore diabolico

di Bettina Stangneth

Nell’inverno a cavallo tra il 1941 e il 1942 il concetto di “soluzione finale” cambiò significato e assunse quello di “annientamento”. Dal momento che Eichmann affermava di aver coniato l’espressione “soluzione finale”  e si vantava persino di poter “ignorare tutte le obiezioni e le intromissioni di altri Ministeri ed altre autorità” per ordine di Göring, anche la nuova accezione del termine venne associata al suo nome. Eichmann cominciò subito a viaggiare a est per vedere di persona i metodi di annientamento e la sua presenza sul posto ovviamente veniva registrata. Eichmann avrebbe poi raccontato che si trattava di solitari viaggi di lavoro di un impiegato in missione segreta, ma quella versione ha ben poco a che vedere con la realtà. In un momento di disattenzione fu lui stesso a sbugiardare quella rappresentazione. In Argentina raccontò che aveva sempre avuto paura di perdere il controllo alla vista dell’obbrobrio, perché “in fin dei conti c’era sempre un piccolo codazzo di subalterni alle nostre spalle che l’avrebbe interpretato come un segno di debolezza e la notizia si sarebbe diffusa in un baleno”. Magari potevano vacillare gli esecutori degli ordini, ma come poteva vacillare un Obersturmbannführer come Eichmann? “Non poteva assolutamente succedere!” Era obbligato a essere un simbolo. Leggi tutto…

LA RAZZA SUPERIORE di Vittorio Schiraldi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “LA RAZZA SUPERIORE. Alle origini del razzismo che divide l’Europa” (BookMe) di Vittorio Schiraldi

 * * *

Con La razza superiore, Schiraldi rievoca il contesto in cui nacque e si sviluppò il concetto stesso di White Supremacy, la “supremazia bianca” teorizzata in Inghilterra e in Francia, poi radicatasi in America e esplosa nella Germania di Hitler, apologeta della razza ariana. Dal racconto delle barbarie compiute dai colonizzatori belgi sugli indigeni del Congo alle toccanti vicende di alcuni personaggi imbarcati sul Titanic, la tragedia e la violenza prendono corpo negli indimenticabili personaggi del nuovo romanzo di Vittorio Schiraldi.

 * * *

Estratto da LA RAZZA SUPERIORE. Alle origini del razzismo che divide l’Europa” (BookMe) di Vittorio Schiraldi Leggi tutto…

LA SCHIAVITÙ DEL CAPITALE di Luciano Canfora (un estratto)

Pubblichiamo il prologo del volume LA SCHIAVITÙ DEL CAPITALE di Luciano Canfora (Il Mulino)

Segnaliamo l’incontro-dibattito con Luciano Canfora, incentrato su “La schiavitù del capitale”, che si svolgerà a Catania, venerdì 30 giugno 2017 – ore 17:30 – presso il Dipartimento Scienze della Formazione – Palazzo Ingrassia – Aula 2 (primo piano) – (via Biblioteca n°4 – Catania). Partecipano: Antonio Pioletti, Carla Pecis, Francesco Coniglione. L’incontro è promosso dall’Osservatorio Euromediterraneo

* * *

Luciano Canfora – La schiavitù del capitale (il Mulino)

 

Prologo

«Viva chi sa tener l’orecchie tese»

 

Ci sono vari modi di capire il cambiamento, ma forse si possono ridurre sostanzialmente a due:  quello stigmatizzato sarcasticamente da Giuseppe Giusti nel Brindisi di Girella («Viva chi sa tener l’orecchie tese»: v. 162) e quello di chi – tenendo aperti anche gli occhi – non perde mai di vista la posta in gioco. Essa è, a mio avviso, la seguente: per ora, chi sfrutta ha vinto la partita contro chi è sfruttato; dunque si tratta di trovare nuove e più efficaci e più convincenti forme di contrasto dell’ineguaglianza e di lotta per una effettiva libertà. Forme che consentano di capovolgere, nella successiva, inevitabile, manche, la temporanea “sentenza della storia”. Nella convinzione, condivisa da ogni essere pensante, che nella storia non esistono sentenze definitive. Immaginare che la storia si stia avviando a conclusione – e che noi siamo i fortunati spettatori di tale mirabile evento – è errore comune sia ai rivoluzionari che ai reazionari. Per parte loro, banali come sempre, i liberali, più o meno “puri”, addirittura pensano che il cambiamento come tale non esista nemmeno e che l’ordine sociale esistente sia l’unico possibile. Leggi tutto…

NON C’È PIÙ LA SICILIA DI UNA VOLTA di Gaetano Savatteri (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del volume NON C’È PIÙ LA SICILIA DI UNA VOLTA di Gaetano Savatteri (Laterza)

Il libro sarà presentato a Catania, venerdì 26 – ore 17,30 – presso la Libreria Cavallotto di C.so Sicilia 91. Dialogheranno con l’autore Rosa Maria Di Natale e Domenico Trischitta

* * *

Introduzione

La Sicilia non esiste

Un’isola non abbastanza isola.
Giuseppe Antonio Borgese

Non ne posso più di Verga, di Pirandello, di Tomasi di Lampedusa,
di Sciascia, di Guttuso. Non ne posso più di vinti; di
uno, nessuno e centomila; di gattopardi; di uomini, mezz’uomini,
ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà. E sono stanco
di Godfather, prima e seconda parte, di Sedotta e abbandonata,
di Divorzio all’italiana, di marescialli sudati e baroni in
lino bianco. Sono stufo di pale di fichidindia a colori accesi e
quarti di manzo appesi alla Vucciria. Non ne posso più della
Sicilia. Non quella reale, ché ancora mi piace percorrerla con
la stessa frenesia che afferrava Vincenzo Consolo ad ogni suo
ritorno. Non ne posso più della Sicilia immaginaria, costruita
e ricostruita dai libri, dai film, dai quadri, dalla fotografia in
bianco e nero.
La memoria è tutto, dice chi ha più saggezza di me. È vero,
la memoria è tutto. Ma non si può vivere di memoria. Solo di
memoria. I grandi autori siciliani hanno decrittato l’isola, ne
hanno fatto metafora, emblema, paradigma. Ma Verga è morto
nel 1922, Pirandello nel 1936, Tomasi di Lampedusa nel 1957
e Sciascia nel 1989. Hanno lasciato pagine indispensabili per
chi si avvicina alla Sicilia, per chi ci vive e perfino per chi se ne
è andato. Di più: hanno lasciato pagine essenziali per tutte le
donne e gli uomini che credono nelle parole scritte nei libri.
Ma non è vero che la Sicilia è ancora quella di Verga, Pirandello,
Tomasi di Lampedusa e Sciascia. Questo è un inganno. Leggi tutto…

L’INVENZIONE DELLA NATURA di Andrea Wulf (un estratto)

https://www.luissuniversitypress.it/sites/luissuniversitypress.it/files/copertine/2017/02/wulf_copertina.jpgPubblichiamo un estratto del prologo del volume L’INVENZIONE DELLA NATURA di Andrea Wulf (LUISS University Press)

Le avventure di Alexander von Humboldt, l’eroe dimenticato della scienza

 * * *

Da L’INVENZIONE DELLA NATURA di Andrea Wulf (LUISS University Press)

Procedevano strisciando sulle mani e sulle ginocchia lungo un alto crinale, così stretto che in alcuni punti non era più largo di cinque centimetri. Il sentiero, se così lo si può chiamare, era fatto di strati di sabbia e pietre sconnesse che si spostavano appena le toccavi. Giù a sinistra c’era un dirupo scosceso incrostato di ghiaccio che luccicava quando il sole si apriva un varco nella fitta coltre di nubi. A destra la vista, con uno strapiombo di mille metri, non era molto più rassicurante: le pareti scure e quasi perpendicolari erano coperte di rocce che sporgevano in fuori come lame di coltello.
Alexander von Humboldt e i suoi tre compagni avanzavano in fila indiana spingendosi lentamente avanti. Senza equipaggiamento o abiti adeguati, la scalata era davvero pericolosa. Il vento gelido aveva intorpidito mani e piedi, la neve sciolta aveva infradiciato le loro scarpe leggere e cristalli di ghiaccio gli s’incollavano a barba e capelli. A 5.000 metri sul livello del mare, lottavano per respirare nell’aria rarefatta. A mano a mano che andavano avanti le rocce puntute facevano a brandelli le suole delle scarpe e i piedi cominciavano a sanguinare.
Era il 23 giugno 1802 e scalavano il Chimborazo, un bel vulcano inattivo a forma di cupola della catena delle Ande che s’innalzava per quasi 6.500 metri, a circa 150 chilometri a sud di Quito, in quello che oggi è l’Ecuador. Allora il Chimborazo era considerato la montagna più alta del mondo. Non stupisce che i portatori, terrorizzati, li avessero abbandonati al limite delle nevi perpetue. La vetta del vulcano era avvolta in una nebbia spessa, ma ciononostante Humboldt aveva tirato avanti. Leggi tutto…

IL SALE DELLA TERRA di James Lee Burke (un estratto)

Pubblichiamo il primo capitolo del romanzo IL SALE DELLA TERRA di James Lee Burke (Unorosso edizioni – traduzione di Daniela Di Falco)

Capitolo 1

 

Non sono mai stato bravo a risolvere misteri. Non mi riferisco al genere di misteri che risolvono gli sbirri o a quelli che leggi nei romanzi o guardi alla televisione o al cinema. Non sto parlando nemmeno del mistero della Creazione, o delle presenze invisibili che forse risiedono dall’altra parte del mondo fisico. Sto parlando del male, forse senza la maiuscola, ma male in ogni caso, del genere di cui sociologi e psichiatri hanno difficoltà a spiegare le origini.

Gli agenti di polizia lo tengono nascosto, proprio come i soldati che tornano dai campi di battaglia esteri con la sindrome che i sopravvissuti alla Grande Guerra chiamavano “lo sguardo perso nel vuoto”. Credo che la storia della mela colta dall’albero proibito sia una diffida metaforica dal guardare troppo a fondo nel potenziale più oscuro dell’animo umano. Le fotografie degli internati di Bergen-Belsen o della prigione di Andersonville o i corpi nella fossa a My Lai ci disturbano in modo particolare perché sono esempi di spropositata crudeltà umana perpetrati in massima parte da cristiani battezzati. A un certo punto chiudiamo il libro che contiene fotografie del genere e lo mettiamo via e ci convinciamo che questi eventi sono un’aberrazione, una conseguenza del lasciare troppo a lungo i soldati sul campo o del permettere che una manciata di misantropi assuma il controllo di una burocrazia. Non è nel nostro interesse estrapolarne un significato più ampio. Leggi tutto…

IL MORSO di Simona Lo Iacono (un estratto)

Le prime pagine del nuovo romanzo di Simona Lo Iacono: IL MORSO (Neri Pozza

* * *

Martedì 16 maggio alle 18:00, alla Feltrinelli di via Etnea, Simona Lo Iacono presenta al pubblico catanese il suo nuovo romanzo, “Il morso” (Neri Pozza). La affianca per l’occasione Massimo Maugeri. Partecipano all’incontro i ballerini della Società di Danza Siciliana.

 * * *

Prologo

Palermo, Real Casa dei pazzi, 18 febbraio 1861

Dalla parete della cella n. 27, angolo sud-est. Iscrizione muraria 122, rep. 18:

Se chiedete in giro, non vi diranno che ho un nome. Non vi diranno neanche che ho mente e lingua. Scrolleranno le spalle con insofferenza, qualcuno con pietà. Sorrideranno, altri. Vi riferiranno che, forse, un tempo capivo. Che, forse, babba ci sono diventata. La vita, diranno. I dolori, i parti, le morti.
Nessuno, poi, saprà riferirvi con precisione l’età, il tempo di queste assi che scricchiolano e mi reggono con sbalordimento. Forse cinquanta. No, forse meno. O di più. Chi potrebbe dire – sospireranno – in che modo gli anni le hanno scavato addosso quel naso adunco, le labbra tagliate da rughe, le fenditure degli occhi neri. Da corvo. E figli ne avrà avuti, certo, a giudicare dai fianchi larghi. Amanti, forse, se a qualcuno sarà andato di prenderla tra un vaneggiamento e un silenzio. Mariti, chissà. Potrebbe essere, in gioventù avrà pur avuto sotto la carica di quelle chiome qualche forma piena. I seni, a vederli bene, non sono retti dal busto, eppure non sembrano cadere sull’addome. E le natiche sono svelte, dure, ancora palpitanti sotto la stoffa nera del lutto.
I documenti, chi pensa a chiederli più in questo nuovo Stato che non è uno Stato, in questi luoghi da ribattezzare, in questi uffici del dazio o dell’anagrafe dove paiono tutti nati e morti cento volte.
Diranno: lasciate pure che scriva ciò che vuole sui muri. Anche se non ha un nome, avrà comunque una storia da raccontare.

* * *

Prima parte

1847

Casa Ramacca

Leggi tutto…