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Archive for the ‘Brani ed estratti’ Category

IDENTITÀ di Adriano Prosperi (un estratto)

Pubblichiamo la “premessa” del volume “IDENTITÀ. L’altra faccia della storia” di Adriano Prosperi (Laterza)

Il volume sarà presentato a Catania, venerdì 20 ottobre 2017, alle h. 16:30, presso la Biblioteca “Ursino Recupero”, via Biblioteca n. 13. Dialogheranno con l’autore: Roberto Fai e Giuseppe Testa. L’incontro è promosso dall’Osservatorio Euromediterraneo.

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Premessa

L’emergere di una parola come “identità”, non solo nel linguaggio d’uso quotidiano ma anche in quello della discussione politica e della cultura scritta, e il suo ritorno ossessivo nei più diversi contesti è un sintomo pari a quello del dolore di una parte del corpo: mostra che c’è un problema emergente e non risolto nella cultura e nella società. E se il problema c’è, bisogna prenderlo sul serio. Si deve resistere alla tentazione di esorcizzarlo con un rifiuto pregiudiziale o col rifugiarsi di volta in volta nell’indicibilità e unicità della propria identità individuale o nel rinvio ai tanti fili il cui intreccio compone il tessuto di ogni essere umano. Anche perché ci sono segnali non trascurabili che siamo davanti a qualcosa di preoccupante: coloro che il 26 luglio 2013 a Cervia (Ravenna) contestarono con un lancio di banane l’allora ministro all’Integrazione Cécile Kyenge rigettarono l’accusa di razzismo e si definirono invece orgogliosamente “identitari”‘. Cioè: non genericamente razzisti, ma seguaci di quella ideologia delle identità naturali dei popoli che fu il nucleo centrale dell’ideologia völkisch diffusa a larghe mani dai docili intellettuali del nazismo nella Germania degli anni Trenta: era l’epoca in cui Heinrich Himmler, riflettendo sull’identità originaria germanica corrotta dall’ebraismo, si commuoveva pensando all’assassinio” delle innocenti lumache calpestate sul bordo dei boschi e si adoperava per diffondere la tesi della necessità di considerare gli ebrei una minaccia mortale per la razza germanica. Seguendo l’esempio di Amin Maalouf, che fu tra i primi a sciogliere la rigidezza della nozione di identità come barriera insuperabile tra individui di paesi diversi evocando le molte tradizioni e culture che sentiva di aver ereditato dal proprio paese, si potrebbe a buona ragione aggiungere al suo il caso italiano. Leggi tutto…

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AUGUSTUS di John E. Williams (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume AUGUSTUS di John E. Williams (Fazi editore – Traduzione di Stefano Tummolini)

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III. Lettera di Giulio Cesare a Gaio Ottaviano
in Apollonia, Roma (44 a.C.)

Stamattina ricordavo, caro Ottaviano, quel giorno dello scorso inverno in Iberia, quando mi raggiungesti a Munda nel corso dell’assedio alla fortezza dove Gneo Pompeo si era rifugiato con le sue legioni. Eravamo sfiduciati e stanchi di combattere, senza più viveri, e alle prese con un nemico in grado di riposare e rifocillarsi, mentre noi pretendevamo di affamarlo. Furioso per quella che si prospettava come una sconfitta, ti ordinai di ritornare a Roma, da cui eri giunto dopo un viaggio che immaginavo dolce e confortevole; e ti dissi che non avevo tempo da perdere con un ragazzino che voleva giocare alla guerra. Ce l’avevo solo con me stesso, come senz’altro comprendesti già allora; tant’è che non dicesti nulla, ma mi guardasti con grandissima calma. Al che mi placai un poco e ti parlai col cuore (come da allora ho sempre fatto), e ti dissi che quella campagna contro Pompeo doveva porre fine una volta per tutte alla guerra civile che opprimeva la nostra Repubblica, in un modo o nell’altro, dai tempi della mia gioventù; ma quella che avevo immaginato come una vittoria si stava rivelando una sconfitta certa.
«Dunque», mi dicesti, «non ci battiamo per la vittoria, ci battiamo per le nostre vite».
E allora mi sembrò che un gran fardello mi venisse tolto dalle spalle, quasi che fossi ritornato giovane; perché ricordai di essermi detto la stessa cosa più di trent’anni prima, quando sei uomini di Silla mi sorpresero da solo sulle montagne, e combattendo mi aprii un varco tra loro fino al comandante, per poi corromperlo e farmi riportare a Roma sano e salvo. Fu allora che capii di poter diventare ciò che adesso sono.
Ricordando quei giorni lontani e avendoti davanti agli occhi, rividi me stesso da giovane; e presi in me qualcosa dei tuoi anni, dandoti in cambio una parte dei miei, e ci pervase quella strana ebbrezza del potere che non si cura di ciò che può accadere; e ammassammo i corpi dei compagni caduti e avanzammo alle loro spalle, perché sui nostri scudi non gravassero i giavellotti scagliati dal nemico, e scavalcammo le mura ed espugnammo la fortezza di Cordova, lì sulla piana di Munda. Leggi tutto…

NESSUNO PUÒ VOLARE: incontro con Simonetta Agnello Hornby

Per gentile concessione dell’editore, pubblichiamo le prime pagine di “Nessuno può volare” e il video della presentazione milanese del libro con la partecipazione di Simonetta Agnello Hornby e Alberto Rollo

Incontro con Simonetta Agnello Hornby

Le librerie Cavallotto hanno organizzato un incontro con Simonetta Agnello Hornby dedicato al suo nuovo libro: “Nessuno può volare” (Feltrinelli): l‘incontro (tutti i lettori sono invitati a partecipare) si svolgerà lunedì 16 ottobre, ore 17,00, presso l’Aula magna della Scuola Media Dante Alighieri di Via Cagliari 59, Catania.

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1.
Ninì non parla bene

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BUCHI NERI E SALTI TEMPORALI di Kip Stephen Thorne (un estratto)

Pubblichiamo l’epilogo del volume “BUCHI NERI E SALTI TEMPORALI. L’eredità di Einstein” di Kip Stephen Thorne, Premio Nobel per la Fisica 2017 (Castelvecchi – Prefazione di Stephen Hawking – In uscita, la nuova edizione – Collana: Specchi – Pp. 671 – Euro 19.50)

EPILOGO

È passato ormai quasi un secolo intero da quando Einstein distrusse il concetto assoluto di spazio e di tempo di Newton e iniziò a gettare le fondamenta della sua eredità. Nel secolo che è trascorso tale eredità è aumentata fino a comprendere, tra molte altre cose, la deformazione dello spaziotempo e un insieme di oggetti esotici fatti unicamente e interamente di quella deformazione: buchi neri, onde gravitazionali, singolarità (rivestite e nude), cunicoli temporali e macchine del tempo.

In un’epoca o nell’altra i fisici hanno considerato assurdi ognuno di tali oggetti.

  • In questo libro abbiamo visto lo scetticismo di Eddington, di Wheeler e dello stesso Einstein riguardo ai buchi neri; Eddington e Einstein morirono prima che fosse stato dimostrato in modo convincente che si sbagliavano, ma Wheeler si convertì e divenne un sostenitore dei buchi neri.
  • Durante gli anni Quaranta e Cinquanta molti fisici, basandosi su interpretazioni erronee della matematica della relatività generale che stavano studiando, erano profondamente scettici riguardo alle onde gravitazionali (increspature della curvatura), ma questa è materia per un altro libro, e quello scetticismo si è dileguato da molto tempo.
  • Scoprire che le singolarità sono una conseguenza inevitabile delle leggi della relatività generale di Einstein è stato uno shock orribile per la maggior parte dei fisici, e per molti lo è ancora. Alcuni di essi trovano conforto nella fede nella congettura della censura cosmica di Penrose (secondo cui tutte le singolarità sono rivestite; le singolarità nude sono proibite). Ma che l’ipotesi della censura cosmica sia corretta o meno, la maggior parte dei fisici si è ormai adattata alle singolarità e come Wheeler si aspetta che le poco conosciute leggi della gravità quantistica le tengano a bada, che le regolino e le controllino nello stesso modo in cui le leggi della gravità di Newton o di Einstein governano i pianeti e controllano le loro orbite attorno al Sole.
  • I cunicoli temporali e le macchine del tempo oggi sono considerati un’assurdità dalla maggior parte dei fisici anche se le leggi della relatività generale di Einstein ne consentono l’esistenza. Gli scettici possono tuttavia trovare conforto nella nostra recente scoperta che l’esistenza dei cunicoli temporali e delle macchine del tempo non è regolata dalle leggi piuttosto permissive di Einstein, ma da quelle più restrittive della teoria quantistica dei campi nello spaziotempo curvo e della gravità quantistica. Quando le conosceremo meglio, forse quelle leggi ci diranno inequivocabilmente che le leggi fisiche proteggono sempre l’Universo dai cunicoli temporali e dalle macchine del tempo, o almeno da queste ultime. Forse.

Cosa possiamo aspettarci dal prossimo secolo, il secondo dell’eredità di Einstein? Leggi tutto…

UN GENTILUOMO DI FRANCIA (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo: “Un gentiluomo di Francia. Ovvero le memorie di Gaston de Bonne, signore di Marsac” di Stanley J. Weyman (Castelvecchi – Traduzione di Daniela Di Falco)

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Un gentiluomo di Francia.
Ovvero le memorie di Gaston de Bonne, signore di Marsac

di Stanley J. Weyman

Traduzione di Daniela Di Falco


Una beffa alla corte del Re

La morte del mio unico protettore, il principe di Condé, avvenuta nella primavera del 1588, mi ridusse in tali ristrettezze che nell’inverno di quello stesso anno, quando il Re di Navarra venne a trascorrere le festività natalizie a Saint-Jean-d’Angély, arrivai letteralmente a toccare il fondo. Non mi vergogno oggi di confessare che non sapevo a che santo votarmi per procurarmi una corona d’oro o un nuovo fodero per la mia spada, né intravedevo alcuna speranza di trovare un’occupazione. La pace di recente conclusa a Blois tra il Re di Francia e la Lega cattolica aveva persuaso molti ugonotti che la loro rovina fosse vicina, in quanto non sarebbe servita a rimpinguare i fondi ormai esauriti né li avrebbe messi in condizioni di schierare in campo nuove truppe.
Dopo la morte del Condé, gli ugonotti si erano stretti intorno al Re di Navarra. Subito dopo di lui, però, venivano per potenza e autorità il visconte di Turenne, la cui turbolenta ambizione già cominciava a farsi
sentire, e M. de Châtillon. Sfortuna volle che fossi completamente sconosciuto a tutti e tre gli illustri personaggi, e quando il mese di dicembre, già testimone della mia situazione economica disagiata, mi vide raggiungere il traguardo dei quarant’anni – che io considero, a differenza di molti, un periodo critico nella vita di un uomo –, si intuisce quanto bisogno avessi di tutta la forza che potevano darmi la fede e la mia tempra di soldato.
Qualche tempo prima ero stato costretto a vendere tutti i miei cavalli, tranne il Sarcidano nero con la stella bianca sulla fronte. Mi trovai costretto a rinunciare anche al mio cameriere personale e allo stalliere, che licenziai nello stesso giorno, pagando loro il salario con gli ultimi anelli di una catena d’oro lasciatami in eredità. Non fu certo senza dolore e costernazione che mi vidi privare di tutto ciò che contraddistingue un uomo di nobile lignaggio, riducendomi persino a dover strigliare il mio cavallo col favore della notte. Ma non era questo il peggio. Il mio vestito, che risentiva inevitabilmente di queste umili incombenze, diventò ben presto la prova tangibile delle mie mutate condizioni al punto che, il giorno in cui il Re Enrico di Navarra entrò a Saint-Jean-d’Angély, non osai affrontare la folla, sempre pronta a schernire i gentiluomini in miseria, e non mi restò altro da fare se non logorarmi i nervi, chiuso nella soffitta della casa del coltellinaio in Rue de la Coutellerie, l’unico alloggio che potessi ormai permettermi. Leggi tutto…

TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon). Il quinto volume della saga dei Cazalet

Rachel

«Sento che manca poco».
«Duchessa!».
«Mi sento bene». La Duchessa chiuse gli occhi un momento. Parlare la stancava, come tutto del resto. Tacque alcuni istanti e poi disse: «In fondo ho avuto più tempo di quello che secondo Mr Housman doveva essermi concesso… ben vent’anni di più! L’albero più bello… io però ne avrei scelto un altro». Alzò lo sguardo sul volto stravolto della figlia, pallido, con gli occhi cerchiati per la mancanza di sonno e la bocca contratta nello sforzo di non piangere. Poi, con enorme fatica, la Duchessa sollevò una mano dal lenzuolo. «Rachel, cara, non tormentarti tanto. Mi fai stare in pena».
Rachel le prese la mano tremante e ossuta e la strinse tra le proprie. No, non doveva farla stare in pena: sarebbe stato da egoisti. La mano di sua madre, picchiettata di macchie, era così smagrita che il cinturino d’oro dell’orologio le pendeva dal polso col quadrante rigirato e l’anello nuziale le era scivolato ben oltre la falange. «Tu che albero avresti scelto?», le domandò allora.
«Bella domanda. Fammici pensare».
Guardò il volto di sua madre rianimato dal gusto della scelta – un serio dilemma…
«Una mimosa!», disse infine la Duchessa. «Ha un profumo delizioso. Non sono mai riuscita a farne crescere una». Sollevò una mano e tentò di stringere il lenzuolo. «Non è rimasto nessuno che mi chiami Kitty. Non immagini nemmeno…». Parve soffocare e tossì debolmente.
«Vado a prenderti un po’ d’acqua». La caraffa però era vuota. Rachel trovò una bottiglia di acqua minerale in bagno, ma quando tornò nella stanza sua madre era già morta. Leggi tutto…

L’ULTIMA ESTATE E ALTRI SCRITTI di Cesarina Vighy (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume L’ULTIMA ESTATE E ALTRI SCRITTI di Cesarina Vighy (Fazi editore)

Nel 2009, all’età di 72 anni e già malatissima, Cesarina Vighy esordì con L’ultima estate, un romanzo dai forti spunti autobiografici che divenne presto un vero caso letterario vincendo il Premio Campiello Opera Prima e qualificandosi nella cinquina del Premio Strega.

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Sogno (ma forse no)

Lo so che quando si invecchia i ricordi indietreggiano, i pensieri tornano via via alla maturità sprecata, alla giovinezza sbagliata, alla straziante adolescenza, alla impotente infanzia.
Molti allora si mettono in viaggio per cercare i luoghi nativi (che li deluderanno: tutto si è ristretto come una maglia lavata troppe volte), altri guardano le fotografie, leggono lettere, buttano all’aria gli armadi cercando gli abiti che erano tanto alla moda (pericolosissimo: negli armadi si trovano al massimo scheletri). Fingono di provare un dolce rimpianto ma non è vero: la sensazione è quella di visitare il museo delle cere della intraprendente Madame Toussaud.
I più vanitosi vanno a rompere le tasche a bibliotecari e archivisti, nella ricerca inutile di nobili antenati. Ho lavorato per anni in biblioteca, amavo i lettori e facevo per loro le ricerche più raffinate finché indietreggiavano spaventati (troppa grazia, sant’Antonio) ma quella categoria di genealofili la detestavo, scarsa com’era di ogni cognizione e ricca soltanto di un’infinità di tempo da perdere. Ma non lo sanno che, risalendo di ramo in ramo, si scopre che siamo tutti figli di puttana?
I pervertiti (quelli che vogliono andare in pensione prima ancora di cominciare a lavorare) si travestono da bonari zii e si danno alla pedofilia.
I meno coraggiosi solo al Viagra e alle cubane.
I vigorosi si dedicano al footing, al trekking, allo stretching: grandi sudate e coccoloni (mi diverte sempre la battuta di un famoso cardiologo che, interrogato su quale sport praticasse, rispose: «Le passeggiate al cimitero per accompagnare gli amici morti facendo jogging»).
E le donne? Le donne, visto che già conoscono quell’inferno sulla terra che è per loro la vecchiaia, stanno più calme. Invisibili già a sessant’anni (un salumaio, certo per festeggiare quel mio compleanno, si rivolse direttamente al signore, più basso di me, che mi stava dietro nella fila), a volte profittano di questa loro peculiarità per fare scherzi da streghe; tanto non corrono il rischio di rifiuti, sono già rifiutate in partenza, né di annoiarsi perché a casa, pur con l’uomo più noioso del mondo, c’è sempre qualcosa da fare, magari il riso con le verze.
Taccio delle signore devote, materia non mia, però a pregare, confessarsi e fare viaggetti col prete e le altre amiche della parrocchia ci sarà pure un gusto (quanto è bello Padre Pio con la sua maschera al silicone! com’è buona l’acqua di Lourdes per i reumatismi: meglio del Voltaren!). Leggi tutto…