Archivio

Archive for the ‘Brani ed estratti’ Category

I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo l’introduzione del volume I FIGLI DEI NAZISTI di Tania Crasnianski (Bompiani – Traduzione di Francesco Peri)

In occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio

 * * *

Cosa significa essere figli di un gerarca nazista? Come si reagisce a un’eredità simile? Come si affronta una storia più grande di se stessi?

“Un debutto riuscito su un soggetto particolarmente scabroso.” Le Figaro

Il libro è in corso di pubblicazione in Inghilterra, USA, Argentina, Cina, Portogallo, Taiwan e Turchia

* * *

PREMESSA

Questo libro, nato da ricerche approfondite negli archivi aperti alla consultazione e dallo spoglio di carte giudiziarie, lettere, libri, articoli e interviste sulla vita privata dei gerarchi del Terzo Reich e dei loro discendenti, propone otto ritratti di figli di nazisti.
Ciascuno dei protagonisti, a differenza di quanto accade in altri contributi sullo stesso tema, viene indicato per nome e cognome, perché si tratta di misurare l’impronta di volta in volta specifica lasciata dal rapporto con il genitore. Non per nulla sono spesso gli stessi discendenti a ritenere una fortuna essere stati la figlia o il figlio di un certo personaggio piuttosto che di un altro, considerandone meno gravosa l’eredità.
In un primo tempo avevo progettato di incontrare di persona tutti i discendenti di cui parlo in queste pagine, ma il solo che io sia riuscita a intervistare, alla prova dei fatti, è Niklas Frank.
Alcuni dei protagonisti non sono più di questo mondo; altri mi avrebbero comunque fornito risposte elusive, come già ai precedenti interlocutori. Altri ancora non amano rivangare certi temi, quando addirittura non si rifiutano categoricamente di parlarne, come Gudrun Himmler o Edda Göring.
Ciascun ritratto si apre con un episodio significativo, rievocato con una certa libertà. L’obiettivo è consentire al lettore di toccare con mano la realtà quotidiana di quelle vite.

 * * *

INTRODUZIONE Leggi tutto…

I 3000 DI AUSCHWITZ di Baba Schwartz (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

undefinedPubblichiamo un estratto del volume I 3000 DI AUSCHWITZ di Baba Schwartz (Newton Compton Editori – Traduzione dall’inglese di Beatrice Messineo) – Una storia vera

In occasione del Giorno della Memoria

* * *

Prefazione

Ho scritto queste memorie nel 1991, un quarto di secolo fa, e le ho messe da parte. Un paio di anni fa, in seguito alla morte del mio caro marito Andor, i nostri figli mi hanno chiesto di stampare tutti i miei appunti.
Io scrivo in continuazione – pagine di diario, riflessioni, poesie, ricette – e così il risultato è stata una pila di fogli alta una decina di centimetri. Ho detto ai miei figli che da qualche parte, in quel mucchio, c’erano i ricordi dei miei primi vent’anni di vita: prima, durante e subito dopo l’Olocausto.
I miei scritti erano troppo personali per i miei figli, così uno di loro, che fa l’editore, mi ha presentato a Robert Hillman, talentuoso scrittore che ha accettato di collaborare con me per trasformare quei fogli disordinati nel libro che state per leggere. A Robert, che ha condiviso con me il suo talento, elevando la mia prosa, va il mio più sentito grazie. È lui che ha reso possibile questo libro.
Devo inoltre ringraziare tutto il personale della Black Inc. che ha assemblato queste pagine con così tanta cura.
E in particolare, voglio citare Julian Welch, per il suo sensibile e accurato lavoro di editing.
Sarà un piacere per me ricevere la copia stampata e posizionarla proprio accanto alla biografia di Andor, Living Memory, sulla nostra libreria. Spero che questi due volumi insegnino ai miei figli – e magari anche a un paio di generazioni successive – che le nostre vite erano esattamente come le loro, così come i nostri pensieri e i nostri sentimenti. Non eravamo noi un’altra razza; erano soltanto i tempi a essere diversi.

Baba Schwartz
Marzo 2016

* * *

Capitolo 1
Prima del principio Leggi tutto…

LA SCELTA di Giovanni Dozzini (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA SCELTA di Giovanni Dozzini (Nutrimenti)

In occasione del Giorno della Memoria

* * *

Da “La scelta” di Giovanni Dozzini (Nutrimenti)

“E adesso?”.
La mezza luna che faceva luce tra gli ulivi era limpida e pulita dal vento. Due ragazzi, stesi sul prato uno di fianco all’altra, si tenevano per mano guardando in alto, il braccio libero a fare da cuscino sotto la nuca.
“Gli uomini sono dal prete”, disse lui. “Qualcosa decideranno”.
Lei gli spostò gli occhi addosso per qualche istante, poi tornò a fissare i rami e le stelle sopra di loro.
“Sì, ma Don cosa potrà mai fare? Dicono che gli inglesi sono quasi a Magione”.
“Chi lo dice?”.
“Tutti lo dicono. Sandro Bozzi lo dice. E anche mio padre”.
“Eh, va bene. Ma questo con noi alla fine cosa c’entra? Meglio così, anzi. Se arrivano gli inglesi i tedeschi se la pigliano con loro e a noi ci lasciano stare”.
“Come no”, disse lei. La notte non era silenziosa. Il poggio, ancora umido dal temporale, era tutto un movimento di grilli e di uccelli, in qualche modo fin lassù sembrava arrivare anche l’eco dell’acqua che sbatteva contro la riva. “Mio padre dice che coi tedeschi non si può stare mai tranquilli. Hai visto cosa hanno fatto oggi, con quei polli. Sono pazzi, Enrico. È gente pazza”.
“È gente stronza”, rise il ragazzo. “Comunque non lo so. Quelli del Castello, poi, oggi sono rimasti tutti dentro. Potevano spiegarci di stanotte, e invece devono aver sentito gli spari”.
“Poveretti”, disse lei.
“Poveretti, poveretti. Quelli hanno tutti un sacco di soldi, altro che poveretti. E invece di mandarli alla malora come si racconta, li hanno mandati in villeggiatura nella reggia del signor marchese”.
“Oh, senti un po’, i soldi. Ti sembrano felici, di fare questa villeggiatura?”.
“Lavorare non lavorano, mangiare mangiano a sbafo. Non gli manca niente”.
“Enrico”, esclamò, stizzita. “Tu dici cose che non sai”. Leggi tutto…

LA DURA MEMORIA DELLA SHOAH (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

la-dura-memoria-della-shoahPubblichiamo un estratto del volume LA DURA MEMORIA DELLA SHOAH (Navarra editore)
a cura di Carmelo Botta e Francesca Lo Nigro
Contributi di Rosa Cuccia e Michelangelo Ingrassia

In occasione del Giorno della Memoria, 27 gennaio, un testo pensato per parlare della Shoah in modo diverso, anche nelle scuole

 * * *

Elvia, eri una ragazzina quando i nazifascisti vennero ad arrestarti.

Sì, avevo appena diciassette anni quando quella mattina arrivarono i nazifascisti, con il mitra e con una mia foto, per arrestarmi.

Dove ti trovavi?

Nella fabbrica di munizioni dove lavoravo, a San Giovanni al Natisone, in Friuli.

Perché ti hanno arrestata?

Perché ero colpevole, senza saperlo, di essere una “staffetta” partigiana.

Perché “senza saperlo”?

Perché non avevo l’esatta consapevolezza di quello che facevo: ricevevo lettere da parte dei partigiani e le recapitavo all’interno del posto di lavoro. Il gruppo dei partigiani che agiva all’esterno era interessato a sabotare la produzione di munizioni della fabbrica e a dirottarne una parte verso di loro.

Dove ti portarono?

Fui portata a Cormons, in una caserma militare, scortata con un mitra davanti e uno dietro. Lì ho trovato altre otto persone del mio paese, arrestate prima.

Come mai avevano tue notizie e addirittura una tua foto? Leggi tutto…

SCHIAVI DI UN DIO MINORE di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (un estratto)

Pubblichiamo l’introduzione del volume SCHIAVI DI UN DIO MINORE di Giovanni Arduino e Loredana Lipperini (Utet)

Introduzione

Questo non è un saggio ma una storia che ne racconta altre. Quelle di un mondo del lavoro allo sfascio. Di schiavismo. Di inganni, soprusi, beffe, sfruttatori e sfruttati, intere generazioni cancellate o rassegnate, giovani dipendenti “schizzinosi” e aziende che sono “grandi allegre famiglie”. Di perdita della dignità, umiliazioni, mancanza di rispetto, disprezzo per esperienza e cultura, guerre tra poveri innescate e fomentate da chi ci ride sopra contando monete d’oro come il dio bulimico di una cosmogonia minore. Questo non è un saggio ma una storia che racconta di quando ogni diritto acquisito viene calpestato incolpando la “crisi mondiale”, “lo stato attuale delle cose”,  “le richieste del mercato” o dichiarando con uno sberleffo che “oggi va in questo modo, in fondo siete già fortunati”.
Questo non è un saggio ma una storia che non si potrebbe aprire se non così, con la frase dell’«ultimo esemplare di una razza di uomini duri ma puri come bambini» (la definizione è del fumettista Andrea Pazienza). Con un’affermazione che ormai rischia di suonarci strana, lontana, quasi risalisse agli albori della rivoluzione industriale e non a meno di trentatré anni fa: «La libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile e si risolve per molti nella libertà di morire di fame» (Sandro Pertini, discorso di fine anno, 31 dicembre 1983). Leggi tutto…

QUELLA FEBBRE SOTTO LE PAROLE

Pubblichiamo l’introduzione del volume QUELLA FEBBRE SOTTO LE PAROLE a cura di Maria Rosa Cutrufelli (Iacobelli): Anna Maria Crispino a colloquio con Maria Rosa Cutrufelli

* * *

Questa raccolta di interviste a 12 scrittrici sul loro vivere e sentire la scrittura sarà presentata giovedì 26 gennaio alle 18 nello spazio Moby Dick biblioteca hub culturale a Roma da Paolo Di Paolo e Alessandra Pigliaru. Coordinerà Anna Maria Crispino e saranno presenti alcune delle autrici.

* * *

Quella febbre sotto le parole – A cura e con introduzione di Maria Rosa Cutrufelli

Introduzione
Anna Maria Crispino a colloquio
con Maria Rosa Cutrufelli

Giornalista, grande viaggiatrice, autrice di romanzi, racconti, reportage, testi radiofonici e persino di un libro per bambini: Maria Rosa Cutrufelli ha sempre avuto il gusto di prati­care tutti i generi che la scrittura mette a disposizione, di esplorarli dall’interno e magari di rovesciarli per trovare la forma e le parole giuste per dire quello che le sta a cuore. Ma anche di promuovere e valorizzare la scrittura di altre donne, organizzando eventi sin dagli anni Ottanta, quando il discorso sull’écriture feminine italiana muoveva ancora i suoi primi passi – basti ricor­dare, a mo’ di esempio, l’Almanacco di Firmato Donna Scritture, scrittrici (1988).
Non che non ci fossero le scrittrici, anzi. Il secondo Novecento ha visto una crescita costante della loro presenza sulla scena letteraria ed editoriale nazionale, ma spesso all’ombra del neutro maschile “scrittore”, per la supponenza dei critici, certo, ma forse anche per il timore delle stesse scrittrici di essere sospinte nel recinto della letteratura “sentimentale” – se non “rosa” tout-court – e di conseguenza collocate in serie B.
D’altronde però, già dagli anni Settanta la nuova ondata del femminismo aveva aperto la via per una rivalutazione delle “pioniere”, per una diversa atten­zione alle contemporanee e persino per una maggiore “autorizzazione” all’espressione per le aspiranti scrit­trici: è del 1975 la fondazione della casa editrice La Tartaruga di Laura Lepetit in un contesto di plurime iniziative editoriali “firmate” donna. Ma ancora la cit­tadella della critica letteraria, nei giornali e riviste auto­revoli e nei dipartimenti di italianistica delle università, continuava a resistere strenuamente agli studi delle donne (Women’s Studies) che altrove, specie nel mondo anglofono, erano già una realtà diffusa e assai vitale. Leggi tutto…

“PANE per i Bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (un estratto)

Risultati immagini per i bastardi di pizzofalcone raiPubblichiamo le prime pagine di “PANE per i Bastardi di Pizzofalcone” di Maurizio de Giovanni (Einaudi Stile Libero Big).

La prima puntata dell’omonima serie Tv tratta dai romanzi di Maurizio de Giovanni I Bastardi di Pizzofalcone andrà in onda lunedì 9 gennaio, h. 21:15,  su Rai1.

Nel cast: Alessandro Gassmann e Carolina Crescentini.

Regia: Carlo Carlei

 

Interpreti: Alessandro Gassmann, Carolina Crescentini, Antonio Folletto, Tosca d’Aquino, Massimiliano Gallo, Gianfelice Imparato, Simona Tabasco, Gennaro Silvestro, Gioia Spaziani, Francesco Guzzo

 

 

I.

Il Principe dell’Alba si mette in cammino venti minuti
prima delle quattro.
Non sono molti i gesti che deve compiere, e il Principe
li conosce a memoria; potrebbe eseguirli a occhi chiusi.
Ma quella è l’ora, e tutto va fatto come va fatto, senza
deroghe. Oggi, poi, sarà una di quelle giornate che ti invitano
a ringraziare Iddio di essere vivo. È vero che fino
a poco fa ha piovuto, e neppure poco, ma già si capisce
che verrà il sereno.
Oggi l’estate ha deciso di presentarsi, pensa il Principe
dell’Alba. Non c’è dubbio. Basta annusare la promessa
di calore, non la sentite? Be’, io sí. La sento forte e
chiara.
A frequentare l’alba fin da bambini se ne impara il linguaggio.
Sembra sempre uguale, l’alba, invece cambia ogni
volta. Non dura molto, badate. Può essere lunga un’ora,
ma anche piú breve, dieci o venti minuti. Ha confini incerti:
a ovest con la notte che allunga i suoi tentacoli di
solitudine e silenzio, a est con il giorno urlante e feroce,
ed è diversa sia dall’una sia dall’altro, che non si incontrano
mai, perché c’è lei a separarli.
Una volta il Principe ha sentito un poeta, un filosofo,
uno scrittore o chissà chi dire alla televisione che l’alba
è figlia della notte e del giorno. Fesserie. Quello, aveva
pensato, è uno che per l’alba ci è passato sbronzo dopo
qualche festa piena di coca e zoccole. L’alba è una cosa
a sé. Non c’entra niente col giorno e con la notte se non
perché ci sta in mezzo.
Al Principe dispiace doverla attraversare con la macchina.
C’è il rumore, e c’è la puzza di benzina. Ma almeno
oggi può tenere il finestrino aperto, e guidando piano
sentire il sussurro del vento sulla faccia. Riconoscerebbe
il momento anche bendato, senza confondere il riverbero
delle luci ancora accese con l’affacciarsi di un sole lontano.
A certi profumi ci si abitua come alle voci delle persone di
famiglia, che distingueresti in mezzo a un coro.
Il Principe sorride e ripensa a un’alba di giugno uguale
a quella, però di cinquant’anni prima. Mamma mia, mormora:
cinquant’anni. Mezzo secolo. Quanta vita, quante
vite. Quanto pane. Leggi tutto…

NON SMETTO DI AVERE FREDDO di Emilia Bersabea Cirillo (un estratto)

http://www.liguana.it/image1200/_168Pubblichiamo un estratto del romanzo NON SMETTO DI AVERE FREDDO di Emilia Bersabea Cirillo (L’Iguana, 2016), vincitore della XI edizione del Premio Minerva per la letteratura

STELLA FULGENTE

È lei. Dorinà, con i capelli che svolazzano come frange di uno scialle.
Non l’ho mai dimenticata. Dorinà, bellezza al bagno. Stella fulgente. Violetta di terrazzo. La preferita in assoluto. Bella, generosa, credulona, diligente, ripetitiva. Si affezionò a me perché ero diversa da lei. Animo di burro.
Io stavo a leggere tutto il tempo e non m’importava niente del resto, disubbidivo a suor Vittoria, non davo mai retta alle mie compagne, vivevo per i fatti miei. La notte dormivo senza girarmi nel letto mille volte perché, in fin dei conti, il conservatorio di santa Gertrude era solo un posto come un altro. In più aveva quel terrazzo sul mare dove potevamo correre e giocare a mosca cieca.
A casa scavavo fossi. Mi svegliavo da sola, mia madre dormiva fino a tardi e poi usciva senza dire nulla. A scuola andavo quando potevo, la maestra si lamentava della mia sonnolenza, del mio grembiule stazzonato, dei miei capelli in disordine. La mamma ha un lavoro importante, esce presto al mattino e io devo fare tutto da sola, spiegai alla maestra, seccata dai suoi rimproveri. Era quasi la verità.
Mio padre stava sempre fuori, guidava un camion in giro per l’Europa per conto di una ditta di Nocera, quando tornava a casa dormiva due giorni di fila. Era tarchiato e bruno, con la faccia butterata. Ormoni in circolo, chissà con chi se la fa, diceva mia madre.
Ma un bel giorno niente più casa, niente più giardino. Addio fiori e lucertole, grembiuli senza fiocco, capelli scarmigliati. Fui portata in istituto, nessuno della famiglia aveva voluto occuparsi di me. Leggi tutto…

LE LUNGHE NOTTI di Domenico Trischitta (un estratto)

le-lunghe-notti-domenico-trischittaPubblichiamo un racconto della raccolta intitolata LE LUNGHE NOTTI di Domenico Trischitta (Avagliano Editore), preceduto da un ricordo di Giuseppe Pontiggia offertoci dallo stesso autore della raccolta

Martedì 29 Novembre, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Domenico Trischitta presenta al pubblico catanese il suo nuovo libro Le lunghe notti (Avagliano Editore). Ad affiancare l’autore per l’occasione, Silvana Grasso, scrittrice, e Luigi Patitucci, designer, storico e critico del design. Con la partecipazione di Gisella Calì, attrice.

 * * *

Un ricordo di Pontiggia

di Domenico Trischitta

Ci eravamo conosciuti nel 1989 ad Aci Bonaccorsi grazie all’amico poeta Antonio Di Mauro e da allora non mi ha più “abbandonato”. E’ grazie a lui che ancora oggi scrivo con umiltà e pazienza (che definiva la virtù degli eroi), sempre prodigo di consigli e incoraggiamenti. Intorno alla fine del 1996, dopo anni d’inattività, perché non credevo più nella scrittura, preso dall’insonnia iniziai a scrivere una raccolta di racconti dal titolo “Le lunghe giornate”. In maniera frenetica narravo le giornate decisive dei personaggi tra i più disparati, di un prete, di una prostituta, di un camionista, e così via. In pochi giorni la raccolta fu finita. Mi illudevo. Un’altra notte ritornai a scrivere,  era venuto il momento di raccontare “Le lunghe notti”, di altri esseri disperati che raccontavano le loro notti. Li mandai a Pontiggia e dopo una settimana ricevetti una sua telefonata, li aveva letti e mi esortava di non pensare più a smettere, gli erano piaciuti. Si prodigò a segnalarli a varie case editrici, senza informarmi però, perché un giorno mi scrisse che l’attesa provoca frustrazione e impazienza. Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (un estratto)

quel-nome-e-amorePubblichiamo un estratto del volume QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad Est dell’equatore)

Mercoledì 16 Novembre, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Luigi La Rosa presenta Quel nome è amore – Itinerari d’artista a Parigi (Ad Est dell’equatore Editore). Ad affiancare l’autore, l’attrice Nellina Laganà e lo scrittore Massimo Maugeri.

 * * *

da QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad Est dell’equatore)

raymond radiguet

Non è la prima volta che Jean Cocteau passa la notte in bianco, a inseguire Raymond Radiguet per le strade di Parigi. Non è la prima e non sarà certo l’ultima. Ma stavolta quel demonio irrequieto deve averla combinata proprio grossa. A quella festa c’erano davvero tutti, tutti quelli che contano, e domani l’affronto volerà con la rapidità di una freccia da una bocca all’altra: ne parleranno rapite la principessa Murat e Gabrielle Chanel, lo commenteranno col necessario aplomb i coniugi Beaumont e Serge Diaghilev, ma il più temibile nel rivangare vecchie pastoie sarà Erik Satie, lui sì che non vedrà l’ora di ritirarlo in ballo con Stravinskij, Picasso, Anna de Noailles e Simenon. Cocteau ha l’impressione di udire già intorno a sé l’insorgere osceno di quelle voci, il loro frenetico accavallarsi, sente che compongono un’onda vorticosa, uno tsunami d’ironia e pettegolezzo che gli s’allarga intorno fino a dargli le vertigini.
Per giunta ha camminato nel vento di gennaio, è un freddo sabato sera del 1922, e ha gli occhi rossi di pianto, le giunture doloranti e una stanchezza simile alla febbre gli pesa in corpo. Ha percorso i boulevard a passi lentissimi, alla maniera degli uomini soli, come se avesse perso l’amore, ma sa bene che non è così, pure se le parole del ragazzo, il suo disperato ragazzo, sono state chiare, irrimediabilmente chiare.
Durante la festa, fomentato nascostamente da Constantin Brâncuși, quel maledetto scultore che Cocteau comincia a odiare, a un certo punto Raymond ha intentato una delle sue scenate, alzando la voce in mezzo agli ospiti e minacciando di volersene andare. La serata lo annoiava. Aveva bisogno di fuggir via: da quella gente, da Parigi, forse perfino da lui, che lo aveva sempre amato più di suo padre ma che da qualche tempo lo soffocava con la sua gelosia di amante deluso. Radiguet chiedeva otto giorni di tregua. Non uno di più. Solo quella breve vacanza. Ma ciò che però Cocteau non riusciva a comprendere era perché partire con quell’altro e in una maniera tanto assurda: abbandonando tutti sul meglio, senza valigia, comportandosi da dissennato e mostrandosi più maleducato e capriccioso di un bambino. Leggi tutto…

IL RE NERO Leif Wenar (un estratto)

https://i0.wp.com/www.luissuniversitypress.it/sites/luissuniversitypress.it/files/copertine/2016/09/wenar_03_0.jpgPubblichiamo un estratto del volume IL RE NERO. PETROLIO, RISORSE NATURALI E LE REGOLE CHE GOVERNANO IL MONDO di Leif Wenar (LUISS University Press)

Leif Wenar sarà in Italia dal 17 al 20 novembre e discuterà il suo libro:

 

* * *

Creare connessione contro le ingiustizie globali

Le grandi crisi, paradossalmente, sono oggi spesso causate dalla nostra capacità di invenzione. Ma mai come oggi sarà l’unione a fare la forza

* * *

di Leif Wenar

Londra, 1665: la capitale inglese era sconvolta dall’ultima grande epidemia di peste, la peggiore dopo la Morte Nera del quattordicesimo secolo. “Notizie sempre più tristi si rincorrono di giorno in giorno”, si lamentava il diarista Samuel Pepys. “Questa settimana sono morte in città 7496 persone, 6102 delle quali di peste. Ma temiamo che il vero numero di morti si avvicini a 10.000, in parte tra i poveri, del cui numero esatto non possiamo avere notizia”.
Mentre il numero di morti cresceva e le strade si riempivano di spazzatura che nessuno portava via, i londinesi si accorsero che la città era invasa da cani e gatti. E così, il Lord Sindaco dette l’ordine: uccidete cani e gatti.
Il ciambellano della città assoldò dei cacciatori, e i cacciatori uccisero più di quattromila animali. Ma cani e gatti non facevano altro che dare la caccia ai ratti che si nutrivano di spazzatura, e i ratti erano i portatori delle pulci che trasmettevano la peste. Adesso, liberati dei predatori, sparsero la malattia con virulenza ancora peggiore. Alla fine, si stima che la peste del 1665 uccise quasi il 20% della popolazione di Londra – il che oggi equivarrebbe a circa un milione e mezzo di persone. Un grande incendio, in seguito, distrusse un terzo della città. Leggi tutto…

IL PRINCIPIO di Jérôme Ferrari (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL PRINCIPIO di Jérôme Ferrari (Edizioni E/O – traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

Il nuovo romanzo del vincitore del Premio Goncourt 2012. La straordinaria storia di una scoperta fondamentale della fisica contemporanea.

POSIZIONI

POSIZIONE 1: HELGOLAND

Leggi tutto…

LO SCHIAVISTA di PAUL BEATTY vince il MAN BOOKER PRIZE 2016 (pubblichiamo un estratto del libro)

Risultati immagini per Paul beattyPubblichiamo un estratto del romanzo LO SCHIAVISTA di PAUL BEATTY fresco vincitore del MAN BOOKER PRIZE 2016 (Fazi editore – trad. di Silvia Castoldi)

È Paul Beatty il vincitore del Man Booker Prize 2016 con il romanzo “Lo schiavista”, una satira feroce e geniale sulla razza e la giustizia sociale. Secondo la storica Amanda Foreman, che presiedeva la giuria, il libro «raggiunge il centro della società americana contemporanea con feroce umorismo, un’ironia tagliente che si può trovare nelle opere di Jonathan Swift o Mark Twain».
Beatty è il primo scrittore americano a vincere il prestigioso riconoscimento.
A novembre l’autore sarà in Italia: il 17 al Circolo dei Lettori di Torino, il 18 alla Scuola Holden, il 20 alla Triennale di Milano, in occasione di BookCity.

Pubblichiamo, di seguito, un estratto del libro.

* * *

Estratto da Lo schiavista di Paul Beatty (Fazi Editore, trad. di Silvia Castoldi, pp. 384, euro 18.50).

So che detto da un nero è difficile da credere, ma non ho mai rubato niente. Non ho mai evaso le tasse, non ho mai barato a carte. Non sono mai entrato al cinema a scrocco, non ho mai mancato di ridare indietro il resto in eccesso a un cassiere di supermercato, incurante delle regole del mercantilismo e delle prospettive di salario minimo. Non ho mai svaligiato una casa, né rapinato un negozio di alcolici. Non mi sono mai seduto in un posto riservato agli anziani su un autobus o su un vagone della metropolitana strapieni, per poi tirare fuori il mio pene gigantesco e masturbarmi fino all’orgasmo con un’espressione depravata e un po’ avvilita sul volto. Eppure eccomi qui, nelle cupe sale della Corte Suprema degli Stati Uniti d’America, con l’auto, quasi per ironia della sorte, parcheggiata in divieto di sosta su Constitution Avenue, le mani ammanettate dietro la schiena, il diritto di restare in silenzio che mi ha detto addio da un bel pezzo; seduto su una sedia dall’imbottitura spessa che, proprio come questo paese, non è affatto comoda come sembra.
Sono stato convocato tramite una busta dall’aria ufficiale col timbro «IMPORTANTE!» in grossi caratteri rossi, come l’avviso di una vincita alla lotteria, e da quando sono arrivato in questa città non ho mai smesso di stare sulle spine.
«Gentile signore», diceva la lettera.
«Congratulazioni, lei potrebbe aver già vinto! Il suo ricorso è stato selezionato tra centinaia di altri per un’udienza di fronte alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America. Che grande onore! Le raccomandiamo caldamente di presentarsi con almeno due ore d’anticipo rispetto all’orario previsto per l’udienza, che si terrà alle ore dieci del mattino del 19 marzo, nell’anno del Signore…». Seguivano le istruzioni per raggiungere la Corte Suprema partendo dall’aeroporto, dalla stazione ferroviaria e dall’autostrada, e una serie di buoni da ritagliare per l’ingresso omaggio ad alcune attrazioni turistiche, ristoranti, bed and breakfast e simili. Non c’era firma. Solo una frase di commiato: Leggi tutto…

NON CHIEDERE COSA SARÀ IL FUTURO di Giuseppe Sgarbi

NON CHIEDERE COSA SARÀ IL FUTURO di Giuseppe Sgarbi (Skira)

Domenica 23 ottobre, nell’ambito del Premio Stresa, Giuseppe Sgarbi riceverà una targa speciale per il suo libro “Non chiedere cosa sarà il futuro” pubblicato da Skira.

Il 29 ottobre Giuseppe Sgarbi riceverà, a Pordenone, anche il Premio Bruno Cavallini 2016.

Pubblichiamo di seguito un estratto della prefazione di “Non chiedere cosa sarà il futuro” firmata da Claudio Magris.

Il 3 novembre uscirà il terzo libro di Giuseppe Sgarbi, sempre per i tipi di Skira, dal titolo “Lei mi parla ancora”, in cui racconta, in un delicato e appassionato dialogo a distanza, l’amore inesauribile per la moglie Rina, compagna e anima di tutta una vita, scomparsa un anno fa.

* * *

La canna grega

Claudio Magris

Cosa intende dire, Elisabetta Sgarbi, quando, con timore e tremore ma con la risoluta consapevolezza di dover riconoscere e dire una verità, scrive: “Mio padre è uno scrittore”? Timore e tremore di figlia, che prima di leggere quel testo poteva dubitare che esso, come spesso accade, fosse certo nobile e giusto, ma poeticamente non all’altezza dell’umanità di chi lo aveva scritto.
Ma anche timore e tremore di riconoscere la grandezza, l’autentica asciutta poesia di quel libro, perché per i figli non è facile trovarsi di fronte né alla grandezza né alla modestia dei genitori, e soprattutto può non essere facile sentirli parlare, secondo verità, della loro vita, con le sue gioie i suoi limiti e i suoi affanni.
Ciò è tanto più vero quando i genitori scrivono pure dei figli, come in questo libro in cui Giuseppe Sgarbi parla, con intenso affetto, di Elisabetta e Vittorio Sgarbi che immagino abbiano letto quelle pagine, felici e anche con disorientata emozione.
Forse l’imbarazzo e il pudore vorrebbero chiudere il libro prima di averlo letto. Ma se il pudore è una virtù, una virtù più grande – quella teologale della carità o quella cardinale della fortezza? – è il coraggio con cui lo si supera, ci si dichiara, ci si mette in gioco e a rischio. L’amore esige di spogliarsi, non solo fisicamente. Leggi tutto…

VIETATO DIRE NON CE LA FACCIO

In occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down (che ricorre oggi, 9 ottobre) pubblichiamo le prime pagine del volume VIETATO DIRE NON CE LA FACCIO di Nicole Orlando con Alessia Cruciani (Piemme)

gnpd2016

* * *

Buon Anno!

Stasera la tavola è meravigliosa. Ci sono i fiori, le candele accese e, soprattutto, le tartine, la pasta al salmone, il brasato. E ben due torte salate, le mie preferite. Che poi a me piace proprio tutto. Soprattutto quando ho fame. E ora ne ho tanta, ecco. Ma ancora non si mangia.
Siamo a Bielmonte, in montagna. Mio nonno ha una piccola casa lì. Fuori fa freddo, c’è un po’ di neve. Mentre dentro per fortuna siamo tutti al caldo. Per “tutti” intendo i miei genitori, Roberta e Giovanni, mio fratello maggiore Michel e la sua fidanzata Giada, che è accompagnata dalla mamma Vera. Mia sorella più piccola, Caroline, è rimasta a Biella con altre ragazze. Ma sono venuti due amici dei miei, Monica e Fabrizio. Stiamo ascoltando in silenzio un signore che parla in Tv. Dice parole difficili, non le capisco molto bene. A dirla tutta mi sto anche annoiando un po’.
Provo ad allungare la mano verso una tartina, ma papà se ne accorge subito. “Ferma Niki!” mi blocca con lo sguardo. Ora la mia speranza è mamma, appena uscita dalla cucina. Cerco la sua attenzione e le parlo come ha fatto papà, con lo sguardo. Mi aiuto con l’indice della mano destra: prima lo punto verso una tartina e poi lo alzo verso l’alto. Significa: “Posso prenderla?
Solo una!”. Lei risponde usando il suo indice. Prima lo fa oscillare un paio di volte da destra a sinistra e poi lo avvicina alla bocca. Significa: “No! E stai in silenzio”.
Ma se non ho parlato!
Anche mia mamma si mette a sentire quel signore in Tv. È seduto su una sedia tutto solo, senza una tavola bella come la nostra. Si vedono dei fiori rossi alle sue spalle, sono Stelle di Natale. Sbuffo. Michel si avvicina, mi accarezza la guancia, impugna il telecomando e cambia programma. Se trova un telefilm che mi piace, magari smetto di pensare alle tartine. Ma che succede? Su tutti i canali c’è sempre quel signore che parla!
– È il discorso del Presidente della Repubblica – spiega mio fratello. – Ogni anno, il 31 dicembre, invia il suo messaggio di auguri a tutti gli italiani. È importante ascoltarlo. Per questo viene trasmesso in diretta su ogni canale. Il nostro Presidente si chiama Sergio Mattarella. Leggi tutto…

NINFEE NERE di Michel Bussi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo NINFEE NERE di Michel Bussi (Edizioni E/O – Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

 

La scheda del libro

Un romanzo geniale che, attraversando il magico mondo dei quadri di Monet, ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

Tradotto in circa trenta lingue, Michel Bussi è il maestro riconosciuto dell’alchimia tra manipolazione, emozione e suspense. È l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. I suoi libri hanno scalato le classifiche mondiali, tra cui anche quella del Times britannico.
Le sue trame sono congegni diabolici in cui il lettore è invitato a perdersi e ritrovarsi tra miraggi, prospettive ingannevoli e giochi di prestigio.

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

* * *

Le prime pagine di NINFEE NERE di Michel Bussi (Edizioni E/O – Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

Nelle pagine che seguono le descrizioni di Giverny sono il più possibile
esatte. I luoghi esistono, tanto l’hotel Baudy quanto il ruscello
dell’Epte, il mulino delle Chennevières, la scuola, la chiesa
di Sainte-Radegonde, il cimitero, rue Claude-Monet, chemin du
Roy, l’isola delle Ortiche e, naturalmente, la casa rosa di Monet
e lo stagno delle ninfee. Lo stesso dicasi dei luoghi circostanti,
come il museo di Vernon, il museo delle Belle arti di Rouen e il
villaggio di Cocherel.
Le informazioni che riguardano la vita, le opere e gli eredi di
Claude Monet sono autentiche, così come quelle che si riferiscono
ad altri pittori impressionisti, in particolare Theodore Robinson
ed Eugène Murer.
I furti d’opere d’arte citati sono fatti di cronaca realmente accaduti…
Tutto il resto è frutto della mia fantasia.
Leggi tutto…

ECCOMI di Jonathan Safran Foer (un estratto del libro)

ECCOMI di Jonathan Safran Foer (Guanda, traduzione di Irene Abigail Piccinini)

Risultati immagini per Jonathan Safran Foer 2016

Di certo è uno dei libri più attesi dell’anno, il nuovo romanzo di Jonathan Safran Foer (pubblicato a 11 anni di distanza dal precedente) edito in Italia da Guanda per la traduzione di Irene Abigail Piccinini (intitolato Eccomi – titolo originale: Here I am).
Jonathan Safran Foer è nato a Washington nel 1977 e vive a New York. Attualmente insegna Scrittura creativa alla New York University. Ha esordito a venticinque anni con Ogni cosa è illuminata (2002), best seller internazionale e vincitore del National Jewish Book Award e del Guardian First Book Award; ugualmente fortunato il secondo romanzo, Molto forte, incredibilmente vicino (2005); infine, ha scritto il saggio-reportage Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? (2010).

Di seguito, per gentile concessione della casa editrice Guanda, pubblichiamo un estratto del romanzo. Leggi tutto…

IL GIARDINO DELLE MOSCHE di Andrea Tarabbia (un estratto)

Pubblichiamo l’incipit del romanzo “IL GIARDINO DELLE MOSCHE. Vita di Andrej Cikatilo” di Andrea Tarabbia (Ponte Alle Grazie) – vincitore del Premio Selezione Campiello 2016

Le prime pagine di IL GIARDINO DELLE MOSCHE. Vita di Andrej Cikatilo” di Andrea Tarabbia (Ponte Alle Grazie)

La morte per fame
(1936-1978)
Leggi tutto…

L’INTELLIGENZA È UN DISTURBO MENTALE (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’INTELLIGENZA È UN DISTURBO MENTALE di Paolo Bianchi (Cairo)

Chiamatemi Emilio. Emilio Rivolta. Sono un malato… Sono un malvagio. Sono un uomo odioso. Credo d’aver male al fegato. Del resto non so un corno della mia malattia e non so con precisione dove ho male. Non mi curo e non mi sono mai curato, sebbene tenga in gran conto la medicina e i medici. Sono un uomo malato… sono un uomo maligno. Non sono un uomo attraente. Credo che mi faccia male il fegato. Del resto, non me n’intendo un’acca della mia malattia e non so con certezza che cosa mi faccia male. Sono un uomo malato… Sono un uomo cattivo […].

Richiudo il Quaderno. È il mio Quaderno della Cura. Lo tengo sul comodino vicino al letto, insieme a pile di libri instabili, alcuni iniziati e mai finiti, altri finiti da tempo e che non voglio condannare al purgatorio degli scaffali. E quando mi sveglio la mattina dai sogni che a poco a poco si sono tradotti in incubi, e sento che la Bestia morde tanto che non vorrei neanche svegliarmi, io prendo il Quaderno e ci scrivo sopra. Ci scrivo delle frasi che a leggerle dopo, nei momenti di lucidità, non hanno senso. La scrittura non è terapeutica. Di certo non mi guarirà. Ma è l’unico strumento che conosco per lasciare testimonianza, e io dall’inizio di questo mese di dicembre ho cominciato a riempire il mio quaderno perché di una cosa sono certo: finché scrivo, sto ancora vivendo, e se scrivo non sono più malato e io non voglio più essere malato. Questo è il mio Quaderno della Lotta, della Lotta e della Cura. Dimostra che una terapia, se c’è stata, ha avuto effetto. È lo spiraglio sul mio futuro incerto ed è la finestra fuori dalla notte. Ho cominciato a scrivere su pagine nuove perché presto mi schiacceranno il Natale e le Feste, con la loro forza d’urto inesorabile e il loro senso distorto, disattese, non annunciate dal freddo solito, abitate da religioni esotiche e folk, in digitale, con abeti sintetici in fibra ottica, presepi prefabbricati, stelle elettriche… Il tempo di un bilancio può essere solo questo, adesso che i fili delle mie tentate guarigioni si sono incontrati in un unico snodo. E ci scrivo gli inizi dei libri che leggo, che sanno raccontare gli affanni. Ricopio dai grandi. Poi non sono soddisfatto nemmeno così, perché non sono neanche abbastanza piccolo da tacere sempre. Per i due terzi della mia vita ho scritto, però adesso, dopo le tempeste, scrivo per agire e allora agirò e tutto il mio agito lo scriverò qui, perché la nostra lotta, si sa… Emilio, dicevo, mi chiamo Emilio. Non sto un granché bene. Ho avuto dei problemi di salute. Tutti nella testa, in realtà. Che poi quando sono nella testa per molta gente che li vede da fuori non sono problemi veri. Ma invece lo sono. Chissà se le paure sono un’impronta chimica, e vai a sapere quale. Le paure piccole, le fobie, che ragione hanno di esistere? Perché possono diventare cose che non smettono mai? Le mie annunciano il disastro. Sono i primi leggeri morsi della Bestia. Sono la piccola, triste nevicata di forfora del mattino, quando non mi va di alzarmi, e so che tornerò sotto le coperte, rannicchiato, fino a sera. Sono quei cani che abbaiano in lontananza, chissà dove in città, quando è venuto buio. Leggi tutto…

CERNIERA LAMPO di Luca Raimondi e Joe Schittino (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo CERNIERA LAMPO di Luca Raimondi e Joe Schittino (Ed. Il Foglio)

da Cerniera lampo (Ed. Il Foglio, 2016) di Luca Raimondi e Joe Schittino

Capitolo 38

Ultima ora.
Il professor Mancino non è potuto venire oggi, afflitto − si dice − da un micidiale attacco di sciatica. La notizia è stata accolta dalla 5a A O.T. come una festa nazionale, attenuata solo dal timore che il supplente sia uno di quei rompiscatole che non riescono a stare con le mani in mano e cominciano a fare domande o a perdersi in chiacchiere improduttive.
− Speriamo di rimanere soli, in santa pace − ti dice il tuo compagno di banco Giorgio Calvo, lisciandosi i capelli.
Spesso non ci sono professori disponibili a perdere un’ora della propria vita per un inutile contatto con i giovani. Quindi la classe rimane in balìa di se stessa e a nulla servono le pietose raccomandazioni che i bidelli rivolgono ai due rappresentanti di classe che, per inciso, sono Gaspare Lupo e Carmela Zapponi (una ragazza molto secca, probabilmente anoressica, che ama fingersi intellettuale e che dice di conoscere a perfezione le opere di Kant e Schopenhauer).
Attraverso le finestre si scorge un’atmosfera cupa e ottenebrata da nubi cariche di pioggia e di sabbia africana.
− C’è odore di pioggia, Teo − ti dice Giorgio, quasi sussurrando. Sta tentando di iniziare una conversazione. Tu, al solito, non gli dai spago e continui ad annegare il tuo sguardo all’esterno. Oggi ti senti incarcerato, un ippopotamo ingabbiato in uno zoo. Eppure fino al giorno prima credevi che la scuola fosse il tuo cuore pulsante, l’elemento indispensabile per la tua sopravvivenza in questo mondo che così poco ti offre. Hai cambiato idea e non riesci a spiegartene il perché. Senti come un vuoto penetrarti nel pieno dell’anima, una vorticosa perdita di energia vitale che ti sfianca e ti logora. Ti chiedi cosa ti stia succedendo, quale mano ti abbia spinto in un baratro che sembra non avere fondo, quale demone maligno ti abbia confessato all’orecchio indicibili verità e penosi segreti. Eppure, facendo mente locale, non riesci a trovare la tua verità, il segreto che ti tormenta, il doloroso sospetto che ti affanna, che ti stanca, che ti porta a braccetto in lidi perduti nello spaziotempo e che ti pone davanti agli occhi uno schermo bianco su cui vengono proiettate lente e noiose scene della tua vita. Riconosci volti, voci, sensazioni, illusioni, speranze, sogni… Leggi tutto…

L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (Fernandel)

L’ultima menzognaQuando ritrovarono l’uzbeko sugli scogli, io stavo finendo il turno alla pompa di
benzina.
Il mio è un lavoro semplice, di quelli ovvi. Di quelli che la gente quasi non si
accorge che lo stai facendo e va via senza salutare. Una cosa banale, che se non la
fai tu la fa qualcun altro, dunque che c’è da ringraziare. Mica mi hai venduto un
appartamento o progettato un grattacielo. Mica mi hai guarito il cane, fatto vincere
una causa, sistemato il computer. Macché.
Io questi lavori non li posso fare, perché sono straniero.
Ma io la tua lingua l’ho studiata, me la sono pigiata dentro al sangue da quando
ero un bambino di dieci anni e ne parlavo un’altra, di lingua, buona solo a farmi
sopravvivere in un posto freddo e rinsecchito che ricordo appena.
Non ho fatto altro, in questi vent’anni, che aggrapparmi alle parole nuove,
chiedendo loro di farmi diventare me.
Però il punto è questo: io non sono italiano, io sembro italiano. E qualcosa, non
chiedermi cosa perché non lo so, però qualcosa di ostile e maligno, ma in modo
anche un po’ distratto, l’essere straniero me l’ha sempre fatto pagare.
Tutto normale, in apparenza, ma se butto un occhio alla mia vita c’è sempre
stato qualche intoppo, piccole storture che hanno finito per intralciare e rallentare il
corso della mia esistenza.
C’è una sorta di tranquilla ferocia, sempre in agguato, nella natura degli italiani.
Cani allegri e mansueti pronti però a ringhiarti contro appena sentono che il tuo
odore è diverso.
Alla fine mi sono arreso e pian piano sono diventato quasi invisibile. Leggi tutto…

CI PRENDONO PER FESSI (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

L’economia della manipolazione e dell’inganno
di Robert J. Shiller, George A. Akerlof

Il libro
Fin dai tempi di Adam Smith, il pensiero economico ha tessuto le lodi del libero mercato che riuscirebbe a conciliare la ricerca dell’interesse personale con il benessere dell’intera società, trasformando il vantaggio individuale in bene comune. A questa concezione idilliaca lanciano una sfida radicale due premi Nobel dell’economia, Akerlof e Shiller, sostenendo che i mercati ci procurano tanti danni quanti benefici, e lungi dall’essere fondamentalmente benigni sono intrinsecamente disseminati di trappole e di esche cui finiamo per abboccare. Perché ogni volta che c’è un profitto da ricavare, i venditori non esiteranno a sfruttare le nostre debolezze psicologiche, la nostra superficialità e la nostra ignoranza per manipolarci e piazzarci la loro merce al prezzo più alto. È più che legittimo, quindi, applicare all’intero ambito dell’economia quella nozione di «phishing» nata fin dagli albori di Internet per definire il raggiro online. Ma mentre quella compiuta in Rete è un’azione illegale, un reato perseguito per legge, in economia è da sempre una pratica comune e indiscussa: raggirare ed essere raggirati è parte integrante dei rapporti fra gli attori del mercato. Per dimostrare la loro tesi, Akerlof e Shiller riportano una gran quantità di aneddoti ed episodi che rivelano come il phishing riguardi chiunque e ogni aspetto della nostra vita: spendiamo tutto il nostro denaro e poi ci preoccupiamo di come arrivare a fine mese; siamo, spesso senza saperlo, succubi della pubblicità; paghiamo troppo l’auto, la casa e le carte di credito; compriamo farmaci che si rivelano inefficaci, se non addirittura dannosi. I due autori forniscono un contributo importante alla spiegazione del paradosso per cui in un’epoca come la nostra, in cui la produzione di ricchezza ha raggiunto livelli senza precedenti, tanti continuano a condurre una vita di miseria e di silenziosa disperazione.

* * *

Un estratto del volume CI PRENDONO PER FESSI (Mondadori)

Prefazione Leggi tutto…

L’UOMO DELLE STATUE di Stefano Bernazzani (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’UOMO DELLE STATUE di Stefano Bernazzani (Italic Pequod)

Prologo.

A un certo punto della sua vita, mio padre era così povero che possedeva soltanto un uovo, oltre alla fionda che portava sempre con sé.
Nient’altro, solo un piccolo uovo.
Ma non di gallina; di tortora.
Il giorno prima ne aveva rubati un paio da un nido nascosto tra i rami bassi di una quercia, attratto dalla possibilità di colpire la tortora con la fionda. L’aveva già fatto diverse volte da quando era scappato da casa per raggiungere gli altri sui monti. Ma quel giorno dovette accontentarsi dei due ovetti, anche dopo un lungo appostamento. Immagino che fosse ancora troppo agitato per ingannare la tortora. Uno può anche mimetizzarsi e rimanere immobile per ore, ma gli uccelli lo sentono se ti batte troppo forte il cuore. Ti scoprono. Non li puoi avvicinare se ti fischia perfino il cervello, e mio padre doveva essere ancora pieno di voci che lo seguivano ovunque e gli svolazzavano intorno alla testa fino a stordirlo, proprio come uno stormo di uccellini. Altro che ingannarli, non ne avrebbe catturati mai più. Leggi tutto…

LA MELODIA DEI PERDENTI di Simone Pagiotti (estratti)

Pubblichiamo alcuni estratti del volume LA MELODIA DEI PERDENTI di Simone Pagiotti (Il Foglio letterario)

Eccomi tornato in provincia e alla mia piccola vita provinciale d’inizio
millennio. Eccomi nei piccoli spazi dove tutto è triste ma confortevole.
Dove le insicurezze sono sicure e le delusioni calcolate, dove la
malinconia è a misura d’uomo. Qui tutto è programmato, c’è spazio
appena per qualche colpo di scena, come questo, giusto per sentirci
vivi e ricordarci che soffriamo.
(pag.10) Leggi tutto…

BICENTENARIO DELLA NASCITA DI CHARLOTTE BRONTË

In occasione del BICENTENARIO DELLA NASCITA di CHARLOTTE BRONTË , che ricorre oggi 21 aprile 2016, riproponiamo un estratto del romanzo SHIRLEY edito da Fazi editore  (traduzione di Fedora Dei) – di seguito, approfondimenti sulla biografia della Brontë

Charlotte Brontë (Thornton, 21 aprile 1816 – Haworth, 31 marzo 1855) è stata una scrittrice inglese, la maggiore di età tra le tre sorelle Brontë, i romanzi delle quali sono diventati dei classici della letteratura inglese.

La mente di Shirley si volgeva a ben altro che al denaro e alla posizione sociale. Naturalmente era lieta di essere ricca e, a tratti, si sentiva perfino esaltata all’idea di essere signora di un’antica magione, di aver tanti affittuari e possedimenti e in special modo la zona di Hollow, con “la grande filanda e tutti i suoi annessi, la tintoria cioè, e il magazzino merci e l’amministrazione, nonché il podere ora tenuto a giardino e quella villetta bianca denominata Hollow’s Cottage”. Ma era un’esaltazione così ingenua e dichiarata che non poteva dare fastidio a nessuno. In effetti Shirley amava tutto ciò che è grande, nobile, buono, generoso, e a quello aspirava. Meditava di più sui mezzi per soddisfare questa sua inclinazione che non sulla propria superiorità sociale.
Si era interessata a Caroline dapprima soltanto perché l’aveva vista così quieta, riservata, fragile da far credere che avesse bisogno di qualcuno che si occupasse di lei. La predilezione accentuò quando scoprì che il proprio modo di pensare e parlare trovava in lei puntuale rispondenza. Non se l’era aspettato: una ragazza con un visino così bello, una voce e modi così dolci, non poteva esser molto dissimile dalle comuni ragazze del luogo, sia per mentalità sia per cultura. Ma quando aveva arrischiato un paio di battute alquanto caustiche, quel visino si era subito illuminato di arguta comprensione. E più ancora crebbe la simpatia quando si avvide quale ammirevole lavorio mentale e quali tesori di cultura – acquisita senza l’aiuto di nessuno – si nascondevano in quella testina tutta riccioli. Shirley e Caroline avevano gli stessi gusti, avevano letto gli stessi libri, ammirandone alcuni e ridendo di altri che giudicavano pieni di falso sentimentalismo e pomposamente scritti. Leggi tutto…

IL TEMPO DELL’ATTESA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL TEMPO DELL’ATTESA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

[I post di Letteratitudine dedicati al precedente romanzo di Elizabeth Jane Howard, Gli anni della leggerezza“, sono disponibili qui]

Quel sabato tutti gli adulti residenti alla Casa del Pero – ovvero Villy con Edward (l’unico ritardatario), Sybil con Hugh e Jessica con Raymond e Lady Rydal – furono invitati a cena a Home Place per espressa volontà del Generale. Solo Miss Milliment dovette restare insieme ai bambini più grandi, tra cui quelli di Home Place che erano stati oggetto dello scambio. All’arrivo di Edward, la cena degli adulti stava appena iniziando, con l’arrosto di vitello, le deliziose polpettine speziate di Mrs Cripps servite con sottilissime fette di limone, purè di patate e fagiolini. C’erano quindici persone intorno al lungo tavolo, che per l’occasione era stato dotato di una quarta prolunga, e Bertha aiutava Eileen a servire le verdure. Sid, ben conscia di essere l’unica esterna alla famiglia – una situazione in cui per una ragione o per l’altra si ritrovava spesso –, osservava i commensali con una simpatia che, oltre alla consueta ironia, conteneva anche una forma di soggezione. Quel giorno tutti avevano lavorato sodo ai preparativi per la guerra imminente, ma adesso si comportavano e parlavano come se quella fosse una sera come tutte le altre. Mentre gli altri mangiavano o conversavano, lasciò errare lo sguardo lungo il lucido tavolo scuro. Il Generale stava raccontando un aneddoto sull’India a Lady Rydal, che di frequente lo interrompeva: entrambi si consideravano delle autorità in materia, lui in virtù dei tre mesi che vi aveva trascorso con la moglie negli anni Venti, lei in quanto era nata proprio là, «nel pieno dell’ammutinamento», come amava dire. «La mia ayah mi portò in giardino e mi tenne nascosta nel capanno del giardiniere per due giorni, salvandomi la vita. Perciò vede, Mr Cazalet, perché non posso considerare tanto inaffidabili gli indiani, anche se capisco che i meno informati possano pensarla così. Inoltre…», aggiunse a suggello di tanta magnanimità, «…non posso credere che gli indiani abbiano cambiato la loro natura. Ricordo la loro commovente lealtà: mio padre, uomo la cui esperienza non ha pari, diceva sempre che dei suoi sepoy si fidava come fossero fratelli». Leggi tutto…

20 ANNI DALLA MORTE DI DARIO BELLEZZA

20 ANNI DALLA MORTE DI DARIO BELLEZZA

https://i0.wp.com/poesia.blog.rainews.it/files//2013/01/dario_bellezza2.jpgIn occasione del ventennale della morte del poeta Dario Bellezza (Roma, 5 settembre 1944 – Roma, 31 marzo 1996) proponiamo una brano tratto dal volume Bellezza, addio(Archinto Editore) curato da Adelia Battista. Il volume raccoglie le lettere scritte da Anna Maria Ortese all’amico poeta Dario Bellezza tra il 1972 e il 1992

L’incontro tra Anna Maria Ortese e Dario Bellezza avviene a Roma, nella casa di Graziana Pentich, moglie di Alfonso Gatto, agli inizi degli anni Settanta, durante una cena in cui sono presenti anche Alberto Moravia e Dacia Maraini. Anna Maria ha cinquan tasei anni, Dario venticinque. Per Bellezza la Ortese è subito una Voce, anzi, la Voce: divina, melodiosa, inafferrabile. Lei sta lavorando al suo romanzo più angelico e infernale, Il porto di Toledo; lui si prepara a pubblicare la raccolta di versi Invettive e licenze (1971), che sta per imporlo all’attenzione della critica. «Ecco il miglior poeta della nuova generazione» lo saluta Pier Paolo Pasolini. Nel ’76, Dario Bellezza vince il Premio Viareggio con la silloge Morte segreta. Da allora, e fino alla sua morte, avvenuta nel marzo del ’96 per Aids, i due sono inseparabili. L’intenso epistolario indirizzato a Bellezza è una testimonianza preziosa della loro relazione, totale, esclusiva, non priva di incomprensioni. Opera compiuta in se stessa e che apre spiragli di un fulgore talvolta crudele sull’esistenza di entrambi, le lettere dell’Ortese svelano il terreno da cui sono nati alcuni dei suoi racconti e romanzi e testimoniano di un periodo della sua creatività altrimenti oscuro.

* * *

Da “Bellezza, addio” (Archinto Editore) – di Adelia Battista Leggi tutto…

BUON 90° COMPLEANNO DARIO FO (con un estratto del nuovo libro)

Dario Fo

In occasione dei 90 anni di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) pubblichiamo un estratto del suo nuovo libro DARIO E DIO (Guanda) scritto con la giornalista Giuseppina Manin  [© 2016 Ugo Guanda Editore S.r.l., via Gherardini 10, Milano – Gruppo Editoriale Mauri Spagnol]

 

* * *

In esclusiva per Letteratitudine, un estratto del nuovo libro di DARIO FO (Premio Nobel per la Letteratura 1997) intitolato DARIO E DIO (Guanda)

1. La Grande Invenzione Leggi tutto…

TIRATURE ’16: UN MONDO DA TRADURRE

TIRATURE ’16: UN MONDO DA TRADURRE – Milano: il Saggiatore / Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, 2016

È online «Tirature ’16», l’annuario diretto da Vittorio Spinazzola che per il diciottesimo anno fa il punto su fenomeni, tendenze, generi, acquisizioni nell’ambito dell’editoria italiana. Grande spazio è dedicato quest’anno alla traduzione: la professione del traduttore raccontata da chi la svolge, la vendita dei diritti all’estero, nuove esperienze di testo a fronte al tempo delle migrazioni, Google e i traduttori automatici, il fenomeno della riscrittura, gli adattamenti al cinema sono alcuni degli argomenti.
Disponibile solo in versione digitale, anche quest’anno «Tirature» è scaricabile gratuitamente dal sito di Fondazione Mondadori.
*Scarica gratuitamente «Tirature ’16»: formato epub, mobi

Di seguito: l’introduzione a “Un mondo da tradurre”

di Vittorio Spinazzola

Le traduzioni non sono un fenomeno inedito. Ma la loro enorme diffusione e il loro utilizzo per forme e scopi differenti rappresentano un aspetto innovativo della modernità letteraria. La nascita della figura professionale del traduttore ne è stata la necessaria conseguenza. Un ruolo, il suo, che si fonda su un rapporto d’interdipendenza con l’autore: se da un lato non vi può essere traduzione senza scrittura, infatti, dall’altro il traduttore è la prima risposta del mercato della letterarietà di fronte a un testo.

Uno degli aspetti più innovativi della modernità letteraria è il traduzionismo, nella sua diffusione crescente e multiforme. Ovviamente, non si tratta di un fenomeno inedito: traduzioni orali e scritte se ne son sempre fatte, sin dai tempi di Babele, ogni volta che si intendeva stabilire un rapporto comunicativo tra le varie tribù. A venire trasferiti da un linguaggio all’altro erano, s’intende, i discorsi più importanti, come quelli a carattere sacro: la parola di Dio era chiamata a risuonare in ogni idioma. Ma al giorno d’oggi tutto ciò che pronunziamo può chieder di esser reso comprensibile a chi usa una lingua diversa da quella che noi adoperiamo abitualmente. Per necessità di lavoro o opportunità di svago, a chiunque capita di trovarsi in imbarazzo di fronte a elocuzioni straniere sconosciute e incomprensibili. E allora si ricorre al traduttore, o a chi per lui: non si può farne a meno. Leggi tutto…

SOGNANDO MESSI di Stefano Benedetti (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume SOGNANDO MESSI di Stefano Benedetti (Dissensi)

Da SOGNANDO MESSI
La verità sulle scuole calcio
(Stefano Benedetti, © Dissensi 2016)

Le riflessioni riportate sono il frutto di un’inchiesta involontaria, nel senso che riguardano la mia esperienza durata all’incirca 10 anni come dirigente accompagnatore in varie società di calcio, durante la quale ho potuto osservare da vicino l’ambiente “scuole calcio” di Roma. A distanza di alcuni anni, raccogliendo in un contenitore immaginario tutte le vicende a cui ho assistito, mi sono reso conto che possedevano un legame molto stretto con le sorti del calcio “che conta” e a mio avviso hanno causato (e continuano a farlo perché la realtà non è cambiata, anzi è peggiorata) la situazione disastrosa in cui versa il calcio professionistico. Leggi tutto…

MORE UXORIO di Francesca Fiorletta (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo MORE UXORIO di Francesca Fiorletta (ZONA Contemporanea)
pp. 106 – EURO 11

https://i1.wp.com/www.malacoda.eu/wp-content/uploads/2016/01/cover-fiorletta2.jpg3.

I motivi, Nadja.
Diamoci delle motivazioni, allora, cerchiamo di spiegare tutto quello che rimane di più insindacabile, le ragioni metafonetiche, le anastrofi d’epoca, da drive in.
Anche le coppie molto giovani, quelle che dicono:
– Mai e poi mai andare a convivere.
Non lasciare mai più gli smalti verdi sulle unghiette, mai gli unguenti retrò, in bella vista col contrassegno della discoteca.
È un dettato piuttosto naif, il polso col bollo, e non si gioca più neanche il rugby da sottoscala, con le infradito di provette e entreneuse.
Però ugualmente il sabato, in battuta d’arresto, dicevamo, tutti in massa, col mobilio chantilly, le visite di famiglia, il tè agli agrumi.
Non si scappa, non riuscirai a scappare più.
– Tanto anche se scappi io ti trattengo. Leggi tutto…

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono – un estratto (presentazione del libro a Catania il 7 marzo 2015)

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono (Edizioni E/O)

Pubblichiamo il primo capitolo del romanzo, in uscita a marzo…

Lunedì 7 Marzo, alle 18:00, alla Feltrinelli di Catania, Simona Lo Iacono incontra il pubblico per la presentazione del suo nuovo romanzo Le streghe di Lenzavacche (E/O). Ad affiancare l’autrice, Massimo Maugeri. L’incontro sarà arricchito da un contributo a cura di Monica Felloni e Piero Ristagno dell’associazione culturale Neon.

Le streghe di lenzavacche - feltrinelli ct

* * *

LE PRIME PAGINE DI LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono (Edizioni E/O)

PARTE PRIMA

CAPITOLO PRIMO

La prima volta in cui ti vidi eri talmente imperfetto che pensai che nonna Tilde avesse ragione. Avrei dovuto mettere sotto la tua culla otto pugni di sale, bere acqua di pozzo e invocare le anime del purgatorio. Poi dire tre volte: «Maria Santissima abbi pietà di lui», affidarti alle mani del primo angelo in volo e assicurarti al collo una catena della buona morte.
Non lo avevo fatto.
D’altra parte eri un imprevisto, e con gli imprevisti non si allestiscono scongiuri e preparativi. Al più qualche rimedio per i tuoi occhi allungati, la fronte bitorzoluta, il broncio spellato dalle troppe spinte. Nonna Tilde ti ha guardato scettica ed è corsa a chiamare un sacerdote pontificando che solo gli esorcismi ti avrebbero salvato dalla malasorte. Poi ti ha sciacquato dal sangue del parto, ti ha sistemato sul mio seno ed è sparita per andare a seppellire la placenta sotto il vecchio noce. In silenzio, ha invocato i nomi degli antenati. Ma la luna calava invece che alzarsi, non era tempo di marea né di santi, i fantasmi tacevano e non una stella brillava nella notte. Tutti cattivi presagi, figlio mio, ma tu eri nato, e pur squadernato da un vento di sfortuna, ti chiamai Felice, e decretai che quello era il primo passo per ribaltare il destino.

Leggi tutto…

NEL NOME DELLA MADRE di Alessandro Greco (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo NEL NOME DELLA MADRE di Alessandro Greco (Miraggi edizioni)

Nel nome della madreLa storia di Alessandro si svolge in una manciata di mesi, tra poche pareti e qualche esterno: le pareti di una casa come tante altre, dove vivono un marito, una moglie e una bambina, ma un po’ speciali, perché sono felici, e quelle di un ospedale, dove lui viene operato di un tumore al cervello, perché a volte sembra davvero che la felicità non possa esistere. Sgomenti, impauriti, arrabbiati anche, Alessandro e Federica si fanno forza, forti del loro amore, di quello per Sara, e per il bambino che sta per venire al mondo. Non basta, e il secondo colpo è ancora più tremendo. Eppure, con lucidità e limpidezza estreme, guardando in faccia ogni cosa e in profondità dentro se stessi, riescono a ritrovare un filo, perfino un senso, non soltanto nel loro rapporto e con la piccola Sara, ma negli altri, nelle vite che incrociano, in ogni minima occasione. Il romanzo che ne è nato, ne porta i segni: un romanzo di vita e di amore per la vita. È questo che mi ha colpito: il coraggio, viene da dire la nobiltà d’animo, di trasformare una tragedia personale in un’esperienza importante per gli altri, di cui si è grati.

(Laura Bosio)

* * *

Un estratto di NEL NOME DELLA MADRE

5
[Sono stanco] Leggi tutto…

MERICA, MERICA (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “MERICA, MERICA. Viaggio verso il nuovo mondo. Con CD Audio” – a cura di Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo (Sciascia editore)

Il libro sarà presentato a Catania il 23 febbraio 2016, h. 19:30, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (sala E7)

MIGRANTI SULLA VIA DELLA MERICA – Le condizioni sanitarie nelle traversate oceaniche

 di Alessandro Russo

«Non trovo parole adeguate per descriverle per l’intiero lo sconvolgimento del Piroscafo, i pianti, i rosari e le bestemmie di coloro che hanno intrapreso il viaggio involontariamente, in tempo di burrasca. Le onde spaventose si innalzano verso il cielo, e poi formano valli profonde, il vapore è combattuto da poppa a prua, è battuto dai fianchi. Non le descriverò gli spasimi, i vomiti (con riverenza) e le contorsioni dei poveri passeggieri non assuefatti a cositali complimenti. Tralascio dirle dei casi di morte, che in media ne muoiono 5 o 6 per 100, e pregare il Supremo Iddio che non si sviluppino malattie contagiose, che allora non si può dire come andrà».

Lettera di Francesco Costantin, Colonia Angelica, San Paolo del Brasile, 8 giugno 1889

“Ieri doveva partire per il suo primo viaggio al Brasile, il piroscafo Giulio Cesare, con circa 900 passeggeri, ma un fortuito incidente ne rimandò la partenza a stamane. Gli emigranti erano già quasi tutti imbarcati, allorché dopo il primo pasto a bordo, una quarantina di essi vennero soprappresi da dolori acutissimi di ventre, da vomito ecc. Indagata la causa di tale malore, si venne alla conclusione che si doveva trattare di avvelenamento prodotto dalla recente stagnatura delle gamelle. Le gamelle vennero subito sostituite con altre nuove, ed inviate alla Commissione sanitaria per le opportune verifiche. Iersera alle 11, appena la Commissione ebbe dato il suo responso, il piroscafo fece i preparativi per la partenza”

“Il Secolo XIX” 13-14 novembre 1892

 

Parto da qui.
Dall’ultimo pezzettino dell’Ottocento e da un’impressione di disgustosa ripugnanza.
Chiusi nel fetidume della stiva di bordo un fiume di zappaterra, lustrascarpe e poveri cristi. Sguardo senza luce e scialle sul capo, li accerchiano una miriade di valigie di cartone strette con i legacci di spago. Un formicaio umano, un garbuglio di cenci: non somigliano a conquistatori ma a una massa di disgraziati uniti dal sottile filo di seta della sorte. Hanno nomi e cognomi italici e sono analfabeti. Un’angosciante fioritura di odissee da passar al setaccio istoriografico di una singola lente di ingrandimento; un arcipelago di microstorie ramificate con l’artiglio della miseria, della disoccupazione e dell’usura.
Mollo gli ancoraggi e prendo il largo. Leggi tutto…

IL CRISTIANO TRA POTERE E MONDANITÀ: 15 malattie secondo papa Francesco

Copertina di 'Il cristiano tra potere e mondanità'Da Il cristiano tra potere e mondanità – 15 malattie secondo papa Francesco (Anna Carfora – Sergio Tanzarella, introduzione di Nunzio Galantino © Il Pozzo di Giacobbe 2015, Collana “Oasi”)

Quelle che il papa ha messo in fila – il narcisismo come l’eccessiva operosità, la durezza di cuore, il funzionalismo, l’alzheimer spirituale che fa perdere lo slancio gioioso dato dall’incontro personale con Cristo e si concentra solo sul presente, la vanagloria, il servilismo cortigiano interessato ad ingraziarsi il potere, il pessimismo sterile, l’accumulare per sentirsi più sicuri, la ricerca di consensi che diventano lo scopo della vita – sono tutte malattie che imputridiscono le esperienze ecclesiali impedendo alla Chiesa di esprimersi come un corpo vivo, in cammino e in trasformazione. […]

* * *

Incipit parte I. “Una diagnosi grave ed urgente”

Fermarsi, scendere, andare incontro

Sono trascorsi poco più di due anni dal 19 marzo 2013, giorno della Messa di intronizzazione a piazza san Pietro. In quella mattina di sole, Francesco sta andando verso l’altare dove ad attenderlo ci sono i grandi della terra: presidenti e teste coronate. All’improvviso rompe il protocollo del cerimoniale. Tra l’imbarazzo e lo stupore dei cronisti di tutto il mondo – e facendo attendere gli illustri ospiti – Francesco fa fermare l’auto, scende da essa e va incontro ad un malato di SLA e lo abbraccia. Sul momento tanti non hanno capito e lo hanno confuso con una qualsiasi generica buona azione. Ma in quel gesto era già racchiuso il senso profondo del programma del pontificato. Un invito a fermarsi dalla corsa di un attivismo fine a se stesso o orientato all’ottenimento di riconoscimenti mondani: solo fermandoci possiamo vedere.

Ma non basta fermarsi, occorre anche scendere da tutti i piedistalli dove ci siamo o ci hanno collocato, perché «resta chiaro che Gesù Cristo non ci vuole come principi che guardano in modo sprezzante, ma come uomini e donne del popolo»[1]. Occorre quindi scendere dalla condizione di superiorità che rischia di non farci sentire umani tra gli umani, scendere per vedere come vedono gli altri il mondo; solo scendendo possiamo incontrare gli altri negli occhi. Ma a questa discesa nella condizione comune della umanità che è rimasta sulla terra, che non appartiene ai vertici della società e del mondo, che non possiede una opzione preferenziale per il cielo, che non assiste mangiando pasticcini dalle terrazze alle messe di beatificazione, che non è socia del “Circolo della caccia” o del “Nuovo circolo degli scacchi”, deve seguire l’andare incontro rompendo ogni muro e barriera, ogni distanza e giustificazione di distanza, ogni codice di separatezza. E andare incontro significa anche toccare, toccare «la carne sofferente degli altri»[2] e non mantenerci «a distanza dal nodo del dramma umano»[3], imparare ad abbracciare le persone. Un abbraccio non di circostanza, di quelli formali e diplomatici che mantengono le distanze, ma di quelli che restituiscono il senso del corpo, cioè la condivisione della sorte degli altri. Per lungo tempo l’illusione del possesso della verità ha prodotto varie forme di alterigia e giustificato ogni violenza; è tempo di capire che la verità ci è solo affidata per quel poco che ci è dato di capirla e che il nostro compito non è agitarla come una clava, ma condividerla semplicemente con gli altri rendendola possibile nella vita ordinaria, rompendo l’anonimato dei condomini dei quartieri senza volto. Leggi tutto…

RAZZA DI ZINGARO di DARIO FO (un estratto)

Trollmanngross.jpgPubblichiamo le prime pagine del romanzo RAZZA DI ZINGARO di DARIO FO (Chiarelettere)

Il libro
Lui è Johann Trollmann (1907-1943), pugile sinti nella Germania nazista, il più bravo di tutti, ma c’è un particolare: è uno zingaro.
La vita di Johann comincia subito di corsa, da quando, bambino, scopre la boxe e sale sul ring portando con sé i valori e la tradizione della sua gente, e guadagnando strepitose vittorie, una più emozionante dell’altra, con il pubblico (soprattutto femminile) in visibilio. Ma uno zingaro non è come gli altri tedeschi: come può rappresentare la grande Germania alle Olimpiadi del 1928? Le strade del successo ben presto gli vengono sbarrate, il clima politico peggiora, il nazismo travolge tutto, anche la sua vita e quella della sua famiglia. Non importa che Johann sia il più bravo, il titolo di campione dei pesi mediomassimi gli verrà negato, nonostante la vittoria sul ring.

Da quel momento la sua vita diventa impossibile: prima il divorzio cui è costretto per salvare la moglie e la figlia, poi la sterilizzazione, la guerra cui partecipa come soldato e infine il campo di concentramento e l’ultima sfida, quella decisiva, contro il kapò, che vincerà, e per questo sarà punito. Con la morte.

* * *

Le prime pagine di RAZZA DI ZINGARO di DARIO FO (Chiarelettere)

La prima volta sul ring Leggi tutto…

LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (Garzanti)

In concomitanza con il ritorno in tv della serie evento 1992, in onda su La7, l’ex giudice e sostituto procuratore della Repubblica di Milano Gherardo Colombo racconta quegli anni drammatici nel libro Lettera a un figlio su Mani pulite.

Che cos’è stata Mani pulite e qual è oggi la sua eredità civile?

Gherardo Colombo racconta per la prima volta ai più giovani una stagione controversa della storia della nostra nazione.

* * *

Da LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (Garzanti)

di Gherardo Colombo

Sono passati più di vent’anni da quel 17 febbraio 1992, il giorno dell’arresto di Mario Chiesa che ha dato inizio alle indagini e all’inchiesta conosciuta con il nome di Mani pulite. Voi ragazzi di oggi vi stupireste se vi ritrovaste a vivere anche soltanto qualche mese di allora: l’attenzione dei media, le novità scandalose che quotidianamente venivano a galla, lo straordinario coinvolgimento dell’opinione pubblica. Voi che non avete vissuto il 1992 fate giustamente fatica a immaginarvelo: i computer avevano una memoria fissa di soli 20 MB; non esisteva Internet, quindi non c’erano Google e Wikipedia; i telefoni cellulari – che servivano solo a telefonare – erano riservati a poche persone; si fotografava ancora con la pellicola e non in digitale. Per quel che riguarda le investigazioni, i mezzi erano molto più limitati rispetto a oggi.

Mani pulite ha rappresentato un punto di passaggio controverso e decisivo per la nostra storia. Sono stati anni difficili e carichi di speranza, per me e per il Paese, anni in cui ho avuto modo di conoscere a fondo i limiti e le potenzialità miei e dell’Italia. Insieme soprattutto ad Antonio Di Pietro e a Piercamillo Davigo, ho fatto parte di quel pool della procura di Milano che ha smascherato un sistema criminale e corrotto, capillare e potente, che coinvolgeva – salvo le formazioni politiche dell’estrema destra e dell’estrema sinistra – tutto l’arco politico parlamentare dell’epoca, e poi imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine, membri della magistratura. È stata un’esperienza che ha inciso profondamente sulla nostra società, ma più passa il tempo, più continuo il mio quotidiano viaggio nelle scuole di tutte le regioni dialogando ogni anno con migliaia di studenti di ogni età, più mi accorgo che il senso di quell’esperienza è sempre più nebuloso. Che cosa è davvero successo in quegli anni? Perché è stato importante e necessario portare avanti quell’inchiesta? Quali pericoli abbiamo corso? Io penso sia necessario avere ben chiaro nella mente cosa è accaduto allora. È fondamentale cioè, per non ripetere certi errori, che la vostra generazione, che non ha vissuto in prima persona quei momenti, non dimentichi comunque quanto è accaduto. Sono convinto che conoscere meglio quei fatti possa fornire a chi allora non c’era una maggiore capacità di capire il presente. E credo che questo sia utile per tutti. Leggi tutto…

DARE VOCE ALL’INVISIBILE – Indagine sull’ineffabile in musica

Pubblichiamo l’introduzione del volume “DARE VOCE ALL’INVISIBILE. Indagine sull’ineffabile in musica” di Sabina Meyer (Scienze e Lettere)

In collegamento con il forum Letteratura e musica di LetteratitudineBlog

* * *

L’interesse che suscita la voce, quest’entità sfuggente e sottile, che le sole parole non riescono a cogliere, si è delineato man mano nel corso di questa ricerca. II punto d’arrivo era aperto; si è però approdati con grande precisione e quasi, si potrebbe dire, per ovvietà al perno dell’indagine qui proposta: la voce che ode, vede e dice l’invisibile.
Tale riflessione sul corso che lo studio ha preso, che – posto in questi termini, potrebbe apparire alquanto casuale – si fonda in realtà sul tentativo di farsi guidare dall’oggetto di studio seguendone il flusso e scorgendo in esso stesso l’organicità che spesso si cerca di rendere sistematizzando la materia secondo criteri deduttivi aprioristici.
Questo lavoro vuole inoltre mettere a contatto due campi diversi: l’antropologia e il teatro. L’accento non viene però posto su nessuna delle due parti, lo sguardo non vuole essere quello del ‘solo’ teatrante o del ‘solo’ antropologo che guarda l’altra realtà con occhio estraneo o estraniato.
II tentativo è quello di situarsi esattamente a metà, o meglio sulla soglia tra i due ambiti in modo da permettere uno sguardo aperto su tutta la zona.
Saranno chiariti innanzitutto i motivi dell’avvicinamento tra i due diversi ambiti della conoscenza; i loro punti di contatto, le ragioni del profondo interesse che certi uomini di teatro e musicisti e certi antropologi hanno mostrato nell’aprire il proprio orizzonte sull’altro mondo.
In seno alle osservazioni condotte in entrambi i campi, è emersa con singolare pregnanza la tematica dello sciamanismo come zona d’indagine di confine, capace di gettare luce sui molti aspetti che la ricerca proposta implica. Leggi tutto…

PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (Mondadori). 

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato una recensione del libro corredata da un’intervista all’autore, entrambe curate da Tea Ranno

(da pagg. 326 -328)

Quando Frank giunse, calò nella stanza un silenzio irreale.
Si presentò con la divisa e l’aria di indossarla da sempre. Solo
Lucia sapeva tutto, ma Frank le aveva chiesto di tacere.
«Ma come…» mormorò Carmela spaesata. «Il poliziotto? Non
dovevi fare l’avvocato?»
«C’è sempre tempo» rispose Frank togliendosi il cappello.
Sal, che aveva già preso posto intorno al tavolo, si alzò di scatto.
«Non ci sto nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro!» esclamò.
I due fratelli si scrutarono con odio. «Se tu non vuoi stare
nella stessa stanza in cui c’è uno sbirro, io non voglio respirare
la stessa aria che respira un mafioso.»
«Attento a come parli, sbirro!»
Frank serrò i pugni e si morse il labbro, poi: «Meglio sbirro
e lavorare onestamente per la gente che…».
«Onestamente?» Sal sbottò in una risata: «Ma tu lo sai quanti
sbirri ci sono nel libro paga dei mafiosi?». Si avvicinò alla porta
per andare via. «Cresci, Frank, il mondo non è quello dei libri
di scuola.»
Sua madre lo prese per il braccio: «Dov’è che vai? La famiglia
questa è. Questa!» urlò furibonda indicando con la mano quelli
che stavano intorno al tavolo. Lo tirò per la giacca e lo riportò
al suo posto, poi li guardò: «Vostro padre è ancora caldo nella
tomba e voi v’acchiappate così?». Spostò lo sguardo infuocato
dall’uno all’altro: «Non ci sono sbirri e non ci sono mafiosi in
questa casa» disse con voce roca e furente, «solo fratelli. Mi sono
spiegata? Fratelli» scandì, «stessa carne, stesso sangue, stesso
dolore nel partorirvi, stessa stanchezza nel crescervi. Figli miei
siete. E di Luigi. E se ora Luigi non c’è a battere i pugni sopra
al tavolo per ricordarvi l’educazione, ci sono io. Capiste?».
Abbassarono gli occhi. «E ora a tavola, ognuno al posto suo!»
Robert avrebbe voluto sparire, si sentiva fuori luogo, lo sussurrò
all’orecchio a Tony: «Che ci sto a fare io qui, in mezzo a voi?».
«Sei il mio amico» rispose lui come se constatasse la cosa più
naturale del mondo. Leggi tutto…

MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (un estratto)

Memoriali sul caso SchumannPubblichiamo un estratto di MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (Il Saggiatore), preceduto da alcune considerazioni dell’autore in merito alla recensione del romanzo firmata da Claudio Morandini e pubblicata sul forum LETTERATURA E MUSICA di Letteratitudine

* * *

di Filippo Tuena

La struttura del libro per me È il libro. È l’elemento fondante dal quale parto. Stabilita quella – in questo caso – 6 monologhi (in principio erano 5, quello di Ludwig l’ho aggiunto per ultimo) dove si alternavano diari, epistolari, memoriali, monologhi, scritture automatiche. Ho rinunciato quasi del tutto ai dialoghi (non riuscivo a renderli credibili) e alle descrizioni (salvo Endenich che è luogo misterioso ai più e dunque quelli che lo visitavano, certamente lo descrivevano) perché volevo che il lettore sapesse meno delle voci narranti. E che le voci narranti ignorassero il lettore.
Di qui anche la scelta di eliminare – salvo nella Postilla – il ruolo del narratore che ha sempre svolto un’importante funzione nei miei libri precedenti. Un unico narratore presupponeva una conoscenza completa delle vicende e io invece volevo che si mantenesse il più possibile il dato frammentario e incompleto. Per questo motivo non è stata chiamata a testimoniare Clara, che certamente avrebbe potuto fornire molte informazioni ma che nella realtà e anche in questa ‘fiction’ ha sempre mantenuto un riserbo rigidissimo.

Due parole anche sulla musica e sulle variazioni. Considero la forma delle variazioni la punta più alta della letteratura musicale ottocentesca e anche la più vicina alla narrativa. Che cos’è la narrazione se non la variazione di un evento preesistente che nelle mani del narratore assume una forma specifica e riconoscibile come originale di quel narratore? Stabilito questo assioma ne cade che la realtà così come possiamo trasmetterla non è che una variazione dell’evento occorso. Il tema mi affascina, ma qui si può solo accennare. Ne riparliamo.

* * *

Da MEMORIALI SUL CASO SCHUMANN di Filippo Tuena (Il Saggiatore) – pag. 84-86 Leggi tutto…

O SOLITUDE di Catherine Millot (un estratto)

O solitudePubblichiamo le prime pagine di O SOLITUDE di Catherine Millot (Iacobelli editore)

È in libreria la versione italiana di “O solitude” di Catherine Millot, libro edito in Francia da Gallimard in cui l’autrice insegna come uscire dalla depressione e vivere la solitudine come una risorsa.

Catherine Millot, scrittrice e psicoanalista, allieva di Jacques Lacan, ci racconta attraverso i suoi viaggi, i suoi amori infelici, il senso di abbandono, la tristezza della solitudine. Ma in questo romanzo gli incontri sembrano lenire questa angoscia.
Incontri importanti con i protagonisti del secolo passato: Proust, che legge e rilegge e definisce il romanzo sull’amore per eccellenza, Barthes che compara il linguaggio a un membro stanco del corpo umano, Hudson e la sua felicità nella solitudine della Pampa e nei giardini londinesi, Soseki che durante la malattia ritrova nel silenzio la sua creatività, Poe che indica una via per uscire dal maelstrom della depressione.

Traduzione a cura di: Lia Colucci, Georgia Jacob La Penna, Diego Mautino.

Il volume è realizzato in coedizione con le Edizioni Praxis del Campo lacaniano

* * *

Le prime pagine di O SOLITUDE di Catherine Millot (Iacobelli editore)

 

1.

La felice impazienza degli inizi. L’orizzonte è un cerchio perfetto,
il mare è deserto, vuoto come la pagina bianca che
mi aspetta, come i giorni a venire, con soltanto il sole e il
mare, e le isole. E il sole sorgerà sul mare, tramonterà sul mare.
Io potrò uscire la mattina sul ponte a guardarlo levarsi sino a
quando l’alba grigia diventi l’aurora rosa, e in seguito riaddormentarmi,
tutta avvolta dalla bellezza del giorno nascente. La felicità
si confonde con il mare e il sole e la scrittura che sarà, le
lunghe mattinate di scrittura, il tempo reso alla sua libertà. Appena
imbarcata a Napoli, l’altro ieri sera, ho sentito installarsi il
silenzio interiore della scrittura. Scrivere, è sempre riannodare
con il fondo, con il grande silenzio originario. Le frasi che già si
scrivono nella mia testa fanno silenzio, e nascono dal silenzio che
si fa. Questa mattina, il mare oleoso che si confonde all’orizzonte
con il cielo aggiunge la sua calma al silenzio. Leggi tutto…

IL FUTURO SARÀ DI TUTTA L’UMANITÀ – VOCI DAL CARCERE (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume IL FUTURO SARÀ DI TUTTA L’UMANITÀ – VOCI DAL CARCERE (Dissensi) di Antonella Speciale con Emanuele Verrocchi

L’estratto è selezionato dal capitolo sugli istituti penitenziari per minori. Di seguito, un’ampia scheda sul libro

Da Il futuro sarà di tutta l’umanità – Voci dal carcere (Antonella Speciale con Emanuele Verrocchi, © Dissensi 2015)*

IPM
Istituti Penitenziari per Minori

Un carcere minorile, in Sicilia, è una sorta di drammatica Università, un passaggio obbligato per molti ragazzi di quartiere.
Un ragazzo scrisse: “Ci sono numerose ragioni che spingono a delinquere: soldi facili, per provare a te stesso di potercela fare ad affrontare una sfida così difficile, per dimostrare agli altri di essere forte.”
Un altro: “I miei hanno un panificio e figurati se non vorrei lavorare lì, ma non ce la faccio, è più forte di me… dopo tre giorni smetto perché mi annoio. Il mio lavoro è la strada, e quella cosa (la droga) torna sempre a chiamarti.”
Nella prima testimonianza mi colpisce in particolare “per dimostrare agli altri”: questi altri non sono di certo i coetanei diciassettenni, poiché non ci si vanta di aver compiuto sette rapine in banca a mano armata in concorso. Sono cose che non si rivelano. Gli “altri” sono quelli a cui vuoi mostrare di essere forte, una sorta di scalata al potere in ambienti criminosi ben organizzati, dove ognuno dimostra le proprie capacità per farsi valere. Il carcere è un passaggio: bisogna saperlo affrontare, rinunciando agli affetti, fidanzate, famiglia, divertimenti, sopportando vessazioni e spesso soprusi e violenze, facendosi rispettare da tutti e così via. Dimostrando di saper rinunciare alla libertà. Ma perché, mi domando, prima erano davvero liberi questi ragazzi?
Accade allora che dopo il reato questi ragazzi di vita vengono buttati tra cemento e sbarre, in ambienti degenerativi per l’essere umano, proprio nell’età massimamente evolutiva, strappati ad ogni legame affettivo, alla famiglia. La carcerazione è il rimedio punitivo: loro rinchiusi, la società più tranquilla. Intanto, al loro posto, verranno arruolate nuove reclute. Ma loro certo, con anni di carcerazione acquisteranno rispetto.
Un sistema perverso, dove a libertà negata da un mondo di stampo mafioso e criminale se ne sostituisce un altro coercitivo e militare e soprattutto punitivo. Se non fosse per l’impegno di alcuni educatori, operatori, direttori particolarmente illuminati che fanno di tutto affinché la detenzione sia il più breve possibile, questi ragazzi (spesso poveri, dunque privi di avvocati particolarmente incalzanti) butterebbero il tempo migliore della loro vita, il tempo dell’apprendimento, nel luogo più squallido della terra: il carcere. Leggi tutto…

MIRACOLO A PIOMBINO di Gordiano Lupi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “MIRACOLO A PIOMBINO – Storia di Marco e di un gabbiano” di Gordiano Lupi (Historica)

13.

Marco tornava da scuola e aveva i suoi
compiti da terminare, poi i libri da leggere. La
passione della lettura gli era saltata sulle spalle
come un demone liberatore. Bisognava che
lo chiamassero tre volte a tavola perché si decidesse
a staccare gli occhi dal suo romanzo
d’amore o d’avventure. Viveva con i suoi eroi
e con la sua malinconia. Paura e tristezza, La
disavventura, L’antagonista, Fausto e Anna
erano i romanzi di lunghe giornate solitarie,
compagni di notti insonni, storie che uno
scrittore delle sue parti ambientava tra Cecina
e Volterra. Marco viveva le tristezze di quelle
pagine intense, sognava storie d’amore irreali,
a volte desiderava persino morire. Sì, morire.
Non è così strano pensare di uccidersi da
adolescenti, ché la morte sembra così lontana
e poi il coraggio non si trova mai. Marco di
notte nascondeva il capo sotto i cuscini, tratteneva
il fiato e pensava che prima o poi gli
sarebbero scoppiati i polmoni. Ma quando si
sentiva soffocare non aveva il coraggio e finiva
per riaprire la bocca e respirare. Leggi tutto…

PASSI AFFRETTATI di DACIA MARAINI

Passi affrettatiIn occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne pubblichiamo il capitolo VII del testo teatrale PASSI AFFRETTATI di DACIA MARAINI

“Un manifesto contro la violenza alle donne. Un testo teatrale di Dacia Maraini diventa un libro-documento che raccoglie e testimonia sette storie di donne vittime di violenze nel mondo”. Panorama

Il libro nasce dall’elaborazione, a opera della scrittrice, di una serie di testimonianze raccolte in tutto il mondo sul tema della violenza alle donne. Il testo raccoglie sette storie di donne, di diverse aree del mondo, con religioni diverse tra loro, con stili di vita diversi, eppure accomunate da una triste realtà, ovvero quella di essere vittime della violenza, a volte cieca e immotivata. Donne  ovunque prigioniere di una tradizione, di un matrimonio non voluto, di una famiglia violenta, di uno sfruttatore, di una discriminazione. Dalla Cina alla Giordania, dalla Nigeria alla California fino alla “civilissima” Europa riecheggiano, nelle storie narrate dalla Maraini, violenza e sopraffazione. Il dolore di donne appartenenti a mondi diversi che vengono oltraggiate nella loro persona, dignità e libertà. Ecco allora che “Passi affrettati” non parla soltanto di una violenza insensata ma racconta un universo più complesso, un deserto nelle relazioni, una rappresentazione del corpo e del desiderio maschile schiacciati nella categoria dei bassi istinti da imporre con la violenza o con il denaro”. Passi affrettati è nato come spettacolo teatrale per poi diventare un libro e un progetto di innovazione culturale incentrato sulle tematiche della violenza e discriminazione di genere e delle pari opportunità.

* * *

 

Il capitolo VII di PASSI AFFRETTATI di DACIA MARAINI
Leggi tutto…

L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’UOMO CHE VENIVA DA MESSINA di Silvana La Spina (Giunti)

Il romanzo sarà presentato a Catania, mercoledì 25 Novembre alle ore 18:00 presso la Sala Eventi de la Feltrinelli Libri e Musica di via Etnea 185. Ne parla con l’autrice Massimo Maugeri “Letteratitudine”. Letture di Marina Cosentino

Silvana La Spina - L'uomo che veniva da Messina

I

Sugli occhi.

Per istam sanctam unctionem…
Maestro, finalmente siete arrivato!… Vi ho chiamato tanto
in questi giorni. Da quando sono stato male, dicevo continuamente:
«Chiamatemi mastro Colantonio. Chiamatemi
il mio maestro…». Ma adesso siete qui. Posso parlarvi
finalmente!
Voglio anzi raccontarvi ogni cosa di me e di questi anni
in cui siamo stati così lontani.
La vita del resto è un fiume che ci trascina. Potremmo
persino scomparire nelle sue acque se qualcuno non si immergesse
con noi.
E io in questo viaggio ho scelto voi.
L’uomo più misterioso, il pittore più indecifrabile – per
tutta la vita ho cercato di imitarvi, fin da quando vi vidi per
la prima volta a Napoli.
Ma ora siete qui, questo conta.
Il prete mi ha appena passato l’olio santo sugli occhi. Ho
sentito le sue dita sulle palpebre, la densità del liquido sulla
pelle colare lungo il collo…
«Perché con gli occhi hai peccato, il Signore ti perdoni»
mormora piano.
Come posso aver peccato con gli occhi, quando per un
pittore gli occhi sono il suo strumento di lavoro? Leggi tutto…

PER TUTTO L’ORO DEL MONDO di Massimo Carlotto (un estratto)

Pubblichiamo la prima parte del prologo del romanzo PER TUTTO L’ORO DEL MONDO di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

PROLOGO Leggi tutto…

PER SEMPRE di Piergiorgio Pulixi (un estratto)

Pubblichiamo il prologo del romanzo PER SEMPRE di Piergiorgio Pulixi (Edizioni E/O Collezione Sabot/Age)

PROLOGO
Leggi tutto…

SHIRLEY di Charlotte Brontë

Pubblichiamo un estratto del romanzo SHIRLEY di Charlotte Brontë, che sta per essere ri-edito da Fazi editore  (traduzione di Fedora Dei) in libreria dal 19 novembre

La mente di Shirley si volgeva a ben altro che al denaro e alla posizione sociale. Naturalmente era lieta di essere ricca e, a tratti, si sentiva perfino esaltata all’idea di essere signora di un’antica magione, di aver tanti affittuari e possedimenti e in special modo la zona di Hollow, con “la grande filanda e tutti i suoi annessi, la tintoria cioè, e il magazzino merci e l’amministrazione, nonché il podere ora tenuto a giardino e quella villetta bianca denominata Hollow’s Cottage”. Ma era un’esaltazione così ingenua e dichiarata che non poteva dare fastidio a nessuno. In effetti Shirley amava tutto ciò che è grande, nobile, buono, generoso, e a quello aspirava. Meditava di più sui mezzi per soddisfare questa sua inclinazione che non sulla propria superiorità sociale.
Si era interessata a Caroline dapprima soltanto perché l’aveva vista così quieta, riservata, fragile da far credere che avesse bisogno di qualcuno che si occupasse di lei. La predilezione accentuò quando scoprì che il proprio modo di pensare e parlare trovava in lei puntuale rispondenza. Non se l’era aspettato: una ragazza con un visino così bello, una voce e modi così dolci, non poteva esser molto dissimile dalle comuni ragazze del luogo, sia per mentalità sia per cultura. Ma quando aveva arrischiato un paio di battute alquanto caustiche, quel visino si era subito illuminato di arguta comprensione. E più ancora crebbe la simpatia quando si avvide quale ammirevole lavorio mentale e quali tesori di cultura – acquisita senza l’aiuto di nessuno – si nascondevano in quella testina tutta riccioli. Shirley e Caroline avevano gli stessi gusti, avevano letto gli stessi libri, ammirandone alcuni e ridendo di altri che giudicavano pieni di falso sentimentalismo e pomposamente scritti.
Per Shirley, ben pochi uomini e ben poche donne avevano il gusto della poesia ed erano in grado di distinguere quella vera da quella falsa. Le era già capitato più volte che persone, intelligenti peraltro e colte, le indicassero questo o quel brano poetico come qualcosa di eccelso. Poi, quando lei andava a leggerlo, non vi trovava che l’opera di un brillante versificatore, ammirevole per ricchezza di immagini ed eloquenza ma pieno di orpelli! Quel dato brano, stuzzicante, ben costruito, dotto, perfino provvisto degli affascinanti colori dell’immaginazione, le sembrava diverso dalla vera poesia quanto può esserlo un sontuoso vaso di mosaico da una piccola coppa d’oro: o, per offrire un altro esempio al mio lettore, quanto può esserlo un fiore artificiale, fatto da una modista, dal giglio di campo appena colto. Leggi tutto…

PASOLINI. RAGAZZO A VITA di Renzo Paris (un estratto)

In occasione del quarantennale della morte di PIER PAOLO PASOLINI (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) pubblichiamo le prime pagine del volume PASOLINI. RAGAZZO A VITA di Renzo Paris (Elliot edizioni)

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

I. La calaca

Casarsa, 2 novembre 2013

È una fredda giornata ventosa quando, nel primo pomeriggio,
arrivo davanti al cimitero di Casarsa della Delizia. Sul
mio cellulare intelligente compare una scritta che, alzando gli
occhi, vedo ripetuta sulla porta dell’ingresso: “JHS. In pace
Christi requiescant”. Supero l’arco e noto sulla mia sinistra
una lastra scura che attraversa il viottolo. Mi avvicino. Ecco
la pietra tombale dove compare il nome di Pier Paolo Pasolini
(1922-75) accanto a quello di sua madre, Susanna Colussi
(1891-81). Un’aiuola di alloro è scossa dal vento. Fiori
bianchi insieme a un serto di tagete, fiorellini con foglie vellutate
di colore marrone e il centro giallo, a forma di semiluna,
incoronano il nome. Il serto, con accanto un lumino rosso,
è fermato da piccoli sassi, simili a quelli visti a Roma sulle
tombe ebraiche del cimitero del Verano. Si tratta proprio
del fiore che i messicani usano per resuscitare i morti e farli
tornare nelle loro case. Tagete è anche il dio etrusco protettore
del vino, citato nel romanzo delle stragi, Petrolio. Come
sono giunti fin qui? Chi li ha deposti? Ho con me una bottiglietta
d’acqua, che poggio accanto al lumino. Mi inginocchio
e, sfiorando con le dita quella scritta, ho un improvviso giramento
di testa e una leggera nausea; forse quest’ultima dovuta
alle troppe sigarette che ho fumato, appena sceso dal treno.
Sono tornato a fumare dopo anni di astinenza, proprio
quando ho pensato di scrivere un libro di ricordi su Pasolini.
Ormai quei ricordi, cristallizzati nella mia mente, non possono
essere più dilazionati nel tempo. O adesso o mai più. Leggi tutto…

ROMÀNS – Pier Paolo Pasolini

In occasione del quarantennale della morte di PIER PAOLO PASOLINI (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) pubblichiamo un estratto dell’introduzione del volume ROMÀNS, di Pier Paolo Pasolini (Guanda – a cura di Nico Naldini)

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

INTRODUZIONE

Se si fa attenzione alle date di composizione si vedrà che il racconto lungo Romàns e quello più breve Un articolo per il « Progresso » sono il primo risultato di mimesis realistica della narrativa pasoliniana. La realtà rappresentata: l’ambiente popolare friulano del dopoguerra con le tensioni sociali e ideologiche proprie di un impegno al rinnovamento in atto dalla fine del fascismo.
Un mondo sociale in cui vengono subito distinte, secondo gli schemi del realismo classico, alcune delle sue componenti: il ceto dei piccoli proprietari terrieri, quello dei contadini poveri, mezzadri e fittavoli di proprietà altrui, quello poverissimo dei braccianti. Più in basso ancora, e quasi occultato nella propria miseria, una specie di sottoproletariato di lavoranti a ore che potranno trovare un riscatto solo emigrando all’estero. Se non si tengono a mente queste divisioni di classe, che oggi sembrano del tutto superate ma che alla fine degli anni Quaranta si presentavano agli occhi di Pasolini con tutta la loro dinamica di conflitti nascenti, forse non si capirà il pathos sociale di questi racconti e quanta parte di esperienza del mondo popolare lasciano già intravedere. Il mondo degli « altri » cui Pasolini sentiva di dover sacrificare i suoi privilegi di classe e di cultura. E poiché sono gli altri « che fanno la storia », esigeva un mutamento profondo anche di se stesso. Semplificando all’estremo si potrebbe dire: Pasolini, cresciuto nel mito novecentesco dell’autonomia dell’arte in cui l’unico canone di giudizio era quello estetico e la cultura si svolgeva tutta sotto il segno del tecnicismo e della filologia, attraverso una serie di passaggi razionali ma in cui la passione aveva sempre indicato la strada giusta, aveva commisurato il gusto estetico alle virtù sociali e l’antirealismo tipico della letteratura del Novecento a un’arte asservita a ideali etico-fantastici al cui centro c’era il popolo, oggetto di pietà e di amore. Nessuna remora da parte di Pasolini a denunciare il proprio « populismo », l’« umanitarismo » – che gli furono rimproverati dalla cultura ufficiale della sinistra degli anni Cinquanta – e a considerare il messaggio dei Vangeli alla radice della rivoluzione socialista.
La negazione di ogni tipo di settarismo, la letteratura concepita come dialogo storico e non come monologo metastorico, il primato dell’esperienza esistenziale sul dogma dottrinario sono all’origine di ogni sua svolta, mentre la virtù cristiana della carità unita all’ordine razionale marxista gli aveva consentito non solo delle convinzioni, ma anche delle contraddizioni che hanno dato flessibilità intuitiva al suo pensiero.
« Cristo, facendosi uomo, ha accettato la storia » scrive nel 1954 al poeta cattolico Carlo Betocchi, « non la storia archeologica, ma la storia che si evolve e perciò vive: Cristo non sarebbe universale se non fosse diverso per ogni diversa fase storica. Per me in questo momento le parole di Cristo: ’Ama il prossimo tuo come te stesso’ significano: ’Fa’ delle riforme di struttura’. »
Un personaggio di Romàns si esprime quasi con le stesse parole: « Voi preti non capite quale missione abbiate, oggi, nel mondo. Come spiegarle che Cristo dicendo: conforta gli ammalati, sfama gli affamati ecc., per noi del nostro tempo, voleva dire: Fate delle riforme di struttura? Ma voi sembrate non credere all’universalità della parola di Cristo e al suo valore eterno: se Dio si è fatto uomo, è entrato nel tempo, vuol dire che ha accettato la temporalità, cioè la storia ». Leggi tutto…

PIER PAOLO PASOLINI. UN GIORNO NEI SECOLI TORNERA’ APRILE – INTERVISTA A WALTER SITI

Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile. Con un'intervista a Walter SitiPubblichiamo l’intervista a WALTER SITI contenuta nel volume “PIER PAOLO PASOLINI. UN GIORNO NEI SECOLI TORNERA’ APRILE” di LUCIANA CAPITOLO (Nova Delphi Libri, 2015)

[Cliccando sul link seguente è possibile ascoltare la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Walter Siti dedicata a “Resistere non serve a niente, romanzo vincitore del Premio Strega nel 2013] 

In collegamento con il forum di Letteratitudine dedicato al quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini

A 40 anni esatti dalla morte di Pasolini, avvenuta il 2 novembre 1975, questo libro ripercorre le tappe più significative del suo percorso artistico e personale.
Attraverso il rapporto con la città di Roma e soprattutto con il quartiere di Monteverde, a contatto con personalità del calibro di Attilio Bertolucci e suo figlio Bernardo, Carlo Emilio Gadda e Giorgio Caproni, il poeta indaga il dramma delle mutazioni antropologiche e culturali che percorrono l’intera società italiana. La consapevolezza delle trasformazioni prodotte dal Neocapitalismo porteranno negli anni Pasolini a un pessimismo sempre più cupo nel susseguirsi delle sue opere fino all’incompiuto Petrolio e a Salò, l’ultimo film, straziante metafora del nuovo potere che s’impossessa di corpi e anime. Il messaggio di speranza del poeta sembra allora affidato a un umile verso: “un giorno nei secoli tornerà aprile…”

* * *

INTERVISTA A WALTER SITI (estratta dal volume “Pier Paolo Pasolini. Un giorno nei secoli tornerà aprile” di Luciana Capitolo)

Essere e apparire, finzione del reale e realtà della finzione, sono solo alcuni dei temi e dei giochi letterari di Walter Siti. Critico letterario, curatore dell’opera di Pier Paolo Pasolini per “I Meridiani” Mondadori, vincitore del Premio Strega nel 2013 con “Resistere non serve a niente“, Siti è stato definito “il maggiore romanziere italiano”. Ha baffi bianchi, aria sorniona, una vastissima cultura e la semplicità dei grandi. Con Pasolini ha in comune l’omosessualità dichiarata, non il differente pathos irradiato dalle rispettive scritture.

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/1/19/Walter_Siti.jpgPasolini ha indagato il rapporto tra corpo e potere. Con quali risultati? Con quali esiti?
“Credo che a Pasolini interessasse soprattutto criticare la cultura consumistica dominante e mostrare come il potere dell’economia trasforma i corpi. Quando comincia ad affrontare questa tematica, lo fa facendo riferimento a Napoli, dove non a caso poi ambienterà il suo Decameron: nella Napoli narrata da Pasolini, i corpi hanno ancora antichità. Napoli, Africa, Terzo Mondo: luoghi pasoliniani dove il corpo è inteso come insieme di cellule di vitalità che ‘resistono’ alla Storia. Questo modo di leggere la Storia si prestava anche a critiche: Franco Fortini gli faceva notare che le speranze rivoluzionarie venivano dalla Cina: ‘mentre tu ti occupi di Africa’, gli diceva. L’idea pasoliniana si basava comunque sulla convinzione che il modo di vivere della società borghese trasforma e deforma i corpi: di qui, per esempio, il suo elogio dei capelli corti. Pasolini era poi anche molto ‘schizzinoso’ per quanto riguarda il corpo: nei suoi film adoperava corpi di sottoproletari veri per rappresentare i sottoproletari. Ma si serviva di attori per rappresentare i borghesi. Diceva di non sopportare i corpi borghesi. A lui interessavano i corpi-vittima e aveva in odio la borghesia, che definì perfino una ‘malattia’…”

Lei crede che la “mutazione antropologica” di cui parlava Pasolini sia giunta a compimento? Leggi tutto…

CODICE SCORSESE di Sergio Fanucci (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo CODICE SCORSESE di Sergio Fanucci (Rizzoli)

I

New York, undici anni dopo

L’aria che si respirava al 3280 di Broadway, sede della Manhattan
North Homicide Squad, quando un probabile assassino usciva
su cauzione era sempre la stessa: un forte senso di scoramento
misto a una rassegnazione fin troppo nota. Tutti i poliziotti erano
di pessimo umore. Si salutavano a malapena, non si attardavano
davanti alla macchina del caffè e cercavano qualsiasi scusa
per uscire a fare qualche commissione. Anche il comandante del
distretto, l’assistente capo Hoffman, aveva chiuso la porta del
suo ufficio e tirato le tendine: un segnale molto chiaro per dire
che non voleva essere disturbato se non per situazioni di assoluta
emergenza.
Quando il detective Peter Makarov fece il suo ingresso negli
uffici della Omicidi, sentì immediatamente che qualcosa non
andava. Aveva trascorso l’ultima settimana di ferie a Chicago e
si rese conto che tutto il riposo accumulato era stato vanificato
in un attimo. Cercò di capire cosa stava succedendo ma nessuno
gli rivolse la parola. Nulla di nuovo: Peter Makarov era da
sempre considerato un solitario. Di origine russa e famiglia povera,
era giunto a New York all’età di otto anni ed era cresciuto
praticamente per strada, a Brighton Beach. Appena tredicenne
aveva perso il fratello durante una rapina finita male. Si
era sentito in colpa per quattro anni, finché aveva pensato che
la migliore soluzione era farsi assumere in polizia, nonostante il
parere contrario del padre. Con sua sorpresa era stato scelto e
da quel momento aveva indossato la divisa senza un solo istante
di ripensamento. Sua madre, parecchio tempo prima, sul letto
dell’ospedale gli aveva sussurrato in un orecchio: «Hai fatto
la scelta giusta, Pjotr. Non come la nostra famiglia». Gli aveva
stretto le dita e fatto l’occhiolino. A Peter era sembrato che sorridesse,
come se si fosse concessa un gesto d’affetto lontano dagli
occhi del marito, un uomo gelido e tutto d’un pezzo. Ivan,
suo fratello, aveva seguito invece le orme del padre e cominciato
fin da piccolo a frequentare la banda del cugino Andrej
il Rosso, di cinque anni più grande di lui. Peter si era sempre
chiesto che fine avesse fatto… Leggi tutto…

L’AMORE CATTIVO di Francesca Mazzucato (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’AMORE CATTIVO di Francesca Mazzucato (Giraldi, 2015). A seguire, l’introduzione del libro firmata da Camilla Ghedini

L’Amore Cattivo, estratto capitolo Uno, pag 7-8-9

             E accade all’improvviso, tutto insieme, la serranda del garage che
si alza, il fremito, il sussulto, non c’è tempo per pensare troppo.

Non c’è tempo per niente, l’erosione dei minuti è scandita dai passi composti e ritmici, dalla sua pelle che, nell’attesa, diventa rossa d’apprensione, imperlata di un sudore gelato.

            Deve sistemare i cuscini sul divano, ordine perfetto, colori in gradazione, la bottiglia per l’aperitivo, il ghiaccio già pronto, i libri d’architettura uno sopra l’altro, l’ultimo aperto, le luci abbassate, la musica, il volto mansueto, le mani ferme, non una traccia di polvere,
nessuna sbavatura, andrà bene, ripete, andrà tutto benissimo.

L’amore feroce, quello delle bestie selvagge.
Che scortica, taglia, incide.
Quello storto, che diventa crimine.
L’aveva conosciuto troppo presto.
Le era rimasto addosso come un’ustione.
Nora appoggiò il naso al vetro della finestra come faceva da bambina e nell’alone disegnò una stella e una ballerina triste.
L’interno di un carillon antico.
Quelli con musica e movimento. Meccanismi perfetti, così diversi dalla vita.
Che si inceppa in un istante, si scombina.
I carillon funzionano sempre. Li rompe solo l’incuria.

La neve si era affacciata durante la notte stendendo un velo bianco sui tetti. Si era alzata a guardarla due volte, svegliandosi di soprassalto.
Creature leggerissime danzavano sulla città addormentata, illuminate dai lampioni e dai fanali delle macchine.
Aveva pensato di mettersi a cucinare. Preparare una torta. Portarla al lavoro al mattino, sorprendere i colleghi. Le piaceva cucinare di notte. Scombinare la cucina, domare l’insonnia creando. Un suggerimento della zia Eloisa, tanti anni prima. Talmente tanti da non metterli a fuoco. Ma il consiglio era giusto. Muovi le mani se sei agitata. Crea, se non dormi, non perdere tempo.
Dormire era difficile con il tempo cambiato, l’atmosfera gelida intorno. Bianco il cielo e il paesaggio. Cucinare serviva a rilassarsi. Lasciarsi andare agli impasti. Raccogliere grumi e rimasugli. Ma le mancavano ingredienti importanti, così era tornata a dormire. A provare, girandosi da ogni lato, bevendo ogni tanto un sorso d’acqua. C’erano notti che non miglioravano. Arrivavano tutti i ricordi, con la neve e l’infanzia, con la gola secca e gli occhi umidi, con quella sinfonia struggente che sentiva avvolgerla quando la sua mente tornava alla ragazzina che era stata.
Magra, fragile, maltrattata. In bilico. Intrappolata in una storia non sua. Maltrattata nel corpo, in quell’estraneo invadente.
La neve di Milano aveva una consistenza tutta speciale, lei ne ricordava una diversa. Da piccola l’aspettava con ansia insieme ai suoi compagni di scuola, ci giocavano fino a congelarsi le mani. Dietro di loro lasciavano interi mondi di pupazzi bianchi e fortini plasmati da chi aveva i guanti più resistenti. La neve disponeva alla creazione. Adesso era al lavoro ma si distraeva con niente in quei giorni di freddo e ricordi. C’erano finestre troppo grandi, ed era ancora tutto bianco. Fu inevitabile pensare ai genitori lontani e al paese soffocante dove era cresciuta che le riapparve davanti all’improvviso: rivide ogni angolo in sequenza, come un film troppo lento. Le case color ocra, la strada principale, gli anziani sulla panchina, la drogheria delle meraviglie, le corse, la fatica dei doposcuola, la chiesa, lo spaccio, la loro villetta. Leggi tutto…

FANTASMAGORIANA, a cura di Fabio Camilletti (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume FANTASMAGORIANA, a cura di Fabio Camilletti (Nova Delphi Libri, 2015)

Racconti di Apel, Clauren, Eyriès, Musäus, Schulze, Utterson (a cura di Fabio Camilletti) – L’antologia con il racconto originale “La sposa cadavere” per la prima volta edito in Italia

Estratto da Ritratti di famiglia di Johann August Apel

Il crepuscolo aveva impercettibilmente lasciato il posto alla notte, e la carrozza di Ferdinand proseguiva la sua lenta corsa nella foresta: borbottando, il postiglione continuava a lamentarsi del cattivo stato delle strade, e Ferdinand impiegava il tempo libero che il lento avanzare della carrozza gli regalava abbandonandosi alle riflessioni e agli stati d’animo che i motivi del suo viaggio risvegliavano in lui. Com’era normale per i giovani del suo rango, aveva frequentato diverse università: e, dopo aver viaggiato per i principali paesi d’Europa, tornava ora alla sua terra natale per prendere possesso delle proprietà del padre, morto in sua assenza.
Ferdinand era figlio unico, e l’ultimo rampollo dell’antica famiglia dei Panner:2 per questa ragione, sua madre insisteva con energia perché facesse un matrimonio illustre, al quale sia la nascita che il patrimonio gli davano diritto. Quando gliene parlava, gli ripeteva che Klotilde von Hainthal era quella che sarebbe stata più lieta di avere per nuora e per dare alla luce l’erede del nome e dei possedimenti dei Panner. Dapprincipio non l’aveva nominata se non in mezzo a tanti altri illustri partiti richiamati all’attenzione del figlio: dopo poco tempo, tuttavia, non parlava che di lei, e alla fine aveva dichiarato, in modo abbastanza fermo, che tutta la sua felicità dipendeva dal compiersi di quell’unione, e che sperava che il figlio avrebbe approvato la sua scelta.
Ferdinand, però, non pensava a questa unione che con fastidio, e le rimostranze continue che la madre continuava a fargli non contribuivano affatto a rendere Klotilde – che gli era completamente sconosciuta – più amabile ai suoi occhi: s’era deciso infine a compiere un viaggio nella capitale, dove il signor Hainthal e sua figlia erano convenuti per il carnevale. Voleva almeno conoscerla prima di acconsentire alle preghiere di sua madre: e, segretamente, si compiaceva al pensiero di trovare, per opporsi al fidanzamento, motivi più concreti del mero capriccio – che era poi il nome che la madre dava alla sua ripugnanza.
Mentre, all’approssimarsi della notte, attraversava la foresta silenziosa nella solitudine della carrozza, la sua immaginazione gli riportò alla mente i suoi anni giovanili, un tempo felice che ricordi lieti rendevano ancora bello. Gli sembrava che il futuro non gli offrisse niente da poter eguagliare il fascino del tempo passato, e più grande era il piacere che provava nel ricordare ciò che non esisteva più e meno si sentiva incline a pensare a quella vita futura, a cui – a dispetto delle sue inclinazioni – pareva destinato. Così, nonostante la lentezza con cui la carrozza avanzava sul terreno dissestato, gli pareva di avvicinarsi fin troppo velocemente alla conclusione del suo viaggio. Leggi tutto…

I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams (Fazi)

[Thomas Williams nel 1975 ha vinto il National Book Award, il massimo riconoscimento letterario americano. “I capelli di Harold Roux” è il suo primo romanzo tradotto in italiano.]

Postfazione di Ann Joslin Williams – Traduzione di Nicola Manuppelli e Giacomo Cuva

Su una pagina vuota del quaderno scrive in stampatello: «I CAPELLI DI HAROLD ROUX».
Fissa quelle parole e prova una sorta di disperazione. Per mettersi a lavorare deve sbarazzarsi di chi gli sta attorno. E piantarla di farsi del male in lungo e in largo, a piccole e grandi dosi. Fumo e alcol, tanto per cominciare. Non c’è dubbio. I capelli di Harold Roux: un attacco senza troppe pretese, mettere insieme gli eventi che conosce e costruire, organizzare, popolare quella pianura arida con alberi e nomi. Allard Benson, Mary Tolliver, Harold Roux, Naomi Goldman, Boom Maloumian… Lì c’è un mondo, in parte del passato, che ha bisogno di provvedere a se stesso. D’accordo.
Il nostro eroe, piuttosto sottotraccia, è un certo Allard Benson, e la storia (una semplice storia di seduzione, stupro, follia e omicidio – le consuete preoccupazioni umane) a quanto pare inizia al compimento dei suoi ventun anni. Veterano, ma non certo eroe di guerra, la sua battaglia può riassumersi nel sincero tentativo di mutilare non tanto il nemico quanto i propri commilitoni. In realtà non approva la violenza, e anzi ritiene di doversi difendere in continuazione. La sua teoria è di non essere abbastanza grosso da mettere in soggezione potenziali aggressori, né abbastanza piccolo da passare inosservato. C’è qualcosa di vero in quasi tutte le teorie. C’è anche la teoria secondo cui farebbe fuori chiunque per una come Mary Tolliver, e le occhiate rozze di certi omaccioni prepotenti gli lasciano intendere le ragioni dell’infelicità della ragazza. Diciamo così: è convinto che un essere umano non dovrebbe far soffrire un suo simile, e ogni volta che egli stesso contravviene a quest’onnicomprensivo briciolo di ortodossia ne è chiaramente consapevole. Qualunque cosa abbia fatto è scolpita, algida e perpetua, nella sua anima. Questa, ovviamente, è la voce di Allard Benson, per il quale alcune faccende vanno considerate sfortunate casualità. Leggi tutto…

L’ISTINTO PRIMO di Ausilio Bertoli (un estratto del romanzo)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ISTINTO PRIMO di Ausilio Bertoli (ed. Italic Pequod)

La scheda del libro
Come spesso accade nella vita reale, oltre alla nostra, ci sono altre esistenze da considerare: quelle vite – a volte silenziose, altre volte rumorose – che si interpongono e che restano appese come fili sottili a ognuno di noi. Andare incontro a una persona significa impigliarsi in quei fili e doverli ordinare per non restarne invischiati. L’istinto primo, ultimo romanzo di Ausilio Bertoli, racconta la storia di Fabio Mori e Anita Salmidon, e di come, quel filo che li fa incontrare, dapprima li unisce, poi si annoda, quasi si spezza, si allunga a dismisura, e torna nuovamente ad unirli. Ma ognuno di noi si porta dietro altrettanti fili, e allora questi si intrecciano, si fanno matassa e poi si separano.
Un romanzo che gioca molto sulla casualità, ma anche sul destino. Un libro che si nutre di emozioni fuggenti, intense, che nascono e si consumano, per l’appunto, nell’istinto primo. Ausilio Bertoli mette in opera narrativa il complesso meccanismo delle dinamiche sociali, e riserva spazio d’ampio respiro a quel sentimento che, primo fra tutti, regola le nostre vite: l’amore.

* * *

di Valentina Villan

Lo scrittore veneto Ausilio Bertoli  è di nuovo in libreria, stavolta col romanzo L’istinto primo  (Italic Pequod ed.), dopo il successo ottenuto col romanzo antropologico Rosso Africa.
Ambientato nel Veneto  e in Moldavia, tra i migranti tornati in patria per aprire un’attività coi soldi guadagnati in Italia, L’istinto primo è una storia d’amore dove vengono affrontati vari temi, tra i quali i cambiamenti sociali ed economici del nostro tempo.

Protagonisti sono un libraio e un’infermiera che già dal primo sguardo vengono attratti dall’amore, ovvero quel sentimento che, primo fra tutti, regola la vita di ciascun essere umano.  Un romanzo che gioca molto sulla casualità, ma anche sul destino, nutrendosi di emozioni fuggenti, intense, che nascono e si consumano appunto nell’istinto primo.  Ma il modus operandi del protagonista riassume, non solo tra le righe, anche gli assunti della teoria psicoanalitica dell’attaccamento, elaborata dall’inglese John Bowlby  per dimostrare come il soddisfacimento del piacere, per usare una terminologia nota, non sia strettamente connesso solo alla sfera sessuale. “È il senso di protezione e di continuità fra il sé e l’altro-da-sé a soddisfare completamente la ricerca del piacere”, annota Bertoli nella postfazione del romanzo, sottolineando la necessità dei legami d’affetto già dalla nascita.

 

* * *

ESTRATTO del romanzo L’ISTINTO PRIMO di Ausilio Bertoli (ed. Italic Pequod)

Capitolo I Leggi tutto…

RAGAZZI DI ZINCO di Svetlana Aleksievič (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine di RAGAZZI DI ZINCO di Svetlana Aleksievič (edizioni E/O), Premio Nobel per la Letteratura 2015

Traduzione dal russo e postfazione di Sergio Rapetti

* * *

Dagli appunti di lavoro preliminari

14 giugno 1986

Continuo a ripetermelo: non scriverò più una riga sulla
guerra. Dopo il mio libro La guerra non ha un volto di donna
per molto tempo non ho più potuto sopportare la vista di un
bambino infortunato che perdeva sangue dal naso, in campagna
mi tenevo alla larga dai pescatori che gettavano allegramente
sulla sabbia della riva i pesci strappati al loro elemento:
quegli occhi sbarrati e gonfi mi facevano star male. Di fronte
alla sofferenza ognuno di noi ha una certa riserva di difese fisiche
e morali che lo proteggono. La mia era esaurita. Le urla
di un gatto investito da una macchina mi facevano impazzire,
dovevo distogliere lo sguardo da un lombrico schiacciato. Ho
cominciato a pensare che anche gli animali, gli uccelli, i pesci,
come tutto ciò che vive, hanno diritto alla loro storia. E prima
o poi si troverà qualcuno che la scriva.
Ma all’improvviso… All’improvviso per modo di dire, visto
che si era al settimo anno di guerra.
“L’afflizione ha cento riflessi” (Shakespeare, Riccardo III).
…Avevamo dato un passaggio a una scolara diretta a un
villaggio poco lontano, era sulla nostra strada. Di ritorno da
Minsk, dove era andata a far compere, stava arrancando con
una sporta dalla quale facevano capolino dei polli e una grande
sacca di rete piena di pane che era entrata a fatica nel bagagliaio. Leggi tutto…

MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO di Patrizia Rinaldi (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO di Patrizia Rinaldi (edizioni e/o).
In settimana pubblicheremo un’intervista all’autrice

PREMESSA Leggi tutto…

GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un estratto del romanzo GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard – La saga dei Cazalet
Fazi editore, 2015 – Traduzione di Manuela Francescon

[Clicca di seguito per informazioni su E. Jane Howard e “Gli anni della leggerezza”]

 

Lansdowne Road
1937

La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia
(sua madre gliel’aveva regalata quando era andata a servizio)
si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis
non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra
il suo, Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro
la parete; perfino d’estate odiava alzarsi, e d’inverno capitava
che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. Si
mise seduta, si sciolse la retina e cominciò a togliersi i bigodini.
Quel giorno aveva il pomeriggio libero, si sarebbe
lavata i capelli. Scese dal letto, raccolse la trapunta che era
finita in terra durante la notte e aprì le tende. La luce del
sole ingentilì di colpo la stanza, trasformando il linoleum
in caramello e donando una tonalità blu ardesia alle scheggiature
del catino lavamani di smalto bianco. Si sbottonò
la camicia da notte di flanella leggera e si lavò alla maniera
che le aveva insegnato sua madre: il viso, le mani e poi
– ma con circospezione – le ascelle, con un panno imbevuto
d’acqua fredda. «Muoviti», disse a Edna. Buttò l’acqua
sporca nel secchio e cominciò a vestirsi. Si tolse la camicia
da notte restando con la sola biancheria e si infilò il
vestito di cotone verde scuro che usava la mattina. Sistemò
la cuffia sui boccoli grossi come salsicce – non li aveva
spazzolati – e si legò il grembiule attorno alla vita. Edna,
che al mattino si lavava appena, riuscì a vestirsi mentre era
ancora a letto: un retaggio dell’inverno (la stanza non era
riscaldata e per nessun motivo al mondo avrebbero aperto
la finestra). Alle sette e dieci erano entrambe pronte a
scendere con passo lieve nella casa ancora immersa nel
sonno. Phyllis si fermò al primo piano e aprì la porta di
una delle camere. Tirò le tende e udì il pappagallo fremere
impaziente nella sua gabbietta. Leggi tutto…

MEMORIE DI UNA INTERPRETE DI GUERRA, di Elena Rževskaja (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume MEMORIE DI UNA INTERPRETE DI GUERRA, di Elena Rževskaja (Voland traduzione di Daniela Di Sora)

Il libro
Mosca, ottobre 1941. Sono passati quattro mesi dall’attacco della Germania hitleriana all’URSS. Elena Rževskaja, ventiduenne, lascia la fabbrica di orologi dove lavora e si iscrive a un corso per interpreti militari. Inizia un’avventura che la porterà a diventare testimone attenta e partecipe della guerra, in un movimento continuo che attraverso cittadine e villaggi sconvolti dal conflitto la condurrà al fronte, e infine a Varsavia e a Berlino. Ed è qui, nel suo ruolo di interprete militare, che la giovane Elena si troverà nel maggio del ’45 al centro della misteriosa vicenda del riconoscimento del corpo carbonizzato di Hitler, di cui Stalin non informa neanche il maresciallo Žukov, comandante dell’Armata Rossa che entra vittoriosa in Berlino. E a questo punto il libro da avvincente narrazione diventa anche un ineludibile documento storico che contribuisce a chiarire una delle vicende più oscure della Seconda guerra mondiale.
Il libro è arricchito da un inserto fotografico con immagini d’epoca di proprietà dell’autrice.

* * *

Un estratto del volume MEMORIE DI UNA INTERPRETE DI GUERRA, di Elena Rževskaja (Voland)

Notte a Berlino Leggi tutto…

NEMMENO HOUDINI di Alessio Mussinelli

Nemmeno HoudiniIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo NEMMENO HOUDINI di Alessio Mussinelli (Fazi)

La scheda dal libro
Sarnico, lago d’Iseo, agosto 1938. La vedova Moranti, dopo una lunga e scrupolosa ricerca di un nuovo collaboratore domestico, assume Esperanto Barnelli, giovane avvenente quanto avido, che la convincerà ad acquistare, tra le altre cose, una villa sul lago di Garda, una motocicletta e un’auto di lusso, con il pretesto di farle conquistare le attenzioni dell’amato D’Annunzio, morto in realtà già da tempo. In paese, intanto, Metello Patelli, detto il Bruttezza, insegue il proprio sogno di diventare organista della parrocchia ma don Fulvio Martinelli, il nuovo reverendo, gli mette i bastoni fra le ruote. Mentre l’infatuazione della Moranti verso il maggiordomo inizia a scemare, e Metello decide di fondare un’orchestrina per dar sfogo alla propria passione, la vedova scopre d’avere un figliastro: l’emaciato e delicatissimo Archemio, organista provetto. Da qui, mille colpi di scena – un finto prete, un baule pieno di documenti, un buffo incidente stradale, un tesoro nascosto in fondo al lago – fino al rocambolesco finale in cui, come in una commedia delle più classiche, tutti i fili si scioglieranno in una piacevole soluzione. Gli abitanti del piccolo centro affacciato sul lago sono i protagonisti di questa storia vivace e piena di intrecci. Lo stile garbato e l’ironia dell’autore fanno del romanzo un tenero e appassionato omaggio all’esuberante vita di provincia dell’Italia che fu.

* * *

Un estratto del romanzo “Nemmeno Houdini” di Alessio Mussinelli (Fazi)

Don Fulvio si grattò la testa calcando le dita. Pensare alla musica gli provocava fastidio, come un insopportabile sibilo di zanzara che s’avvicina durante il sonno. Odiava la musica sacra, la musica lirica, la musica leggera. Odiava il cantato, il suonato, i testi delle canzoni, gli accordi di chitarra. Da un lato la fede, dall’altro le musiche, poco importava se erano state appositamente composte per le funzioni. A meno che la Madonna in persona gli avesse rivelato che Mozart era la reincarnazione di Cristo, non avrebbe abbassato le armi. La chiesa sarebbe rimasta in silenzio e l’organo chiuso a chiave. Leggi tutto…

UOMINI E LIBRI di Mario Andreose

Uomini e libriPubblichiamo un estratto del volume UOMINI E LIBRI di Mario Andreose (Bompiani)

Lunedì 6 luglio, alle ore 19, a Catania, nella Corte del Castello Ursino, promossa dal Comune di Catania, avrà luogo la presentazione del volume di Mario Andreose (direttore letterario della RCS Libri e collaboratore della “Domenica” del “Sole 24 Ore”), “Uomini e libri”, edito da Bompiani. Converseranno con l’autore Giuseppe Di Fazio, responsabile della cultura de “La Sicilia”, e Sarah Zappulla Muscarà, ordinaria di Letteratura Italiana, leggerà brani dell’opera Pippo Pattavina. Attivo da decenni nell’editoria, Mario Andreose, forte della lezione di Alberto Mondadori prima e di Valentino Bompiani poi e delle esperienze di un mercato in evoluzione acquisite nelle fiere di Francoforte, New York, Londra, Parigi, Gerusalemme, traccia, con lucida e elegante scrittura, l’appassionante itinerario di decenni di avventure editoriali a fianco di Sciascia, Bufalino, Moravia, Eco, e gli incisivi ritratti di scrittori fra i più amati, come Faulkner, Mann, Steinbeck, O’Connor, Camus, Gide, Saint-Exupéry. Storie di un’esistenza, la sua, trascorsa a curare le parole altrui.

Invito Mario Andreose

* * *

Le prime pagine del volume UOMINI E LIBRI di Mario Andreose (per gentile concessione della Bompiani)

Giovani di belle speranze

di Mario Andreose

Foto Mario Andreose
Leggi tutto…

L’ETÀ DEFINITIVA di Giuseppe Schillaci (estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ETÀ DEFINITIVA di Giuseppe Schillaci (LiberAria). Domani Giuseppe Schillaci ci racconterà il suo libro

Osservo i loro volti, di ognuno vedo solo il volto, senza attenzione all’abbigliamento o alla postura: solo il volto, ovvero l’immagine composta dagli occhi, le sopracciglia e la fronte; poi il naso, le labbra e il mento. Gli occhi sono fondamentali, ma non voglio svelarne il fondo, non voglio sapere chi siano, in realtà, questi passanti. Il mio gioco è diverso, tant’è che, finita la sigaretta, rimango ancora lì e ne rollo un’altra.
Il gioco è semplice: devo capire l’età definitiva, cioè l’anno in cui ognuno è rimasto o rimarrà per sempre.
L’assunto è banale: ogni uomo e ogni donna appartiene a un anno preciso, un tempo perfetto, in cui il proprio volto è realmente suo; per il resto della vita, ognuno non fa che inseguire quell’età o rimpiangerla: ecco, quindi, la donna col viso dei dodici anni, le gote gonfie e indecise, lo sguardo né infantile né adulto, condannato ai dodici anni e costretto ad andare oltre; oppure il bambino col broncio del quarantaduenne, l’espressione disillusa tra gli occhiali e il labbro, la noia per lo sgocciolio del tempo.
Ognuno ha un tempo, un tempo dato, un anno tutto suo, per sempre, un tempo da rinnegare anche, ma cui non puoi sfuggire: un anno che non puoi scucire dal volto.
Davanti a me, passano le età più diverse: la ragazzina con la fronte trentottenne, il naso arricciato dai pensieri; il vecchio col ghigno dei sette anni, la fronte spavalda, le narici capricciose dei sette anni; la signora con la cipria fucsia che insegue ancora i settantuno, l’anno della serenità, forse.
I cactus dell’Area sono la cornice perfetta per la sfilata degli anni, dei rimpianti, dell’ostinazione. Accendo la seconda sigaretta e alzo la fronte: il calore tempra le occhiaie, detta i numeri.
Salvo Manuzza: diciassette.
La tipa russa: undici.
Claudio: cinquantatré.
Simona Madonna: diciannove.
Lady Oscar: ventotto.
Angus: trentotto.
Elio Pompi: trenta.
Ricardo: quarantuno.
Bull il mistico metropolitano: ottanta.
Il signor Martorana: ottantuno.
Doris: quaranta.
Miranda: ventitrè.
Il Conte: trantatré; gli anni miei.
Io sono ancora ai tredici, all’anno delle ceneri.
A un tratto si presenta un ragazzino, un uomo col volto della pubertà, dodici anni, che sorride e gesticola.
Panetta, urlo io.
Lui sorride, mi dà due baci e mi chiede come stia.
E tu? Leggi tutto…

DIORAMA di Sergio Sozi (un racconto)

Visualizzazione di diorama_cover_ebook.jpgPubblichiamo un racconto tratto dalla raccolta DIORAMA di Sergio Sozi (Splen edizioni)

La scheda del libro
Diorama è sinonimo di veduta panoramica, ma è anche una forma di spettacolo costituita da quadri o vedute di grandi dimensioni.
È il caso di questa raccolta di racconti, ai quali il lettore aggiungerà colori, movimento, suoni e volumi, evocando così una strana ragazza bosniaca condannata allʼavversione per lʼacqua, un uomo che ancora non si è svegliato, un critico letterario che dà una inaspettata svolta alla propria vita, un creativo pubblicitario forse fallito, un giovane ostile a tutta la letteratura eccetto un libro, il manager Bongi catapultato in un paese incredibile, Alice e il suo poeta e molti altri personaggi… reali o verosimili proprio come noi tutti.

* * *

Le cose cambiano[1]

di Sergio Sozi
Cantava le migliori tarantelle del Salento; senza alcuna difficoltà, si favoleggia, ne ricordava testi, pause e melodie caratteristiche, pur non avendo mai abitato in quelle zone.
Che avesse ereditato tal disposizione d’animo da alcuni antenati pugliesi sembra improbabile e altrettanto sbagliato sarebbe pensare a delle sue vere e proprie conoscenze musicali: Genesio stesso ben dimostrò in pubblico di non saper minimamente decifrare qualsivoglia partitura. Fatto sta che, da quando apparve – come eruttato dal ventre della Terra – in quella cittadina istriana, le abitudini locali subirono una svolta mai precedentemente conosciuta né tantomeno da alcuno prospettata per il futuro. Leggi tutto…

RICORDAMI DI ESSERE FELICE di Claudio Volpe (un estratto)

Pubblichiamo la prefazione e un estratto di RICORDAMI DI ESSERE FELICE di Claudio Volpe (Edizioni Anordest)

“Ricordami di essere felice” è il nuovo libro di Claudio Volpe, una raccolta di racconti e monologhi teatrali che scandagliano l’animo umano con l’obiettivo di comprenderne le pieghe più nascoste, le sfumature, i tic e le nevrosi. E’ un’indagine sulla reale essenza della felicità, su cosa essa sia, sulla sua complessità. Cosa vuol dire essere davvero felici? Si può crescere nelle sottrazioni ed essere felici con ciò che non si ha? In una serie di racconti serrati questo libro sa dare spazio a molte voci diverse, l’omosessuale torturato in Russia, la donna costretta a prostituirsi, la madre di famiglia soggetta a violenze da parte del marito, l’ex SS nazista pentita del suo operato, voci che ci ricordano come, qualunque cosa accada, ognuno di noi ha sempre bisogno di avere accanto a sé qualcuno che gli ricordi l’importanza di vivere il presente ed essere felici.

 

PREFAZIONE di RENATO MINORE Leggi tutto…

RITRATTO DI MADRE, IN CORNICE AMERICANA – di MIKLÓS VAJDA (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo RITRATTO DI MADRE, IN CORNICE AMERICANA – di MIKLÓS VAJDA (Voland – traduzione di Andrea Rényi)

“… in verità non è possibile ricevere altrove quello che non abbiamo avuto dalle nostre madri, e nemmeno ciò che abbiamo avuto.”

Nella notte di Capodanno del 1956, una madre e un figlio sono costretti a separarsi da un destino imposto dal regime comunista ungherese. Le persecuzioni della dittatura – sfociate in due detenzioni – e i conflitti mondiali alle spalle spingono l’ormai ex aristocratica Judit Csernovics a inseguire la libertà fino in America. Ma il rovescio della medaglia è l’inevitabile distacco da Budapest e da suo figlio Miklós, intellettuale deciso a non abbandonare la patria in un momento tanto difficile. Una scrittura capace di comporre con eleganza le tristi vicissitudini familiari e uno spaccato fedele della recente storia ungherese, che evoca con delicatezza, rimpianto e immenso affetto la figura di una donna di alto rango ma dotata di uno spiccato senso pratico.

* * *

Le prime pagine di RITRATTO DI MADRE, IN CORNICE AMERICANA – di MIKLÓS VAJDA (Voland) Leggi tutto…

FINAL CUT. L’amore non Resiste – di VINS GALLICO (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “FINAL CUT. L’amore non Resiste“, di VINS GALLICO (Fandango) – tra i dodici libri selezionati per ledizione 2015 del Premio Strega.

[Domani Vins Gallico ci “racconterà” il suo romanzo]

Concepii l’idea della Final Cut assillato dai lamenti di un cugino di secondo grado, Ludovico, anche lui impiegato presso l’AVG Srl. Non annovererei Ludovico, trentasei anni e un diploma di terza media, fra le menti migliori della mia generazione. Dopo nove mesi di relazione era stato lasciato da Claudia, la fidanzata ventiquattrenne che mesceva cocktail e serviva birra in un discutibile pub lungo la via Pontina.
Claudia si era acquartierata da lui poco dopo l’inizio della loro storia. Probabilmente si sentiva al sicuro ad abitare con un colosso dai modi semplici e dai bicipiti espansi. Nessuno avrebbe potuto ipotizzare che le attenzioni moleste del padrone del pub si sarebbero trasformate, con il trascorrere dei mesi, da volgari approcci e provocanti avan- ces in un poetico corteggiamento dal quale Claudia non si sentì più infastidita, bensì lusingata.
Liquidò Ludovico per mettersi con Tommi, dopo un probabile periodo di accavallamento.
Il problema? Sorse quando lei ricordò di aver lasciato al-cuni effetti personali nell’appartamento di mio cugino. Il quale non gradiva la pretesa di rivolerli indietro: diceva di “stare sotto un treno” e che avrebbe fatto di tutto pur di non “vedere mai più quella mignotta”.
“Perché non gliela porti tu la sua merda?”, mi propose una sera che aveva alzato un po’ il gomito.
“Neanche se mi paghi”, reagii senza riflettere.
Lasciai passare qualche secondo e modificai leggermente la mia presa di posizione:
“Beh, magari se mi paghi…”. Leggi tutto…

LA GRANDE MENZOGNA: di Valerio Gigante, Luca Kocci e Sergio Tanzarella

Pubblichiamo un estratto del volume “LA GRANDE MENZOGNA. Tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla I guerra mondiale“: di Valerio Gigante, Luca Kocci e Sergio Tanzarella (edito da Dissensi)

* * *

“DA MORTI A CADUTI. L’USO POLITICO DELLA MEMORIA”

(Cap. 12 de La Grande Menzogna – tutto quello che non vi hanno mai raccontato sulla Prima Guerra Mondiale, Valerio Gigante-Luca Kocci-Sergio Tanzarella, © Dissensi 2015, pp. 162, € 13,90)

 

Camminare per le vie di una città o di un paese ed imbattersi in un monumento ai caduti della , pp. e guerra” o in una lapide che commemora i morti del primo conflitto mondiale è un’esperienza piuttosto frequente.
Non esiste un computo esatto su scala nazionale, tuttavia si calcola che siano almeno 12.000 i monumenti ai caduti della I guerra mondiale94 – senza contare le migliaia di lapidi – edificati in Italia dopo l’armistizio di Villa Giusti per ricordare i soldati morti al fronte e, con essi, esaltare il “sacrificio” e la “vittoria” contro l’esercito austro-ungarico.
Un uso pubblico della memoria e della morte senza precedenti – «la più impressionante celebrazione collettiva della morte che si sia vista da parecchi secoli», ha scritto Michel Vovelle, che ha studiato la storia della morte dal 1300 ai nostri giorni95 – che, al di là dell’elaborazione
del lutto da parte dei famigliari e amici delle vittime, risponde a precise finalità politiche di educazione delle masse ai valori patriottici e nazionalistici; e, dopo il 1922, di consolidamento del potere da parte del fascismo, con la costruzione di una vera e propria religione della patria fondata sul “sacrificio eroico” dei soldati.
Questa “frenesia commemorativa” comincia già durante il conflitto, con la stampa e la diffusione di opuscoli, corredati da fotografie e immagini, che ricordano i caduti al fronte, veri e propri «monumenti di carta». In Italia ne vengono pubblicati oltre 2.300, 600 dei quali dedicati ad un piccolo numero di caduti illustri – Francesco Baracca, Enrico Toti, i “martiri irredenti” Battisti, Filzi e Chiesa e altri – e 1.700 a morti non famosi […]. Leggi tutto…

SENTI LE RANE, di Paolo Colagrande (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo SENTI LE RANE, di Paolo Colagrande (Nottetempo). Domani Paolo Colagrande ci racconterà il suo libro

La scheda
Al tavolino di un bar, Gerasim racconta a Sogliani la storia di un terzo amico seduto poco piú in là, ed è una storia molto avventurosa. Ebreo convertito al cattolicesimo per chiamata divina, Zuckermann prende i voti e diventa “il prete bello” di Zobolo Santaurelio Riviera, località balneare di “fascia bassa”: agli occhi dei fedeli passa per un santo, illuminato, alacre e innocente. Ma un pomeriggio di fine estate, mentre intorno al suo nome diventano sempre piú insistenti le voci di miracoli, a Zuckermann si offre la visione della Romana, la figlia diciassettenne di due devoti parrocchiani. Da lí in poi, fra pallidi tentativi di espiazione, passioni e gelosie, cui fanno da contrappunto le vaneggianti digressioni di Gerasim e Sogliani – dall’Uomo vitruviano agli etologi fiamminghi, dagli asceti di Costantinopoli all’Ikea, da Rossella O’Hara all’olio di nespolo babilonese – lentamente si consuma una tragedia sentimentale che travolge l’intera comunità e trova il suo epilogo in riva a un fosso… Con una scrittura comica e pastosa, Colagrande ci racconta una storia e, insieme, il racconto che ne fa una coppia di inattendibili biografi.

* * *

Un estratto del romanzo SENTI LE RANE, di Paolo Colagrande (Nottetempo) – pagg. 171/174

Sostiene Sogliani che non c’è niente di più infame della serenità, e la parola stessa mette le tremarole alla schiena. E anch’io credo che la parola serenità andrebbe tolta dal vocabolario non tanto per il significato, che non c’è, ma proprio come lemma, che ha un suono pedante e falso, inventato dai filosofi e dai teologi di maggioranza, quando per esempio si sente dire di accettare con serenità l’impotenza umana davanti al destino, o al volere di Dio, o quando si dice che Socrate si sottomette con serenità alle leggi di Atene, o quando si sente un critico d’arte che dice: La serenità del volto di Cristo nel Cenacolo, la serenità di Monna Lisa eccetera eccetera oppure quando si dice, poniamo di un artista o di un poeta o di un prosatore: La serenità delle sue ultime opere. E viene da chiedersi: A chi la vogliam raccontare? Ma Sogliani torna di rabbia sul sorriso sereno della Gioconda come esempio rinascimentale del rapporto d’amore tra l’uomo e la natura, che il sorriso della Gioconda Sogliani ce l’ha di traverso, e dice che secondo lui anche nei mercatini dei pittori da sagra che fanno qui in mediopoli, è difficile trovare un quadro così brutto, proprio dal punto di vista artistico pittorico: che se invece di Leonardo da Vinci, dice Sogliani, quel quadro l’avesse dipinto uno stupido come me o come te Gerasim, ci avrebbero lanciato addosso le secchiate di merda, ma niente invece son dei secoli che lo studiano per trovare a tutti i costi il pretesto per dire non solo che non è brutto, ma è sublime, e invece di ammettere che il sorriso di Monna Lisa non è né sereno né niente, è solo venuto fuori sbagliato da buttar via il quadro, nel rudo, e pazienza verrà meglio il prossimo, dicono che è una figurazione evocativa dell’inaccessibilità dell’anima, o del rapporto sfumato tra Apollo e Dioniso o per esempio potrebbe esprimere la bellezza dell’uomo rappresentato nella sua forma femminile o viceversa, e anche quest’altre frasi, dice sempre Sogliani, se invece di un consorzio di critici d’arte di alta casata le dicessimo noi, cioè me e te Gerasim, diocariòla ci sparerebbero addosso con la lancia dell’autospurgo, altro che rapporto sereno tra l’uomo e la natura. Leggi tutto…

XXI SECOLO di Paolo Zardi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo XXI SECOLO di Paolo Zardi (Neo edizioni) – tra i dodici libri selezionati per l’edizione 2015 del Premio Strega. Domattina Paolo Zardi ci racconterà il romanzo

La scheda del libro
In un imprecisato futuro del ventunesimo secolo, un uomo percorre le strade di un’Europa assediata dalla crisi e dalla povertà. Vende depuratori d’acqua porta a porta fissando appuntamenti da desolati centri commerciali. Ogni giorno svolge il proprio lavoro con dedizione e rigore avendo come unica ragione di vita sua moglie e i suoi due figli.
Che sia un’intera società ad essersi illusa o un singolo individuo, la forza d’urto di una certezza che crolla dipende da ciò che si è costruito sopra.
Guardando dritto negli occhi un Occidente in declino, Paolo Zardi racconta il tentativo struggente di un marito di capire quali verità possano nascondersi sotto le macerie delle proprie certezze, lo sforzo commovente di un padre di proteggere la sua famiglia quando tutto sembra franare.

Opera al contempo intima e universale, “XXI Secolo” è una domanda fondamentale sull’identità e sulla capacità dell’animo umano di sondarne le profondità più nascoste; è il tentativo di comprendere quale significato possano ancora avere, negli anni che ci attendono, la parola “amore” e le sue molteplici forme.

* * *

Un estratto del romanzo XXI SECOLO di Paolo Zardi (Neo edizioni)

Cap. 9

A ben vedere, il mondo non era finito. Si era solo spostato da un’altra parte, più a est, più a sud. L’Occidente aveva esaurito la spinta propulsiva: persa l’ottusa ostinazione con cui aveva perseguito i suoi scopi, smarrita ogni attitudine alla razzia delle risorse altrui. Gli occidentali, semplicemente, non erano più il maschio alfa. Anzi, avevano preso a vergognarsi delle proprie origini. Era stato bello, finché i soldi non erano finiti. E allora mezzo miliardo di persone in sovrappeso, sprofondate da una settantina d’anni in un agio un po’ ridicolo – da tardo impero – si erano trovate, improvvisamente, a dover combattere per sfamarsi. Nessuna di loro sapeva più lottare. Uno studio cinese aveva dimostrato che i testicoli degli occidentali si stavano rimpicciolendo. Ora, per scendere in strada serviva un genere diverso di mammifero: più veloce, aggressivo, con denti aguzzi e artigli affilati. Nella battaglia per la sopravvivenza, si salvavano gli ucraini, i bulgari, i moldavi, i marocchini, qualche nige- riano – gente venuta su in una sorta di privazione atavica, già allenata alla lotta.
Poi c’era la religione. Il mese prima, un Testimone di Geova aveva assaltato una moschea. Da solo, di sera. Il novizio aveva tentato di appiccare fuoco al portone d’ingresso ma nella concitazione del momento la tanica di benzina gli si era rovesciata addosso. Uno dei musulmani, allora, gli aveva dato fuoco, quasi per scherzo. Il novizio non aveva urlato. Si era seduto a gambe incrociate e aveva bruciato in silenzio, come un bonzo. In morte, aveva conservato la dignità che in vita, forse, nessuno gli aveva mai riconosciuto. I musulmani erano stati a guardare perplessi, come fosse un insegnamento, come se in quell’odore di carne arrostita scorgessero il volere di Allah. A Roma, invece, un paio di anni prima, gli attivisti dell’UAAR avevano eretto un muro attorno alla statua di Giordano Bruno. La piantonavano giorno e notte. Si vociferava che la Curia avrebbe voluto sradicarla da Campo de’ Fiori e fonderla per estirparne il ricordo dall’umana memoria. E così, in tutta Italia, in tutto il mondo. Leggi tutto…

LA FELICITÀ È FACILE di Massimiliano Nuzzolo (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume LA FELICITÀ È FACILE di Massimiliano Nuzzolo (Italic Pequod)

Il libro
La felicità è facile. Perché sostenerlo se la realtà ci dice continuamente l’opposto? Diciannove racconti brevi o brevissimi, fugaci istantanee di un mondo dove, apparentemente, la felicità non esiste, esiste solo l’ironia delle cose che ci accadono: avvenimenti e circostanze spesso capaci di annientarci, talvolta di redimerci. In La felicità è facile Massimiliano Nuzzolo riesce, attraverso un caustico humour, dosato alla perfezione dal taglio raffi nato e sorvegliato della sua scrittura, a raccontare l’umano in tutte le sue sfaccettature, destando in noi le domande e le questioni più profonde. La sua forza sono i contrasti, gli ostacoli, i conflitti. Massimiliano Nuzzolo non provoca, non critica, non accusa, semplicemente racconta, semplicemente si diverte e cerca, riuscendoci, di far divertire anche noi. Quando ci mostra il male è per farci rimpiangere il bene, quando ci mostra la bellezza è per insegnarci a riconoscere ciò che bello non è, e a saperlo quindi evitare. I protagonisti di La felicità è facile sembrano avere tutti un’unica certezza: sì, voi leggete e vi divertite, ma di fronte alle miserie dell’essere umano non c’è proprio niente da ridere.

* * *

L’incipit del volume LA FELICITÀ È FACILE di Massimiliano Nuzzolo (Italic Pequod) Leggi tutto…

MARCO GHIZZONI racconta I PECCATI DELLA BOCCIOFILA

Marco GhizzoniMARCO GHIZZONI ci racconta il suo romanzo I PECCATI DELLA BOCCIOFILA (Guanda). A seguire, le prime pagine del libro.

di Marco Ghizzoni

La storia narrata ne I PECCATI DELLA BOCCIOFILA, secondo e non ultimo episodio della serie di Boscobasso, non poteva che scaturire direttamente dai pensieri del protagonista assoluto del primo romanzo, quel maresciallo Nitto Bellomo che dà appunto il titolo a IL CAPPELLO DEL MARESCIALLO. Già scoglionato di suo, e assai provato dalla dipartita dell’Edwige, sente odore di guai fin da quando lui e i suoi uomini vengono ingaggiati per il servizio d’ordine durante l’inaugurazione del nuovo bocciodromo comunale con bar annesso dato in gestione nientepopodimeno che a una brasiliana. Sposata, certo, ma sempre di brasiliana si tratta, con tutto ciò che tale mitologica figura rappresenta nell’immaginario collettivo maschile.
Tutto lì da vedere, del resto, a partire dall’attesa carica di aspettative che ne scaturisce fino al pienone che saluta l’arrivo del sindaco Ferraroni e del suo fido braccio destro don Fausto, a cui va il merito- per alcuni il demerito- della creazione di una bocciofila in grado di gareggiare nel torneo provinciale di bocce.
L’Alma Mater, questo l’altisonante nome assegnato alla squadra, capitanata dall’abilissimo bocciatore nonché crapulone Dermille Valcarenghi- 73 anni di bagordi e non sentirli- può seriamente puntare alla vittoria che significherebbe portare parroco e primo cittadino agli onori della cronaca e negli annali di Boscobasso.
Peccato che il maresciallo Bellomo non si sbaglia, e, una scazzottata, un avvelenamento, un caso di scomparsa e un’indagine che non s’ha da fare metteranno i bastoni tra le ruote alla neonata attrazione di Boscobasso.

In un’estate calda e appiccicosa come solo la bassa padana può regalarci- e ve lo dice uno che in quella stagione preferirebbe andare in letargo- le passioni si incendiano e si intrecciano ad adulteri reali e presunti, maldicenze e drammi della gelosia, invidie ed equivoci, fino a sfiorare la tragedia vera che non risparmia nessuno.

Nulla di autobiografico, ma niente di più vero. Perché si sa che il vizio è donna e la carne è debole: soprattutto laddove il primo manca e la seconda comincia a cedere inesorabilmente alla forza di gravità.

(Riproduzione riservata)

© Marco Ghizzoni

* * *

Le prime pagine di I PECCATI DELLA BOCCIOFILA di Marco Ghizzoni (Guanda)
Leggi tutto…

Io non sono il mio cancro. Diario di un malato

Pubblichiamo un estratto del volume “Io non sono il mio cancro. Diario di un malato” di Lorenzo Marotta (Vertigo).

Il ricavato derivante dalla vendita del libro andrà alla LILT (Lega Italiana Lotta Tumori )

“Un racconto – testimonianza in presa diretta: dalla spensierata e attiva percezione della buona forma fisica, all’incredulità che potesse trattarsi veramente di tumore, allo stordimento nel leggere di metastasi già formatesi ai linfonodi del collo, alla duplicazione dell'”io” tra colui che soffre e spera nel corso delle terapie e l’altro curioso di assistere e registrare i riflessi fisici e psicologici via via vissuti, con lo sguardo e con il cuore aperti al mondo dei malati. Uno scorrere in progress di pensieri, sensazioni, sofferenze, riflessioni, riguardanti la vita e la morte, la bellezza e il dolore, la preghiera e Dio, l’amicizia e l’amore. Un mettere a nudo le proprie fragilità di malato di cancro, ma anche di fiducia e di speranza nella guarigione”. Leggi tutto…

STALIN + BIANCA, di Iacopo Barison (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo STALIN + BIANCA, di Iacopo Barison (Tunué)

Il libro
Stalin è un ragazzino di periferia, sta per compiere diciotto anni. Ha capelli corti, baffi enormi che gli sono valsi il soprannome e gravi problemi nella gestione della rabbia. Il suo quartiere è “un’intera palette di grigio”, dove ogni cosa sembra ripetersi all’infinito, e lui trascorre le giornate con Jean, un vecchio depresso che lo sfrutta subdolamente, oppure con Bianca, una ragazza cieca verso cui nutre un amore platonico. Quando, in seguito a un litigio, Stalin malmena il suo patrigno, le circostanze lo spingono a scappare di casa, portando Bianca con sé: i due attraverseranno una nazione sull’orlo del baratro, costruita sulle macerie dell’immaginario contemporaneo, in un viaggio che sarà la loro occasione per diventare adulti.

* * *

Un estratto del romanzo STALIN + BIANCA, di Iacopo Barison (Tunué)

Mi piacciono i campi lunghi, perché riportano la figura umana alle sue dimensioni reali, e qualunque pretesa di grandezza o superiorità fisica passa in secondo piano, annichilita dal paesaggio. Lo sfondo resta lo sfondo, quantificabile secondo diverse unità di misura, e la figura di carne e ossa e sangue diventa poco più di un puntino e ogni sua azione sembra inutile e pretenziosa – come puoi misurarti con l’infinito?
I palazzi si ergono altissimi, senza limiti, e le antenne cigolano scosse dal vento e diffondono il verbo dei satelliti e dei segnali radio. Cammino, fa freddo, la neve scende in silenzio e l’opossum ha bisogno di luce. Il quartiere è vittima della sua miseria: lampioni spenti e siringhe usate e un’intera palette di grigio. Il tempo ha smantellato i negozi e le banche e i centri massaggi degli orientali. Tutti, ormai, se ne sono andati. Qualcuno, volendo ironizzare, ha scritto torno subito sull’acciaio di una serranda, ma nessuno è mai ritornato. Una volante della polizia viaggia a 15 km/h. Le strade sono ghiacciate, e il campo lungo ingloba tutte le manifestazioni di vita. Abbraccia i litigi e le crisi di astinenza e i due ragazzini che si baciano nella penombra, protetti dalle mura di un vicolo. Si nascondono, hanno paura che io li giudichi. Leggi tutto…

LA BANDA DEGLI AMANTI di Massimo Carlotto (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA BANDA DEGLI AMANTI di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

Il nuovo romanzo della serie dell’Alligatore (a vent’anni dalla pubblicazione del primo libro con protagonista Marco Buratti). Il sito dedicato a tutte le avventure dell’Alligatore. Tutte le date del tour ufficiale di presentazione del libro

* * *

PROLOGO
Leggi tutto…

FINISTERRE, di Orazio Caruso (un estratto)

https://i0.wp.com/www.lestroverso.it/wp-content/uploads/2015/01/cop-libro-orazio-caruso-su-lestroverso.jpgPubblichiamo un estratto del romanzo FINISTERRE, di Orazio Caruso (Sampognaro e Pupi)

Camminavamo in fila indiana percorrendo il sentiero prin-cipale della riserva naturale. Nino guidava il terzetto mostrando di conoscere la zona come le sue tasche.
“Ci vengo spesso” disse, infrangendo il lungo silenzio che ci aveva accompagnato durante la marcia “soprattutto in dicembre quando non c’è quasi nessuno ed è il periodo migliore per osservare gli uccelli migratori. Se il cielo è terso, magari dopo un violento acquazzone, è possibile immaginare i contorni ambrati dell’Africa. È bello, sapete, sedersi sulla sommità di una di queste piccole dune che vedete e pensare di essere su uno dei bordi di una civiltà che sta finendo”.
Martina quasi pizzicava il terreno con il suo passo leggero, andante con brio. Andava pedinando mio fratello, indossando un vestitino ampio all’inglese, un cappellino di paglia in cerca di vento per volar via e un vecchio modello di scarpe da tennis Superga, che fa sempre chic.
Io mi tenevo a circa dieci metri di distanza dai due, stretta nei miei Levis un po’ logori e appesantita da uno zainetto di cuoio che custodiva tutta la nostra colazione.
Nella quiete un po’ disadorna del mare d’inverno ogni tanto si udivano le ampie risate di mio fratello, ereditate in pieno da nostro padre. In passato avevo potuto verificare di persona come le donne ne rimanessero soggiogate e disarmate.
Ricordo, ad esempio, che negli anni di studio, venivano spesso degli amici a casa nostra. Il più delle volte ci impegnavamo in discussioni interessanti, dalle quali scaturivano indicazioni per nuove letture e nuovi approfondimenti. Certi pomeriggi, tuttavia, detenevano la parola dei giovani intellettuali fatui e particolarmente esibizionisti, in questi casi Nino, proprio quando l’ideologo di turno era nel pieno di una citazione brillante e alla moda, se ne usciva con una risata sonora e rimbombante, poi afferrava un lembo della sciarpa di lana rossa rimandandola indietro sulla spalla e alla fine se ne andava via, lasciando a bocca aperta, soprattutto le mie amiche, tutte intente ad ascoltare e a prendersi sul serio.
Quel sorriso, però, nascondeva sempre una smorfia di malinconia; a me sembrava, ed era così anche per mio padre, una scorciatoia inventata dal disilluso per pescare uno scarto di gioia nell’abisso della tristezza. Leggi tutto…

LA LOTTATRICE DI SUMO, di Giorgio Nisini (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA LOTTATRICE DI SUMO, di Giorgio Nisini (Fazi editore).

Domani Giorgio Nisini ci racconterà il suo romanzo

Il libro
Giovanni Cadorna è un fisico alla soglia dei cinquant’anni. Dopo un divorzio e il successo raggiunto con la pubblicazione di un libro scettico sulla possibilità della vita oltre la morte, inizia a dubitare delle proprie certezze in seguito al ritrovamento di un dipinto che lo costringe a fare i conti con il passato e il ricordo di una donna, morta tragicamente più di vent’anni prima.
Decisivo, all’interno di un intreccio costantemente in bilico tra ossessione e raziocinio, ragione e occulto, risulterà l’incontro con Olga, figlia dell’artista esoterico presunto autore dell’opera, che, insieme ad altre figure femminili cariche di significato, darà vigore a una storia fino allo scioglimento della vicenda personale e familiare del protagonista come del mistero legato al quadro.
Con una cura formale di rara evidenza e una lingua densa di risvolti emotivi, l’autore affronta qui un tema delicato come quello della comunicazione con l’aldilà nonché argomenti universali come la libertà individuale, il desiderio di paternità e l’amor filiale.

* * *

 Il prologo del romanzo LOTTATRICE DI SUMO, di Giorgio Nisini (Fazi editore)
Leggi tutto…

ROBERTO IPPOLITO racconta ABUSIVI

ROBERTO IPPOLITO ci racconta il suo libro ABUSIVI (Chiarelettere)

Pubblichiamo, di seguito, la scheda del libro e le prime pagine (dove l’autore ne spiega la nascita)

La scheda del libro
L’abusivismo non guarda in faccia a nessuno. Balla e fa ballare tutta Italia. Panettieri abusivi, macelli abusivi, studi medici abusivi, meccanici abusivi, benzinai abusivi, tassisti senza patente abusivi, perfino mafiosi e morti abusivi. Si resta a bocca aperta leggendo l’inchiesta di Roberto Ippolito e l’elenco infinito di comportamenti illegali e senza scrupoli degli italiani. A Forlì e Cesena, estetisti e parrucchieri irregolari sono uno su tre, a Ivrea i carabinieri accertano che un quarantenne, che opera come fisioterapista, in realtà non è un medico, ma un musicista. A Ravenna un falso psicologo segue una settantina di pazienti e si fa pubblicità su internet, tariffario compreso. Grazie a minori costi, gli abusivi falsano la concorrenza. Prosperano e insieme a loro prosperano il lavoro nero e l’evasione fiscale. Falsi venditori e parcheggiatori sono sempre più al centro di episodi di violenza. A loro guarda la grande criminalità. Nelle costruzioni l’abusivismo è sempre più sfacciato, come dimostrano la deviazione del torrente Modica-Scicli e i mille metri di porto a Ostia rigorosamente illegali. Né l’arte né i santi si salvano: al Circo Massimo è stata installata una scultura di tre metri per tre, del tutto illegalmente, mentre sulla scogliera di Serapo, la spiaggia di Gaeta, è stata cementata abusivamente una statua della Madonna. Perché l’Italia è una lunga lista di irregolarità fai da te, che fa sorridere ma anche no.

* * *

Le prime pagine del volume ABUSIVI di Roberto Ippolito (Chiarelettere)
Leggi tutto…

TRE CADAVERI SOTTO LA NEVE, di Franco Matteucci (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del nuovo romanzo di Franco Matteucci: TRE CADAVERI SOTTO LA NEVE (Newton Compton).
Franco Matteucci ci racconta il suo romanzo, qui…

Il libro
Chi vuole la morte di Marzio Santoni, ispettore del piccolo paesino di Valdiluce? La valanga che lo ha travolto e da cui è scampato per miracolo sembra avere ben poco di naturale…E che fine ha fatto la libraia del luogo, scomparsa senza alcun motivo? Forse c’è un legame tra questi due misteri, all’apparenza così diversi.
Per trovare il colpevole o i colpevoli, il sopravvissuto ispettore e il suo fidato assistente devono scandagliare gli indizi in mezzo alla gelida valle. La neve, però, cancella presto le tracce, e i due devono trovare in fretta una pista che possa portarli nella giusta direzione. Di fronte ai loro occhi si apre un raccapricciante scenario: al centro di una radura, davanti a un albero spogliato di tutte le fronde, viene rinvenuto un cadavere, sepolto sotto un tumulo di neve ricoperto di rami disposti secondo uno strano schema. Sono simboli di un cruento rito esoterico, culminato in un vero e proprio sacrificio umano? O si tratta soltanto di una messa in scena per depistare le indagini?

* * *

Le prime pagine del nuovo romanzo di Franco Matteucci: TRE CADAVERI SOTTO LA NEVE (Newton Compton)

Capitolo primo
Leggi tutto…

CAMICETTE BIANCHE. Oltre l’8 marzo (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “CAMICETTE BIANCHE. Oltre l’8 marzo” di Ester Rizzo (Navarra editore)

Il libro

Il 25 Marzo 1911 bruciò la Triangle Waist Company a New York City, una fabbrica di camicette alla moda. Nell’incendio morirono 146 persone di cui 126 donne, e ben 38 italiane. Il rogo è tra i tragici avvenimenti che si commemorano per la giornata internazionale della donna.

Un libro racconta, per la prima volta in Italia, tutte le vittime dell’incendio e ricostruisce il contesto storico.

Furono 146 le vite spezzate nell’incendio della Triangle Waist, tra cui 126 giovani lavoratrici morte in una fabbrica in cui mancavano le norme minime di sicurezza sul lavoro. Vite che per decine e decine di anni sono rimaste nell’oblio, alcune addirittura non identificate e riunite in un unico monumento funebre: un bassorilievo raffigurante una donna inginocchiata con il capo chino. Con uno stile a metà tra saggio e narrazione e una cifra emozionale, Camicette bianche. Oltre l’8 marzo vuole ridare dignità a quelle morti, dando a ciascuna vittima un nome, un cognome e un storia da raccontare. Un lavoro di recupero della memoria – che l’autrice ha portavo avanti per la prima volta in Italia attraverso ricerche negli archivi e interviste ai discendenti delle vittime – per far conoscere un’immane tragedia che viene, in maniera talvolta erronea, legata a doppio filo con la giornata internazionale delle donne, l’8 marzo. Un testo che ci pone davanti allo scottante quanto mai attuale problema della sicurezza sul posto di lavoro e dei diritti dei lavoratori, nonché ci porta a riflettere sulla migrazione di ieri e di oggi. A partire dal libro è stata lanciata con il “Gruppo di Toponomastica Femminile” una petizione pubblica che chiede ai comuni italiani che diedero i natali alle vittime, di dedicare loro una piazza o una strada per onorarne la memoria.

Un testo per riflettere su diritti dei lavoratori, donne, migrazioni, memoria. Un invito a recuperare il vero spirito della giornata internazionale della donna e andare oltre l’8 marzo.

* * *

Prefazione
Leggi tutto…

HOUSE OF CARDS 3, di Michael Dobbs (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo “HOUSE OF CARDS 3 – Atto finale“, di Michael Dobbs (Fazi Editore) – traduzione di Stefano Tummolini e Giacomo Cuva

In contemporanea con la terza stagione dell’omonima serie tv interpretata dal premio Oscar Kevin Spacey, arriva in libreria il terzo e ultimo capitolo della serie cult sul… potere.

Il libro
Sono passati dieci anni da quando, grazie a una lunga serie di sotterfugi e manipolazioni, Francis Urquhart ha raggiunto l’apice. Ora si appresta a diventare il primo ministro più longevo nella storia del paese: lo spettro della vecchiaia incombe, è tempo di bilanci e di pensare a come guadagnarsi un posto nella Storia. Ma nel corso della sua impietosa scalata il nostro protagonista si è fatto molti nemici, e oggi si ritrova con un branco di lupi alle calcagna pronti ad azzannarlo, mentre i molti scheletri da tempo sepolti nell’armadio minacciano di saltare fuori.
Nel suo ultimo atto, Urquhart è costretto ad affrontare un’inaspettata crisi di governo che coinvolge lo scacchiere internazionale: deve operare nella questione cipriota, complicata ulteriormente dal ritrovamento di certi giacimenti petroliferi a cui sono in molti ad ambire. Ma il petrolio non è l’unico segreto dell’isola: Urquhart è legato a questa terra da una tragica vicenda personale del suo passato, pronta a perseguitarlo.
Come prevedibile, l’instancabile FU non è pronto a farsi da parte, né a cedere di fronte a chicchessia. È ancora disposto a tutto e determinato a lasciare il segno. Ci riuscirà?

***

PROLOGO

Leggi tutto…

JOHN CHEEVER: Le lettere (un estratto della postfazione)

Pubblichiamo un estratto della postfazione del volume “LE LETTERE” di JOHN CHEEVER (Feltrinelli). La postfazione è firmata da Tommaso Pincio (che è anche il traduttore dell’opera). Per accedere allo “speciale” sul libro, cliccare qui…
Il volume è curato da Benjamin Cheever (figlio dello scrittore)

Il libro
“Conservare una lettera è come cercare di preservare un bacio” diceva John Cheever per esortare parenti e amici a gettare quelle che lui scriveva. E proprio perché convinto che i destinatari gli avrebbero dato ascolto, il Cˇechov dell’America suburbana ha confidato per lettera pensieri e timori, eventi importanti e cose di tutti i giorni, e lo ha fatto con un candore, una freschezza, un senso dell’umorismo, una verità che non si riscontrano neppure nei diari. Recuperata e riunita dal figlio dello scrittore, la corrispondenza di Cheever può essere considerata a tutti gli effetti un’autobiografia involontaria, e per questo più sincera e incantevole di una normale autobiografia”.

* * *

La postfazione di “LE LETTERE di JOHN CHEEVER (Feltrinelli)

Leggi tutto…

LO SCURU, di Orazio Labbate (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LO SCURU, di Orazio Labbate (Tunuè)

Il libro
Poco prima che la morte lo raggiunga, Razziddu Buscemi, un vecchio siciliano da tempo emigrato a Milton, West Virginia, rievoca la sua vita passata. Nel disfacimento dei ricordi, mischiati a suggestioni metafisiche, il vecchio narrerà di un’infanzia suo malgrado visionaria, scaturita dagli esorcismi subiti, e di un’evoluzione violenta e dolorosa verso la maturità. Orazio Labbate, con una scrittura ispirata tanto dal gotico americano di Faulkner e McCarthy quanto dalla prosa ardita e barocca di suoi conterranei come Bufalino e D’Arrigo, disvela il segreto magico della Sicilia meridionale con un potente esordio letterario.

«È difficile prevedere il futuro di un giovane scrittore. Questo ragazzo siciliano che ha la faccia di Kafka tatuata su tutto il petto ha la fiamma, e quindi si può scommettere su di lui.»
– Antonio Moresco –

«Labbate ti trascina, di visione in visione, con una lingua scatenata e finalmente protagonista, nel suo magma. Un paese immaginifico, una terra restituita alla sua arcaica e feroce verità rurale, una teologia sconvolgente che abbandona le aule delle dotte e rassicuranti dissertazioni per dilapidarsi nel trivio della religiosità popolare incarnata e incendiata.»
– Emanuele Tonon –

* * *

Un estratto del romanzo LO SCURU, di Orazio Labbate (Tunuè)
Leggi tutto…

LA CHIAVE DI DANTE di G.L. Barone

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA CHIAVE DI DANTE di G.L. Barone (Newton Compton)

Il libro
Monsignor Claude de Beaumont, Curatore dei Musei Vaticani, muore gettandosi nel vuoto. Eppure la sua è solo la prima di una serie di morti misteriose nel mondo dell’arte, sulle quali dovrà far luce l’ispettore Sforza. Non è affatto chiaro cosa abbia spinto l’anziano religioso a togliersi la vita, né cosa si nasconda dietro ai delitti che si susseguono nei giorni seguenti. L’unica persona in grado di dipanare l’intrigo sembra Manuel Cassini, professore di letteratura e studioso di Dante. Durante le vacanze natalizie, Cassini è stato attratto a Parigi con l’inganno e quello che doveva essere un viaggio di piacere si è rivelato una trappola. Chi ha voluto condurlo fin lì? E perché? Con l’aiuto dell’ispettore Sforza, Cassini proverà a far perdere le proprie tracce, ma invano. Chi lo cerca sa bene che lui è il solo a possedere la chiave per svelare un enigma celato nelle opere di Botticelli, Leonardo, Raffaello. Un enigma rimasto senza soluzione per ottocento anni. E chi vuole venirne a capo è disposto a uccidere…

* * *

le prime pagine del romanzo LA CHIAVE DI DANTE di G.L. Barone (Newton Compton)

NOTA STORICA Leggi tutto…

A TESTA IN GIÙ, di Elena Mearini (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo A TESTA IN GIÙ di Elena Mearini (Morellini editore), preceduto dalla bella prefazione di Elisabetta Bucciarelli.

Gioele è un ragazzo che vive in un mondo alternativo, fatto di fantasie e interlocutori immaginari. La sua vita scorre in un Istituto che cura disagi psichici, ma la malattia di Gioele non può trovare cura tra camici bianchi e medicine.
Quando Gioele intraprenderà una fuga a bordo di un Maggiolone giallo, incontrerà Maria, un’anziana donna assieme alla quale percorre le strade della Lombardia e della memoria.
Le loro vite, legate da un mistero che si svelerà strada facendo, si risolveranno in un incontro di insolita salvezza.

* * *

di Elisabetta Bucciarelli

Ogni volta che apro un libro, da sempre, vado alla ricerca di uno stupore. Una storia immaginifica, un personaggio capace di guardare il mondo dal suo particolare punto di vista, la voce di un autore che abbia parole proprie, diverse dalle mie, speciali. Cerco un mondo altro, colori, suoni, corpi, linguaggi. Cerco spaesamento e riconoscimento, dubbi e certezze, sorrisi e commozione.
Mai come in questo nostro stralunato periodo storico, in un libro vorrei trovare qualcosa da trattenere anche dopo averlo chiuso. Sottolineature, scritture ai margini, punti esclamativi. Pensieri che mi possano accompagnare, da trascrivere sui miei quaderni, da leggere ad alta voce a un altro essere umano, da riutilizzare, se dovessero servire, nelle quotidiane emergenze, durante una conversazione o una nuova scrittura. Cerco sempre e comunque il nome migliore per chiamare ogni sentimento, ciascuna emozione.
Compro un libro come se fosse una misura di stati d’animo. Una pietanza buona. Una bevanda dissetante. Lo compro perché mi serve, perché mi deve essere utile. Non per forza necessario, ma utile sì.
Lo sono sempre le poesie di Elena Mearini, che leggo da tempo e che possiedono ritmo e intensità, lo sono le pagine di A testa in giù, questo suo nuovo romanzo. Leggi tutto…

LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI di Massimo Roscia (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI di Massimo Roscia (Exòrma Edizioni)

Il libro
Chi ha ucciso l’assessore alla cultura? Ma, soprattutto, chi salverà la grammatica? Cinque bizzarri personaggi, abilmente descritti, si uniscono per mettere in atto un grande disegno criminoso a difesa estrema di una lingua quotidianamente vilipesa, deturpata e ferita a morte.
I congiuntivi vengono invertiti con i condizionali, i verbi intransitivi goffamente resi transitivi, i gerundi sfregiati, i sinonimi ignorati, i troncamenti confusi con le elisioni, i vocabolari abbandonati nelle cantine ammuffite. Reggenze errate, fastidiose sovrapproduzioni di avverbi, insopportabili diminutivi iperbolici. Espressioni trite e banali, frasi mangiucchiate, difettose, frammentate, incoerenti, prive di punteggiatura…
I più si mostrano indifferenti al progressivo diffondersi della non-lingua; altri si indignano, limitandosi a contrarre le labbra in segno di disgusto; altri ancora – Dionisio e i suoi sodali, un analista sensoriale, un bibliotecario, un dattiloscopista della polizia e un professore di letteratura sospeso dall’insegnamento a tempo indeterminato – decidono di reagire, combattere, attuare il loro salvifico piano, costi quel che costi.

* * *

Un estratto del romanzo LA STRAGE DEI CONGIUNTIVI di Massimo Roscia (Exòrma Edizioni)

Leggi tutto…

LA RAGAZZA DI SCAMPIA, di Francesco Mari (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo LA RAGAZZA DI SCAMPIA, di Francesco Mari (Fazi editore)

« Una vita ordinaria dalla quale proiettare altre identità: ecco a voi Franco, funzionario della pubblica amministrazione napoletana, una vita tranquilla (anche troppo), relazioni difficili con le donne (ma nemmeno tanto) e una passione, la scrittura, che di colpo si trasforma nell’occasione per un salto di qualità. L’obiettivo, quindi, diventa convincere l’editor di una grande casa editrice del Nord che la storia scritta da Franco, riportata da tale Jenny Marvizzo e riguardante l’eroica Stella, sia scottante cronaca ambientata a Scampia. In odore di scoop, La ragazza di Scampia (questo il titolo del reportage) diventa un grande affare; peccato che la realtà non sia mai la verità: siamo proprio sicuri che Napoli, la camorra, Scampia, l’intera vicenda di Stella non siano mera invenzione romanzesca? Del resto, come pensa l’editor: “La verità è che ‘sti napoletani abitano dentro un noir a cielo aperto”.

Questo romanzo narra della controversa rivincita della menzogna letteraria sullo strapotere della cronaca: Francesco Mari, al suo felicissimo esordio, diventa un protagonista grottesco, circondato da comici comprimari, a cavallo fra Gogol’, i fratelli Coen e Patricia Highsmith, riuscendo nella non facile impresa di capovolgere con stile graffiante i troppi luoghi comuni dell’oleografia nera napoletana post-gomorra.
(Antonella Cilento).

Francesco Mari è nato nel 1966 a Napoli, città dove vive e lavora.

* * *

LA RAGAZZA DI SCAMPIA, di Francesco Mari (Fazi editore) – estratto dal 4° capitolo

THE TRIP

Napoli, intorno alle 8.00
Leggi tutto…

SOLO IL MIO SILENZIO, di Pina Ligas (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo SOLO IL MIO SILENZIO, di Pina Ligas (Pintore)

Un segreto. Cinque generazioni rimangono vittime di un silenzio. E un bambino cresce con la convinzione di essere il frutto della mala fortuna. Nella Sardegna rurale offesa dai disboscamenti feroci, spesso morente per febbri malariche, pesti e carestie, la famiglia Ferrai non abbandona la speranza né l’orgoglio. Non si piega alle faide locali, protegge fino allo spasmo le proprie terre e riscopre l’intensità dei legami affettivi. Solo il mio silenzio è un romanzo di vite, di paesaggi e di sentimenti estremi. È il viaggio trasversale che porta alla conoscenza di una storia incredibile di forza e determinazione, affinché la speranza detti la sua legge salvifica sull’indifferenza.

Dalla quarta di copertina – Adriano Prosperi ha scritto: “È un racconto di una cultura speciale, quella sarda, del suo passato e delle sue sofferenze. Legato alla lunga memoria di una donna coraggiosa e vittima. Storia di un pezzo d’Italia attraverso le vite e i sentimenti delle persone che appaiono come le prigioniere delle durezze della natura, delle violenze della società e soprattutto delle loro stesse rappresentazioni del mondo”. Sebastiano Vassalli ha scritto: “Storia ben raccontata, ampia, articolata nel tempo”

Pina Ligas è nata a Gairo in Sardegna nel 1957. Vive con la famiglia a Torino e lavora per una nota Casa editrice torinese.

* * *

Un estratto del romanzo SOLO IL MIO SILENZIO, di Pina Ligas (Pintore)
Leggi tutto…

LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (un estratto del libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo il primo capitolo del romanzo LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €).

[Domani pubblicheremo un’intervista all’autrice]

La scheda del libro
Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?
Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

* * *

I CAPITOLO de LE MIE DUE VITE di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €)

“Oggi confusa”, annotarono sulla sua cartella. “Confusa. Meno confusa. Molto confusa”. L’ultima voce veniva riportata spesso, a volte abbreviata dalle infermiere con un semplice “MC” che la faceva sorridere, quasi fosse sufficientemente confusa da meritarsi una medaglia per questo. Anche il suo nome compariva sulla cartella – solo il nome di battesimo, Patricia, come se con la vecchiaia l’avessero degradata all’infanzia, negandole
sia la dignità del cognome sia il titolo e la familiarità con la forma del suo nome che lei preferiva. La cartella le ricordava una pagella scolastica, con quelle piccole caselle e le categorie predefinite dentro le quali era così difficile racchiudere la reale complessità di una qualsiasi situazione. “Ortografia pessima”. “Scarsa attenzione e partecipazione”. “Oggi confusa”. Giudizi che apparivano avulsi dalla realtà, distaccati, impossibili da contestare. «Ma Miss!», protestavano le ragazze negli ultimi anni. Lei non avrebbe mai osato farlo quando andava a scuola, né lo avrebbero fatto le studentesse disciplinate dei suoi primi anni di insegnamento. “Ma Miss!” era il prodotto di una crescente fiducia in se stesse, di un femminismo agli albori, e lei lo accettava anche se rendeva la sua giornata di lavoro più faticosa. Adesso avrebbe voluto protestare allo stesso modo con le infermiere che aggiungevano annotazioni: «Ma Miss! Oggi sono solo un po’ confusa!» Leggi tutto…

VICARÌA, di Vladimiro Bottone (un estratto del libro)

VicarìaPubblichiamo il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

La scheda del libro
Una perpetua, quotidiana estrazione del Lotto, a Napoli. Buona sorte ogni tanto, mala sorte quasi sempre.

Napoli, 1841. Il giovane commissario Fiorilli ha appena preso servizio a Vicarìa, uno dei quartieri centrali più malfamati della città. Non ha ancora fatto l’abitudine al male che ne percorre le strade, quando si trova a dover indagare sulla scomparsa di un bambino, un orfano rinchiuso nel cosiddetto Albergo dei poveri. Il piccolo Antimo aveva cercato di scappare da quell’edificio opprimente – che i napoletani chiamano anche Reclusorio o Serraglio – autentica città nella città che ospita vecchi, donne perdute e soprattutto una spaventosa massa di bambini esposti a ogni genere di pericoli. È così che la tragica storia di Antimo si trasforma per Fiorilli in un’ossessione, una ricerca della verità che gli fa incontrare Emma, insegnante di musica al Reclusorio, bella e idealista, ma che lo getta in pasto a medici avidi di carne giovane, funzionari corrotti, camorristi e sbirri cresciuti nello stesso fango. Per questa umanità varia e disperata tutto ruota intorno al tribunale della Vicarìa, la prigione della città e anche il luogo dove si svolge l’evento che i napoletani aspettano ogni settimana come unica speranza di salvezza: l’estrazione del Regio Lotto. E qui Fiorilli scoprirà che la giustizia degli uomini, troppo spesso, è cieca. Proprio come la fortuna.

* * *

Il primo capitolo del romanzo “VICARÌA. Un’educazione napoletana“, di Vladimiro Bottone (Rizzoli)

Leggi tutto…

ALAN TURING: STORIA DI UN ENIGMA (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine della nuova introduzione del volume ALAN TURING: STORIA DI UN ENIGMA di Andrew Hodges (Bollati Boringhieri, 2014), il libro che ha ispirato il film “The Imitation Game” (8 Nomination agli Oscar).
Traduzione di David Mezzacapa. La traduzione della nuova prefazione è di Andrea Migliori

* * *

Tratto dalla biografia di Andrew Hodges, «una delle migliori biografie d’argomento scientifico che siano mai state scritte»,  come l’ha definita il New Yorker, “The Imitation Game” ha ottenuto ben 8 Nomination agli Oscar: Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Attore Protagonista, Miglior Attrice non protagonista, Miglior Colonna Sonora, Miglior Sceneggiatura non Originale, Miglior Scenografia, Miglior Montaggio. Una grande produzione internazionale con interpreti d’eccezione come Benedict Cumberbatch e Keira Knightley. Nella biografia che ha ispirato il film e che è pubblicata da Bollati Boringhieri, la storia integrale di Alan Turing: una storia di genialità e ingiustizia, l’incredibile vicenda umana e scientifica di uno dei più grandi geni del Ventesimo secolo.

* * *

Nato a Londra nel 1912, considerato tra i padri della moderna informatica – spiegò la natura e i limiti teorici delle macchine logiche prima che fosse costruito un solo computer – fu un matematico fuori dal comune. Durante la Seconda guerra mondiale mise le sue straordinarie capacità al servizio dell’Inghilterra, entrando a far parte di Bletchley Park, la località top secret della principale unità di crittoanalisi del Regno Unito, e contribuì in modo decisivo alla decifrazione di Enigma, la complessa macchina messa a punto dai tedeschi per criptare le proprie comunicazioni, ribaltando così le sorti del conflitto. Ma la sua fu anche una vita tormentata. Perseguitato per la sua omosessualità, fu condannato alla castrazione chimica. Umiliato, a soli 41 anni, si suicidò in circostanze misteriose morsicando una mela avvelenata con cianuro. Nel 2013, dopo oltre sessant’anni dalla sua morte, la Regina Elisabetta gli ha «concesso» l’assoluzione reale. Con la verve di una spy story, la biografia di Andrew Hodges, la più completa e accurata mai scritta, ci restituisce l’ambiente e il clima culturale del periodo storico in cui Turing è nato e si è formato, le sue brillanti idee in campo matematico e scientifico, e ci fa conoscere il lato umano e personale di un genio inquieto.

Andrew Hodges (Londra 1949) ha studiato matematica a Cambridge e ha collaborato per molti anni con Roger Penrose allo sviluppo della «teoria dei twistori» (un tentativo di unificare la meccanica quantistica con la relatività generale). Svolge la sua attività presso il gruppo di ricerca del Wadham College di Oxford.

* * *

Le prime pagine della nuova introduzione del volume ALAN TURING: STORIA DI UN ENIGMA di Andrew Hodges (Bollati Boringhieri, 2014)

PREFAZIONE ALL’EDIZIONE DEL CENTENARIO

di Andrew Hodges
Leggi tutto…

L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (un estratto)

L’utilità dell’inutileIn esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine del volume L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (Bompiani). 

Nuccio Ordine presenterà “L’utilità dell’inutile” a Catania domani venerdì 16 gennaio 2015, alle h. 10.00 (Auditorium De Carlo, Ex Monastero dei Benedettini – piazza Dante) e alle h. 17.30 (Teatro Coppola – Via Vecchio Bastione, 5). Ulteriori informazioni, a fine post.

* * *

Nuccio Ordine

L’utilità dell’inutile

Bompiani

 Con un saggio di Abraham Flexner

IN FRANCIA, PER SETTIMANE NELLA CLASSIFICA DEI LIBRI PIÙ VENDUTI

“Nuccio Ordine ha scritto un libro ideale per incominciare il nuovo anno: auguriamoci un po’ d’inutilità̀!”

Jean Birnbaum, direttore di “Le Monde des Livres”, 4.1.2013

 

“Noi incorreggibili siamo grati a Nuccio Ordine – eccellente editore, tra gli altri lavori degni di lode, delle opere di Bruno – per il manifesto L’utilità dell’inutile.”

Fernando Savater, “El Pais”

 

“Uno schiaffo all’intera classe politica.” Jordi Llovet, “El Pais”

Non è vero – neanche in tempo di crisi – che è utile solo ciò che produce profitto. Esistono, nelle democrazie mercantili, saperi ritenuti “inutili” che invece si rivelano di una straordinaria utilità. In questo brillante e originale saggio, Nuccio Ordine attira la nostra attenzione sull’utilità dell’inutile e sull’inutilità dell’utile. Attraverso le riflessioni di grandi filosofi (Platone, Aristotele, Zhuang-zi, Pico della Mirandola, Montaigne, Bruno, Campanella, Bacone, Kant, Tocqueville, Newman, Poincaré, Heidegger, Bataille) e di grandi scrittori (Ovidio, Dante, Petrarca, Boccaccio, Ariosto, Moro, Shakespeare, Cervantes, Milton, Lessing, Leopardi, Hugo, Gautiér, Dickens, Herzen, Baudelaire, Stevenson, Kakuzo Okakura, García Lorca, García Márquez, Ionesco, Calvino, Foster Wallace), Nuccio Ordine mostra come l’ossessione del possesso e il culto dell’utilità finiscono per inaridire lo spirito, mettendo in pericolo non solo le scuole e le università, l’arte e la creatività, ma anche alcuni valori fondamentali come la dignitas hominis, l’amore e la verità. Abraham Flexner – nel suo affascinante saggio tradotto per la prima volta in italiano – ricorda che pure le scienze ci insegnano l’utilità dell’inutile. Eliminando la gratuità e l’inutile, uccidendo quei lussi ritenuti superflui, difficilmente l’ homo sapiens potrà rendere più umana l’umanità…

* * *

Le prime pagine del volume L’UTILITÀ DELL’INUTILE, di Nuccio Ordine (Bompiani)

L’utilità dell’inutile

INTRODUZIONE
di Nuccio Ordine

E il ruolo della filosofia è proprio quello di
rivelare agli uomini l’utilità dell’inutile o,
se si vuole, di insegnare loro a distinguere
tra i due sensi della parola utile.
Pierre Hadot, Exercices spirituels et philosophie
antique

Leggi tutto…

L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (Pungitopo edizioni)

È meglio l’amore che scotta, o solo quello tiepido che scalda senza bruciare? Ma soprattutto: esiste una realtà univoca o tante verità quanti sono i punti di vista di chi narra? Se lo chiedono i cinque protagonisti de L’amoretiepido, romanzo che racconta l’età dei trentacinque-quarantenni all’epoca della crisi. La voce narrante che accompagna il lettore per tutto il romanzo è quella della protagonista, docente di italiano e latino “col capello troppo lungo e le idee poco ministeriali”, che viene convocata per una supplenza al liceo di Mistretta, paesino nebroideo. Rosa, reduce da “pasticci sessual-sentimentali”, ama mettersi alla prova, e decide di cogliere al volo l’opportunità della supplenza per “cambiar pelle come i serpenti”. A rompere la narrazione in prima persona, dopo i primi capitoli, provvederà un narratore onnisciente, che racconterà in parallelo le storie degli altri protagonisti, moltiplicando le facce del reale e regalando tridimensionalità e poliedricità alla vicenda. L’esplosione di una bomba carta metterà in moto gli eventi e il complesso ginepraio di rapporti umani fra i protagonisti, le cui vite andranno ad intrecciarsi con continue sovrapposizioni e colpi di scena.

* * *

Estratti del romanzo L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (Pungitopo edizioni)

Leggi tutto…

IL PICCOLO PRINCIPE, di Antoine de Saint-Exupéry (un estratto della postfazione di Emanuele Trevi)

Pubblichiamo un estratto della postfazione di Emanuele Trevi dedicata a IL PICCOLO PRINCIPE, di Antoine de Saint-Exupéry nella nuova versione pubblicata da Newton Compton (di cui Trevi è curatore e traduttore)

Ecco il mio segreto. È molto semplice: si vede bene solo con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.

Il Piccolo Principe è la storia dell’incontro in mezzo al deserto tra un aviatore e un buffo ometto vestito da principe che è arrivato sulla Terra dallo spazio. Ma c’è molto di più di una semplice amicizia in questo libro surreale, filosofico e magico.
C’è la saggezza di chi guarda le cose con occhi puri, la voce dei sentimenti che parla la lingua universale, e una sincera e naturale voglia di autenticità.
Perché la bellezza, quando non è filtrata dai pregiudizi, riesce ad arrivare fino al cuore dei bambini, ma anche a quello degli adulti che hanno perso la capacità di ascoltare davvero.

* * *

 

Un estratto della postfazione di Emanuele Trevi dedicata a IL PICCOLO PRINCIPE, di Antoine de Saint-Exupéry (Newton Compton)

La favola dell’aviatore
Postfazione di Emanuele Trevi

Bevin House
Non è detto che i luoghi della vita più importanti
siano necessariamente quelli
che abbiamo frequentato, abitato per
molto tempo. Anche le radici provvisorie hanno
la loro particolare tenacia, e sono innumerevoli
gli incontri con il proprio destino che hanno
avuto come scenario una camera d’albergo della
quale il giorno dopo non si ricorda più nemmeno
il numero, o un’anonima sala d’aspetto, un
parco pubblico di una città sconosciuta. Un ragionamento
a parte, nelle esistenze delle anime
inquiete, meritano poi quei luoghi che rappresentano
una tregua nel ritmo ingovernabile degli
anni, e dove una specie di benevolo incantesimo
offre un accesso da lungo tempo perduto
alle sorgenti più pure dell’energia creativa – che
poi non sono altro che le acque oscure e canore
dell’infanzia, della memoria, del sogno. Lì dove
non c’è più differenza tra ciò che sembrava ap-
partenere in esclusiva alla memoria individuale e
ciò che invece possiede un carattere universale,
umano nel senso più pieno della parola. Ecco che
stiamo vagamente delimitando quelle condizioni,
in parte fortuite e in parte necessarie, capaci di
produrre quello che, con un’espressione un po’
usurata ma ancora efficace, definiamo uno stato di
grazia
. Ovvero: la misteriosa alchimia creata da un
particolare stato d’animo, da una stagione irripetibile
della vita, dal fascino di una vecchia casa.
Non ne esiste una ricetta precisa, e non è cosa che
si possa – ovviamente – ricostruire a piacimento.
E ci risparmieremmo tanti inutili dolori se non
ci fosse così difficile comprendere e accettare che
ogni perfezione, per noi mortali, è una perfezione
momentanea. Le settimane in cui scrisse il
suo libro più famoso furono, per Saint-Exupéry,
esattamente questo miracolo: un effetto che non
può essere spiegato solo sommando una a una le
cause e le premesse. Anche la casa che abitava in
quel breve periodo svolse un ruolo non secondario
in questa felice vicenda. Costruita negli anni
Sessanta dell’Ottocento nei pressi del villaggio
di Asharoken, sulla costa settentrionale di Long
Island, Bevin House era un luogo di una certa
importanza anche prima di diventare, negli ultimi
mesi del 1942, la culla del Piccolo Principe. Coronato
dal suo piano di mansarde e circondato
da un bel giardino, il grande edificio bianco, che
vantava all’epoca la bellezza di ventidue stanze, lo
si sarebbe potuto definire un pezzo di Francia, in
puro stile Secondo Impero, trapiantato a un paio
d’ore da New York.

«È dei nostri, ma anche diverso» Leggi tutto…

DELITTI DI CAPODANNO – un estratto del racconto di Massimo Lugli

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un ampio estratto del racconto di Massimo Lugli tratto dall’antologia DELITTI DI CAPODANNO (Newton Compton)

La scheda del libro
Vi trovate al caldo di un camino, mentre fuori nevica? Siete circondati da parenti e amici per festeggiare insieme a loro? Oppure vi siete concessi una vacanza alternativa? Comunque abbiate deciso di trascorrere le feste, fatelo in compagnia di nove autori e delle loro storie, che regaleranno un brivido alla vostra quiete natalizia…
Si parte dalla Venezia del Settecento, dove Vitale Federici dovrà indagare su tre cadaveri tagliati a metà. Per arrivare a quella dei giorni nostri, dove un omicidio guasta il Capodanno a Bruno Cavallone, capo della sezione omicidi. Giorni terribili anche per Viviana Martinelli, poliziotto dell’Unità Analisi del Crimine Violento, alle prese con Dytiscus, un folle omicida. Capodanno violento in Sardegna: Emma si trova legata e imbavagliata nella cantina di una casa, mentre al piano superiore fervono i preparativi per l’ultima notte dell’anno. Anche a Napoli si festeggia e si balla, ma per qualcuno quel ballo sarà l’ultimo. Come per il pittore Enrico D’Angelo, che sceglie proprio la notte di Capodanno per un’esecuzione a regola d’arte. E mentre nei vicoli di Bari, poco prima dell’inizio dei “botti”, un ex magistrato si scontra con gli errori della giustizia, nella mente di una ragazza cominciano ad affacciarsi pensieri pericolosi, che non le appartengono… Qualcuno invece festeggia in un bunker. Perché la fine del mondo è forse arrivata e l’alba del nuovo anno sarà impossibile da vedere.

Gli autori
Marcello Simoni
– La prigione delle anime
Fabio Delizzos – Il labirinto del male
Massimo Lugli – Spari di mezzanotte
Diana Lama – Stanotte ucciderò
Letizia Triches – Guardami morire
Francesco Caringella – Un gioco di specchi
Eleonora Carta – Ultima notte nella vecchia casa
Lorenza Ghinelli – Un diavolo per capello
Francesca Bertuzzi – Finché morte non ci separi

* * *

da SPARI DI MEZZANOTTE, di Massimo Lugli
Leggi tutto…

ANNA ÉDES di Dezsó Kosztolányi (un estratto del romanzo)

Pubblichiamo un estratto del romanzo ANNA ÉDES di Dezsó Kosztolányi (Edizioni Anfora, 2014)
a cura di Monika Szilagyi – traduzione di A. Rényi

Nel tumultuoso periodo del primo dopoguerra ungherese, tra rivoluzioni e controrivoluzioni, in un tranquillo quartiere di Budapest, una famiglia borghese e benestante assume una giovane cameriera, Anna. Il quotidiano sembrerebbe procedere sereno se non fosse che lentamente la dura condizione di serva corrode l’animo docile e benevolente della ragazza, che si trova persino sedotta e abbandonata da un membro della famiglia. Per i padroni il culmine sarà inatteso e disgraziato.

* * *

Da ANNA ÉDES di Dezsó Kosztolányi: un estratto del capitolo VI che s’intitola “Anna” e parla dell’arrivo di Anna nella casa dei Vizy. (pp. 48-51)
Leggi tutto…

LE FAVOLE DELL’ATTESA: SEGUI IL CUORE

Scheda   Le favole dellattesaLE FAVOLE DELL’ATTESA: SEGUI IL CUORE

Letteratitudine segnala il volume LE FAVOLE DELL’ATTESA (legato al progetto “Segui il cuore“) come il regalo libresco ideale per questo Natale 2014. Di seguito, l’introduzione di Cristina Zagaria (che è anche la curatrice del volume) e la prefazione di Paolo Siani

Un progetto editoriale che coincide con un esperimento d’amore: acquistando un libro, porti a casa la tua copia e aiuti a regalarne un’altra a un reparto di pediatria di un ospedale italiano.
Un’operazione no profit, che si basa sull’autofinanziamento. Che significa? Significa che gli autori hanno donato racconti e immagini e l’editore si impegna a reinvestire il ricavato della vendita di ogni copia nella pubblicazione di nuovi volumi da distribuire gratuitamente negli ospedali.
Il progetto “Segui il cuore” nasce dal desiderio di Vincenzo Federico, che in una sala d’attesa di chemioterapia, scambiando sms con sua sorella Margherita, esprime un desiderio: “In ospedale ci dovrebbero essere dei libri, per tenere compagnia ai pazienti, aiutarli ad evadere e ad affrontare la malattia con ottimismo”. Dal sogno di Vincenzo nel 2013 è nato Racconti in sala d’attesa, 12 racconti brevi donati a oltre 60 ospedali. E il progetto continua a crescere.
Nel 2014 arriva Favole dell’attesa dedicato ai piccoli lettori: 23 storie illustrate per viaggiare con la fantasia (a fine post, le minibiografie degli autori che hanno aderito all’iniziativa).

Tutte le informazioni e la mappa delle strutture in cui sono presenti i nostri libri su http://www.caracò.it e www.seguilcuore.koine.us.
Per ricevere informazioni: seguilcuore@koine.us
#seguilcuore

* * *

INTRODUZIONE

di Cristina Zagaria

C’era una volta…
Ogni favola comincia così e anche la nostra. Questa è la favola di chi non ha paura di vivere la realtà e di guardarla negli occhi, anche quando non è facile.
Questa è la favola di chi vive la sua vita, ma trova la forza e la voglia di credere in tutte le isole che non ci sono, nei draghi e nei maghi… proprio quando nessuno sembra più crederci.
Questa è la favola del papà del piccolo Giuseppe, che si chiamava Vincenzo Federico. Ora Vincenzo non c’è più, ma Vincenzo era un sognatore (anche qui troverete un suo racconto) e dai suoi sogni nel 2013 è nata una raccolta, Racconti in sala d’attesa, 12 brevi storie per vincere il tempo: è stata scritta con amore e per amore e oggi è presente nelle sale d’attesa di oltre 60 ospedali italiani, con un progetto che continua a crescere, grazie all’aiuto di molti. Racconti è un libro nato per tenere compagnia a tutti coloro che entrano in un ospedale, per i loro familiari, per i medici e gli
infermieri. E nel 2014 arriva Le favole dell’attesa, dedicato ai piccoli lettori, ma non solo.

Non importa l’età che hai, grande o piccolo che tu sia, se devi rimanere un’ora, un mese o un anno in un letto o in corsia il tempo non passa mai. In ospedale ci sono tanti dottori e molte medicine, ma a volte non bastano… perché la testa è piena di pensieri bruttissimi. E per i pensieri bruttissimi non esistono farmaci. Per fortuna, però, esiste un trucco che è quasi come una super pillola che tutto può: inventare storie e portare la testa e il cuore molto lontano.
Per tutti i bambini, piccoli e grandi, abbiamo scritto 23 storie e le abbiamo illustrate. Leggi tutto…

FUNNY GIRL, di Nick Hornby (le prime pagine)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo FUNNY GIRL, di Nick Hornby (Guanda, 2014 – traduzione di Silvia Piraccini)

La scheda del libro
Nell’Inghilterra degli anni Sessanta spopola l’attrice televisiva Sophie Straw, ex reginetta di bellezza di un paesino del Nord, che ha cambiato nome e tagliato i ponti con la famiglia per trasferirsi nella Swinging London, inseguendo il sogno di far ridere la gente come la sua eroina, la star americana Lucille Ball. Insieme a lei, l’affiatatissima squadra che lavora alla serie della BBC Barbara (e Jim), di cui Sophie è l’indiscussa protagonista: un cast di personaggi straordinari che stanno vivendo, forse senza esserne consapevoli, la grande avventura della loro vita. Gli sceneggiatori, Tony e Bill, nascondono un segreto difficile da confessare. Dennis, il produttore colto e sensibile, ama il suo lavoro ma odia il suo matrimonio – forse perché è sposato con la donna che detiene il record mondiale di snobismo. Il protagonista maschile, Clive, più bello di Simon Templar e molto vanesio, sente di essere destinato a una carriera di più alto profilo. E Sophie, che si è giocata il tutto per tutto pur di sfuggire alla monotonia della provincia e alla minaccia di un matrimonio senza amore, si troverà a recitare un copione di scena troppo simile a quello della sua vita, e dovrà decidere che tipo di donna essere, e che tipo di uomo scegliere, in un mondo in cui anche le donne sperimentano nuovi ruoli e una nuova libertà.
L’attesissimo romanzo di Nick Hornby racconta una ragazza che vuole puntare sull’ironia, più che sulla bellezza, che vuole fare l’attrice, piuttosto che la soubrette, che vuole essere amata, ma davvero.

* * *

Le prime pagine del romanzo FUNNY GIRL, di Nick Hornby (Guanda, 2014 – traduzione di Silvia Piraccini)
Leggi tutto…

BERLINO. IN FUGA DAL MURO di Saverio Simonelli (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo “BERLINO. IN FUGA DAL MURO. Storie e imprese spettacolari” di Saverio Simonelli (Effatà edizioni)

Epiche, geniali, studiate o estemporanee. Così avventurose da sembrare romanzesche, tra dramma e commedia. Sono le fughe da Berlino Est.

Dal 1961 fino alla storica caduta nel novembre ’89, il Muro di Berlino non è stato solo il simbolo della guerra fredda, della divisione della Germania e dell’Europa, ma anche lo spettatore di storie e imprese di uomini assolutamente normali che tentarono di riprendersi la vita superando quella barriera, inviolabile come una montagna, con la forza dell’immaginazione e del desiderio di libertà.

Alcuni di loro pagarono con la vita, ma molti riuscirono nell’impresa.

Queste pagine raccontano le fughe più spettacolari e assieme più genuinamente umane.

* * *

I ricordi di Nonno Walter

Nonno Walter scostò la tendina, aprì la finestra e poi, a braccia
conserte appoggiate al davanzale, si mise a guardare i ragazzi
che giocavano a pallone nel giardino del comprensorio. A loro
bastava poco: un paio di giacche della tuta buttate in terra alla
distanza giusta per fare da pali, il pallone della coppa del mondo
appena vinta e qualche metro quadro d’erba. Così il pomeriggio
diventava divertimento puro, tutto istinto, prontezza di riflessi,
energia da vendere. Certo, pensava, a quell’età il gioco raccontava
molto di quello che stavano diventando, dalla conformazione
fisica al carattere, lasciando perfino indovinare qualcosa su
quello che sarebbe stato il loro futuro. È sempre stato un privilegio
degli anziani: andare oltre quello che si vede grazie alle lenti
dell’esperienza. In un gesto, in una postura ci leggi agevolmente
molte delle cose che verranno. Così Walter capiva che quel piccolo
Sami con i suoi geni africani forse non sarebbe mai diventato
il trequartista che sognava di essere – indossava la maglia di
Mario Goetze, l’eroe della finale mondiale – ma avrebbe potuto
vincere una gara di mezzofondo. Lukas che veniva dalla Polonia
avrebbe magari giocato a calcio solo per divertirsi con gli amici,
ma potenzialmente – e lo intuiva da come si fermava a riflettere
su ogni cosa – in futuro sarebbe potuto essere un ottimo maestro
di scacchi. Niente calcio poi per il più grande e più goffo di
tutti: Nikolas, l’amico del cuore di suo nipote che finiva regolarmente
in porta. Leggi tutto…

GLAM CITY di Domenico Trischitta (un estratto)

Pubblichiamo un estratto le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

GLAM CITY di Domenico Trischitta sarà presentato venerdì 28 novembre 2014 presso la Feltrinelli Libri e Musica di Catania – via Etnea 285, Catania – alle ore 18,00.
Interverranno Nicola Savoca e Francesco François Turrisi. Sarà presente l’autore

La scheda del libro
Gerry Garozzo è una ragazzo diverso della Catania anni ’70 che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, di fare il trasformista. Ma Catania gli sta stretta. Per il suo ventunesimo compleanno vola a Londra e lì incrocerà l’astro nascente del Glam Rock, Marc Bolan. Nella torrida Catania, la sua glam city, assieme ad altri variopinti amici tenterà una rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione. Ma Catania non è Londra e lui non è Bolan, e il suo progetto discografico fallirà assieme alla sua disperata voglia di affermazione
personale. Gerry ora è costretto a fare i conti con il suo sogno miseramente infranto. Da Catania a Milano, andata e ritorno, da promessa della canzone a travestito dei viali milanesi. Arriviamo agli anni ’90, siamo di nuovo a Catania, che nel frattempo non è più la glam city dei ’70. Cosa è cambiato? Quale città adesso Gerry Garozzo si troverà di fronte? E cosa ne è stato della sua rivoluzione? Le aspirazioni di un ragazzo in un romanzo di formazione graffiante e commovente.

* * *

Le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

Capitolo primo

Gerry Garozzo

 

1.

Era il primo di giugno del 1967. Usciva in tutto il mondo l’album che avrebbe cambiato le mode e i gusti musicali di un’intera generazione. Si intitolava Sergeant Pepper e gli autori erano i quattro geni di Liverpool, qualche tempo dopo, i loro rivali, i Rolling Stones, avrebbero pubblicato Their satanic majestic requiest, che conteneva la canzone più psichedelica di tutti i tempi, In another land. Quel fatidico giorno il disco memorabile uscì anche a Catania, e lo si ascoltò, per una giornata intera, in un piccolo appartamento di via Di Sangiuliano. Perché quel giorno si festeggiava il ventesimo compleanno di Gerry Garozzo, un ragazzo triste e un po’ diverso, che non aveva peli sulla lingua e voleva essere un innovatore, ma la sua rivoluzione era troppo pericolosa, e troppo rivoluzionaria…
Minchia che musica! Queste cose solo in Inghilterra le sanno fare, qui in Italia non è la stessa cosa, non si respira la stessa aria, poi a Catania non ne parliamo… profondo sud, a Napoli è certamente meglio, almeno lì quelli come me li rispettano. Perché come sono ancora io non l’ho capito, mi sento libero ma macari fimmina, e qua quelli come me sono tutti chiusi dentro la via delle Finanze.
Gente semplice, la famiglia di Gerry: il padre faceva il carpentiere, la madre gestiva un piccolo negozio di bottoni in via Ventimiglia, a ridosso del ghetto dei puppi catanesi. C’erano tutti, da Agata ’a parrina a Lola Falana, da Alida Valli a Scimmia. E tutte erano clienti della signora Santina, ma Gerry, dovevano lasciarlo in pace. Perché Gerry non era come loro.
È il primo giugno del 1968, esattamente un anno dopo, quando metto piede nella swinging London, mi intrufolo in uno di quei mitici taxi e percorro tutte le strade più alternative della capitale inglese, da King’s Road a Carnaby Street, fino ad arrivare nei quartieri più hippy, Camden Town e Hampstead Heath, dove, dal magnifico parco in collina, si domina Londra. È lì che incontro un malinconico ragazzo, Nick, che mi fa ascoltare una bellissima canzone, Way to blue, mi dice che vorrebbe al più presto inciderla. Poi, la sera ci immergiamo nell’atmosfera rarefatta di Notting Hill, e osiamo varcare i limiti del quartiere di Brixton, centro del proletariato nero dove si fanno incontri interessanti.
Leggi tutto…