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Archive for the ‘Interviste’ Category

UN GOMITOLO AGGROVIGLIATO È IL MIO CUORE di Edgarda Ferri (recensione e intervista)

la-femmina-nudaUN GOMITOLO AGGROVIGLIATO È IL MIO CUORE. Vita di Etty Hillesum di Edgarda Ferri (La nave di Teseo)

L’amore per tutti è meglio dell’amore per una persona sola. L’amore per una persona sola non è altro che l’amore di se stessi

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Recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

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Nello zaino ha messo poche cose. Una piccola Bibbia, la grammatica russa e Tolstoj. Un solo paio di calze. Le lenti rotte. La carta musicale di suo fratello Mischa. Il vagone è il numero 12, contiene novecentottantasette ebrei diretti Auschwitz. Lei è Ester Hillesum, ma tutti la chiamano Etty.
Quando parte da Westerbork, un campo di transizione, destinato a smistare i deportati verso la destinazione finale, ha appena finito di leggere una poesia di Rilke. Non ricorda le parole, la ressa vicino ai vagoni è troppa. Madri con i figli appesi al collo, anziani, bambini, donne di tutte le età. Sa però che Rilke è adatto anche a quel momento caotico, debordante, che nessuno penserebbe di classificare come una morte. Così è la poesia. Uno sguardo tumefatto, che sa andare contro l’apparenza delle cose.
Ed è strano che mentre la spingono sul vagone, e i suoi genitori la precedono solo di qualche convoglio, la sua mente sia così presa dal pensiero di un poeta, e che pur sapendo che quello è l’ultimo passo – l’ultima destinazione prima della fine – la sua anima risuoni di bellezza.
E’ che guardano oltre le rotaie i lupini sfrigolano al vento. Pochi raggi di sole creano cerchi che smodano il contorno delle cose. E in lontananza un cucciolo ha preso a uggiolare, ed è la mamma cagna ad acquietarlo a furia di carezze.
La vita, nonostante tutto, è in tutte le cose, fremente e solitaria, supplice e arrendevole, ed Etty sa che non saranno i convogli destinati ai campi di sterminio a fermarla. La vita continuerà a risorgere da ogni cosa morta, e rotta, e piagata. Anzi, proprio da lì  ricrescerà come l’erba gramigna. Più forte, più rigogliosa, più annaffiata dalle lacrime umane.
Per questo motivo – pur avendone la possibilità – Etty non ha voluto lasciare il suo popolo. Sarebbe potuta restare al Consiglio ebraico fino alla fine della guerra, avrebbe avuto il privilegio di partire per ultima, o di non partire affatto. E invece ha deciso che proprio lì, a Westerbork, dove si può immaginare solo una vita di passaggio, precaria e avvelenata dalla paura, proprio lì sarà se stessa. Proprio lì intonerà le parole della sua gente. Proprio lì sarà il dolore di tutti, ed essendo tutti, sarà anche misteriosamente felice.
Riportata alla luce prima da Adelphi che ne ha pubblicato lo sconcertante diario, ed ora da “La nave di Teseo” attraverso lo splendore del saggio scritto da Edgarda Ferri, (“Un gomitolo aggrovigliato è il mio cuore”) l’esperienza di Etty Hillesum scava queste giornate in modo dolorosamente attuale.

La prima domanda che rivolgo dunque ad Edgarda Ferri riguarda proprio la sconcertante contemporaneità di Etty,  la sua  voce persistente, che trafigge il tempo e lo spazio, e ancora parla al nostro cuore di uomini moderni e spaesati. Le chiedo, in che modo Etty è arrivata a lei, in che modo l’ha raccolta. Leggi tutto…

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IL GRANDE SACCHEGGIO di Francesca Mereu (intervista)

Heavy Metal Putin: intervista a Francesca Mereu, autrice deIl Grande Saccheggio. Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata (Le Mezzelane), un viaggio familiare e personale dall’URSS dei soviet alla grande madre Russia del XXI secolo.

Abbiamo incontrato l’autrice nell’ambito di “Tempo di libri

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A cura di Furio Detti

Francesca Mereu ha iniziato la sua carriera di giornalista nella Russia dei primi anni Novanta. È stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty. Ha trascorso sei anni al The Moscow Times, per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage da Mosca sono stati pubblicati dal The New York Times, dall’International, dall’Herald Tribune e da numerosi giornali italiani.

– Intervistiamo la giornalista Francesca MEREU, in occasione dell’uscita del suo volume “Il Grande Saccheggio” per i tipi di Le Mezzelane. Possiamo definire il tuo volume un’inchiesta giornalistica?
Sì, e concerne la Russia dagli anni Novanta fino alla presa del potere da parte di Vladimir Putin.

– Il sottotitolo recita: “Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata”, ce ne vuoi parlare?
Ho scelto questo titolo per parlare di come sia cambiata la Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica e di come il paese sia stato depredato di tutte le sue risorse e ricchezze da poche persone. Questo libro assume un punto di vista particolare, perché include il punto di vista della mia famiglia, russa, che ha attraversato questo ultimo ventennio di storia. Si inizia dal ’92, dalla fine dell’URSS. Potrei partire con questo dato: il mio nonno acquisito, Boris, non ricordava mai la data della fine dell’URSS (il 25 dicembre 1991) ma ricordava benissimo il 2 gennaio del 1992 perché quel giorno lui e il 99% dei Russi persero tutti i loro risparmi e divennero degli indigenti. Prima di quella data uno stipendio medio consentiva una vita decorosa, dopo che il presidente Eltsin liberalizzò i prezzi, questa cifra divenne l’equivalente di 8 dollari al mese; in pratica il costo in Russia di un chilogrammo di formaggio o poco meno in salame scadente… Questo è quello che è successo. Non solo: nel mio libro racconto come questo saccheggio si sia ripetuto: per tutto il corso degli anni ’90 i russi non hanno fatto che perdere ogni volta i loro averi a ogni riforma monetaria, a ogni crollo delle banche e dell’economia.

– Perché hai scritto questo libro? Leggi tutto…

ESTASI: ISTRUZIONI PER L’USO di Jules Evans

ESTASI: ISTRUZIONI PER L’USO di Jules Evans (Carbonio editore – Trad. Cristiano Peddis)

In occasione di Tempo di Libri 2018 abbiamo incontrato Jules Evans per discutere del suo nuovo libro

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Attraverso l’estasi.
Una cavalcata “fuori di sé” fra Steve Jobs e il Leviatano.

Intervista a cura di Furio Detti

Per Letteratitudine abbiamo il piacere di presentare il nuovo libro di Jules Evans, filosofo già autore di “Filosofia per la vita e altri momenti difficili” (Mondadori) che torna dal pubblico italiano con Carbonio Editore e il frutto di un quinquennio di lavoro.
Estasi: istruzioni per l’uso è una lunga disamina dell’esperienza estatica considerata dopo l’avvento dell’illuminismo razionalista. Nel passaggio al mondo positivo e contemporaneo l’Occicente ha voltato le spalle all’esperienza estatica e visionaria, segregandola e ostracizzandola con lo stigma della malattia/disturbo mentale. Ma il “daimon” cacciato dalla porta è rientrato dalla finestra con la generazione Hippie, quella acida, i tecno-utopisti del Mit e di Stanford, la parpasicologia e la ricerca psichica e le neuroscienze moderne. Una ri-legittimazione attraverso due secoli di esperienze estatiche e esplorazioni scientifiche.
Quali sono i modi in cui l’uomo contemporaneo può raggiungere la trascendenza uscendo dal proprio angusto e opprimente ego? E fin dove ci si può spingere senza degenerare nella dipendenza, nell’idolatria o nella follia?
Sulla scia di Sexout. L’arte di ripensare il sesso di Wilhelm Schmid, Evans ci porta a ripensare alla necessità di vivere la dimensione trascendente. E in questo saggio pop, intrigante, ironico e ben documentato, ci accompagna in una sorta di festival dell’Estasi: dai rituali dionisiaci alla danza, dal cristianesimo carismatico alle pratiche della meditazione Vipassana, passando per il rock, il sesso tantrico, l’ayahuasca, la psichedelia, il fanatismo jhadista, il transumanesimo.

Per Letteratitudine abbiamo intervistato l’autore allo stand Carbonio. Leggi tutto…

NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti: intervista a uno pseudonimo

NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti (Giunti): chiacchierata con uno pseudonimo

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di Massimo Maugeri

Qualche settimana fa ho pubblicato questa intervista a Mario Baudino dedicata al suo libro “Lei non sa chi sono io” (Bompiani), il cui sottotitolo (scrivevo) coincide con una vera e propria dichiarazione di intenti: “Un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo”.

Di recente Giunti ha dato alle stampe un thriller intitolato “Nostalgia del sangue” che ha beneficiato di un guizzo nella classifica dei libri più venduti e di un grande interesse a livello internazionale. Lo firma un certo Dario Correnti. Solo che Dario Correnti (da qui il collegamento con il libro di Baudino) è un pseudonimo. Ora… non rivelerò le identità di chi si nasconde dietro questo nome fittizio (anche perché non le conosco), ma propongo qui di seguito una frizzante chiacchierata…

Nella minibiografia leggiamo che “Dario Correnti è uno pseudonimo. Anzi, un doppio pseudonimo, perché nasconde due autori”. A cosa è dovuta la vostra scelta di ricorrere, appunto, a uno pseudonimo?
Non consideriamo Dario la somma di due individui, ma un terzo individuo, con una sua personalità, diversa dalla nostra. Tanto che parliamo di lui in terza persona. Diciamo: Come è andato questa settimana il libro di Dario? Oppure: Lavoriamo un po’ per Darione? Siamo i suoi ghostwriter, in sostanza. 

Considerata la doppia identità, come si è sviluppato il vostro processo creativo per la realizzazione di “Nostalgia del sangue”?
Ci abbiamo messo un po’ a capire come si poteva lavorare insieme. All’inizio uno si occupava della parte narrativa e l’altro delle digressioni saggistiche. Ma non funzionava. E soprattutto non era giusto. Perché uno dei due lavorava troppo poco. Allora abbiamo deciso  di buttare giù insieme la trama e i dialoghi, capitolo per capitolo. Poi uno dei due, l’addetto alla parte narrativa, si occupava di scrivere. Di fatto, il romanzo non è stato scritto a quattro mani, altrimenti la voce non sarebbe stata uniforme. È stato pensato da due teste e realizzato da due mani. 

Proviamo a conoscervi un po’ di più. Chi (e quali) sono i vostri “punti di riferimento” letterari? Leggi tutto…

IN COMPAGNIA DELLA TUA ASSENZA di Colette Shammah: incontro con l’autrice

IN COMPAGNIA DELLA TUA ASSENZA di Colette Shammah (La nave di Teseo)

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In compagnia della tua assenza” sarà presentato a Tempo di libri giovedì 8 marzo alle ore 16 presso il Caffè letterario.

Interverranno: Colette Shammah, Marina Gersony

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Come si riempie il vuoto lasciato da una persona forte, ingombrante, anticonvenzionale? Colette Shammah, scrittrice di diari e affascinata dalle “malattie del pensiero”, lo racconta al pubblico della Fiera coinvolgendolo nella storia di una famiglia tra Aleppo, Parigi e Milano.

 

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Colette Shammah è nata e vive a Milano. Dall’età di quindici anni scrive lettere per se stessa che nessuno ha mai letto. Dopo una laurea in Lettere a indirizzo psicopedagogico, ha lavorato nel campo dell’editoria (Enciclopedia dei bambini di Pinin Carpi). In seguito ha recitato per anni in teatro e in tv. Ha seguito diversi corsi sul Metodo Feuerstein. Negli anni successivi ha conseguito un master in Mediazione familiare sistemica e ha lavorato a lungo come mediatrice. In compagnia della tua assenza è il suo primo romanzo.
Per La nave di Teseo, Colette ha appena pubblicato il romanzo intitolato “In compagnia della tua assenza“.

Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci come è nato questo libro, di fornirci qualche riferimento sul contesto e sull’ambientazione, di spiegarci come ha sviluppato la narrazione…

Mia madre se ne era andata da poco, il vuoto dell’assenza era enorme“, dice Colette Shammah. “Qualcosa di me restava impigliato a quello scoglio. Mi accorsi quasi di colpo che sapevo ben poco di lei, di quella ragazza che era stata, dei paesi lontani nei quali aveva vissuto. Era come se scoprendo qualcosa di lei avrei capito meglio qualcosa di me. Ho desiderato indagare quel vuoto e quel mistero della figura materna. Nel corso della scrittura altre voci si sono alzate, luoghi che non conoscevo sono emersi. È nato il racconto di Sophie, di sua figlia Esther, delle altre sorelle e dei paesi che hanno fatto da sfondo al loro vivere“.

Con riferimento al contesto e ambientazione Colette ci spiega che… Leggi tutto…

IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli: intervista all’autrice

IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli (Mondadori Electa): intervista all’autrice ed estratto del romanzo

Mercoledì 28 febbraio, alle ore 10.30, a Milano, presso la Sala Napoleone dell’Accademia di belle Arti di Brera, Annalisa Stancanelli presenta il suo libro “Il vendicatore oscuro”, con Giuseppe Bonini, Giuseppe Di Napoli e Enrica Melossi.

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di Simona Lo Iacono

Era l’ottobre 1608. Malconcio e fuggitivo, Michelangelo Merisi o Amerighi, noto come il Caravaggio, varcava le porte della città di Siracusa.
Se in realtà fosse una di quelle giornate assolate che anche in autunno asfissiano la città con raggi e saette, non è dato saperlo. Né se vorticasse da sud il solito scirocco.
Si sapeva però che l’uomo proveniva da Malta, dove aveva scontato una pena detentiva in una prigione sotterranea per un delitto infamante. E da dove alcuni amici potenti lo avevano fatto fuggire.
Era stato nascosto nel Convento dei frati Cappuccini, alle soglie delle antiche latomie. Cave in cui, in passato, i detenuti tagliavano l’arenaria, la pietra bianca di Siracusa. E lì, pur ripresosi dallo stato febbricitante in cui era caduto, la morte aveva continuato a perseguitarlo.
Durante il suo soggiorno infatti strani omicidi iniziano a coinvolgere i frati, la fine sembra asserragliare il convento, e così pure il mistero. Persino Frate Anselmo che lo ha curato dalla malaria, scompare nel vortice inspiegabile. E poi. Un misterioso confratello si aggira tra gli altri. Chi è? Perché a lui lo avvince un’attrazione vorticosa e viscerale?
Ispirato alla permanenza del grande pittore a Siracusa, dove ha lasciato la meravigliosa pala del seppellimento di Santa Lucia, il romanzo di Annalisa Stancanelli – “Il vendicatore oscuro” (Mondadori Electa) ricostruisce con disinvoltura e irresistibile fascino il travagliato soggiorno a Siracusa del Merisi.  Accanto a lui si muovono personaggi veri, Vincenzo Mirabella, Fra’Raffaele da Malta, i nobili siracusani delle famiglie più in vista, ma anche servi, schiave e semplici religiosi.
Un magma di condizioni e travagli, che arriva a vette di mirabile descrizione della luce e del buio che attanagliano tutta l’esistenza del pittore. Come anche del bene e del male, della vita e della morte che sempre il Caravaggio covò, indistintamente, in sé.

-Chiedo innanzi tutto all’autrice da dove è nata l’ispirazione dell’opera… Leggi tutto…

UNO SPAZIO MINIMO di Rosalia Messina (recensione e intervista)

UNO SPAZIO MINIMO di Rosalia Messina (Melville edizioni)

Segnaliamo le due date del minitour siciliano di “Uno spazio minimo”: Venerdì 9 febbraio a Siracusa, alle 19, presso La casa del Libro – via Maestranza n. 20. Presentano: Maria Lucia Riccioli e Lucia Corsale; Sabato 10 febbraio a Catania, alle 17:30, presso la Biblioteca della Città Metropolitana di Catania – via Prefettura 24. Presenta: Gabriella Vergari – In entrambi gli incontri, sarà presente l’autrice

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recensione e intervista di Simona Lo Iacono

Parole che non riescono ad affiorare. Un silenzio che si appropria delle cose, perché tacerle, non nominarle, vuol dire negar loro esistenza, e – dunque – capacità di ferire.
Così cresce Angelica Alabiso, avvolta da un silenzio che è come una coltre, una spessa tenda di protezione, o anche un muro difficile da valicare.
Il suo mondo di bambina si consuma senza parole, delegando all’immaginazione la forza di creare i sogni, giocando con un laccio che può assumere forme mutevoli, disegnando una via d’accesso alle possibilità.
Perché comunque, anche se intabarrata in grida mute, Angelica Alabiso vuole sognare.
Certo, dei sogni ha anche paura. La sua educazione familiare sembra quasi bandirli, per approdare a conquiste più concrete, alla stabilità tanto agognata, al raggiungimento di certezze capaci di sconfiggere i timori e la precarietà. La sua famiglia è tutta compressa in questo sforzo di normalità. Marianna e Germano, i due fratelli, le crescono accanto avvolti dalla medesima patina di apparenze e buon senso.
Ma basta una vita incanalata negli argini dell’ordinario per garantire una evoluzione piena, l’approdo alla felicità?
Così, Angelica cresce senza quasi formulare domande. Il liceo classico a Catania, la voglia di spensieratezza dei diciotto anni, un primo matrimonio non scelto, o meglio arrivato come una conseguenza necessaria di ritmi di vita scanditi da altri.
La voce di Angelica finalmente prorompe, è dalle pagine che si leva alta e cristallina, quando piange i figli perduti, gli amori finiti troppo precocemente, le scelte universitarie sostituite da percorsi professionali.  E come in uno specchio riflesso, si alzano anche le voci dei genitori, voci quasi sempre inadatte a decifrarla, a cogliere nelle sue mute aspettative la voglia di una gratificazione o di un riconoscimento. L’esigenza – mai tradotta in vere pretese – di essere pienamente amata.
E allora si scopre che anche il loro infliggere inconsapevoli ferite, proviene da altri smacchi del destino o della fortuna. Che anche il padre di Angelica è frutto della mancanza di uno sguardo paterno, e così pure la madre è a sua volta figlia di una generazione sbalestrata.
In questo incedere di generazioni che cercano sempre in quella successiva un ristoro, o una riparazione tardiva ai propri sbagli, alle proprie incompletezze, alle proprie povertà, Angelica scopre poco per volta la sua vera vocazione alla felicità. Una felicità timida, capace di scavarsi una strada semplice e al tempo stesso contemplativa. Uno spazio minimo, forse, ma dotato dell’equilibrio necessario per dare finalmente un senso, un significato profondo a tanto cercare.
Con una scrittura tersa e cristallina, dotata di picchi alti, poetici e pensierosi, Rosalia Messina in questo suo ultimo romanzo “Uno spazio minimo” (Melville edizioni) regala una storia lucida, sofferta e al tempo stesso compostissima. Un gioiello di rara e preziosa solidità letteraria.
 
-Cara Lia, le chiedo, nel silenzio di Angelica si scoprono tante parole non dette. Qual è il rapporto tra vita e parola? Leggi tutto…