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Archive for the ‘Interviste’ Category

LO STORIOGRAFO DEI DISGUIDI di Paolo Codazzi (intervista)

“Lo storiografo dei disguidi” di Paolo Codazzi (Arkadia)

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di Massimo Maugeri

Paolo Codazzi, scrittore fiorentino, autore di romanzi e racconti, nonché ideatore e presidente del Premio Letterario Chianti, ci consegna una raccolta di racconti dal titolo molto suggestivo: “Lo storiografo dei disguidi” (Arkadia, 2021). Storie accomunate da una visione “strabica” della realtà (come ci spiega lo stesso autore nell’ambito di questa intervista) e con lo sfondo di una Firenze tutta da scoprire…

– Caro Paolo, cosa puoi dirci sulla genesi di questa antologia di racconti? E qual è il filo conduttore che li lega?
Fin dagli esordi dell’attività di scrittore, devoto alle mie libere letture, ho alternato romanzi a raccolte di racconti, percependo e riconoscendo nel “racconto”, una significativa tradizione letteraria che purtroppo in Italia è trascurata ma che, con onnivoro appetito, ho digerito da altre letterature maturando, credo, un’inclinazione espressiva che ha sempre ottenuto attenzione anche per questa attitudine del mio lavoro di scrittore.
La genesi, o la riscrittura, di questi quindici racconti si è sviluppata negli ultimi due, tre anni, da quando mi resi conto che fra i molti racconti scritti, abbozzati, o soltanto ideati, alcuni di questi dimoravano nello stesso immaginario condominio, per quanto legati da un’idea filosofica di socialità, più o meno evidente, come in tutte le descrizioni di ambienti antropizzati. Leggi tutto…

MUTAZIONI. STORIA DI MARICIA, UN MEDICO CHE SI SCOPRE PAZIENTE di Fabio Cavallari (recensione e intervista)

“Mutazioni. Storia di Maricia, un medico che si scopre paziente” di Fabio Cavallari (Lindau)

recensione del libro a cura di Maria Genchi – a seguire, intervista a Maricia Roccaro 

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di Maria Genchi

“Mutazioni” è la storia personale di Maricia Roccaro, nefrologa siciliana che dirige il centro di analisi di Bronte , in provincia di Catania. Una scrittura autobiografica , rielaborata dallo scrittore e giornalista Fabio Cavallari , che racconta come la vita possa cambiare all’improvviso e ritrovarsi confusi, pieni di paure e d’incertezze: l’io narratore narra l’io personaggio autobiografico. Tra narratore e personaggio si è stabilito un dialogo, un’empatia profonda che ha permesso la condivisione dell’esperienza di vita e l’assimilazione del narratore nel personaggio Maricia come se si trattasse della stessa persona che si sdoppia nel raccontare sé stesso. La testimonianza autobiografica si articola in diversi momenti che rappresentano il percorso di Maricia, dalla scoperta della malattia ai dubbi, alla conoscenza e terapia della malattia e per finire al Covid 19. In questi momenti il personaggio si snoda in altri “io”: medico-donna-paziente-madre. L’io proustiano si sdoppia alla ricerca della propria identità e della propria forza interiore per giungere ad essere quello che è Maricia adesso, una donna medico che ha la vocazione di dialogare con le persone malate per condividerne le difficoltà e portarle a superare le proprie angosce, paure e assisterle durante la terapia con l’aiuto dei familiari. In questo momento storico di Covid 19 che stiamo attraversando, Maricia sa vivere le paure, il silenzio, le angosce sfidando la vita stessa per dirci che possiamo riuscirci. Leggi tutto…

DIMMELO ADESSO di Caterina Falconi (intervista)

“Dimmelo adesso” di Caterina Falconi (Vallecchi editore): intervista all’autrice

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di Domenico Trischitta

“Se è vero che l’amore non ha età e che spesso prescinde dai difetti, è altrettanto vero che è doveroso curare il proprio aspetto, perché comunque è dal corpo che passa il desiderio. (Milf è bello, Pizzo nero editore). Ecco, quello che mi ha sempre colpito della scrittura di Caterina Falconi è la facile versatilità, la dote di cambiare tono, tema e registro linguistico mantenendo un’ironia di fondo sferzante, una profonda e sintetica analisi dei comportamenti e delle debolezze umane (l’autrice è laureata in filosofia).
Dunque per questo ma anche per altri motivi suscita interesse e curiosità la sua ultima prova narrativa, “Dimmelo adesso” (Vallecchi editore), un romanzo che affronta una tematica dura come il bullismo, ma anche le dinamiche competitive tra adolescenti.

-“A Luigi Bernardi, per quel caffè in piazza del Nettuno”, non ti nascondo la curiosità per questa dedica… chi era per te Bernardi?
Luigi Bernardi è stato un amico prezioso a cui non ho avuto tempo di affezionarmi. Ma questa incompiutezza, nell’affetto e del destino, lo rende tuttora al mio cuore una stella sfavillante e un’impalpabile, benevola presenza.

– In questo ultimo romanzo confermi la tua felice “cattiveria” stilistica. Che rapporto hai con la tua scrittura?
In questo libro ho deposto quasi completamente la “cattiveria”, che è un sentimento sterile. Ho preferito essere cruda, talora spietata, senza mai edulcorare le situazioni. Del resto “Dimmelo adesso” è un romanzo di denuncia e come tale deve scuotere. Leggi tutto…

LA TANA DEL POLPO di Giorgio Lupo (intervista)

La tana del polpo“La tana del polpo” di Giorgio Lupo (Augh! Edizioni): intervista all’autore

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di Simona Lo Iacono

Placido Tellurico è un commissario di polizia, un padre, un uomo solo. Nel suo passato si agitano ferite, a cui tenta di dare una svolta facendosi trasferire nel commissariato di Termini Imerese, dove cerca di incanalare la propria esistenza verso una rasserenante tranquillità.
La routine viene però rotta dal ritrovamento di un corpo senza testa, e questa sconcertante novità sarà anche una strada verso approdi impensati.
Il suo inventore, Giorgio Lupo (che di Tellurico ha fatto il protagonista del suo ultimo romanzo “La tana del polpo”, Augh! Edizioni), gli ha dato una personalità ironica, una imperfezione che trasuda umanità, una sensibilità che si innesta nella città di Termini Imerese.
Avvolto dalle atmosfere del luogo, Placido si fa tutt’uno con esso, ne diventa il simbolo fragile e al tempo stesso fermo, abitato da commozione e senso del precario.
Chiedo quindi a Giorgio quale sia la connessione tra Placido Tellurico e Termini Imerese.

– Caro Giorgio in che modo il luogo si fa uomo e l’uomo si fa luogo? Leggi tutto…

NON CE LO DICONO di Errico Buonanno (intervista)

“Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19” di Errico Buonanno (UTET): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Un libro di grandissima attualità, questo nuovo di Errico Buonanno pubblicato da Utet. Lo si evince già dal titolo (Non ce lo dicono. Teoria e tecnica dei complotti dagli Illuminati di Baviera al Covid-19). E d’altra parte, giacché gli schemi sulla base dei quali sorgono e si sviluppano le teorie complottiste sono più o meno gli stessi, si tratta di problematiche ricorrenti di cui è possibile tracciarne un percorso storico.
Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Errico, partiamo dall’inizio: come nasce questo libro?
Sono anni che mi occupo di fake-news. Posso dire, anzi, di averlo incominciato a fare da prima che si chiamassero “fake-news”: quando scrissi il mio Sarà vero usavo il termine “falsi” o “bufale”. E me ne sono iniziato a interessare non precisamente con lo spirito del debunker. Al contrario, io sono principalmente un narratore, perciò nutro molto rispetto per le invenzioni e le bugie. Quello che tuttavia mi interessava era lo straordinario potere dei falsi di trasformarsi in realtà: una bugia può avere conseguenze molto pratiche e concrete, può smuovere eserciti, può creare nazioni attraverso i miti fondativi, può dare il via a tradizioni come a stragi. Questo significa che la fantasia è qualcosa da maneggiare con molta cura. Nel caso delle teorie di complotto, ahimè, la fake-news porta spesso a esiti rischiosissimi: le ultime vicende, da QAnon alle dicerie intorno alla pandemia, mi hanno portato in Non ce lo dicono ad affrontare il lato più nero del falso.

– Cosa puoi dirci sull’attività di studio e di ricerca che hai svolto prima di dedicarti alla scrittura del testo? Leggi tutto…

LA STRANTULIATA di Fabrizio Escheri (intervista)

La strantuliata - Fabrizio Escheri - copertina“La strantuliata” di Fabrizio Escheri (Ianieri Edizioni): intervista all’autore

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di Eliana Camaioni

In una torrida mattina, uguale a mille altre, il solitario autista di una corriera semivuota in servizio fra Licu e Spirlinga, di nome Blasco Blando Antonio Maria scopre una sagoma coperta da un telo, sul ciglio della strada. E’ il cadavere di un uomo, orribilmente sgozzato; un delitto di mafia, all’apparenza, ma che rivelerà insospettabili segreti e intrighi, con continui colpi di scena, allorquando Blasco Blando Antonio Maria, unico testimone della vicenda, si troverà a volerci vedere chiaro. E lì rivelerà il suo carattere “babbasunazzu”, con continui svarioni e ingenuità, comportamenti azzardati e imprudenti che lo trascineranno in un turbine grottesco di eventi impossibili da arrestare.
Con una voce tutta sua, inserita in modo inedito in quello che sembrerebbe un giallo classico ma finisce per non esserlo, Escheri ci regala uno spaccato autentico del cuore della Sicilia, rivisitato con la leggerezza di chi ha seriamente a cuore le sorti di questa terra. Leggi tutto…

IL MIRACOLO DELLA MADONNA DELLE LACRIME DI SIRACUSA IN UN FUMETTO

La Lacrimazione della Madonna a Siracusa è stata rappresentata in un fumetto che sarà presentato nell’ambito delle attività scelte per la celebrazione del 68mo anniversario dell’evento.

La presentazione del fumetto avverrà il prossimo 27 agosto, al termine della Celebrazione Eucaristica delle ore 19, sul sagrato della Cripta, nella piena osservanza di tutte le regole anticontagio. Sarà presente l’Arcivescovo di Siracusa, Mons. Francesco Lomanto, che ha seguito i lavori della composizione del fumetto e ha curato la prefazione allo stesso (qui, la lettera dell’Arcivescovo e il Programma del 68° Anniversario della Lacrimazione).
La scrittrice Simona Lo Iacono ne parla con il Rettore del Santuario, Don Aurelio Russo

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di Simona Lo Iacono

Una storia di fede che balza dalle figure di un fumetto e traduce le atmosfere, le paure, l’incanto e lo stupore provati dai Siracusani 68 anni fa.
Era un agosto rovente come quello che viviamo in questi giorni, e una mamma in attesa si sventagliava senza tregua sul proprio letto, ai piedi di un quadretto semplice, di gesso, un regalo di nozze che riproduceva una Madonna con una manina sul cuore. Stava male, Antonina Lucia Giusto, maritata Iannuso. La creatura che custodiva nel grembo non le dava tregua e una tossicosi gravidica l’aveva quasi privata della vista.
Quando, improvvisamente, verso le prime ore del mattino, la vista sembrò tornarle e consentirle di vedere – con sbigottimento – che dallo sguardo della Madoninna sgorgavano lacrime. Leggi tutto…

EUROPA ROMANZA. SETTE STORIE LINGUISTICHE di Lorenzo Tomasin (intervista)

“Europa romanza. Sette storie linguistiche” di Lorenzo Tomasin (Einaudi): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Lorenzo Tomasin (Venezia, 1975) è ordinario di Filologia romanza e di Storia della lingua italiana all’Università di Losanna. Si è formato alla Scuola Normale Superiore di Pisa e ha ottenuto una Venia legendi in Romanische Philologie a Saarbrücken. Codirige il cantiere del Vocabolario storico-etimologico del veneziano (VEV) e ha codiretto la Storia dell’italiano scritto (Carocci 2014-21). Per Einaudi ha pubblicato Il caos e l’ordine. Le lingue romanze nella storia della cultura europea (2019).

Ho chiesto a Lorenzo Tomasin di raccontarci qualcosa, nell’ambito della chiacchierata che propongo qui di seguito, sul suo nuovo libro intitolato Europa romanza. Sette storie linguistiche (Einaudi, 2021). Un’opera intrisa di grande fascino e che ci conduce alla ricerca delle radici linguistiche europee offrendoci sette interessantissime storie di donne e di uomini ricavate da documenti legati a vicende private e privi di qualunque “preoccupazione letteraria”…

– Lorenzo, partiamo dall’inizio. Anzi, da ancora prima… con una domanda apparentemente ingenua, banale e generica: perché è importante indagare sulle origini delle lingue?
Per le stesse ragioni per le quali è importante ricostruire la storia di ogni fatto della cultura umana per comprenderne ragioni, svolgimenti e strutture. Poiché le lingue sono il motore stesso della storia (senza linguaggio e senza lingue non c’è storia, ma solo evoluzione naturale, come ho argomentato altrove), lo studio delle lingue non può che essere, in via preliminare e privilegiata, uno studio storico.

– Che tipo di relazione lega lingue e identità? Leggi tutto…

LA CITTÀ NERA e UNA RAGGIANTE CATANIA di Domenico Trischitta (intervista)

“La città nera” e “Una raggiante Catania” di Domenico Trischitta (Algra): intervista all’autore

I due libri saranno presentati martedì 10 agosto alle 18.30, presso Catania libri, viale Regina Margherita 2, Catania. Con l’autore saranno presenti Orazio Caruso (uno dei curatori della collana assieme a Maria Rita Pennisi) e l’editore Alfio Grasso

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di Massimo Maugeri

Lo scrittore Domenico Trischitta torna in libreria con ben due volumi pubblicati da Algra: una nuova edizione di “Una raggiante Catania” (con prefazione inedita di Manlio Sgalambro) e “La città nera” (con nota di Giuseppe Pontiggia).
Ho avuto il piacere di discuterne con lui nell’ambito di questa intervista…

– Caro Mimmo, cosa significa per te tornare in libreria con ben due libri dedicati alla tua/nostra Catania?
Non ti nascondo che è una grande emozione dopo cinque anni di silenzio, avevo messo in discussione me stesso, le ragioni della scrittura. Poi il lockdown paradossalmente mi ha restituito nuova linfa, nuove motivazioni. La nostra città è una provincia anomala, caratterizzata da molte contraddizioni, che io ho vissuto nel pieno della mia formazione, nella strada ma anche nelle aule universitarie, tra sconvolgimenti politici e musicali. Tutte ragioni che mi hanno spinto a raccontarla da un avamposto periferico, privilegio creativo per il parto liberatorio di “Una raggiante Catania” e ora, finalmente de “La città nera”, fulgore giovanile e impetuoso che rientra a pieno titolo nella mia personale trilogia catanese.

– Ripartiamo dall’inizio. Parlaci del tuo intero progetto letterario dedicato a Catania. Come è nato? E come si è sviluppato? Leggi tutto…

LA GUERRA. PRIMA FAMIGLIA di Pietro Valsecchi (recensione e intervista)

“La guerra. Prima famiglia” di Pietro Valsecchi (Mondadori): recensione e intervista all’autore

Esce oggi per Mondadori, in formato e-book, il terzo romanzo della trilogia di Pietro Valsecchi della “Prima famiglia”. Si intitola: “La guerra“. Ce ne parla di seguito Tea Ranno

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di Tea Ranno

Con il romanzo La guerra – oggi in uscita per Mondadori – Pietro Valsecchi chiude la trilogia di Prima famiglia, la lunga storia della famiglia Palermo che, partita dalla Sicilia all’inizio del Novecento, giunge a New York in cerca di quel futuro pieno di benessere di cui tanto nell’Isola si favoleggia. Come altri emigranti, infatti, Luigi e sua moglie Carmela credono in una Merica leggendaria in cui basta essere onesti e lavoratori, camminare dritto per dritto – senza cedere alle lusinghe del malaffare – per assicurarsi ricchezza e rispetto. Non sarà precisamente così: anche l’America ha denti aguzzi che mordono a sangue chi non ha altro che le sue mani e il suo ingegno per costruirsi il futuro, e saranno anni durissimi quelli che traghetteranno i ragazzi Palermo dall’infanzia all’età adulta, ciascuno col suo sogno in divenire, ciascuno con la sua scommessa di felicità da vincere. Leggi tutto…

CASTROREALE MYSTERY FESTIVAL 2021: incontro con Cristina Marra

Intervista a Cristina Marra, direttrice e conduttrice del Castroreale Mystery Festival

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di Eliana Camaioni

Si è da poco chiusa, con grande successo di pubblico, la seconda edizione del Castroreale Mystery Festival, condotta e diretta da Cristina Marra (nella foto accanto). Tre serate dedicate al mistero, ai romanzi gialli e non solo, patrocinata dal Comune e dalla pro loco di Castroreale.
Abbiamo intervistato Cristina Marra, a Festival concluso.

– Tre serate dedicate al mistero. Ce le racconti?
Sì sono state tre giornate dedicate al mistero, a partire da quello dei luoghi, dei libri, dell’animo umano, misteri che ci coinvolgono e di cui siamo anche protagonisti. Sono stati tre pomeriggi in cui i libri hanno incontrato la musica, i profumi, i fumetti in una mescolanza di talenti ed eccellenze. Abbiamo inaugurato venerdi 2 luglio la prima giornata di questa seconda edizione (la prima in presenza) del festival con un incontro dedicato ai bambini col racconto teatralizzato dedicato ai misteri di Castroreale dell’attrice Nunzia Lo Presti e poi un’accoppiata inedita, il direttore creativo di Eoliparfums Olga Iossa insieme allo scrittore Diego Lama autore del giallo “Tutti si muore da soli” e poi ancora l’intervista in diretta streaming col maestro del thriller psicologico Wulf Dorn. Piazza Pertini, la sede della manifestazione è stata gremita dal pubblico e non ti nascondo che rifare incontri col pubblico partecipe e con cui puoi condividere emozioni e sorrisi è stato bellissimo. Leggi tutto…

NEVE D’OTTOBRE di Angela Nanetti: intervista all’autrice

“Neve d’ottobre” di Angela Nanetti (Neri Pozza)

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di Simona Lo Iacono

La neve che cade in ottobre è sempre un segno propiziatorio, in montagna. Fa maturare l’uva. Odora di latte. Fa esclamare ai bambini tutta la loro meraviglia. È quasi un momento sacro, una di quelle strade che – a volte – si aprono per farci scorgere il mistero che si nasconde dietro le nostre vite.
Non tutti sanno percepirlo. Ci vogliono occhi buoni, passo da scalatore, braccia forti. Ci vuole anche qualche ferita inferta ai senza colpa, il marchio fiammante dei veri sopravvissuti.
Giulio ha quindi tutte le caratteristiche per capire il richiamo della neve di ottobre. È un uomo massiccio, che sa inseguire un amore lontano. Ha compassione per le faine rimaste impigliate nelle tagliole. Sente il guaito e il dolore del mondo.
E, soprattutto, Giulio ha una ferita che pulsa in testa, che lo rende irrequieto e spaventato. Uno sfregio che nasconde una prevaricazione e una profonda avversione verso la sua diversità. Leggi tutto…

LA PROFEZIA DELLE PAGINE PERDUTE di Marcello Simoni (intervista all’autore)

“La profezia delle pagine perdute” di Marcello Simoni (Newton Compton): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Marcello Simoni, già vincitore del Premio Bancarella, torna in libreria con una nuova avventura del mercante di libri maledetti, saga italiana letta in tutto il mondo e che ha consacrato Simoni come autore di culto di thriller storici.

– Caro Marcello, partiamo come sempre dall’inizio. Puoi raccontarci qualcosa sulla genesi di questo nuovo romanzo del ciclo del “Mercante dei libri maledetti” (ovviamente legato ai precedenti libri della saga)? Come nasce?
Questo romanzo nasce dal desiderio di dare continuità alle vicende degli Álvarez: la famiglia di Ignazio da Toledo. Dopo il finale traumatico del precedente (Il segreto del mercante di libri), ero impaziente di raggiungere il cuore degli eventi, svelare gli intrighi e superare i tragici accadimenti culminati nell’Isola Perduta. Inoltre mi sentivo in dovere di rispondere a una domanda che assilla molti dei miei lettori: Ignazio da Toledo è veramente morto?

– Parlaci dei luoghi d’ambientazione. Com’è, in particolare, la Sicilia dell’anno 1232? Leggi tutto…

LA MUSICA PERDUTA di Antonio Mistretta (intervista)

“La musica perduta” di Antonio Mistretta (Giulio Perrone editore)

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Giovedì 24 giugno, h. 18:30, il libro sarà presentato a Catania, nel Foyer del Teatro Massimo Bellini (dettagli sulla locandina in basso)

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di Domenico Trischitta

Innanzitutto la trama, accattivante come la musica del più grande musicista romantico del melodramma, Vincenzo Bellini. E le stesse mete geografiche che il compositore catanese ha percorso, bruciando le tappe per il successo decretato dal sommo Gioacchino Rossini: “dopo di me ci sarai solo tu.” Invece al grande pesarese toccò organizzare il funerale del suo erede musicale, che dopo il successo clamoroso de “I Puritani” si ammalò e morì giovane, come gli aveva predetto il mefistofelico Heine. Antonio Mistretta rinnova un mito e attraverso un vero e proprio divertissement originale imbastisce una vicenda gustosa e di valore letterario. I protagonisti sono due giovani, un pianista salentino che si chiama Francesco Milauro e una ricercatrice che si chiama Zaira, come nell’opera belliniana. Leggi tutto…

UNA STRANA NEBBIA di Federico Zatti (intervista)

“Una strana nebbia. Le domande ancora aperte sul caso Moby Prince” di Federico Zatti (Mondadori): intervista all’autore

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Il libro sarà presentato a Taobuk, festival letterario di Taormina, domenica 20 giugno alle h. 15:30, a Palazzo Ciampoli (Taormina, ME)

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di Massimo Maugeri

Federico Zatti (1973) è giornalista e autore Rai. Da oltre quindici anni segue i principali fatti di attualità, scrivendo per programmi radio e tv. Attualmente lavora al programma di Rai Uno Unomattina.
Di recente, per la collana Strade blu. Non Fiction di Mondadori, Federico Zatti ha firmato il volume intitolato “Una strana nebbia“. Un saggio d’inchiesta che, come indica la frase riportata in copertina, si concentra su “Le domande ancora aperte sul caso Moby Prince”.
Stiamo parlando della più grande tragedia della nostra marina civile. Il fatto accadde trent’anni fa,  la sera del 10 aprile 1991, allorquando il traghetto di linea Moby Prince, in partenza dal porto di Livorno e diretto a Olbia, entrò in rotta di collisione con la petroliera Agip Abruzzo, all’ancora in rada, sfondandone la fiancata di dritta e provocando un incendio in cui persero la vita centoquaranta persone.

Ne ho discusso con l’autore…

– Federico, partiamo dall’inizio. Cosa ti ha spinto a interessarti al caso Moby Prince al punto da dedicargli un saggio d’inchiesta?
Quella della Moby Prince è una storia che non torna. 10 anni fa, lavorando a un racconto televisivo di questa vicenda, ho dovuto fare i conti con i troppi buchi logici di questo caso. Benché non sia considerata una scienza esatta, la narrazione ha una logica stringente e più apprendevo i dettagli degli avvenimenti, più si inceppava il racconto e mi costringeva a fermarmi e a pormi nuove domande. Leggi tutto…

IO SONO GESÙ di Giosuè Calaciura (intervista)

“Io sono Gesù” di Giosuè Calaciura (Sellerio): intervista all’autore

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di Domenico Trischitta

Giosuè Calaciura è uno scrittore di sostanza, uno che non piazza parole scritte a caso, le rende animate e vitali, visivamente dinamiche. E’ la sua, grazie a Dio, è una scrittura di ricerca, di sforzo stilistico e onestà intellettuale, la misura dei grandi autori. E poi è siciliano, di quella carnalità sanguigna che rende questa letteratura pregnante di storia atavica e tradizione millenaria. Per questo motivo cimentarsi con il grande mistero della rivelazione cristiana è stata l’occasione per creare un’opera letteraria potente, una sfida esaltante riuscita, forse il romanzo più bello per il narratore palermitano, da paragonare all’epica di “Furore” di Steinbeck.
Io sono Gesù” (Sellerio) non ci svela un mistero, ci racconta la formazione di un ragazzo che non sa e non si sogna nemmeno di essere un profeta.

– Calaciura, cosa ti ha spinto a raccontare questa storia? Leggi tutto…

DANTE ENIGMA di Matteo Strukul: intervista all’autore

“Dante enigma” di Matteo Strukul (Newton Compton): intervista all’autore e un brano estratto dal libro

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Nel suo nuovo romanzo storico, Matteo Strukul (foto in basso – © Marco Bergamaschi), autore della saga bestseller “I Medici”, tradotto in 24 Paesi e vincitore del Premio Bancarella, si cimenta con la figura di Dante Alighieri.

Il titolo del libro è “Dante enigma” e lo pubblica Newton Compton (come i precedenti)

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di Massimo Maugeri

Nel contesto della celebrazione del settecentesimo anno della morte di Dante, Matteo Strukul torna in libreria con un nuovo romanzo incentrato sulla figura dell’Alighieri da giovane, con l’obiettivo di fornirne un ritratto inedito.
Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Matteo, sulla figura di Dante Alighieri si è scritto di tutto. Quali sono gli elementi caratterizzanti di questo tuo romanzo?
Caro Massimo, il mio romanzo prova a raccontare il giovane Dante: quello innamorato dell’amore, maestro del Dolce Stil Novo, certo, ma anche feditore di prima linea e guerriero suo malgrado, reduce di guerra, affetto da epilessia o da shock traumatico post-bellico, fiorentino e guelfo orgoglioso che vive in una città sbranata dalle faide, marito incostante e uomo incatenato a un vincolo matrimoniale imposto. È un Dante per buona parte inedito e di cui si è scritto molto poco. Leggi tutto…

“FRANCESCO DE GREGORI. I testi. La storia delle canzoni” di Enrico Deregibus

“Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti) di Enrico Deregibus

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di Massimo Maugeri

Il volume “Francesco De Gregori. I testi. La storia delle canzoni” (Giunti, 2020) nasce da un lavoro ventennale di Enrico Deregibus sul cantautore romano. Deregibus, peraltro (giornalista, saggista, consulente e direttore artistico di svariati festival ed eventi musicali) è considerato il maggior esperto di Francesco De Gregori. Ho colto l’occasione, dunque, per invitarlo a Letteratitudine e per discutere con lui, partendo proprio da quest’ultimo libro, di questo grande cantautore che con la sua musica e i suoi testi ci ha fatto sognare (e continua a farlo) offrendoci anche spunti di riflessione…

– Enrico, come nasce questo volume dedicato alla storia delle canzoni di Francesco De Gregori? E che connessione c’è con il tuo precedente libro “Mi puoi leggere fino a tardi”, dove racconti la vita di questo grande artista della nostra musica?
Per risponderti devo fare un rapido salto indietro di più di 20 anni, al 2000, quando ho iniziato a fare di mestiere il giornalista musicale e l’organizzatore di rassegne. Ero un grande consumatore di libri sulla musica e quindi mi è venuto spontaneo pensare subito di farne uno. De Gregori era certamente uno degli artisti che stimavo e conoscevo di più, quindi mi è venuto altrettanto spontaneo farlo su di lui, anche perché fino a quel momento mancavano i libri davvero validi su di lui, tranne uno molto bello di Giorgio Lo Cascio, che però era un suo amico e compagno di musica dei primissimi tempi e quindi raccontava le cose da un punto di vista molto soggettivo. Leggi tutto…

RANDAZZO E LA VALLE DELL’ALCANTARA di Federico De Roberto: intervista a Dario Stazzone

“Randazzo e la Valle dell’Alcantara” di Federico De Roberto (Il Convivio): intervista al curatore del libro, Dario Stazzone

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“De Roberto ha saputo antivedere, come la triste storia delle classi politiche e dirigenti italiane ha ampiamente dimostrato. Ma lo scrittore è stato un innovatore per molti altri versi: si pensi al pluristilismo dei Vicerè…”

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di Massimo Maugeri

Federico De Roberto (Napoli, 16 gennaio 1861 – Catania, 26 luglio 1927) è stato uno dei massimi scrittori della storia della letteratura italiana. Autore, tra gli altri, del celeberrimo romanzo “I Viceré”, la sua attività artistica è caratterizzata da una produzione narrativa assai ricca e poliedrica nell’ambito della quale rientra anche il libro di cui ci occupiamo qui, riedito da Il Convivio, a cura del prof. Dario Stazzone (presidente del Comitato di Catania della Società Dante Alighieri), e intitolato “Randazzo e la Valle dell’Alcantara” (di cui segue la scheda informativa).

Dal lavoro del romanziere Federico De Roberto è nata una guida rivolta ai lettori e viaggiatori colti dell’epoca, un testo ricco di costrutti ecfrastici e spunti saggistici in cui la mimesi sopravanza, com’è ovvio, la diegesi. Ma se il lettore avvertito, sulla scorta di Gérard Genette, è ormai ben consapevole che gli stessi costrutti mimetici possono contenere impliciti narrativi, è utile sottolineare che la strategia adottata dallo scrittore, i diversi inserti letterari e odeporici, le ampie digressioni storiche, i cenni alle biografie dei viaggiatori arricchiscono il testo di non pochi segmenti narrativi che, talvolta, assurgono a toni poetici nell’evocazione dell’Evo Medio. Si tratta di una strategia duttile e complessa che rende utile la lettura della monografia non solo ai fini dello studio della storia dell’arte o dei passi dedicati alla storia locale, ma anche in virtù del valore di non pochi suoi scorci letterari.

Ho chiesto al curatore di parlarci in maniera più approfondita di questo libro, approfittandone per dare spazio alla figura di De Roberto e all’attività svolta dal Comitato di Catania della Società Dante Alighieri, presieduta dallo stesso Dario Stazzone.

– Caro Dario, cosa ti lega – con riferimento ai tuoi interessi letterari e alla tua attività di studioso – alla figura di Federico De Roberto? Leggi tutto…

CANDIDO di Guido Maria Brera con I Diavoli: intervista

“Candido” di Guido Maria Brera con I Diavoli (La nave di Teseo): intervista al collettivo I Diavoli

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di Massimo Maugeri

Con Guido Brera abbiamo avuto modo di discutere in varie circostanze dei suoi libri: di recente, la chiacchierata radiofonica sul suo romanzo “La fine del tempo” (La nave di Teseo).

Adesso, in occasione dell’uscita di questo nuovo romanzo intitolato Candido (La nave di Teseo), ho coinvolto l’intero collettivo de I Diavoli (co-autori, insieme a Guido Brera, del progetto narrativo in esso contenuto).

Il collettivo I Diavoli è un laboratorio di narrazioni nato sul web per espandere l’universo dell’omonimo romanzo di Guido Maria Brera. Sperimenta molteplici forme di scrittura spaziando dalla fiction alla fact fiction, dal reportage narrativo alla saggistica disinvolta e pop. “Informare raccontando” è la formula che restituisce il senso di un’attività di produzione on line e non solo, che racconta i grandi eventi di questo tempo.

Questo nuovo romanzo, “Candido”, ispirato dalla celebre opera di Voltaire, è incentrato su un imminente futuro (o forse, potremmo dire, su un prossimo presente… ancora più prossimo di quanto possiamo immaginare) dove la tecnologia, invece di emancipare il genere umano, finisce con l’incrementare a dismisura lo sfruttamento e le disuguaglianze che già oggi attanagliano la nostra società, arrivando a esercitare un controllo asfissiante sull’esistenza delle persone.

Ringrazio il collettivo de I Diavoli per avermi concesso questa intervista…

– Partiamo dall’inizio. Come nasce il progetto letterario di “Candido”? Leggi tutto…

GLI EXTRALISCIO TRA SANREMO E IL NUOVO ALBUM: intervista a Elisabetta Sgarbi

Elisabetta Sgarbi ci racconta della sua esperienza sanremese con gli Extraliscio, del nuovo doppio album della band intitolato “È bello perdersi”, della distribuzione del film “Extraliscio – Punk da Balera. Si ballerà finché entra la luce dell’alba” e, per la prima volta in assoluto, dei nuovi progetti della Betty Wrong Edizioni Musicali

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di Massimo Maugeri

Avevamo già avuto modo di parlare della storia degli Extraliscio, del loro connubio artistico con Elisabetta Sgarbi e della loro vertiginosa crescita: da “Merendine Blu” al Giro d’Italia, dal film (diretto dalla stessa Elisabetta Sgarbi e presentato al Festival Internazionale del Cinema di Venezia), fino all’approdo al Festival di Sanremo.
La parentesi sanremese e il grande successo che ne è conseguito hanno consentito ai giganti del “punk da balera” di diventare notissimi al grande pubblico (con riscontri sorprendenti e inviti a partecipare ai più seguiti programmi televisivi).

Ho chiesto a Elisabetta Sgarbi (che è l’artefice del successo degli Extraliscio) di raccontarmi qualcosa sull’esperienza sanremese e sul nuovo doppio album della band (“È bello perdersi”), nonché – tra le altre cose – dei progetti futuri della Betty Wrong Edizioni Musicali…

– Cara Elisabetta, ti aspettavi questo grande successo degli Extraliscio a Sanremo?
Qualcuno ha scritto che Extraliscio era un gruppo discograficamente inesistente prima di Sanremo. Era certamente una esagerazione perché avevano alle spalle due album. Però è vero che la musica a certi livelli si deve confrontare con i numeri, cercando di non esserne schiava: visualizzazioni del video, ascolti su Spotify, Apple, Amazon. Loro – ed era un aspetto che mi affascinava molto – erano lontani da tutto questo. Non avevano neppure un profilo Spotify, e riversavano tutto nei concerti, che facevano, ovunque capitasse.
Ecco, a partire da queste considerazioni, sono felice di due cose: con Sanremo hanno iniziato a costruire una visibilità discografica importante, al pari di artisti che già arrivavano da standard molto elevati in termini numerici; d’altra parte non hanno perso la loro identità a Sanremo, sono stati loro stessi, portando una energia da balera, non affettata, non manierata. Leggi tutto…

LEONARDO DA VINCI. IL MISTERO DI UN GENIO: intervista a Barbara Frale

“Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio” di Barbara Frale (Newton Compton): intervista all’autrice

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Barbara Frale è una storica del Medioevo, nota in tutto il mondo per le sue ricerche sui Templari. Autrice di varie monografie, ha partecipato a trasmissioni televisive e documentari storici. Ha curato la consulenza storica per la serie I Medici. Masters of Florence in onda sulla RAI ed è autrice, insieme a Franco Cardini, del saggio La Congiura. La Newton Compton ha pubblicato con successo I sotterranei di Notre-Dame, In nome dei Medici, Cospirazione Medici, La torre maledetta dei templari, Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio e il saggio I grandi imperi del Medioevo.

Barbara Frale ha appena pubblicato il romanzo “Leonardo da Vinci. Il mistero di un genio” (Newton Compton) mentre, contestualmente, esce per la Rai una fiction dedicata a questo grande genio (Leonardo è una serie televisiva ideata da Frank Spotnitz e Steve Thompson e ha come protagonista Aidan Turner nel ruolo di Leonardo da Vinci. Fanno parte del cast principale anche Matilda De Angelis, Freddie Highmore e Giancarlo Giannini. Debutta stasera 23 marzo 2021 su Rai 1).

Ho chiesto a Barbara di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro.

– Cara Barbara, partiamo dall’inizio e parlaci un po’ di te. Come e quando nasce il tuo interesse per la figura di Leonardo Da Vinci? Leggi tutto…

LA MEMORIA DEI NONNI: racconti a cura di Marinella Fiume

“La memoria dei nonni”, racconti a cura di Marinella Fiume (Algra editore)

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di Massimo Maugeri

Cosa rimarrebbe dell’essere umano senza la memoria? Domanda retorica che contiene già, al suo interno, la risposta.
Purtroppo, tra i rischi e le ferite terribili che ci ha inflitto la pandemia da Covid-19 ancora in corso, vanno evidenziati anche quelli connessi alla scomparsa della memoria ancorata alle vite perdute di migliaia di nonni.
C’è un modo per tentare di salvare, di recuperare, in qualche modo questa memoria che rischia di precipitare definitivamente nell’oblio?
Sono questi i presupposti che hanno spinto la scrittrice Marinella Fiume a lavorare a un libro che ha come titolo, per l’appunto, “La memoria dei nonni“. Si tratta di una raccolta di racconti pubblicata da Algra, con cui la curatrice ha coinvolto autrici e autori puntando sulla necessità di salvare la memoria che abbiamo ereditato da chi ci ha preceduto.

– Marinella, raccontaci qualcosa in più sulle origini di “La memoria dei nonni”. Com’è nata l’idea di questo progetto letterario? Leggi tutto…

AL DI LÀ DI LEONARDO SCIASCIA: intervista a Antonio Di Grado

In Sicilia con Leonardo Sciascia - Antonio Di Grado,Barbara Distefano - copertinaAl di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura (e nel cinema) - Antonio Di Grado - copertina“In Sicilia con Leonardo Sciascia”, edito da Perrone, e “Al di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura e nel cinema”, edito da Ad Est dell’Equatore: i due nuovi libri di Antonio Di Grado

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di Massimo Maugeri

Nei mesi scorsi sono usciti due nuovi ottimi libri di Antonio Di Grado. Il primo, pubblicato da Giulio Perrone nell’ambito di “Passaggi di dogana” (qui un articolo di Simona Lo Iacono dedicato a questa bella collana dell’editore romano), riguarda Leonardo Sciascia e si intitola “In Sicilia con Leonardo Sciascia“, scritto con Barbara Distefano (Un viaggio itinerante nella biografia dello scrittore, dall’aula scolastica di Racalmuto alle carceri dello Steri, dalla zolfara di Assoro ai paesi etnei, per cercare le tracce che questi luoghi hanno lasciato nei suoi testi e cosa sono diventati oggi). Il secondo, è un saggio pubblicato da Ad Est dell’Equatore e si intitola “Al di là. Soglie, transiti, rinascite in letteratura e nel cinema: (Sulla soglia di là dalla vita, e sul viaggio verso un Oltre sconosciuto, romanzieri e cineasti hanno azzardato avventurose congetture; e molti personaggi d’autore hanno provato a inoltrarsi, con fiducia o sgomento, in quell’ignoto guado. Ma si dà pure il tragitto inverso, il ritorno degli estinti tra i vivi…).

Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Antonio, partiamo da Sciascia e da questo volume intitolato “In Sicilia con Leonardo Sciascia” (Perrone). Come nasce? E cosa puoi dirci sulla collaborazione con Barbara Distefano, co-autrice del libro? (Come vi siete organizzati per la scrittura del testo?) Leggi tutto…

BERRETTI ERASMUS di Giovanni Agnoloni (intervista)

“Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europa” di Giovanni Agnoloni (Fusta)

[Giovanni Agnoloni è anche il traduttore del volume “Le nostre verità” di Kamala Harris (La nave di Teseo)]

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di Massimo Maugeri

Come è noto L’Erasmus (acronimo di EuRopean Community Action Scheme for the Mobility of University Students) è un programma di mobilità studentesca dell’Unione europea, creato nel 1987, attraverso il quale uno studente universitario europeo ha la possibilità di effettuare in una università estera un periodo di studio legalmente riconosciuto dalla propria università. È interessante evidenziare che il nome del programma deriva da quello dell’umanista e teologo olandese Erasmo da Rotterdam (1466/69-1536), che viaggiò diversi anni in tutta Europa per comprenderne le differenti culture.
Il nuovo libro di Giovanni Agnoloni ci porta nel mondo dell’Erasmus attraverso la narrazione di episodi vissuti durante esperienze di studio, esplorazione e lavoro nel Regno Unito, in Olanda, in Lituania, Irlanda, Polonia e altri luoghi ancora. Si intitola, per l’appunto, “Berretti Erasmus. Peregrinazioni di un ex studente nel Nord Europae lo pubblica l’editore Fusta.
Ho avuto modo di discuterne con l’autore…

– Caro Giovanni, partiamo dall’inizio. Ovvero, dalla genesi del libro. Come nasce “Berretti Erasmus”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione? Leggi tutto…

UNA VOLTA È ABBASTANZA di Giulia Ciarapica: intervista all’autrice

“Una volta è abbastanza” di Giulia Ciarapica (Rizzoli): intervista all’autrice

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di Eliana Camaioni

Una storia d’amore che nasce nell’immediato dopoguerra, un racconto corale che coinvolge due piccoli centri marchigiani, Sant’Elpidio e Casette d’Ete, in provincia di Fermo; un documento storico prezioso, nato da fonti orali ricche di dettagli, gesti, vite quotidiane che Giulia Ciarapica, nel suo “Una volta è abbastanza” (Rizzoli) trasforma in narrazione.
Dal profumo di colla di una bottega calzolaia, ai campi bagnati di pioggia, passando per feste di paese e amori rubati fra le mura di famiglie nobili, Giulia Ciarapica ci regala il primo romanzo di una trilogia annunciata, la storia di due sorelle, Annetta e Giuliana, che la sorte ha voluto si legassero allo stesso uomo. Con un finale che mozza il fiato, e lascia il lettore in attesa del sequel.

-La storia raccontata ha inizio con la fine della Guerra, è giugno 1945. Un passato prossimo che già la generazione dei nostri genitori, cresciuti nel boom economico e nell’american dream, ricorda a malapena. Un periodo che ha conosciuto la fame vera, e la necessità di rubare la frutta nei giardini. Proprio così ci presenti Annetta, una delle protagoniste del romanzo: donna senza paura, con un temperamento fuori dagli schemi, che riesce a gabbare un custode armato… Leggi tutto…

TRA PANDEMIA E SUCCESSI: il 2020 DI ELISABETTA SGARBI

Un anno di successi nonostante le difficoltà causate dalla pandemia da Covid-19 ancora in corso: il 2020 di Elisabetta Sgarbi (con uno sguardo all’inizio del nuovo anno)

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di Massimo Maugeri

Non c’è alcun dubbio sul fatto che, a causa della pandemia da SARS-CoV-2, il 2020 sia stato un anno difficile, orribile e da dimenticare (lo abbiamo più volte evidenziato nell’ambito della rubrica “Pensieri e parole ai tempi del Coronavirus“). Al di là delle problematiche connesse alla salute, tutti i settori del sistema economico sono stati duramente colpiti. Fra questi, anche quello dell’editoria. Eppure non mancano i casi di successo (che lasciano ben sperare sulla possibilità di farcela nonostante le evidenti difficoltà ancora in corso). Ne parlo con Elisabetta Sgarbi (regista, direttrice artistica de La Milanesiana e direttore generale del gruppo editoriale de La nave di Teseo), che ha trascorso un 2020 da protagonista…

– Cara Elisabetta, l’anno appena trascorso è stato terribile a causa della pandemia e delle sue conseguenze. Eppure per te, e per La nave di Teseo, è stato un anno di successi. Come commenteresti il tuo 2020?
imageAl di la’ dell’andamento della Nave di Teseo, non possiamo non dire che sia stato un anno orribile. E continua ad esserlo, perché le pandemie non rispettano di certo le chiusure contabili. Ognuno ha cercato di difendersi come poteva e La nave di Teseo ha avuto la fortuna di avere libri importanti che le hanno permesso di tenere la barra diritta. Vincere un Premio Strega con un autore che già lo aveva vinto, con una casa editrice così giovane è merito dello stato di grazia che ha accompagnato Sandro Veronesi nella scrittura del Colibrì. Woody Allen non aveva mai scritto una autobiografia ed è uscito nell’anno in cui il mondo, e il cinema in modo particolare, si è fermato. Joel Dicker ha scritto il suo romanzo di maggior successo, proprio nell’anno in cui i librai – e il suo editore – ne avevano più bisogno. Non c’è più merito di quanto ci sia fortuna.

L' enigma della camera 622 - Joël Dicker - copertinaA proposito di niente - Woody Allen - copertina– Ricapitolando: il Premio Strega e tre libri (“Il colibrì” di Sandro Veronesi, il nuovo romanzo di Joel Dicker, l’autobiografia di Woody Allen) tra i più venduti dell’anno. Due, addirittura tra i primi quattro. Inoltre “Il colibrì” ha appena vinto il Premio del Libro straniero 2021 – France Inter / Le Point. Andasse sempre così, ci sarebbe da “metterci la firma”. Cosa speri per l’immediato futuro?
Spero di tornare presto a lavorare in casa editrice, con tutto il gruppo della Nave. Spero che la vaccinazione corra più veloce del virus. Spero queste cose. Poi abbiamo imparato a lavorare in condizioni difficili, a dare il massimo e a resistere, quindi continueremo a farlo, a proporre libri che riteniamo importanti. Ma ogni volta è come cominciare da zero.

– A proposito di cominciare da zero. C’è anche il caso de “L’Alchimista” di Paolo Coelho, tornato in classifica dopo un paio di decenni… Leggi tutto…

LA GERMANIA TRA IL ’44 E IL ’47 NEI ROMANZI DI GILBERS: intervista all’autore

Una corposa intervista di Luca Crovi allo scrittore, giornalista e drammaturgo tedesco Harald Gilbers: autore di una saga, ambientata nella Germania di fine seconda Guerra mondiale (edita in Italia da Emons Edizioni), che presto dovrebbe diventare serie televisiva

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di Luca Crovi

Com’era realmente la Germania fra il 1944 e il 1947? Qual era il sentimento provato dai tedeschi durante il regime di Hitler? Ha cercato di raccontarlo in un ciclo per ora di cinque romanzi come “Berlino 1944”, “I figli di Odino”, “Atto finale”, “La lista nera” e “L’inverno della fame” (tutti editi da Emons Edizioni) lo scrittore, giornalista e drammaturgo tedesco Harald Gilbers. Cinque storie in cui emerge il personaggio dell’ex commissario di polizia Richard Oppenheimer alle prese con cinque indagini che lo portano a svolgere il ruolo di investigatore in una Berlino che finirà bombardata, invasa e divisa. Rimosso dal suo incarico per le sue origini ebraiche Oppenheimer è poi rimesso sul campo dal regime nazista ed è un poliziotto davvero speciale. Abbiamo avuto occasione di farci spiegare dallo stesso Gilbers la genesi della sua saga che presto dovrebbe diventare una serie televisiva.

– Com’è nata l’idea della sua serie?
All’inizio ho pensato per un attimo di sviluppare una sceneggiatura della prima storia BERLINO 1944. Il cinema mi ha sempre influenzato e anche all’università ho scritto alcuni articoli sulla storia del cinema. I film diretti in Germania da Fritz Lang prima di emigrare sono stati il ​​mio punto di partenza. In “M” e “The Testament of Dr. Mabuse” compare il personaggio del commissario Lohmann. Io mi sono chiesto come potesse essere la vita di Lohmann durante il nazismo se fosse stato ebreo. È da qui che nasce l’ispirazione per Oppenheimer il mio personaggio principale.

– Che immagine emerge dai suoi romanzi della Germania di Hitler? Leggi tutto…

ANTEPRIMA: intervista a Giorgio Dell’Arti

Intervista al creatore di “Anteprima“, Giorgio Dell’Arti, di recente in libreria con il romanzo “Gli onorevoli duellanti” (La nave di Teseo)

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“Anteprima” offre velocità (una newsletter) ma anche sguardo; sintesi, ma anche approfondimento

di Simona Lo Iacono

Mai come oggi l’apparenza è sovrapposta alla vita, il virtuale al concreto, la percezione alla realtà. Il mondo digita freneticamente sui tablet e sugli smartphone, elabora dati, afferra i guizzi del computer come se fossero porte di accesso alla verità. Le informazioni rimandano ad altre informazioni, in un gioco di fascinazioni e moltiplicazione di specchi.
Tempestività e istantaneità della notizia rendono faticoso il dovere della ve­rifica.
Tutto è probabile o possibile.
In questo mondo addolorato da stasi e pandemie, vortici di commenti, esalazioni di like e conturbanti faccine, in cui la giornata sembra essere affidata alla tastiera, leggere gli eventi è diventato un vero rovello, più il gioco di un trampoliere dondolante che regge in mano l’asta, che una verifica di natura critica.
Mai come oggi siamo il post che leggiamo, la fake che ci seduce, il fumastro di un vino oppiaceo che ci rimbambisce: la notizia.
Come districarsi, quali strade trovare per rinvenire un senso, un obiettivo, una lettura disadorna, verace, austera?
Da sempre la ricerca del significato non è affare della velocità, esige tempo, distanza, capacità di inanellare e scomporre.
Da sempre la confusione è nemica della verità.
Ben lo sapeva il mito greco, con le sue sconturbanti antinomie e visioni. Tanto da affidare la narrazione del più avventuroso dei viaggi a un aedo cieco, e il mito della celerità a Mercurio, che era sì il più rapido degli dei, ma indossava il petaso, ossia il copricapo dei viaggiatori, e il caduceo, ossia la rappresentazione fisica del bene e del male. Leggi tutto…

ECONOMIA SENTIMENTALE di Edoardo Nesi (recensione e intervista)

“Economia sentimentale” di Edoardo Nesi (La nave di Teseo)

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di Massimo Maugeri

L’economia e la finanza segnano profondamente le nostre vite, le condizionano, a volte le stravolgono. Chiunque noi siamo, qualunque ruolo svolgiamo, qualunque cosa facciamo, in un modo o nell’altro, nel bene e nel male, dobbiamo farci i conti. Non v’è dubbio sul fatto che, oggi, anche per via della cosiddetta globalizzazione, tale potere condizionante produca effetti molto più profondi rispetto al passato. Ed è strano, dunque, che la letteratura italiana abbia dedicato, soprattutto in questi anni feroci, poco spazio alle dinamiche esistenziali strettamente connesse a quelle messe in moto dall’economia e dalla finanza. Per fortuna le felici eccezioni non mancano. Tra queste, rientrano le ottime pagine di Edoardo Nesi prodotte in opere che hanno lasciato il segno. Su tutte: “Storia della mia gente” (Bompiani, Premio Strega 2011) e “Le nostre vite senza ieri” (Bompiani, 2012); senza dimenticare il libro scritto a quattro mani con un altro scrittore che rientra nella schiera delle felici eccezioni di cui sopra: Guido Brera (autore di romanzi come “I diavoli” e “La fine del tempo”) che, insieme a Nesi, ha scritto “Tutto è in frantumi e danza” (La nave di Teseo, 2017).
In questi giorni Edoardo Nesi – dopo il romanzo “La mia ombra è tua” (La nave di Teseo, 2019) – è tornato in libreria con un altro volume che segue il percorso narrativo tracciato da “Storia della mia gente” e dagli altri testi citati. Il titolo ha già, in sé, il valore di un manifesto: “Economia sentimentale” (anche questo edito da La nave di Teseo). È un libro attualissimo (direi, necessario) che affonda lo sguardo sulle nostre vite sconquassate da questo periodo di pandemia e su come i meccanismi economici risultino essere strettamente (e inevitabilmente) connessi alle nostre problematiche esistenziali. Il racconto degli effetti della pandemia si mischia con il desiderio inesauribile di comprendere il presente, osservando il passato, per immaginare il futuro; perché, sebbene Guicciardini reciti che De’ futuri contingenti non v’è scienza, il peso schiacciante dell’oggi non dovrà mai indurci nella tentazione di immaginare le nostre vite senza domani. Leggi tutto…

LA SAGOMA di Daniela Carmosino (recensione e intervista)

“La sagoma (favola crudele)” di Daniela Carmosino (RP Libri)

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di Simona Lo Iacono

Cosa sia la fiaba sin dagli esordi del mondo è difficile da dire, narrazione, memoria, ricerca di senso. Ma forse, l’uomo che racconta favole ha un obiettivo più alto, che non è solo quello di incantare, o di suggerire sotterranei segreti, che sempre presiedono alla affabulazione (la cosiddetta “morale della favola”).
Forse l’uomo che racconta favole tenta di proporre la fiaba come strumento fondatore di un nuovo ordine di rapporti che è, in altre parole, il tentativo di portare allo statuto visibile l’invisibile. Come se ciò che non è, o ciò che non appare, avesse la forza di far deragliare ciò che è, e quindi la legge di necessità.
Lo diceva meravigliosamente Cristina Campo: “La caparbia, inesausta lezione delle fiabe è dunque la vittoria sulla legge di necessità, il passaggio costante a un nuovo ordine di rapporti e assolutamente niente altro, perché assolutamente niente altro c’è da imparare su questa terra”.
La favola ci insegna quindi la lezione più importante, che non è una semplice regola di comportamento o di vita, ma è la vita, o meglio la vera vita, quella che si agita in profondità inaccessibili, e che la favola riesce a far affiorare, elargendo a chi legge una vera e propria rivelazione.
A questa prospettiva altissima si ispira la favola di Daniela Carmosino: “La sagoma” (favola crudele). Come già il titolo ci avverte la favola non offre una visione consolatoria, è anzi fin dall’inizio un viaggio che comincia con la più misteriosa delle avventure. La nascita. Il luogo in cui si nasce. La famiglia in cui questo evento accade. Un evento che molto ha a che fare con l’anima, con la luce e con l’attraversamento del buio. Leggi tutto…

STORIA DEL GIALLO ITALIANO: intervista a Luca Crovi

“Storia del giallo italiano” di Luca Crovi (Marsilio): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Se parliamo di giallo e di letteratura di genere (e non solo, in verità), e se siamo alla ricerca di uno dei massimi esperti sul tema, il primo nome che viene in mente è senz’altro quello di Luca Crovi (peraltro figlio d’arte del grande Raffaele).

Luca Crovi lavora per Sergio Bonelli Editore, dove dal 1993 si occupa della collana Almanacchi. Ha collaborato con «Italia Oggi», «Il Giornale» e «Max» occupandosi di musica. È autore di saggi e romanzi, da ultimi Noir. Istruzioni per l’uso (2013) e L’ombra del campione (2018), L’ultima canzone del Naviglio (2020). Ha sceneggiato fumetti ispirati alle opere di Andrea G. Pinketts, Joe R. Lansdale e Massimo Carlotto. Per Marsilio è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) che ha inspirato l’omonima trasmissione radiofonica andata in onda su Radio 2, con cui ha vinto il Premio Flaiano nel 2005.

Di recente, per Marsilio, Luca Crovi ha pubblicato un libro che può essere considerato come un vero e proprio faro con riferimento al giallo italiano e alla sua storia. Si intitola, per l’appunto, “Storia del giallo italiano“. Un libro di cui gli amanti del giallo, della letteratura di genere (e non solo, in verità), farebbero bene ad accaparrarsi.

Ho avuto il piacere di conversare con Luca Crovi sul giallo italiano e sulla sua storia…

– Luca, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro? Quand’è che hai sentito l’esigenza di scrivere un testo che potesse ripercorrere in maniera completa ed esaustiva, come poi sei riuscito a fare, la storia del giallo italiano?
Questo volume nasce dall’idea di riprendere le ricerche sul giallo italiano che avevo intrapreso con “Delitti di carta nostra” e proseguito con “Tutti i colori del giallo”. Nel mezzo ci sono stati 9 anni di trasmissioni di Radiodue che ho condotto sulla narrativa di genere e centinaia di interviste, recensioni, dossier, presentazioni fatte a fianco dei grandi protagonisti della letteratura di suspense mondiale. Tutte queste esperienze sono finite nel libro. Leggi tutto…

STORIE PER GENITORI APPENA NATI di Simone Tempia (intervista)

“Storie per genitori appena nati” di Simone Tempia (Rizzoli Lizard)

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di Eliana Camaioni

Viene ad aprirmi col suo sorriso baffuto.

“Benvenuta, accomodati”, e fa un inchino sornione che sembra una citazione, con l’eleganza d’altri tempi che gli è propria. Fa strada attraversando il salone e lungo un corridoio, fino al luogo che ci ospiterà per un’oretta buona, in una giornata grigia e insolitamente calda di questo strano novembre duemilaventi.
Confesso che ho una certa emozione: Simone ha scelto lo studio di casa sua come luogo per la nostra intervista, e mentre mi siedo sulla poltroncina di vimini accanto alla scrivania col computer, e Simone prende posto di fronte a me in una sedia alcova di design – un uovo bianco di policarbonato girevole, con gli interni di velluto bordeaux – mi batte il cuore al pensiero di trovarmi nel luogo che ha visto nascere Sir e Lloyd, il maggiordomo e il padrone più famosi dei social, che hanno consacrato al grande pubblico l’arte eclettica di Simone Tempia. Che oggi in libreria, con “Storie per genitori appena nati” (Rizzoli Lizard) inaugura una nuova avventura e si mette coraggiosamente alla prova, innovando con uno stile ormai tutto suo un genere antico, quello dei racconti e delle favole. O piuttosto costruisce un romanzo fatto di stanze di racconti, che si alternano con uno stile a staffetta; complessi e decorati come quei cioccolatini di alta pasticceria, dai mille sapori e lo speziato che non ti aspetti, da sciogliere in bocca lentamente accanto a un camino e un buon whiskey d’annata. Leggi tutto…

IL DONO DI ANTONIA di Alessandra Sarchi (intervista)

“Il dono di Antonia” di Alessandra Sarchi (Einaudi Stile Libero): intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Dopo il grande successo di “La notte ha la mia voce”, romanzo finalista al Premio Campiello 2017 (qui l’Autoracconto d’Autore, dedicato al libro, che l’autrice ha scritto in esclusiva per Letteratitudine), la scrittrice Alessandra Sarchi torna in libreria con un nuovo potente romanzo incentrato su tematiche che, da un lato, sono strettamente legate alla nostra contemporaneità, ma che dall’altro riguardano dinamiche e relazioni umane ataviche… come quelle relative al rapporto madri/figli.
Si intitola “Il dono di Antonia“, pubblicato (come il precedente) da Einaudi Stile Libero, e narra la storia di una donna che si trova a fronteggiare il rapporto doloroso e difficile con una figlia adolescente che soffre di anoressia e quello inatteso con un giovane venuto a cercarla dall’America per trovare in lei risposte sulla propria origine, sulla propria “appartenenza”. Un romanzo che indaga, tra le altre cose, su cosa significa essere madri ed essere figli alla fine di questa seconda decade di secondo millennio.
Ho avuto il piacere di discuterne con l’autrice…

– Alessandra, partiamo dall’inizio. Come nasce “Il dono di Antonia”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Il “Dono di Antonia” nasce dall’idea di un figlio che va alla ricerca della madre biologica (invertendo l’archetipo di Telemaco che va alla ricerca del padre). Fin dall’antichità, nella Bibbia quanto nella letteratura greca e latina, troviamo rappresentata la situazione del figlio che va alla ricerca delle proprie origini perché è stato adottato, ha perduto i genitori o è stato scambiato in culla. Oggi la tecnologia medica crea la possibilità, prima inedita, che più individui concorrano con il proprio materiale genetico e con il proprio corpo a creare un’altra vita. Avviene ogni giorno in ogni parte del mondo, eppure è un fatto ancora molto poco esplorato dalla letteratura. Leggi tutto…

IL MIO AMICO di Daniela Matronola (intervista)

“Il mio amico”, raccolta di racconti di Daniela Matronola (Manni)

Intervista a cura di Simona Lo Iacono

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Chiunque scriva sa benissimo quanto profonda sia l’affinità tra la parola e la cura. Quanto squarcio abiti il segno. E quanta affinità esista tra il medico e lo scrittore.
In realtà, chi scrive lo fa per accudire se stesso, per ripararsi da un dolore. Un dolore taciuto, che solo la scrittura svela.
Narrando infatti solo in apparenza diciamo, in realtà creiamo qualcuno a cui dire. Perché la parola, nata per comunicare con l’uomo, fuoriesce invece per trovarlo.
Non si scrive mai per chi c’è già, ma solo per chi si cerca.
Ecco perché nella raccolta di racconti “Il mio amico“ di Daniela Matronola (Manni), l’autrice immagina che il suo personaggio sia un amico. Qualcuno che non solo ascolti, ma sappia anche curare. Un medico. Anzi di più, un anestetista.
Un personaggio quindi che riconosce il dolore prendendolo in sé. E che riesce ad anestetizzarlo rendendolo meno feroce, meno cattivo.
Daniela quindi non solo scrive per cercare un amico, ma lo trova scrivendone. E a quest’ amico consegna tutta la fragilità della ferita. Ossia, tutta la storia.
Lo fa senza disegnare però un andamento cronologico, ma saltando nella vita del suo amico con familiarità e grande intimità. Leggi tutto…

DISEGNAVO PAPPAGALLI VERDI ALLA FERMATA DEL METRÒ di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

“Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” di Nicoletta Bortolotti (Giunti)

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di Massimo Maugeri

Questa è una storia di riscatto, solidarietà e tenacia.
Lui si chiama Ahmed Malis. È un ragazzo di origine egiziana che viene dai palazzi popolari del Giambellino, a Milano, ed è un prodigio della matita.  Lei è Nicoletta Bortolotti, redattrice Mondadori, autrice per ragazzi e per adulti con diversi libri all’attivo.
Il loro incontro è suggellato in un volume edito da Giunti e intitolato “Disegnavo pappagalli verdi alla fermata del metrò. La storia di Ahmed Malis” scritto da Nicoletta Bortolotti.
Di che si tratta?
Ho avuto modo di parlarne con Nicoletta e con Ahmed nell’ambito di questa intervista…

– Cara Nicoletta, partiamo dall’inizio (come sono solito fare). Come nasce questo libro? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’idea di scrivere mi è nata qualche anno fa quando lessi un articolo sul “Corriere della Sera” a firma di Elisabetta Andreis, che narrava l’incredibile vicenda di Ahmed Malis, un ragazzo di origine egiziana, figlio di genitori immigrati a Milano negli anni Ottanta, con una sorella maggiore Amina e un fratello minore Islam. Ahmed possiede uno spiccato talento per il disegno iperrealistico ma, cresciuto nei palazzi popolari di Milano Giambellino, non aveva i mezzi per iscriversi all’Accademia… Grazie a quell’articolo e al Cde Creta, il centro di aggregazione giovanile frequentato da lui e dai suoi fratelli, Milano si è mobilitata, ritrovando un volto solidale, e il giovane artista ha potuto frequentare per tre anni la Naba con una borsa di studio gratuita. Fino a laurearsi pochi giorni fa con 110 e lode! Come se fosse stata la vita a scrivere l’epilogo del nostro libro… Leggi tutto…

LA CORONA DEL POTERE di Matteo Strukul: intervista all’autore

“La corona del potere” di Matteo Strukul (Newton Compton): intervista all’autore

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Esce oggi, 5 ottobre, il nuovo romanzo storico di Matteo Strukul (foto in basso – © Marco Bergamaschi), autore della saga bestseller “I Medici”, tradotto in 24 Paesi e vincitore del Premio Bancarella. Una nuova avvincente storia intitolata “La corona del potere” (Newton Compton)

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di Massimo Maugeri

Matteo Strukul torna in libreria con un nuovo romanzo dedicato alla “saga delle sette dinastie”, da cui trasuda – come nei precedenti libri – la sua passione per lo studio e la ricerca storica e il suo talento di narratore. Una storia complessa, avvincente, con svariati personaggi e filoni narrativi.
Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Matteo, cosa puoi dirci sulla genesi di questo tuo nuovo romanzo “La corona del potere”, secondo volume de “La saga delle sette dinastie”? E che ruolo occupa nell’ambito generale della saga?
Dopo il grande successo de Le Sette Dinastie, abbiamo deciso con Newton Compton che la saga meritava un secondo capitolo. Lo scopo di questo affresco letterario è quello di raccontare in modo avventuroso e verosimile l’Italia del Rinascimento attraverso la storia di sette grandi dinastie, con tutti gli intrecci, gli intrighi, i tradimenti, le battaglie del caso. Attraverso le vicende di Sforza, Condulmer, Estensi, Medici, Colonna, Borgia e Aragonesi costruisco una trama fitta di eventi che svela la nostra storia, quella di città con tradizioni e culture diverse. È un percorso antropologico, in un certo senso, scoprire le meraviglie di Milano, Venezia, Ferrara, Firenze, Roma e Napoli, celebrarne le diversità e comprenderne le peculiarità. Significa familiarizzare con l’idea che l’Italia è unica perché è unione di molte culture diverse. È la storia a dircelo. A volte la chiave di comprensione del futuro sta nel nostro passato. La corona del potere, in particolare, sposta almeno in parte l’attenzione su Roma e i Borgia. Se nel primo volume Milano e Venezia erano protagoniste assolute, qui personaggi come Alessandro VI, Lucrezia e Cesare Borgia sono a dir poco centrali. Ma c’è posto anche per Caterina Sforza, la tigre di Forlì, o per Antonio Condulmer, Gran Maestro delle Spie della Serenissima. Per non parlare dei cugini Prospero e Fabrizio Colonna, condottieri o Consalvo di Cordova, viceré di Napoli.

– Cosa puoi dirci sull’attività di ricerca e studio propedeutica alla scrittura di questo volume, in particolare? Leggi tutto…

L’ULTIMA EREDE DI SHAKESPEARE di Elvira Siringo (intervista)

“L’ultima erede di Shakespeare” di Elvira Siringo (Piemme): intervista all’autrice

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di Simona Lo Iacono

Che la poesia non abbia nazionalità è una verità indubitabile. E che la voce dei versi abbia come padrone solo l’ispirazione e lo sguardo, è un altro indiscutibile assioma.
Ma ci sono poeti che ci hanno sempre fatto pensare a un luogo, fino a farlo assurgere a simbolo della loro vocazione. E personalità che abbiamo sempre collegato a un contesto storico e politico, senza il quale ci pare quasi che non possano esistere.
Cosa accadrebbe quindi se – andando a ritroso nel tempo – scoprissimo che il più grande poeta di tutti i tempi – William Shakespeare – è in realtà un siciliano, anzi un messinese?
Saremmo pronti a credere che una delle commedie più famose – “Molto rumore per nulla” o meglio: “Much Ado About Nothing” – in realtà in origine era intitolata “Troppu traficu ppi nenti”?
Lo chiedo ad Elvira Siringo, geniale autrice di “L’ultima erede di Shakespeare” (Piemme edizioni), in libreria da oggi.

-Cara Elvira, quali sono i documenti a cui ti sei ispirata per costruire il romanzo e come è nata l’idea di questa narrazione?
Carissima Simona, questo romanzo ha preso inizio molti anni fa, proprio dal desiderio di approfondire la questione shakespeariana su dati storici. La ricerca però, piuttosto che darmi certezze, ha moltiplicato i dubbi perché tutto ciò che riguarda Shakespeare è andato perduto dopo la sua morte ed è stato ricostruito solo dal 18° secolo: la casa, il paese, le locande, i teatri, perfino le opere, sono tutte ricostruzioni fedeli al modello che si è deciso di imporre al mondo, il modello vero-simile di un drammaturgo tanto geniale quanto invisibile. Leggi tutto…

INTERVISTA A DACIA MARAINI: su “Trio” (Rizzoli) e “Il Teatro sull’Acqua 2020”

INTERVISTA A DACIA MARAINI: sul suo nuovo romanzo “Trio” (Rizzoli) e sulla nuova edizione de “Il Teatro sull’Acqua”

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di Massimo Maugeri

Dal 9 al 13 settembre 2020, ad Arona, si svolgerà la decima edizione de “Il Teatro sull’acqua“, bellissima manifestazione incentrata sul teatro diretta artisticamente da Dacia Maraini (la quale – di recente – ha pubblicato con Rizzoli un nuovo romanzo, intitolato “Trio”).

Ho avuto il piacere di discuterne con Dacia…

image– Cara Dacia, “Il Teatro sull’acqua” compie 10 anni. Come si è evoluta la manifestazione nel corso di questo decennio?
Il festival del teatro sull’acqua sta crescendo. Per merito soprattutto degli organizzatori fra cui metto per primi Luca Petruzzelli, Vanessa Travenzollo e Anna Maria Riva. Ma devo dire che c’è un lavoro di gruppo molto simpatico e costruttivo, con la partecipazione dei ragazzi delle scuole, dei cittadini di Arona e anche dell’amministrazione con a capo il sindaco Alberto Gusmeroli.

– Quali saranno gli elementi caratterizzanti di questa decima edizione?
Ci saranno molte iniziative: teatro di strada, teatro nelle ville, teatro all’aperto sulla Rocca, teatro sull’acqua. Certo, avremo meno spazio per il pubblico seguendo le indicazioni precauzionali, e per questo alcuni spettacoli verranno ripetuti due volte. Ma credo che sia un atto di coraggio affrontare gli allarmi con saggezza e attenzione, senza rinunciare alla manifestazione.

– Tra le altre cose si svolgerà una nuova produzione teatrale sull’acqua tratta da un tuo racconto. Si intitola “Un tagliatore di teste sul Lago Maggiore” e vedrà come protagonista Mariano Rigillo. Ti andrebbe di parlarcene? Leggi tutto…

LE CIOCIARE DI CAPIZZI di Marinella Fiume (intervista)

“Le ciociare di Capizzi” di Marinella Fiume (Iacobelli editore)

[Il libro sarà presentato a Capizzi (Me), presso piazza San Giacomo, sabato 29 agosto, h. 18]

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di Massimo Maugeri

Marinella Fiume è da sempre attentissima, tra le altre cose, alle storie connesse ai soprusi e alle violenze perpretati ai danni delle donne. In un nuovo libro, appena pubblicato da Iacobelli, intitolato “Le ciociare di Capizzi“, affronta il terribile crimine degli “stupri di guerra” compiuti in Sicilia, ai danni delle donne di Capizzi, sul finire della Seconda guerra mondiale nell’ambito della nota operazione Husky.
Ho avuto il piacere di discuterne con l’autrice…

– Cara Marinella, come nasce questo libro?
L’idea di questo libro nasce il 25 Novembre del 2015 quando, invitata dalle amiche della FIDAPA di Capizzi, un ridente paesino montano dei Nebrodi, a commentare la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, stimolo le socie e le persone presenti a riflettere sul fatto che anche le loro nonne, le cittadine del luogo subirono, nel luglio del 1943, il doloroso fenomeno degli stupri di guerra di cui la grande Storia non si era mai occupata almeno per la Sicilia, mentre per l’Italia centro-meridionale, sia le inchieste parlamentari che un romanzo capolavoro come La ciociara di Alberto Moravia (1957) da cui scaturì il celebre film di Vittorio De Sica (1960) avevano messo il dito sulla piaga delle “marocchinate”. Dopo le prime chiusure e perplessità, avviammo una serie di interviste a cui presero parte donne e uomini di quella comunità e capimmo che la memoria sotterrata aveva bisogno di emergere per la rielaborazione e la riconciliazione col proprio passato.

– In esergo leggiamo questa frase bella e incisiva di Primo Levi (“La memoria è uno strumento molto strano, uno strumento che può restituire, come il mare, dei brandelli, dei rottami, magari a distanza di anni”). Ti andrebbe di commentarla? Leggi tutto…

UCCIDO CHI VOGLIO di Fabio Stassi (recensione e intervista)

“Uccido chi voglio” di Fabio Stassi (Sellerio)

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Quattro chiacchiere con Fabio Stassi sul suo ultimo romanzo “Uccido chi voglio”

di Daniela Sessa

Si fa presto a dire giallo. Fiotti di sangue, budella penzoloni, tatuaggi a carne viva, omicidi seriali, un investigatore, un poliziotto, un sospettato, inseguimenti, arresti e il movente. Si è impegnato Fabio Stassi a tingere di giallo la terza disavventura di Vince Corso. Si intitola “Uccido chi voglio” e già mette il lettore sulle tracce di un paio di indizi. Sbagliati. Il primo: a dire uccido non è lo smagato biblioterapeuta di Stassi ma un narratore esterno. Errore: il narratore non è troppo esterno. Secondo indizio: il titolo ricorda l’ironico film di Sidney Sibilia “Smetto quando voglio”, che con il libro di Stassi condivide solo la iella dei protagonisti e una diversa ironia. Che nel romanzo di Stassi è tecnica retorica allo stato puro, ossia rovesciamento. In “Uccido chi voglio” tutto va al contrario.  Comincia con l’epilogo e poi riavvolge la storia con un bizzarro movimento: i fatti vanno avanti una decina di giorni ma i capitoli indietreggiano dalla Z alla A. Come avviene nei sogni. Un evento, un’emozione dello stato di veglia indietreggia nel sogno e si snatura in simboli: poetici come le falene sognate all’inizio del romanzo o grotteschi come la donna che vende fiori a piazza Vittorio o addirittura il cieco con il cane che è personaggio, ombra e specchio assieme. Leggi tutto…

AUTORI SOTTO LE STELLE: intervista a Antonio Oliveri (di Demea Eventi Culturali)

“Autori sotto le Stelle. La Musica incontra la Letteratura”. È il grande evento di beneficenza che si svolgerà il 10 agosto al Teatro Antico di Taormina, alle h. 21:30

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Ci sarà la musica di Santi Scarcella e un evento letterario condotto da Milena Romeo e Felice Cavallaro con la partecipazione di Stefania Auci, Tea Ranno e Melo Freni. L’incasso sarà devoluto al reparto di Cardiochirurgia Prenatale dell’Ospedale di Taormina.

L’evento è organizzato da Demea Eventi Culturali

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“Autori sotto le stelle” (Teatro Antico di Taormina, 10 agosto, h. 21:30) sarà il primo di una serie di eventi promossi nei posti archeologici più importati d’Italia. Gli eventi sono organizzati da Demea Eventi Culturali e dal suo direttore Antonio Oliveri, a cui abbiamo chiesto di raccontarci qualcosa di sé, del progetto di Demea e dell’evento del 10 agosto…

– Antonio, da dove trae origine il tuo interesse per il mondo del libro? Leggi tutto…

IL SEGRETO DEL MERCANTE DI LIBRI di Marcello Simoni (intervista)

“Il segreto del mercante di libri” di Marcello Simoni (Newton Compton)

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Marcello Simoni torna in libreria dando nuovamente spazio al mercante di reliquie Ignazio Da Toledo. Un nuovo libro che, ancora una volta, appassionerà i tantissimi lettori dei romanzi storici dal ritmo incalzante realizzati dall’ex archeologo e bibliotecario nato a Comacchio nel 1975. Il titolo è metaletterario – “Il segreto del mercante di libri” (Newton Compton) – e la vicenda è ambientata nell’anno 1234, allorquando – dopo aver trascorso un paio d’anni presso la corte di Federico II, in Sicilia – Ignazio torna in Spagna per intraprendere la caccia alla Grotta dei Sette Dormienti…

– Caro Marcello, partiamo dall’inizio. Come nasce “Il segreto del mercante dei libri”, questo nuovo romanzo dove ricompare la figura di Ignazio da Toledo?
In parte grazie ai miei lettori. Sono anni che, numerosissimi, mi chiedono il ritorno di Ignazio da Toledo, quasi si trattasse di un vecchio amico o addirittura di un parente che desiderano rivedere dopo una lunga assenza. Un desiderio che, del resto, ho provato io stesso. Dopo oltre una decina di romanzi dedicati ad altri soggetti e periodi storici, la nostalgia del Mercante è diventata incontenibile, ed è stato con grande entusiasmo che ho ricominciato a scrivere di lui.

– Chi è Ignazio da Toledo? Potresti offrirci un ritratto di questo personaggio a beneficio dei nostri lettori che ancora non hanno avuto modo di conoscerlo? Leggi tutto…

COME UN ANIMALE di Filippo Nicosia (recensione e intervista)

“Come un animale” di Filippo Nicosia (Mondadori)

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di Eliana Camaioni

“A darmi il benvenuto nella nuova casa ci ha pensato una pioggia fitta e costante. È caduta per due giorni senza interruzioni, dilatando il tempo. […] Poi, annunciata da un vento lieve, è arrivata la tregua”.
Potrebbe riassumersi così la vicenda del protagonista di “Come un animale”, ultimo romanzo di Filippo Nicosia per i tipi di Mondadori.
Il protagonista non ha nome, racconta in prima persona, svela al lettore solo ciò che via via ha il coraggio di svelare a sé stesso: il suo trasferimento da Roma a Manziana, il suo passato da insegnante, ma soprattutto il motivo di ciò che lo ha spinto a una scelta così radicale, spostare tutta la sua vita dalla realtà cittadina a una villa fatiscente e abbandonata.
Si intuisce solo che una circostanza dolorosa ha stravolto la sua esistenza.
“Non avevo messo le lenzuola. Erano una cosa alla quale non avevo mai pensato. A Roma le avevo sempre trovate nel letto, e così avevo dato per scontato che ogni materasso avesse il suo lenzuolo. Non era così, e ogni mattina il rivestimento ruvido sul quale mi mettevo a dormire me lo ricordava pizzicandomi le braccia e le gambe”.  In nessun modo il protagonista decide di intervenire sulla nuova dimora: non butta via gli oggetti rotti al suo interno, non fa le pulizie, non cucina ma si affida a cibi precotti che acquista, assieme a diversi tipi di alcolici, al supermercato del paese. Leggi tutto…

A PROPOSITO DI ELENA di Giuseppina Norcia (recensione e intervista)

“A proposito di Elena” di Giuseppina Norcia (Vanda Edizioni)

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di Daniela Sessa

Già chiamarla Elena di Sparta o Elena di Troia apre immensi e fecondi scenari. Ma apriamone un altro: se Elena fosse un calligramma, una bella poesia disegnata da Teocrito fino ad Apollinaire. Immaginiamo le parole di Elena intorno al ventre del cavallo di Troia pieno di greci (amici o nemici?) o le parole per Elena dette da Gorgia o inflitte dall’euripidea Ecuba: cosa diventerebbero sulla pagina? Un uovo e un punto interrogativo. Perché Elena e il suo mistero stanno in quell’origine divina così poetica e violenta assieme. Figlia di Nemesi o di Leda, Elena è quell’uovo appeso al soffitto della reggia di Sparta il cui fato coincide con il rapimento. Ogni attributo di Elena rimanda all’enigma, al bifrontismo, alla fuggevolezza, alla parvenza. Paride la porta a Troia “fittamente velata” come scrive Christa Wolf eppure tutti ne vedono la stravolgente bellezza, luminosa e seducente. Pure il rapimento ha la sua doppia semantica: Elena rapisce e viene rapita. Soprattutto su questo ruota l’ultimo libro di Giuseppina NorciaA proposito di Elena” che racconta, con quell’incanto verbale che è proprio della scrittrice, la storia di Elena, il suo destino di rapita attraverso i secoli. Un personaggio aereo appare l’Elena di Norcia, metamorfico nell’attraversare il tempo degli uomini con la stessa sfingea consistenza di Orlando di Virginia Woolf. Leggi tutto…

IL LIBRO DEI SETTE SIGILLI di Barbara Bellomo (intervista)

“Il libro dei sette sigilli” di Barbara Bellomo (Salani): intervista all’autrice

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Barbara Bellomo, laureata in Lettere, ha conseguito il dottorato di ricerca in Storia antica e ha lavorato per diversi anni presso la cattedra di Storia romana dell’Università di Catania. Attualmente insegna in una scuola superiore. Ha pubblicato diversi libri, tra cui i romanzi: La ladra di ricordi (Salani, 2016), Il terzo relitto (Salani, 2017), Il peso dell’oro (Salani, 2018).

Il nuovo romanzo di Barbara Bellomo, pubblicato da Salani (come i precedenti), intitolato Il libro dei sette sigilli, è un thriller ricco di colpi di scena, di figure femminili forti e di personaggi complessi.

Ho avuto modo di discuterne con l’autrice…

– Cara Barbara, partiamo dall’inizio. Come nasce “Il libro dei sette sigilli”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Dopo avere scritto tre gialli, ho voluto provare una nuova avventura. Ho così ripreso in mano la Bibbia e l’ho riletta alla ricerca di qualcosa che sollecitasse la mia curiosità. È stato un lavoro lungo, ma fruttuoso. E quando mi sono imbattuta nel testo dell’Apocalisse di Giovanni ho capito. Ho capito di cosa volevo parlare. Del libro dei sette sigilli.

– Oltre alla rilettura della Bibbia, cosa puoi dirci sull’attività di ricerca propedeutica alla scrittura del romanzo?
Libri di Barbara BellomoQuesto romanzo ha richiesto molta ricerca, non solo dei passi biblici e della loro interpretazione, ma anche della storia dei gesuiti, dell’occupazione nazista di Roma e sopratutto delle guerre giudaiche che di fatto sono il contenuto del libro della protagonista, Margherita Mori. Un lungo lavoro condotto sulle fonti per dare al mistery solide basi storiche.

– Sono sempre incuriosito dalle epigrafi dei romanzi, perché in genere forniscono una sorta di “chiave di lettura” del testo. In questo romanzo hai scelto di inserire questa citazione di Marc Bloch: «La storia non è la scienza del passato, il passato come tale non può essere oggetto di scienza. La storia è la scienza degli uomini nel tempo». Perché hai scelto proprio questa citazione? Ti andrebbe di commentarla? Leggi tutto…

A UNA CERTA ORA DI UN DATO GIORNO di Mariantonia Avati (intervista)

“A una certa ora di un dato giorno” di Mariantonia Avati (La nave di Teseo)

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di Massimo Maugeri

Dopo il felice esordio, come autrice, nel 2018 con Il silenzio del sabato, Mariantonia Avati (regista, soggettista, sceneggiatrice e produttrice cinematografica) torna in libreria con un nuovo romanzo pubblicato da La nave di Teseo (che aveva pubblicato anche il precedente). Si intitola A una certa ora di un dato giorno: una storia forte, coinvolgente, la cui narrazione è affidata alla voce di una donna (Emma) che ci porta sul territorio, impervio e inevitabile, delle dinamiche contradditorie del rapporto amoroso. Emma da una parte, Luca dall’altra. Tra di loro un figlio adolescente e una vita apparentemente normale che tuttavia comincia ad affondare nelle sabbie mobili della fragilità e delle sofferenze con cui ogni essere umano, in un modo o nell’altro, deve fare i conti.

Ho avuto il piacere di discuterne con l’autrice…

– Cara Mariantonia, partiamo dall’inizio. Come nasce “A una certa ora di un dato giorno”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’amore continua a essere il tema più affrontato dalle diverse forme espressive e artistiche, è diffusamente analizzato, eppure resta un argomento oscuro, un moto che segue dinamiche ancora oggi pressoché sconosciute. Sono arrivata alla conclusione che sono le ferite che ci portiamo dentro, quelle più antiche e nate in ambiente familiare, a farci scegliere la persona con la quale costruire una storia importante. Cerchiamo una persona che sappia entrare nel nostro dolore. Tutto ciò ha poco a che fare con le qualità del soggetto prescelto, ma molto di più con la nostra vulnerabilità emotiva.

– Sono sempre molto incuriosito dalle epigrafi dei libri, poiché – in genere – forniscono una chiave di lettura. Per lo più sono citazioni di autori noti. Tu, nel caso di questo romanzo, hai scelto invece come epigrafe una parola, la sua definizione e i suoi sinonimi. La parola in questione è: “scomparso”. Ti andrebbe di commentare questa scelta? Leggi tutto…

IL VIAGGIO DEI VIAGGI di Gianluca Barbera (intervista)

image“Il viaggio dei viaggi” di Gianluca Barbera (Solferino)

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di Massimo Maugeri

Gianluca Barbera è nato a Reggio Emilia nel 1965 e vive a Siena.
Lavora in ambito editoriale e ha pubblicato racconti su riviste e in antologie oltre a diversi romanzi, tra cui ricordiamo i più recenti “Magellano” (2018) e “Marco Polo” (2019), entrambi editi da Castelvecchi e vincitori di numerosi premi.

La più recente opera di Gianluca Barbera (disponibile in libreria dal 14 maggio 2020) si intitola “Il viaggio dei viaggi” ed è edita da Solferino.

Ed è un viaggio davvero particolarissimo, quello che ci consente di intraprendere questo libro. Un viaggio nel tempo e nello spazio, tra le sale di un museo. Un viaggio che vede come protagonisti un professore di storia e la sua scolaresca. Un viaggio che diventa apologo della bellezza dei racconti, delle avventure e degli infiniti percorsi che l’arte e le pagine di un buon libro possono offrire…

– Caro Gianluca, partiamo dall’inizio: come nasce “Il viaggio dei viaggi” e come si colloca all’interno della tua poetica?
Dopo “Magellano” e “Marco Polo”, “Il viaggio dei viaggi” rappresenta un punto di arrivo. Un viaggio mitico attraverso spazio, tempo, anima. Protagonista l’arte di viaggiare. Una scolaresca in visita al museo dei viaggi precipita in una grande avventura attraverso i secoli. Leggi tutto…

LA LICENZA di Mario Falcone (recensione e intervista)

“La licenza” di Mario Falcone (Oakmond Publishing)

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di Simona Lo Iacono

Il viaggio inizia.
Enea Crisafulli lo decide dopo notti visionarie, lasciandosi alle spalle il sommergibile che lo ha portato a vivere una guerra sommersa, affogata dal mare.
Sarà forse perché uccidere non gli pare più un dovere a cui obbedire, e il sangue versato lo interroga sul senso di quell’immane distruzione, sul mistero di ogni guerra.
Una cosa, però, è chiara. Da qualche giorno, fiuta un pericolo che aggredisce quanto ha di più caro. Che pare fagocitare non solo una persona, ma un intero mondo.
Sua madre.
Il sogno è sempre lo stesso. Un’idra dalle fauci aperte sembra ingoiarla, e lui è ammorbato da un incubo che non lo lascia più, che gli mette addosso un senso di minaccia incombente. Basta, non può più resistere e decide di partire.
Ottiene la licenza.
Con quest’atto formale, che sugella una sorta di pausa drammatica mentre l’Italia è cosparsa da rovine e si avvia verso l’armistizio, Enea Crisafulli inizia una lunga discesa da Pola verso la Sicilia.
E’ un siciliano fiero, figlio unico di genitori che si sono amati visceralmente, Mimmo e Gemma. E’ stato cresciuto da frotte di parenti amorevoli, in una Sicilia calda e profumata, dove ha sognato e ha covato il sentimento della Patria.
Quando il padre Mimmo muore in un incidente, non si tira indietro. Interrompe gli studi, si improvvisa uomo di famiglia. Cerca di restituire alla mancanza uno sfogo di autentica gratitudine. Leggi tutto…

IL TEMPO UMANO di Giorgio Nisini (intervista)

“Il tempo umano” di Giorgio Nisini (HaperCollins Italia): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Giorgio Nisini, scrittore e saggista, è autore dei romanzi La demolizione del Mammut (Perrone, 2008), Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista Premio Tondelli, La città di Adamo (Fazi, 2011), selezione Premio Strega 2011 e La lottatrice di sumo (Fazi, 2015). Per Longanesi ha curato l’antologia Un bacio in bocca (2016). È co-direttore artistico di Caffeina Festival e direttore artistico dell’Emporio Letterario di Pienza.

È appena uscito per HaperCollins Italia il nuovo romanzo di Giorgio Nisini. Si intitola Il tempo umano ed è una storia di amori, tradimenti, trasgressioni e ossessioni… ma è anche una storia sul tempo che scorre e sull’incrocio di destini.

Ho avuto il piacere di discuterne con l’autore…

– Caro Giorgio, partiamo dall’inizio (come spesso mi piace fare). Raccontaci qualcosa sulla genesi di questo libro. Come nasce “Il tempo umano”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
imageTi rispondo con un aneddoto. Nelle prime puntate di una tra le sit-com americane più famose degli anni Settanta-Ottanta, Happy Days, compare un personaggio, Chuck Cunningham, fratello di Richie. La sua presenza non dura molto: per ragioni che non sto qui a spiegare, scompare improvvisamente dalla serie tv senza che venga data una spiegazione. Viene narrativamente “assassinato”. Questo fenomeno si chiama, nel linguaggio televisivo, proprio “Sindrome di Chuck Cunningham”. Ecco, io mi sono sempre chiesto che fine abbia fatto Chuck, in quale spazio-temporale sia finito; ma questa domanda me ne ha posta un’altra: che fine hanno fatto molti personaggi che hanno in qualche modo avuto a che fare con la mia vita? Persone che ho frequentato anche solo per una giornata, e che magari in quella giornata hanno avuto una parte tutt’altro che secondaria. Che fine hanno fatto? Come si è svolto il loro tempo? Perché i nostri destini si sono incrociati anche per un solo attimo e poi separati per sempre? Sullo sfondo di queste domande mi è tornata in mente la prima persona di cui mi sono innamorato, quand’ero ancora un bambino, e che per anni e anni non ho mai più rivisto. Il tempo umano parte da lì, dal ricordo di quel primo amore perduto.

– Dico sempre a chi ci legge che le citazioni inserite in apertura dei libri sono importanti perché in genere forniscono una sorta di chiave di lettura del testo. La citazione che hai scelto di inserire in esergo di “Il tempo umano” è molto suggestiva. È tratta da La morta innamorata di Théophile Gautier ed è la seguente: “Per quanto casto e sereno siate, un solo attimo può farvi perdere l’eternità”. Perché hai scelto di inserire proprio questa frase in apertura del libro? Leggi tutto…

COME IN UN LABIRINTO DI SPECCHI di Silvana Mazzocchi (intervista)

“Come in un labirinto di specchi” di Silvana Mazzocchi (Iacobelli): intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Silvana Mazzocchi, scrittrice e giornalista, storica firma de La Repubblica, è autrice di vari libri di successo tra i quali Nell’anno della Tigre: storia di Adriana Faranda (1994); Iddu, la cattura di Bernardo Provenzano (con Enrico Bellavia, 2006) e il romanzo L’amore crudele (con Patrizia Pistagnesi, 2008).

Per i tipi di Iacobelli è uscito un nuovo romanzo di Silvana Mazzocchi. Si intitola Come in un labirinto di specchi.

«Ho sessantacinque anni e ancora non so se sono una vigliacca o soltanto una donna responsabile. Non saprei dire che cosa sia la felicità, ma forse non conosco neanche la serenità. Ho chiuso tante porte nel corso della mia esistenza, ma chissà se l’ho fatto per egoismo, per superficialità o perché ho creduto ogni volta di muovermi nella direzione giusta.
Come tutti, avrei potuto fare scelte diverse e avere un’altra vita, ma non ho rimpianti, anzi. Eppure, nonostante la facciata tranquilla che mostro, è come se in me ci fossero due donne. Da sempre. So che solo cancellandone una, sarò realmente libera e, giorno dopo giorno, tiro avanti con le mie due anime. Da quasi mezzo secolo».

È questo il coinvolgente incipit del romanzo. La voce narrante di una donna che si guarda alle spalle, osserva la sua esistenza e riflette sull’oggi pensando al passato. Leggi tutto…

SETE di Amélie Nothomb (intervista)

“Sete” di Amélie Nothomb (Voland – traduzione di Isabella Mattazzi)

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di Eva Luna Mascolino

Amélie Nothomb è tornata lo scorso febbraio in libreria con un romanzo che farà parlare a lungo di sé. Sete, 128 pagine, è infatti una riscrittura in prima persona della vita di Gesù Cristo sulla terra, raccontata durante la sua ultima notte in cella prima della crocifissione. Attraverso una lunga analessi, la voce narrante ripercorre le tappe fondamentali della propria esperienza sulla terra, suggerendo a chi legge, secondo le parole stesse dell’autrice «un nuovo modo di pensare all’idea della sofferenza necessaria e del sacrificio».

In un’intervista esclusiva con la scrittrice belga (tradotta ancora una volta da Isabella Mattazzi per Voland), infatti, Nothomb chiarisce come il problema legato alla venuta del Messia «non risieda nella sua incarnazione, che è assolutamente positiva e le cui conseguenze sono buone per l’essere umano, quanto piuttosto nel suo supplizio». Non a caso, all’interno del romanzo grande spazio viene dato alla celebrazione del corpo, al rapporto gioioso con i cinque sensi di cui siamo dotati e a una sete del desiderio da ascoltare e assecondare con maggiore consapevolezza da parte del singolo individuo. Leggi tutto…

LA TRASPARENZA DEL CAMALEONTE di Anita Pulvirenti (intervista)

“La trasparenza del camaleonte” di Anita Pulvirenti (DeA Planeta)

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di Alessandro Russo

Buongiorno.
Ha fatto centro Anita Pulvirenti con il suo primo romanzo La trasparenza del camaleonte, DeA Planeta Ed. (pp224, €15). Sposata e madre di due figli, laureata e con in tasca un master in Economia e Gestione del settore culturale, da diversi anni Anita Pulvirenti promuove cultura attraverso il blog letterario Chili di libri. Lontana dai finti buonismi, ruvida ma trascinante è la storia che ci racconta; rigorosa, scorrevole e mai piatta è la sua penna. La protagonista de La trasparenza del camaleonte è Carminia, una donna speciale che porta grandi occhiali da sole e non sopporta chiacchiere e convenevoli. Carminia ha la sindrome di Asperger ma non lo sa; è piena di ossessioni ed è molto bella ma qualcuno dice che è brutta al punto che chi la bacia diventa addirittura di pietra. Il pomeriggio in cui incontro Anita Puilvirenti, all’interno d’uno stimolante salotto letterario catanese, mi colpiscono il suo garbo e la sua luminosità. Leggi tutto…

L’ISOLA DELLE MADRI di Maria Rosa Cutrufelli (intervista)

“L’isola delle madri” di Maria Rosa Cutrufelli (Mondadori)

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di Massimo Maugeri

Maria Rosa Cutrufelli ha curato antologie di racconti, scritto radiodrammi, collaborato a riviste e quotidiani nazionali. Ha fatto parte della redazione di “Noi donne”, fondato e diretto la rivista “Tuttestorie” e insegnato scrittura creativa alla Sapienza. Ha pubblicato diversi romanzi, libri di viaggio, per ragazzi e numerosi saggi. Fra i suoi libri (che hanno vinto diversi premi e sono stati tradotti in varie lingue) si ricordano: “La donna che visse per un sogno”, “Complice il dubbio”, “Il giudice delle donne”.

Il suo più recente romanzo, appena edito da Mondadori, si intitola “L’isola delle madri“. Una storia potente e incisiva incentrata su tematiche di grandissima attualità che vanno dalla catastrofe climatica in atto alla problematica correlata alle nuove nascite. Una storia resa ancora più affascinante e coinvolgente per via dell’utilizzo di un’ottica distopica che, paradossalmente, ci consente di inquadrare la nostra contemporaneità in maniera estremamente lucida e concreta.

Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Maria Rosa, complimenti per questo tuo nuovo romanzo (che, peraltro, è attualissimo sotto diversi punti di vista). Partiamo dall’inizio. Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
È vero, il romanzo per molti versi è decisamente attuale. Parla dell’inquinamento, di come gli uomini hanno avvelenato la terra e di come la terra si vendichi avvelenando, a sua volta, gli uomini. Parla di biotecnologie, di riproduzione assistita e degli sconvolgimenti che tutto ciò produce sui tradizionali assetti familiari. Eppure, malgrado questa indubbia attualità, il romanzo nasce da un ricordo antico. Dal ricordo di mio padre, che studiava gli effetti dell’inquinamento già negli anni Sessanta del secolo scorso (era uno scienziato). Non ho mai dimenticato le storie che mi raccontava: storie di pesci mutanti e stormi radioattivi, di erbicidi e veleni chimici profusi ovunque. Storie, in definitiva, di umana cecità. È da questi ricordi che nasce, dopo tanto tempo, il mio romanzo: un omaggio al lavoro di mio padre, che appunto per il suo lavoro ha perso la vita. Leggi tutto…

CIELO, LA MIA MUSICA! di Leonardo Lodato (intervista)

“Cielo, la mia musica!” di Leonardo Lodato (Domenico Sanfilippo Editore)

Venerdì 13 marzo presso la Sala Harpago (Via Vittorio Emanuele II, 67, Catania) si svolgerà la presentazione ufficiale del libro e l’apertura delle celebrazioni per il 75° anniversario del quotidiano La Sicilia.

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di Massimo Maugeri

Esiste una relazione tra Cielo e Musica? Sì, esiste. E ce lo dimostra il nuovo libro del giornalista – capo servizio Cultura e Spettacolo del quotidiano “La Sicilia” di Catania – Leonardo Lodato. Il volume, intitolato “Cielo, la mia musica!” (Domenico Sanfilippo Editore), contiene interviste a dodici musicisti siciliani (tutte inedite e strutturate in maniera originale e incisiva): da Bob Salmieri a Andrea Cantieri, da Caterina Anastasi (Babil On Suite) alla Compagnia D’Encelado Superbo, da Giuseppina Torre a Lello Analfino (Tinturia), da Marian Trapassi all’ex Denovo Mario Venuti, da Paolo Buonvino a i Pupi di Surfaro, da Roberta Finocchiaro a Rosalba Bentivoglio.
La prefazione del libro è firmata dal tastierista dei mitici Rockets, Fabrice Quagliotti.
Ho avuto il piacere di rivolgere a Leonardo Lodato (che passa, dunque, dal ruolo di intervistatore a quello di intervistato) qualche domanda sul libro. Una chiacchierata incentrata sulla musica pop (e non solo) siciliana, nazionale e internazionale…

– Caro Leonardo, partiamo dall’inizio: come nasce il tuo interesse per la musica? Leggi tutto…

GLI INTERESSI IN COMUNE di Vanni Santoni: intervista

“Gli interessi in comune” di Vanni Santoni (Laterza): intervista all’autore ed estratto del libro

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Vanni Santoni ci parla del suo Gli interessi in comune e ci racconta il suo esordio e gli inizi della sua carriera letteraria

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di Massimo Maugeri

Vanni Santoni (Montevarchi, 1978), dopo l’esordio con Personaggi precari ha pubblicato, tra gli altri, i romanzi In territorio nemico (minimum fax 2013, da coordinatore), Terra ignota e Terra ignota 2 – Le figlie del rito (Mondadori 2013 e 2014), L’impero del sogno (Mondadori 2017) e I fratelli Michelangelo (Mondadori 2019). Scrive sul “Corriere della Sera” e dirige la narrativa della casa editrice Tunué.

Per Laterza ha pubblicato Muro di casse (2015) e La stanza profonda (2017). E sempre per Laterza è da poco in libreria Gli interessi in comune (originariamente pubblicato, nel 2008, da Feltrinelli): romanzo incentrato sul racconto della generazione dei nati negli ’80. Protagonisti alcuni  ragazzi che vivono in un pezzo di provincia toscana privo di stimoli e di intrattenimenti e che devono fare i conti con un vuoto interiore che, a volte, può essere anche devastante.

Ho avuto il piacere di rivolgere a Vanni qualche domanda su questa ri-pubblicazione…

 -Caro Vanni, come è nato originariamente Gli interessi in comune?
Gli interessi in comune è il mio primo romanzo uscito in libreria (nel maggio 2008 per Feltrinelli, NdR), ma non è né il mio esordio, né il primo romanzo che ho scritto.
Il mio esordio fu Personaggi precari, che uscì per la microscopica casa editrice RGB dopo la vittoria di un concorso “per il miglior testo tratto dal web” – erano diversi anni che raccoglievo quelle microprose, o epigrammi, sul mio blog, e il libro è una selezione di circa 500 sui circa 7000 scritti – e che oggi è pubblicato da Voland. Il primo romanzo che ho scritto si intitolava Vassilj e la morte, anche quello aveva vinto un concorso, due anni prima di Personaggi precari, e avrebbe dovuto essere pubblicato da una casa editrice di un certo peso, ma il concorso si rivelò truffaldino – per chi è curioso, ne racconto la storia qui – e i vincitori non vennero mai pubblicati (naturalmente le quote di iscrizioni dei partecipanti vennero invece trattenute). Leggi tutto…

IL FERROVIERE E IL GOLDEN GOL di Carlo D’Amicis (intervista)

“Il ferroviere e il golden gol” di Carlo D’Amicis (66th and 2nd): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Carlo D’Amicis (Taranto, 1964) vive e lavora a Roma. Tra i suoi romanzi: Escluso il cane (2006, pubblicato anche in Francia presso Gallimard), La guerra dei cafoni (2008, selezione premio Strega), La battuta perfetta (2010), Quando eravamo prede (2014) e Il gioco (2018, finalista al premio Strega). Da La guerra dei cafoni è stato tratto il film omonimo di Davide Barletti e Lorenzo Conte. È tra gli autori dei programmi Quante storie (Rai3) e Fahrenheit (Radio3).

Di recente, per i tipi di 66th and 2nd, è tornata in libreria, con nuova veste editoriale, la sua opera prima: “Il ferroviere e il golden gol“; grande romanzo rappresentativo del rapporto tra calcio e letteratura italiana. D’altra parte il legame di Carlo D’Amicis con il mondo del calcio è testimoniato anche dalla sua militanza tra le fila della Nazionale italiana scrittori nel ruolo di centrocampista.

La storia de “Il ferroviere e il golden gol” è incentrata sulla vita di un trentenne ferroviere pugliese che si ritrova a smerciare mobili nell’ambito di televendite trasmesse da canali locali; fino a quando la sua ossessione per il mondo del calcio non lo spinge a girovagare tra i campetti di provincia con la convinzione di poter diventare un grande talent scout capace di relazionarsi persino con la Juventus.

Un romanzo impreziosito da numerose metafore calcistiche. A titolo di esempio ne cito due, tratte dalle prime pagine: (da pag. 32) “Quella gioventù se ne stava incollata al sudore di quei ragazzi come Gentile alla maglietta di Zico.“; (da pag. 36)”Ma, come Boninsegna nell’area di rigore, non si vive per vent’anni su una strada ferrata senza sviluppare facoltà extrasensoriali.” .

Un romanzo che non manca di offrire squarci fortemente connessi alla nostra contemporaneità, come il seguente (stralcio da pag. 17); “Avevo passato la vita a controllare i biglietti, e adesso non c’era più nessuno che convalidasse il mio: bastava arrampicarsi sulla pensilina della stazione per vederli tutti quanti in fila lungo la statale, i miei ex passeggeri; perfino gli studenti fuori corso andavano e venivano da Bari su Fiat Punto fiammeggianti, per non parlare degli operai dell’Ilva, i cui sonni proletari e siderurgici avevo vegliato per anni sui sedili sdruciti di seconda del 103 delle 5.40 (…).

Ho avuto modo di discutere con Carlo D’Amicis del suo “Il ferroviere e il golden gol” nell’ambito di questa intervista…

– Caro Carlo, questo romanzo è uscito originariamente nel 1998. Quali sono state le motivazioni che, all’epoca, ti hanno spinto a scriverlo? Leggi tutto…

LA LOGICA DELLA LAMPARA di Cristina Cassar Scalia (intervista)

LA LOGICA DELLA LAMPARA di Cristina Cassar Scalia (Einaudi). Romanzo finalista al Premio Scerbanenco 2019 –  intervista all’autrice

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di Eliana Camaioni

Registro narrativo sapiente in questo romanzo della Cassar Scalia, che ci ripropone una nuova intricata indagine del vicequestore Vanina Guarrasi.
Avevamo imparato a conoscerla già da “Sabbie nere”, Vanina, col suo umano bagaglio di nevrosi ed il suo acume fuori da ogni schema. Attorno a lei una serie di personaggi non meno reali, resi a tutto tondo: ritroviamo il commissario in pensione Patanè, l’ispettore Marta Bonazzoli, il vice dirigente Cesare Manenti. E poi l’uso della lingua, un registro piegato al colloquiale, con quel colorito di sicilianità più potente di mille metafore.
Sullo sfondo l’amore per la Sicilia, per quella terra antica le cui ferite segnano strade e palazzi. E infine la vicenda, la scomparsa di una giovane donna, ma soprattutto il disvelarsi di verminai la cui realtà supera l’immaginazione.
Il finale a sorpresa che ribalta gli eventi e spiazza il lettore riconferma  – se mai ce ne fosse bisogno – la Cassar Scalia autrice di talento, una Elisabeth George italiana o, meglio ancora, siciliana.

– Che oscure vicende in seno agli Atenei siano stati, in tempi più o meno recenti, oggetto di cronaca e di indagini giudiziarie, è un dato tristemente assodato. E’ stato forse uno di quei casi a ispirare questa nuova avventura di Vanina? Qual è la genesi di questa storia?
Leggi tutto…

Nasce una BIBLIOFARMACIA a Paternò: intervista al neurologo dr. Peci

Nasce a Paternò una Bibliofarmacia per anziani con deficit di memoria.

Comunque, in generale, evidenzia il neurologo Dr. Peci, leggere è salutare per chiunque: “una lettura costante non è solo indicata per potenziare le proprie capacità cognitive, ma è anche uno strumento di riflessione e di serenità, oltre che di crescita culturale e di sviluppo della coscienza individuale e collettiva”. Ne parliamo con il dr. Peci.

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di Massimo Maugeri

Nunzio Antonio Peci è un neurologo interessato alla biblioterapia e ha istituito una vera e propria Bibliofarmacia a Paternò, in provincia di Catania. Per lanciare il progetto ha organizzato un evento di raccolta libri finalizzata a far crescere la Bibliofarmacia destinata ad anziani con deficit di memoria. Per l’occasione verrà chiuso l’ultimo tratto della via Emanuele Bellia a Paternò, sabato 2 novembre, e sarà trasformato in una sorta di salotto culturale a cielo aperto. Ne parliamo con l’ideatore del progetto…

– Dottor Peci, In cosa consiste intanto la “biblioterapia”?
La biblioterapia, come già la parola composta lascia intendere è una terapia non farmacologica attraverso l’utilizzo della lettura o ascolto di libri per patologie neuropsicologiche riguardanti soprattutto i deficit di memoria, l’ansia, la depressione, i disturbi del sonno. La terapia non farmacologica di queste patologie può essere eseguita con tante altre metodiche: la musica (musicoterapia), la danza (danzamovimentoterapia), l’arte (arteterapia), il giardinaggio (ortoterapia), la recita (teatroterapia) e via dicendo. Chiaramente non sono terapie sostitutive della farmacologica che, seppur non dà ancora risultati soddisfacenti, resta comunque la scelta prioritaria. Né tanto più il ricorso alla terapia non farmacologica deve allontanare i pazienti dal monitoraggio clinico con indagini periodiche.
Dovremmo anche considerare che comunque una lettura costante non è solo indicata per potenziare le proprie capacità cognitive, ma è anche uno strumento di riflessione e di serenità, oltre che di crescita culturale e di sviluppo della coscienza individuale e collettiva. E poi insieme al movimento rappresenta sicuramente la forma di svago più salutare che l’uomo possa svolgere durante i momenti di pausa lavorativa.

-Come è nata l’idea della “bibliofarmacia”? Leggi tutto…

PRANZI DI FAMIGLIA di Romana Petri (intervista)

PRANZI DI FAMIGLIA di Romana Petri (Neri Pozza)

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recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Da sempre mettersi a tavola è un rito che attira il mistero. Già nelle civiltà primitive consumare il pasto apparteneva all’area del sacro, perché mangiare voleva dire avere sconfitto la fame, e quindi la morte, allestire una festa, sopravvivere grazie a una benedizione.
I greci ai propri banchetti invitavano sempre gli dei, e i partecipanti spirituali erano più numerosi di quelli reali.
Il cibo si adattava ai convitati: agli uomini andava la carne dell’animale sacrificale, la materia che avrebbe innervato il loro sangue. Agli dei, i fumi, gli aromi che bruciavano nell’ara, e che si invettavano fino alle nuvole.
Con quei vapori l’uomo si lavava dalla colpa di avere ucciso per restare vivo, cercava di far dimenticare che il sacrificio non era che una macellazione, indispensabile per consentirgli di continuare a esserci.
Dunque, riunirsi a tavola, è più che un atto quotidiano. E’ rito, coniuganza del senso della vita e dell’eterno, intuizione di oscurità e luce, di menzogna e verità.
Romana Petri lo sa perfettamente.
Nel suo ultimo, bellissimo, romanzo, “Pranzi di famiglia” (ed. Neri Pozza), il pranzo famigliare è riunione intorno ai vivi, ma soprattutto ai morti, è atto comunitario, ma anche urlo di solitudine, è appello al vincolo di sangue, ma anche a chi quel vincolo ha tradito, a chi lo ha violato, a chi – come agnello sacrificale – ha preferito macellare gli innocenti sull’altare del proprio io. Leggi tutto…

L’ATTIMO PRIMA di Francesco Musolino

L’ATTIMO PRIMA di Francesco Musolino (Rizzoli): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Conosco Francesco Musolino da tanti anni. Ho seguito il suo percorso di crescita nell’ambito del giornalismo culturale, ho condiviso il suo dolore per la perdita prematura del padre, l’ho incoraggiato per le sue battaglie contro il mal di testa cronico, mi sono complimentato con lui per la genesi del progetto @StoLeggendo su Twitter e ho sostenuto il suo desiderio di “farcela” senza perdere il contatto territoriale con i luoghi di origine.
Sapevo anche che stava lavorando a un romanzo e sapevo che dentro questo romanzo avrebbe messo molto di sè. E adesso che il libro ha visto la luce sono davvero felice di potermi ulteriormente congratulare con lui, condividendo la sua gioia. Si intitola “L’attimo prima“, lo pubblica Rizzoli e parte da una domanda: cosa succede quando la vita che hai sempre sognato svanisce l’attimo prima di diventare realtà?
A pag. 87 leggiamo: “L’attimo prima che tutto andasse come previsto si è inceppato un meccanismo perfetto. Un urlo, un tonfo. E siamo scivolati, rimasugli di cibo dentro il lavandino. Tutto cambia in un momento. Tutto era già cambiato in un lampo senza lasciarci il tempo di capire dove avevamo sbagliato“.
L’attimo prima solca la vita di Lorenzo, protagonista e voce narrante del romanzo. È un giovane messinese di venticinque anni, figlio di ristoratori; lavora in un’agenzia di viaggio ed è molto legato alla sorella Elena che avrà un ruolo chiave nel processo di crescita del giovane. Leggi tutto…

MUSICA SULL’ABISSO di Marilù Oliva (intervista)

MUSICA SULL’ABISSO di Marilù Oliva (HarperCollins Italia): conversazione con l’autrice

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di Massimo Maugeri

Chiunque ami le storie investigative ad alta tensione non può non fare conoscenza con Micol Medici, potente personaggio letterario nato dalla prolifica e virtuosa penna di Marilù Oliva. Molti lettori hanno già incontrato Micol in occasione dell’uscita del primo romanzo della serie intitolato “Le spose sepolte”, edito da HarperCollins Italia (qui la puntata radiofonica dedicata al romanzo, in conversazione con l’autrice). Colgo l’occasione per evidenziare che Il romanzo “Le spose sepolte” sarà in edicola, in allegato a Repubblica, nel gennaio 2020, nell’ambito della collana “Emozione Noir”.
Di recente Micol Medici, ispettore della Sezione Omicidi di Bologna, è stata coinvolta in una nuova inquietante vicenda. È stata trovata morta una giovane impenditrice bolognese e il caso è stato archiviato pensando che si trattasse di un suicidio. La situazione, tuttavia, è ben diversa, come avrà modo di scoprire Micol. E il caso verrà dipanato in un crescendo di tensione emotiva a… sfondo musicale. Del resto il titolo di questo nuovo romanzo di Marilù Oliva, con protagonista Micol Medici (pubblicato, come il precedente, da HarperCollins Italia), ha un titolo molto significativo: “Musica sull’abisso“. Ed è un abisso profondo, condotto su legami che rimandano agli ex studenti di una classe di un istituto scolastico (riferimento temporale a quindici anni prima) e all’avvincendarsi delle strofe di una canzone in latino.
Ho avuto modo di discuterne con l’autrice…

– Cara Marilù, bentornata con questo secondo romanzo che vede come protagonista Micol Medici. Partirei proprio da Micol, chiedendoti di descriverla ai lettori che non hanno avuto modo di incontrarla nel primo libro. Che tipo di donna è? Leggi tutto…

CIBO di Helena Janeczek (intervista)

Torna in libreria “Cibo” romanzo di Helena Janeczek (Guanda): ne discutiamo con l’autrice

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di Massimo Maugeri

Helena Janeczek è nata a Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da oltre trent’anni. È autrice di Lezioni di tenebra, Premio Bagutta opera prima, Le rondini di Montecassino, finalista al Premio Comisso e vincitore del Premio Napoli, del Premio Sandro Onofri e del Premio Pisa e La ragazza con la Leica, Premio Strega 2018, Premio Bagutta, Selezione Premio Campiello. Tutti i suoi libri sono editi da Guanda.

Ho avuto il piacere di incontrare nuovamente Helena dopo lo strepitoso successo de La ragazza con la Leica e la vittoria del Premio Strega (foto accanto), per discutere con lei della ripubblicazione di “Cibo” (per i tipi di Guanda), uscito originariamente nel 2002. Un libro che indaga, con l’abilità narrativa che contraddistingue Helena Janeczek, sul rapporto tra noi e il cibo. Questa nuova edizione, peraltro, è arricchita da una sezione inedita dedicata al crollo delle Torri Gemelle di New York attraverso le storie dei cuochi che lì lavoravano…

Cara Helena, questo libro è uscito originariamente nel 2002. Quali sono state le motivazioni che, all’epoca, ti hanno spinto a scriverlo?
Per me non è mai rintracciabile il punto preciso o la motivazione da cui nasce un libro, tantomeno nel caso di Cibo a cui ho lavorato negli ultimi anni dello scorso millennio!
Però c’entra senz’altro la “scoperta” che attraverso il fil rouge del cibo si potessero raccontare appartenenze e memorie ma anche solitudini e sofferenze depositate nei nostri corpi. E poi mi piaceva l’idea di cimentarmi con una narrazione più polifonica rispetto a Lezioni di tenebra, il mio libro d’esordio.

– Questa “scoperta” è ancora valida tutt’oggi? Cosa è cambiato in questi anni, con riferimento alle tematiche trattate in “Cibo”? Leggi tutto…

IL CANTO DELL’IPPOPOTAMO di Alberto Garlini (intervista)

IL CANTO DELL’IPPOPOTAMO di Alberto Garlini (Mondadori)

Alberto Garlini è nato a Parma nel 1969. Vive a Pordenone. Ha pubblicato Una timida santità (2002) e Fútbol bailado (Sironi, 2004), Tutto il mondo ha voglia di ballare (Mondadori, 2007), La legge dell’odio (Einaudi, 2012), Piani di vita (Marsilio, 2015), Il fratello unico. Un’indagine di Saul Lovisoni (Mondadori, 2017). La legge dell’odio, pubblicato da Gallimard, ha avuto un’ottima accoglienza anche in Francia. È tra i curatori della manifestazione culturale Pordenonelegge.

Il nuovo bellissimo libro di Alberto Garlini si intitola “Il canto dell’ippopotamo” e lo pubblica Mondadori.

Dalle pagine di quest’opera emerge, con forza, tra le altre cose, la figura del grande poeta Pierluigi Cappello (ne approfittiamo per ricordare questo omaggio di Letteratitudine dedicato alla figura di Pierluigi Cappello e questo post dedicato all’apertura di una biblioteca a suo nome).

Ho incontrato Alberto Garlini per discuterne insieme…

– Caro Alberto, come nasce “Il canto dell’ippopotamo”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
Credo che la morte di una persona cara per me sia come una specie di detonatore. Sono travolto dai ricordi e nello stesso tempo temo che si possano perdere. Credo che esistano due tipi di morte. La prima è la morte fisica, naturalmente: sai che non potrai più parlare con l’amico e nemmeno vederlo. È tragica. Straziante. Ma poi esiste anche una seconda morte; ed è quanto capisci di perdere i ricordi della persona a cui hai voluto bene. Non sai più collocare un aneddoto, o non sai con chi è avvenuto o dove. Questa è una morte più sottile ma di certo altrettanto dolorosa. Perché senti che la persona cara sta sparendo anche dal ricordo. Ecco credo di aver scritto il canto dell’ippopotamo per contrastare questa morte seconda. Pensavo di scrivere qualcosa di molto lungo e complesso, mi ero messo a studiare, ma poi, quando ho percepito i primi ricordi andarsene, ho cominciato subito a scrivere, tutto quello che veniva, come veniva, in modo rapsodico. Ecco come è nato il canto dell’ippopotamo.

– Cosa puoi dirci del tuo primo incontro con Pierluigi Cappello? Leggi tutto…

NAXOSLEGGE 2019: intervista a Fulvia Toscano

di Massimo Maugeri

L’edizione 2019 di Naxoslegge, il Festival letterario di Giardini Naxos diretto da Fulvia Toscano, si svolgerà nel corso del mese di settembre. Si partirà il 31 agosto con la serata inaugurale dedicata al premio “Promotori della lettura e della cultura”, giunto alla terza edizione.
Ne discuto con Fulvia Toscano…

– Cara Fulvia, l’edizione 2019 di Naxoslegge è dedicata alla Storia. Cosa puoi dirci sulla scelta della tematica?
La scelta del tema scaturisce per noi, sempre, da un’urgenza. In questo caso l’urgenza di evidenziare la necessita della memoria storica, la necessità di riappropriarsi della memoria, compromessa, attaccata. Da docente posso affermare che, nella scuola, oggi, ci sono due grandi derive: quella che concerne la conoscenza e l’uso corretto della lingua italiana, e quella relativa alla banalizzazione metodologica degli studi storici e, ancor più, di quelli attinenti la geografia. La scuola delle “competenze” ha distrutto le conoscenze, anche quelle di base. Un popolo dimentico della propria lingua e della propria storia è carne da macello. Ecco, quindi, che Naxoslegge, per quel poco che si possa dire e fare, ma con la libertà e la onestà intellettuale che ci contraddistingue, sta cercando di aprire un dibattito su questa necessità della Storia. Leggi tutto…

MI FACEVI SENTIRE DOSTOEVSKIJ di Valentina Fortichiari (intervista)

Intervista a Valentina Fortichiari sul suo libro “Mi facevi sentire Dostoevskij. Manuale-memoir di un ufficio stampa” (Tea)

di Massimo Maugeri
 
Tutti coloro che intendono intraprendere un’attività di ufficio stampa dovrebbero leggere senza indugi questo nuovo ottimo libro di Valentina Fortichiari intitolato “Mi facevi sentire Dostoevskij” (Tea). In verità farebbero bene a leggerlo anche tutti coloro che, in un modo o nell’altro, hanno a che fare con i libri (per saperne di più e per poter “confrontare” la propria esperienza). Ma pure un normale lettore (nel senso di “non addetto ai lavori”), a dirla tutta, facendosi coinvolgere nell’interessantissimo percorso che ci offre Valentina, avrebbe a disposizione una grande occasione per capire come funziona il mondo dei libri. In fin dei conti “Mi facevi sentire Dostoevskij” è anche un prezioso manuale capace di rispondere a molteplici domande. Giusto per evidenziarne qualcuna (a titolo di esempio): Che cos’è un ufficio stampa? Com’è un ufficio stampa? Come si lavora in squadra? Come si gestisce un calendario? Come ci si relaziona agli autori, agli editori, ai giornalisti, ecc.? Come si coordina? Come si delega? Quale profilo bisogna tenere? Come ci si prepara a scegliere il mezzo più efficace per il lancio? Come si scelgono i destinatari di un servizio stampa? Come si scelgono comprimari e relatori? Come si sceglie la location? Come preparare la visita in Italia degli autori stranieri? Che cos’è e come si redige uno schedule? Come predisporre comunicati e conferenze stampa?

Ho rivolto a Valentina qualche domanda su “Mi facevi sentire Dostoevskij” e, ovviamente, sulla sua esperienza pluriennale di direzione delle Relazioni Pubbliche e della Comunicazione in Longanesi.

– Cara Valentina, partiamo dall’inizio. Come nasce “Mi facevi sentire Dostoevskij”? Quando e perché hai pensato di scriverlo? Leggi tutto…

I FRUTTI DEL GIARDINO DI ARMIDA

“I FRUTTI DEL GIARDINO DI ARMIDA. L’itinerario letterario di Sarah Zappulla Muscarà” a cura di Maria Valeria Sanfilippo (Thule)

di Massimo Maugeri

Nata a Torino, Maria Valeria Sanfilippo vive e insegna a Firenze. È laureata in Lettere, in Filologia, in Scienze della Comunicazione. È dottore di ricerca in Filologia Moderna presso il Dipartimento di Scienze Umanistiche nell’Università di Catania. Ha conseguito, tra gli altri, il Premio Nazionale Luigi Capuana.
Coniuga la ricerca universitaria con l’attività di giornalista pubblicista e l’insegnamento da abilitata e vincitrice di concorso nella scuola secondaria. Ricopre attualmente il ruolo di vicepreside nell’Istituto Internazionale Kindergarten di Firenze. Ha all’attivo i volumi: La fortuna scenica di Luigi Capuana (ed. Sciascia, 2015), Giuseppe Bonaviri e le Novelle saracene (ed. Aracne, 2016), Il giardino di Armida (ed. Thule, 2018), Sebastiano Addamo. Il silenzio, il pensiero, la parola, (ed. Aracne, 2018), svariate pubblicazioni su autori dell’Otto-Novecento, convegni in Italia e all’estero.

Ho incontrato Maria Valeria per porgerle qualche domanda sul volume I frutti del giardino di Armida dedicato (come recita il sottotitolo) all’itinenario letterario di Sarah Zappulla Muscarà.

– Cara Maria Valeria, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro?
Il progetto risale a quasi 10 anni fa e si deve a Tommaso Romano. In occasione del Premio Al-Cantàra”, promosso da Pucci Giuffrida, ebbi l’occasione di conoscere Romano che, tra il serio e il faceto, mi propose una stimolante quanto ardua sfida intellettuale alla presenza di Sarah Zappulla Muscarà, di cui avrei dovuto ripercorrere l’intero itinerario letterario. Avendo instaurato da lunga data un sodalizio umano e culturale con l’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano fondato da Enzo Zappulla e dal mio maestro Sarah Zappulla Muscarà, costituivo il naturale ’humus fertile per raccogliere questi sparsi e impervi (per l’imponente ed eterogenea mole) “frutti del giardino di Armida”. Onorata di essere stata scelta per quest’avventura edita per la collana “Tempi d’inventario”, per i tipi di Thule, diretta da Tommaso Romano.

– Perché questo titolo (I frutti del giardino di Armida)? Cosa simboleggia? Leggi tutto…

L’ENIGMA DELL’ABATE NERO di Marcello Simoni (intervista)

L’ENIGMA DELL’ABATE NERO di Marcello Simoni (Newton Compton): intervista all’autore

di Massimo Maugeri

Ennesimo successo editoriale per Marcello Simoni (foto accanto realizzata da Maurizio Cinti). Il terzo volume della cosiddetta Secretum Saga, intitolato L’enigma dell’abate nero(Newton Compton), avvincente thriller storico ambientato nella Ravenna del 1400 (che ha come “epicentro” la ricerca di un antico e pericoloso libro), è tra i romanzi più acquistati delle ultime settimane.
Ne ho discusso con l’autore…

-Caro Marcello, siamo alla terza tappa della Secretum Saga. Questo nuovo libro s’intitola “L’enigma dell’abate nero“. I lettori si imbatteranno di nuovo in Tigrinus, il giovane ladro protagonista della storia. Come si è evoluta, nei tre libri, la figura di Tigrinus? Oppure, in fondo, questo giovane ladro del Quattrocento, è sempre “rimasto sé stesso”?
Tigrinus è un personaggio che resta sempre fedele a sé stesso, o meglio, al suo codice morale che lo rende una persona “onesta” a dispetto della sua professione di ladro. In questo romanzo, però, egli dovrà fare i conti col passato e cercare di svelare un mistero che affonda le radici nelle sue origini. La curiosità di sapere lo renderà ancora più temerario, e forse più avventato, costringendolo ad allontanarsi dalla sua amata Firenze.

– In epigrafe troviamo delle rime di Antonio Pucci tratte da “Il Mercato Vecchio”. Ti andrebbe di commentarle? E perché le hai scelte?
Perché questi non sono versi, ma un autentico affresco di vita quattrocentesca. E con “vita” non intendo uno spaccato delle consuetudini delle corti tardomedievali, così “ingessate” e prevedibili, bensì il fermento che ribolliva nel volgo, entro le cornici di una dimensione borghigiana, caratterizzata da colori violenti e da un brulicare di facce grottesche degne della Salita del Calvario di Hieronymus Bosch. Leggi tutto…

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (intervista)

I FRATELLI MICHELANGELO di Vanni Santoni (Mondadori): intervista all’autore

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di Massimo Maugeri

Vanni Santoni (1978), dopo l’esordio con Personaggi precari, ha pubblicato, tra gli altri, Gli interessi in comune (Feltrinelli, 2008), Se fossi fuoco arderei Firenze (Laterza, 2011), Muro di casse (Laterza, 2015), La stanza profonda (Laterza, 2017, candidato al Premio Strega). Per Mondadori ha pubblicato la serie Terra ignota (2013-14) e L’impero del sogno (2017). Dirige la narrativa di Tunué e scrive sul “Corriere della Sera”.
Per Mondadori è uscito di recente il nuovo romanzo di Vanni Santoni (foto in basso di Carlo Zei), intitolato “I fratelli Michelangelo“: un libro piuttosto corposo (612 pagine) e articolato, ma al tempo stesso assai fluido e godibile; un grande affresco famigliare che di certo occupa una posizione di primo piano nella produzione narrativa del suo autore.
Ho chiesto a Vanni di parlarmene nell’ambito di questa intensa chiacchierata.

– Caro Vanni, partiamo dall’inizio (come in genere faccio quando “chiacchiero” sui libri). Come nasce questo tuo nuovo romanzo “I fratelli Michelangelo”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?

L’idea di scrivere un romanzo corale di un certo respiro, ambientato in tanti luoghi nel mondo, la covavo da tempo: dopo Gli interessi in comune – circa il quale possiamo dare un atteso annuncio: tornerà finalmente in libreria il prossimo autunno, questa volta per Laterza –, che era già corale ma ambientato solo in Valdarno, abbozzai un libro che poi non ha mai visto la luce, in cui c’erano due fratelli che giravano l’Europa: il fratello era un perdigiorno che faceva una sorta di Interrail fuori tempo massimo, la sorella una raver che girava i luoghi più improbabili del continente al seguito delle carovane free tekno (ripensandoci, fu lì che cominciai a elaborare la mia esperienza in quel mondo e quindi ad affrontare temi emersi poi più dettagliatamente in Muro di casse). Quel progetto alla fine fu accantonato, anche perché era appena arrivata la proposta di Laterza per un “Contromano” che divenne poi il fortunato Se fossi fuoco arderei Firenze, ma nel 2012, prima di buttarmi sulla saga di Terra ignota, mi tornò l’idea di provare a fare il “grande romanzo”, un’idea che si manifestò sotto la forma di tre immagini scollegate tra loro. Nella prima c’era un tizio che andava a trovare un suo amico in un carcere di un paese in via di sviluppo, e scopriva che gli avevano rotto tutti i denti… Era una scena narrativamente interessante perché chi non ha denti parla in modo ridicolo: c’era un contrasto tra l’estrema drammaticità della cosa e il fatto che fosse buffa… Cosa che la rendeva ancora più tragica. Chi erano quei due? Perché uno era dentro e l’altro fuori? Da quelle domande sarebbero nati Louis Michelangelo e il suo amico-socio Carlo Felici. Leggi tutto…

AMMAGATRICI di Marinella Fiume

AMMAGATRICI di Marinella Fiume (A & B): intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Marinella Fiume, nata a Noto (Sr), laureata in Lettere classiche presso l’Università di Catania, dottore di ricerca in Lingua e Letteratura italiana, ha pubblicato saggi, biografie, canzoni, racconti, romanzi, tra i quali Sicilia esoterica (2013), giunto alla sesta edizione, e La bolgia delle eretiche (2017); collabora con riviste e quotidiani e ha curato trasmissioni televisive. Ha esplorato e divulgato il ricchissimo patrimonio simbolico della Sicilia, l’universo femminile e i saperi tradizionali delle sue donne, contribuendo a sottrarle all’oblio della memoria. È curatrice del Dizionario Siciliane (2006). È stato scritto che “il suo linguaggio è quello di una sciamana siciliana e possiede la cifra dell’affabulazione evocatrice e magica”.

Il nuovo libro di Marinella Fiume si intitola “Ammagatrìci” ed è un viaggio visionario guidato da arcane incantatrici di Sicilia: dal Museo di Morgantina ad Aidone, alla casa di Lucio Dalla alle falde dell’Etna, a Catania, Scicli, Noto, Acireale, Taormina.

Ho chiesto a Marinella di parlarcene…

-Ci racconteresti qualcosa sulla raccolta e sul titolo che hai scelto?
Ammagatrìci (A&B Acireale – Roma, 2019), titolo che è un mio conio che ricorda l’Ammaliatrice di Teocrito,  è una raccolta di 11 racconti, altrettanti incontri surreali e folgoranti con arcane figure femminili di Sicilia: sirene e dee greche, sibille e grandi madri, medichesse ebree, trovatrici di tesori e streghe erboriste, schiave di corsari e castellane, assaggiatrici di raffinate pietanze, dive hollywoodiane e viaggiatrici straniere, accomunate da un rapporto esclusivo con il magico e la luna, e tutte, reali e fantastiche, trasfigurate letterariamente.

Quale è l’ambientazione? Leggi tutto…

NON HO TEMPO DA PERDERE di Giuseppe Artino Innaria (intervista)

Intervista a Giuseppe Artino Innaria, autore di Non ho tempo da perdere (Prova d’Autore)

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di Simona Lo Iacono

Un esordio letterario sorprendente, quello di Giuseppe Artino Innaria, magistrato del Tribunale di Catania, e – da sempre – lettore appassionato. Il suo romanzo, “Non ho tempo da perdere” (che vede la luce per i tipi di Prova d’autore, grazie alla stoffa  da vero scopritore di talenti di Mario Grasso [entrambi nella foto in basso: ndr]) trascina il lettore nel grembo delle irrequietezze di un uomo dei nostri tempi, alle prese con i risvolti – spesso dirompenti – della ricerca di senso.

Il libro (già presentato a Siracusa il 6 Aprile presso la sala convegni ISISC, e impreziosito dagli interventi, nel ruolo di relatore dal prof. Massimiliano Magnano, e dall’interpretazione del bravissimo attore Sebastiano Lo Monaco che ha letto i testi), è stata l’occasione gradita per volgere all’autore qualche domanda.

– Caro Giuseppe, da quale ispirazione nasce il romanzo? Leggi tutto…

LE STRAORDINARIE BILOCAZIONI DI LILY BELLS di Valentina Ferri (intervista)

LE STRAORDINARIE BILOCAZIONI DI LILY BELLS di Valentina Ferri (L’iguana editrice)

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di Simona Lo Iacono

Lily Bells si acquatta tra le lenzuola con un libro in mano. Si stiracchia sorridendo alle ombre e pregustando le peregrinazioni che – a breve – le concederà la notte. Non si allarma per ciò che gli altri definirebbero realtà. Per lei, ogni evento ha la possibilità di essere letto. Di essere interpretato in un modo inusuale. Persino di evolversi in una visione.
Dunque, senza troppo interrogarsi sul perché le capiti di spostarsi da un luogo all’altro in una manciata di secondi, inizia il rituale della lettura notturna.
Lily ad altri potrebbe sembrare un’eccentrica. Disegna pappagalli per tappezzerie, festeggia i compleanni di bambini immaginari, raccoglie gatti e indossa guepiere. Inoltre, quando legge, va in bilocazione, si ritrova catapultata nella Spagna di Filippo IV, oppure rinchiusa in un sotterraneo dove attende di essere arsa sul rogo come strega.
Insomma… chi è Lily Bells?
Lo chiedo alla sua autrice, la bravissima Valentina Ferri, che in questo nuovo libro, “Le straordinarie bilocazioni di Lily Bells” (L’iguana editrice), è riuscita a creare un personaggio bizzarro ma anche incredibilmente tenero, perché se c’è una qualità che colpisce il Lily è proprio la sua disarmante innocenza.

-Valentina, parlaci di Lily. Come nasce questa incantevole creatura? Leggi tutto…

DAI TUOI OCCHI SOLAMENTE di Francesca Diotallevi (intervista)

DAI TUOI OCCHI SOLAMENTE di Francesca Diotallevi (Neri Pozza)

Libro proposto all’edizione 2019 del Premio Strega

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Intervista all’autrice

di Simona Lo Iacono

Vivian scatta con un click deciso, afferra l’immagine, la archivia nel cuore, ancor prima che nella pellicola. Un gesto intenso e al tempo stesso fugace, che racchiude l’attimo e l’eternità.
E’ così la storia di ciascuno di noi, lo sa bene Vivian Maier. Una foto dietro la quale si acquattano sia i desideri perduti sia i bisogni d’amore. L’arte non fa che stanarli, a volte in modo inopportuno, alle altre con istinto provvidenziale. Ma resta pur sempre l’unica ad obbedire al suo vero padrone: la ferita che richiede l’unguento, la falla che esige il rimedio.
All’inizio è stato tutto un reagire all’istinto di divorare le esistenze degli altri. Come se quell’afferrare le figure di persone incontrate in modo imprevisto avviasse un contagio prodigioso e, nell’immedesimazione, operasse un insperato salvataggio. Ma dopo, quello stesso contagio l’ha portata là dove nessuno ha il coraggio di andare: oltre gli edifici allestiti per glorificare l’apparenza. Al di là dei nomi che proteggono dagli strapiombi. Dentro il buio che fatica a farsi abbeverare dalla luce.
Senza saperlo, Vivian ha imparato a guardare con gli occhi degli altri.
Francesca Diotallevi ritrae la storia di Vivian Maier con sconcertante bellezza. La fotografa vissuta a New York negli anni cinquanta svolgendo la professione di bambinaia, vive tra le sue pagine con umanità, dolore, incanto. L’infanzia difficile, a contatto con il rifiuto e il disamore. La fuga nelle case degli altri, in famiglie che non le appartengono, crescendo figli non generati. E quelli veri, di figli. Ossia gli scatti rubati alla realtà, nel momento preciso in cui quella realtà si rivela. Vivian non ritrae qualunque cosa, qualunque persona. Solo ciò che ha con lei un’affinità feroce e struggente. Il complicato richiamo di un riconoscimento.
Alla fine, non le importa nemmeno di svilupparle, le foto. Come bambini concepiti, preferisce tenerli nel grembo, al caldo di un covo che non vedrà la corruzione del vero, l’atrocità degli abbandoni, il rischio della solitudine. Con l’istinto di ogni madre che genera per necessità, o anche per sopravvivere a se stessa, Vivian non vuole che ai propri figli tocchi il suo stesso destino.

-Francesca, chiedo all’autrice, raccontaci di questa donna, del percorso che hai fatto per impadronirti della sua vita. Leggi tutto…

QUELLI CATTIVI di Antonio Del Greco e Massimo Lugli (intervista)

QUELLI CATTIVI di Antonio Del Greco e Massimo Lugli (Newton Compton): intervista agli autori

Un romanzo che il duo letterario considera come “inattaccabile dal punto di vista della realtà: o quello che scriviamo è accaduto oppure potrebbe accadere”

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di Massimo Maugeri

Antonio Del Greco e Massimo Lugli formano una coppia narrativa molto affiatata e competente. Potremmo definirli come gli “Attenti a quei due” (rievocando il titolo di un celebre telefilm di qualche decennio fa) della narrativa sulla criminalità italiana.

Antonio Del Greco è nato a Roma nel 1953 ed è entrato in Polizia nel 1978. Dopo i primi incarichi alla Questura di Milano, è stato dirigente della Omicidi. Sue le indagini su alcuni dei più grandi casi di cronaca nera degli ultimi anni, tra cui l’omicidio del “Canaro” alla Magliana, la cattura di Johnny lo Zingaro, il delitto di via Poma, la Banda della Magliana. Attualmente è direttore operativo della Italpol.

Massimo Lugli si è occupato per «la Repubblica» di cronaca nera per quarant’anni. Ha scritto Roma Maledetta e per la Newton Compton La legge di Lupo solitario, L’Istinto del Lupo, finalista al Premio Strega, Il Carezzevole, L’adepto, Il guardiano, Gioco perverso, Ossessione proibita, La strada dei delitti, Nelmondodimezzo. Il romanzo di Mafia capitale, Stazione omicidi. Vittima numero 1, Vittima numero 2 e Vittima numero 3, Città a mano armata, Il criminale e nella collana LIVE La lama del rasoio. Suoi racconti sono contenuti nelle antologie Estate in giallo, Giallo Natale, Delitti di Ferragosto, Delitti di Capodanno e Delitti in vacanza. Ha firmato con Andrea Frediani Lo chiamavano Gladiatore. Cintura nera di karate e istruttore di tai ki kung, pratica fin da bambino le arti marziali di cui parla nei suoi romanzi.

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Antonio Del Greco e Massimo Lugli hanno scritto insieme Città a mano armata, Il Canaro della Magliana e il recente Quelli cattivi (di cui ci occupiamo nell’ambito di questa intervista). Il sottotitolo del romanzo la dice lunga: “Roma non vuole padroni”. Una storia incentrata sui seguenti elementi: un terrorista nero, un boss della criminalità romana, una città dilaniata dalla violenza e dalla sete di vendetta, La nascita e l’ascesa della “grande mala” nella capitale.

Ne discuto con gli autori…

– Antonio, Massimo… come nasce il vostro sodalizio letterario? Leggi tutto…

IL BENE, GLI ALTRI E I DISORGANICI: i nuovi libri di Filippo La Porta

I nuovi libri di Filippo La Porta mettono in relazione il bene e il male come elementi essenziali per comprendere la realtà e “gli altri”

di Massimo Maugeri

I grandi capolavori della letteratura – quelli che oltrepassano la barriera del tempo e dello spazio – continuano a parlarci, a offrirci strumenti che ci consentono di interpretare la realtà che ci circonda e il nostro rapporto con il mondo e con gli altri. La Commedia di Dante rientra senza dubbio tra le opere che offrono suggestioni e stimoli di questo tipo. Lo dimostra Filippo La Porta nell’ambito del suo recente saggio intitolato “Il bene e gli altri. Dante e un’etica per il nuovo millennio” (Bompiani). Il titolo contiene implicitamente una domanda: in che modo è possibile identificare un’etica, nel poema dantesco, che possa trovare applicazione nella nostra contemporaneità? Filippo La Porta fornisce la sua risposta svolgendo un’indagine letteraria sulla Commedia e indirizzandola sui concetti di bene e male / realtà e irrealtà. Leggi tutto…

SABOTAGE: la conclusione del progetto. Intervista a Colomba Rossi

Raggiunge il traguardo la collezione Sabot/age, la collana diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto per le edizioni E/O

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di Massimo Maugeri

Sono davvero molto grato per aver avuto la possibilità di partecipare a un progetto editoriale bello, importante e significativo come quello legato alla collezione Sabot/age: collana pubblicata dalle edizioni E/O, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Una collana che, in questi anni, ha raccontato l’Italia mettendone in risalto problematiche e contraddizioni attraverso romanzi le cui trame hanno abbracciato le diverse aree del paese. Adesso che il progetto (iniziato nel 2011), dopo la pubblicazione di una trentina di romanzi, è giunto alla sua conclusione, desidero ringraziare di vero cuore i meravigliosi Colomba Rossi e Massimo Carlotto per aver adottato all’interno di Sabot/Age il mio romanzo “Trinacria Park” (che affrontava, tra gli altri, il tema della menzogna). Ne approfitto anche per ringraziare Sandro Ferri, Sandra Ozzola e Eva Ferri (editori bravi e illuminati), Claudio Ceciarelli (grande editor) e tutto lo staff delle edizioni E/O. Ringrazio e abbraccio anche i fantastici compagni di viaggio con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere questa bellissima esperienza letteraria. Grandi scrittrici e grandi scrittori che elenco di seguito in ordine alfabetico, citando tra parentesi le loro opere Sabot/age: Luigi Romolo Carrino (autore di: “La buona legge di Mariasole“, “Alcuni avranno il mio perdono“), Giorgia Lepore (autrice di: “Angelo che sei il mio custode“, “Il compimento è la pioggia“), Carlo Mazza (autore di: “Lupi di fronte al mare“, “Il cromosoma dell’orchidea“, “Naviganti delle tenebre“), Stefania Nardini (autrice di: “Alcazar“), Luca Poldelmengo (autore di: “Nel posto sbagliato“, “I pregiudizi di Dio“, “Negli occhi di Timea“), Piergiorgio Pulixi (autore di: “Una brutta storia“, “La notte delle pantere“, “Per sempre“, “Prima di dirti addio“, “La scelta del buio“), Roberto Riccardi (autore di: “Undercover“, “Venga pure la fine“, “La firma del puparo“), Tersite Rossi (autori di: “Sinistri“), Pasquale Ruju (autore di: “Un caso come gli altri“, “Nero di mare“, “Stagione di cenere“), Eduardo Savarese (autore di: “Non passare per il sangue“, “Le inutili vergogne“), Matteo Strukul (autore di: “La ballata di Mila“, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo“), Massimo Torre (autore di: “La giustizia di Pulcinella“). Ricordo anche il volume a più vociGiochi di ruolo al Maracanã“.

Ringrazio infine, ancora una volta, Colomba Rossi per avermi concesso questa intervista dove facciamo il punto sugli obiettivi e sui risultati di Sabot/age

– Cara Colomba, partiamo dall’inizio. Come nasce Sabot/age? E quand’è che tu e Massimo Carlotto avete capito che era giunto il tempo di dare vita a questo nuovo progetto editoriale? Leggi tutto…

Il progetto GUANTINI BIANCHI di Simona Lo Iacono

imageUn progetto tra letteratura, suggestione musicale e mondo della disabilità

di Massimo Maugeri

Il progetto “Guantini bianchi”, ideato e realizzato da Simona Lo Iacono, con l’ausilio della storica libreria “La casa del libro” (retta dalla attivissima Marilia Di Giovanni), della associazione “Sicilia Turismo per tutti” (presieduta da Bernadette Lo Bianco) e del coro di mani bianche del Collegio Sacro cuore di Siracusa (diretto da Silvia Simonelli), è il frutto di una sinergia di forze e di intenti.
In esso confluisce lo sguardo letterario, la suggestione musicale e il mondo della disabilità.
Partiamo da quest’ultima per chiedere a Simona Lo Iacono…

-Che cos’è la disabilità?
Che cos’è la disabilità se non un diverso modo di approcciarsi alla realtà?
In verità chi vive una situazione di fragilità coltiva solo una maniera meno usuale di stare al mondo, e non è diverso da noi, che cerchiamo comunque la nostra dimensione, che ci sforziamo di adattarci alla realtà, che la interpretiamo con i nostri sensi, la nostra storia personale, la nostra sensibilità.
Pertanto, ogni diversità non è che una “unicità” che – in qualche modo – ci accomuna profondamente al vissuto dell’altro. Infatti non è solo il disabile a potersi dire fragile, precario, in difficoltà.
Lo siamo tutti.
Dalla “debolezza”, si può quindi trarre un importante insegnamento per la propria vita. Non solo come trasformare le minorità in opportunità, ma soprattutto come cambiare “sguardo”.
Il cambio di prospettiva è fondamentale per la crescita umana. Impedisce all’Io di ingigantire, permette il rispetto, la pietà, l’apertura.
Consente anche di guardare all’altro come a un compagno indefettibile del nostro cammino.

-Perché unire la disabilità al mondo della parola?
Perché nel percorso di avvicinamento alla diversità, la parola letteraria è una grande alleata.
Intanto perché un libro costringe necessariamente a un mutamento di prospettiva. Immedesimarsi nei personaggi, siano essi positivi o negativi, impone giudizio, senso critico, ma soprattutto un salutare “cambiamento di stato e di pelle”.
Entrare nella storia di un personaggio impone infatti di vivere i suoi pensieri, i suoi dolori, le sue aberrazioni e le sue rinascite. Abitua ed allena alla solidarietà, alla capacità di fare nostro il destino degli altri.
Inoltre la “parola” funge da ponte.
E’ ciò che mette in comunione, ma anche ciò che – se usato male – può dividere.
Approcciarsi alla parola letteraria, e a un percorso di lettura, abitua dunque alla RELAZIONE e alla responsabilità nell’uso della parola.
Ma la relazione è anche del gesto, del corpo, dello sguardo. A maggior ragione se la parola affronta il problema di una disabilità, può essere affidata ad altre strade.
Pensiamo agli alfabeti dei disabili, ma anche alla magnifica gestualità della lingua LIS, la lingua italiana segni, che trasforma il segno semantico in  interpretazione.
Imparare la lingua LIS quindi vuol dire fare non solo una esperienza linguistica, ma anche artistica, perché spesso i segni procedono per immagini, per evocazione. Il LIS è un linguaggio poetico, perché deve non solo DIRE ma suscitare il pensiero e la fantasia.

-Appunto, che cos’è la  LIS? Leggi tutto…

TU NON DICI PAROLE di Simona Lo Iacono – nuova edizione

Torna in libreria il romanzo d’esordio di Simona Lo Iacono intitolato “Tu non dici parole” (Perrone editore), vincitore del Premio Vittorini Opera prima.

Il romanzo sarà presentato in anteprima nazionale il 10 settembre, a Roma, presso la libreria Feltrinelli di Viale Eritrea, 72.

Di seguito, un video dedicato alla nuova edizione del libro e l’intervista a Simona Lo Iacono pubblicata sul quotidiano La Sicilia del 27 dicembre 2008.

Segnaliamo, inoltre, questa pagina dedicata al dibattito sul libro con la partecipazione della stessa autrice.

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di Massimo Maugeri

Bronte, 1638. Periodo di malcontento popolare e di Santa Inquisizione. Francisca Spitalieri è un’esposta dotata di una peculiare caratteristica: ama le parole belle. Parole liturgiche e dell’offertorio, sentite in convento, che “ruba” e ripete di continuo pur non conoscendone il significato. Parole che re-interpreta, ammaliata dalla loro austerità e musicalità. Questo suo amore, però, viene considerato anormale. Per questo motivo, e per altre circostanze a esso legate, viene messa a giudizio dal Santo Uffizio. Francisca è la protagonista di “Tu non dici parole” (Perrone), romanzo d’esordio della siracusana Simona Lo Iacono, magistrato e dirigente del Tribunale di Avola (n.d.r. – attualmente esercita il ruolo di magistrato presso il Tribunale di Catania). Una storia tragica, dolente; ispirata da personaggi realmente esistiti e caratterizzata da visionarietà artistica e grandissima teatralità; “messa in scena” con un riuscito impasto linguistico imperlato di espressioni in latino, in volgare e in dialetto siciliano.

Risultati immagini per simona lo iacono letteratitudine“Tu non dici parole”. Un titolo molto evocativo. Da dove nasce?
– Da una poesia di Pavese, tratta da “La terra e la morte”. Non dire parole è più di un silenzio. È una privazione. Quando mancano le parole è perché la vita non si manifesta. Perché la bellezza cessa di stupire. Una fine. Chi scrive, invece, compie un atto vitale, scaglia continuamente parole contro la morte.

La storia del romanzo si incrocia con quella dell’Inquisizione in Sicilia. Che tipo di ricerca hai svolto per ambientarla?
– Ho consultato carteggi processuali. Materiale d’archivio. Tra essi il “Codice rosso di Sortino” (che raccoglie gli antichi editti e divieti dei signorotti del 1600) mi ha consentito di creare intorno alle udienze (i costituti) della Santa Inquisizione un’atmosfera corposa. Satura di imposizioni.

Che relazione c’è tra “parola” e “processo”? Leggi tutto…

VOLEVAMO ANDARE LONTANO di Daniel Speck (intervista)

VOLEVAMO ANDARE LONTANO di Daniel Speck (Sperling & Kupfer, 2018 – traduzione di Valeria Raimondi)

Pensavamo di andare lontano: attualità e storia in un romanzo coinvolgente.

Una chiacchierata con Daniel Speck sulle cento ancore della vita e le mille ali del cuore.

di Fabrizio Palmieri

Difficilmente capita di trovarsi davanti a un’opera che non sia semplice fiction o mera narrazione romanzata di fatti storici. Con ‘Volevamo andare lontano’ (Sperling & Kupfer, 2018) Daniel Speck non solo regala al lettore uno spaccato degli anni ’50 – ’60 ma riesce a trasmettere, in forma potente, i sentimenti delle donne e degli uomini che hanno vissuto il dopoguerra.
Al MareFestival di Salina, manifestazione dedicata al cinema e giunta alla sua settima edizione, è approdato l’Autore con il quale è stato piacevole viaggiare nel tempo, esplorando la vita degli emigrati e le loro storie che proprio nell’isola di Salina hanno visto l’alba.
La mano di Speck si muove indietro e avanti nel tempo, tratteggiando le vite dei personaggi con toni vividi e indimenticabili. La storia segue due direttrici femminili, veri fulcri del romanzo: ora ci si sofferma su Julia, imprenditrice dei giorni nostri, che sta per affermarsi prepotentemente nel mondo della moda, ora su Giulietta – la nonna di Julia – una donna degli anni ’50, che ha annegato il proprio talento in una pozza colma di sacrificio, doveri e preconcetti tipici del dopoguerra. Giulietta, le cui radici sono fissate nell’isola di Salina, si innamora di Vincent, un giovane ragazzo tedesco che viene mandato in missione in Italia dalla BMW per sperimentare il prototipo di un autoveicolo. È legata alle tradizioni e a un futuro matrimonio già combinato con un uomo taciturno, Enzo, anche lui siciliano; ma è anche un’abile sarta. Tuttavia, la vita ha in serbo per lei altri programmi: il matrimonio con Enzo sarà la tomba di un amore non pienamente vissuto, quello con Vincent, e l’epitaffio della sua passione per la moda.
Nella famiglia di Giulietta ed Enzo vivrà il piccolo Vincenzo, il futuro padre di Julia, personaggio vittima delle tante aspettative che verranno caricate sulla sua esistenza. Vincenzo sarà anche un padre assente, ma quest’assenza sarà destinata a essere tutt’altro che irrilevante. Pur non presente nella vita di Julia, anche Giulietta gioca un ruolo importante nel futuro della nipote. ‘E mentre crediamo che siano le persone che ci circondano a influenzarci, in realtà sono gli invisibili quelli che ci seguono fin dentro i sogni’, scrive Speck che sottolinea una forte posizione sul ruolo degli ‘assenti’: Leggi tutto…

COLPEVOLI. VITA DIETRO (E OLTRE) LE SBARRE di Annalisa Graziano (intervista)

COLPEVOLI. VITA DIETRO (E OLTRE) LE SBARRE (La Meridiana): intervista a Annalisa Graziano

di Massimo Maugeri

Credo possa essere utile e importante per tutti saperne di più sul mondo del carcere, soprattutto partendo dal presupposto che la privazione della libertà è una delle cose peggiori che possa capitare a un essere umano (a prescindere dal crimine commesso). La giovane e brava giornalista foggiana, Annalisa Graziano, ha scritto un libro importante dal titolo molto evocativo: Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre (La Meridiana). Nella prefazione del libro, le parole di don Luigi Ciotti mettono in evidenza il senso e gli obiettivi di questo lavoro: “Queste pagine ci aiutano a ricordare che il carcere non è una terra marginale o un mondo a parte, ma un’eventualità nella storia delle persone. Scaturita certo da scelte sbagliate, di cui è giusto rendere conto, ma anche da opportunità negate, da scelte scaturite dall’assenza di alternative. […] Necessario è allora mettersi in gioco perché il carcere cessi di essere in molti casi una “discarica sociale”, la destinazione di chi non ha i diritti previsti dalla Costituzione, dall’altro perché la pena diventi uno strumento di inclusione, come sempre prevede la Costituzione. A beneficio non solo delle persone detenute ma di tutti noi, se è vero che laddove il carcere è riuscito in questa funzione, il tasso di recidiva, la possibilità che le persone ricadano nel crimine, è stato drasticamente ridotto.

Ho incontrato Annalisa Graziano, per discutere con lei di questo suo libro e delle tematiche legate alla detenzione…

– Cara Annalisa, come nasce il tuo interesse per il mondo del carcere?
Risultati immagini per annalisa grazianoHo iniziato a scoprire le “città dietro le sbarre” grazie ai libri. Mi occupo della comunicazione del CSV Foggia, il Centro di Servizio per il Volontariato, da molti anni e nel 2013 mi fu affidata l’area della promozione del volontariato in ambito penitenziario. In quel periodo furono sottoscritti protocolli di intesa con l’UlEPE, l’Ufficio locale di Esecuzione Penale Esterna di Foggia e con le tre Case Circondariali di Capitanata, proprio per favorire l’ingresso dei volontari negli istituti penitenziari. Nel 2014 accompagnai l’Ass. Centro Studi Diomede di Castelluccio dei Sauri nella sua prima esperienza di volontariato all’interno del Carcere di Foggia. Iniziò così l’attività del gruppo di lettura in Alta Sicurezza, chiamato “Innocenti Evasioni”, che puntualmente ritorna e si rinnova ogni anno. Attualmente è alla attenzione della direzione il progetto della nuova edizione, che si arricchirà di cineforum e momenti di ascolto di musica classica.

– Quando è nata e come si è sviluppata l’idea che sta alla base del volume “Colpevoli. Vita dietro (e oltre) le sbarre“? Leggi tutto…

LETTERATURA E MODA: intervista a Stefania Federico

Nell’ambito di Taomoda 2018, il 15 luglio, la costumista e scenografa Stefania Federico allestirà una sfilata di abiti che interpreteranno il romanzo “Il morso” di Simona Lo Iacono (Neri Pozza)

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di Erika Di Giorgio

Siamo abituati a pensare all’abito come una maschera, qualcosa che cela, che copre e che esalta solo l’aspetto formale dell’esistenza. Ma in realtà l’abito racconta l’anima, la storia, finanche i desideri più nascosti del cuore. Nato per coprire, l’abito finisce per rivelare.
Quindi non è solo segno esteriore, ma simbolo interiore.
Da questa riflessione nasce l’arte di Stefania Federico, costumista e scenografa,  specializzata in Arti Visive e Discipline dello Spettacolo ad indirizzo scenografico all’Accademia di Belle Arti di Catania, appassionata frequentatrice dei corsi di perfezionamento in abiti del ‘700 presso il LabCostume di Roma.

Stefania Federico sa che l’abito parla, e per questo motivo sin dall’inizio della sua carriera ha approfondito i rapporti tra costume e dramma. Per esempio nelle sue collaborazioni teatrali (si veda  l’opera “Salomè” rappresentata nel Teatro Museo del Cinema a Siracusa nel 2016), o nei fastosi allestimenti del melodramma in musica (“Amor quando si fugge, allor si trova” nel 2016, o l’intermezzo buffo “Un buon vin, fa un buon pro” nel 2017, sono esperienze significative in tal senso).
L’approccio con la parola letteraria era quindi un passaggio quasi obbligato, dato che la letteratura usa lo stesso metodo di comunicazione della moda: in apparenza è infingimento, come le vesti. Ma nasconde la verità dell’anima. E in superficie è forma. Ma copre tutta la sostanza dell’essere. Sembra un messaggio forte. E invece racconta un’ umanità fragile, trasognata, in cerca della felicità.

Il 15 Luglio infatti, nella meravigliosa cornice dell’Excelsior Palace Hotel di Taormina, sulla lunga scalinata in pietra che scorre accanto alle vestigia degli antichi insediamenti, l’organizzazione del TAOMODA, capitanata dalla geniale Agata Saccone (una vera eccellenza del territorio siciliano, creatrice della storica rassegna) unitamente alla Fildis Siracusa, presieduta dalla dinamica Elena Flavia Castagnino, daranno vita a “TAOMODA CULTURA THEOTOKOS: gli infiniti volti delle donne”. Un pomeriggio che dedicherà all’arte al femminile molte declinazioni. In seno a questa giornata speciale, in cui il Taomoda si apre anche all’esperienza letteraria e artistica in genere, Stefania Federico sarà quindi presente con le sue creazioni. E, dato che in quella occasione si occuperà di letteratura (allestendo una sfilata di abiti che interpreteranno il romanzo “IL MORSO”, di Simona Lo Iacono), ci è sembrato che l’occasione fosse propizia per rivolgerle qualche domanda.
Chiediamo quindi a Stefania Federico:

– Come nasce la sua vocazione? Leggi tutto…

MOZIA di Gaia Servadio (intervista)

MOZIA. Fenici in Sicilia” di Gaia Servadio (Feltrinelli)

L’intervista. “I Fenici erano un popolo fantasioso”: Gaia Servadio, Mozia e altre storie.

a cura di Daniela Sessa

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Quello che colpisce di Gaia Servadio sono gli occhi da gatta. Non è solo il colore di un verde trasparente e striato di viola. È quel guizzo ironico e nient’affatto dolce di una donna che ne ha viste tante, ne ha raccontate tante. “Io ho incontrato tutti”: mi dice con un pizzico d’orgoglio e con uno sguardo schietto, citando le persone che ha incontrato nella sua gaia vita e, credeteci, citarle sarebbe un elenco troppo lungo. Incontro Gaia (un nome, un destino a sentire la risata aperta con cui interrompe il fiume di parole che è frenesia di raccontare e di ricordare) a Siracusa, dove ha presentato “Mozia. Fenici di Sicilia” (Collana UEF, Milano, Feltrinelli, 2018) chiudendo la rassegna “Je suis au jardin” promossa dalla Libreria Casa del Libro. E mai giardino dell’anima fu più adatto a ospitare una donna così eccezionale come Gaia Servadio,  se, prendendo spunto dagli scavi di quel piccolo e prezioso lembo di Sicilia che è l’isola di Mozia afferma  “Anche quando si scava una città, si scava dentro noi stessi”.  Ha scavato Gaia Servadio alla ricerca delle parole per raccontare la storia della scoperta di Mozia, città misteriosa e scomoda per i Siracusani che la distrussero nel 397, facendo dei suoi abitanti degli esuli (si rifugiano sulla terraferma nella colonia di Lilibeo, l’attuale Marsala), uomini senza patria, forse indesiderati seguendo quel destino dei popoli semiti, cui la stessa Servadio appartiene e che ha condiviso da ragazzina in fuga dalle leggi razziali. Ha trovato le parole della narrazione, della letteratura. Perché il suo libro ha il pregio di mescolare i piani della ricerca storico-archeologica con quello del racconto, di spargere qua e là nelle pagine un tocco di lirismo e di bozzettismo. Una scrittura fresca ed elegante restituisce al lettore la bellezza di un luogo unico della Sicilia “E io ci ero tornata, dopo tanti anni, tornavo e ritornavo. A Mozia, il lentisco era ancora in fiore… la pioggia aveva incoraggiato fiori variopinti, primule violacee, cespugli di mirto bianchissimo e orchidee selvatiche dai colori smaglianti… Respiravo l’odore del mare e della vegetazione disseccata; un miscuglio pungente che mi faceva immaginare scene che non avevo visto ma che erano state descritte dagli autori classici. Seduta su quelle pietre color ocra tagliate duemila e cinquecento anni prima, guardavo con gli occhi della fantasia e vedevo ombre.”

– Nella nota alla fine del suo libro lei afferma che “il segreto dello scrivere è leggere, imparare, ri-leggere, cercare di organizzare e poi dipingere una grande tela”. Un approccio alla scrittura che per molti versi si sta perdendo? Leggi tutto…

DI AMORI DIVERSI di Fabrizio Palmieri (intervista)

DI AMORI DIVERSI di Fabrizio Palmieri (Ad Est dell’Equatore)

articolo e intervista a cura di Eliana Camaioni

 * * *

Un pomeriggio qualunque, primavera di due anni fa.
“Eli, ti sto mandando una cosa nuova che sto scrivendo. Dalle un’occhiata, dimmi che ne pensi”.
È una cosa che facevamo già da allora, io e Fabrizio Palmieri, questa di leggerci a vicenda le cose mentre le scriviamo.
Qualche minuto dopo, gmail mi recapita “Di amori diversi”, la sua nuova creatura, ferma ancora ai primi capitoli. Mi metto comoda sul divano, già pregustando le tinte gotiche della penna del mio amico, abile come pochi a partorire storie di angeli e demoni. Ma Fabrizio riesce a sorprendermi; leggo con curiosità crescente le pagine nuove, mi fermo su un passaggio che mi emoziona:
“Erano saltati in moto armati di giubbotti e piumone, decisi a raggiungere il mare in compagnia dei loro sogni: figli, una casa, serate davanti alla tv. Cose semplici. Distesi sulla sabbia fredda, avevano atteso un altro spettacolo di colori, serrati in una coltre di piume d’oca.
Protetti dal calore dei corpi, riparati in una bolla: il mondo, che restasse pure fuori, al freddo”
Sollevo gli occhi dal foglio, compongo velocemente il suo numero.
“Fabri, ma veramente l’hai scritto tu?”
“Sì, perché?”
“Fammi capire. Hai nel cassetto un paio di romanzi gotici e un cyberpunk, e vuoi esordire con una storia nuova che parla d’amore, che trasuda anima e sentimenti?
Sorride.
“Voglio parlare d’amore, Eli, ma non nel senso canonico del termine. Voglio sfatare il luogo comune che l’amore possa essere di un solo tipo, ma non voglio spoilerarti troppo. Ti dico solo che i protagonisti saranno: un prete avantgarde, una trans e un ex cacciatore di teste esperto in food’n beverage. Una bella sfida, non trovi?”
Anche se siamo a telefono so perfettamente quale sia la luce negli occhi che gli viene in questi momenti; mi sembra di sentire il rombo del suo motore, che puntualmente mette in moto il mio e mi accende l’entusiasmo. “Assolutamente! Mandami il resto, Fabri. La tua idea mi piace da morire e forse ho pure in mente a chi potresti proporla”. Leggi tutto…

LA NOSTRA CASA di Bov Bjerg (recensione e intervista)

LA NOSTRA CASA di Bov Bjerg (Keller, 2017)

Un romanzo per tante gioventù

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Successo da best seller per “La nostra casa” secondo romanzo dello scrittore tedesco Bov Bjerg. Nella versione originale, Auerhaus, in lingua tedesca ha venduto ben duecentomila copie senza contare quelle della versione olandese, coreana, ucraina, russa e italiana, qui in argomento, pubblicata alla fine del 2017 da Keller con la traduzione di Franco Filice inclusa nella Classifica delle migliori traduzioni del 2017 dal Corriere della Sera per il supplemento “La Lettura”

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di Lucia Russo

Il giovane Frieder non conosce né sa esprimere il perché di quel suo tentato suicidio con cui apre il romanzo, e l’interrogativo corre per tutto il volume legandosi strettamente al tema esistenziale nella visione virginea e dolente di chi sta per divenire adulto.
Giovane liceale prossimo alla maturità, figlio di contadini in un paesino poco lontano da Berlino, Frieder avrebbe buone risorse per assaporare la gioia di vivere anziché il malessere: intelligente, simpatico e dalle tante abilità, mente brillante, spiccato senso dell’ironia, capace di lavorare sodo e svelto in campagna a fianco del padre e, non da ultimo, di esercitare la leadership sui suoi pari.  Della vita Frieder teme più la routine che le sanzioni sociali alle trasgressioni che attua.  Per lui e compagni non c’è la passione struggente o il sentimentalismo ferito. Non come per quel Giovane Werther ricordato ai compagni dal suo professore di letteratura tedesca, Hoffmann, alla notizia che il padre ha strappato il ragazzo alla morte per un soffio, privo di sensi per una dose eccessiva di barbiturici sottratti alla madre.
Nessuno dei compagni sa perché Frieder abbia compiuto un gesto così estremo, ma alcuni ne saranno toccati, e uno per volta a cominciare da Höppner Allevapolli (che è anche la voce narrante) faranno cerchio attorno a lui per proteggerlo da un ulteriore tentativo, dopo le dimissioni dal reparto di psichiatria. Oltre ad Höppner (l’unico chiamato per cognome) saranno Cäcilia, Vera, Harry e Pauline, coprotagonisti del romanzo, a solidarizzare con Frieder per quell’impossibilità di identificarsi con la società loro contemporanea, la Germania degli anni ’80 messa dall’autore vagamente sullo sfondo della trama. È un’ambientazione molto sfumata, sia dal punto di vista geografico che temporale, perché nessun riferimento appare tra le pagine circa luoghi rappresentativi  e/o fatti storici e di cronaca. Leggi tutto…

Intervista a FULVIA TOSCANO: tra Nostos e Naxoslegge

“Nostos” e “Naxoslegge“: due belle realtà coordinate e dirette da Fulvia Toscano

Domenica 20 maggio, nella giornata internazionale dedicata al Mare, Naxoslegge e Nostos. Festival del viaggio e dei viaggiatori, in collaborazione con Archeoclub di Siracusa, hanno il piacere di insignire il prof. Sebastiano Tusa del premio “Custodi della Bellezza” intitolato a Khaled Al-Asaad, il grande archeologo siriano, trucidato dall”ISIS.
Si tratta della III edizione del premio assegnato, nelle passate edizioni, a Moncef Ben Moussa, direttore del Museo Bardo di Tunisi, e, alla memoria, a Enzo Maiorca. La cerimonia di consegna, fissata dalle ore 11.30, sarà realizzata in un luogo di straordinario fascino, l’Ipogeo di Piazza Duomo in Ortigia. L’artefice del premio, per questa III edizione, è il maestro Luigi Camarilla, artista di fama internazionale. #custodirelabellezza

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intervista a cura di Eliana Camaioni e Fabrizio Palmieri

L’incontro è fissato alle 17 al Parco Archeologico  di Naxos, il giorno è un giovedi 3 maggio che a giudicare dal clima sembra novembre: piove da stamattina, a Messina, e mi sa che ci toccherà metterci in macchina con ampio margine e fare l’autostrada a passo di scolaresca, se continua così.
Ma è un appuntamento a cui non si può mancare: è la presentazione di “Viaggio in Sicilia” di Marinella Fiume, nell’ambito del Festival del viaggio e dei viaggiatori “Nostos”, di Fulvia Toscano.
Due donne straordinarie: la Marinella esoterica, che racconta con saggezza antica – gliela si percepisce nello sguardo fermo, nei gesti, nel modo lento e suadente di parlare – fatti e segreti di questa nostra terra, e una Fulvia Toscano vulcanica e poliedrica, madrina di alcuni fra i più importanti Festival siciliani, uno su tutti NaxosLegge.
E’ una bellissima occasione per incontrarle entrambe, e proporre a Fulvia quell’intervista che Massimo Maugeri ha dato a me e a Fabrizio Palmieri l’opportunità di chiederle assieme, per Letteratitudine. Un’intervista che nasce doppia perché non bastano, per Fulvia Toscano, le domande di un solo operatore: come un Panopticon, il gigante guardiano della mitologia, vogliamo provare a offrire di lei un quadro quanto più sfaccettato possibile, che renda giustizia della sua polidimensionalità di studiosa, di operatrice culturale, di docente, di donna. Così abbiamo unito le forze, e stamattina abbiamo scritto l’intervista, io e Fabrizio: in quest’occasione, della nostra coppia di scrittori-reporter, io ho fatto la parte del tecnico – quella che si arrocca sul filologico-letterario – mentre lui già per carattere è l’elemento che fa da bisturi, che ama scandagliare anime e persone, e pure quello brioso, che riesce a strappare i migliori gossip e le notizie riservate.
Nel frattempo però si è fatta l’ora e Giove Pluvio non intende concedere tregua a un cielo plumbeo senza speranza. Motivo per cui alle 15.30 sono già in macchina, penna e taccuino pronti: mando un messaggio a Fabrizio, avvisandolo che sto partendo in anticipo. ‘Arriverai con tre quarti d’ora d’anticipo … Per favore, aggiungi una domanda per Fulvia: dove trova tutte quelle energie?’ mi risponde lui. Leggi tutto…

UN GOMITOLO AGGROVIGLIATO È IL MIO CUORE di Edgarda Ferri (recensione e intervista)

la-femmina-nudaUN GOMITOLO AGGROVIGLIATO È IL MIO CUORE. Vita di Etty Hillesum di Edgarda Ferri (La nave di Teseo)

L’amore per tutti è meglio dell’amore per una persona sola. L’amore per una persona sola non è altro che l’amore di se stessi

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Recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

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Nello zaino ha messo poche cose. Una piccola Bibbia, la grammatica russa e Tolstoj. Un solo paio di calze. Le lenti rotte. La carta musicale di suo fratello Mischa. Il vagone è il numero 12, contiene novecentottantasette ebrei diretti Auschwitz. Lei è Ester Hillesum, ma tutti la chiamano Etty.
Quando parte da Westerbork, un campo di transizione, destinato a smistare i deportati verso la destinazione finale, ha appena finito di leggere una poesia di Rilke. Non ricorda le parole, la ressa vicino ai vagoni è troppa. Madri con i figli appesi al collo, anziani, bambini, donne di tutte le età. Sa però che Rilke è adatto anche a quel momento caotico, debordante, che nessuno penserebbe di classificare come una morte. Così è la poesia. Uno sguardo tumefatto, che sa andare contro l’apparenza delle cose.
Ed è strano che mentre la spingono sul vagone, e i suoi genitori la precedono solo di qualche convoglio, la sua mente sia così presa dal pensiero di un poeta, e che pur sapendo che quello è l’ultimo passo – l’ultima destinazione prima della fine – la sua anima risuoni di bellezza.
E’ che guardano oltre le rotaie i lupini sfrigolano al vento. Pochi raggi di sole creano cerchi che smodano il contorno delle cose. E in lontananza un cucciolo ha preso a uggiolare, ed è la mamma cagna ad acquietarlo a furia di carezze.
La vita, nonostante tutto, è in tutte le cose, fremente e solitaria, supplice e arrendevole, ed Etty sa che non saranno i convogli destinati ai campi di sterminio a fermarla. La vita continuerà a risorgere da ogni cosa morta, e rotta, e piagata. Anzi, proprio da lì  ricrescerà come l’erba gramigna. Più forte, più rigogliosa, più annaffiata dalle lacrime umane.
Per questo motivo – pur avendone la possibilità – Etty non ha voluto lasciare il suo popolo. Sarebbe potuta restare al Consiglio ebraico fino alla fine della guerra, avrebbe avuto il privilegio di partire per ultima, o di non partire affatto. E invece ha deciso che proprio lì, a Westerbork, dove si può immaginare solo una vita di passaggio, precaria e avvelenata dalla paura, proprio lì sarà se stessa. Proprio lì intonerà le parole della sua gente. Proprio lì sarà il dolore di tutti, ed essendo tutti, sarà anche misteriosamente felice.
Riportata alla luce prima da Adelphi che ne ha pubblicato lo sconcertante diario, ed ora da “La nave di Teseo” attraverso lo splendore del saggio scritto da Edgarda Ferri, (“Un gomitolo aggrovigliato è il mio cuore”) l’esperienza di Etty Hillesum scava queste giornate in modo dolorosamente attuale.

La prima domanda che rivolgo dunque ad Edgarda Ferri riguarda proprio la sconcertante contemporaneità di Etty,  la sua  voce persistente, che trafigge il tempo e lo spazio, e ancora parla al nostro cuore di uomini moderni e spaesati. Le chiedo, in che modo Etty è arrivata a lei, in che modo l’ha raccolta. Leggi tutto…

IL GRANDE SACCHEGGIO di Francesca Mereu (intervista)

Heavy Metal Putin: intervista a Francesca Mereu, autrice deIl Grande Saccheggio. Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata (Le Mezzelane), un viaggio familiare e personale dall’URSS dei soviet alla grande madre Russia del XXI secolo.

Abbiamo incontrato l’autrice nell’ambito di “Tempo di libri

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A cura di Furio Detti

Francesca Mereu ha iniziato la sua carriera di giornalista nella Russia dei primi anni Novanta. È stata corrispondente da Mosca e dalle Nazioni Unite per la radio americana Radio Free Europe/Radio Liberty. Ha trascorso sei anni al The Moscow Times, per il quale si è occupata di giornalismo investigativo coprendo la politica interna e i servizi di sicurezza russi. I suoi reportage da Mosca sono stati pubblicati dal The New York Times, dall’International, dall’Herald Tribune e da numerosi giornali italiani.

– Intervistiamo la giornalista Francesca MEREU, in occasione dell’uscita del suo volume “Il Grande Saccheggio” per i tipi di Le Mezzelane. Possiamo definire il tuo volume un’inchiesta giornalistica?
Sì, e concerne la Russia dagli anni Novanta fino alla presa del potere da parte di Vladimir Putin.

– Il sottotitolo recita: “Da Zar Boris alla presa di potere di Putin, diario di una democrazia mancata”, ce ne vuoi parlare?
Ho scelto questo titolo per parlare di come sia cambiata la Russia dopo il crollo dell’Unione sovietica e di come il paese sia stato depredato di tutte le sue risorse e ricchezze da poche persone. Questo libro assume un punto di vista particolare, perché include il punto di vista della mia famiglia, russa, che ha attraversato questo ultimo ventennio di storia. Si inizia dal ’92, dalla fine dell’URSS. Potrei partire con questo dato: il mio nonno acquisito, Boris, non ricordava mai la data della fine dell’URSS (il 25 dicembre 1991) ma ricordava benissimo il 2 gennaio del 1992 perché quel giorno lui e il 99% dei Russi persero tutti i loro risparmi e divennero degli indigenti. Prima di quella data uno stipendio medio consentiva una vita decorosa, dopo che il presidente Eltsin liberalizzò i prezzi, questa cifra divenne l’equivalente di 8 dollari al mese; in pratica il costo in Russia di un chilogrammo di formaggio o poco meno in salame scadente… Questo è quello che è successo. Non solo: nel mio libro racconto come questo saccheggio si sia ripetuto: per tutto il corso degli anni ’90 i russi non hanno fatto che perdere ogni volta i loro averi a ogni riforma monetaria, a ogni crollo delle banche e dell’economia.

– Perché hai scritto questo libro? Leggi tutto…

ESTASI: ISTRUZIONI PER L’USO di Jules Evans

ESTASI: ISTRUZIONI PER L’USO di Jules Evans (Carbonio editore – Trad. Cristiano Peddis)

In occasione di Tempo di Libri 2018 abbiamo incontrato Jules Evans per discutere del suo nuovo libro

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Attraverso l’estasi.
Una cavalcata “fuori di sé” fra Steve Jobs e il Leviatano.

Intervista a cura di Furio Detti

Per Letteratitudine abbiamo il piacere di presentare il nuovo libro di Jules Evans, filosofo già autore di “Filosofia per la vita e altri momenti difficili” (Mondadori) che torna dal pubblico italiano con Carbonio Editore e il frutto di un quinquennio di lavoro.
Estasi: istruzioni per l’uso è una lunga disamina dell’esperienza estatica considerata dopo l’avvento dell’illuminismo razionalista. Nel passaggio al mondo positivo e contemporaneo l’Occicente ha voltato le spalle all’esperienza estatica e visionaria, segregandola e ostracizzandola con lo stigma della malattia/disturbo mentale. Ma il “daimon” cacciato dalla porta è rientrato dalla finestra con la generazione Hippie, quella acida, i tecno-utopisti del Mit e di Stanford, la parpasicologia e la ricerca psichica e le neuroscienze moderne. Una ri-legittimazione attraverso due secoli di esperienze estatiche e esplorazioni scientifiche.
Quali sono i modi in cui l’uomo contemporaneo può raggiungere la trascendenza uscendo dal proprio angusto e opprimente ego? E fin dove ci si può spingere senza degenerare nella dipendenza, nell’idolatria o nella follia?
Sulla scia di Sexout. L’arte di ripensare il sesso di Wilhelm Schmid, Evans ci porta a ripensare alla necessità di vivere la dimensione trascendente. E in questo saggio pop, intrigante, ironico e ben documentato, ci accompagna in una sorta di festival dell’Estasi: dai rituali dionisiaci alla danza, dal cristianesimo carismatico alle pratiche della meditazione Vipassana, passando per il rock, il sesso tantrico, l’ayahuasca, la psichedelia, il fanatismo jhadista, il transumanesimo.

Per Letteratitudine abbiamo intervistato l’autore allo stand Carbonio. Leggi tutto…

NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti: intervista a uno pseudonimo

NOSTALGIA DEL SANGUE di Dario Correnti (Giunti): chiacchierata con uno pseudonimo

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di Massimo Maugeri

Qualche settimana fa ho pubblicato questa intervista a Mario Baudino dedicata al suo libro “Lei non sa chi sono io” (Bompiani), il cui sottotitolo (scrivevo) coincide con una vera e propria dichiarazione di intenti: “Un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo”.

Di recente Giunti ha dato alle stampe un thriller intitolato “Nostalgia del sangue” che ha beneficiato di un guizzo nella classifica dei libri più venduti e di un grande interesse a livello internazionale. Lo firma un certo Dario Correnti. Solo che Dario Correnti (da qui il collegamento con il libro di Baudino) è un pseudonimo. Ora… non rivelerò le identità di chi si nasconde dietro questo nome fittizio (anche perché non le conosco), ma propongo qui di seguito una frizzante chiacchierata…

Nella minibiografia leggiamo che “Dario Correnti è uno pseudonimo. Anzi, un doppio pseudonimo, perché nasconde due autori”. A cosa è dovuta la vostra scelta di ricorrere, appunto, a uno pseudonimo?
Non consideriamo Dario la somma di due individui, ma un terzo individuo, con una sua personalità, diversa dalla nostra. Tanto che parliamo di lui in terza persona. Diciamo: Come è andato questa settimana il libro di Dario? Oppure: Lavoriamo un po’ per Darione? Siamo i suoi ghostwriter, in sostanza. 

Considerata la doppia identità, come si è sviluppato il vostro processo creativo per la realizzazione di “Nostalgia del sangue”?
Ci abbiamo messo un po’ a capire come si poteva lavorare insieme. All’inizio uno si occupava della parte narrativa e l’altro delle digressioni saggistiche. Ma non funzionava. E soprattutto non era giusto. Perché uno dei due lavorava troppo poco. Allora abbiamo deciso  di buttare giù insieme la trama e i dialoghi, capitolo per capitolo. Poi uno dei due, l’addetto alla parte narrativa, si occupava di scrivere. Di fatto, il romanzo non è stato scritto a quattro mani, altrimenti la voce non sarebbe stata uniforme. È stato pensato da due teste e realizzato da due mani. 

Proviamo a conoscervi un po’ di più. Chi (e quali) sono i vostri “punti di riferimento” letterari? Leggi tutto…

IN COMPAGNIA DELLA TUA ASSENZA di Colette Shammah: incontro con l’autrice

IN COMPAGNIA DELLA TUA ASSENZA di Colette Shammah (La nave di Teseo)

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In compagnia della tua assenza” sarà presentato a Tempo di libri giovedì 8 marzo alle ore 16 presso il Caffè letterario.

Interverranno: Colette Shammah, Marina Gersony

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Come si riempie il vuoto lasciato da una persona forte, ingombrante, anticonvenzionale? Colette Shammah, scrittrice di diari e affascinata dalle “malattie del pensiero”, lo racconta al pubblico della Fiera coinvolgendolo nella storia di una famiglia tra Aleppo, Parigi e Milano.

 

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Colette Shammah è nata e vive a Milano. Dall’età di quindici anni scrive lettere per se stessa che nessuno ha mai letto. Dopo una laurea in Lettere a indirizzo psicopedagogico, ha lavorato nel campo dell’editoria (Enciclopedia dei bambini di Pinin Carpi). In seguito ha recitato per anni in teatro e in tv. Ha seguito diversi corsi sul Metodo Feuerstein. Negli anni successivi ha conseguito un master in Mediazione familiare sistemica e ha lavorato a lungo come mediatrice. In compagnia della tua assenza è il suo primo romanzo.
Per La nave di Teseo, Colette ha appena pubblicato il romanzo intitolato “In compagnia della tua assenza“.

Abbiamo chiesto all’autrice di raccontarci come è nato questo libro, di fornirci qualche riferimento sul contesto e sull’ambientazione, di spiegarci come ha sviluppato la narrazione…

Mia madre se ne era andata da poco, il vuoto dell’assenza era enorme“, dice Colette Shammah. “Qualcosa di me restava impigliato a quello scoglio. Mi accorsi quasi di colpo che sapevo ben poco di lei, di quella ragazza che era stata, dei paesi lontani nei quali aveva vissuto. Era come se scoprendo qualcosa di lei avrei capito meglio qualcosa di me. Ho desiderato indagare quel vuoto e quel mistero della figura materna. Nel corso della scrittura altre voci si sono alzate, luoghi che non conoscevo sono emersi. È nato il racconto di Sophie, di sua figlia Esther, delle altre sorelle e dei paesi che hanno fatto da sfondo al loro vivere“.

Con riferimento al contesto e ambientazione Colette ci spiega che… Leggi tutto…

IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli: intervista all’autrice

IL VENDICATORE OSCURO di Annalisa Stancanelli (Mondadori Electa): intervista all’autrice ed estratto del romanzo

Mercoledì 28 febbraio, alle ore 10.30, a Milano, presso la Sala Napoleone dell’Accademia di belle Arti di Brera, Annalisa Stancanelli presenta il suo libro “Il vendicatore oscuro”, con Giuseppe Bonini, Giuseppe Di Napoli e Enrica Melossi.

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di Simona Lo Iacono

Era l’ottobre 1608. Malconcio e fuggitivo, Michelangelo Merisi o Amerighi, noto come il Caravaggio, varcava le porte della città di Siracusa.
Se in realtà fosse una di quelle giornate assolate che anche in autunno asfissiano la città con raggi e saette, non è dato saperlo. Né se vorticasse da sud il solito scirocco.
Si sapeva però che l’uomo proveniva da Malta, dove aveva scontato una pena detentiva in una prigione sotterranea per un delitto infamante. E da dove alcuni amici potenti lo avevano fatto fuggire.
Era stato nascosto nel Convento dei frati Cappuccini, alle soglie delle antiche latomie. Cave in cui, in passato, i detenuti tagliavano l’arenaria, la pietra bianca di Siracusa. E lì, pur ripresosi dallo stato febbricitante in cui era caduto, la morte aveva continuato a perseguitarlo.
Durante il suo soggiorno infatti strani omicidi iniziano a coinvolgere i frati, la fine sembra asserragliare il convento, e così pure il mistero. Persino Frate Anselmo che lo ha curato dalla malaria, scompare nel vortice inspiegabile. E poi. Un misterioso confratello si aggira tra gli altri. Chi è? Perché a lui lo avvince un’attrazione vorticosa e viscerale?
Ispirato alla permanenza del grande pittore a Siracusa, dove ha lasciato la meravigliosa pala del seppellimento di Santa Lucia, il romanzo di Annalisa Stancanelli – “Il vendicatore oscuro” (Mondadori Electa) ricostruisce con disinvoltura e irresistibile fascino il travagliato soggiorno a Siracusa del Merisi.  Accanto a lui si muovono personaggi veri, Vincenzo Mirabella, Fra’Raffaele da Malta, i nobili siracusani delle famiglie più in vista, ma anche servi, schiave e semplici religiosi.
Un magma di condizioni e travagli, che arriva a vette di mirabile descrizione della luce e del buio che attanagliano tutta l’esistenza del pittore. Come anche del bene e del male, della vita e della morte che sempre il Caravaggio covò, indistintamente, in sé.

-Chiedo innanzi tutto all’autrice da dove è nata l’ispirazione dell’opera… Leggi tutto…

UNO SPAZIO MINIMO di Rosalia Messina (recensione e intervista)

UNO SPAZIO MINIMO di Rosalia Messina (Melville edizioni)

Segnaliamo le due date del minitour siciliano di “Uno spazio minimo”: Venerdì 9 febbraio a Siracusa, alle 19, presso La casa del Libro – via Maestranza n. 20. Presentano: Maria Lucia Riccioli e Lucia Corsale; Sabato 10 febbraio a Catania, alle 17:30, presso la Biblioteca della Città Metropolitana di Catania – via Prefettura 24. Presenta: Gabriella Vergari – In entrambi gli incontri, sarà presente l’autrice

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recensione e intervista di Simona Lo Iacono

Parole che non riescono ad affiorare. Un silenzio che si appropria delle cose, perché tacerle, non nominarle, vuol dire negar loro esistenza, e – dunque – capacità di ferire.
Così cresce Angelica Alabiso, avvolta da un silenzio che è come una coltre, una spessa tenda di protezione, o anche un muro difficile da valicare.
Il suo mondo di bambina si consuma senza parole, delegando all’immaginazione la forza di creare i sogni, giocando con un laccio che può assumere forme mutevoli, disegnando una via d’accesso alle possibilità.
Perché comunque, anche se intabarrata in grida mute, Angelica Alabiso vuole sognare.
Certo, dei sogni ha anche paura. La sua educazione familiare sembra quasi bandirli, per approdare a conquiste più concrete, alla stabilità tanto agognata, al raggiungimento di certezze capaci di sconfiggere i timori e la precarietà. La sua famiglia è tutta compressa in questo sforzo di normalità. Marianna e Germano, i due fratelli, le crescono accanto avvolti dalla medesima patina di apparenze e buon senso.
Ma basta una vita incanalata negli argini dell’ordinario per garantire una evoluzione piena, l’approdo alla felicità?
Così, Angelica cresce senza quasi formulare domande. Il liceo classico a Catania, la voglia di spensieratezza dei diciotto anni, un primo matrimonio non scelto, o meglio arrivato come una conseguenza necessaria di ritmi di vita scanditi da altri.
La voce di Angelica finalmente prorompe, è dalle pagine che si leva alta e cristallina, quando piange i figli perduti, gli amori finiti troppo precocemente, le scelte universitarie sostituite da percorsi professionali.  E come in uno specchio riflesso, si alzano anche le voci dei genitori, voci quasi sempre inadatte a decifrarla, a cogliere nelle sue mute aspettative la voglia di una gratificazione o di un riconoscimento. L’esigenza – mai tradotta in vere pretese – di essere pienamente amata.
E allora si scopre che anche il loro infliggere inconsapevoli ferite, proviene da altri smacchi del destino o della fortuna. Che anche il padre di Angelica è frutto della mancanza di uno sguardo paterno, e così pure la madre è a sua volta figlia di una generazione sbalestrata.
In questo incedere di generazioni che cercano sempre in quella successiva un ristoro, o una riparazione tardiva ai propri sbagli, alle proprie incompletezze, alle proprie povertà, Angelica scopre poco per volta la sua vera vocazione alla felicità. Una felicità timida, capace di scavarsi una strada semplice e al tempo stesso contemplativa. Uno spazio minimo, forse, ma dotato dell’equilibrio necessario per dare finalmente un senso, un significato profondo a tanto cercare.
Con una scrittura tersa e cristallina, dotata di picchi alti, poetici e pensierosi, Rosalia Messina in questo suo ultimo romanzo “Uno spazio minimo” (Melville edizioni) regala una storia lucida, sofferta e al tempo stesso compostissima. Un gioiello di rara e preziosa solidità letteraria.
 
-Cara Lia, le chiedo, nel silenzio di Angelica si scoprono tante parole non dette. Qual è il rapporto tra vita e parola? Leggi tutto…

È STATO BREVE IL NOSTRO LUNGO VIAGGIO di Elena Mearini (intervista)

È STATO BREVE IL NOSTRO LUNGO VIAGGIO di Elena Mearini (Cairo editore)

Il libro è entrato nella cinquina dei finalisti dell’edizione 2017 del Premio Scerbanenco

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di Simona Lo Iacono

Cesare Forti. Il cognome rimanda alla virtù della forza, della compiutezza, della presenza. E, in effetti, questo sembra. Un uomo incrollabile, la cui vita non risente neanche di una sbeccatura, una di quelle imperfezioni così scontate negli altri.
Ma lui no.
Ha una moglie elegante, espertissima nell’arte di arredare, intrattenere, presenziare. Una figlia amata, tirata su con il rispetto delle buone regole dello stare al mondo.
Eppure, al di là della maschera inappuntabile dell’uomo arrivato, qualcosa è ferito, crepato.
E quel qualcosa lo porta a cercare altro, un appagamento diverso, una risposta a esigenze mai rivelate.
Bisognerebbe sempre ascoltare i propri desideri, persino i propri tradimenti, perché molto rivelerebbero sulle strade interrotte, sui destini mancati, persino sulle richieste – mai veramente adempiute – di uno sguardo. Non farlo, significa correre su un crinale pericoloso che mescola verità e finzione. Indossare maschere pronte a sbriciolarsi. Affidare alla parte nascosta di noi il compito di ribaltare quella affiorante, ma meno autentica.
Con una sapienza poetica altissima, Elena Mearini ci racconta quest’uomo. Le sue ipocrisie ma anche le sue ferite. La sua debolezza ma anche il suo finale coraggio. La sua malattia interiore e la sua inaspettata guarigione.
È stato breve il nostro lungo viaggio”, (Cairo editore) è un romanzo che lucidamente disamina l’assillo dell’apparenza, seziona le voragini del cuore, riepiloga gli anelli – presenti e mancanti – della maglia complessa dell’esistere.

-Elena – chiedo allora alla bravissima autrice – mai come in questo libro possiamo dire che la letteratura fa andare oltre, sgomina ciò che appare, il manto che nasconde la verità, e le ferite delle cose. Chi è veramente Cesare Forti? Leggi tutto…

LEI NON SA CHI SONO IO di Mario Baudino

LEI NON SA CHI SONO IO di Mario Baudino (Bompiani) – intervista all’autore

di Massimo Maugeri

È davvero delizioso il nuovo libro di Mario Baudino intitolato “Lei non sa chi sono io” (edito da Bompiani). Il sottotitolo coincide con una vera e propria dichiarazione di intenti: “Un’avventurosa ricognizione di cause e di conseguenze umane e letterarie del celarsi sotto uno pseudonimo”. La promessa insita in tale dichiarazione è più che mantenuta.
C’è da dire, peraltro, che – in un certo senso – il “Lei non sa chi sono io” ci riguarda tutti… poiché viviamo in un’epoca in cui l’identità è frammentata e molto spesso sostituita da un’identità altra: quella che proponiamo attraverso l’uso dei social network (e, in alcuni casi, quella dietro la quale ci si nasconde attraverso il ricorso ai nickname).

Mario Baudino (ne approfitto per segnalare la puntata radiofonica dedicata al suo romanzo “Lo sguardo della farfalla”) svolge da par suo un’indagine sulle motivazioni che hanno spinto autori noti a celarsi dietro un nome inventato. La casistia è piuttosto ampia. Qualcuno l’ha fatto per proteggersi, qualcun altro per una questione di snobismo, o per scaramanzia. Altri ancora per questioni legate al denaro o al marketing. O persino per amore.
I nomi che si avvicendano all’interno di “Lei non sa chi sono io” sono celeberrimi. Giusto per citarne qualcuno: Carlo Collodi, Alberto Moravia, Joseph Conrad, Pablo Neruda, Teofilo Folengo, Voltaire, Umberto Saba, Pessoa, Romain Gary. Quest’ultimo, nato Roman Kutcher, è colui con cui Mario Baudino apre il libro (con il capitolo intitolato “Fake era”). Stiamo parlando di un intellettuale francese molto noto che decise di togliersi la vita a Parigi il 2 dicembre 1980 (sei giorni prima dell’assassinio di John Lennon). La vicenda di Gary è molto particolare: nel 1956 vinse il premio Gouncourt, il piú importante premio letterario francese, con un’opera intitolata “Le radici nel cielo”; ma lo stesso stesso premio lo vinse una seconda volta (con il romanzo intitolato “La vita davanti a sé”, pubblicato nel 1975) nei panni di uno scrittore inesistente (un nowhere writer, mi verrebbe da scrivere “parafrasando” il titolo di un celebre brano di Lennon scritto all’epoca dei Beatles) che egli stesso inventò coniando un eteronimo. Poi, però, l’identità fu svelata…

– Caro Mario, partiamo dall’inizio. Come nasce questo libro? Cosa ti ha spinto a scriverlo?
Stavo lavorando sul caso Ferrante, mi chiesi se non ci fossero precedenti interessanti. Ho scoperto così che sono infiniti, ed anzi si può parlare di un vero e proprio “romanzo del nome” che attraversa la letteratura. E ci apre scenari interessanti: per esempio mostra nei fatti come l’autore, sia col proprio nome anagrafico sia con lo pseudonimo, nel momento in cui scrive sta già diventando un altro. A specchio, qualcosa del genere potremmo dire che succede al lettore. In entrambi i casi si esce da se stessi

– I motivi che hanno indotto gli scrittori e i poeti (protagonisti di “Lei non sa chi sono io”) a cambiare nome sono diversi, come ho accennato nell’introduzione a questa chiacchierata. Esiste, tuttavia, un elemento che in qualche modo li accomuna? E quali sono le motivazioni più ricorrenti? Leggi tutto…

IL MIO CANE DEL KLONDIKE di Romana Petri (recensione e intervista)

IL MIO CANE DEL KLONDIKE di Romana Petri (Neri Pozza)

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Osac, il cane del Klondike.

di Simona Lo Iacono

Un riconoscimento. Comincia così, in genere, l’amore vero. Con uno sguardo sull’altro, un altro che però non rimanda la sua immagine. Ma la tua.
Da lì in poi, la vita non è più la stessa. Il riconoscimento affonda in ciò che siamo stati, in ciò che vogliamo e persino in ciò che non vogliamo.
Richiama, come da una lontanissima e selvaggia foresta, la parte più nascosta e più ferita di noi.
Ma cosa accade se a riconoscersi non sono due esseri umani ma una donna e un cane?
Che tipo di amore può venire fuori da un essere su due gambe e un altro su quattro?
Se poi il cane è nero come la pece, furibondo come un folletto, enorme e geloso, è ben possibile che la vita non solo cambi, ma sia completamente stravolta. E che il riconoscimento si trasformi in qualcosa di ancor più radicale. Un legame arcaico, viscerale e quasi sacro, che impedirà al cane di lasciare la sua amata, e che farà sentire l’amata – all’arrivo di un figlio proprio – il peso di un insostenibile tradimento.
Libro di passioni forti, radicate, e di impareggiabile verità, “Il mio cane del Klondike” di Romana Petri (Neri Pozza editore) non è però solo la storia,  esilarante e al tempo stesso tragica, di Osac, ossia dell’indomito animale che l’autrice – ai tempi insegnante precaria – salva dalla strada. Né va limitato all’avventura, per quanto bizzarra, di una bestia che decide di amare perdutamente la propria salvatrice.
Questo libro di Romana Petri è invece un viaggio nella inesorabile scoperta della maternità, che Romana si trova a vivere – e non a caso – proprio dopo aver adottato il suo ingombrante amico a quattro zampe.
Quasi contemporaneamente, infatti, un figlio e un cane si impadroniscono della sua esistenza, e la donna fa esperienza giorno dopo giorno del mistero, umile e onnipotente, del generare.
Quando infatti il suo “Citto”, il suo bambino, viene alla luce, la madre non può fare a meno di capire che il legame con il figlio la porterà inevitabilmente a dover tradire l’amore di Osac, e nella ineluttabilità di questo tradimento, scoprirà la forza e la fatica dell’essere – da quel momento in poi – un genitore.
La maternità inizia a diventare una modalità dell’essere, e Romana capisce di non poter più tornare indietro, che il “Citto”, sin dal momento in cui si è scavato in lei una strada per venire al mondo, ha impresso al suo destino la forza di un mistero eterno e imperioso.
Ama, la madre, e più impara ad amare, più il mondo e la condizione umana passano da quella maternità, costringendola a rinascere e a morire, a espandersi e a ritrarsi, a fare spazio e a togliere spazio.
Di fronte a quell’amore potente e doloroso, e all’allontanamento necessario del neonato e della donna, Osac non potrà che fuggire, ululare alla notte la sua solitudine, aggrapparsi a un nugolo di scapestrati amici canini e cercare di dimenticare – come ogni creatura innamorata – la propria infelicità.

-Romana, chiedo allora all’autrice, che legame c’è in questo bellissimo romanzo tra la scoperta della maternità e il salvataggio di Osac?
Immagine correlataOsac è il protagonista assoluto di questo romanzo, l’unico che abbia un nome e anche un cognome, e di ogni cosa è una specie di untore. Il suo “selvaggiume” contagia tutto, anche la maternità che si fa primordiale, quasi biblica. Nel parto la donna soffre atrocemente, ma non vuole anestesie. Contagiata dal selvaggio Klondike che il cane le ha portato in casa, decide che deve mettere al mondo la sua creatura in questo modo barbaro. “Partorirai con dolore” per lei non è nemmeno più una minaccia, quel dolore lo sceglie quasi superstiziosamente, come se si dicesse: “Più soffro ora e meno soffrirà mio figlio nella vita.” Ma è Osac a metterle queste cose nella mente, lui e il mondo selvatico e primitivo che si porta dietro quasi inconsapevolmente. Tra cane e figlio, la madre sta in mezzo non a fare da bilancia, ma ad assorbire Natura.

-Nel romanzo la salvatrice di Osac cerca non solo il nome del suo cane, ma anche il suo cognome. Perché? Leggi tutto…

SUTTATERRA di Orazio Labbate (intervista)

SUTTATERRA di Orazio Labbate (Tunué) – conversazione con l’autore

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di Massimo Maugeri

Orazio Labbate è nato a Mazzarino nel 1985 ma ha vissuto sin dall’infanzia a Butera; si è poi laureato in giurisprudenza all’università Bocconi. Scrive per Huffington Post, Mucchio Selvaggio e altre riviste. Per Tunué ha pubblicato “Lo scuru” (nel 2014), nel 2016 ha pubblicato il saggio Piccola enciclopedia dei mostri per la collana “24 ore cultura” del Sole 24 Ore. Per Liberaria (nel 2017) è uscita la raccolta di racconti “Stelle ossee“. Di recente è uscito il nuovo romanzo intitolato “Suttaterra” (Tunué). Chiedo all’autore di parlarci delle due più recenti pubblicazioni citate in questa breve premessa.

– Caro Orazio, c’è una connessione tra questo tuo nuovo romanzo (Suttaterra) e quello precedente (Lo scuru)?
Le città: Gela, Milton, e in parte Butera.
Le prime due ora sono vissute, e descritte, in modo novativo, più dettagliato, cinematografico, e soprattutto modernamente orrifico; mentre la terza si “intravede”, non più componendosi nitida ma attraverso la sfumatura paurosa del ricordo e della morte.
I personaggi: ritorna il protagonista de Lo Scuru, Razziddu Buscemi, ora però figura di secondario spessore ma egualmente importante. Oltre a essere avvocato di contea, quest’ultimo professa la sua distorta fede a Milton, attraverso l’oratoria paradossale del predicatore.
Il personaggio principale è invece il figlio del buterese: Giuseppe Buscemi, trent’anni, becchino della cittadina del West Virginia.

– Proviamo a conoscere meglio il protagonista della storia, Giuseppe Buscemi: di professione becchino, figlio di un predicatore emigrato dalla Sicilia. Che tipo d’uomo è? Come lo descriveresti ai nostri lettori?
Giuseppe Buscemi è un uomo imbevuto di morte – quella romantica e quella diabolica – non solo in virtù del suo mestiere, ma anche a causa del credo impostogli.
Il fanatismo indefesso di Razziddu, quindi i suoi spauracchi terrificanti collegati al Signore dei Puci (n.d.a la statua cristica del giovedì santo presente ne Lo Scuru), infetteranno diversamente anche il figlio, che cadrà nell’orrore della persecuzione demonica di cui fu vittima il padre.
Qui però l’idolo pregato e temuto è la Madonna dell’Alemanna.
Ciononostante, il giovane siculo americano crede nell’amore ma è un amore, il suo, già ammalato e stravolto dai prodigi mostruosi che l’alterano fino a renderlo spaventoso.

– Giuseppe riceve una lettera dalla moglie… defunta. Parlaci di questa donna e del tipo di rapporto che l’ha legata a Giuseppe… Leggi tutto…

ADDICTED: Serie tv e dipendenze – intervista a Carlotta Susca

Copertina Addicted FRONTEADDICTED: Serie tv e dipendenze (LiberAria) a cura di Carlotta Susca

Autori: Carlotta Susca, Jacopo Cirillo, Leonardo Gregorio, Marika Di Maro, Michele Casella

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di Massimo Maugeri

Carlotta Susca è consulente editoriale e organizzatrice di eventi sulla narrazione nelle sue varie forme, anche quelle seriali; è stata docente del laboratorio di Editoria libraria e multimediale presso l’università degli Studi di Bari ‘Aldo Moro’ e insegna editoria e scrittura in vari corsi e workshop.
È autrice del saggio David Foster Wallace nella casa stregata. Una scrittura fra postmoderno e nuovo realismo (Stilo Editrice) e collabora con alcuni blog, per cui recensisce libri, film e serie tv.
Per Letteratitudine cura Storie (in) Serie, lo spazio dedicato alle serie Tv. Ma Storie (in) Serie è anche il titolo di una rassegna periodica dedicata alle serie Tv, che Carlotta cura a Bari (quest’anno svoltasi al Teatro Kismet). E sempre a cura di Carlotta Susca, per i tipi di LiberAria, è uscito di recente il volume Addicted. Serie tv e dipendenze, con il coinvolgimento di vari autori. Oltre alla stessa Carlotta Susca hanno partecipato: Jacopo Cirillo, Leonardo Gregorio, Marika Di Maro, Michele Casella.

-Carlotta, partiamo dall’inizio. Come nasce il tuo interesse per le serie TV?
Parlando di Addicted nelle varie presentazioni mi è tornato in mente il ricordo di serate sul divano a casa dei miei genitori in cui guardavo ogni tanto, in maniera sparsa, delle puntate di Lost sentendomi in colpa. Mi sembrava di indulgere in un piacere da tenere nascosto perché la televisione non era un passatempo degno di attenzione. Poi ho capito che il mio interesse per le storie e per come sono fatte poteva comprendere anche le narrazioni audiovisive, che avevano pari dignità della letteratura; leggendo Le origini del romanzo borghese di Ian Watt ho scoperto che anche i romanzi inizialmente erano considerati un intrattenimento di poco conto. Le serie TV sono solo un’altra forma delle storie, un altro modo per moltiplicare la propria esperienza di vita, per conoscere altre esistenze, per vedere rappresentati conflitti e relazioni che aiutano a dare un senso alla realtà. Ora sto lavorando su questi temi per la mia tesi di dottorato, e le serie TV sono oggetto della mia rassegna Storie (in) Serie, la cui seconda edizione si è appena conclusa a Bari al teatro Kismet.

-A tuo avviso, che tipo di ruolo giocano le serie TV di “ultima generazione” nell’ambito del più generale universo delle narrazioni? Leggi tutto…

LA VITA COM’È di Grazia Verasani (intervista)

LA VITA COM’È. Storia di bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori” di Grazia Verasani (La nave di Teseo) – intervista all’autrice

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di Massimo Maugeri

Nel nuovo ottimo romanzo di Grazia Verasani, pubblicato da La nave di Teseo e intitolato “La vita com’è“, la scrittura scorre fluida e ogni pagina è occasione di riflessioni. Il sottotitolo fornisce indicazioni sugli argomenti trattati: “Storia di bar, piccioni, cimiteri e giovani scrittori“. Si parla di scrittura, di editoria, di amore, di rapporti interpersonali, di divari generazionali e di molto altro ancora.
Ne discuto con l’autrice…

– Cara Grazia, partiamo – come sempre – dal principio. Come nasce questo tuo nuovo libro? Ci racconteresti qualcosa sulla sua genesi?
Avevo scritto alcuni post su Facebook col personaggio di Giovane Scrittore. Gli amici Simona Vinci e Beppe Sebaste mi dissero che era una buona idea di partenza per un romanzo. del resto, era da un po’ che volevo scrivere qualcosa di divertente, fuori dalle atmosfere noir della mia investigatrice Giorgia Cantini o da un romanzo malinconico come “Lettera a Dina”. L’ho scritto durante una lunga estate in città, e devo dire che c’è stata una naturalezza particolare, oserei dire inedita, che mi ha accompagnata per tutto il tempo. Mi piaceva l’idea di mettere due mondi apparentemente antitetici (due generazioni diverse) a confronto. Giovane Scrittore l’ho conosciuto davvero, poi ho reinventato la realtà per mettermi a servizio della storia. Ma la quotidianità che racconto, i bar, i miei vicini di casa, gli amici, i personaggi che popolano questo affresco di quartiere, sono ciò che di più intimo e abitudinario riempie davvero le mie giornate. Non manca anche un omaggio alle parole, ai libri che amo, ai “Maestri” che ho incontrato sulla mia strada.

– A tuo avviso che rapporto c’è, oggi, tra un social network come Facebook e la lettura e la scrittura?
Grazia Verasani, autrice di “La vita com'è” (La nave di Teseo)Io adoro Facebook. Mi piace comunicare pensieri in tempo reale, consigliare libri, film, musica, spettacoli. Quando mi piace qualcosa, la divulgo così, e scatta uno stimolante passaparola . Sono sempre di più gli scrittori che (per usare una metafora musicale) usano il social come piattaforma di “provini” a quelle che diventeranno le tracce di un disco. Penso al libro di Raimo sulla scuola, ma ce ne sono altri. Ovviamente da un romanzo ci si aspetta in primo luogo che sia scritto con una certa cura, cosa che non sempre è compatibile con la brevità di un post. Ma anche Facebook può essere un luogo di ispirazione.

– Chi è Giovane Scrittore? Ci tracceresti il suo “identikit”?
Giovane Scrittore aspira alla pubblicazione del suo manoscritto, non ha mai letto Colette o Thomas Hardy ma sa altro. Lei, scrittrice matura, ha dei punti di vista sulle cose così definiti da trasformarsi a volte in pregiudizi. E’ una donna con un bagaglio di delusioni che rischiano di incagliarla (come il piccione che fa da raccordo alla storia), e di colpo si trova davanti questo ragazzo con la sua leggerezza e le sue tante curiosità. Un’attrazione fatale in cui avviene una sorta di travaso: lui è affascinato dall’esperienza di lei, lei viene contagiata dall’entusiasmo di lui. Credo che alla fine Giovane Scrittore sia il personaggio più positivo della storia. Rappresenta molti ragazzi di oggi, che si muovono in un mondo dove spesso i rimpianti anticipano i sogni, e dove la fatica di realizzarsi tra agonismi e spazi sempre più ristretti non li rende però meno abili e resistenti. In fondo, è lui a “guarire” la protagonista dall’amarezza. Anche con quella forma d’amore speciale che si chiama amicizia.

– In epigrafe troviamo questa frase di Peter Handke: “In gioventù lo scrittore aveva sognato che la letteratura fosse il più libero di tutti i paesi…”
Perché hai scelto proprio questa citazione? E quand’è che la letteratura può definirsi “libera”?
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CI SONO IO di Alessandro Savona (intervista)

CI SONO IO. Un adulto, un bambino, un viaggio. Oppure un rapimento?” di Alessandro Savona (Dario Flaccovio editore)

recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Lui e Pitar non sono vincolati dal sangue. E nemmeno da uno di quei provvedimenti del Tribunale che sugellano i destini. Né l’anagrafe si è mai preoccupata di associare i loro cognomi, o qualche numero di protocollo li ha appaiati per asseverare che si appartengono. Eppure, nel viaggio che iniziano a fare insieme è come se recuperassero in una volta sola i lacci della legge e del cuore, i nodi benedetti delle intrusioni, e cioè quello che è essere un padre e un figlio.
Certo, nessuno darebbe molta fiducia a una aggregazione così. Un bambino sbilenco e un uomo che fa il volontario in una casa famiglia, due mondi affollati dalla stessa, pericolosa necessità. Amare. Ed essere amati.
Eppure, nel viaggio che intraprendono, il bambino e l’uomo diventano in qualche modo partecipi di quel mistero che è generare, se vero è che la nascita non sempre è tale la prima volta, quando si esce da un grembo di madre, e si scava dal suo corpo il cunicolo che porterà alla luce. L’uomo e il bambino vivono invece la rinascita, quella possibilità di essere generati con miglior fortuna una seconda volta, quando si è forse più pronti all’ignoto, quando si ha la bisaccia dei propositi ormai vuota, e alla paura si è sostituita l’audacia di essere felici.
Così vanno, il bimbo di cinque o sei anni, un incisivo cariato e i capelli neri che sventolano al sole, e l’uomo al volante, già consapevole di quanto sia importante, per nascere di nuovo, essere salvati.
L’auto è ammaccata e pericolante, la strada polverosa e segnata solo dall’estro del momento. Né vengono consultati navigatori, o mappe precise e geografie ancorate ai meticolosi radar di un satellite.
D’altra parte non sarà un viaggio di soli luoghi, ma di ricordi, di sogni audaci e necessari, di invocazioni di aiuto e di libertà. E sarà un viaggio tra i libri. Tra i dolori che le pagine sanno lenire, e tra quelli che nessun romanzo può consolare, ma solo aiutare a stanare.

– Chiedo dunque ad Alessandro Savona, scrittore di quel viaggio – confluito nel magnifico romanzo “Ci sono io” (Flaccovio editore): Alessandro, per parafrasare il titolo del tuo libro, ci sei tu in Pitar?
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RACCONTI DA RIDERE a cura di Marco Rossari (intervista)

RACCONTI DA RIDERE a cura di Marco Rossari (Einaudi, Supercoralli)

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di Massimo Maugeri

Marco Rossari è scrittore e traduttore. Il suo libro più recente è “Bob Dylan. Il fantasma dell’elettricità” (add editore, 2017). Per le edizioni E/O ha pubblicato nel 2012 “L’unico scrittore buono è quello morto” e nel 2016 “Le cento vite di Nemesio” (finalista al Premio Strega 2017). Tra i tanti autori tradotti, Charles Dickens, Mark Twain, Percival Everett, Dave Eggers, James M. Cain, Hunter S. Thompson. Collabora con numerose riviste.
Di recente ha curato, per Einaudi, la raccolta di racconti intitolata “Racconti da ridere” (è possibile leggere un estratto cliccando qui). Discuto con Marco Rossari di questo suo nuovo lavoro…

– Caro Marco, partiamo da questa frase: “Una buona battuta rompe il ghiaccio, ma un racconto esilarante può spiegare il mondo”. Ti andrebbe di commentarla?
Non ricordo bene che tipo di gas esilarante avessi inalato la sera prima, ma immagino che volessi raccontare in un breve giro di parole la doppia faccia dello humour. È un lato che può aiutare la vita sociale (a me piacciono le persone spiritose: mi è sempre sembrato un segno di intelligenza, e anche di tolleranza) ma allo stesso tempo è in grado di spalancare un universo di senso e di stile. C’è l’ottima battuta di un conoscente che ti strappa una risata in una giornata rovinosa e poi c’è un racconto di Mrozek che semplicemente ti fa vedere le cose in modo completamente diverso.
 
– Cosa puoi dirci sul tuo personale rapporto con l’umorismo (nella vita e nella scrittura)?
Abbiamo rapporti continui e non protetti. Ci piace rotolarci sul letto e a volte perfino nel fango. Poi ci beviamo un milkshake, corriamo sulla spiaggia mano nella mano e andiamo a fare gli scherzi al citofono in giro per Milano. No, scherzo. Non saprei: è una componente stabile della mia formazione. Con i miei genitori si rideva (si ride), con le morose si rideva (si ride). I romanzi di Mark Twain, gli sketch di Dario Fo, i film di Woody Allen, i viaggi con gli amici, Opera Buffa di Guccini, gli scherzi a mia nonna: non saprei da dove è cominciato, di sicuro già nel mio primo (sepolto) romanzo usavo l’umorismo per parlare di un fatto luttuoso. Mi sembrava interessante. Poi è tornato in altri libri successivi, fino alle Cento vite di Nemesio, dove ha un ruolo preponderante. Mi piace, non so che farci, dev’essere una debolezza. Che poi a volte diventa una forza. Detto questo, io non rido mai: sono un personaggio bergmaniano, con venature tarkovskijane. Penso al suicidio ogni volta che mi dicono quant’è bella la vita.
 
– A tuo avviso, in Italia, c’è stata (o c’è tuttora) una forma di pregiudizio nei confronti della letteratura umoristica? C’è (o c’è stata) la tendenza a considerarla come una “letteratura minore”?

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