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Archive for the ‘Interviste’ Category

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (articolo e intervista)

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (Mondadori)  

recensione e intervista a cura di Francesca G. Marone

Con un sorriso garbato e sincero Antonio Monda, alla presentazione del suo L’evidenza delle cose non viste alla Feltrinelli di Napoli, si rivolge al pubblico dicendo: è una storia d’amore, semplicemente una storia d’amore. Come se fosse semplice parlar d’amore e farlo senza cadere in stereotipi, luoghi comuni o storie melense. Come se fosse semplice calarsi nella mente e nel cuore di una donna innamorata, diventare il suo pensiero e il suo sentire le emozioni scorrere. Monda riesce a concretizzare perfettamente sotto forma di un flusso di pensiero questo percorso che confluisce in riflessioni universali. Un pensiero intimo che si concretizza nel mondo del lavoro, del quotidiano, dei personaggi che lo popolano seguendo regole precise, ed infine ma in maniera preponderante in quello degli aspetti visivamente più significativi dello spazio circostante. È una storia d’amore quella narrata ma non è soltanto la storia di Audrey e Warren (che dura da sette anni, due mesi e nove giorni, e che lei ha pudore a definire “amore”), questa è anche la storia d’amore per una città: New York. I suoi grattacieli, la sfida perenne delle costruzioni verso l’alto, i locali più alla moda dove si possono incontrare Frank Sinatra, Jacqueline Kennedy, le celebrities e l’élite dorata del bel mondo newyorkese che si muove disinvolta fra i tavoli mentre fra gli stessi tavoli la giovane donna olandese sembra avvertire un senso di inadeguatezza e al contempo di attrazione. Vuole amare quel mondo con tutta se stessa perché è il mondo di Warren: l’uomo di cui si è innamorata. Leggi tutto…

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone (edizioni Le Farfalle)

[La prima presentazione del libro si svolgerà sabato 8 aprile, alle 19, al teatro Machiavelli di Catania]

 * * *

di Simona Lo Iacono

In apparenza non sono che frammenti. Parole singhiozzate tra una pausa e l’altra, che  lasciano chi legge con la sensazione di una vertiginosa bellezza frammista a un dolore sottile, nel cuore.
Poi, salgono su, raggiungono una armonia segreta, iniziano a vestirsi di un unico tono, che le rende supplici, perfette, come un solo discorso.
Le parole che la pazzia farfuglia sembrano schegge solitarie, ma è come se fossero pronunciate da una sola bocca, perché in esse la verità sulla condizione umana balza fuori, infierisce come le sette piaghe, o come quei pesi  che l’egiziano devoto metteva sulla bilancia del Dio dei morti.
Sono infatti parole che solo in punto di morte un uomo normale saprebbe dire. E che il folle, o quello che definiamo tale, nella sua lucidità senza maschere e senza preconcetti, pronuncia tutte le mattine.
Come quando dice: “Io non ho peso specifico. Sono disabitato”. O come quando, stancamente, sospira: “Se solo il mondo si fermasse un attimo, potrei raggiungerlo”.
Frasi in cui si agita tutto il mistero dell’universo.
Anna Pavone ha raccolto queste frasi. Una per una, come si colgono i fiori di un prato, le ha unite in un discorso fatto di pause e affondi. Non ha dato importanza al fatto che fossero le parole dei pazzi, al contrario, e proprio per questo, le ha tessute su un lenzuolo vasto, prodigioso, inanellandole ed esponendole al sole.
E così, a vederlo, il lenzuolo di Anna – steso su un filo dritto, tenuto da pinze e lasciato asciugare – si gonfia di vento. Un vento turbinoso e arricciante, che a ogni sboffo fa riemergere qualche parola, le strappa la sua vera voce, gemendo e ululando di stupore.
Certo, il vento che può smuovere un simile lenzuolo,  non sarà mai un vento disciplinato. Piuttosto, un vento traverso, che entra di sbieco, valicando le consuete regole di gravità. Un vento un po’ scomposto, insomma, come scomposte sembrano essere le vite che contiene. E che invece rivela, proprio nelle crepe di quelle vite, proprio nella loro imperfezione, una assordante libertà.
E “Vento traverso”si chiama infatti l’ultimo libro di Anna Pavone, edizioni “Le farfalle”, un testo che raccoglie le frasi pronunziate dai “matti”, da coloro che in apparenza non sono adatti a vivere la realtà. E che, invece, a giudicare dalle loro parole, della realtà hanno compreso a tal punto, da non poter fare altro che allontanarsi da chi, come noi, non l’ha mai veramente capita.
Intervallato dai disegni infilzanti, meravigliosi, di Bruno Caruso, “Vento traverso” dipinge un mondo al contrario, dove la vera saggezza è in bocca agli ultimi, ai dimenticati, agli emarginati.

Anna, ti chiedo quindi, raccontami come nasce questo libro. Leggi tutto…

LA BOLGIA DELLE ERETICHE di Marinella Fiume (intervista)

LA BOLGIA DELLE ERETICHE di Marinella Fiume (A&B edizioni) – intervista all’autrice.

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di Massimo Maugeri

Seguo il lavoro di Marinella Fiume da tanti anni. Ne approfitto per ricordare, tra gli altri, i seguenti volumi: Sicilia esoterica“, “Di madre in figlia“, “Aforismi per le donne toste“, “La felicità era, forse, il male minore (scritto a quattro mani con Santino Mirabella), “Celeste Aida“.
In questi giorni, per i tipi di A&B edizioni, è uscito un nuovo libro. Si tratta di un romanzo dal titolo emblematico ed evocativo: “La bolgia delle eretiche“.

Ne discuto con l’autrice…

– Cara Marinella, all’inizio del volume in una brevissima prefazione (ex voto) citi Maria Sofia Messana. Vorrei che ci parlassi di lei e che ci spiegassi cosa c’entra con questo tuo libro…
Maria Sofia Messana era una donna e un’amica meravigliosa e una storica raffinata, studiosa della Santa Inquisizione siculo-spagnola e docente presso l’Università di Palermo. Collaborammo per il mio Dizionario “Siciliane” e mentre scriveva Inquisitori, negromanti e streghe nella Sicilia moderna (1500-1782), la andavo a trovare spesso nella sua villa all’Addaura vicina a quella dove fecero l’attentato a Falcone. Un giorno la vidi stanca e intenta alla correzione delle prime bozze del libro e mi offrii di darle una mano: quattro occhi vedono meglio di due e l’autore spesso non vede i refusi del proprio testo, come capita anche a me. Accettò con gioia. Fu un lavoro lungo e delicato per via della complessità del testo e della lingua dei documenti cinque-settecenteschi, ma per me fonte di grande soddisfazione perché intanto imparavo. Mi fu grata e, vedendomi molto interessata all’argomento, mi fece dono di alcuni verbali di interrogatori di Siciliane finite nelle maglie del Santo Uffizio e condannate nel carcere palermitano dello Steri, da lei presi negli archivi madrileni. Mi disse: “Mi piacerebbe farci un romanzo con te!”. Purtroppo una leucemia fulminante se la portò via in un mese e non potemmo por mano all’opera. Ma sentivo di doverglielo e ne ho fatto un personaggio del mio romanzo facendola qua e là parlare attraverso  qualche citazione dai suoi scritti.

– Troviamo tre citazioni in epigrafe, tratte dal “Cantico dei cantici”, da “De praescritione haereticorum” di Tertulliano e da “Le città invisibili” di Calvino. Perché le hai scelte? Che tipo di messaggio (o chiave di lettura) offre questa sequenza di citazioni?
Le mie personagge sono eretiche condannate dalla Chiesa che osano a vario titolo invadere una sfera che alle donne non è concessa perché riservata solo agli uomini di chiesa, hanno un rapporto col divino diretto e non mediato dalle gerarchie, oppure sono popolane che osano con la magia intervenire per trasformare la realtà, o “eroine” risorgimentali usate e poi gettate via dal nuovo Stato che avevano contribuito a creare, o poetesse che, coartate fino alla morte perché incomprese dalla società del tempo, cercano la luce in logge massoniche di democratici, omeopati e magnetisti, o, infine, donne del nostro tempo, come Alda Merini, internate perché colpevoli di avere amato troppo e di vivere in modo anticonvenzionale. Il conflitto Maschio/Femmina è uno dei temi forti del romanzo.

– Il primo capitolo ha un titolo e un sottotitolo. Partiamo dal primo: “Scrivere per ingannare la morte”. Intravedo un fondo di verità in questo titolo. In che senso si può scrivere per ingannare la morte?  Il sottotitolo invece coincide con il nome di una donna e di un personaggio del romanzo: Alda. Ci parleresti di lei?
Scrivere è sempre un modo per sfidare il tempo ed esorcizzare la morte. Nel caso della protagonista, Alda, scrittrice fallita siculo-milanese, malata di mania di scrittura, quasi autistica, nella quale c’è un po’ di Alda Merini e un po’ di me, ciò è ancora più vero in quanto è malata di cancro e non le rimangono che pochi giorni di vita. Decide perciò di ingannare la morte scrivendo finalmente il libro che non è mai riuscita a scrivere per sparigliare le carte, sbugiardare e fare meravigliosa vendetta dei potenti patriarchi d’ogni tempo: padri, amanti, medici, psichiatri, filosofi moralisti…  Ce la farà, morendo appagata e riportando la vittoria su tutti. Un libro a lieto fine, malgrado tutto.

– Cosa accomuna le donne (le “eretiche”) che compaiono e vivono tra le pagine di questa tua opera letteraria? Leggi tutto…

NEL DOLORE di Alessandro Zannoni (intervista)

NEL DOLORE di Alessandro Zannoni (A & B edizioni): intervista all’autore

di Massimo Maugeri

Dopo “Biondo 901“, “Imperfetto” e “Le cose di cui sono capace” (editi da Perdisa Pop), Alessandro Zannoni torna in libreria con un nuovo romanzo intitolato “Nel dolore” dove ritroviamo il personaggio Nick Corey…

– Caro Alessandro, come sai sono sempre molto incuriosito dalla “genesi dei libri”. Quindi come prima cosa vorrei chiederti (come spesso mi capita di fare) di raccontarci qualcosa su come nasce questo tuo nuovo romanzo…
Caro Massimo, la genesi è semplice e naturale: “Le cose di cui sono capace”, edito da Perdisa Editore nel 2011, era stata concepita come la prima di una serie di storie con protagonista Nick Corey, lo sceriffo italo-americano di BakeeredgePass, piccola cittadina texana. Come vedi, niente di eclatante, tutto molto naturale.

–  Ti chiederei di presentare Nick Corey ai nostri lettori. Che tipo d’uomo è?
È violento, bestemmia, beve e usa metodi estremi per debellare la delinquenza. Sì, sembra un bastardo insensibile, ma quando si conosce un poco, si capisce che ha dei principi morali forti e sani. Pochi, è vero, ma sono quelli che lo rendono umano: amore, amicizia e senso di giustizia. Ma credo che la sua principale caratteristica sia il coraggio. Il coraggio di inseguire la felicità e fare di tutto per ottenerla, anche usando mezzi da fuorilegge.
Nick è un uomo che non ha paura delle sue debolezze. Le accetta e le vive senza sensi di colpa. Non cerca di apparire diverso da quello che è, non si nasconde dietro giustificazioni di comodo, e questa è la sua forza: si mostra in tutta la sua umanità sbagliata, che vive fino in fondo.

– Come è cambiata la sua vita in “Nel dolore”, rispetto a quanto narrato nel precedente romanzo? Leggi tutto…

INTERVISTA A GIOIA PACE: presidente del Comitato di Siracusa della Società Dante Alighieri

Approfondiamo la conoscenza delle attività svolte dalla Società Dante Alighieri – Comitato di Siracusa, attraverso un’intervista alla Presidente: prof.ssa Gioia Pace

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di Massimo Maugeri

Sul sito del Comitato di Siracusa della Società Dante Alighieri, leggiamo quanto segue…
Conoscere la Società Dante Alighieri a Siracusa è un invito. In un tempo di grande distrazione e comunicazione virtuale, diviene problematico costruire l’uomo “integrale” che sappia leggere dentro se stesso il suo destino. Per questo la Dante fonda la sua ragione d’essere su valori che non passano: la nostra lingua e la nostra cultura“.
Ne approfittiamo, per saperne più, coinvolgendo la presidente Gioia Pace (nella foto in basso) in questa chiacchierata.

– Cara Gioia, per prima cosa – a beneficio dei lettori – ti chiederei di parlarci in generale della Società Dante Alighieri. Qual è il suo scopo? E da quanto tempo sei impegnata nelle attività del Comitato di Siracusa, che presiedi?
Dal 1996 sono Presidente del Comitato di Siracusa della Società Dante Alighieri e questo incarico l’ho avuto dal prof Paolo Mario Sipala, allora direttore del Dipartimento di Italianistica, e dal critico Giuseppe Petronio. La Società Dante Alighieri è un’ associazione senza fine di lucro fondata nel 1889 da Giosuè Carducci e il suo obiettivo è quello di promuovere e diffondere la lingua italiana e la creatività italiana nel mondo, ravvivando i legami dei connazionali all’estero con la madre patria e alimentando tra gli stranieri l’amore per la cultura italiana. Io ho abbracciato questo ideale con passione perché mi sembra giusto difendere tutto ciò che ci appartiene come la lingua che costituisce la nostra identità.

– Nello svolgimento di quali attività, in questi anni, si è concentrata la Società Dante Alighieri di Siracusa? Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (intervista)

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad est dell’Equatore)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Eliana Camaioni

C’è qualcosa di magico in “Quel nome è amore” di Luigi la Rosa (Ad est dell’Equatore, 2016): la capacità di resuscitare ciò che di immortale c’è nella bellezza, nell’arte, nelle vite straordinarie degli artisti che popolarono la stagione della migliore Ville Lumière. Così il presente scivola nel passato, senza soluzione di continuità, e la vicenda del protagonista (che a Parigi cerca Bruno, o il suo fantasma, per il tramite di un libro dimenticato in metropolitana) sfuma in quelle dei co-protagonisti di questo romanzo, costruito solo in apparenza a stanze che si rincorrono per le vie di Parigi e si nutrono a vicenda di arte e passione, nascendo l’una dall’altra, in una sequenza ininterrotta con la narrazione del presente: da Raymond Radiguet a Pablo Picasso, passando per l’incantevole Renée Vivien, Carlos Casagemas e Frédéric Bazille.
“Quel nome è amore”, che bissa il successo ininterrotto dell’apprezzatissima opera prima di Luigi La Rosa (“Solo a Parigi e non altrove”, Ad est dell’Equatore, 2014), consacra il suo autore a pieno titolo nella veste di chi, al pari dei coprotagonisti della vicenda narrata, diventa testimone di imperitura bellezza, per il tramite dell’amore universale.

– Come in “Solo a Parigi e non altrove”, anche in questo tuo nuovo romanzo evochi la bellezza e l’arte attraverso i luoghi, per ridar vita all’immortale: caffè, boulevard, quartieri e palazzi della Parigi moderna, in un’allucinazione onirica del protagonista, trascolorano verso il seppia e precipitano indietro nel tempo, e perfino i cimiteri diventano canale non di morte ma di vita eterna…
Sì, come sempre è il passato che diventa traccia, simbolo di bellezza, allucinazione. Credo che il compito della scrittura sia effettivamente questo: riportarlo in vita, restituirgli l’antico splendore, colmando i vuoti colpevoli della storia e riscattando chi non ha più voce in capitolo. E’ qualcosa che mi ha sempre affascinato terribilmente ed è forse la molla che mi spinge a scrivere.

– “Perché ora che il ragazzo ha un nome non riesco a chiamarlo in un altro modo, appartiene piuttosto alla dimensione degli amori sognati, quelle passioni che forse fanno più male giacchè sono le sole destinate a durare”: credo sia uno dei momenti più intensi di tutto il libro. Sei d’accordo? Leggi tutto…

Da DEZSŐ KOSZTOLÁNYI a MAGDA SZABÓ: intervista a Mónika Szilágyi

Da DEZSŐ KOSZTOLÁNYI a MAGDA SZABÓ: intervista a Mónika Szilágyi (direttrice editoriale di Edizioni Anfora)

monika-szilagyidi Massimo Maugeri

Edizioni Anfora è una piccola casa editrice fondata nel 2003, specializzata nella pubblicazione di letteratura del Centro Europa. Ne parliamo con Mónika Szilágyi, la direttrice editoriale (nella foto accanto con la gatta Scimi, che in ungherese vuol dire “carezzina”).

– Cara Mónika, parliamo intanto delle Edizioni Anfora. Quali sono gli obiettivi e il progetto editoriale di questa casa editrice?
La casa editrice sin dall’inizio si è sempre occupata di letteratura Centro Europea, con particolare attenzione alla letteratura ungherese. L’obiettivo è di presentare agli italiani una varietà sempre maggiore delle personalità di spicco qui ancora poco note, ma che hanno già ricevuto calda accoglienza all’estero.

– Nel 2014 avete pubblicato un libro a cui so che tieni molto. Si tratta di “Anna Édes” di Dezső Kosztolányi. Un estratto del libro è disponibile qui. Come è stato accolto dal pubblico dei lettori?
Libro Anna Édes Dezsó KosztolányiSì, tengo tanto a questo bellissimo romanzo di Dezső Kosztolányi, per il suo messaggio di misericordia e comprensione, per l’analisi lucida della natura umana e per la maestria della sua scrittura limpida. Ma chi conosce Kosztolányi condivide questa passione. Anche Sándor Márai dedicò un intero capitolo al suo amico, Kosztolányi, e alle origini di “Anna Édes” nel libro “Terra, terra!…”, e anche Magda Szabó lo considerava un grande maestro della letteratura moderna ungherese. La pubblicazione italiana di “Anna Édes” è stata coronata da ottime recensioni, per esempio quella di Giorgio Pressburger sul Corriere della Sera, o di Alessandro Zaccuri sull’Avvenire, e anche il vostro blog pubblicò un estratto del romanzo. Anche il parere dei lettori, che ci è giunto tramite i social network, posta ed email, era molto favorevole. Siamo sicuri che con una seconda edizione, che abbiamo nei progetti per il 2017, l’interesse per quest’opera sarà manifestata da un gruppo ancor più vasto.

– Di recente avete pubblicato un’opera di Magda Szabó che qualcuno considera uno dei lavori più importanti della scrittrice ungherese. Si intitola “Per Elisa“. Sei d’accordo su questa valutazione? E quali sono, a tuo avviso, gli elementi più importanti di questo libro che si concentra sulla vita della scrittrice fino al periodo dell’esame di maturità? Leggi tutto…