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Archive for the ‘PoesiaNews’ Category

AMBIENTI SATURI di Fabio Donalisio

AMBIENTI SATURI di Fabio Donalisio (Amos edizioni – collana A27 poesia)

[L’autore ne parla con Letteratitudine]

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In ambienti saturi assistiamo all’arretramento dell’io, mostrato nel suo ritirarsi negli spazi più angusti di casa: vestibolo, cucinino, ripostiglio. In un contesto in cui ogni gesto e ogni pensiero non fanno che rifrangersi velleitariamente sui muri avvelenando la parola, ridurre al minimo il campo d’azione diventa vitale. Più che un dolore, quello che Donalisio mette in scena, attraverso strofe acide e versi frammentati, è un allucinato fastidio per l’inesorabile emorragia di senso. E, di fatto, la sfida non è trovare un ordine e un significato alle cose, ma cercare riparo, qui dove tutto rifiuta un ordine e un significato.

“Sostanzialmente, trattasi di vuoto”, racconta Fabio Donalisio a Letteratitudine. “Che, come la fisica – con un certo perverso piacere nel convincere le “masse”, o meglio le élite di massa, di cose che vanno pervicacemente contro le percezioni abituali – si prodiga di divulgare a mani basse, non esiste. L’ambiente, quale che sia, è saturo di vuoto. Si tratti di interno, intimo (di chi, nullius interest). O di esterno, deserto quanto più esponenzialmente affollato. In mezzo, la possibilità – o meglio il dovere, biologico, casuale – della vita. Sotto forma di guerra, di fuga, di norma. Nella norma si svolge l’esistenza, che così normata forgia la propria percezione di orientamento, concatenazione, tempo. Altra linea cui la fisica ha rubato il verso. Ovvio corollario il fatto che la parola sia destituita di senso. Inoppugnabile. Eppure qui si abbarbica la stupida – nel senso di palesemente in-utile – nonché vanesia, in ultima analisi, tenacia della disperazione: etimologica (stubborn as those garbage bags that time cannot not decay, cito a memoria). Dire non tanto perché si deve (anzi, in effetti mai si dovrebbe), ma perché piuttosto ancora – nonostante tutto – si può. Lontano dagli entusiasmi: svilenti, con l’onestà – per il poco possibile – di dire le cose come (non) sono. Magari con le parole degli altri, di solito meglio delle proprie. Il soggetto, poi, è del tutto insignificante. Ciò di cui si deve primariamente tacere”.

Di seguito, un assaggio della silloge. Leggi tutto…

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Uno scrittore allo specchio: TRILUSSA

File:Trilussa 15.jpgUno scrittore allo specchio: TRILUSSA

di Simona Lo Iacono

Ma lo sapevate, signori miei, che lo specchio nun è cosa che sceglie la persona, che riflette e nun jela perdona, e che se je dai una sberla poi te l’ arrimanda?
E’ come ‘na soffiata de lavanda, che te libera il petto e la ragione, e che se guardi bene e senza grilli ‘n testa, t’istruisce e te da’ pure ‘na lezione.
Certo, c’è da capì che non è ‘na festa se te credi bello e poi te vedi brutto, se te senti onesto e quello te dice: truffatore, se fai ‘l pietoso e poi sei ‘l peggio malfattore.
Ma lo specchio è così, è un po’ poeta, je piace de dì pane al pane e vino al vino, je piace de fasse piccolo e bambino, e je piace de sputà…
ma no saliva, bensì la pura verità.
E sempre m’è piaciuto questo specchio che non tace e nun conosce ipocrisia, e me lo so’ messo nella tasca mia, e tutto ho detto, tranne la bugia.
Così, je l’ho cantate alli potenti, je l’ho detto che se uno s’accorge d’esse prigioniero, canta e urla come no’ sparviero, chè tanto, che c’ha da perde, forse i denti?
Un povero non perde mai, ha perso tutto, e tanto vale allora, sora mia, se proprio il mondo è farabutto, riempisse le tasche de poesia.
Per questo, in certe sere arrovesciate che, a Roma, la terra pare cielo e il cielo terra, me so’ messo in trincea come in guerra, ho mescolato quattro rime un po’ indecenti, e li ho fatti piagne, li potenti, e li ho fatti ride, li perdenti.
D’altra parte a questo serve la poesia. A dì sempre la verità vera, quella che se tace per diplomazia…
Ma cos’è poi ‘sta decenza che c’ impedisce – in fonno – d’esse uguali, e c’impone di parlare pe’ segnali, e ci fa lupi, arrubboni e soli?
Per me è stata sempre libbertà, ma libbertà con due “b” e con le ali, è stato trasformà li straccioni nei reali, e pochi spicci in un mucchio de tesori.
A modo mio, e con rispetto, ho fatto er rivoluzionario, ho dato onore a chi l’aveva perso, ho dato nome a chi non c’ha destino, ho messo gioia al core d’un bambino, e al prepotente c’ho cantato un nuovo sillabario. Leggi tutto…

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone (edizioni Le Farfalle)

[La prima presentazione del libro si svolgerà sabato 8 aprile, alle 19, al teatro Machiavelli di Catania]

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di Simona Lo Iacono

In apparenza non sono che frammenti. Parole singhiozzate tra una pausa e l’altra, che  lasciano chi legge con la sensazione di una vertiginosa bellezza frammista a un dolore sottile, nel cuore.
Poi, salgono su, raggiungono una armonia segreta, iniziano a vestirsi di un unico tono, che le rende supplici, perfette, come un solo discorso.
Le parole che la pazzia farfuglia sembrano schegge solitarie, ma è come se fossero pronunciate da una sola bocca, perché in esse la verità sulla condizione umana balza fuori, infierisce come le sette piaghe, o come quei pesi  che l’egiziano devoto metteva sulla bilancia del Dio dei morti.
Sono infatti parole che solo in punto di morte un uomo normale saprebbe dire. E che il folle, o quello che definiamo tale, nella sua lucidità senza maschere e senza preconcetti, pronuncia tutte le mattine.
Come quando dice: “Io non ho peso specifico. Sono disabitato”. O come quando, stancamente, sospira: “Se solo il mondo si fermasse un attimo, potrei raggiungerlo”.
Frasi in cui si agita tutto il mistero dell’universo.
Anna Pavone ha raccolto queste frasi. Una per una, come si colgono i fiori di un prato, le ha unite in un discorso fatto di pause e affondi. Non ha dato importanza al fatto che fossero le parole dei pazzi, al contrario, e proprio per questo, le ha tessute su un lenzuolo vasto, prodigioso, inanellandole ed esponendole al sole.
E così, a vederlo, il lenzuolo di Anna – steso su un filo dritto, tenuto da pinze e lasciato asciugare – si gonfia di vento. Un vento turbinoso e arricciante, che a ogni sboffo fa riemergere qualche parola, le strappa la sua vera voce, gemendo e ululando di stupore.
Certo, il vento che può smuovere un simile lenzuolo,  non sarà mai un vento disciplinato. Piuttosto, un vento traverso, che entra di sbieco, valicando le consuete regole di gravità. Un vento un po’ scomposto, insomma, come scomposte sembrano essere le vite che contiene. E che invece rivela, proprio nelle crepe di quelle vite, proprio nella loro imperfezione, una assordante libertà.
E “Vento traverso”si chiama infatti l’ultimo libro di Anna Pavone, edizioni “Le farfalle”, un testo che raccoglie le frasi pronunziate dai “matti”, da coloro che in apparenza non sono adatti a vivere la realtà. E che, invece, a giudicare dalle loro parole, della realtà hanno compreso a tal punto, da non poter fare altro che allontanarsi da chi, come noi, non l’ha mai veramente capita.
Intervallato dai disegni infilzanti, meravigliosi, di Bruno Caruso, “Vento traverso” dipinge un mondo al contrario, dove la vera saggezza è in bocca agli ultimi, ai dimenticati, agli emarginati.

Anna, ti chiedo quindi, raccontami come nasce questo libro. Leggi tutto…

GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA 2017


21 marzo 2017 – In occasione della GIORNATA MONDIALE DELLA POESIA, pubblichiamo il testo del messaggio del Direttore Generale dellUNESCO, Irina Bokova (tradotto in italiano e nella versione originale in lingua inglese). Qui trovate l’elenco dei poeti celebrati dall’Unesco nel 2017.

 

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Ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Poesia nel primo giorno di primavera. Istituita dall’UNESCO in quanto si riconosce all’espressione poetica un ruolo privilegiato della promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace.

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di Irina Bokova

Non abbiamo ali che possano sorvolare,
ma abbiamo piedi per salire e possiamo scalare,
a piccoli gradi, sempre di più,
le nuvolose vette del nostro tempo.

Nel tempo in cui le sfide che dobbiamo affrontare – dal cambiamento climatico alla disuguaglianza, dalla povertà all’estremismo violento – sembrano così impervie, le parole del poeta Henry Wadsworth Longfellow ci dànno speranza.

Incentrata sulle parole, colorata con immagini, levigata con il giusto metro, la poesia ha un potere unico. Il potere di scuoterci dalla vita di tutti i giorni e di ricordarci dell’esistenza della bellezza che ci circonda e della resistenza dello spirito umano.

La poesia è una finestra mozzafiato sulla diversità del genere umano. La lista rappresentativa UNESCO del patrimonio culturale immateriale dell’umanità comprende decine di forme di espressione orale e di poesia: dai duelli di poesia Tsiattista di Cipro alla poesia cantata del Ca Tru in Vietnam, alla tradizionale poesia cantata beduina Al-Taghrooda dell’Oman e degli Emirati Arabi Uniti. Vecchia come il linguaggio stesso, la poesia resta più vitale che mai, in un periodo di turbolenza, come fonte di speranza, come un modo per condividere ciò che significa vivere in questo mondo.

Il poeta Pablo Neruda ha scritto, “la poesia è un atto di pace.” La poesia è unica nella sua capacità di parlare attraverso il tempo, lo spazio e la cultura, per raggiungere direttamente il cuore delle persone in tutto il mondo. Si tratta di una fonte necessaria per alimentare dialogo e comprensione – per sfidare l’ingiustizia e favorire la libertà. Nel suo ruolo di nuovo Ambasciatore dell’UNESCO per la libertà artistica e la creatività, Deeyah Khan, ha detto che, tutta l’arte, tra cui la poesia, “ha la straordinaria capacità di esprimere resistenza e ribellione, protesta e speranza”.

La poesia non è un lusso.
Alberga nel cuore di tutti noi, uomini e donne, che vivono insieme oggi, attingendo al patrimonio delle generazioni passate, custodi del mondo per i nostri figli e nipoti.

Celebrando la poesia oggi, celebriamo la nostra capacità di unirci, in uno spirito di solidarietà, per scalare “le nuvolose vette del nostro tempo“. È ciò di cui abbiamo bisogno per portare avanti l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, per attuare l’Accordo sul Clima di Parigi, per garantire che nessuna donna e nessun uomo venga lasciato alle nostre spalle.
(Irina Bokova)

 

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di Irina Bokova Leggi tutto…

OMAGGIO A DEREK WALCOTT

Ricordiamo DEREK WALCOTT (Castries, 23 gennaio 1930 – Cap Estate, 17 marzo 2017) poeta e scrittore santaluciano, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1992, scomparso il 17 marzo scorso.

Precocemente interessato alla poesia e al teatro, Derek Walcott, già a quattordici anni pubblica i primi versi su un periodico locale. Studia alla University of the West Indies a Kingston, in Giamaica, per poi trasferirsi a Trinidad, dove svolge l’attività di critico e nel 1959 fonda il Trinidad theatre workshop, che dà continuità alla sua passione per la scena e lo porta a scrivere negli anni decine di drammi, fra i quali nel 1958 Ti-Jean and his brothers e nel 1967 Dream on Monkey Mountain (trad. it. 1993), fino al recente Moon-child (2011). Insegna dal 1981 al 2007 Boston University, dove stringe amicizia con J. Brodskij e S. Heaney. La produzione poetica giovanile, compresa nel volume In a green night. Poems 1948-1960 (1962), lo impone all’attenzione dei lettori ed è seguita da diverse nuove opere riunite poi in Collected poems 1948-1984 (1986), dai quali è tratta la prima selezione italiana, Mappa del nuovo mondo (1987). Nel poema in terzine Omeros (1990; trad. it. 2003) rilegge epicamente la storia e la natura delle sue isole caraibiche grazie a una lingua inglese ricca e luminosa.

Nel 1992 gli è conferito il premio Nobel per la letteratura.

Fra le opere poetiche più recenti spiccano: The Bounty (1997; trad. it. Prima luce, 2001), Tiepolo’s hound (2000; trad. it. 2005) che include anche i suoi acquerelli, e White egrets (2010), che si aggiudica il T. S. Eliot prize. Il volume Isole. Poesie scelte 1948-2004 (2009) consente un’ampia visuale sull’opera di un autore che, calandosi nella ‘periferia’ dei Caraibi, ha saputo diventare un maestro riconosciuto della poesia mondiale.

Tra le opere più recenti ricordiamo anche: La voce del crepuscolo (2013), Egrette bianche (2015).

(Fonte: enciclopedia Treccani)

In Italia, i libri di Derek Walcott sono pubblicati da Adelphi: i titoli del catalogo Adelphi sono disponibili qui

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Di seguito, il poeta legge alcuni suoi versi… Leggi tutto…

IL FIORE INVERSO di Lello Voce e Frank Nemola

Lello Voce e Frank Nemola, Il fiore inversoIL FIORE INVERSO di Lello Voce e Frank Nemola (Squilibri edizioni) – Intervista a Lello Voce

di Massimo Maugeri

Poesia e musica tornano nella nuova opera firmata dalla coppia poetico-musicale Lello Voce e Frank Nemola. Il volume con Cd, vincitore del Premio Nazionale Elio Pagliarani, si intitola “Il fiore inverso” ed è pubblicato da squi[Libri] edizioni. Sono tanti gli artisti coinvolti in questo progetto:  Paolo Fresu (alla tromba), Dario Comuzzi (alla chitarra elettrica), Simone Zanchini (alla fisarmonica), Eva Sola (al violoncello), il rap di Kento, Luca Sanzò (alla viola), Adele Pardi (al violoncello)… senza dimenticare i ritratti frutto della matita di Claudio Calia.

Ne discuto qui di seguito con Lello Voce…

Caro Lello, partiamo proprio dal titolo: “Il fiore inverso”. Come accennavo in premessa è un titolo molto evocativo. Cosa puoi dirci in merito alla sua scelta?
Risultati immagini per lello voceIl titolo è una citazione dai primi versi di una celeberrima Canso del trovatore Raimbaut D’Aurenga, caposcuola del œ: «ar resplan la flors enversa», qui risplende il fiore inverso, ed il fiore inverso è la poesia, l’unico fiore a sbocciare con le radici rivolte verso il cielo. Il titolo, dunque, da una parte allude ai padri indiscussi della poesia con musica (spoken music, come si dice adesso) e cioè i trovatori provenzali, da cui sono nate tutte le tradizioni poetiche romanze, dall’altro è un’allusione alla capacità che ha la poesia di ‘ribaltare’ la percezione corrente della realtà attraverso l’opacità del linguaggio e le enormi potenziali di senso che in esso sono custodite e che attendono solo che il poeta le scopra. Quindi vuole sottolineare come la poesia sia stata, sostanzialmente resti e sempre più tornerà ad essere un’arte orale, che con la letteratura propriamente detta ha poco a che vedere, e che questa scelta di comporre poesia ‘temperata’ con musica non ha nulla di avanguardistico, anzi è profondamente, direi ‘radicalmente’, connessa con la tradizione. Ma rispettare, ammirare una tradizione non vuol dire farsene epigoni, piuttosto tradirla, rinnovandola, trasportarla in un altrove dove la sua voce ricominci a risuonare potente, ma con accenti e parole nuove. Questa nuova capacità di farsi voce, e voce viva, le dà nuova energia nel ribaltare il linguaggio, nel costringerlo a cederci nuove porzioni di senso, nel tenerlo allenato al presente. Non si possono sognare sogni nuovi con parole vecchie. La poesia sta là apposta.

Parlaci del tuo rapporto artistico con Frank Nemola. Quando vi siete incontrati la prima volta? E cos’è, più di ogni altra cosa, che vi lega artisticamente? Leggi tutto…

ULISSE SONO IO di Gabriella Rossitto

Ulisse sono ioPubblichiamo la Prefazione della silloge ULISSE SONO IO di Gabriella Rossitto (Akkuaria).

A seguire, alcune poesie selezionate dalla silloge

“Il più difficile è vedere di che si tratta” scrive Valéry (Monsieur Teste) e ciò si adatta perfettamente alla  scrittura di G. che non è di immediata decodificazione, sostanziata  com’è da un non detto sottostante la linearità dell’enunciato.
Tema esterno della silloge è il nostos di Ulisse, ricostruito attraverso le esperienze sofferte delle donne incontrate dall’eroe: fin dai primi versi però si avverte la prevalenza della sfera affettiva, oscillante tra desiderio e rimpianto, su quella narrativa.
Per G. scrivere è cercare la propria metafora, che si attua attraverso un sistema di personaggi,  che altro non sono che il traslato di se stessa.
I protagonisti del testo, persa la loro classicità (da qui la richiesta di perdono a Omero!), sono transitati nel vissuto quotidiano dell’autrice, che li ha trasformati nel suo doppio, in un continuo rincorrersi, in cui ognuno vuole affermare la propria unicità, ma poi si ritrova a non avere più consistenza, se non nella dimensione altra in cui l’autrice lo ha voluto ingabbiare.
Calipso, Circe, Penelope e lo stesso Ulisse, sospesi come in un crinale di evanescenza psicologico-esistenziale, sono diventati epifania della condizione moderna che vive straniata  tra realtà e desiderio di superamento della miserevole banalità in cui l’uomo è incastrato.
In un contesto storico e umano deludente, la scrittura diventa allora il punto di fuga eroica, l’unica  sehnsucht capace di offrire salvezza e prospettive di vita: Leggi tutto…