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Archive for the ‘Recensioni e segnalazioni’ Category

POTREBBE TRATTARSI DI ALI di Emilia Bersabea Cirillo (recensione)

https://www.liguana.it/image1200/_850POTREBBE TRATTARSI DI ALI di Emilia Bersabea Cirillo (L’Iguana editrice)

di Francesca G. Marone

Corpi di donne. Donne nei corpi, racchiuse in bozzoli che non si schiudono. Aspettano di spiccare il volo, attendono che la trasformazione appena accennata si compia per diventare finalmente altro da sé. Nelle sette storie di Emilia B. Cirillo si tocca con mano il disagio di ogni protagonista, si sente la pelle di ogni donna sotto le dita, una pelle ruvida increspata come se fosse grattata dal vento di una vita che tutto scompiglia. Sette racconti legati fra loro dal filo sottile dei corpi che parlano, ci dicono qualcosa di disturbante ma di necessario per lasciarci andare alla vita. Il corpo femminile è tema centrale  a partire dall’immagine raffigurata sulla copertina del libro: la Venere di Milo riveduta e corretta con alcune aggiunte. Protesi, pezzi, ali. Particolari che rimandano ad un assemblaggio di elementi atti a costruire nuove figure. Ma prima di costruire forse è necessario decostruire, buttare giù con una deflagrazione interna tutto ciò che non ci appartiene veramente ma che i ruoli ci hanno cucito addosso. Ne sappiamo bene noi donne di quella seconda pelle che la vita ci confeziona, vestiti che spesso non abbiamo scelto da noi, che non ci piacciono affatto, che ci soffocano la voce, che ci intralciano il passo. Conosciamo bene la vivisezione a cui è sottoposto il nostro corpo, celebrato sull’altare della bellezza, sacrificato per il piacere altrui, mortificato da imposizioni dettate da noi stesse, giudicato e soppesato come carne al macello nel mercato degli sguardi. Leggi tutto…

GIUSEPPE BONAVIRI E LE NOVELLE SARACENE

GIUSEPPE BONAVIRI E LE NOVELLE SARACENE di Maria Valeria Sanfilippo (Aracne)

Venerdì 7 luglio, a Catania, alle 17, all’Ursino Recupero (via Biblioteca 13), avrà luogo la presentazione del volume “Giuseppe Bonaviri e le Novelle saracene” (ed. Aracne) di Maria Valeria Sanfilippo. Saluti introduttivi di Rita Angela Carbonaro. Intervengono: Rosaria Sardo e Sergio Sciacca. Coordina Sarah Zappulla Muscarà. Letture a cura di Agostino Zumbo. Incontro promosso dalle Biblioteche Riunite “Civica” e “Ursino Recupero” in collaborazione con l’Università degli Studi di Catania, l’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano e il Kiwanis Club Absolute Catania -Terra dei Ciclopi.

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Edito per i tipi di Aracne, con una intrigante prefazione a firma Sarah Zappulla Muscarà e in copertina un dipinto di Antonino Cammarata, il volume analizza la ricca e multiforme produzione di Giuseppe Bonaviri, alla luce di una bibliografia corposa e aggiornata. Ne scaturisce un panorama critico-letterario, arricchito di indagini intra e inter-testuali, lettere inedite, interviste all’autore, materiale documentario di vario genere.
Una messa a fuoco delle Novelle saracene in un quadro di consonanze e diversità socio-linguistiche con altri autori: da Propp a Calvino, da Andersen a Capuana, a Rodari sino a Walt Disney. Riaffiorano altresì le atmosfere ricreate da quelle novellatrici popolari che, vissute tra Otto e Novecento, seppero accompagnare alla parola l’impareggiabile rituale del gesto e la melodia del canto, inverando inaspettate risorse interculturali e multietniche.
Per tale ragione il volume s’impone all’attenzione del lettore comune come pure degli addetti ai lavori, tra gli altri storici, filologi, linguisti, musicologi.
Un’occasione per conoscere più a fondo Bonaviri, più volte nella rosa dei candidati al Premio Nobel, tra i più rappresentativi autori nel panorama non soltanto nazionale del secondo Novecento. Autore di una prolifica ed eterogenea produzione (che spazia dalla narrativa, alla poesia, dalla saggistica al teatro), tradotto in numerose lingue europee ed extraeuropee (persino in arabo e in cinese). Ritenuto dalla critica degno di occupare un posto autonomo ed originale accanto a fuoriclasse della statura di Verga, Pirandello, Sciascia, come pure Marquez e Lorca, per fare solo qualche nome. Leggi tutto…

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (recensione)

SE MI TORNASSI QUESTA SERA ACCANTO di Carmen Pellegrino (Giunti)

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[ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm” dove Carmen Pellegrino conversa con Massimo Maugeri su “Se mi tornassi questa sera accanto”]

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di Simona Lo Iacono

Un altro giorno senza Lulù, pensa Giosuè Pindari mentre firma l’ultima lettera e l’affida al fiume. Un altro giorno speso a scrutarne l’arrivo, a raccogliere le parole, a prendersi cura di Nora, svagata e divertita.
Ha fatto tutto come dev’essere quando si aspetta qualcuno, Giosuè.
Ha dato alla casa un aspetto più ridente, e accanto alle finestre che le conferivano un’aria stanca – quasi due occhi mesti e in giù – ha disegnato con le tegole uno sguardo fiducioso e senza malinconie.
Ha coltivato la terra con accondiscendenza, ignorando le pale eoliche che l’hanno invasa, saggiandone le zolle tenere o ruvide, preparandole all’arrivo di lei.
Ha fatto indossare a Nora un abito della festa, con amore le ha pettinato i capelli, ha raccolto i suoi mormorii, accontentandosi di sguardi trasognati e felici.
Ma Lulù non è ancora tornata.
Richiamare i figli dalla loro fuga è un’impresa che riesce solo a Dio. Solo Lui è capace di trasformare la paura in verità, la prepotenza in attesa, e padri ingombranti in uomini con le mani vuote.
Ma per Giosuè Pindari è molto più difficile, e così scrive, appallottola la carta e la chiude nella bottiglia. Con un gesto propiziatorio la affida al fiume, perché il fiume, come Dio, sa sempre dove andare.
E infatti va, il fiume. Supera sassi, sporgenze, gomiti. E’ sapiente, ha imparato a prendere la forma delle cose, ad adattarsi alla terra. Forse per questo Giosuè l’ha sempre chiamato “fiumeterra”, e forse per questo Lulù ha sempre visto nell’acqua un’appartenenza. Leggi tutto…

UN MONDO DA BUTTARE di Ausilio Bertoli (recensione)

UN MONDO DA BUTTARE di Ausilio Bertoli (Italic & Pequod)

170 pagg., 15 euro. Postfazione di Michele Monina

di Isabella Pavin

Immigrato dalle Marche, Stefano Vitti, quarantenne pubblicitario laureato in scienze sociologiche, protagonista e voce narrante del romanzo, cerca inizialmente rifugio e ispirazione nel vicentino, in una cascina di famiglia dove sarà vittima, suo malgrado, del martirizzante abbaiare dei pittbull del vicino. È però nel quartiere Arcella, periferia di Padova, dove andrà successivamente a vivere, che s’intrecceranno le vicende dei protagonisti e si srotolerà la vita di Stefano, immerso in una società che enfatizza il “fisico” sullo “spirituale” mascherandone l’evidente dualismo, un mondo in cui si cerca insistentemente di coniugare gusto estetico e tornaconto economico, sottostando a quel paradigma per cui è valido ciò che appare gradevole ai sensi e che s’abbina con il denaro. O, per dirla usando le parole di Katrina, un mondo in cui «contano solamente certe doti fisiche e la fortuna». Stefano è uno di quelli che bada soprattutto ai sentimenti, scruta nell’anima delle persone cercando affetto e rifuggendo dalle bieche passioni animalesche. In una società quasi plumbea, in cui s’inseguono il mito della bellezza e i sogni di successo, il protagonista sembra alla ricerca della chiave di volta per scardinare e frantumare questo archetipo, alla ricerca quasi catartica di un’amicizia, di un amore ma anche di cose più materiali e genuine come un calice di Prosecco o un buon piatto della cucina veneta. Leggi tutto…

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi (recensione)

CATERINA DELLA NOTTE di Sabina Minardi (Piemme)

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di Simona Lo Iacono

È notte.
L’aria di Siena è pregna degli odori delle locande. I barbagli di qualche lume arrivano anche dallo Spedale. Ed è qui, sul piano ruvido di una cella, che una donna comincia a scrivere la propria storia.
Glielo ha comandato Caterina, Caterina la Santa, la preferita del Signore. Perciò oggi, 29 aprile 1380, Giovanna da Fontebranda obbedisce al comando e scrive.
Ha mani tremanti, Giovanna. E la carta pare non contenere lo sguazzo dell’inchiostro e le curve delle vocali. Ma soprattutto, lo spazio è sempre troppo angusto, per tutte le memorie  che la assalgono, la marcia all’indietro, il passo del tempo cadenzato sui ricordi.
E i ricordi, poi.
Quanti.
Qualche secolo dopo, a Londra, una donna – Catherine – rientra a casa, al numero 2 di Redcliffe Square. L’appartamento è grande, fin troppo grande per lei e suo padre. Ed è moderno, a differenza del Santa Maria alla Scala, dove  Caterina ha vissuto e pregato.
Lì, si alternano infatti mantellate silenziose e penitenti; balie dai seni gonfi di latte per i “gettatelli”; mendicanti in cerca di cibo; appestati da soccorrere per una morte dignitosa.
Qui, invece, le stanze sono moderne e segnate dal passaggio di Catherine: gli abiti lasciati in disordine per rimarcare gli spazi; le lenzuola attorcigliate sui bordi del letto; l’odore di doccia e bagno schiuma, che ancora esala nell’aria un sentore di spezie, di agrumi.
Eppure, nonostante la diversità di luoghi e di tempi, queste due donne – Catherine e Giovanna – si somigliano.
Non fisicamente, ché l’una – Giovanna – ha sempre vissuto inguainata dal mantello nero della Scala,  e non ha mai ceduto a civetterie o ad abiti mondani. E nemmeno interiormente, dato che Catherine ha girato il mondo e lavora come giornalista, mentre l’altra non è mai uscita dalle mura in cui è stata reclusa sin da bambina.
Piuttosto è uguale una mancanza. Leggi tutto…

MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano

MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano (NN editore)

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Il romanzo sarà presentato mercoledì 31 maggio, h. 17:00, nell’ambito del Maggio dei Libri a Catania – c/o Biblioteca della “Città Metropolitana” di Catania (Via Prefettura N° 24 – Catania).
Con Alessandro Garigliano e Antonio Di Grado – Coordina Giuseppe Raniolo

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Recensione e intervista a cura di Eliana Camaioni

Quando ho letto il titolo “Mia figlia, don Chisciotte” ho pensato al mito del buon selvaggio di Rousseau. Mi sono cioè domandata se l’incoscienza spontanea e non inquinata, tipica dei bambini, potesse essere il punto di contatto fra una figlia e lo spirito dell’hidalgo più famoso della letteratura. E pagina dopo pagina, Alessandro Garigliano con questo suo saggio-romanzo (per i tipi di NNE, 2017) accompagna per mano il lettore a rileggere l’opera di Cervantes da un punto di vista inusuale: quello di un padre-scudiero innamorato della sua bambina-cavaliere errante.
Il protagonista si presenta sin dall’incipit in abito scuro, quel look che adotta come maschera e alter ego: finge di essere docente universitario, vuole mostrarsi così alla figlia perché come padre vuole essere impeccabile, dare a lei di sé un’immagine incrollabile: la figlia non deve pensare che suo padre, come la maggior parte dei suoi coetanei ‘tira a campare’. Anch’io ho figli, e mentre leggevo, inesorabilmente tutto andava a rimbalzare sull’esperienza mia di madre: quest’idea di dover apparire agli occhi dei figli credo sia il cruccio di ogni genitore. Ogni genitore che sente il dovere di dare un’immagine coerente e ‘giusta’ di sé, trovare quel punto di equilibrio instabile: essere impeccabile ma mettersi a gattoni a giocare, essere autorevole ma non autoritario, amichevole ma non amico. In queste dicotomie lascio la parola all’autore, in modo che ci dica qual è il rapporto fra il padre e la figlia del romanzo: come nasce l’idea di accostare Il Don Chisciotte ad una figlia? Leggi tutto…

I PIRANDELLO al Salone del Libro di Torino

A 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello (Girgenti, 28 giugno 1867 – Roma, 10 dicembre 1936) esce il volume “I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini”  (La nave di Teseo) – a cura di Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla

Il volume è stato presentato al Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato 20 maggio, alle ore 12, presso lo Stand della Regione Siciliana (Pad. 1, Stand B 61). Sono intervenuti: Mario Andreose (Presidente de La nave di Teseo), Naglaa Waly (scrittrice, traduttrice, Università di Torino) e i curatori.

Per gentile concessione dei curatori e dell’editore, in coda al post pubblichiamo, in esclusiva, una foto della famiglia Pirandello e una foto di Luigi Pirandello firmata da Mario Nunes Vais (entrambe le foto sono tratte dal volume)

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Un fascinoso romanzo fotografico, un raro affresco di storia intellettuale e di “documenti umani” che ci restituiscono il colore del tempo di derobertiana memoria “I Pirandello. La famiglia e l’epoca per immagini”, curato da Sarah Zappulla Muscarà e Enzo Zappulla. Nel centocinquantesimo anniversario della nascita dello scrittore agrigentino, il corposo volume (ben 640 le foto) è stato presentato al Salone Internazionale del libro di Torino, nello stand della Regione Siciliana, dal direttore Gaetano Pennino, da Mario Andreose, presidente, e da Elisabetta Sgarbi, direttore generale della casa editrice La nave di Teseo, cui si deve la raffinata pubblicazione, col patrocinio del Comune di Noto e del suo Sindaco Corrado Bonfanti, e da Naglaa Waly, italianista dell’Università del Cairo, a cui è stato conferito dal Ministero per i Beni culturali il premio alla carriera per la traduzione (fra gli autori tradotti Stefano Pirandello, figlio primogenito di Luigi). Quant’altri mai mezzo rivelatore e linguaggio privilegiato le splendide foto consentono di ripercorrere il ricco itinerario esistenziale e artistico del protagonista principe, Luigi Pirandello, e con lui dell’intera famiglia, una delle più difficili e tormentate del panorama culturale tra Otto e Novecento. Quella agrigentina d’origine, la moglie Antonietta Portolano, afflitta da turbe psichiche, i figli, Stefano, anch’egli autore di rilievo, Fausto, destinato a divenire uno dei più grandi pittori della Scuola Romana, Lietta. E i tanti amici scrittori (Martoglio, Rosso di San Secondo, Alvaro, Bontempelli), attori (Musco, Ruggeri, Mosjoukine, Moisse), registi (Righelli, Blasetti, L’Herbier, Chenal, Pitoëff, Reinhardt), politici (Mussolini, Pavolini, Balbo), e ancora personalità fra le più incisive dell’epoca (Marconi, Einstein, Disney, Gershwin). Leggi tutto…