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Archive for the ‘Recensioni e segnalazioni’ Category

LE LUNGHE NOTTI di Domenico Trischitta (recensione)

le-lunghe-notti-domenico-trischittaLE LUNGHE NOTTI  di Domenico Trischitta (Avagliano)

di Alessandro Russo

Mi piace molto e mi somiglia a una piccola opera d’arte l’ultima fatica di Domenico Trischitta, Le lunghe notti“, €14, pp. 150, Avagliano Ed. Mi piace molto questo scrittore che, tra paure e frustrazioni, rivela le sue ossessioni creative: Trischitta  è uno che ci sa fare e  nulla lascia al caso. Dapprima si mette a nudo, dopo un po’ veste i panni d’un eccellente maître, quindi si tramuta in abile scultore. Infine ecco un illuminato cantore di puttane,  barboni e miserabili preti attratti da ragazzini. Luoghi tenebrosi, esistenze bruciate e scrittura minimalista: questi gli elementi adoperati con astuta maestria dall’autore catanese per sedurre il lettore senza mai abbandonarlo. Egli racconta ciò che vede, coglie di sorpresa e commuove in modo autentico. Puntando il dito su miraggi di libertà, scrive di sesso e di morte; sullo sfondo intanto dipinge Catania, una città che sanguina e rimane perennemente uguale a sè stessa. Leggi tutto…

LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (presentazione ed estratto)

Pubblichiamo una presentazione e un estratto del romanzo LA MALINCONIA DEI CRUSICH di Gianfranco Calligarich (Bompiani)

La storia di un uomo che cerca di avere un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrendo il Sud d’Italia e poi un altro Sud, quello dell’America.

Una storia vera. Una storia di padri e figli che è insieme un’epica saga familiare e un romanzo storico del nostro tempo, narrata con una lingua lucida e travolgente.

Quella dei Crusich è la storia vera di una numerosa famiglia vissuta lungo l’intero arco del secolo scorso con due guerre mondiali, rivoluzioni, guerre civili e altri sconvolgenti avvenimenti sotto i cicli della luna a fare puntuale compagnia alla terra ruotante solitaria nell’universo. Tutti i Crusich vivono nell’ombra di una tenace malinconia, una sorta di ineluttabile preventiva nostalgia della vita che rende le loro esistenze particolarmente avventurose e intense. Ombra che spinge il capostipite a navigare per i mari nella vana ricerca di un introvabile altrove per approdare all’inizio del Novecento a Corfù, dove metterà al mondo sei figli. Li seguiremo, soli o con le famiglie, in Italia durante l’acclamata nascita del fascismo, in Africa durante la fondazione di un breve e fragile Impero, in storiche battaglie su aspre montagne abissine, in campi di concentramento per lunghe prigionie sotto il sole dei deserti egiziani.
E poi di nuovo in Italia, a Milano, durante la faticosa ricostruzione della città uscita dalle macerie del secondo Grande Massacro Mondiale, a Roma nei movimentati, futili anni della Dolce Vita, in Sudamerica in cerca di vagheggiate fortune.
Fino all’ultimo dei Crusich che si imbarcherà a sua volta per una navigazione solitaria lungo le coste della terraferma, i soli luoghi dove forse poter trovare, protetti dal mare e dalla luna, la perduta bellezza del mondo.

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La luna sull’acqua, la notte, e uno sguardo di malinconia che spazia sul mondo, la nostalgia per qualcosa che forse è stato perduto o forse non si raggiungerà mai. È il bagaglio che porta con sé Luigi Crusich, partito da Trieste per approdare a Corfù dove mette al mondo sei figli. Il primogenito, Agostino, sarà destinato alla luce dell’Africa e poi alla Milano fervente della ricostruzione; toccherà al figlio Gino Crusich (scritto tutto attaccato) cercare un altro sguardo sul mondo attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica, percorrere il Sud d’Italia e poi toccare un altro Sud, quello dell’America. Infine l’eredità della malinconia toccherà a Uberto Crusich, veterinario sul Lago Maggiore.

[Leggi l’approfondimento di Angelo Guglielmi su “La Stampa”].

 

Pubblichiamo, di seguito, le prime pagine del libro. Leggi tutto…

MALANOTTE di Marilina Giaquinta

Pubblichiamo la postfazione della raccolta di racconti MALANOTTE di Marilina Giaquinta (Coazinzola Press) firmata dal critico letterario Giuseppe Giglio

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Ho bisogno d’amore, amore, amore.

Giacomo Leopardi

Restano un preciso tono, una ben definita cadenza, una volta chiuso Malanotte. Resta cioè quella peculiare filigrana musicale che innerva questi racconti di Marilina Giaquinta: che qui si dimostra instancabile e sciamanica inventrice di parole per cantare la vita. E non a caso dico dell’invenzione e del canto. Perché la Giaquinta inventa parole nuove, specialmente ritessendo con felicità e leggerezza il lessico del dialetto siciliano, o rimettendolo in musica, per così dire: «Devo andarmene. Non ci sono finestre. Non ci sono odori. Solo buio. Buio stritto, buio mussuto, buio sconchiuduto, buio inaciduto, buio ammutoluto, buio inzallanuto, buio insalsato, buio accaniato, buio incalcato, buio spicato, buio arruzzolato, buio arrimbombato, buio inchiummato. Buio. Solo buio. Come ho fatto a entrare? Come ci sono arrivata? Dove sono? Forse è un sogno…», si legge ascoltando, o si ascolta leggendo, in Sogno, uno dei racconti più dolorosamente carichi di senso; senza trascurare, siamo ancora sul piano dell’invenzione linguistica, gli innesti stranieri, o gli esempi letterari della tradizione, lungo la feconda verticalità della nostra lingua. Quanto al canto, la Giaquinta (che è anche una poetessa, una narratrice in versi: diretti, onesti, vicini cioè agli uomini ed alle cose) sembra sgranare queste sue storie sulla scia degli antichi aedi: con quella loro essenzialità, con quella loro musicalità che la luce e il lutto di tanta umanità sempre riconsegnano. Di un’umanità più reale, più vera – nella finzione letteraria – di quanta nella realtà spesso non si scorga. Resta questa filigrana, dunque, intessuta di parole e di canto: forse la tara più curiosa, più ardita, di Malanotte. Leggi tutto…

L’OPERA-OROLOGIO di Maria Antonietta Ferraloro (una recensione)

L'opera orologio - Saggi sul Gattopardo“L’OPERA-OROLOGIO. Saggi sul Gattopardo” di Maria Antonietta Ferraloro (Pacini editore)

“Ceci n’est pas une critique”

di Marilina Giaquinta

Maria Antonietta ha gli occhi neri, profondi come il pozzo quando ci cali il secchio e la corda non ci basta mai, ci ha gli occhi di pece come la notte quando il cielo non si vuole addrumare di stelle per indurci a scaminare e sfrocoliare i pensieri e cercare la luce di dentro e non fuori di noi. Maria Antonietta sorride come l’acqua che piove dal cielo così fitta che alla fine se la guardi si infila negli occhi e sembra che ti sta piangendo. Maria Antonietta assomiglia tanto al suo Principe di Lampedusa, isola nell’isola, terra unghiuta che arratta lu cori di quelli che vengono sputati dal mare. A me piace studiare, stare tra i libri, anche a lui, meglio che tra le persone, che quelle si arricordano di te solo quando sei bellochemorto e non puoi più parlare. Scriveva sai? anche all’amore scriveva centinaia di lettere, scriveva lontano e amava e viveva nella scrittura. Leggi tutto…

SOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (recensione)

solo-se-ce-la-lunaSOLO SE C’È LA LUNA di Silvana Grasso (Marsilio)

di Lorenzo Marotta

Un romanzo potente “Solo se c’è la Luna“, Marsilio Editore 2016, come potente è lo stile della scrittrice che ha il dono del ritmo narrativo, l’estro immaginifico del forte, del sanguigno, dove la parola vibra, si contorce, si placa a seconda del flusso del pensiero e del cuore che Silvana Grasso vi trasferisce. La storia apparentemente è semplice, essenziale. Un emigrato siciliano che ritorna nella sua terra completamente americanizzato con il pallino del bisinès. A questo con lucido cinismo consacra ogni cosa: affetti, sentimenti, la stessa malattia della figlia, Luna, nata per sbaglio da Gelsomina, una ragazza sconclusionata, che amava crearsi il suo mondo lavorando con un coltellino pezzi di legno e di sughero ricavandone volti bellissimi di cui innamorarsi. «Una volta finito, bellissimo lì davanti a lei, proprio nelle sue stesse mani, se l’era baciato tanto il suo Toni, da procurarsi lividi enormi sulle labbra: Piccole conche di sangue quagliato, stimmate per come furiosamente se l’era sbattuto sulla bocca, il suo Toni di legno, a rischio anche di rompercisi i denti, nell’illusione della carne, nell’illusione della lingua, nell’illusione di scoprire, infine, che fosse proprio un uomo»(pag. 10). Leggi tutto…

LUIS SEPÚLVEDA e le bussole: Il vecchio che leggeva romanzi d’amore

sepulveda-bussole-1IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE di Luis Sepúlveda

Il mese scorso ci siamo occupati del nuovo ottimo romanzo di Luis Sepúlveda, intitolato “La fine della storia” (Guanda, traduzione di Ilide Carmignani). Oggi puntiamo la nostra attenzione su un romanzo breve dello scrittore cileno dal titolo molto dolce e evocativo: “Il vecchio che leggeva romanzi d’amore“, pubblicato anche questo da Guanda (con traduzione di Ilide Carmignani).

La storia è incentrata sulla figura di Antonio José Bolivar, un vecchio che vive ai margini della foresta amazzonica equadoriana. Giunto ai confini della propria esistenza, non rimane molto ad Antonio. Tiene sempre con sé la fotografia sbiadita di sua moglie, convive con i ricordi di un’esperienza, finita male, di colono bianco. E poi ci sono alcuni romanzi d’amore che legge e rilegge nella solitudine della sua capanna sulla riva del grande fiume. Ma nella sua mente, nel suo corpo e nel suo cuore è custodito un tesoro inesauribile, che gli viene dall’aver vissuto “dentro” la grande foresta, insieme agli indios shuar: una sapienza particolare, un accordo intimo con i ritmi e i segreti della natura che nessuno dei famelici gringos saprà mai capire.

Guanda ha pubblicato il romanzo nella graziosa collana “Le bussole“, i cui libri si tengono letteralmente in un palmo di mano. Libri da portare con sé in tasca, o nell’angolo di una borsa; pronti per essere gustati in ogni occasione. Insomma, un ottimo compromesso tra il classico – e un po’ ingombrante – libro cartaceo e l’ultraleggero ebook.

 

Sepúlveda ha dedicato il romanzo all’amico Chico Mendes, come evidenziato nell’immagine in basso. Leggi tutto…

PIOGGIA E SETTEMBRE di Orazio Caruso (recensione e intervista)

PIOGGIA E SETTEMBRE di Orazio Caruso (Algra editore)

Orazio Caruso insegna Lettere nelle scuole medie superiori, cura gli allestimenti teatrali del suo liceo e si occupa di poesia, critica letteraria ed editoria. Ha pubblicato i romanzi: Sezione Aurea, 2006; Comici Randagi, 2012 (selezionato al Premio Brancati-Zafferana) e Finisterre, 2015 (Premio “Più a sud di Tunisi” Portopalo di Capo Passero). Il suo nuovo romanzo si intitola “Pioggia e settembre” ed è pubblicato dall’editore Algra (in copertina un’illustrazione di Alessio Grillo).

Di seguito, una bella recensione firmata da Giovanna Caggegi e una mia intervista all’autore.

Massimo Maugeri

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recensione di Giovanna Caggegi

L’ultimo romanzo di Orazio Caruso, Pioggia e settembre (Algra editore), si offre come una materia incandescente per la ricchezza e la straordinaria sintesi dei temi e delle forme, ovvero degli aspetti stilistici, della sua ispirazione: Poesia, Filosofia, Musica, Teatro.
Suscitate dalla lettura, mi piace condividere alcune suggestioni in forma sparsa o rapsodica, pensando di assecondare lo ‘spirito’ ariostesco che impregna il romanzo, come del resto esplicita l’autore citando l’incipit dell’Orlando furioso del quale quest’anno si festeggiano i 500 anni dalla pubblicazione.
Partiamo perciò dal titolo, Pioggia e settembre (che è anche il titolo di una canzone di Maurizio La Ferla su testo dello stesso Orazio Caruso), azzardandone una interpretazione. Settembre è il mese che chiude l’estate, non è ancora la piena maturità dell’autunno, ma è un momento di preparazione al cambiamento, alla raccolta dei frutti, alla vendemmia, dunque ai bilanci, se riportato a una dimensione esistenziale. E nel romanzo i protagonisti sono trentenni chiamati a entrare nell’’età della ragione’ e a fare i conti con sé stessi innanzitutto, con le loro radici, le loro scelte, le ambizioni e il loro destino futuro.
La pioggia del titolo è poi l’elemento naturale, ma anche la cifra simbolica, che a chiusura del romanzo interviene a sciogliere la tensione del dramma e a segnare il beneaugurante passaggio lustrale a una nuova stagione della vita. Quello delle stagioni è, del resto, un luogo molto caro all’autore che ama mettere in relazione il tempo lineare della Natura con quello franto e dialettico della Storia e dell’uomo nel suo destino individuale. Leggi tutto…