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LE TERAPIE DEL DOTTOR ALE di Federico Parlato (recensione)

“Le terapie del dottor Ale” di Federico Parlato (Il Foglio Letterario)

di Giovanni Gucciardo

Si può fare letteratura facendo uso soltanto di post su Facebook, chat, sms, blog, articoli su giornali online, pagine di diari? Leggendo “Le terapie del dottor Ale” di Federico Parlato (Edizioni Il Foglio) si comprende quanto il modo di comunicare dei giovani possa scorrere sui binari della narrativa. Il libro di Parlato (un autore di 27 anni giunto alla sua terza pubblicazione) è un moderno romanzo epistolare. Le parole passano attraverso smartphone e computer dando voce a un ventaglio di personaggi diretti dal protagonista: il dottor Ale.
Ale (diminutivo di Alessandro) è un giovane livornese disoccupato che passa le giornate girando a vuoto e la notte si sbornia con gli amici. Una notte di queste, Ale e gli amici incrociano un vecchietto a spasso col cane che li apostrofa: “Siete talmente bravi a non fare niente che potreste farlo diventare un lavoro a tempo pieno!”. Ma non solo, li provoca: “Dé, ci scommetto la mia dentiera che se mettete un annuncio su internette trovate subito i clienti”. Leggi tutto…

EQUAZIONE DI UN AMORE di Simona Sparaco (a Catania – 24 maggio 2016)

equazione di un amore - catania

Martedì 24 Maggio, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Simona Sparaco presenta Equazione di un amore (Giunti Editore). Ne parla con l’autrice lo scrittore Massimo Maugeri. Letture a cura di Claudio Mazzenga.

Leggi (cliccando sul seguente link) l’Autoracconto che Simona Sparaco ha scritto per Letteratitudine

Singapore è una bolla luminosa a misura di gente privilegiata e Lea, che non indossa nemmeno un gioiello, ha lasciato Roma per vivere lì. Ha sposato un avvocato di successo che nel tempio finanziario del consumo ha trovato le sue soddisfazioni. Anche se a tratti è punta da una nota di malinconia, la ragione le dice che non avrebbe potuto fare scelta migliore: Vittorio è affidabile, ambizioso, accudente. È un uomo che prende le cose di petto e aggiusta quello che non va; come quando ha raccolto lei, sotto la pioggia, un pomeriggio londinese di tanti anni prima. Al cuore di Lea invece basta pochissimo per confondersi: l’immagine di un ragazzino introverso, curvo su una scrivania a darle ripetizioni di matematica. Si chiama Giacomo e Lea non ha mai smesso di pensare a lui. L’alunno più brillante, il professore più corteggiato, l’amante passionale, l’uomo codardo. Lea sa bene che deve stargli lontano, perché Giacomo può farle male: c’è un’ombra in lui, qualcosa che le sfugge, ma che lentamente lo divora. Quando una piccola casa editrice accoglie il romanzo che ha scritto, Lea è costretta a tornare a Roma, e ogni proposito crolla. Il passato con tutta la sua prepotenza li travolge ancora una volta, con maggior violenza e pericolo. Secondo i principi della fisica che Giacomo le ha insegnato, nulla può separare due particelle quantiche una volta che sono entrate in contatto. Saranno legate per sempre, anche se procedono su strade diverse, lontane e imprevedibili.

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Canto XXII del Purgatorio in video

Canto XXII del Purgatorio in video

Facciamo tanti in bocca al lupo ai ragazzi del Majorana di Caltagirone (amici e sostenitori di Letteratitudine) per questo video realizzato nell’ambito del premio di lettura dantesca indetto da Loescher e Accademia della Crusca. Sul video viene messo in scena il canto XXII del Purgatorio. L’obiettivo è quello di tradurre con leggerezza, nel linguaggio delle immagini, il complicato tema del rapporto tra medioevo e classicità pagana.

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I CAVALIERI CHE NON FECERO L’IMPRESA di Fabio Izzo (un estratto)

I cavalieriPubblichiamo un estratto del volume I CAVALIERI CHE NON FECERO L’IMPRESA di Fabio Izzo (Terra d’Ulivi edizioni)

A giorni di distanza dal dolore della perdita, provava così a ricordare gli ultimi momenti di vita del nonno. Buffo, pensava, solo ora aveva scoperto che non c’è un’altra parola per dire nonno. Il padre da duro può diventare morbido, innalzando la sua dolcezza, lievitando fino a papà, ma nonno no, forse perché i nonni, al contrario dei genitori che non sono infallibili, sanno solo essere dolci.
Provava così a ricordare sfogliando il dizionario dei sinonimi. Ricordava la stanza bianca, asettica, invasa da quell’odore urticante di candeggina, usata per tenere lontana la morte?
Il suo sguardo ora cadeva sulla scrivania, tra un disordine e l’altro, fissava quella bustina di Oki.
Un antidolorifico.
L’unico oggetto che gli aveva lasciato suo nonno.
Tutta la sua eredità.
-Ti servirà più di tante altre cose.
Furono queste le sue parole mentre gli consegnò la bustina nella mano, quasi come se si stessero scambiando i testimoni in questa corsa a ostacoli chiamata vita.
Cercò di ricordarsi l’ultimo elenco del nonno: Giosuè Carducci, Aleramo, Sibilla, Raffaele Ottolenghi, Luigi Tenco, Divisione Acqui, Ravizza, Francesco Della Chiesa e Ravizza.
Li recitava, per ricordarseli, come una formazione di calcio. Leggi tutto…

LA MONTAGNA DEL MITO: dal fuoco alla poesia

LA MONTAGNA DEL MITO: dal fuoco alla poesia

La mostra sarà visitabile fino al 30 marzo. Orari di apertura: Lun/Sab: 17.30-20.00. Luogo: locali della redazione di Sicilia Journal di Catania

Fuoco, poesia e mitologia, l’immensità della montagna, odori e carta, sono i protagonisti di una mostra che tenta di ricordare quanto sia importante mantenere il contatto con l’inchiostro e le vecchie abitudini, il piacere dell’attesa e la voglia di liberare la propria creatività.
Dopo il successo della scorsa iniziativa, “L’isola che non c’è a Utopia”, il 18 marzo è stata inaugurata la Mostra Internazionale di Mail Art “La montagna del mito: dal fuoco alla poesia”, nei locali della redazione di Sicilia Journal – diretto da Daniele Lo Porto – nella quale sono esposte le splendide opere degli artisti che hanno condiviso con noi la loro visione, con ogni tecnica e su ogni tipo di supporto, il concetto di “mito” legato alla figura della montagna, del fuoco e della poesia. Leggi tutto…

FLAVIO SANTI racconta LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE

FLAVIO SANTI racconta il suo romanzo LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE (Mondadori)

Flavio Santi

di Flavio Santi

Da estimatore di grappe, posso dire che La primavera tarda ad arrivare è in realtà un distillato. Sì, un distillato della raccolta di poesie in friulano Rimis te sachete (Poesie in tasca), uscita per Marsilio nel 2001. Lì c’era già tutto: la campagna, l’osteria, i microfatti di paese, la Storia, la morte. Ma visto che sono un diesel, ci ho messo i miei annetti a capirlo. Oh, nel frattempo ho fatto e soprattutto scritto molto altro, di vampiri, precari, supereroi, cloni, moto Guzzi; ho avuto l’onore di tradurre Balzac, Fitzgerald, Melville. Ma intanto, sotto cute, o meglio fra le pieghe del mio cervello e del mio cuore, fermentava il distillato… Finché, uscendo da un folle progetto che mi aveva ossessionato per anni (dal quale ho capito che i thriller io non li so scrivere, ma probabilmente nessun italiano li sa scrivere, davvero, se non scimmiottando gli americani), rinunciando a un lauto contratto con un grande editore, mi sono messo a scrivere, senza rete e senza garanzie, così perché era urgente, quello che sarebbe diventato La primavera tarda ad arrivare. Era un limpido settembre del 2013. Sono stati mesi bellissimi. Non mi sono mai divertito tanto – l’“allegro entusiasmo” nel fare arte di cui parla Robert Walser, ecco l’ho provato. E commosso. Riso e pianto si alternavano sul mio viso. Chi era al mi fianco doveva pensare che fossi impazzito.

Volevo raccontare il Friuli, la mia terra. E attraverso il Friuli, l’Italia. E il mondo. Quale forma scegliere? Il giallo è la moderna epica, e l’ispettore è il suo eroe. Il giallo, dice Umberto Eco, nasce da una profonda esigenza conoscitiva, tipica dell’uomo: vogliamo capire il perché delle cose. Il giallo poi è un’immensa distilleria di scrittura: c’è la costruzione della storia, la suspense; ci sono i personaggi e l’ambientazione, che devono essere interessanti; c’è la psicologia – perché il tale si è comportato così? Perché quell’altro ha ucciso? Perché tizio mente?

Si poneva il problema Montalbano. Che fare? Leggi tutto…

Marilina Giaquinta

marilina-giaquintaMarilina Giaquinta, dirigente della Polizia di Stato, vive a Catania e ha pubblicato finora un volume di poesie, Il passo svelto dell’amore, Le Farfalle, 2014 e uno di racconti, L’amore non sta in piedi, Melino Nerella Edizioni, 2015. Ha lavorato per varie radio locali siciliane, conducendo programmi letterari in format da lei stessa inventati (Scusi, le piace Brahms?,L’invenzione dell’amore). Nel 2015 ha curato, con la pittrice Marisa Sapienza, la mostra “Insulamata, la pittura poetata”, un percorso multisensoriale di contaminazione tra varie forme d’arte (visiva, poetica e musicale). Ha collaborato all’antologia poetica dedicata a Marilyn Monroe, Umana troppo umana, a cura di Alessandro Fo e Fabrizio Cavallaro (Aragno, 2016). Fa parte della segreteria organizzativa del Premio Nazionale di Poesia “Elio Pagliarani”.
Nel 2017 ha pubblicato la raccolta di racconti “Malanotte” (Coazinzola Press).

Al tramonto della luna

Al Tramonto della LunaAL TRAMONTO DELLA LUNA

Intervista a Concita Gallo a cura di Simona Lo Iacono

Un libro d’esordio. Uno sfogo potente e doloroso che affonda le parole nel viaggio alla conquista di sé. L’autrice – Concita Gallo – è un avvocato netino, che ci fa dono di questa sua opera prima con forza e profonda sensibilità.

-Cara Concita, il suo libro affronta la caduta delle illusioni. Un amore che svela un volto doloroso. Il passaggio dall’innocenza alla consapevolezza del male. Questo, e molto altro è “Al tramonto della luna“, un romanzo di iniziazione alla vita, alle sue ferite. Pensa che il suo libro possa essere definito, nonostante la protagonista sia una donna adulta, un “romanzo di formazione”?
Sì, certo. Penso proprio che questo romanzo possa annoverarsi in quel genere letterario che illustra un percorso di formazione del protagonista e che solitamente si conclude con l’inserimento dello stesso nella vita vera. Nello specifico, anche se la protagonista, Linda, è una donna in età adulta, passando attraverso il mondo “uterino” della piccola città dove nasce e cresce, per quello giovanile e goliardico dell’università ed, infine, per quello più impegnativo del mondo del lavoro in cui presto riesce ad inserirsi, carpisce gli insegnamenti e subisce (temprandosi) le sferzate spesso violente della disillusione e dell’esperienza della vita: si forma, appunto.

-La scoperta della realtà che la protagonista deve affrontare appare al lettore una graduale e progressiva conquista del senso nascosto delle cose. Quasi una presa di possesso della grande scissione tra apparenza e realtà. Quanto conta in questo suo libro la ricerca della verità, e – in particolare – della verità su se stessi? Leggi tutto…

Ilaria Campodonico

Ilaria CampodonicoIlaria Campodonico. Dopo gli studi classici e la laurea in Filosofia e Studi Teorico-Critici, inizia a collaborare con diverse testate scrivendo di cultura e politica. Giornalista dal 2012, si occupa di libri e letteratura. Responsabile – dalla prima edizione – del rapporto con gli autori e le case editrici per il Festival della Letteratura di Viaggio (promosso dalla Società Geografica Italiana), cura parallelamente la comunicazione per piccole/medie case editrici e rassegne letterarie a Roma.

Da due anni segue le attività dell’Associazione Fondo Alberto Moravia – Onlus a supporto della Direzione.

I LADRI DI SOGNI (la prefazione)

I ladri di sogniPubblichiamo la prefazione del volume I LADRI DI SOGNI (Lombardi editore), testo teatrale di Salvo Zappulla – finalista al Premio Massimo Troisi (opera inedita). La prefazione è firmata dallo scrittore Roberto Mistretta.

Il volume sarà disponibile in libreria a partire da domani 15 dicembre

Prefazione

Ci sono scrittori che hanno il raro dono dell’ironia. Salvo Zappulla coniuga questo dono ad un’estrema capacità di sintesi, sorretta da una scrittura elegante e scorrevole nella sua immediata semplicità, che ne rendono la prosa godibile e arguta. In questa sua opera teatrale, “I ladri di sogni”, tratta dall’omonimo romanzo, rivela invidiabili capacità inventive e spumeggiante verve, muovendo il lettore al riso amaro e smorzando i toni da melodramma che ci apparecchia per mezzo dei suoi protagonisti.
Tipica della scrittura di Zappulla, è la rappresentazione di uno spaccato di sicilianità, che in definitiva diventa campionario paradigmatico dell’intera umanità, coi suoi vizi e i suoi peccati, che l’autore stempera nell’autoironia.
Zappulla coltiva con la notte in generale e i sogni in particolare, rapporti privilegiati, appartenendo a quella categoria di scrittori visionari che hanno raccolto, nella normalità dell’assurdo, la lezione di Dino Buzzati e, nell’autocostruzione continua dell’universo, l’insegnamento di Italo Calvino, autori a cui il nostro non nasconde di ispirarsi. Leggi tutto…

GIORNO DOPO GIORNO

GIORNO DOPO GIORNO – 12 dicembre – h. 9,00, nell’auditorium dell’istituto penitenziario di Augusta –  pièce in tre atti – con la regia di Simona Lo Iacono e Aldo Formosa

Il 12 dicembre, alle 9,00, nell’auditorium dell’istituto penitenziario di Augusta, si svolgerà il nuovo spettacolo teatrale allestito dai detenuti con la collaborazione di Simona Lo Iacono, scrittrice e magistrato, e Aldo Formosa, regista teatrale.
Una pièce in tre atti che si propone di rappresentare la giornata del detenuto, dal significativo titolo: “Giorno dopo giorno“.
Mattina, pomeriggio e sera in cella, tra piccoli impedimenti e voglia di sognare nonostante tutto, tra le difficoltà della convivenza forzata e la solidarietà che nasce dal condividere lo stesso destino.
Il lavoro, in cui i detenuti hanno riversato le proprie esperienze, il proprio desiderio di raccontarsi, la propria necessità di denudarsi, è lo sbocco di un percorso di scrittura guidato da Simona Lo Iacono e arricchito dall’apporto delle voci di ciascun partecipante.
Ne è derivato uno specchio, sincero e spassionato, ma anche nostalgico e visionario, dei giorni di reclusione. Leggi tutto…

FILUMENA MARTURANO di Edoardo De Filippo (a Catania)

A Catania, il 12 e 13 dicembre, sarà a teatro FILUMENA MARTURANO, opera in tre atti  di Edoardo De Filippo

Sabato 12, alle 21.00, e domenica 13 dicembre, alle 18.00, torna in scena, al teatro Piscator di Catania, la compagnia teatrale “Luci della Ribalta” promossa dall’omonima Associazione artistica  e culturale. Dopo il grande successo di “Due dozzine di rose scarlatte” i bravi e preparati attori porteranno sul palco un classico della drammaturgia “Filumena Maturano”.  L’opera, in tre atti, fu scritta da Edoardo De Filippo per la sorella Titina, ispirandosi ad un fatto di cronaca  avvenuto a Napoli. Per la prima ed unica volta abbiamo, nel teatro di Edoardo, una vera e sola protagonista femminile, l’ex prostituta, che si rivela depositaria dei valori familiari e del riscatto della persona. Filumena Maturano, la commedia dell’attore e drammaturgo napoletano più rappresentata all’estero, rappresenta la donna nella madre: l’amore, la passione ed il dolore messi in scena. E’ un personaggio autentico che, ancor più, in questa rivisitazione, coinvolge inevitabilmente lo spettatore. Leggi tutto…

IL VELO DAVANTI AGLI OCCHI di Massimiliano Felli (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo “IL VELO DAVANTI AGLI OCCHI. Un caso di omicidio per il commissario Cafasso” di Massimiliano Felli (Stamperia del Valentino)

Via Toledo pareva come trasfigurata, sotto la sferza d’un vento gelido che la percorreva in tutta la sua lunghezza, alla luce dei fuochi fatui tremolanti dietro i vetri dei lampioni a gas. Più nitidi i contorni, i dettagli, le ombre nette come lame. Erano molti anni che mancava da Napoli, il Commissario, eppure ricordava ogni pietra, ogni cantone, e in particolare di Via Toledo avrebbe ancora potuto dire con esattezza quanti palazzi contava, quanti dei suoi passi misurava. O almeno, i passi di allora.
Re Ferdinando doveva aver dato ordine di ricoprire gli squarci aperti nel selciato, far sgombrare dai rottami, ripristinare le vetrine andate in frantumi, le persiane divelte; nondimeno restavano tracce evidenti, notò Cafasso, a conferma delle notizie funeste che gli erano giunte, circa i fatti di maggio. La luce radente dei lanternoni svelava impietosamente i fori lasciati dai proiettili sui muri, le schegge piantate come chiodi negli intonaci. Così si faceva, la Rivoluzione? Come fosse San Silvestro, si buttavano in strada i mobili vecchi, per bloccare il passaggio all’esercito, ci si nascondeva dietro cumuli di madie tarlate, tavoli, spalliere di letti, con i fucili in pugno, o anche solo con i sassi, le fionde, e le donne alle finestre, che lanciavano brocche, pisciaturi, maleparole. Poi c’erano pure i botti. Proprio un Capodanno come Dio comanda. I botti li avevano fatti i cannoni di Sua Maestà, facendo saltare in aria, tra la polvere, le urla, la fuga precipitosa degli insorti, pezzi di muro, di legno, di corpi, a chi un braccio, a chi una gamba, a qualcuno la testa sana.
Quel giorno stesso si sarebbero dovuti riaprire i lavori in Parlamento, ma ci fu un ulteriore rinvio all’anno venturo. Non era la prima proroga che Ferdinando decretava, dallo scoppio dei moti in Sicilia. In settembre le truppe regie erano riuscite a riconquistare Messina, devastandola, saccheggiandola, dandola alle fiamme, perché fosse di monito ai separatisti siciliani e ai cospiratori che tramavano insieme agli Inglesi e ai Piemontesi. “Re Bomba”, l’avevano soprannominato. Leggi tutto…

I CONCORRENTI DEL PREMIO STREGA EUROPEO 2015

I CONCORRENTI DEL PREMIO STREGA EUROPEO 2015

La Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, con la Casa delle Letterature, Letterature Festival Internazionale di Roma e con la Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, promuove la seconda edizione del Premio Strega Europeo. Nato nel 2014 in occasione del semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’UE, il riconoscimento vuole rendere omaggio alla cultura del vecchio continente e ai suoi legami con l’Italia. Concorrono ad ottenere il premio cinque scrittori recentemente tradotti e pubblicati in Italia che hanno vinto nei Paesi di provenienza un importante riconoscimento nazionale: cinque voci rappresentative di tradizioni letterarie e aree linguistiche diverse e cinque modi di esplorare le latitudini possibili del romanzo contemporaneo.

La nuova avventura europea del Premio Strega è iniziata oggi, giovedì 14 maggio alle 18, quando nel Salotto Lazio (Padiglione 3, P102-R101) del Salone Internazionale del Libro (Lingotto Fiere, via Nizza 294, Torino) ​è stata presentata in anteprima la Cinquina dei finalisti. Per raccontare i libri e gli autori selezionati sono intervenuti Lidia Ravera, assessore alla Cultura della Regione Lazio, Stefano Petrocchi, direttore della Fondazione Maria e Goffredo Bellonci, Maria Ida Gaeta, direttrice della Casa delle Letterature.

Questi gli autori della Cinquina europea, selezionati dalle direzioni della Fondazione Bellonci e di Casa delle Letterature: Leggi tutto…

OFFICINA EXPO: Sei lezioni sul futuro – Milano, dal 13 maggio

OFFICINA EXPO: Sei lezioni sul futuro – Milano, dal 13 maggio

[Comincia oggi 13 Maggio ore 18.00, OFFICINA EXPO 2015, con Ferruccio De Bortoli: “Informare, comunicare, condividere nell’era dei social network”]

a cura di Alessandro Bertante e Antonio Scurati

Il futuro è un tema dimenticato e irresistibile. Soprattutto è un tema inevitabile. Non lo si può aggirare ma non lo si può affrontare se non con la forza di una visione e di un racconto. Dopotutto, siamo una specie che racconta storie, che alza lo sguardo verso l’orizzonte.
Lo facciamo per spiegarci il mondo. Lo facciamo, soprattutto, per “stare al mondo”, per donare un senso al nostro esserci, per dare forma al tempo. E il tempo, sebbene l’umanità odierna paia talvolta averlo dimenticato, significa innanzitutto futuro.
Quale futuro, quale idea di Europa, quale mondo lasceremo in eredità ai nostri figli? E quale immaginario sarà in grado di rappresentarlo?

Da queste domande nasce l’idea di Officina Expo, ciclo d’incontri patrocinato e sostenuto dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, che continua idealmente il percorso che Alessandro Bertante e Antonio Scurati hanno cominciato con la fortunata esperienza quinquennale di Officina Italia, il festival letterario concluso tre anni fa che aveva riproposto Milano come centro nevralgico della ricerca letteraria a livello nazionale.
Seguendo lo sguardo su una città che cambia proiettandosi verso l’alto, mentre i cantieri dell’EXPO 2015 con tremenda velocità raccontano storie con un finale ancora aperto, i due scrittori milanesi approfondiscono la riflessione sul presente in divenire, coinvolgendo in questo percorso alcuni tra significativi scrittori, pensatori e scienziati della scena intellettuale contemporanea.

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IL FESTIVAL
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The Mediterranean as Seen by Insiders and Outsiders

The Mediterranean
As Seen by Insiders and Outsiders

An International Conference

Sponsored by
— Mediterranean Centre for Intercultural Studies —

erice
May 27-30, 2015
Erice, Italy

Organized by
Antonio C. Vitti
INDIANA UNIVERSITY

In collaboration with
Jerry Pilarski, Anthony Tamburri, and Pinola Savalli

L’intero programma è disponibile cliccando qui

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BUC N. 8 – in studio Salvo Sottile con il suo romanzo “Cruel”

BUC N. 8 – in studio Salvo Sottile con il suo romanzo “Cruel”

Nuovo appuntamento con BUC: format letterario condotto da Simona Lo Iacono su ZeronoveTv

[vimeo 125670966 w=600 h=338] Leggi tutto…

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MAGGIO DEI LIBRI 2015 A CATANIA

MAGGIO DEI LIBRI 2015 A CATANIA

Il «Maggio dei libri». Doppio programma del circolo Communitas e del Comune di Catania – LEGGERE PER CAPIRE IL MONDO

di Pinella Leocata Leggi tutto…

IL DISCORSO DI INSEDIAMENTO DEL PRESIDENTE MATTARELLA

Pubblichiamo il video e il testo integrale del discorso di insediamento del Presidente Sergio Mattarella pronunciato in occasione del giuramento di fedeltà alla Repubblica e di osservanza della Costituzione dinanzi al Parlamento

 

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Sergio Mattarelladi Sergio Mattarella

Palazzo Montecitorio, 03/02/2015

Signora Presidente della Camera dei Deputati, Signora Vice Presidente del Senato, Signori Parlamentari e Delegati regionali,

Rivolgo un saluto rispettoso a questa assemblea, ai parlamentari che interpretano la sovranità del nostro popolo e le danno voce e alle Regioni qui rappresentate.

Ringrazio la Presidente Laura Boldrini e la Vice Presidente Valeria Fedeli.

Ringrazio tutti coloro che hanno preso parte al voto.

Un pensiero deferente ai miei predecessori, Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano, che hanno svolto la loro funzione con impegno e dedizione esemplari.

A loro va l’affettuosa riconoscenza degli italiani.

Al Presidente Napolitano che, in un momento difficile, ha accettato l’onere di un secondo mandato, un ringraziamento particolarmente intenso.

Rendo omaggio alla Corte Costituzionale organo di alta garanzia a tutela della nostra Carta fondamentale, al Consiglio Superiore della magistratura presidio dell’indipendenza e a tutte le magistrature.
Avverto pienamente la responsabilità del compito che mi è stato affidato.

La responsabilità di rappresentare l’unità nazionale innanzitutto. L’unità che lega indissolubilmente i nostri territori, dal Nord al Mezzogiorno.

Ma anche l’unità costituita dall’insieme delle attese e delle aspirazioni dei nostri concittadini.
Questa unità, rischia di essere difficile, fragile, lontana. Leggi tutto…

UN POPOLO CONTRO IL TERRORE

UN POPOLO CONTRO IL TERRORE (Parigi, 11 gennaio 2015: un’immagine che vale quanto un racconto)

un popolo contro il terrore
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COLLABORATORI

I COLLABORATORI DI LETTERATITUDINENEWS – ANNO 2015

Direzione e coordinamento di MASSIMO MAUGERI

Gli articoli di (e con) Massimo Maugeri sono disponibili qui.

 

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Eliana Camaioni critica letteraia e teatrale, nonché scrittrice messinese. Il suo nuovo romanzo si intitola “L’amoretiepido” (Pungitopo)

Gli articoli di (e con) Eliana Camaioni sono disponibili qui

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Giuseppe Giglio vive a Randazzo (CT). È scrittore e critico letterario. Si occupa soprattutto di letteratura del Novecento, nel segno di un’idea di critica letteraria come critica della vita. Ha pubblicato articoli e saggi su periodici letterari e quotidiani come “Stilos”, “Polimnia”, “Pagine dal Sud”, “l’immaginazione”, “Il Riformista”.
È tra gli autori del volume miscellaneo Leonardo Sciascia e la giovane critica, uscito nel 2009 presso Salvatore Sciascia Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2010,  I piaceri della conversazione. Da Montaigne a Sciascia: appunti su un genere antico. Con questo libro ha vinto il premio “Tarquinia-Cardarelli” 2010 per l’opera prima di critica letteraria.
È una delle firme de “Le Fate”, una nuova rivista siciliana di arte, musica e letteratura. Scrive su “Fuori Asse”, una rivista letteraria torinese on-line. Fa parte della redazione di “Narrazioni. Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie”, un periodico nato nel Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Scienze Storiche e Sociali dell’università di Bari, ma fatto da giovani critici non strutturati, e con l’ambizione di porsi come un osservatorio sul romanzo contemporaneo. Scrive anche sulle pagine della cultura del quotidiano “La Sicilia”.

Gli articoli di (e con) Giuseppe Giglio sono disponibili qui

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Simona Lo Iacono è nata a Siracusa nel 1970. Magistrato da 16 anni presso il tribunale di Siracusa, ha pubblicato racconti e vinto concorsi letterari di poesia e narrativa. Collabora a riviste e magazine. Cura sul blog letterario “Letteratitudine” di Massimo Maugeri, una rubrica che coniuga norma e parola, letteratura e diritto,  dal nome “Letteratura è diritto, letteratura è vita”. Ha pubblicato il racconto “I semi delle fave“, con cui ha vinto il primo premio edito dal convegno “Scrivere Donna 2006”. Il suo primo romanzo “Tu non dici parole” (Perrone 2008) ha vinto il premio Vittorini Opera prima. Nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia “Il Paladino” per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Nel 2010 ha pubblicato il racconto lungo scritto a quattro mani con Massimo Maugeri “La coda di pesce che inseguiva l’amore” (Sampognaro & Pupi, 2010 – Premio “Più a Sud di Tunisi”). Nel 2011 ha pubblicato il romanzo intitolato “Stasera Anna dorme presto” (Cavallo di Ferro), con cui ha vinto il premio Ninfa Galatea (ed è stata finalista al Premio Città di Viagrande). Nel 2012 ha pubblicato il racconto storico “Il cancello“.
Nel 2013, sempre per Cavallo di Ferro, ha pubblicato il romanzo “Effatà” (con cui ha vinto il Premio Martoglio).

Gli articoli di (e con) Simona Lo Iacono sono disponibili qui

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Katya Maugeri, giornalista culturale, cura la rubrica “Sapore di libri presso il quotidiano online Sicilia Journal, diretto da Daniele Lo Porto 

Gli articoli di (e con) Katya Maugeri sono disponibili qui

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Alfia Milazzo dal 2009 è alla guida della Fondazione “La città invisibile“, che ha due obiettivi: strappare alla mafia i bambini più poveri con la musica e la poesia. E promuovere la cultura popolare siciliana.

Gli articoli di (e con) Alfia Milazzo sono disponibili qui

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Renzo Montagnoli, poeta e critico letterario.

Gli articoli di Renzo Montagnoli sono disponibili qui

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Marco Ostoni, 47 anni, sposato, 3 figli; laurea in Lettere, dottore di ricerca in Storia; caposervizio Cultura & Spettacoli (anche Interni/Esteri/Economia) a Il Cittadino, quotidiano di Lodi e Sudmilano (per cui cura anche da 10 anni una pagina di recensioni librarie). Collabora a La Lettura e Corriere, al mensile dei Gesuiti Aggiornamenti Sociali ed è consulente per la comunicazione al Comune di San Donato Milanese.

Gli articoli di (e con) Marco Ostoni sono disponibili qui

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Alessandro Russo è medico ortopedico e scrittore. Collabora con vari magazine culturali.

Gli articoli di (e con) Alessandro Russo sono disponibili qui.

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Anna Vasta, poetessa siciliana e critica letteraria, è autrice di diversi volumi.

Gli articoli di (e con) Anna Vasta sono disponibili qui.

 

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Naxoslegge V edizione, 23-27 settembre 2015. La luce è come l ‘acqua

NaxosleggeNaxoslegge - festival delle narrazioni, della lettura e del libro. Giardini Naxos V edizione , 23-27 settembre 2015. La luce è come l ‘acqua

Con il titolo La luce è come l’acqua, citazione testuale di un celebre racconto di Gabriel Garcia Màrquez, Fulvia Toscano, direttore artistico di Naxoslegge, intende sintetizzare l’intrecciarsi dei due macro temi, la luce e il mare, su cui si snoderà il programma della V edizione di Naxoslegge, programmata, salvo eventuali  variazioni di data, dal 23 al 27 settembre 2015.
Il mare, a cui saranno dedicati diversi incontri ed eventi, sarà,  come anticipato già nel palinsesto della passata IV edizione, anche il mare di Horcynus Orca, il capolavoro di Stefano D’Arrigo, di cui nel 2015 ricorre l anniversario della prima edizione del 1975; il mare sarà “il mare colore del vino” di Omero e Sciascia e sarà il grande “mare bianco”dei viaggiatori arabi e il grande mare degli avventurieri, sarà il mare raccontato da Folco Quilici e quello dei popoli sotto le onde che l’archeologia subacquea svela e rivela e tanto altro mare, come elemento archetipico e reale in cui proiettare tanta storia individuale e collettiva.
E poi la luce, che alle acque si connette, che sarà ancora l’ineffabile splendore del paradiso dantesco, la luminosa essenza della parola poetica, la luce del fuoco, elemento primo, che si trasmuta in moderne energie e architetture di luce a rendere belli i luoghi più segnati della città, la luce come elemento determinante della pittura e della fotografia, il cui racconto sarà affidato a grandi  interpreti dell arte contemporanea.
Nel corso della stagione invernale, come è già stato nel 2014, naxoslegge proporrà eventi, anche in tour, in collaborazione con tante altre città e sempre alla ricerca di nuove sinergie virtuose, per fare e ricevere cultura, in un dialogo sempre aperto e plurale con la realtà.
Si conferma, inoltre, la II edizione di Sinestesie, per Aspettando Naxoslegge, prevista in calendario, nella prima metà di settembre. Tornano, quindi , i booktrailer e gli incontri dedicati al rapporto tra scrittura, visione e ascolto, con approfondimenti sulle più moderne forme di comunicazione editoriale, capaci di coinvolgere tutti i sensi in una grande e avvolgente narrazione.

IL SOGNO DI CHIARA, di Lorenzo Marotta

Il sogno di ChiaraPubblichiamo le prime pagine del romanzo IL SOGNO DI CHIARA, di Lorenzo Marotta (Vertigo edizioni)

Il libro
Chiara, una ragazza nata da una violenza subìta dalla mamma a Parigi da parte del suo compagno Paul, vive con gli anni il vuoto dell’assenza del padre alternando sentimenti di odio ad altri di intenso bisogno e vagheggiamento. Raggiunta la maggiore età, decide di cercare il padre, un pittore geniale dalla vita maledetta. Nato in Serbia, Paul ha avuto una vita fatta di abbandoni e di violenze, fino a quando viene adottato all’età di quindici anni da una ricca famiglia che vive a Parigi. Qui Paul studia ed affina il suo innato talento pittorico, ma è tormentato dagli incubi e dai fantasmi nefasti del suo passato.
Chiara, con i pochi indizi in suo possesso, affronta da “combattente” la difficile avventura della sua ricerca, vivendo di continuo le lacerazioni del suo animo ed anche il rischio di essere uccisa dalla malavita.
Un viaggio che è al contempo una discesa agli inferi, un calarsi tra le brutture della vita e le ossessioni che sconvolgono l’esistenza e di ascesa verso le possibili vie della speranza quando l’amore si fa perdono.

* * *

Le prime pagine del romanzo IL SOGNO DI CHIARA, di Lorenzo Marotta (Vertigo edizioni)

L’ombra del padre

Da quando aveva saputo, non aveva smesso di accompagnarsi ad un pensiero che custodiva in fondo al cuore. Un pensiero sempre rimosso, ma sempre vivo. Ora ad inquietare le sue notti, ora a farsi sogno ed immaginazione.
Così si ritrovava con la mente a percorrere mari e oceani, grandi metropoli e piccoli villaggi. Si vedeva mentre attraversava vie sconosciute e buie, girovagare per le periferie delle città o stare seduta nei bar di notte a scrutare i volti degli uomini che si attardavano a chiacchierare davanti ad una bottiglia di cognac.
Non aveva mai conosciuto suo padre.
Chiara aveva sempre chiesto notizie di lui.
Luisa, dapprima, aveva tentato di cambiare discorso, poi, costretta dalle insistenze della figlia, aveva risposto a monosillabi alle sue domande.
Lei non voleva ricordare.
Solo parecchi anni dopo, quando Chiara aveva da poco compiuto quattordici anni, una sera d’inverno, mentre fuori raffiche di vento e di pioggia scuotevano le imposte delle finestre, Luisa le volle dire tutto di Paul, suo padre.
Per una notte intera andò indietro nel tempo e nella memoria. Leggi tutto…

XVIII GIORNATA BAMBINI VITTIME – 4 maggio 2014

XVIII GIORNATA BAMBINI VITTIME – 4 maggio 2014 – Associazione Meter (clicca sull’immagine per visualizzare il video)

XVIII Giornata Bambini Vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, contro la pedofilia, iniziata lo scorso 25 aprile, che si concluderà domenica 4 maggio p.v in Piazza San Pietro con Papa Francesco.

Letteratitudine contro la pedofilia e la pedopornografia

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LA CASA DEL MANDORLO, di Lella Seminerio (uno stralcio del libro)

La casa del mandorlo - Lella Seminerio - copertinaPubblichiamo uno stralcio del romanzo d’esordio della giornalista Lella Seminerio, intitolato “La casa del mandorlo” (Euno edizioni)

La storia della mennula

Il possente albero era legato alla famiglia Mancuso da una storia funesta, ma che nascondeva un che di prodigioso, capace di suscitare, da sempre, uno stupore misterioso che sapeva quasi di sacro incanto.
Fu messo a dimora quasi mezzo secolo prima dalle mani sapienti di Tano Mancuso, il nonno di Mara, il giorno in cui, dopo ben sei femmine vide la luce Vincenzino, il suo primo bellissimo maschio. Il bambino e la mennula crebbero insieme per cinque anni, fino a quando, una febbre improvvisa recise impietosamente come una falce affilata, quella giovane vita.
La notte in cui spirò, nell’angusta casa, attorno al letto del piccolo c’era un’ aria irrespirabile. L’odore intenso delle cappate di linusa che Maridda aveva comprato in farmacia, messo nei sacchetti di stoffa, cucito e fatto bollire, toglieva il respiro.
Gli impacchi caldi erano stati appoggiati sul petto e sulle spalle, ma il tentativo di curare la polmonite di Vincenzino si era rivelato vano. Maridda Ragonese, quando il bambino esalò l’ultimo affannoso respiro, parve uscire pazza: in un lampo si alzò e cominciò a buttare all’aria ogni cosa che le capitò a tiro, gridando come un’ossessa. Pareva posseduta.
Poi cercò, con le mani ancora bagnate dalle cappate, di strapparsi il viso, graffiandoselo con le unghie. Tano la fermò stringendola forte a sé e circondandole le spalle con le sue braccia robuste. Le bambine piangevano spaventate, mentre il padre, portò a forza fuori dalla casa la donna che, bestemmiando, tirava calci peggio di una mula. Leggi tutto…

OMAGGIO A CESARE SEGRE

Oggi, domenica 16 marzo 2014, a Milano, è venuto a mancare CESARE SEGRE: filologo, semiologo e critico letterario italiano. Era nato a Verzuolo, il 4 aprile 1928

Cesare Segre (Verzuolo, 4 aprile 1928 – Milano, 16 marzo 2014) è stato un filologo, semiologo e critico letterario italiano. È stato Professore Emerito dell’Università di Pavia, ha diretto il Centro di Ricerca su Testi e tradizioni testuali dello IUSS di Pavia, ed è stato Accademico dei Lincei.

Di famiglia israelitica, è vissuto e ha studiato a Torino, dove si è laureato nel 1950, allievo di Benvenuto Terracini e dello zio Santorre Debenedetti. Libero docente di filologia romanza dal 1954, ha poi insegnato presso le Università di Trieste e di Pavia, dove, negli anni sessanta, è divenuto ordinario della materia. È inoltre stato visiting professor presso le Università di Manchester, Rio de Janeiro, Harvard, Princeton, Berkeley.
Ha collaborato a numerose riviste: fra le altre, «Studi di filologia italiana», «Cultura neolatina», «L’Approdo letterario»; è stato redattore di «Paragone»; direttore, con Maria Corti, D’Arco Silvio Avalle e Dante Isella, di «Strumenti critici»; condirettore di «Medioevo romanzo» e della collana «Critica e filologia» dell’editore Feltrinelli. Fa inoltre parte del consiglio direttivo di «Esperienze Letterarie». Ha collaborato con Carlo Ossola alla stesura di un’antologia della poesia italiana presso l’editore Einaudi e con Clelia Martignoni a un’ampia antologia scolastica per Bruno Mondadori.
È stato sposato con Maria Luisa Meneghetti, anch’essa docente di filologia romanza presso l’Università degli Studi di Milano. È stato redattore della pagina culturale del Corriere della sera.
È stato presidente della International Association for Semiotic Studies. Con le sue ricerche ha contribuito a introdurre le teorie formaliste e strutturali nella critica italiana. Da un punto di vista teorico e metodologico, sono centrali studi come:

  • I segni e la critica (1969);
  • I metodi attuali della critica in Italia (1970), in collaborazione con Maria Corti;
  • Le strutture e il tempo (1974);
  • Lingua, stile e società (1976);

Avviamento all’analisi del testo letterario (1985) (che riprende anche gli articoli scritti per l’«Enciclopedia Einaudi»);
Notizie della crisi (1993)
Socio corrispondente dal 1974, il 23 maggio 1988 fu eletto accademico della Crusca.
Si ricordano anche le sue fondamentali edizioni critiche delle Satire di Ludovico Ariosto, della Chanson de Roland, del Libro dei vizi e delle virtù di Bono Giamboni e, in collaborazione con Santorre Debenedetti, dell’Orlando Furioso; ha scritto inoltre molte prefazioni a testi di linguisti e autori classici della letteratura non solo italiana. Più recentemente Segre ha raccontato il suo percorso intellettuale in Per curiosità. Una specie di autobiografia (1999).

(fonte: wikipedia)

Per ricordarlo proponiamo un video e alcuni approfondimenti


[Video: Conversazione con il professor Cesare Segre in occasione della XIVth International Bakhtin Conference, 4-8 luglio 2011, Bertinoro (FC), Italia]

Approfondimenti su: la Repubblica, Paolo Mauri (su la Repubblica), il Corriere della Sera, La Stampa, Il Messaggero, enciclopedia Treccani

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IL CARNEVALE DEGLI ADULTI, di Christiana de Caldas Brito

La scrittrice e psicoterapeuta Christiana de Caldas Brito, residente in Italia, ci offre un suo racconto sul Carnevale. In collegamento con il forum UN CARNEVALE DA RACCONTARE, su LetteratitudineBlog

 

IL CARNEVALE DEGLI ADULTI

di Christiana de Caldas Brito

Noi, bambini, avevamo la nostra festa di carnevale nel giardino di casa. Mamma ci raccomandava di non andare oltre il cancello che portava in strada, luogo di rischi e pericoli. La balia diceva che qualcuno avrebbe potuto portarci via. Ma fuori, sulla strada, c’era il carnevale vero, non quello dei bambini. Chi erano quei mascherati che noi, piccoli, non potevamo avvicinare? Per saperlo, sarebbe bastata una sbirciata dal cancello. La babà si distraeva facilmente nel correre dietro a mia sorella più piccola.
In uno di quei momenti, decisi di guardare al di là del cancello. Volevo conoscere il carnevale degli adulti.
I miei ricci saltavano in testa mentre mi allontanavo a passi rapidi dal regno sicuro, conosciuto, per esplorare il mondo degli adulti, pieno di insidie.
Non volevo disubbidire, volevo solo dare una sbirciata oltre il cancello. Sarei tornata subito a giocare con gli altri bambini.
Il cancello mi invitava. “Come,” sembrava dirmi, “non vieni a guardare cosa riservo a quelli che osano?”
Feci una corsa. Saranno stati cinquanta metri, ma la strada sembrava molto più lunga. Un po’ perché ero piccola, un po’ perché quella strada era fatta dal desiderio di quello che non poteva offrirmi il carnevale dei bambini.
Infilai i piedi su una delle assi di ferro del cancello, pronta a guardare fuori, pronta a conoscere quello che gli adulti mi impedivano di vedere.
Con audacia mi sporsi in avanti. Oh, no! Il terrore mi aveva paralizzata. Nella mia direzione, si avvicinava il diavolo. Sì, proprio lui!
Una persona adulta non avrebbe visto che un uomo mascherato, ma la bambina di quattro anni vide il diavolo stesso che saltava su di lei, per portarla via, come aveva predetto la balia.
Cos’altro aspettava un diavolo carnevalesco se non una bambina impaurita? Le sue brutte boccacce e le contorsioni della sua faccia hanno plasmato la mia memoria. In quell’attimo, vedendolo, ho pensato che non valeva la pena disubbidire agli adulti, che loro avevano ragione, che il prezzo dell’audacia era troppo alto. Non sarà stato questo l’effetto più demoniaco di quell’apparizione nel lontano carnevale carioca?
Mi ci son voluti alcuni anni per capire che a me la figura del diavolo, prima o poi, e con maschere diverse, si sarebbe presentata comunque. Non una ma tante volte. In me e fuori di me.
Quei cinquanta metri, dal fondo del giardino fino al cancello, sono stati la mia strada per scoprire la diversità. Al ritorno dal cancello, non esisteva più il piccolo Eden che era il giardino di casa mia. Leggi tutto…

Giuseppe Giglio

Giuseppe Giglio vive a Randazzo (CT). È scrittore e critico letterario. Si occupa soprattutto di letteratura del Novecento, nel segno di un’idea di critica letteraria come critica della vita. Ha pubblicato articoli e saggi su periodici letterari e quotidiani come “Stilos”, “Polimnia”, “Pagine dal Sud”, “l’immaginazione”, “Il Riformista”.
È tra gli autori del volume miscellaneo Leonardo Sciascia e la giovane critica, uscito nel 2009 presso Salvatore Sciascia Editore. Con la stessa casa editrice ha pubblicato, nel 2010,  I piaceri della conversazione. Da Montaigne a Sciascia: appunti su un genere antico. Con questo libro ha vinto il premio “Tarquinia-Cardarelli” 2010 per l’opera prima di critica letteraria.
È una delle firme de “Le Fate”, una nuova rivista siciliana di arte, musica e letteratura. Scrive su “Fuori Asse”, una rivista letteraria torinese on-line. Fa parte della redazione di “Narrazioni. Rivista quadrimestrale di autori, libri ed eterotopie”, un periodico nato nel Dipartimento di Filosofia, Letteratura, Scienze Storiche e Sociali dell’università di Bari, ma fatto da giovani critici non strutturati, e con l’ambizione di porsi come un osservatorio sul romanzo contemporaneo. Scrive anche sulle pagine della cultura del quotidiano “La Sicilia”.

 

 

INTERVISTA A BEATRICE MONROY (su “Oltre il vasto oceano”)

https://i0.wp.com/www.avaglianoeditore.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/Oltre-il-vasto-oceano.pngINTERVISTA A BEATRICE MONROY (su “Oltre il vasto oceano” edito da Avagliano)

In esclusiva per Letteratitudine, alcune pagine del libro

di Massimo Maugeri

Sono palermitana, cresciuta in giro per il mondo. Con questa frase, Beatrice Monroy (narratrice, drammaturga, autrice di testi radiofonici per RadioRai) dà inizio al suo nuovo libro Oltre il vasto oceanopubblicato da Avagliano: libro della memoria e libro di viaggio (fuori e dentro di sé); racconto dell’epopea di una famiglia aristocratica, narrato dal punto di vista di una delle figlie. Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Beatrice, partiamo dall’inizio. Come nasce “Oltre il vasto oceano”? Cosa ti ha spinto a raccontare la “tua storia” intrecciata con la “grande storia” della Sicilia? E perché hai deciso di farlo proprio adesso, in questa fase della tua vita?
Oltre il vasto oceano nasce moltissimi anni fa quando , alla morte di mia madre, per l’appunto dieci anni fa, io e le mie sorelle trovammo l’archivio di mio padre morto nell’85 e che mia madre aveva in qualche modo nascosto. Mio padre è stato uno scienziato molto noto , cosa che ha permesso a me e le mie sorelle di vivere una bizzarra vita in giro per il mondo. Quando abbiamo trovato l’archivio, ho pensato che era arrivato il momento di raccontare la sua e la nostra vita, in un momento in cui la città in cui in fondo ci siamo sempre riconosciuti, sprofondava sempre più in un baratro di criminalità e incultura. Mi è sembrato pieno di senso raccontare l’altra città, quella che poi è sempre esistita, la città colta e intelligente. Per questo mettendo mano alle carte dell’archivio ho subito pensato che la storia di mio padre, e poi della mia famiglia, una famiglia aristocratica che ha molto influenzato la storia di Palermo, poteva essere raccontata solo narrando la storia più in generale.

– Il sottotitolo del libro è il seguente: “Memoria parziale di Bambina”. A cosa è dovuta la parzialità della memoria?
Nella mia famiglia, una grande e confusa famiglia aristocratica del sud, la verità non è mai stata chiara, io sono cresciuta in circoli di racconti delle mie zie in particolare, racconti che mi lasciavano a bocca aperta e che poi mio padre si premurava a dirmi, sono fandonie! Eppure quella è la mia storia, un po’ vera e un po’ no, perciò Bambina, la protagonista, che poi sarei io racconta quelle storie parziali… Da crederci o non crederci… Dove si cela la verità , arte in cui al sud siamo maestri….

– Dal tuo libro emerge, tra le altre cose, il rapporto con i luoghi (la famiglia si sposta, per esigenze lavorative dei genitori). In che modo, a tuo avviso, il rapporto con i luoghi influenza la crescita e la formazione di un individuo? E come è stato per Beatrice Monroy?
Per Beatrice è stato fondamentale, se io sono cittadina del mondo, parlo tante lingue e ovunque mi sento a mio agio, lo devo a questo continuo viaggiare , al non fare caso alle diversità, nell’accogliere le diversità come un dono e non un ostacolo.
Ho avuto credo una grande fortuna, e credo che viaggiare e abitare il mondo sia solo un bene, apre la mente e determina lo sviluppo di un contemporaneo che è una geografia enorme, dove ogni cosa migliora noi stessi …

– Tra i vari luoghi in cui sei vissuta, a parte Palermo, qual è quello che ha esercitato l’influenza maggiore in te? E qual è quello per cui dichiareresti un’affinità elettiva?
Sicuramente Napoli e gli Stati Uniti mi hanno segnata, dico sempre quando mi sento un po’ da un altra parte.. E va be’ che volete, sono americana…. Oltre il vasto oceano per l’appunto.

– Approfondiamo il tuo rapporto con Palermo. Come si è evoluto questo rapporto nel tempo? Cosa ha rappresentato Palermo per la giovanissima Beatrice Monroy e cosa rappresenta per la Beatrice Monroy di oggi? Leggi tutto…

L’ETÀ DELL’ORO. LA MIA VITA RACCONTATA A PAZ – di Gianluca Morozzi (un brano del libro)

Image of Gianluca Morozzi, “L’età dell’oro. La mia vita raccontata a Paz”In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal volume L’ETÀ DELL’ORO. LA MIA VITA RACCONTATA A PAZ, di Gianluca Morozzi (Italica edizioni)

Il libro
Gianluca Morozzi, nato a Bologna nel 1971, si è imposto nell’ultimo decennio come uno degli autori più fantasiosi, prolifici e stimati della narrativa nazionale.
Seguito da uno zoccolo duro di lettori che ne adorano le pubblicazioni ravvicinate, la grande disponibilità umana e l’attitudine rock ’n’ roll nei confronti della scrittura, “Moroz” ci regala con L’età dell’oro una prova dal sapore unico: un’autobiografia scanzonata e sincera, condotta in forma di dialogo con il fantasma del suo idolo giovanile Andrea Pazienza, “l’unica rockstar del fumetto italiano”.
A Paz – e a noi – Morozzi racconta tutto senza inutili pudori: dagli anni verdi, illuminati dall’amore per la fantascienza, gli scacchi e l’irrinunciabile Bologna FC, ai primi tentativi come narratore.
La ridda di partecipazioni ai concorsi letterari, i primi contatti con l’editoria e il drammatico bivio dei trent’anni (“O diventi uno scrittore vero, o vai a fare il benzinaio”) fluiscono in un racconto in egual misura epico e umoristico. I momenti-chiave della formazione, integrati dai retroscena della società letteraria che accoglie il protagonista ormai adulto, compongono la storia di una vita speciale e, al contempo, una leggiadra lezione: val sempre la pena di inseguire i sogni, sembra suggerirci “Moroz”, e di vivere la propria esistenza con coerenza, passione e autoironia.

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Un brano tratto dal volume L’ETÀ DELL’ORO. LA MIA VITA RACCONTATA A PAZ, di Gianluca Morozzi

In fremente attesa davanti al palchetto della premiazione, c’erano “gli altri”. I miei rivali/amici-nemici/colleghi/compagni di sventure. Gli altri partecipanti al concorso, aspiranti scrittori.
C’erano i minimalisti tondelliani, timidi, silenziosi, vestiti con pulloverini di lana, con gli occhiali, un po’ tesi.
Sudavano molto.
C’erano i bukowskiani, che urlacchiavano: «Dai che dopo si va a prendere una fottuta birra! Dai che andiamo a berci una fottuta birra!»
C’erano le silvieballestre, tipo studentessa fuorisede, tipo 99Posse, tipo punkabbestia.
Da un certo punto in poi c’erano anche le isabellesantacroci, darkettone, un po’ stravolte, tutte in nero.
C’erano i pazzi generici.
Puzzavano tantissimo.
E poi, se il concorso era aperto alla poesia, c’erano i poeti.
Nessuno parlava con loro. Loro non parlavano con nessuno. Se ti azzardavi per errore a domandare: «Tu che poeti leggi?», la risposta standard era: «Io la poesia non la leggo, io la faccio». Leggi tutto…

EMERGENZA SARDEGNA

Emergenza alluvione Sardegna

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IL TRENO, di Domenico Trischitta

1999IL TRENO, di Domenico Trischitta

racconto tratto dalla raccolta “1999” (Il Garufi)la recensionela prefazione

La porta si chiuse. Scese le scale di corsa ed incrociò il vicino che gli augurò buon anno con la faccia da ebete. La macchina stentò a partire, poi si avviò percorrendo le strade illuminate a festa. Qualche botto anticipatore lo fece sussultare e gli ricordò confusamente il motivo della fuga. Che lei vada a farsi fottere!

Con il borsone pieno di mutande e calzini entro alla stazione, acquisto il biglietto solo andata, destinazione…non so…esito un attimo e poi dico Roma. Guardo l’albero di Natale che illumina ad intermittenza l’ufficio delle informazioni. 21.45, un quarto d’ora alla partenza, l’esplosione di un petardo fallito e mi intrufolo nel convoglio deserto.

Il porto in lontananza, con le sue navi e luci, sembrava immobile come il presepio di casa sua. Sotto, il mare, assopito come un lago. Di passeggeri neanche uno, solo il marciare annoiato del controllore, che gli vistò il biglietto indicandogli la sua cuccetta, anche lui gli fece gli auguri con un tono di disprezzo, per colui che osava ricordargli che era di turno mentre tutti si apprestavano a festeggiare l’arrivo del 2000.

Il treno si muove incerto, come se tentennasse nella partenza, pian piano raggiunge un’andatura normale ed io chiudo gli occhi. Chi l’avrebbe mai detto che sarei stato l’unico protagonista e spettatore di un viaggio surreale, che si sarebbe lasciato alle spalle un millennio, si azzera tutto come il contachilometri di un’auto che raggiunge i centomila.

Alla stazione di Acireale non salì nessuno, neanche in quella di Giarre. A Taormina il controllore scese un attimo e sputò più volte a terra prima di accendersi una sigaretta. Si vedevano fuochi d’artificio in prossimità del mare. Si preparava un veglione per i turisti tedeschi e francesi. L’uomo delle ferrovie risalì ed il treno proseguì la sua marcia.

Accendo una sigaretta, ho brividi di freddo, mi alzo il bavero del giubbotto e mi accorgo che non mi rado da alcuni giorni. Mi stendo un po’ ma non resisto più di due minuti, guardo l’orologio, le 23.00. Sarà a Messina che comincerò a stare male, quando l’apoteosi di scoppi e luci avrà il sopravvento. Non potrò nascondermi, né turarmi le orecchie, né chiudere gli occhi, sarà tutto inutile perché l’unica scena che mi si presenterà sarà quella della fine.
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CONCETTA STORY, di Aldo Formosa

Pubblichiamo il racconto “Concetta story” di Aldo Formosa invitando i lettori di Letteratitudine a scegliere uno dei quattro differenti finali indicati in coda al racconto. Il finale prescelto (a, b, c, d) potrà essere indicato scrivendo alla mail letteratitudinenews(at)gmail.com (sarà possibile effettuare la scelta fino al 15 settembre 2013)

CONCETTA STORY, di Aldo Formosa

(romanzo breve… con tira e molla)

Nino, per Concetta, era bello ed emozionante “come una aurora boreale”. Esagerava, la picciotta. Ma agli estrogeni, si sa, non si comanda. Per seguitanza, dunque, Concetta non ci dormiva la notte, aveva il sonno agitato da turbamenti allariullé. Avòglia a girarsi e rigirarsi tra le lenzuola: Nino era sempre in primo piano, certe volte come uno sceriffo che stinnìcchia a revolverate una comarca di cowboy delinquenti per le strade polverose di Dodge City, solo contro tutti, e certe volte nella abbagliante armatura del prode Orlando che con la fida fusbèrta fa minnìtta di quelle funce nere dei cani infedeli a Roncisvalle.
La madre di Concetta ogni mattina le preparava forza di uova sbattute e miele di sulla, che a vederla così le piangeva il cuore. Finché un giorno si decise e le disse: “Ciàtu di l’alma mia, ma che ti pare giusto pirìre di questa maniera per un picciotto? Ce ne sono tanti che passano e spassano sotto il balcone…”.
“Amà – la interruppe Concetta – quelli passano e spassano per il passìo la sera, avanti e indietro fino alla piazza, mentre ridono e scherzano per i fatti loro, e a me non ci pensano proprio”.
“Si, vabbè… – accondiscese la madre che ormai le si erano scoperte le carte – però fatti una ragione, rassegnati, cercatene un altro…”.
“Amà, al cuore non si comanda” rispose Concetta trangugiando la colazione dalla cìchera e leccandosi il cucchiaio. La madre che poteva pipitiàre ancora? Si azzittì e continuò a sfaccendare. Concetta quel giorno si rimise sul letto a leggere il fotoromanzo in cui il giovanotto, destino cinico e baro, scopre la signorina mentre in un angolo si fa frugare dall’antipatico. “Tutti così gli uomini – pensò petulante – la testa ce l’hanno sempre in una cosa sola… Tutti, tranne Nino. Lui, no”. E, per disperazione, si inventò: “Lui, no. Lui è un angelo del paradiso…”. E, nell’estasi, ci mise il carico: “Uno spirito eletto…!”, come aveva trovato scritto in un libro.
Insomma, per portarla alle corte: lei smaniava e lui con la testa tra le nuvole.
Certo, Concetta di suo non era una cappiddìna che si mette in vista coi maschi. E, dicendo le cose come stanno, non era nemmeno una siluètta.

La natura le aveva messo addosso qualche chilo in più, che la madre provvedeva a mantenere abboffàndola.
Le cose giuste: davanti aveva un bel giardino fiorito che sosteneva con una quarta, di dietro la prominenza era armoniosamente generosa. Solo che i fianchi, povera picciotta, un poco la tradivano.
D’estate si incaponiva col due pezzi. Quando scendeva in spiaggia, sapendo dell’effetto, passava ancheggiando davanti al ragioniere Scrimizzi sdraiato sotto l’ombrellone: “La callipìgia…” biascicava allupàto il poveruomo coprendosi il ventre con l’accappatoio.
Concetta si dirigeva verso il gruppetto dove stazionava Nino assieme a Peppuccio, Agnese, Franco, Loredana e qualche altro, ragazzi che conosceva dalle scuole. Cercava lo sguardo di Nino, che invece vagava lontano all’orizzonte. La picciotta si inseriva in qualche sprazzo di conversazione tanto per fare sentire la voce, aspettando che Nino si girasse a guardarla.
“Ma perché – si chiedeva Concetta – perché non mi guarda?”. Certo, lui è delicato… Non mi guarda perché è timido… Vuoi vedere che ha soggezione… Ecco, com’è! Visto mi ha visto tante di quelle volte… Ma senza alluzzàrmi mai. Sarà affascinato di me, ma non lo vuole dimostrare: ecco com’è!”.
Squagliandosi in bocca questa caramella, Concetta in qualche maniera si acquietava e tornava al fotoromanzo.

* * *

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36,9° di Francesco Musolino

Pubblichiamo questo breve e divertente racconto dialogico (un vero e proprio “divertissement”) del giornalista Francesco Musolino

36,9°

di Francesco Musolino

– Ah c’è una cosa che ti volevo raccontare.
L’altro si fece subito serio. Passò dalla modalità “relax” a quella “sono un medico h24” e il suo corpo, a questo switch, reagì drizzandogli la schiena, come se gli avessero infilato su per il culo un anima di ferro e questa gli si fosse incanalata lungo la spina dorsale.
– Ieri sera dovevo uscire con Flavia – dissi
– La tua collega dell’università?
– Già
– Mi piace Flavia penso che ti farebbe bene uscire con lei perché ha quel certo non so che ti riempie subito la stanza, ti fa venire il buonumore e la smetteresti anche di fare pensieri brutti, se e solo se uscissi finalmente con Flavia.
Lo disse d’un fiato e senza guardarmi negli occhi. Poi appena terminato afferrò la bottiglia di birra, soddisfatto di trovarla fredda e con il vetro appannato e l’avvicinò alle labbra. Ma si fermò di colpo. Scommetterei che stava pensando “se faccio una diagnosi sono in servizio e se sono in servizio non posso bere”. Bel dilemma etico. Anzi, etilico.
– Cristo. Hai finito? – tirai il fiato – E allora ti dicevo che ieri stavo per uscire con Flavia ma non mi sentivo granché, non so di preciso cosa fosse…
– oh, finalmente l’hai detto.
– cosa? Mi continui ad interrompere! Cos’ho detto?
– non sapevi cos’avevi.
– e allora?
– non devi fare autodiagnosi. No. E’ sbagliato. Mi chiami, mi spieghi, ti dico cos’hai. Ecco come funziona.
Per inciso dicendolo sembrava che stesse sgridando un cagnolino che continuava ostinatamente a fare la pipì sulla tenda del salone.
– O-k. Cmq non sapevo bene cosa avessi, mi sentivo agitato..
– troppi caffè
– no, solo due.
– coca?
– cola? No.
– coca..?
– no, cazzo.
– ma bevi abbastanza? Voglio dire mi bevi i tuoi 2/3 litri al giorno? Lo fai davvero? Eh?
Disse e fece tintinnare il dito contro la bottiglia, richiamando l’attenzione.
– non ti rispondo nemmeno.
– ah! Lo sapevo.
Segnò la vittoria con un lungo sorso e poi si pulì persino la bocca con la manica. Riguardandola, a cose fatte subito dopo, quello sbafo sulla sua camicia non è che ci stesse granché bene e restò assorto tanto che
– Oh mi senti!?
– Certo. Un medico ascolta sempre.
– anche quando si guarda la manica con quella macchia strana lì… Leggi tutto…

LE SEI REINCARNAZIONI DI XIMEN NAO, di Mo Yan (Premio Nobel per la Letteratura 2012)

Le sei reincarnazioni di Ximen NaoAL CINESE MO YAN, IL PREMIO NOBEL PER LA LETTERATURA 2012

Le sei reincarnazioni di Ximen Nao di Mo Yan
Einaudi, 2009 – pp. 736 – € 26,00
Traduzione di Patrizia Liberati

Nei cinquant’anni che trascorre sulla terra reincarnandosi di volta in volta in asino, toro, maiale, cane, scimmia e infine di nuovo essere umano, il proprietario terriero Ximen Nao viene coinvolto nelle vicende più drammatiche della Cina moderna: dalla riforma agraria al Grande balzo in avanti, dalle Comuni alla Rivoluzione Culturale sino alla morte di Mao Zedong e alle innovazioni del recente passato. Un’avventura tragicomica lunga mezzo secolo, ricca di invenzioni e popolata di personaggi straordinari.

Primo gennaio del 1950: Ximen Nao, un ricco proprietario terriero, è stato giustiziato dai suoi mezzadri alla vigilia della rivoluzione cinese e da due anni vive nel mondo delle tenebre. Sebbene subisca i più crudeli e dolorosi supplizi, rifiuta di pentirsi: è convinto di avere condotto una vita giusta e di essere invece stato immeritatamente condannato. Re Yama, il terrifico signore della morte, è talmente stufo di lui, delle sue continue, fastidiose lagnanze che alla fine gli dà la possibilità di reincarnarsi nei luoghi dove ha vissuto. Ximen Nao spera di riprendere così possesso della moglie, delle due concubine, della terra, dei suoi averi. Non immagina che tanta generosità nasconde una ancora maggiore insidia: perché Re Yama decide di farlo reincarnare non in se stesso, ma in un asino. Al momento di tornare sulla terra, Ximen si rifiuta inoltre di bere una pozione che gli consentirebbe di dimenticare il passato e di liberarsi progressivamente delle pulsioni, del desiderio, dell’odio, della sete di vendetta. Vuole che le esperienze della vita precedente rimangano impresse nella sua memoria. Che senso avrebbe, altrimenti, tornare nel mondo degli uomini per riparare all’ingiustizia subita?
Nell’arco di cinquant’anni all’asino faranno seguito il toro, il maiale, il cane, la scimmia. Un lasso di tempo che basterà a Ximen per liberarsi di ogni rancore e durante il quale sarà partecipe degli eventi piccoli e grandi che hanno contribuito a trasformare la Cina. E alla fine giungerà anche il momento in cui Re Yama gli consentirà di ridiventare uomo: il 31 dicembre del 2000, la notte della nascita del nuovo millennio, verrà al mondo un bambino di nome Lan Qiansui, ossia «Lan mille anni»; sarà lui, che ha un «corpo piccolo e magro e la testa insolitamente grande, una memoria eccellente e una parlantina sciolta», a iniziare, il giorno del suo quinto compleanno, il racconto della propria storia: «Dal primo gennaio dell’anno 1950…»

Un estratto del libro
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C’È UN GRANDE PRATO VERDE. L’introduzione di Carlo D’Amicis

C’È UN GRANDE PRATO VERDE. 40 scrittori raccontano il campionato di calcio 2011/12
a cura di Carlo D’Amicis – Manni, 2012

In collegamento con il dibattito su LetteratitudineBlog: “Il Pelè del Sacro Cuore”

L’introduzione di Carlo D’Amicis
C'è un grande prato verdeSe il calcio, come scriveva Pasolini, è (ancora) l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo, il campionato è la sua liturgia. Un rito che scandisce le stagioni con truffaldina connivenza: lo officiamo come l’emblema dell’eterna giovinezza (i suoi sacerdoti sono sempre ragazzi tra i 20 e i 30, massimo 35 anni) finché non ci rendiamo conto che lui rimane intatto e noi invecchiamo. È in quel momento che ci sentiamo inattuali, che ci prende la tentazione di
passioni più adulte: non le troviamo, un altro campionato è alle porte, e noi siamo ancora là, a respirare la fragranza delle cose che ripartono da zero.
Avete presente una classifica alla prima giornata? Tutto è ancora possibile. Un concetto ubriacante, pressoché bandito dalla nostra vita, che partita dopo partita si consumerà fino a portarci a quelli che i cronisti chiamano verdetti definitivi. Ma il concetto di definitivo, nel calcio, è paradossale: ovvero transitorio. Tutto resta per sempre, è vero (risultati, formazioni, classifiche: ogni minimo rimpallo è schedato), ma nello stesso tempo tutto potrà, anzi dovrà, cambiare.
Della sostanza ossimorica di cui è fatto il calcio – un gioco sempre uguale e sempre unico – vive questo libro: narrazioni ambientate nello stesso mondo, con gli stessi personaggi, all’interno dello stesso tempo, e insieme – nel loro complesso – un evento irripetibile, algoritmo di stili e di sguardi mai più calcolabile. Leggi tutto…

L’ETERNITÀ STANCA, di Errico Buonanno

In esclusiva per Letteratitudine, alcuni brani tratti da “L’eternità stanca” di Errico Buonanno: ospite della trasmissione radiofonica “Letteratitudine in Fm” di venerdì 22 giugno 2012

L’eternità stanca. Pellegrinaggio agnostico tra le nuove religioni di Errico Buonanno
Laterza, Contromano, 2012 – pagg. 150 – euro 12

L' eternità stanca. Pellegrinaggio agnostico tra le nuove religioniDieci fedi, dieci verità, dieci risposte sulla vita e la morte. Tutto nell’arco di due mesi. Un viaggio attraverso le nuove religioni di Roma. Per ritrovarsi in corpo un’anima, e per salvarsi dal vizio del fumo. “Ora mi accorgo, con dolore, che il primo effetto della ricerca privata di Dio è quello di un’amplificazione, una levitazione naturale ed abnorme dell’amarissimo dessert che ci aspetta lì in fundo. Dessert a cui, da agnostico ipocondriaco romano, aspiravo, e che solo adesso, da credente (credente di ogni religione), pare davvero una minaccia angosciosa. Ora capisco, ora lo so: la fede non può confortare. Perché chi crede davvero si scora. Chi crede ha paura. Chi crede non può non tormentarsi al pensiero che questo, tutto questo, la nostra vita, le ambizioni, il nostro mondo, la scrittura, non è che la preparazione a ciò che di eterno arriverà. L’eternità stanca. Speriamo che la faccia breve”.

* * *

da L’ETERNITÀ STANCA, di Errico Buonanno

La pace del luogo è interrotta da un grido: «Tutti in cerchio, tutti in cerchio, tutti in cerchio!», e senza sapermi spiegare la cosa, sono pervaso da un senso di allarme, come davanti a una battaglia. Non sbaglio: ché questa è una chiamata alle armi, inizia la pugna col Nemico. Corro, mi affretto, sono parte del gregge.
A radunarci sotto il palco è stato un omino vestito di bianco – camicia, scarpe, pantaloni, cintura –, un quarantenne dall’accento portoghese che sembra pervaso dalla santa foga. Formiamo il circolo ligissimi mentre lui ordina: «Le mani!» Sono perplesso, ho molta paura. Tento di stringere la mano a una collaboratrice che mi si è fatta giusto a fianco, ma quella mi fulmina con gli occhi. La porgo a due altri fedeli lì accanto e mentre il pastore in bianco ci intima: «Occhi chiusi! Preghiamo!» succede ciò che inconsciamente, profondamente temevo. La stessa signora africana tremante che prima era afflitta dai dolori di stomaco emette un grido sovrumano, fa per svenire, viene sorretta dalle donne in tailleur. Il bianco pastore la indica agli altri. Sembra esultare: «È il Nemico! Il Maligno non vuole che iniziamo a pregare!» e io, che ambirei a non sfigurare, faccio davvero del mio meglio per mantenere gli occhi chiusi, ma azzardo: «Ha bisogno di un dottore!» Leggi tutto…

CRONACHE DALLA FINE DEL MONDO

CRONACHE DALLA FINE DEL MONDO

BANDO DI CONCORSO

Ci dicono che il prossimo 21 dicembre il mondo per come lo conosciamo dovrà finire. E allora prepariamoci a modo nostro, immaginando quale potrà essere la fine o il nuovo inizio. Siamo dalle parti dell’utopia (per chi vuole vederla col bicchiere mezzo pieno) oppure della distopia (se siete dalle parti del bicchiere mezzo vuoto). Per una volta i padroni del destino siete voi. Potete immaginare scenari apocalittici, potete riscrivere grandi classici partendo da presupposti totalmente alieni a quello che siamo stati fino ad oggi, potete anche prevedere che non succederà assolutamente nulla. Lasciate andare la fantasia senza porre altro limite che la qualità di scrittura. Pronti?

 Andiamo con le regole di partecipazione:

 – il concorso è aperto a tutti;

 – i racconti dovranno:

essere assolutamente inediti, sia in cartaceo che in digitale;

avere una lunghezza massima di 10.000 (diecimila) battute spazi inclusi, tolleranza zero per chi sfora;

essere presentati dopo un accurato e autocritico lavoro di editing, completi di titolo definitivo;

essere accompagnati da una breve ed esauriente autopresentazione (max 1000 battute, spazi inclusi);

essere corredati di indirizzo e-mail dell’autore.

 – i racconti dovranno pervenire alla casella di posta elettronica cronachefinemondo@gmail.com  entro e non oltre il 30 giugno 2012. Ai concorrenti che hanno un profilo Facebook è consigliata l’iscrizione al gruppo preposto CRONACHE DALLA FINE DEL MONDO 21/12/2012, onde facilitare la comunicazione.

 – tutti i racconti pervenuti verranno letti e selezionati dall’insindacabile giudizio di una giuria così composta: Laura Costantini (giornalista e scrittrice), Loredana Falcone (scrittrice), Francesco Giubilei (direttore editoriale Historica), Daniele Dell’Orco (caporedattore del sito www.scrivendovolo.it) e Paolo Melissi (scrittore e redattore di Satisfiction).

 – la selezione porterà alla scelta di 21 (ventuno) racconti che entreranno a far parte dell’antologia “Cronache dalla fine del mondo 21/12/2012” edita da Historica (uscita prevista fine novembre 2012).

 – ai ventuno autori selezionati verrà chiesta la cessione dei diritti tramite apposito contratto di edizione.

 BUON LAVORO!

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