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DI AMORI DIVERSI di Fabrizio Palmieri (intervista)

DI AMORI DIVERSI di Fabrizio Palmieri (Ad Est dell’Equatore)

articolo e intervista a cura di Eliana Camaioni

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Un pomeriggio qualunque, primavera di due anni fa.
“Eli, ti sto mandando una cosa nuova che sto scrivendo. Dalle un’occhiata, dimmi che ne pensi”.
È una cosa che facevamo già da allora, io e Fabrizio Palmieri, questa di leggerci a vicenda le cose mentre le scriviamo.
Qualche minuto dopo, gmail mi recapita “Di amori diversi”, la sua nuova creatura, ferma ancora ai primi capitoli. Mi metto comoda sul divano, già pregustando le tinte gotiche della penna del mio amico, abile come pochi a partorire storie di angeli e demoni. Ma Fabrizio riesce a sorprendermi; leggo con curiosità crescente le pagine nuove, mi fermo su un passaggio che mi emoziona:
“Erano saltati in moto armati di giubbotti e piumone, decisi a raggiungere il mare in compagnia dei loro sogni: figli, una casa, serate davanti alla tv. Cose semplici. Distesi sulla sabbia fredda, avevano atteso un altro spettacolo di colori, serrati in una coltre di piume d’oca.
Protetti dal calore dei corpi, riparati in una bolla: il mondo, che restasse pure fuori, al freddo”
Sollevo gli occhi dal foglio, compongo velocemente il suo numero.
“Fabri, ma veramente l’hai scritto tu?”
“Sì, perché?”
“Fammi capire. Hai nel cassetto un paio di romanzi gotici e un cyberpunk, e vuoi esordire con una storia nuova che parla d’amore, che trasuda anima e sentimenti?
Sorride.
“Voglio parlare d’amore, Eli, ma non nel senso canonico del termine. Voglio sfatare il luogo comune che l’amore possa essere di un solo tipo, ma non voglio spoilerarti troppo. Ti dico solo che i protagonisti saranno: un prete avantgarde, una trans e un ex cacciatore di teste esperto in food’n beverage. Una bella sfida, non trovi?”
Anche se siamo a telefono so perfettamente quale sia la luce negli occhi che gli viene in questi momenti; mi sembra di sentire il rombo del suo motore, che puntualmente mette in moto il mio e mi accende l’entusiasmo. “Assolutamente! Mandami il resto, Fabri. La tua idea mi piace da morire e forse ho pure in mente a chi potresti proporla”. Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (intervista)

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad est dell’Equatore)

Un estratto del libro è disponibile qui

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di Eliana Camaioni

C’è qualcosa di magico in “Quel nome è amore” di Luigi la Rosa (Ad est dell’Equatore, 2016): la capacità di resuscitare ciò che di immortale c’è nella bellezza, nell’arte, nelle vite straordinarie degli artisti che popolarono la stagione della migliore Ville Lumière. Così il presente scivola nel passato, senza soluzione di continuità, e la vicenda del protagonista (che a Parigi cerca Bruno, o il suo fantasma, per il tramite di un libro dimenticato in metropolitana) sfuma in quelle dei co-protagonisti di questo romanzo, costruito solo in apparenza a stanze che si rincorrono per le vie di Parigi e si nutrono a vicenda di arte e passione, nascendo l’una dall’altra, in una sequenza ininterrotta con la narrazione del presente: da Raymond Radiguet a Pablo Picasso, passando per l’incantevole Renée Vivien, Carlos Casagemas e Frédéric Bazille.
“Quel nome è amore”, che bissa il successo ininterrotto dell’apprezzatissima opera prima di Luigi La Rosa (“Solo a Parigi e non altrove”, Ad est dell’Equatore, 2014), consacra il suo autore a pieno titolo nella veste di chi, al pari dei coprotagonisti della vicenda narrata, diventa testimone di imperitura bellezza, per il tramite dell’amore universale.

– Come in “Solo a Parigi e non altrove”, anche in questo tuo nuovo romanzo evochi la bellezza e l’arte attraverso i luoghi, per ridar vita all’immortale: caffè, boulevard, quartieri e palazzi della Parigi moderna, in un’allucinazione onirica del protagonista, trascolorano verso il seppia e precipitano indietro nel tempo, e perfino i cimiteri diventano canale non di morte ma di vita eterna…
Sì, come sempre è il passato che diventa traccia, simbolo di bellezza, allucinazione. Credo che il compito della scrittura sia effettivamente questo: riportarlo in vita, restituirgli l’antico splendore, colmando i vuoti colpevoli della storia e riscattando chi non ha più voce in capitolo. E’ qualcosa che mi ha sempre affascinato terribilmente ed è forse la molla che mi spinge a scrivere.

– “Perché ora che il ragazzo ha un nome non riesco a chiamarlo in un altro modo, appartiene piuttosto alla dimensione degli amori sognati, quelle passioni che forse fanno più male giacchè sono le sole destinate a durare”: credo sia uno dei momenti più intensi di tutto il libro. Sei d’accordo? Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (un estratto)

quel-nome-e-amorePubblichiamo un estratto del volume QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad Est dell’equatore)

Mercoledì 16 Novembre, alle 18:00, presso la Sala Eventi della Feltrinelli di via Etnea, Luigi La Rosa presenta Quel nome è amore – Itinerari d’artista a Parigi (Ad Est dell’equatore Editore). Ad affiancare l’autore, l’attrice Nellina Laganà e lo scrittore Massimo Maugeri.

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da QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad Est dell’equatore)

raymond radiguet

Non è la prima volta che Jean Cocteau passa la notte in bianco, a inseguire Raymond Radiguet per le strade di Parigi. Non è la prima e non sarà certo l’ultima. Ma stavolta quel demonio irrequieto deve averla combinata proprio grossa. A quella festa c’erano davvero tutti, tutti quelli che contano, e domani l’affronto volerà con la rapidità di una freccia da una bocca all’altra: ne parleranno rapite la principessa Murat e Gabrielle Chanel, lo commenteranno col necessario aplomb i coniugi Beaumont e Serge Diaghilev, ma il più temibile nel rivangare vecchie pastoie sarà Erik Satie, lui sì che non vedrà l’ora di ritirarlo in ballo con Stravinskij, Picasso, Anna de Noailles e Simenon. Cocteau ha l’impressione di udire già intorno a sé l’insorgere osceno di quelle voci, il loro frenetico accavallarsi, sente che compongono un’onda vorticosa, uno tsunami d’ironia e pettegolezzo che gli s’allarga intorno fino a dargli le vertigini.
Per giunta ha camminato nel vento di gennaio, è un freddo sabato sera del 1922, e ha gli occhi rossi di pianto, le giunture doloranti e una stanchezza simile alla febbre gli pesa in corpo. Ha percorso i boulevard a passi lentissimi, alla maniera degli uomini soli, come se avesse perso l’amore, ma sa bene che non è così, pure se le parole del ragazzo, il suo disperato ragazzo, sono state chiare, irrimediabilmente chiare.
Durante la festa, fomentato nascostamente da Constantin Brâncuși, quel maledetto scultore che Cocteau comincia a odiare, a un certo punto Raymond ha intentato una delle sue scenate, alzando la voce in mezzo agli ospiti e minacciando di volersene andare. La serata lo annoiava. Aveva bisogno di fuggir via: da quella gente, da Parigi, forse perfino da lui, che lo aveva sempre amato più di suo padre ma che da qualche tempo lo soffocava con la sua gelosia di amante deluso. Radiguet chiedeva otto giorni di tregua. Non uno di più. Solo quella breve vacanza. Ma ciò che però Cocteau non riusciva a comprendere era perché partire con quell’altro e in una maniera tanto assurda: abbandonando tutti sul meglio, senza valigia, comportandosi da dissennato e mostrandosi più maleducato e capriccioso di un bambino. Leggi tutto…

SOLI ERAVAMO, di Fabrizio Coscia (una recensione)

SOLI ERAVAMO, di Fabrizio Coscia (Ad est dell’equatore)

[su LetteratitudineBlog, un intervento dell’autore e un estratto del libro]

Un’avventura morale per ritrovare se stessi

di Giuseppe Giglio

Il maggior dono di un critico è forse l’analogia, quella confidenza tale con l’arte che gli permette di navigare senza troppi rischi tra i suoi mari (la letteratura, la musica, la pittura…), di superarne insidie ed ostacoli: a succhiarne la bellezza e la vita che vi sono imprigionate, per restituirle al lettore più luminose e vere. E penso a Mario Praz, alla sua navigazione così sensuale (di quella sensualità che apre mondi impensati) e tragica (nel segno della rappresentazione classica, proprio), in uno dei suoi libri più ricchi di bellezza verità e vita: La carne, la morte e il diavolo nella letteratura romantica. È questa la prima suggestione che mi prende, mentre leggo Soli eravamo, il nuovo libro di Fabrizio Coscia, appena uscito per i tipi di Ad est dell’equatore (piccolo ma agguerrito editore partenopeo), con questo sottotitolo: e altre storie su Rimbaud, Kafka, Joyce, Leopardi, Proust, Dante, Woolf, Hopper, Tolstoj, Caravaggio. Keats, Evans, Vermeer, Radiohead, Mozart. Un diario di bordo, Soli eravamo, in cui l’analisi critica si scioglie in narrazione, a scovare storie e personaggi e brandelli di esistenza: agilmente e felicemente dipanandosi, la narrazione, tra la vita e le opere dei personaggi (tra dettagli per lo più sconosciuti, o poco noti), alle quali spesso Coscia – da instancabile e acuto abitante di libri e quadri e musiche – riesce a legare pagine della propria vita, così riconoscendole, così inverandole. E il lettore ne ricava un’avventura morale, può arrivare a ritrovare se stesso (magari anche una propria ossessione, un segno cifrato del proprio destino) in questo o in quell’altro personaggio di un libro o di un quadro, in questo o in quell’altro tema musicale, si tratti di un’opera o di un disco di musica leggera. Leggi tutto…

SOLO A PARIGI E NON ALTROVE, di Luigi La Rosa (una recensione)

SOLO A PARIGI E NON ALTROVEhttps://i0.wp.com/www.adestdellequatore.com/contenuti/parigicopertina.jpg, di Luigi La Rosa

Da Parigi con amore

di Anna Vasta

Solo a Parigi e non altrove (Luigi La Rosa, Ad est dell’equatore Edizioni, pag. 232, 14,00 €) l’autore può trovare materia inesauribile di miti umani e letterari, fantasmi e chimere, finzioni e realtà che si intrecciano in nodi inestricabili, per quello che si configura, man mano che ci si addentra nel labirinto di questo stravagante libro, il tema dominante della sua introspezione: la passione amorosa, in tutte le sue declinazioni, manifestazioni, epifanie. Nel groviglio di pulsioni, affezioni, sintomi, patologie che germinano da essa. A Parigi lo scrittore arriva con un personale carico di devastanti effetti di un amore finito. Amore che non era nato a Parigi, ma che a Parigi lo aveva portato insieme col compagno Arturo, un anno prima quando niente ancora faceva presagire la crisi che covava e che a breve sarebbe esplosa in tutta la sua deflagrazione. Perché finisce l’amore? Quali “sommovimenti del profondo ne determinano la fine, mentre tutto continua a fluire uguale? A questi tormentosi interrogativi Luigi La Rosa cerca una risposta nei meandri di una città di passioni, furori, esaltazioni e depressioni, di velleità e illusioni perdute. Un luogo che custodisce nelle sue pieghe segrete l’umana follia, l’empia aspirazione a una totale insostenibile, labile felicità. Un Ade dove interrogare le anime che per un sogno impossibile di gloria, per un amore senza sbocchi, per la fedeltà estrema a una vocazione, per aver risposto a una chiamata, si sono dannate alla perdita di sé. Una toponomastica dell’amore ricostruita puntalmente seguendone la parabola di nascita, maturità e morte, attraverso le vicende di tutti quei dereletti, grandi e piccoli, oscuri e di luminosa fama che a Parigi confluivano spinti dalla forza rapinosa del desiderio. Le stazioni del métro – Saint Germaine, Notre Dame, Saint Michel, Montparnasse, Montmartre, etc, – delimitano confini, segnano tappe di un percorso interiore verso mete che sconfinano in altri approdi, in cerca di una soluzione, che non è mai definitiva, che slitta, smotta in terreni franosi, quelli dei sentimenti. Della curva in cui si iscrive la passione amorosa, all’autore più che il momento aurorale dei primi fremiti e pallori, del suo trepido insorgere, del suo tirannico insediarsi nell’animo, più che la stagione della maturità, l’ebbrezza del compimento, interessano i tempi morti del declino, del “rimpicciolirsi dell’amato in fondo al cuore, giorno per giorno, del graduale spegnersi delle fiammate iniziali che precedono il lutto della perdita definitiva. E come per l’amore anche per le vite che racconta, lo scrittore focalizza il suo sguardo su quei brevi interminabili istanti prima della fine in cui si cristallizza il senso di un’esistenza. Leggi tutto…

SOLO A PARIGI E NON ALTROVE (a Catania) – Luigi La Rosa

la Feltrinelli Libri e Musica

solo a parigi e non altrove feltrinelli ct

 

Mercoledì 12 Novembre

la Feltrinelli Libri e Musica

via Etnea 285 a Catania

ore 18,00

LUIGI LA ROSA

 

presenta

 

SOLO A PARIGI

E NON ALTROVE

Una guida sentimentale

Ad est dell’equatore

 

intervengono

 

NELLINA LAGANA’

MASSIMO MAUGERI

ELVIRA SEMINARA

 

Di Parigi si è scritto tanto, ma non una guida turistico-culturale che narrasse al ritmo di una passeggiata in compagnia di Baudelaire, Nadar, Verlaine, Rimbaud, Hemingway, Joyce, Claudel, Rodin, Balzac, Proust, Modigliani, Chopin, Berlioz, Wilde, Stein, Colette, Cocteau, Piaf, Moreau, Flaubert. … Ci ha pensato Luigi La Rosa, dedicando alla città francese con Solo a Parigi e non altrove, una sintesi tra saggio, guida turistica e romanzo e aprendo sui venti arrondissement altrettante personalissime “finestre di ardesia” che ricostruiscono, al servizio del viaggiatore, l’anima culturale che tuttora alberga i quartieri parigini. Nessun’altra città al mondo ha radunato intorno a sé scrittori, pittori, musicisti, pensatori e intellettuali quanto la Ville Lumière, e come in ogni viaggio, così nel libro i punti di partenza sono luoghi fisici, percorribili, da attraversare con il piacere stupito del viaggiatore d’eccezione, e interiori, stazioni esistenziali frutto dell’immaginazione. Ogni paragrafo del libro prende spunto da un indirizzo, una coordinata reale, identificabile nelle singole fermate del metrò adeguatamente indicata sulla rotta dei percorsi che le parole di Luigi La Rosa sanno tramutare anche in ricostruzione romanzesca di fatti e suggestioni personali. Un libro “camminativo”, Solo a Parigi e non altrove, come l’ha definito l’autore stesso, e che permette di penetrare con singolare ritmo da passeggiata il passato e presente culturale della capitale francese. Ad arricchire la speciale pubblicazione, un abbondante repertorio documentario di materiali grafici e fotografici, tra cui una cartina, mappa turistico-culturale dei singoli quartieri della città, contrassegnati dalla grafia originale di ognuno dei celebri protagonisti che rendono ancora più credibile e stimolante l’avventura emotiva cui le pagine rimandano. In Solo a Parigi e non altrove, Luigi La Rosa ha scelto di essere protagonista della storia con tanto di nome e cognome reali perché – più che spiegare agli altri – ha cercato di comprendere in prima persona cosa vi sia alle spalle della storia culturale della città che ha fatto di Parigi ciò che Parigi è.

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LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

di Massimo Maugeri

La “letteratura epistolare”, che vanta una tradizione antica e consolidata, continua a produrre opere di narrativa di qualità. Tra i “nuovi nati”, registriamo la pubblicazione di questo delizioso volume scritto da Barbara Garlaschelli e intitolato “Lettere dall’orlo del mondo” (Ad Est dell’Equatore, 2012). Protagonisti una donna e un uomo e, ovviamente, le loro lettere… che incrociano amori e solitudini. Per una nota critica si consiglia la lettura di questo articolo di Marina Bisogno, pubblicato sul Corriere Nazionale. Ne ho discusso con l’autrice…

– Classica mia domanda di “apertura”, Barbara. Come nasce “Lettere dall’orlo del mondo”. Da quale idea o esigenza?
Nasce dal desiderio di raccontare due apparenti solitudini e un amore grande: per un’altra persona e per la vita.

– Cos’è per i protagonisti del libro “l’orlo del mondo”? E per Barbara Garlaschelli?
Per i protagonisti “l’orlo del mondo” sono loro stessi e il legame che li unisce, vissuto come ultima, salvifica possibilità di comprensione. Per me è la condivisione, la vicinanza, la linea sottile che divide il vivere dalla disperazione del sopravvivere.

– Esistono davvero amori irriducibili, capaci di durare nel tempo?
Sì, io credo di sì. Non necessariamente quello di una coppia, ma di certo quello tra alcune persone.

– C’è relazione – a tuo avviso – tra amore, dolore e egoismo?
Sì, c’è. L’amore è una forma di tirannia: chi ama e chi è amato vuole tutto, non concede tregua.

– E tra solitudine e ricordi?
Sì, esiste una relazione anche tra solitudine e ricordi: i secondi ti inchiodano al passato, e ci fanno sentire soli, in un’assenza perpetua di ciò che non ci sarà più.

– La scrittura, compresa quella epistolare, può “salvare” dal dolore?
Per quel che mi riguarda, sì. Ma forse scrivo quando sono già in salvo. Invece non ho dubbi sul fatto che leggere salvi da tutto, non solo da dolore.

– Progetti letterari per il futuro?
Il 13 marzo uscirà Carola, il mio nuovo romanzo per Frassinelli. E sono molto, molto emozionata.

© Letteratitudine

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