Archivio

Posts Tagged ‘Alessandro Garigliano’

MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano

MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano (NN editore)

 * * *

Il romanzo sarà presentato mercoledì 31 maggio, h. 17:00, nell’ambito del Maggio dei Libri a Catania – c/o Biblioteca della “Città Metropolitana” di Catania (Via Prefettura N° 24 – Catania).
Con Alessandro Garigliano e Antonio Di Grado – Coordina Giuseppe Raniolo

 * * *

Recensione e intervista a cura di Eliana Camaioni

Quando ho letto il titolo “Mia figlia, don Chisciotte” ho pensato al mito del buon selvaggio di Rousseau. Mi sono cioè domandata se l’incoscienza spontanea e non inquinata, tipica dei bambini, potesse essere il punto di contatto fra una figlia e lo spirito dell’hidalgo più famoso della letteratura. E pagina dopo pagina, Alessandro Garigliano con questo suo saggio-romanzo (per i tipi di NNE, 2017) accompagna per mano il lettore a rileggere l’opera di Cervantes da un punto di vista inusuale: quello di un padre-scudiero innamorato della sua bambina-cavaliere errante.
Il protagonista si presenta sin dall’incipit in abito scuro, quel look che adotta come maschera e alter ego: finge di essere docente universitario, vuole mostrarsi così alla figlia perché come padre vuole essere impeccabile, dare a lei di sé un’immagine incrollabile: la figlia non deve pensare che suo padre, come la maggior parte dei suoi coetanei ‘tira a campare’. Anch’io ho figli, e mentre leggevo, inesorabilmente tutto andava a rimbalzare sull’esperienza mia di madre: quest’idea di dover apparire agli occhi dei figli credo sia il cruccio di ogni genitore. Ogni genitore che sente il dovere di dare un’immagine coerente e ‘giusta’ di sé, trovare quel punto di equilibrio instabile: essere impeccabile ma mettersi a gattoni a giocare, essere autorevole ma non autoritario, amichevole ma non amico. In queste dicotomie lascio la parola all’autore, in modo che ci dica qual è il rapporto fra il padre e la figlia del romanzo: come nasce l’idea di accostare Il Don Chisciotte ad una figlia? Leggi tutto…

GLAM CITY di Domenico Trischitta (un estratto)

Pubblichiamo un estratto le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

GLAM CITY di Domenico Trischitta sarà presentato venerdì 28 novembre 2014 presso la Feltrinelli Libri e Musica di Catania – via Etnea 285, Catania – alle ore 18,00.
Interverranno Nicola Savoca e Francesco François Turrisi. Sarà presente l’autore

La scheda del libro
Gerry Garozzo è una ragazzo diverso della Catania anni ’70 che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo, di fare il trasformista. Ma Catania gli sta stretta. Per il suo ventunesimo compleanno vola a Londra e lì incrocerà l’astro nascente del Glam Rock, Marc Bolan. Nella torrida Catania, la sua glam city, assieme ad altri variopinti amici tenterà una rivoluzione di costume, fatta di travestitismo e trasgressione. Ma Catania non è Londra e lui non è Bolan, e il suo progetto discografico fallirà assieme alla sua disperata voglia di affermazione
personale. Gerry ora è costretto a fare i conti con il suo sogno miseramente infranto. Da Catania a Milano, andata e ritorno, da promessa della canzone a travestito dei viali milanesi. Arriviamo agli anni ’90, siamo di nuovo a Catania, che nel frattempo non è più la glam city dei ’70. Cosa è cambiato? Quale città adesso Gerry Garozzo si troverà di fronte? E cosa ne è stato della sua rivoluzione? Le aspirazioni di un ragazzo in un romanzo di formazione graffiante e commovente.

* * *

Le prime pagine del romanzo GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore)

Capitolo primo

Gerry Garozzo

 

1.

Era il primo di giugno del 1967. Usciva in tutto il mondo l’album che avrebbe cambiato le mode e i gusti musicali di un’intera generazione. Si intitolava Sergeant Pepper e gli autori erano i quattro geni di Liverpool, qualche tempo dopo, i loro rivali, i Rolling Stones, avrebbero pubblicato Their satanic majestic requiest, che conteneva la canzone più psichedelica di tutti i tempi, In another land. Quel fatidico giorno il disco memorabile uscì anche a Catania, e lo si ascoltò, per una giornata intera, in un piccolo appartamento di via Di Sangiuliano. Perché quel giorno si festeggiava il ventesimo compleanno di Gerry Garozzo, un ragazzo triste e un po’ diverso, che non aveva peli sulla lingua e voleva essere un innovatore, ma la sua rivoluzione era troppo pericolosa, e troppo rivoluzionaria…
Minchia che musica! Queste cose solo in Inghilterra le sanno fare, qui in Italia non è la stessa cosa, non si respira la stessa aria, poi a Catania non ne parliamo… profondo sud, a Napoli è certamente meglio, almeno lì quelli come me li rispettano. Perché come sono ancora io non l’ho capito, mi sento libero ma macari fimmina, e qua quelli come me sono tutti chiusi dentro la via delle Finanze.
Gente semplice, la famiglia di Gerry: il padre faceva il carpentiere, la madre gestiva un piccolo negozio di bottoni in via Ventimiglia, a ridosso del ghetto dei puppi catanesi. C’erano tutti, da Agata ’a parrina a Lola Falana, da Alida Valli a Scimmia. E tutte erano clienti della signora Santina, ma Gerry, dovevano lasciarlo in pace. Perché Gerry non era come loro.
È il primo giugno del 1968, esattamente un anno dopo, quando metto piede nella swinging London, mi intrufolo in uno di quei mitici taxi e percorro tutte le strade più alternative della capitale inglese, da King’s Road a Carnaby Street, fino ad arrivare nei quartieri più hippy, Camden Town e Hampstead Heath, dove, dal magnifico parco in collina, si domina Londra. È lì che incontro un malinconico ragazzo, Nick, che mi fa ascoltare una bellissima canzone, Way to blue, mi dice che vorrebbe al più presto inciderla. Poi, la sera ci immergiamo nell’atmosfera rarefatta di Notting Hill, e osiamo varcare i limiti del quartiere di Brixton, centro del proletariato nero dove si fanno incontri interessanti.
Leggi tutto…

MIA MOGLIE E IO, di Alessandro Garigliano (un capitolo del libro)

Alessandro GariglianoAlessandro Garigliano ci racconta il suo romanzo MIA MOGLIE E IO (edito da Liber Aria). In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un capitolo del libro…

 

di Alessandro Garigliano

Con il passo di una ballata, il protagonista di “Mia moglie e io” si impegna perché la precarietà non lo annienti del tutto. Al ritmo di un montaggio alternato, da un lato si inventa un mestiere: insieme alla moglie mette in scena atti efferati, interpreta diversi cadaveri girando cortometraggi che gli possano dare un giorno una parossistica notorietà. Dall’altro, racconta i lavori che ha svolto a tempo determinato: esperienze da manovale, da commesso libraio e da orientatore. Lavori esercitati con sovrumano impegno e ossessiva epicità.
Visualizzazione di COPERTINA_GARIGLIANO_DEF_16 settembre_DEF-01 copia.jpgLa ballata incede con un registro umoristico – con un humour nero che informa e deforma – e la danza soprattutto si svolge tra il protagonista e la propria sconfitta, la depressione, che assume cangiante di volta in volta sembianze diverse, ma che in sostanza è una donna con la quale e contro la quale si instaura un rapporto sensuale e perverso, di repulsione e attrazione.
Ma il controcanto di una tale esistenziale lotta per la sopravvivenza è la dolcissima storia d’amore. La moglie del protagonista è la sua anima complementare. Speculativo lui, pragmatica lei; astrattamente furioso l’eroe, altrettanto dialogante l’amata. La quale, pur essendo precaria, insegnante di scuola media, mostra al marito, narrando le proprie esperienze scolastiche, la possibilità di salvezza, che non è la scoperta del punto morto del mondo, ma l’azione quotidiana e ostinata, il dubbio che indaga e non risolve, ignorando la resa.

* * *

Alessandro Garigliano è nato nel 1975 a Catania, dove vive. Ha lavorato in ambito editoriale. Collabora con minima&moralia. Ha creato e cura il diario culturale liotroblog.com. Mia moglie e io è il suo primo libro, segnalato alla XXV edizione del Premio Calvino.

* * *

Visualizzazione di COPERTINA_GARIGLIANO_DEF_16 settembre_DEF-01 copia.jpgUn capitolo MIA MOGLIE E IO (edito da Liber Aria) di Alessandro Garigliano

Il naso

di Alessandro Garigliano

Trovandomi in simili condizioni, il naso di mia moglie d’istinto fiutava un afrore di carogna sospetto; poi, appurata l’apparente falsità dell’allarme, si placava e riprendeva ad annusare gli odori domestici. Io salutavo, il naso e mia moglie, con la mano che non reggeva il libro, e riprendevo subito dopo a grattarmi la schiena, la pancia, i capelli, gli stinchi, i fianchi, i polpacci, ciclicamente.
‒ Mi ascolti?
Sempre questa domanda. Bastava che mi deconcentrassi pian piano dal libro che stavo leggendo, e indirizzando l’attenzione verso di lei – era solo questione di tempo – avrei inteso tutto quello che aveva da dirmi.
Nel frattempo, camminando lungo il corridoio, si sfilava i vestiti di fuori, la giacca del tailleur nero funereo, saltellava e parlava, si toglieva i pantaloni, alzando ora l’uno ora l’altro piede in sequenza, e la canotta, restando in reggiseno e mutande.
‒ Ci tiene ai ragazzi, li segue, li fa lavorare a piccoli gruppi.
Allora chiudevo il libro cercando di focalizzare il soggetto, evitando di chiedere di chi stesse parlando. Simulavo una comprensione totale dei fatti e la guardavo prepararsi a indossare la divisa domestica. Stendeva i due pezzi della tuta sul letto matrimoniale.
‒ Li fa lavorare molto con le mani, affinando la loro capacità di conoscere attraverso il tatto – diceva esibendo la sua straordinaria capacità olfattiva, passando al setaccio l’indumento disteso sul letto e, se la diagnosi era negativa, iniziando a metterlo addosso. La felpa per prima.
‒ Al buio, mi ha raccontato di averli fatti lavorare senza luce, con un pezzo di creta.
Era talmente eccitata che era rimasta nell’oscurità con la testa dentro il collo della felpa continuando a parlare.
‒ Li invitava a manipolare la materia cercando di creare forme semplici: posacenere, cornici, portapenne. Hai idea dei vantaggi che si possono avere plasmando la materia? Della sensibilità che si acquista?
Le mie mani in effetti fremevano mentre lei si adagiava seduta sul letto e calzava i pantaloni della tuta alzando prima una gamba nuda e poi l’altra. Allora mi avvicinavo planandole sopra leggero e poi abbassandomi le depositavo, come nessun altro collega avrebbe potuto mai fare, un piccolo bacio sulla guancia dolcissima. Leggi tutto…