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Posts Tagged ‘alessandro russo’

PARADOSSI DELL’ESISTENZA di Laura Rapicavoli

imagePARADOSSI DELL’ESISTENZA di Laura Rapicavoli (Akkuaria)

L’arte di Laura Rapicavoli e i paradossi dell’esistenza.

“Ed è così che mi faccio scrittura, per poterti raggiungere tracciando il mio passaggio nel tempo“ Laura Rapicavoli

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di Alessandro Russo

Niente è come sembra in questo lavoro intenso e colmo d’ironia che è Paradossi dell’esistenza. Racconti d’infiniti punti di vista di Laura Rapicavoli (pp121, Ed Akkuaria, €12). Dapprincipio l’autrice catanese passa al setaccio d’un microscopio a scansione elettronica fatti veri, poi, da brava attrice di teatro quale è, apre il sipario su codesto libro. In punta di penna, mette infine in scena nove raffinati scritti che rappresentano l’estasi e il tormento delle attese quotidiane. Delicate le tematiche delle vicende emozionali trattate da differenti angoli di osservazione: l’alienazione, il narcisismo, la solitudine, le nevrosi, la vanità, il precariato, l’omosessualità. “Il bianco, il nero”,” Omar”, “Blu indaco,” “Un tè al bergamotto”,” Amante”, “Una risposta”, “Prospettive”, “Verde mare infinito” e ”Una decisione” sono gli infiniti punti di vista raffigurati nell’album di fotografie che è codesto stuzzicante volumetto di racconti. Leggi tutto…

ANTOLOGIA DI MUSICA LEGGERA

ANTOLOGIA DI MUSICA LEGGERA (AA.VV. – a cura di Alessandro Russo e Gabriella Rossitto – Algra editore)

Un laboratorio di scrittura confluisce dentro un libro, otto esordienti affinano le proprie facoltà creative e concretizzano un sogno. È un tuffo nel passato realizzato con voci differenti lAntologia di musica leggera (AA.VV. 2018 Algra Ed, pp. 88, € 10) che sarà presentata giovedì 13 dicembre 2018 alle 17,30 presso la biblioteca V. Bellini di Catania in via Di Sangiuliano 307 (intermezzi musicali di Torquato Tricomi & Antonello Bruno).
Grazie ai prodigi di cui è capace il linguaggio universale della musica, il testo si legge d’un fiato e intanto si ascolta e perfino si canticchia. Questa Antologia è infatti liberamente ispirata da alcuni celebri pezzi di musica leggera: da Franco I e Franco IV a Francesco De Gregori e Francisco Canaro passando per gli Abba, Edoardo Bennato, Neil Young e Max  Gazzè.
Hanno curato il volume Alessandro Russo e Gabriella Rossitto, la copertina è dell’artista Enzo Salanitro.
Lo stile è ora svelto, nervoso, contemporaneo, ora ironico e dissacratorio, crudo o persino crudele; il linguaggio accarezza l’iperbole, esagera, gonfia i personaggi in un crescendo di incredibile. Leggi tutto…

ANTOLOGIA DI RACCONTI SUL CALCIO CATANIA a cura di Alessandro Russo (recensione)

ANTOLOGIA DI RACCONTI SUL CALCIO CATANIA – AA.VV. (Geo edizioni) – a cura di Alessandro Russo

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di Maria Grazia Distefano

«Un piccolo atlante di geografia colorato per metà come la lava dell’Etna e per l’altra metà del nostro mare

Non crede alle casualità Alessandro Russo, medico ortopedico e scrittore. Non crede alle casualità e fa bene, non ci credo nemmeno io. Non è un caso, infatti, che sia il nipote del presidentissimo Angelo Massimino, che abbia mantenuto negli anni una fervida passione per il Calcio Catania e che l’abbia impreziosita poi con la sua indole letteraria. Non è un caso che io, pur essendo donna, leggendo le pagine di questo libro abbia provato forti emozioni, come quella di tornare indietro nel maggio 2006, quando col pancione passeggiavo nel giardino di casa, fingendo noncuranza mentre mio figlio scalciava e io con le orecchie tese aspettavo il triplice fischio dell’arbitro che avrebbe decretato il ritorno della mia squadra (sì, la mia squadra!) in serie A. Leggi tutto…

ANTOLOGIA DI RACCONTI SUL CALCIO CATANIA a cura di Alessandro Russo (intervista)

ANTOLOGIA DI RACCONTI SUL CALCIO CATANIA – AA.VV. (Geo edizioni) – a cura di Alessandro Russo

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Il volume sarà presentato venerdì 29 dicembre 2017 alle 16,30 al Palazzo della cultura di Catania in via Vittorio Emanuele 121: insieme al sindaco Bianco e all’assessore Licandro ci sarà Laura Azzia, coautrice dell’Antologia e con lei l’attore comico Gino Astorina e il giudice-scrittore Santino Mirabella.

Una seconda presentazione si svolgerà lunedì 8 gennaio 2018 alle 17,30 al Castello Leucatia di Catania, in via Leucatia 68: ne discuteranno Tullio Di Cesare, Giuseppe Rapisarda e Domenico Sapienza con la partecipazione straordinaria di Enrico Guarneri e Giuseppe Mascara.

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di Massimo Maugeri

Alessandro Russo è un medico appassionato di lettura e di scrittura. Queste due passioni sono però precedute da un amore, che definirei “ancestrale”, per la squadra di calcio del Catania. Il motivo? Lo scoprirete leggendo questa intervista dedicata alla “Antologia di racconti sul Catania Calcio” (Geo edizioni), curata da Alessandro con il contributo di diversi autori…

– Caro Alessandro, partiamo dall’inizio. Da dove tra origine il tuo amore per il Calcio Catania?
https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/5/58/Angelo_Massimino%2C_Catania%2C_1980.jpgMio nonno era il presidentissimo Angelo Massimino, pertanto mi sento una sorta di nipote d’arte rossazzurro. Non posso dire di esser nato dentro il “Cibali”, però sulle tribune del vecchio stadio di Piazza Spedini di sicuro ho imparato a camminare e parlare. Nel ‘75, quando io avevo otto anni, vestivano il rosssazzurro due funambolici bomber. L’uno, Claudio Ciceri, calzettoni alla “cacaiola“ per i novanta minuti della partita e camicia hippy fuori dai blue jeans per tutta la settimana, aveva un innato senso della posizione e un potente stacco di testa. L’altro, Giampaolo Spagnolo, piccoletto di statura ma dalle grandi doti acrobatiche ostentava un eccelso dribbling e uno scatto fulminante. Zelico Petrovic, il nostro guardiapali slavo dalla folta zazzera nera, baffetti alla Clark Gable e sguardo truce, era più bravo di Zoff e di Albertosi. Quando, dagli spalti, risuonavano le note rock dell’inno “Catania è forte e vincerà” il mio cuoricino batteva all’impazzata e mi divertivo più che alla giostra di piazza Nettuno. Quel Catania era imbattibile e tornò rapidamente in B, intanto a scuola litigavo con i miei compagni che tenevano per la Juve, il Toro o l’Inter.

– Come nasce questo tuo nuovo progetto editoriale? Leggi tutto…

REGRESSIONE SUICIDA di Salvatore Massimo Fazio

REGRESSIONE SUICIDA di Salvatore Massimo Fazio (Bonfirraro editore)

di Alessandro Russo

Salvatore Massimo Fazio: un simpatico polemico in finale al Carver con la sua  “Regressione suicida“  

La soffiata mi arriva alla giostra di Ognina, seduto sull’autoscontro accanto a mia figlia Carola di cinque anni.  Con il suo “Regressione suicida dell’abbandono disperato di Emil Cioran e Manlio Sgalambro” (2016, Bonfirraro Ed, €15,90, pg. 183) il catanese Salvatore Massimo Fazio, scrittore, filosofo e pittore è tra i finalisti del premio letterario Carver nella sezione saggistica.
Di Fazio so che è uno degli autori più controversi del panorama contemporaneo, fondatore del nichilismo cognitivo e tra i cinque intellettuali che lo storico del cinema Sebastiano Gesù con Sebastiano Pennisi e Alfio Vecchio, ha voluto per il docufilm “I miei pensieri sono gli unici miei averi. La filosofia secondo Manlio Sgalambro”, proiettato all’ultima edizione del Festival del cinema di frontiera di Marzamemi. So pure che “Regressione suicida“, un’imperdibile discussione tra le istanze cognitive di Cioran e quelle pessimiste-nichiliste di Sgalambro, ha riscosso gli applausi di critica e pubblico perché crea un confronto tra due pezzi da novanta della filosofia contemporanea. Della cerimonia finale della quindicesima edizione del premio Carver so che si svolgerà sabato 11 novembre alle 3  p.m presso l’auditorium del centro culturale Agorà di Lucca. Leggi tutto…

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone

VENTO TRAVERSO di Anna Pavone (edizioni Le Farfalle)

“Le idee migliori non vengono dalla ragione, ma da una lucida, visionaria follia” Erasmo da Rotterdam

“Noi gente pazza ragioniamo con il cuore” Jim Morrison

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di Alessandro Russo

Catania centro, poco fa: stazione della metropolitana.
L’incrocio con un’affascinante giovinetta in attesa del treno mi accompagna delicatamente verso lo stato di grazia che ricercavo. Seduta sulla banchina e intenta a sfogliar un piccolo libro bianco, la ragazza ha riccioli chiari e un non so che di angelico. A dirla tutta non legge e basta, bensì divora avidamente le pagine. «Questo volumetto –attacca ella bottone- vola alto perché ci fa riscoprire il gusto della parola. È stato pubblicato in una collana rossa di narrativa dall’editore-poeta Angelo Scandurra per “Le farfalle edizioni” di Valverde. S’intitola “Vento traverso” e la sua autrice è Anna Pavone, una donna perennemente in viaggio tra Catania e Milano. Pur nondimeno il cuore di ”Vento traverso” cela un segreto: non è stato scritto da Anna Pavone o meglio non solo da lei. Grazie ad un acuto espediente, il racconto mette insieme dialoghi e discorsi d’altre genti ma sta in piedi in prima persona. È un’opera incantata e polifonica e l’hanno buttata giù gli spostati, i disadattati, insomma i matti, propriamente loro. È nata dall’ascolto giornaliero ed è stata elaborata durante anni di osservazione nelle sale d’attesa di ambulatori di salute mentale e nei centri diurni di psichiatria. Tra quei corridoi Anna ha trovato un’umanità eccezionale, ma il suo lavoro non riporta luoghi, nomi o diagnosi. “Vento traverso” non scivola sul pietismo e non inciampa sui luoghi comuni ma indaga in modo lieve il vertiginoso rapporto tra follia e letteratura». Leggi tutto…

TANGO DELL’ANIMA

TANGO DELL’ANIMA di Daniela Spalanca (Medinova)

di Alessandro Russo

Buongiorno.
Non sempre né spesso, insomma talvolta, l’autore d’un libro -poco prima di prender per mano il lettore- incomincia col guardarlo fisso negli occhi. Grazie al Cielo, è quello che accade allorquando si sfoglia “Tango dell’anima” della scrittrice agrigentina Daniela Spalanca (Medinova Ed, pg 94, €12), una lunga meditazione dallo stile pacato e mai aggressivo dedicata alla resilienza dell’essere umano. Come già Enzo Biagi, anche l’autrice di “Tango dell’anima” crede che il peccato più diffuso al mondo sia l’indifferenza; denota ella una prorompente sensibilità e pronuncia un grido di rancore contro il finto buonismo e le sue sfaccettature.
All’interno d’un fine quadro letterario, si snodano centoquarantanove riflessioni intervallate da dodici disegni di Mauro Fornasero, artista innovativo di Caltanissetta che all’essenza narrativa aggiunge un’atmosfera misteriosa. Docente di lettere e speaker televisiva, Daniela vanta numerose collaborazioni con riviste e siti web. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti letterari tra cui l’encomio speciale al Premio “Racalmare Leonardo Sciascia Edizione 2012” e il Premio nazionale “I libri dell’anno 2012”. Leggi tutto…

UN GIORNALISTA ALL’INFERNO

“UN GIORNALISTA ALL’INFERNO” di Santo Privitera: pièce teatrale

recensione di Alessandro Russo

Buongiorno.
La sera di sabato venti maggio duemiladiciassette e il pomeriggio del dì successivo, nella città dell’Etna e dell’Elefante un infuocato colloquio tra un simpatico giovanotto dalla folta zazzera e Satana in carne ed ossa ci fu. I fatti capitarono al numero trentadue di via Tetro greco di Catania, all’interno dell’oratorio dei Salesiani. Colà, sul palco, si scorgevano dapprima un reporter un pizzico scomodo e poi un “Capo”, anzi una “Capa” alquanto scorretta e corrotta e per la quale egli stesso prestava servizio. In seguito, propriamente nel mezzo d’una infuocata discussione, la Direttrice mandò al Diavolo il povero cronista e quello, giunto laggiù, a strappar un’intervista all’angelo delle tenebre riuscì.
Sto parlando di “Un giornalista all’inferno“, testo di Santo Privitera e regia di Alfio Guzzetta, sonorità musicali di Giuseppe Benito Caruso, assistenza alla regia di Letizia Di Mauro, direzione di scena di Orazio Indelicato. Leggi tutto…

GLAM CITY: lo spettacolo teatrale (recensione)

GLAM CITY AL TEATRO ERWIN PISCATOR DI CATANIA (28-30 APRILE 2017)

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Recensione dello spettacolo teatrale andato in scena al Teatro Piscator di Catania dal 28 al 30 aprile 2017, tratto dal romanzo di Domenico Trischitta, “Glam City”, tratto dal romanzo omonimo (Avagliano editore).

Glam City racconta la rivoluzione mancata di Gerry Garozzo, artista diverso e trasgressivo che ha portato una ventata di novità e colore nella buia e carnale Catania degli anni Settanta.
A due anni dall’uscita, il romanzo è approdato in teatro. È stato Silvio Laviano a dare corpo e anima al protagonista, evocando tra i molti fantasmi anche il suo alter ego, Marc Bolan, padre del glam rock inglese.
Lo spettacolo è stato diretto dal Regista Nicola Alberto Orofino.

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recensione di Alessandro Russo (foto di Gianluigi Primaverile)

È minimalista ma carnale la scenografia di Glam City di Domenico Trischitta, in teatro con la regia di Nicola Alberto Orofino. Un pannello di legno accerchiato dall’acqua con sopra un uomo in precario equilibrio; infine un mantello sagomato, un lampadario di cristallo e due stivaletti rossi a tacchi alti. Nondimeno, codesta messa in scena cavalca un’onda ribelle inzuppata di travestimenti e trasgressioni. Se Gerry Garozzo è lo splendido protagonista del romanzo edito da Avagliano, Silvio Laviano ne è la superba incarnazione drammaturgica. Glam City non è solo la narrazione della vita intensa di Gerry, ma un testo di valore che ripercorre la storia d’una città piena zeppa di pregiudizi. Il tavolato legnaceo schiacciato dall’Etna e carezzato dal mare è la Glam Catania d’una quarantina d’anni fa. Colà vivono Gianni Bella, Cristiano Malgioglio e Franco Battiato: un luogo risvegliato da fermenti musicali che ostenta costumi appariscenti. Tra incantesimi e sdolcinatezze germoglia uno spettacolo incandescente che si carica di pathos. In questo quadro visionario fa capolino il sogno stravagante d’un adolescente che crede di star a Carnaby Street; frattanto tra moine e ammiccamenti Glam City cattura e commuove. È inquieto e provocatorio Gerry mentre sogna la swinging London, ondeggia con fare ruffiano e rompe la “carta costituzionale” della Sicilia. Prova ad abbatter le convenzioni e, segregato da preconcetti, rimane vivo ma soffre. A sè tiene strette le sue aspirazioni: vezzeggiandosi canta e danza. «Sugnu puppu, malirittta natura, sugnu puppu, malirittta Catania» ripete ad alta voce «Tagghiati i capiddi, arrusu do culu» gli strilla contro una folla inferocita in via Etnea. Leggi tutto…

LE LUNGHE NOTTI di Domenico Trischitta (recensione)

le-lunghe-notti-domenico-trischittaLE LUNGHE NOTTI  di Domenico Trischitta (Avagliano)

di Alessandro Russo

Mi piace molto e mi somiglia a una piccola opera d’arte l’ultima fatica di Domenico Trischitta, Le lunghe notti“, €14, pp. 150, Avagliano Ed. Mi piace molto questo scrittore che, tra paure e frustrazioni, rivela le sue ossessioni creative: Trischitta  è uno che ci sa fare e  nulla lascia al caso. Dapprima si mette a nudo, dopo un po’ veste i panni d’un eccellente maître, quindi si tramuta in abile scultore. Infine ecco un illuminato cantore di puttane,  barboni e miserabili preti attratti da ragazzini. Luoghi tenebrosi, esistenze bruciate e scrittura minimalista: questi gli elementi adoperati con astuta maestria dall’autore catanese per sedurre il lettore senza mai abbandonarlo. Egli racconta ciò che vede, coglie di sorpresa e commuove in modo autentico. Puntando il dito su miraggi di libertà, scrive di sesso e di morte; sullo sfondo intanto dipinge Catania, una città che sanguina e rimane perennemente uguale a sè stessa. Leggi tutto…

IL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo (recensione)

il-russo-azzurroIL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo (Algra editore)

Il Russo-azzurro: quando la parola si fa grido

di Maria Grazia Distefano

«Da un po’ di tempo io, cresciuto a pane e Catania, non riesco a seguir la partita nemmeno alla radiolina

Così leggiamo in una pagina de Il Russo-azzurro (Algra Editore, pp. 132 – € 13,00), ultimo libro  di Alessandro Russo, medico ortopedico e abile scrittore. Con la sua penna, sicura e a volte tagliente, Russo ricorda e analizza la storia del Catania Calcio, soffermandosi in particolare su due stagioni calcistiche: quella del 2014-2015, definita di “Alto tradimento”, poiché macchiata dall’infamia di una retrocessione per illeciti sportivi;  quella del 2015-2016, in cui ci si trova e ci si sente come “Arenati sui binari”.
Tanto rapidamente, infatti, si è entrati in questa epoca di oscurità, tanto lentamente sembrerebbe la risalita verso la luce.
Attraverso un’originale forma diaristica, arricchita dalla voce di personaggi legati al mondo calcistico e non, l’autore dice ciò che pensa, solleva interrogativi e mostra la volontà di gridare il proprio dissenso contro un’arrendevolezza che non appartiene al tifoso “onesto” che ha voglia di riscatto. Perché sentirsi definire “ladri” toglie il respiro a chi sa di possedere ancora una dignità, seppur ferita.
Eppure, dopo i fatti del 23 giugno 2015, «s’accosta la stagione calda, s’assopisce il vento impetuoso della contestazione e tutto s’ovatta.» Ma non per Alessandro Russo che «in virtù d’intrecci e accordi che paion martellate su lastre di cristallo» sente liquefarsi ogni giorno di più l’anima del C.C. ’46. Leggi tutto…

IL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo

il-russo-azzurroIL RUSSO-AZZURRO di Alessandro Russo (Algra) – intervista all’autore

Lunedì 31 ottobre alle ore 18.00, nella sala E7 delle Ciminiere, verrà presentato il nuovo libro di Alessandro Russo, “Il Russo-Azzurro” Algra editore. Interverranno: Katya Maugeri, Vincenzo La Corte, Enzo Trantino; Modererà: Daniele Lo Porto; Intermezzi musicali: Duo da Barba

Il gioco del calcio è spesso oggetto di narrazioni, anche quando lascia l’amaro in bocca. In questo libro il medico e scrittore Alessandro Russo ci racconta delle vicende che hanno portato il Catania calcio dalla Serie A alla Lega Pro, a seguito dell’inchiesta giudiziaria dei ‘treni del gol’. Come scrive Enzo Trantino nella postazione del “Il Russo-Azzurro” di Alessandro Russo (Algra editore): «Nello schermo di carta sfilano i personaggi noti e Russo, con mestiere, ricorre alla complicità della “pluripremiata” Elvira Seminara, di Santino Mirabella, giudice e scrittore, di Massimo Maugeri, Ottavio Cappellani, Daniele Lo Porto, Piero Armenio, Roberto Sorrentino (il portierone), e quindi invita dentro le pagine intellettuali, barbieri, baristi, hostess milanesi che ricordano i “treni del gol” (’u malucchiffari…), una umanità varia, spesso col sangue colorato in rossazzurro, mentre uno scrittore di razza ammonisce “Catania è una città commediante, cinica e servile. Da tempo fa cinema, nel senso che inganna gli altri e se stessa”. È Piero Isgrò, l’avvilito autore. Perché il calcio catanese è riserva per la scrittura: copione permanente.»

Ne discutiamo con l’autore.

-Alessandro Russo, che cos’è il Russo-azzurro ?   Leggi tutto…

L’ULTIMA NOTTE DI X di Antonio Ciravolo (recensione)

L’ULTIMA NOTTE DI X di Antonio Ciravolo (Splen edizioni)

di Alessandro Russo

Sia ben chiara una cosa: L’ultima notte di Xdi Antonio Ciravolo (Splen ed, pg163, €14), romanzo di prim’ordine imbevuto di religiosità e stregoneria, non risparmia nessuno. Questo libro è un’articolata equazione letteraria da risolvere in un lento e buio intervallo temporale. Di più: il racconto d’una misteriosa e cupa tortura, la narrazione d’un supplizio ricolmo di truculenti incantesimi. Suddivisa in due tappe dello stesso giro infernale, la costruzione del testo è teatro puro: un angosciante conto alla rovescia tra rapide battute, accattivanti melodie e silenzi d’impercettibile lentezza. Se esiste X– questo il teorema di Ciravolo- ci dovrà essere anche Y ed entrambi indugiano immersi tra finte convenzioni e falsi perbenismi. Il problema matematico di quest’intrigante testo è la ricerca della soluzione, cioè la giustizia terrena. Con una scrittura fredda e lucida, l’autore ci sussurra che laddove c’è un reato, parimenti deve starci un giudizio inappellabile ben prima di quello capitale. “Dietro ogni domanda –va ripetendo– si annida un dubbio” e allora rompe le barriere, architetta una successione frenetica di avvenimenti e sperimenta nuove strategie narrative. Non contento, punta il dito verso i lettori e li interroga uno per uno. Leggi tutto…

CONOSCO L’AMORE MEGLIO DI VOI (recensione)

CONOSCO L’AMORE MEGLIO DI VOI di Andrea D’Agostino (Codice Edizioni)

Il volume sarà presentato presso la libreria Cavallotto di Corso sicilia 91,  Lunedì 23 maggio alle 17,30.
Relatori: Alessandro Russo, medico e scrittore; Sarah Grisiglione, psicologa e scrittrice.

Sarà presente l’autore

di Alessandro Russo

Conosco l’amore meglio di voi di Andrea D’Agostino (Codice Ed, pp295, €14,90) è uno sconvolgente grido d’allarme all’interno d’un romanzo assolutamente vero. Di più: un libro essenziale che trasforma la letteratura in luogo di rivelazione e denunzia. Dapprima Andrea D’Agostino sposta il timone verso una famiglia in disfacimento, poi punta il dito sul grave fenomeno della pedofilia dentro la Chiesa. Il romanzo è ambientato nella nostra bella isola a tre punte con i suoi piccoli e grandi nei: ecco la Sicilia delle fuitine, del lavoro in nero, delle miserie giornaliere e dei pettegolezzi. La scrittura di ‘Conosco l’amore meglio di voi’ è tagliente come un bisturi chirurgico; impreziosita da fulminanti metafore, la prosa è crudele ma rilucente. Ne scaturisce un testo inquieto, colmo di brutali notizie di cronaca nera, angoscianti visioni e orrendi rapimenti. In modo siffatto, si va delineando un affresco delicato e insieme intenso, una tragedia poco o nulla distante dal mondo reale. La narrazione è incentrata su una sequenza di abusi di rilevanza psichiatrica; i gol di Karl-Heinz Rummenigge su Novantesimo minuto e i cruciverboni di Domenica In la collocano correttamente nello spazio e nel tempo. Leggi tutto…

#ZeroNoveCinque

#ZeroNoveCinque. Signore catanesi rispondono#ZeroNoveCinque. Signore catanesi rispondono’ di Domenico Marcella

di Alessandro Russo

Potrebbe darsi che sia diventato visionario.
Resta il fatto che mentre sfoglio ‘#ZeroNoveCinque.Signore catanesi rispondono’ opera prima di Domenico Marcella (Carthago ed, pg73, € 15), scorgo torno torno all’Etna un’enorme passerella tondeggiante di pietra lavica. Lassù, sotto il luccichio dei raggi solari, adocchio una cospicua cifra di donne sicule in fila indiana sfilare con leggiadria. Un po’ eroine, un po’ sacerdotesse e regine, un po’ tutte e tre le cose insieme, le guardo rimboccarsi le maniche e rimettersi in gioco. Le scruto mentre con le valigie piene di sogni salutano l’isola a tre punte e infine le intravedo tornare a casa e sbottonarsi davanti a un taccuino. In mezzo ai fragori del Mungibeddu, ritrovo testimonianze esclusive che somigliano a pennellate di fierezza. Più defilata, ecco la città del Liotro con la sua anima seducente e i conflitti con cui convive, a volte perfino in armonia. Come i profumi di zagara sommersi dagli odori appuntiti di carne di cavallo arrostita in pieno centro storico. Ordunque, in mezzo alle pagine di ‘#ZeroNoveCinque’, Domenico Marcella pronuncia a voce alta il nome e il cognome di numerose pronipoti di Sant’Agata, specializzate in cose tanto diverse. Dal canto alla cucina conventuale, dalla moda alla poesia, passando per il ricamo, la recitazione e altro ancora. «Catania è fimmina –garantiscono– e la donna è la chiave dell’universo». Nel loro tributo alla catanesità collocano in primo piano un variopinto ventaglio architettonico. Lì dentro risplende la metropoli etnea col suo salotto infarcito di magnificenze settecentesche, non privo però di lati oscuri. Leggi tutto…

MERICA, MERICA (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume “MERICA, MERICA. Viaggio verso il nuovo mondo. Con CD Audio” – a cura di Salvatore Ferlita e Maurizio Piscopo (Sciascia editore)

Il libro sarà presentato a Catania il 23 febbraio 2016, h. 19:30, presso il Centro Fieristico “Le Ciminiere” (sala E7)

MIGRANTI SULLA VIA DELLA MERICA – Le condizioni sanitarie nelle traversate oceaniche

 di Alessandro Russo

«Non trovo parole adeguate per descriverle per l’intiero lo sconvolgimento del Piroscafo, i pianti, i rosari e le bestemmie di coloro che hanno intrapreso il viaggio involontariamente, in tempo di burrasca. Le onde spaventose si innalzano verso il cielo, e poi formano valli profonde, il vapore è combattuto da poppa a prua, è battuto dai fianchi. Non le descriverò gli spasimi, i vomiti (con riverenza) e le contorsioni dei poveri passeggieri non assuefatti a cositali complimenti. Tralascio dirle dei casi di morte, che in media ne muoiono 5 o 6 per 100, e pregare il Supremo Iddio che non si sviluppino malattie contagiose, che allora non si può dire come andrà».

Lettera di Francesco Costantin, Colonia Angelica, San Paolo del Brasile, 8 giugno 1889

“Ieri doveva partire per il suo primo viaggio al Brasile, il piroscafo Giulio Cesare, con circa 900 passeggeri, ma un fortuito incidente ne rimandò la partenza a stamane. Gli emigranti erano già quasi tutti imbarcati, allorché dopo il primo pasto a bordo, una quarantina di essi vennero soprappresi da dolori acutissimi di ventre, da vomito ecc. Indagata la causa di tale malore, si venne alla conclusione che si doveva trattare di avvelenamento prodotto dalla recente stagnatura delle gamelle. Le gamelle vennero subito sostituite con altre nuove, ed inviate alla Commissione sanitaria per le opportune verifiche. Iersera alle 11, appena la Commissione ebbe dato il suo responso, il piroscafo fece i preparativi per la partenza”

“Il Secolo XIX” 13-14 novembre 1892

 

Parto da qui.
Dall’ultimo pezzettino dell’Ottocento e da un’impressione di disgustosa ripugnanza.
Chiusi nel fetidume della stiva di bordo un fiume di zappaterra, lustrascarpe e poveri cristi. Sguardo senza luce e scialle sul capo, li accerchiano una miriade di valigie di cartone strette con i legacci di spago. Un formicaio umano, un garbuglio di cenci: non somigliano a conquistatori ma a una massa di disgraziati uniti dal sottile filo di seta della sorte. Hanno nomi e cognomi italici e sono analfabeti. Un’angosciante fioritura di odissee da passar al setaccio istoriografico di una singola lente di ingrandimento; un arcipelago di microstorie ramificate con l’artiglio della miseria, della disoccupazione e dell’usura.
Mollo gli ancoraggi e prendo il largo. Leggi tutto…

LA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO di Mario Di Caro (recensione)

La capitana dell'isola di nessunoLA CAPITANA DELL’ISOLA DI NESSUNO di Mario Di Caro (Mursia)

di Alessandro Russo

Lontano da tutte le rotte del mondo, c’è un posto dove il sole è più testardo d’un mulo e i suoi raggi acuminati sono lame bollenti: un isolotto che odora di capperi e pare un presepe. Una manciata di rocce nere e case bianche abitate da pescatori in attesa di riempire le loro reti e da peccatori dalle facce di terra e salsedine. Un piccolo spazio magico preda dei capricci dei venti dove la risacca s’intestardisce e s’arruffiana il mare. Dalle nostre parti, nella capitale dell’isola di Sicilia, vive un abile scrittore che con la sua penna aguzza plana giornalmente sopra quell’oasi fatata e prova a scrutarne gli accadimenti con occhi femminili. Intanto una donna dai lunghi capelli neri diventa la protagonista del romanzo che lui sta scrivendo. Vede così la luce una fiaba narrata con ritmi sudamericani: La Capitana dell’isola di nessuno (Mursia Ed, pg133, €12) del giornalista Mario Di Caro da Palermo. S’alternano colà tempeste e piaceri, pirati e gelsomini, sfavillanti luci erotiche e ombre buie di malaffare. Fragori di trombe e vassoi ricolmi di cocco, pannocchie fumanti e piatti di ceramica adorni di polpi; e poi petali di pomelie, cestini di fichidindia e grappoli di variopinti pupari e giullari. Un tripudio di colori e profumi di un luogo tenero e selvaggio annientato però da bisbigli taglienti come scimitarre e velenosi più dei serpenti. Avvince la trama del romanzo e si lascia assaporare con gusto; la prosa è colorata di rosa e tutto il testo ha una seducente andatura a tempo di musica. Leggi tutto…

GIAMMERGHI DI SITA, di Santo Privitera (recensione)

GIAMMERGHI DI SITA, di Santo Privitera (Algra editore)

di Alessandro Russo

Buongiorno.
Mi presento: sono ‘Sandro, u duttureddu‘ ma qualcuno mi conosce come ‘Ale de libri’. Luigi, il mio babbo, è ‘cuzzola friuta’ mentre mio zio, suo fratello germano, è Nicola ‘nikki-nakki’. Provengo dal canalicchio e colà dimorano ancora i miei avi, non lontano dalla casa di Agostino,’tutte le mosse’, da quella di Angelo ‘trigghia’ e di don Pippinu, ‘fimminedda’. Son qua perchè intendo oggi soffermarmi su ‘Giammerghi di sita. Storie di personaggi e pecchi catanesi’ (pg 163, Algra Ed, €15), l’ultima dotta fatica di Santo Privitera. Egli, nato a Catania cinquantasei anni orsono, da giovane ‘scippatesta’, ora è per tutti ‘Santu, u pueta’. Il suo nuovo libro, interamente dedicato alla città marca ‘liafanti’ governata daccapo da ‘Enzu,‘u ciuraru’, trasuda ironia e umanità. Non già una semplice elencazione d’ingiurie, ma una spettacolare quadreria di nomignoli in fila indiana e insieme un divertente saggio di storia urbana.
Con un irresistibile espediente letterario, l’autore ci conduce a passo svelto tra pescheria, civita, fera ‘o luni e san Berillo. Ci presenta sia i personaggi di una volta (‘Miciu ‘u carritteri’,l’ingegner K2’,Anna accupu’Iachinu isa a petra’,) che quelli di oggi (‘Saru l’aifonni’,Massimu tri tacchi’,Turi on line’). Giammerghi di sita’ è uno spaccato di vita popolare all’ombra del pennacchio etneo fumante, un gustoso almanacco frutto di dettagliate ricerche culturali sulla nostra isola a tre punte. Di più, una tavolozza colma di scenette di vita dove ogni pseudonimo si trascina un aneddoto e una miriade di avvenimenti tragici, esilaranti o curiosi, torbidi ma mai incolori. Leggi tutto…

Il Fado e le Musiche dei barbieri

Il Fado e le Musiche dei barbieri:  La Compagnia popolare favarese e Le vie dei tesori

di Alessandro Russo

Fabbricano storie tra dopobarba, pennelli e frizzi giocosi; un minuto dopo le cantano a bambini e adulti di tutto il pianeta terra. Il loro repertorio è strettamente intrecciato a ninne-nanne, scherzi fanciulleschi, serenate e canti dell’emigrazione. Parlo della Compagnia popolare favarese che per la rassegna Le vie dei tesori, alle 9 della sera del 3 ottobre prossimo, si esibirà al Palazzo dell’inquisizione di Palermo. Alla manifestazione Il Fado e le Musiche dei barbieri’ parteciperanno anche i gruppi portoghesi Lavoisier e Senhor Trinity. Lo spettacolo si prefigge di far ottenere il riconoscimento Unesco di Patrimonio dell’umanità alle musiche dei barbieri, medaglia già conferita al Fado nel 2011.

«Fado – parola di Peppe Calabrese, voce e chitarra della Compagnia viene dal latino ‘fatum’ e fa venire in mente la concezione dolorosa e tragica della vita di Giovanni Verga. Il grande romanziere siciliano pensava che gli uomini fossero sottoposti a un fato impietoso e crudele. Chi cercava di uscire dalla condizione in cui il destino lo aveva posto non trovava la felicità sognata ma andava incontro a sofferenze maggiori, come succede a ’Ntoni Malavoglia e a Mastro Don Gesualdo. La sua visione pietrificata della società rinnova il mito del fato, la credenza cioè di una potenza oscura che regola le vicende degli uomini senza accompagnarle col sentimento della ribellione. Primeggia nella letteratura verghiana così come nella canzone popolare siciliana la rassegnazione eroica e dignitosa di ciascuno di noi al proprio destino. Un sentimento pessimistico che governa le sorti dell’uomo e al quale non è possibile sottrarsi, lo stesso che si riscontra nelle opere di Fernando Pessoa. Anni fa sono entrato in una ‘casas do fado’ ad Alfama, nel celebre quartiere popolare di Lisbona; lì ho potuto ascoltare canzoni che immediatamente mi hanno rievocato le nostre. Mi riferisco ai canti dell’emigrazione, alla malinconia e al dolore di chi rimaneva a casa e vedeva partire i loro cari ben sapendo di non rivederli più. Penso agli stornelli dei marinai, ai canti modali dei carrettieri, ma perfino alle nostre struggenti canzoni d’amore». Leggi tutto…

QUANDO IL GRIGIO DIVENNE VERDE E VICEVERSA

Santino Mirabella 1QUANDO IL GRIGIO DIVENNE VERDE E VICEVERSA di Santino Mirabella (Algra editore)

Il volume sarà presentato il 2 ottobre 2015, a Catania, c/o Il Centro Fieristico “Le Ciminiere”, padiglione C3, sala C3

di Alessandro Russo

Mentre Oriana, Matteo e Carola rincorrono felici una sfera di gomma in giardino, li osservo e sfoglio l’ultima fatica editoriale di Santino Mirabella. I miei tre campioncini trotterellano contenti sull’erba e io sorrido con loro; poi m’interpello sui reali interesse del gioco del calcio e divengo serio. Quando il grigio divenne verde e viceversa (Algra Ed, pg 184, € 25) è un viaggio nel mondo di un pallone che ha perso immortalità, mistero e poesia. L’autore, giudice del Tribunale, aedo e romanziere catanese, rivive la sua prima volta dentro il vecchio Cibali. Il bambino prova uno stupore indescrivibile; i suoi occhi ammaliati scorgono un oceano verde con onde immobili. Un’enorme distesa odorosa del profumo dell’erba, un gigantesco prato increspato da rettangoli a strisce bianche e vari disegni astrusi. Babbo gli stringe forte la mano e lo tiene appiccicato a sé come una sottiletta: l’atmosfera si fa elettrizzante. Mille bandiere colorate dal rosso fuoco dell’Etna e dall’azzurro del mare s’agitano al vento. Contemporaneamente l’altoparlante intona ‘Torrisi supermiscela, un dolce segreto in te si cela’ e poi è il turno del variopinto inno di Natalino Otto. ‘Lo stadio è già gremito, la folla è già esultante, tra poco lo squadrone scenderà. In maglia rossazzurra, con stemma l’elefante, questo è il Catania della serie A. Forza Catania, passa subito all’attacco perché è tempo di segnar. Dalla mezzala al centro, con mezza rovesciata e una pallonata in rete arriva già! Gooool’  
Gli scarpini bullonati di valorosi paladini stanno adesso per calpestare la smisurata tavola da biliardo. Il primo a far capolino è l’attaccante Aquilino Bonfanti; indossa la consueta casacca a righe verticali con l’undici cucito alle spalle. Lo tallona il portiere Rino Rado con guantoni grigi in mano e magliettina nera girocollo a bordi rossi e azzurri. Pochi secondi e dal sottopassaggio si materializzano i gemelli del gol L’uno è l’infallibile cecchino che calza il trentotto: Giampaolo Spagnolo, per tutti Spagnoletta. L’altro, Claudio Ciceri, ha barba incolta, zazzera bionda, andatura dinoccolata e calzettoni alla cacaiola. Dietro di loro saltella con eleganza il gigante Cantarutti; lo stadio intero osanna ‘Aldo, Aldo’ eppure lo sguardo del bomber rimane glaciale. Frattanto, con un sacchetto di sale in mano, il presidente Massimino si posiziona dietro la porta avversaria. Ce l’ha coi portoghesi e urla come un forsennato: ‘Tutti gli spettatori tutti, per primi i giornalisti, devono pagare il biglietto.‘ Orbene, l’incasso langue e la carta stampata lo attacca feroce più d’una leonessa. In quest’instante sta per seder in panchina mister Egizio Rubino. Pare un gentleman inglese: è sempre pronto a stemperare gli animi senza bisogno d’alzar mai la voce.
Oggi però i ricordi di chi è più grandicello stanno per essere relegati in un passato sotterrato. D’altronde, oggi il calcio è morto ! Leggi tutto…

STRADE INQUIETE di Alessandra Litrico (recensione)

https://i2.wp.com/watsonedizioni.it/wp-content/uploads/2015/06/copertina_strade-inquiete.jpgSTRADE INQUIETE, di Alessandra Litrico (Watson edizioni)

L’autrice sarà presente al Buk Festival di Catania, presso lo stand delle edizioni Watson, giorno 19 e 20 settembre 2015

di Alessandro Russo

Buongiorno: vi chiedo scusa se sono sudato.
Il fatto è che ho appena terminato di giocare a calcio in giardino con mio figlio Matteo.
«Papà, oggi mi hai fatto felice» – mi sussurra mentre comincio a scrivere questa recensione.
Strade inquiete’ (Watson Edizioni, pg 139, € 10), l’esordio narrativo di Alessandra Litrico (foto in basso), è una trepidante fiaba sulla contentezza interiore in cui genesi, intreccio e conclusione s’accarezzano. Sono tutti col muso a Milano e le temperature glaciali atrofizzano il cuore: la storia è ambientata là, in una città sfuggente e avvolta da una vena malinconica. Incentrata sul mal di vivere dei giorni nostri, l’ha redatta una giovinetta di Catania laureata in legge; in punta di penna, la giurista si mette alla prova come archeologa. Il tema trattato appare tosto ma l’autrice non getta la spugna, piuttosto trasforma variegati stati d’animo in intonata narrazione. Tra le angosce del dolore esistenziale, Alessandra attacca col descrivere minuziosamente la sala d’attesa d’uno studio medico che odora d’umido e naftalina. In mezzo a uno scivoloso terreno, dimostra talento a scavare tra i resti dei rapporti umani e ciò che rimane dei nostri sentimenti. Con una scrittura mai artificiosa prende lei dimora attorno alle pieghe psicologiche di cinque intriganti personaggi: tesse la tela e costruisce una fascinosa pièce teatrale. Le vie del capoluogo lombardo sono inquiete e pure le pagine della scrittrice catanese lo divengono. Sta per scoccare la scintilla: i cinque salgono sul palco e financo la Litrico in carne e ossa fa capolino in scena.
Il giovanotto, per primo, digrigna i denti per il freddo e si dimena sul divano come un’anguilla. Nella sua anima c’è una terribile mareggiata; è pallido e stremato e sta per esser risucchiato dalle sabbie mobili. Accanto a lei la ragazza dalla pelle color fragola sparge curriculum come coriandoli e legge Pessoa. Ha negli occhi il bagliore dei cieli del sud e quando cammina lo fa a passo svelto: è precaria in un call center e si sente sotto sequestro. È il momento dell’imperturbabile avvocato di successo e single irremovibile che la sera beve gin tonic in affollati locali. Leggi tutto…

Racconti della Val Dèmone

“Racconti della Val Dèmone” di Enzo Salanitro

racconti della valdemone

di Alessandro Russo

Buongiorno, chiedo scusa ma avrei bisogno d’una piccola cortesia.
Potreste, per favore, attivare Google Maps sul vostro telefonino cellulare?
Sareste così gentili da avvicinarvi al piccolo puntino baciato dal sole, incastonato nel verde dei Nebrodi, mille metri sopra il livello del mare e lontano cento chilometri dalla città di Messina? Leggi tutto…

A MORIRE SON BUONI TUTTI di Francesco Aragona (recensione)

A MORIRE SON BUONI TUTTI di Francesco Aragona (Edizioni ETS)

di Alessandro Russo

Ore 5 del pomeriggio di un sabato di febbraio del duemilaquindici: Catania centro.
Prodigioso è il rito di un tè fumante tra amici per contrastare il freddo appuntito di oggi. Tenui erbe rimestate rilasciano aromi incantevoli, intanto i pensieri con garbo si diluiscono. Semplici e lenti gesti si ripetono mentre l’acqua bollente sembra colorarsi. La magia è compiuta, le tensioni sono andate altrove: il gelo lascia spazio al tepore.
«Dovendo recensire un libro di epitaffi –per primo prendo la parolasi accettano vostri suggerimenti. A bassa voce però: siamo pur sempre dentro un camposanto».
«Ricordo che Marilyn –reagisce cortese Graziella– aveva per sé pensato: ‘Qui riposa Marilyn Monroe: 97-67-92’. Tempo fa invece un amico mi confidò che impresso sulla sua tomba immaginava una perla di saggezza popolare, una cosa tipo: ‘Oggi a mia, domani a tia!’. Del resto, all’ingresso del cimitero di Mascalucia, non c’è scritto: ’Fummo ciò che voi siete, sarete ciò che noi siamo’? Io punterei sull’ineluttabilità della morte e sull’ironia con cui affrontarla. L’argomento mi prende e non sai quanto». Leggi tutto…

GLAM CITY di Domenico Trischitta

GLAM CITY di Domenico Trischitta (Avagliano editore, 2014)

Un estratto del libro è disponibile qui…

[GLAM CITY di Domenico Trischitta, sarà presentato mercoledì 17 dicembre, alle ore 18.30, presso la libreria Catania Libri – Viale Regina Margherita 2H, Catania]

di Alessandro Russo

«Sugnu pup­pu, malirittta Catania», si guarda allo specchio e riflette Gerry. «Malirittta Catania, ripete ad alta voce- sugnu pup­pu». Un cappello nero ricopre la sua chioma ondulata, addosso ha un cappotto sagomato, ai piedi appariscenti stivaletti con tacchi alti. È un adolescente stravagante e pare fuggito da Carnaby Street; quando passa da via Etnea la folla lo accoglie con voce strillante: «Tagghiati i capiddi, arrusu do culu». Infine le prepotenti deflagrazioni sonore di Pippo Pernacchia gli percuotono l’anima. Sullo sfondo d’una Catania anni ’70, Glam City di Domenico Trischitta (pg 132 Avagliano Ed., €14) è una storia imperniata su una rivolu­zione del costume. Tra incantesimi e borbottii, in mezzo a folletti che ondeggiano con fare ruffiano salta fuori una narrazione appassionante e intrisa di poesia. La vicenda è ambientata nella capitale sicula di levante, una città nera come la roccia e affumicata dagli spasmi del vulcano più alto d’Europa. Quivi si stagliano le inquietudini del protagonista, in bilico perenne tra moine, sofferenze e ammiccamenti. I fatti prendono piede da un’esplosione di rock psichedelico, nel momento esatto in cui Gerry incrocia a Londra un tipo dai lineamenti dolci e che ben conosce le dinamiche delle pose di moda. Con occhi guardinghi e movenze feline, anche il giovane catanese sogna la gloria e intanto volteggia su una ragnatela di ricatti e bugie. È un trasformista e ama vestire in modo provocatorio: la sua è una vita annacquata con rari luccichii. Per i concittadini però il ragazzo dai travestimenti scintillanti un sacrilegio commette e una belva scappata dalla gabbia rimane. In una struttura narrativa ben congegnata, ravvivano il testo le pennellate letterarie dell’autore, noto drammaturgo e romanziere catanese. Leggi tutto…

SISSY CASTROGIOVANNI: una voce (siciliana) dal Massachusetts

SISSY CASTROGIOVANNI: una voce (siciliana) dal Massachusetts

di Alessandro Russo

Casa Russo, una domenica più luminosa di altre. Un papà chiama a sé Matteo, Oriana e Carola: sta per venir giù una di quelle storielle favolose che fan luccicare i loro sguardi.
«Sissy – attacca babbo Alessandro – è una bimba incantevole nata in un paese non distante da qui. Casa sua si trova di fronte allo specchio d’acqua marina che accarezza i faraglioni sotto lo sguardo burbero del maestoso Mongibello. Passano anni, la ragazza cresce e comincia a cantare ma lo fa di nascosto, quando nessuno la può sentire. Ha un talento innato: è brava ma ha paura d’esser presa in giro. Finita la scuola, s’iscrive all’università; studia genetica, gioca a pallavolo, esce con gli amici. Dopo un po’ si stufa di pianificare la sua vita e d’improvviso molla tutto. “La passione -ammette un pizzico tormentata- è la più grande fonte d’energia che c’è, senza di quella non si va da nessuna parte. È come un treno che va inseguito senza lasciarsi spaventare dai luoghi comuni che vengono raccontati. È la chiave per essere felici e vivere al meglio la propria vita”
Una mattina piena di sole, la giovinetta prende l’aeroplano e atterra in America, in una città chiamata Boston. In pochi giorni conosce persone dell’intero pianeta mentre bravi compositori le fanno ascoltare jazz contemporaneo e world-music e poi il fado portoghese, il flamenco spagnolo, melodie arabe e greche. Ognuno porta una diversa cultura, la signorina impara cose nuove e si sente felice. Tuttavia, benché distante, s’avvicina alle radici, alle tradizioni, all’essenza pura dei suoni dell’isola lontana che rimane il suo luogo dell’anima. Spesso ella pensa al paese d’origine, d’estate attraente più d’una bomboniera e d’inverno identico a un presepe. Le tornano in mente le canzoni apprese ogni santo giorno da bambina: pian piano tutti i pezzetti del puzzle si piazzano al posto giusto. Il primo componimento è “Comu lu mari da Trizza”, una soave melodia jazz con influenze mediterranee e sicule. Il testo in dialetto vi fluisce armonicamente e il ritmo che ne scaturisce possiede una forza d’urto magica al punto che chi si concentra all’ascolto sovente scorge qualche angioletto danzare. Cantando “E vui durmiti ancora” Sissy grida l’amore per la Sicilia e rafforza la propria personalità; con una voce sferzante provoca brividi intensi, fa vibrare le onde del cuore e offre la migliore espressione di sè. In quest’istante la nostra principessina giramondo pianta gioiosa la bandiera di Trinacria nel Nuovo Continente e ne innalza al vento il vessillo».
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QUANDO SAREMO TUTTI NELLA NORD

https://i1.wp.com/www.ecletticaedizioni.com/wp-content/uploads/2014/10/quandosaremo.jpg«La gente che ci vede ci chiede chi noi siamo e noi glielo diciamo chi noi siamo.
Siamo l’armata rossazzurra, e mai nessuno ci fermerà. Noi saremo sempre qua quando
il Catania giocherà perché il Catania è la squadra degli ultras»

Quando saremo tutti nella Nord

di Alessandro Russo

Esplodono bombe carta, volano tumbulate e traballano gradinate all’interno di Quando saremo tutti nella Nord di Luigi Pulvirenti e Michele Spampinato (Ed.Eclettica 2014, €16). Un libro impregnato di cori che rimbombano nella città sdraiata all’ombra del pennacchio fumante più alto d’Europa, dove alcune storie viaggiano nel tempo e altre ruzzolano nell’oblio. Un maialino colorato di rosanero trotterella in pista, scenografie mai viste luccicano e pezzi di rubinetto volteggiano insieme a buste piene di piscio. Ma -più d’ogni altra cosa- una palla di cuoio rotola sull’erba d’uno spelacchiato Cibali e passa sopra pistole elettriche e pay-tv, triangolazioni e fondi d’investimento.
Protagonisti delle duecentocinquanta paginette sono un gruppo d’ultras che si dà un nome e un progetto. Si chiamano Peppe Ovetto, Luca Skinhead, Turi Barros, il Roscio, Mezzo chilo, Nervoso. Non sostengono solo undici giocatori di football ma una città intera e la sua maglia rossazzurra. Abitano nel cuore del cuore cittadino, nel degrado suburbano di San Cristoforo; sono i Decisi, un esercito di gente cazzuta che decide di non avvicinarsi alle bande poco raccomandabili del quartiere. Il capo è un carismatico giovanotto appassionato d’immersioni e musica rock. Dove gioca il Catania c’è lui, a dannarsi come un ossesso in una curva ribollente di passione. Nel sacro tempio di piazza Spedini, dalla sua postazione in sella alla Nord, Michele prende posizione e attacca. È il direttore d’orchestra d’uno show emozionante e seduto sulla balaustra non smette nemmeno per un attimo di martellar tamburi. «Vi garantiamo sostegno costante, -grida ogni santa domenica ai calciatori- ma dovete sputar sangue per la maglia». Leggi tutto…

LA VARIABILE COSTANTE, di Vincenzo Maimone (recensione)

LA VARIABILE COSTANTE, di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli editori)

di Alessandro Russo

Casa Russo, ieri sera.
«Chi sarebbe mai questa Carla –sbuffa come una caffettiera la mia signora a cena- con cui hai deciso di partire?»
«Lauretta gioia, -recupero sdolcinato il mio- Carla è la fidanzata di Giacomo, il protagonista del romanzo che sto per recensire. Mi piaceva l’idea di prendere il via non già dal personaggio principale, un distinto commissario di polizia di Acireale, bensì dalla sua compagna. Ad ogni modo, curiosare tra le scartoffie della scrivania dello sposo non è cosa buona e giusta. Una come Carla non l’avrebbe mai fatto…»
Dopo quindici minuti passati a ruminare, torno allo stuzzicante La Variabile Costante di Vincenzo Maimone (Fratelli Frilli Ed.2014, pg.220, € 9). E parto con Carla, una donna estroversa e piacente che dissolve il velo di quieta rassegnazione che aveva avvolto Giacomo, una volta rimasto vedovo. Il primo attore de La Variabile Costante è un uomo d’ordine riflessivo e in pace con sé stesso. Perennemente alla ricerca di elementi di continuità, i suoi occhi scrutano un paesaggio frastagliato, cangiante e irregolare. In più l’amore ritrovato gli regala energia e vigore spingendolo a pensare di nuovo al plurale. Tra le pieghe delle indagini d’un delitto che par dettato dalla passione fa capolino Tancredi, il Principe delle digressioni filosofiche che scortano l’intera narrazione. Così l’autore mette in moto il suo intrigante giallo e contesta con forza il modello educativo di un “multiuniverso” sempre più sfregiato dalla frenesia e dall’avidità. Vincenzo Maimone ha quarantaquattro anni ed è originario di Messina. Laureato in Filosofia, insegna a Scienze Politiche di Catania. Appassionato di cucina, va in giro in sella a una Harley Davidson color rosso fuoco. Da bravo osservatore, con uno sguardo ora lineare ora obliquo, indaga la natura umana e coglie i particolari che gli consentono di far centro per catturare l’attenzione del lettore. Leggi tutto…

DIETRO LE QUINTE, di Giuseppe Crisafulli

dietro le quinteDIETRO LE QUINTE, di Giuseppe Crisafulli (Carthago editore)

recensione di Alessandro Russo

Catania, un’assolata domenica primaverile.
In jeans sdruciti e maglietta bianca, lenta va a passeggio una fanciulla dai capelli castano chiari e macchina fotografica al collo. In mezzo a viuzze e anfratti paiono attoniti i suoi intensi occhi blu. Curiosa, ella li rivolge a destra e a manca: nel suo atteggiamento vige un non so che d’angoscia. Questo l’incipit di “Dietro le quinte” (Carthago Ed, €16), ultima fatica letteraria del dottor Giuseppe Crisafulli. In ognuna delle centotrentatre pagine si staglia l’imponente figura di un medico che scruta senza pietas tra le atipiche serpentine della psiche. L’autore è catanese, ha sessantasette anni e conosce i meccanismi che avviluppano l’anima alla mente. Da bravo psichiatra sa che presso gli antichi la parola “persona” indica la maschera indossata dall’attore durante le rappresentazioni teatrali. Ordunque rimane egli dietro le quinte mentre redige il suo diario di bordo; intanto, come grandi attori tragici, i pazienti entrano in scena in fila indiana. Portano addosso sofferte vicissitudini: piccoli tic, personalità istrioniche gonfie di magniloquenze, ipocondrie, disturbi dissociativi, depressioni. In questa galleria d’esuberanze -che è poi il teatro esistenziale- fa capolino una giovinetta che giura e spergiura di lavorare per i servizi segreti. Crisafulli la erge ad eroina e dai misteriosi procedimenti biochimici che sono alla base del suo comportamento quotidiano sgorga autentica letteratura. Di più: le cuce addosso un’intrigante storia avvinghiata a vicende di mafie e pentitismo tra le città della Trinacria d’Oriente. «Sembra un romanzo ma è un trattatello di Psichiatria» sostiene a ragione Tino Vittorio nella prefazione mentre illustra come e perchè lo studio di aspetti morbosi della personalità può diventar produzione letteraria. Leggi tutto…

L’UOMO DEI TRAMONTI CHE AMAVA LA POLITICA di Nino Milazzo

https://i0.wp.com/www.cdse.it/immagini/copertine/big/luomo_dei_tramonti.jpgL’UOMO DEI TRAMONTI CHE AMAVA LA POLITICA di Nino Milazzo

di Alessandro Russo

Martedì sette ottobre duemilaquattordici, Catania, le quattro del pomeriggio.
Son qui dal barbiere in attesa della consueta rasatura mensile e voracemente sfoglio L’uomo dei tramonti che amava la politica di Nino Milazzo, (Ed.Città del sole, pg236, € 14). D’improvviso, il fattaccio. Un tipo sulla cinquantina seduto accanto a me spezza bruscamente la mia oasi di pace: «Immagino che abbia già capito chi è l’assassino, vero?». «Lei si sbaglia, – gli rispondo studiandolo negli occhi- questo libro non è un poliziesco». «Vero è; –s’incaponisce il mio vicino di seggiola- ma tra poche pagine l’oggetto che ha in mano da testimonianza civile si trasfigurerà in noir d’eccezione. E lei vi riconoscerà la nostra Catania da sempre agli ultimi posti nelle classifiche di vivibilità. Una città che si gira e rigira tra lettone del degrado e torpore di pratiche assuefatte. La vedrà colma di salotti che sono luoghi d’agguato e popolata da faccendieri senza scrupoli. L’autore non si nasconde dietro ghirigori simili alle onde del mare ma oltrepassa la crosta di superficie e scoperchia tenebrosi intrecci. Senza artifizi e ricercatezze, fotografa un luogo ammantato d’intrallazzi dove si riproducono anguilleschi esemplari di opportunisti spregiudicati. Potrebbe sembrarle tutto ciò una serie di opinioni personali senza legami con il tentativo qua e là di trovare una trama romanzesca; in questa cornice di realismo, invece, un maestro del giornalismo si cimenta nella narrativa e si sbizzarrisce in un’eccentrica simulazione di saggio. Di più, con una scrittura piana e senza orpelli si spinge a tracciare il declino epocale dell’intera concezione di cultura occidentale». Leggi tutto…

SOTTOBOSCO di Simona Castiglione

SOTTOBOSCO di Simona Castiglione

di Alessandro Russo

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Da un po’ di tempo, qualunque cosa faccio, non va bene. Questo lo dice Laura, mia moglie.
Stasera, finito di cenare, ne ho l’ennesima riprova.
«Alessandro, -mi rimbrotta la signora Russo- ho qui la tua bozza di recensione di Sottobosco. Affermi che la trama ricalca integralmente il testo di due canzoni di Franco Battiato: ‘E ti vengo a cercare’ e ‘La cura’. Poi scrivi che è un romanzo incatenato alla Storia, una lettura inquieta e appassionante sulla fragilità dei nostri tempi. Mi sta bene, o.k. Però non dai spazio al registro linguistico di Simona Castiglione, né al livello culturale del libro: tutte cose da citare. Ricapitolando: presentazione sintetica e contenuti poco persuasivi».
Incasso stringendo tra due dita una tazzina colma di tisana rovente. Sorseggio.
«Insomma, -la mia sposa riparte sgommando come una Ferrari imbizzarrita- devi metterci mano daccapo. Questa volta, però, inizia con l’evidenziare l’incipit che è dirompente più d’un escavatore e prosegui con l’eccellente caratterizzazione dei personaggi da parte dell’autrice. Non dimenticare di aggiungere che la struttura è una spirale incantata popolata da streghe, passerotti, bicchierini di vodka e clatite al formaggio».
Venti minuti in là, allorquando prendo carta, penna e calamaio, scrivo nel primo rigo che Sottobosco di Simona Castiglione (Ed. Ratio et Revelatio, 2014, pg. 221, 12) dedica molto spazio alle schermaglie matrimoniali. Leggi tutto…

SCUSATE LA POLVERE, di Elvira Seminara

SCUSATE LA POLVERE, di Elvira Seminara

di Alessandro Russo

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2011/06/elvira-seminara-scusate-la-polvere.jpgSabato sette giugno dell’anno del Signore duemilaquattordici, ore otto della sera.

A casa da solo: sto scrivendo.

Scusate la polvere(Nottetempo, 2011, € 12,00, pp. 206) è un’opera narrativa dal piglio ironico e un’acclamata pièce teatrale di recente in scena allo Stabile di Catania. Grazie a una scrittura dai toni intriganti e briosi, l’autrice conferma la sua toccante maestria a giocare con le parole. In punta di penna e senza forzare, danza la Seminara e intanto rovescia, impasta e mischia i vocaboli.«Elettrizzante  –radiosa come sempre ella è– ritrovare il tuo romanzo a teatro. Lo vedi crescere e ridursi, amplificarsi coi personaggi in forma umana e contrarsi, prender forma e poi evolversi per conto suo. Entusiasmante osservare il palco che regge un mondo concepito dalla tua fantasia: tre donne inclini ai cinquanta con l’ambivalenza e le inquietudini della loro neo-adolescenza. Amo le riconversioni: un atto trasformativo che ricicla le piccolezze del quotidiano in forma magica e, in questo caso, (m)isterica»

La storia si srotola in Sicilia ed è dedicata al gentil sesso; la percorre  qualcosa di sinistro e la anima  un soffio irriverente. Il testo assume l’intensità di uno spartito musicale e al suo centro si staglia il tema dell’amicizia femminile; in principio il ritmo è spumeggiante, poi rallenta un po’ e riprende fiato per lo sprint finale. Con roseo cinismo, il tessuto narrativo rivela un micro-presente instabile e colmo di tic: una fase perenne di precariato sentimentale e sociale, uno stadio ibrido, tutto mischiato e centrifugato. Il personaggio principale  odia le cotognate, ha una mamma smemorata e un nome pesante. È un’amabile, ironica e stravagante signora che lavora in nero e indossa un paio di occhiali storti; una persona tendenzialmente nevrotica, alta un metro e sessantacinque e con il colon lungo e aggrovigliato tipo una corda di barca a vela. La sua esistenza scorre limpida fin quando una telefonata le annuncia l’improvvisa scomparsa del marito. Invasa giornalmente dalla nostalgia, la donna inciampa nel rimpianto e si sente un rifiuto sociale. Non le viene facile archiviare migliaia di flashback e rinchiuderli in una scatola di cartone, né tanto meno incellofanarli nella cappella del suo cuore. Lo sposo, la buonanima insomma, era il mago della sua vita e per vent’anni i due erano stati incollati come pezzi di lego. Ora, da mattina a sera, la neo-vedova riempie cisterne di lacrime fin quando, tra una tisana e un biscotto alle noci, scopre di esser stata cornificata. Lo viene a sapere da un tizio ambiguo  e con la faccia terrosa come un kiwi. Da quel dannato momento altro non fa lei che inserir la retromarcia e correre alla ricerca di bugie e omissioni, trappole e tranelli. Dulcis in fundo, dentro ‘Scusate la polvere’ci son due fate. Una con i capelli rossi e piena di strass, né alta né grossa e con i denti a coniglio; fa la disegnatrice d’interni d’anima, anzi per esser precisi l’architetto della psiche. L’altra, maliarda del catering creativo e artista del gusto, ogni giorno invischiata sta tra mousse e patisserie. Ha frangetta nera e occhi verdi: è affascinante anche quando sbadiglia o starnutisce.
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99% di Gianluca Ferrara

99%. Per uscire dalle crisi generate dal sistema neoliberalista. Riprendiamoci il futuro partendo dal basso99%. Per uscire dalle crisi generate dal sistema neoliberalista. Riprendiamoci il futuro partendo dal basso
di Gianluca Ferrara
Dissensi, 2012 – pagg. 265 – euro 14

di Alessandro Russo

Seduti di fronte a due tazzine di caffè, il giorno dell’Immacolata del duemilaedodici, a parlar del più e del meno siamo il giornalista catanese Nicola Savoca ed io. Quando, d’improvviso, me ne esco con un’interpellanza delle mie.

“Come mai, Nicola, –gli chiedo di scatto- nell’intero pianeta terra soltanto una piccola percentuale del capitale mondiale è destinata all’economia reale di milioni e milioni di cittadini, mentre il novantanove per cento della torta va a poche decine di esperti speculatori?”

“Cosa vuoi farci, Alessandro, -replica il mio ospite stringendosi nelle spalle- per dirla con Margaret Thatcher ‘Non esiste la società ma solo gli individui’. Di contro, come ci ripetono quotidianamente gli indignados, la collettività dovrebbe dare priorità alla vita piuttosto che agli interessi economici. La verità è che da sempre nella storia dell’umanità c’è stata enorme disparità nella distribuzione globale delle ricchezze. Insomma, dai tempi di Adamo ed Eva il pesce grande divora quello più piccolo. In epoche recenti, poi, i pesci più grandi hanno creato delle vere e proprie lobby di potere e imparato che, aiutandosi rigorosamente tra loro a dispetto di qualsivoglia regola democratica,possono mangiare ancor di più.”

“Un po’ come succede nel campionato italiano di calcio, –continuo abbozzando un sorriso– dove Juventus, Inter e Milan gestiscono il monopolio di entrate da parte delle televisioni e dei diritti di Lega. Le tre consorelle vanno avanti spavalde a furia di macroscopici errori arbitrali a loro vantaggio e per giunta si lamentano del sistema…”

“Esattamente, –riattacca un Nicola tutto serioso- ma lasciamo stare il mondo del pallone nostrano. Piuttosto,per quale motivo mi hai rivolto quella domanda sulla destinazione del novantanove per cento dei capitali mondiali?”

“E’ stato appena pubblicato -prendo di nuovo parola einarco le sopracciglia- un volumetto scoppiettante dalla Dissensi Edizioni. Questo testo farà storcere il naso a molti ma pur sempre a una piccola minoranza dell’intera popolazione; si intitola “99%” e ne è autore Gianluca Ferrara. Un giovane con le idee molto chiare che ci accompagna dentro una contesa guidata da un treno neoliberista che sfreccia e causa catastrofi climatiche e crisi ecologiche. All’interno, cioè, di quell’imponente lotta tra persone e aziende, sovranità popolare e dittatura delle multinazionali. Una società imbottita di dosi massicce di distrazioni è sbranata dagli appetiti senza limiti dei potenti; e intanto le risorse della terra vengono saccheggiate, l’atmosfera sta trasformandosi in una pattumiera e singole imprese sono più ricche di interi paesi…“
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200 GIORNI, di Lucia Maria Collerone

I 200 giorni di Lorena e di Lucia Maria

di Alessandro Russo

Nel cuore della Sicilia, a Caltanissetta, fra scuola, famiglia e un mondo di parole non facili da governare, vive Lucia Maria Collerone. Laureata in lingue e dottoranda di ricerca in Scienze cognitive, è lei esperta di disturbi specifici dell’apprendimento e scrittrice capace di narrare le voci dell’anima. Certa che ogni storia appartenga all’umanità, sente ogni giorno il bisogno di conoscere nuovi modi per raccontare. “Scrivere e leggere -parola di Lucia Maria- sono attività della stessa anima creativa e permettono di aprire le porte del vissuto e ritrovarsi.” Tutto questo lo so da dieci anni, dal momento esatto, cioè, in cui ebbi la fortuna di conoscerla.

Ora io son qui, alla presentazione catanese di “200 giorni(pg 416, Arethusa Ed.2012), un sistema divulgativo che si fa romanzo per parlare di dislessia attraverso gli occhi di una sedicenne. Pertanto, nello stringer la mano a Lucia Maria, le cito Eugenio Montale:“C’è una superpopolazione di libri che si riproducono incessantemente in progressione geometrica. Tra poco cammineremo su una crosta nn terrestre, ma di romanzi, saggi e poesie. Come si fa ? Ah, come si fa ?”

Hai ragione, Ale, –replica lei sorridendo- ma non ho potuto fare a meno di scrivere “200 giorni”. Questo libro vuole raccontare, chiarire, lenire la paura, incoraggiare, trasformare il reale, far sentire meno soli e sconfiggere il senso di disperazione che attanaglia molte giovani vite. Ha un compito importante oltremisura: è il grido di tante mamme, famiglie e ragazzi. È la storia di ogni bimbo o bimba che crede di esser stupido perché nessuno lo aiuta a imparar a leggere. Lo sfogo urlante di una mamma e la sua voglia di vedere un futuro luminoso in quelle tenebre paurose. È la condivisione di uno scopo che è la conoscenza, la comprensione, l’amore per la diversità.

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