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Posts Tagged ‘Alle soglie del témenos’

OMAGGIO A FRANCO BATTIATO: All’ombra della luce

Pubblichiamo, come omaggio a Franco Battiato (che ci ha lasciati oggi), questo contributo del poeta e scrittore Sebastiano Bulgaretta tratto dal suo volume “Alle soglie del témenos”

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All’ombra della luce

di Sebastiano Burgaretta

Difendimi dalle forze contrarie/…quando il mio percorso si fa incerto/…e non mi abbandonare mai./ Riportami nelle zone più alte/ in uno dei tuoi regni di quiete. Solo qualche anno, allorché avvenne il nostro primo incontro, era passato da quando aveva scritto e pubblicato questa sublime preghiera, che è pure diventata mia preghiera costante lungo il tempo. Ci incontrammo nel febbraio del ’94, quando, previo contatto telefonico, andai a trovarlo a Milo, per invitarlo a tenere una relazione al Convegno “Gli orizzonti di Giufà”, che si sarebbe tenuto a Noto alla fine del successivo aprile. Fu molto cordiale nell’accoglienza che fece a me e a chi mi accompagnava, Giovanni Di Maria, curatore del Convegno, che a me si era rivolto per contattarlo, e Dario, mio figlio, allora sedicenne.

Nelle battute preliminari si meravigliò lì per lì compiaciuto del fatto che, gli dissi, conoscevo la sua produzione sin dalle incisioni di Fetus e Pollution, anche se mostrò subito di considerare queste due incisioni cose del suo passato, che s’era lasciato dietro come superate e lontane da ciò che ormai artisticamente egli era. Passando al motivo del nostro incontro, dopo averci attentamente ascoltato, accettò con entusiasmo l’invito e poi ci intrattenne per più di un’ora in una interessante conversazione che toccò vari argomenti. Leggi tutto…

ALLE SOGLIE DEL TÉMENOS di Sebastiano Burgaretta

“Alle soglie del témenos” di Sebastiano Burgaretta (Le Fate Editore)

Pubblichiamo un contributo critico di di Doroty Armenia dedicato al nuovo volume di Sebastiano Burgaretta, edito da Le Fate, intitolato “Alle soglie del témenos“. A seguire, un estratto del libro

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QUAL DENSO SCIAME AVVOLTO IN FITTO VOLO di Doroty Armenia  

…quae cum se extulit et ostendit suum lumen

et idem aspexit agnovitque in alio,

ad id se admovet vicissimque accipit illud,

quod in altero est; ex quo exardescit

sive amor sive amicitia.[1]

  1. T. Cicerone, Laelius de amicitia.

 

 

Nel cuore del mito più tragico e oscuro, nella parabola infera dell’antieroe greco per antonomasia, la cui colpa giovanile sprofonda un’intera città nella rovina, ecco penetrare una nota di luce che reca i colori dei fiori di satra, il timo selvatico, e la trasparente dolcezza del miele ibleo, cantato da poeti e prosatori, dai tempi dell’antica Grecia fino ai nostri giorni: nell’Œdipus di Lucio Anneo Seneca, cui il titolo di questa nota fa riferimento, il cieco indovino Tiresia scende nel regno di Ade insieme a Creonte, per attingere lume di verità sulle ragioni delle disgrazie tebane, dalla stessa bocca di Laio; questi accorre al richiamo del vate insieme ad una moltitudine di ombre, tanto numerosa da superare, nel paragone del poeta latino, tutti i fiori dell’Ibla e le api che attorno vi sciamano, volando in fitto nugolo ravvolto[2]. Leggi tutto…