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IL DEMONE STERMINATORE, di Vincent Spasaro (un brano del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un ampio brano tratto dal romanzo IL DEMONE STERMINATORE. Cronache del fiume senza rive” di Vincent Spasaro (Anordest edizioni)

[Ieri abbiamo pubblicato un post dove l’autore racconta il suo libro]

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CANTO DEI SERPENTI

L’alba restava sospesa sul fiume, lattiginosa e incantata, e i due compagni preparavano la loro pesca. Era l’alba dei presagi funesti, pensava Iwah. Gli spiriti parlano poche volte e, quando accade, l’uomo deve decidere se dare loro ascolto.

“Cosa ti ha detto? Vi ho udito discutere.” Oro svolgeva le pelli sul guscio e infilava sottili costole di azzannatore nei risvolti.

Gli occhi erano bassi. Iwah non avrebbe voluto rivangare quei discorsi bui, Oro avrebbe volentieri evitato di ascoltare. Ma era accaduto e negare la realtà non li avrebbe aiutati. Bisognava dirlo.

“Ha augurato una buona pesca.”

L’altro parve sollevato.

“Ma ha consigliato di non tuffarsi.”

Il silenzio che seguì ispessì la nebbia e pesò sui cuori.

Poi Oro rise piano, timidamente, e ben presto contagiò l’amico. “Se lui caccia per noi, allora non ci tufferemo.” Finirono per scherzarci sopra.

Ma l’alba era sospesa e la nebbia non voleva andar via, e il fiume tanto silenzioso. Non parlarono più dell’accaduto e vollero pensare al lavoro.

“Hai notato tracce di coccodrilli, remando?”

“No. Neanche il guercio che abita le mangrovie al largo si è fatto vivo.”

“Il guercio non attacca gli uomini, a meno che non si vada a nuotare sotto la sua tana. Non aver incontrato coccodrilli mi sembra buon auspicio.” Iwah lavorava tranquillo. Sistemò i pesi a poppa dove il guscio terminava in una punta sottile e slegò le pelli che l’armatura di grandi costole tendeva come una vela. Con le mani unite gettò fuori l’acqua che si era accumulata sul fondo. Quando finì, la nebbia si era diradata e Oro, osservando il grande ramo sospeso che si allontanava verso la laguna, lo sollecitò: “tira la corda. A quest’ora il vecchio si sarà addormentato.”

“Da che sono al mondo non ho mai visto il vecchio dormire,” sorrise Iwah. Sull’albero esterno non si scorgeva alcun movimento ma, quando tirò con forza la lunga corda, uno strattone giunse prontamente in risposta.

“Vado prima io,” s’impose Oro ostentando una sicurezza che non provava. Legò la sua imbarcazione alla spessa fune e saggiò la tenuta dell’imbracatura, poi si sdraiò nel guscio e svolse sopra di sé la pelle. Le costole di azzannatore la tendevano donando al guscio la forma di un grosso uovo. Iwah vide le pelli allungarsi dove le mani di Oro lavoravano velocemente per sigillare le aperture. Poi il ragazzo spinse di colpo tutto il suo peso a prua e il guscio si impennò in perfetta verticale. Per un attimo rimase sospeso in quella curiosa posizione, come se dovesse ancora decidere il da farsi, e infine sparì tra i flutti neri in un vortice di schiuma. Il vecchio dava corda dal lontano albero esterno e schizzi di grasso cadevano a pioggia dall’estremità del ramo. La fune precipitava velocemente nel fiume.
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Vincent Spasaro racconta IL DEMONE STERMINATORE

Vincent Spasaro racconta a Letteratitudine il suo romanzo “IL DEMONE STERMINATORE. Cronache del fiume senza rive” (Anordest edizioni) – domani pubblicheremo uno stralcio del libro –

di Vincent Spasaro

Si tratta di un’opera composta anni fa e che ho pubblicato sfrondata di alcuni capitoli rispetto alla prima stesura ma per il resto sostanzialmente identica.
All’epoca avevo appena terminato quello che poi sarebbe stato il mio primo romanzo edito (Assedio, Mondadori Segretissimo 2011 e Edizioni Anordest 2014), una storia molto cupa, un hard boiled paranormale che sfociava in un romanzo dell’orrore ambientato nella Sarajevo dell’assedio. In Assedio, che è parte integrante della mia ricerca di un crossover fra generi, a sua volta una costante della mia produzione narrativa, avevo esplorato il romanzo d’azione e guerra mescolato con orrori cosmici e utilizzando uno stile che definirei cinematografico, veloce e pieno d’immagini.
Subito dopo ho quindi avvertito l’esigenza di spostarmi su uno stile di scrittura più epico e magniloquente, qualcosa di completamente diverso. Avevo anche desiderio di sceneggiare il tutto in maniera più approfondita: laddove Assedio era un romanzo in cui agivo quasi con la telecamera in spalla, qui volevo invece descrivere con dovizia di particolari quel che avrei narrato.
Inoltre sentivo di dover cambiare completamente genere e ambientazioni. Questa è una cosa che mi viene naturale -con quali esiti ovviamente non spetta a me dire- e in qualche modo anche necessaria. Non amo ripetermi bensì spiazzare il lettore come da lettore sono contento quando vengo preso in contropiede. Capiterà di sicuro coi prossimi romanzi che saranno ben diversi per stile e storie sia da Assedio che dal Demone sterminatore. Leggi tutto…

STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE, di Claudio Volpe (uno stralcio del libro)

Stringimi prima che arrivi la notteIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE, di Claudio Volpe (Anordest edizioni) – romanzo finalista al Premio Flaiano 2013

Vivere la vita che ci capita, portare sulla pelle e nelle ossa il peso della nostra esistenza e provare a sopravvivere sempre e comunque. Alice sa che la vita può prenderti in giro con la sua forza, le sue illusioni e le sue speranze. E’ una ragazza poco più che ventenne e dentro di sé conserva la storia di un breve ma intenso vissuto: l’essere una figlia adottata, platonicamente innamorata di un padre buono ma disorientato come Raimondo e in continua competizione con una madre dominante, Delia, cardiochirurgo ossessionata dalla morte e dal fermarsi dei cuori. Alla ricerca di un baluardo dove arrestarsi per riprendere fiato, Alice si ritrova imprigionata nelle parole di Ana e dei suoi seguaci. Ana è la dea dell’anoressia, è la trasfigurazione del corpo, la sublimazione dell’anima. “Stringimi prima che arrivi la notte” è la storia di un’apparente disgregazione familiare vicina alla vita di ognuno di noi più di quanto siamo disposti ad ammettere. È la storia dell’abbandono progressivo e progettato del proprio corpo ma è anche il racconto di un amore universale che insegna il senso del dolore e del perdono, un amore che non riesce a fermarsi davanti alle insidie del vivere e che ricerca la felicità nel quotidiano e nelle persone. Un romanzo corale sulla difficoltà dell’esistere ma anche sulla meravigliosa bellezza del genere umano.

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Uno stralcio del romanzo STRINGIMI PRIMA CHE ARRIVI LA NOTTE, di Claudio Volpe (Anordest edizioni)

“Mi guardo nei tuoi occhi, mi cerco, e adesso forse so come trovarmi. Ho voglia di pregare ma non come fanno tutti. Pregare in un modo tutto mio. Se potessi pregare senza voce e mani giunte, io sarei in quella preghiera afona. Se esistesse un modo per dire grazie alla vita nonostante tutto, fatto di sangue e sorrisi, lacrime e fiato, io sarei in quel sangue e in quei sorrisi e in quelle lacrime e in quel fiato. Se si potesse fermare la felicità, dirle “stai ferma, non ti muovere”, pronuncerei queste parole urlando fino a rompermi la gola. Se esistesse un modo, anche uno solo, per pregare la felicità e gli uomini senza dover pronunciare parole, accetterei di restare muta per il resto dei miei giorni. Se si potesse dire grazie e far vibrare l’anima degli altri, l’anima del mondo, senza dover spingere e stringere e tirare con le mani, amputerei le mie braccia. Ma la verità, padre mio, Leggi tutto…

IN ATTESA DELLA PRIMAVERA – Gordiano Lupi – Yoani Sánchez

IN ATTESA DELLA PRIMAVERA
Gordiano Lupi – Yoani Sánchez
Edizioni Anordest – Prefazione di Mario Calabresi – Pag. 230 – Euro 12,90

In questo libro Gordiano Lupi racconta la lotta di Yoani Sanchez contro Fidel Castro, contro la mancanza assoluta di libertà, contro la dittatura.
Attraverso i suoi post la blogger cubana cerca di sensibilizzare l’opinione pubblica internazionale sul fatto che Cuba non è quella delle cartoline e dei tour operator ma quella di una dittatura vergognosa che costringe i cubani a vivere al di sotto della soglia della povertà. Già due volte arrestata, la sua vita è appesa a un filo, ma le resta ancora il coraggio e la dignità di pubblicare un libro in cui cerca di farci capire che ancora oggi c’è gente che rischia la propria vita per un futuro migliore.

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La presentazione di Mario Calabresi

Due persone sono state decisive per convincermi definitivamente dell’importanza del lavoro che Yoani Sánchez porta avanti da anni: Barack Obama e il mio barbiere. Nel 2009 Yoani inviò alla Casa Bianca sette domande sul futuro di Cuba, indirizzate al presidente Obama. Una persona qualunque poteva attendersi come replica, al massimo, due righe cortesi di ringraziamento redatte da qualcuno dello staff presidenziale. Passarono invece poche settimane e a casa di Yoani arrivò una risposta scritta di Obama, che si dilungava nel dettagliare la linea della sua Amministrazione nei confronti del regime castrista. “Il suo blog – scrisse tra l’altro il presidente alla Sánchez – offre al mondo una finestra unica per scoprire la realtà della vità quotidiana a Cuba”. Il settimanale “Time” aveva già inserito poco tempo prima Yoani nella lista delle 100 persone più influenti del pianeta. Ma la mossa di Obama significava qualcosa di più, perché faceva della blogger cubana un interlocutore diretto per il governo degli Stati
Uniti, un modo per l’America di raggiungere direttamente il popolo cubano. Nel nostro piccolo, noi de La Stampa da questo punto di vista avevamo preceduto il presidente americano di diversi mesi, riconoscendo l’eccezionale opportunità di capire Cuba che ci offrivano i racconti di Yoani. Il governo de L’Avana nella primavera 2009 le vietò di partecipare al Salone del Libro di Torino: l’espatrio per Yoani era solo un sogno e sarebbero passati altri quattro anni di battaglie prima che le fosse concesso di avere il passaporto e lasciare l’isola. Visto che il regime all’epoca non la lasciava andare in giro per il mondo e ostacolava in ogni modo il suo lavoro sul web, decidemmo di darle ospitalità sul nostro giornale e su LaStampa.it, diventato la casa italiana del blog “Generaciòn Y” di Yoani. Da allora, è diventata una di “famiglia” per noi della Stampa, una testimone eccezionale che ci ha aiutato a scoprire la complessa evoluzione delle vicende cubane. Attraverso Yoani, però, sono stati soprattutto i lettori italiani a vivere l’altalena di frustrazioni e piccole e grandi conquiste che caratterizzano la vita quotidiana sotto uno degli ultimi regimi comunisti al mondo. Yoani ha storie da raccontare che colpiscono chiunque, dal presidente degli Stati Uniti alla gente comune. A farmelo capire è stato il mio barbiere. Un giorno sono entrato nel suo negozio, mi sono seduto per attendere il mio turno e sul tavolino in bella evidenza, dove di solito dominano le riviste di gossip, ho visto il libro “Cuba Libre” di Yoani. “Cosa ci fa qui?”, ho chiesto al barbiere. “L’ho comprato perché ero incuriosito dall’autrice – mi ha risposto – e ho scoperto che ci racconta come si vive davvero a Cuba, senza censure. Lo tengo a disposizione dei clienti nella speranza che lo sfoglino, così il tempo che passano nell’attesa serve a qualcosa. Gli ho regalato una finestra su Cuba…”. Il mio barbiere a Torino la pensava esattamente come Barack Obama a Washington. E allora buon viaggio con Yoani. (Mario Calabresi) Leggi tutto…

IL MIRACOLO DI DON PUGLISI, di Roberto Mistretta (a Catania, il 2 maggio)

Il miracolo di don PuglisiIL MIRACOLO DI DON PUGLISI, di Roberto Mistretta
Anordest edizioni, 2013 – pagg. 220 – euro 11,90

“Il miracolo di Don Puglisi”, di Roberto Mistretta, sarà presentato a Catania, giovedì 2 maggio, ore 17,30, presso la libreria Cavallotto di Corso Sicilia, 91. Interverranno: Massimo Maugeri e Don Marcello Pulvirenti
Sarà presente l’autore.

in collaborazione con: Associazione Libera di Catania

Questo libro racconta la storia di un miracolo, la conversione di Giuseppe Carini che smaniava per diventare un uomo d’onore, ma dopo avere incontrato sulla sua strada don Pino Puglisi, ha scelto di testimoniare contro la mafia, di fare nomi e cognomi, di puntare l’indice accusatorio. Una scelta di vita pagata a caro prezzo. Carini è nato e cresciuto a Brancaccio, quartiere/ghetto di Palermo dove la mafia spadroneggia. Ieri come oggi. Lo stesso quartiere dove un giorno qualunque del 1990, arrivò in punta di piedi don Pino Puglisi e la vita di Giuseppe Carini cambiò. Radicalmente. Oggi Carini è un testimone di giustizia, sottoposto dal 1995 allo speciale programma di protezione. È un testimone/fantasma che ha usufruito del cambio di identità, che ha dovuto tagliare tutti i contatti con la sua vita precedente, con la sua terra, con la sua famiglia. Un testimone che lotta per continuare ad affermare quei precetti di verità e giustizia che rendono gli uomini, tutti gli uomini, veramente liberi.
Quei precetti messi in pratica da don Puglisi nell’esercizio del suo ministero in una terra di frontiera dove lo Stato era assente, dove i bambini crescevano per strada, dove i giovani idolatravano gli uomini d’onore.
Don Puglisi ha mostrato un’alternativa, una nuova opportunità di vita, un sentiero di riscatto. Carini l’ha colta. Questo libro ripercorre capitolo dopo capitolo, quei giorni palermitani, l’incontro tra Carini e don Pino, l’inizio di una sinergia mai venuta meno, neppure dopo il martirio di don Puglisi. Si sofferma sulla catarsi di quel giovane votato all’assassinio e che invece degli assassini è diventato fiero avversario. Mostra aspetti inediti della personalità di don Puglisi che proprio a Carini, all’epoca studente di Medicina e suo collaboratore in parrocchia, si raccomandò: “Non lasciarmi solo quando l’ora verrà”. E quando quell’ora triste venne, Carini adempì a quell’impegno e rimase per tutto il tempo al suo fianco mentre il medico legale eseguiva l’autopsia sul corpo di don Puglisi. Siamo abituati a cercare miracoli impossibili e a volte non vediamo che i miracoli ci camminano accanto. Giuseppe Carini con la sua testimonianza di verità, è il miracolo vivente di don Puglisi.

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Roberto Mistretta giornalista, vive e lavora a Mussomeli (Cl) la Villabosco dei suoi romanzi. È autore della serie noir con protagonista il maresciallo dei carabinieri Saverio Bonanno, pubblicata con successo nei paesi di lingua tedesca: Germania, Austria e Svizzera. Ha vinto diversi premi letterari ed ha partecipato a festival e manifestazioni culturali a carattere nazionale. È autore del radiodramma “Onke Binnu” sulla cattura di Binnu Provenzano, mandato in onda con successo da Radio Colonia. Nel 2011 ha pubblicato “Giudici di frontiera”, raccolta di interviste a sei magistrati impegnati in prima linea nella lotta alla mafia.

© Letteratitudine

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NEL CUORE OSCURO DEL MALE, di Peter Straub

peter straubIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo NEL CUORE OSCURO DEL MALE, di Peter Straub
Anordest edizioni, 2013 – pag. 160 – euro 10.90 – traduz. di Giovanni Agnoloni

Il libro
“Nel cuore oscuro del male. A special place”, il primo romanzo breve pubblicato da Peter Straub, è stato riconosciuto come una delle più sconvolgenti opere narrative di questo autore. La storia, che è una profonda riflessione sulla natura del male, ruota attorno a un ragazzo, Keith Hayward, che per sua spontanea inclinazione subisce il fascino della morte e dell’atto di uccidere. IL piacente e affabile Zio Till – il famigerato Ladykiller riconosce l’intima natura di suo nipote ed è ben lieto di istruirlo nell’arte di commettere delitti senza farsi scoprire. Anche un freddo individuo sociopatico, a quanto pare, deve imparare a sopravvivere, e Zio Till non può che essere felice di offrire delle lezioni, in quella che è l’ultima inquietante opera di uno dei più famosi scrittori horror americani.

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Uno stralcio del romanzo NEL CUORE OSCURO DEL MALE, di Peter Straub

MILWAUKEE, 1958

«Avrai bisogno di un posto speciale, che conosci solo tu» disse lo Zio Till a Keith Hayward. Erano seduti su un grosso ceppo nel cortile posteriore della casa di famiglia, dove Zio Till era ospite per qualche tempo. Keith aveva

dodici anni. Questa conversazione si svolse a metà luglio, nel pieno  dell’estate del 1958, quando Milwaukee era calda e umida dal mattino fino a mezzanotte. La sottile maglietta senza maniche di Tillman Hayward gli aderiva con forza al petto, lasciandogli esposte le braccia e le spalle muscolose. La tesa inclinata del suo cappello di feltro grigio gli ombreggiava quasi del tutto il bel viso con il naso pronunciato, ma il sudore gli luccicava sulle guance e ristagnava negli incavi scuri alla base della gola. Rimboccati al ginocchio, i suoi pantaloni gessati blu avevano il risvolto rigirato quasi trenta

centimetri sopra gli scintillanti mocassini neri. Le più belle bretelle che Keith avesse mai visto, di pelle intrecciata non più spessa di una matita, tenevano su la liscia cintura dei pantaloni. Quest’uomo, Tillman Hayward, sapeva come vestirsi.

«E supponiamo che tu riesca ad avere un posto del genere, perché sto solo dicendo una cosa tipo e se… Ecco, se trovassi un posto speciale tutto per te, dovresti fare in modo di tenerlo ben chiuso, in modo che non ci possa entrare

nessun altro. Quel che succede in quella stanza è una questione privata. Nessuno dovrebbe saperne nulla, tranne te. Guarda, se per caso ti capita di imboccare questa strada, avrai segreti di ogni tipo.»

«Per esempio, questa cosa di cui parliamo adesso è un segreto» fece Keith.

«Centro! Fuoricampo! Hai capito perfettamente! Allora, ripassiamo tutto. Se il papà o la tua bella mamma chiedono di cosa stavamo parlando dopo che ti ho avvertito su quegli esperimenti, la risposta è…?»
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THE SURROGATE – Il killer che odiava i bambini, di Tania Carver

tania carverIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo THE SURROGATE – Il killer che odiava i bambini, di Tania Carver
Anordest edizioni, 2013 – pag. 448 – euro 12.90 € – traduz. di Giovanni Agnoloni

Il libro
C’è un raccapricciante assassino in libertà. Un assassino come nessun altro. Prende di mira donne in avanzato stato di gravidanza, drogandole e strappando loro brutalmente i feti. Quando l’ispettore Phil Brennan viene convocato sulla scena dell’ultimo delitto, sa di essere entrato nel mondo del più depravato omicida che abbia mai incontrato. Dopo un’infanzia senza amore e piena di abusi, Phil conosce a fondo il male. Ma a questo non era preparato. Poi, quando la profiler Marina Esposito viene coinvolta per aiutare a risolvere il caso, ciò che rivela è un’autentica bomba: pensa che ci sia una donna coinvolta negli omicidi, una donna con un disperato bisogno di figli…

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Uno stralcio del romanzo THE SURROGATE – Il killer che odiava i bambini, di Tania Carver

Qualcuno bussò alla porta.

Claire Fielding e Julie Simpson si guardarono, sorprese. Clai­re fece per alzarsi.

«Resta là» disse Julie. «Ci penso io.» Si tirò su dal divano e attraversò il salotto. «Probabilmente è Geraint che ha dimentica­to qualcosa. Di nuovo.»

Claire sorrise. «Forse non mi vuole più prestare il suo DVD di Desperate Housewives

Julie rise e lasciò la stanza. Claire si spostò un po’ per mettersi comoda e si rilassò tutta contenta. Poi diede un’occhiata intorno, osservando i regali sul tavolino da caffè. Tutine per bambini e vestiti. Libri sul ruolo dei genitori. Peluche. E i bigliettini. Claire pensava che avrebbe portato male scartarli prima della nascita, ma gli altri avevano insistito, per cui alla fine aveva ceduto, di­menticando ben presto i suoi dubbi.

Si spostò da un lato all’altro e cercò di trovare un punto mor­bido sul divano, permettendo alle molle di raggiungere un com­promesso con la sua enorme pancia dilatata. Toccò con affetto quella protuberanza e tornò nuovamente a sorridere. Si chinò in avanti, lamentandosi per lo sforzo, e prese il suo bicchiere con quella bibita effervescente alla frutta. Ne bevve un sorso e lo rimise a posto. Poi passò a una cipollina bhaji. Aveva sentito delle storie incredibili su donne che non potevano mangiar nulla durante la gravidanza e stavano sempre male. Non Claire. Lei era fortunata. Forse troppo fortunata. Si toccò nuovamente la pancia, sperando che fosse tutta dovuta al bambino ma, in realtà, consapevole che non era così. Avrebbe voluto essere come una di quelle celebrità tipo Victoria Beckham o Angelina Jolie, che ritrovavano la linea nel giro di quattro giorni, dopo aver partori­to. Dicevano che era tutta una questione di dieta ed esercizio, ma lei sapeva che doveva trattarsi di chirurgia. La vita reale non era così per Claire, e lei sapeva che avrebbe dovuto lavorarci sopra. Ancora. Era così, il futuro. Avrebbe recuperato il suo corpo, e poi cominciato una nuova vita. Solo lei e il suo bambino.

Non era più ansiosa o depressa. Non si sentiva più triste o abbandonata. Tutto questo faceva parte del passato, e ormai non la riguardava più, come se quelle cose fossero successe a qualcun altro. Era stato doloroso, sì, ma ne era valsa la pena. Ne era valsa veramente la pena.

Claire sorrise. Forse una volta era stata più felice, ma non ricordava quando. Certamente non si sentiva così felice da tanto, tanto tempo.

Improvvisamente sentì dei rumori provenire dal corridoio.

«Julie?»

Sulle pareti e sul pavimento risuonavano dei colpi, come di una colluttazione.

Sembrava che qualcuno stesse giocando a pallone o lottando.

Claire fu attraversata da un brivido. Oh no. Dio, no. Non lui, non adesso…

«Julie…»

La voce di Claire adesso era più agitata, incapace di nascon­dere l’ansia per ciò che sentiva e per chi immaginava fosse re­sponsabile di quel trambusto.
Un ultimo tonfo, poi silenzio.

«Julie?»

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NON LASCIAR MAI CHE TI VEDANO PIANGERE, di Amir Valle

NON LASCIAR MAI CHE TI VEDANO PIANGERE, di Amir Valle
Anordest, 2012 – pagg. 288 – euro 15 – traduz. di Giovanni Agnoloni

Sabato 29 settembre, a Ravenna, in Piazza del Popolo, lo scrittore cubano Amir Valle, presenta il suo romanzo ‘Non lasciar mai che ti vedano piangere’ (Ed. Anordest)

Amir Valle è un esule cubano e vive a Berlino. Scrittore, critico letterario e noto giornalista, è considerato una delle voci fondamentali della narrativa contemporanea latino-americana. La sua opera è stata elogiata da scrittori come Manuel Vázquez Montalbán e i premi Nobel per la Letteratura Gunter Grass e Mario Vargas Llosa. Vincitore di importanti premi letterari internazionali come il Premio Internazionale Mario Vargas Llosa, il Premio Internazionale Rodolfo Walsh per il miglior libro al mondo in lingua spagnola e il Premio Internazionale di romanzi noir di Carmona, Premio Novelpol per il miglior romanzo noir pubblicato in Spagna. La casa editrice più importante in Spagna, Planeta, publicó Jineteras (2006), considerato dalla critica il miglior bestseller underground della letteratura cubana degli ultimi cinquant’anni.

Per le edizioni Anordest (collana Célebres Inéditos, diretta da Gordiano Lupi), Amir Valle (nella foto accanto) ha pubblicato “Non lasciar mai che ti vedano piangere” (traduzione di Giovanni Agnoloni), un romanzo d’impatto, che intreccia tra loro i destini di personaggi che hanno segnato il Novecento. Su tutti, Charles Chaplin, al centro di intrighi politici e sconcertanti coincidenze storiche: un rapimento ordinato da Hitler nel 1941, dopo aver visto “Il grande dittatore”; un tentato sequestro dell’attore insieme a Marylin Monroe e Joe Dimaggio, ordito da Ernesto Guevara nel 1952; il trafugamento del cadavere di Chaplin da parte di un gruppo di estrema destra, nel 1978. Leggi tutto…