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Posts Tagged ‘Aragno’

LA VESTAGLIA DEL PADRE di Alessandro Moscè (recensione)

imageLA VESTAGLIA DEL PADRE di Alessandro Moscè (Aragno)

di Gianni Bonina

Alessandro Moscè è un poeta antinovecentista, della linea di Saba e Penna, passando per Montale e Pasolini. La sua è una poesia realista sorretta da uno sguardo topografico di cui dà prova anche la sua ultima silloge, La vestaglia del padre (Aragno, 12 euro). Sono i luoghi marchigiani e umbri ad alimentarla entro una cosmologia che comprende con i tópoi anche i lógoi, gli episodi della vita, i ricordi, quel mito dell’infanzia e dell’adolescenza che ha scaldato la letteratura del secondo Novecento e che Moscè fa proprio come un credo laico. Sennonché, tra drómenon e legómenon, il fatto e la sua rappresentazione, Moscè si muove anche nel campo che realista non è, dove la memoria agisce come strumento del cuore per fare della ragione un’elegia dei sentimenti. Leggi tutto…

PREMIO DESSÌ 2018: vince Sandra Petrignani

I vincitori della XXXIII Edizione del Premio Dessì

Banner XXXIII Edizione Premio Letterario G. Dessì
Sandra Petrignani con “La corsara. Ritratto di Natalia Ginzburg (Edito da Neri Pozza) per la narrativa, e Alberto Bertoni con “Poesie 1980-2014 (Edito da Nino Aragno) per la poesia, sono i vincitori del trentatreesimo Premio Letterario Giuseppe Dessì.

A Ernesto Ferrero il Premio speciale della giuria.

A Vittorino Andreoli ed a Ferruccio De Bortoli il Premio speciale della Fondazione di Sardegna.

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OMAGGIO A NATALE TEDESCO

natale-tedescoOMAGGIO A NATALE TEDESCO

Il 13 ottobre 2016 è scomparso, all’età di 85 anni, il professore Natale Tedesco. Lo ricordiamo con affetto, ripubblicando questa breve intervista dedicata al suo volume IN VIAGGIO, una delle sue opere più recenti (pubblicata da Aragno nel 2011).

di Massimo Maugeri

Natale Tedesco (Palermo, 1931 – Bagheria, 2016) è stato professore emerito di Letteratura italiana dell’Università di Palermo. In anni lontani ha ricevuto, da una giuria di scrittori meridionali, il Premio Castellammare di Stabia per la poesia. Leonardo Sciascia gli ha pubblicato una piccola silloge La breve luce. Per la critica, tra le sue numerose opere, ricordiamo La condizione crepuscolare (Firenze 1970, tre edizioni) e i saggi su De Roberto, Svevo, Montale e Sereni. Si è occupato anche di storia dell’arte. Nel 2005 ha pubblicato Viaggi in Sicilia. Arte cinema teatro (Acireale-Roma); nel 2009 L’occhio e la memoria. Interventi sulla letteratura italiana (Acireale-Roma).
Una delle più recenti opere di Natale Tedesco è stata una silloge intitolata In viaggio, pubblicata per i tipi di Aragno (2011, € 8, pagg. 66) con una postfazione di Barberi Squarotti. Il titolo del volume è chiaramente allegorico: viaggio in senso stretto, ma anche viaggio nella parola… Leggi tutto…

DAVIDE BARILLI ci racconta LA NASCITA DEL CHE

File:Davide barilli.JPGDAVIDE BARILLI ci racconta LA NASCITA DEL CHE. Racconti da Cuba (Aragno editore). Ieri abbiamo pubblicato un estratto del libro

di Davide Barilli

Cabrera Infante, nostalgico cantore dell’Avana, di una città di memoria vissuta dall’esilio, ha scritto, “non posso essere fedele a una causa persa, ma a una città perduta sì”. La mia fedeltà a Cuba e all’Avana in particolare, nasce da questo presupposto rovesciato. Se l’Avana per Cabrera Infante è una città perduta, ricostruita nel ricordo, per me è un luogo fisico da reinterpretare ogni volta. E quindi irraggiungibile. Vorrei che l’Avana fosse la metafora del mio modo di scriverne: in bilico perenne tra verticalità e orizzontalità, tra passato e presente, tra geografie reali e altre sognate. Aggiungerei che L’Avana, la più grande metropoli d’epoca coloniale del centro America, non è solo una città teatrale, sontuosamente cimiteriale, eppure viva, eterna, ma una miniera aggrovigliata di storie. Ogni narratore, nei libri che scrive va inevitabilmente alla ricerca di se stesso, ma anche di un mondo. Pamuk ha detto: “Scrivo perché posso sopportare la realtà soltanto trasformandola”. ”La nascita del Che”, (come per certi versi le poesie di ‘’Lettere cubane’’, brevi testi sentimentali, nati da appunti e riscritti come haiku imperfetti, illustrati dal pittore cubano Ramon Perez Pereira), vuole essere una sorta di anomalo e baedeker ad uso non turistico. Raccoglie storie, pagine di appunti scritti nel corso di alcuni recenti viaggi all’Avana, ma anche lievi memoire di altri luoghi, con l’intento di raccontare ciò che normalmente è difficile vedere di un Paese, se non lo si vive dal di dentro.
Cuba è un luogo dove geografie e storie, memorie e illusioni, esistenze surreali e crudi realismi si intersecano di continuo, trasformando la realtà in un luogo di transiti del tempo, dove la storia sembra essersi fermata, eppure si muove sottopelle, nascosta, clandestina. Ho sempre amato questo concetto di trasformazione e di clandestinità, Leggi tutto…

LA NASCITA DEL CHE di Davide Barilli (un estratto del libro)

immagine scheda libroPubblichiamo un estratto del volume di racconti LA NASCITA DEL CHE. Racconti da Cuba di Davide Barilli (Aragno editore). Domani, Davide Barilli ci “racconterà” il suo libro

Dalla prefazione di Giovanni Tesio
Barilli annoda il vicino e il lontano, la Bassa più sua, di cui corre qui almeno un accenno di nebbia, ad una Cuba assente da ogni voyeuristica e perbenistica curiosità. Non già l’Isla en touriste di qualsivoglia dimensione, ma invece la Cuba in cui s’aggirano i lenti passi delflâneur. Momenti, istanti, improvvisi, dove la parola cattura l’immagine con leggerezza a volte dolente a volte ridente, aprendosi ad assaggi e incroci che rendono più mobile la percezione delle cose, che ci parlano di un’altra Cuba, di una Cuba rinserrata in un gesto, in un volto, in uno scorcio, in un oggetto (La nascita del Che), o anche in un incubo (le magnifiche atmosfere claustrofobiche de Il maggiordomo di Caruso) e per virtù di scrittura rivelata ai sensi di chi sa strappare le maschere al suo segreto.

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Un estratto di LA NASCITA DEL CHE di Davide Barilli (Aragno editore)

Ormai sono un uomo senza futuro e senza denti. Un tempo, prima di diventare quello che sono oggi, mi bastava sorridere per illuminare gli occhi delle donne. Mi chiamavano ”il mango”, come dire il frutto più gustoso e dolce che esiste in quest’isola.
Vengo dalla penisola di Zapata, una terra nobile che non mi appartiene più. Come non mi appartiene la giovinezza che ho perso nelle strade, nelle battaglie, al fianco di chi oggi faticherebbe a riconoscermi.
La mia vita è volata via. Non ho niente ormai, neppure il mio orologio. L’ho venduto a Canel, l’orologiaio di Calle Monte. È un Cuervo y Sobrinos, un pezzo d’epoca. Tondo come una cipolla, con un tintinnio che è goccia d’oro. È stato costruito dagli svizzeri di Zurigo, questo capolavoro. E marchiato qui sull’isla. Apparteneva a mio padre, pace all’anima sua. Quando morì me lo mise in tasca, e da quel giorno non me ne sono più staccato.
Quando Canel lo ha visto mi ha detto che era fasullo, che non valeva nulla.
«Vedi, il quadrante sembra avorio, ma non lo è, è solo un cerchio di carta maldestramente ingiallito con il chiaro d’uovo. Anche le ore, se le osservi bene, sono scritte a mano…e le lancette non sono originali, fili di ferro dipinti e ben falsificati…un lavoro ben fatto, ma al mio occhio non sfuggono certi particolari…».
Poi, stringendo i piccoli occhi da roditore, aggiunse:
«Certo, uno yuma sprovveduto, uno di quei turisti che si fanno imbrogliare da tutti, magari ci cascherebbe subito….ma se vuoi venderlo bene, farci sette o ottocento dollari, devi valorizzarlo con pezzi d’epoca… vanno sostituiti il cubo, la corda, il volante e l’aguia, la lancetta dei secondi…se vuoi posso procurarti quelli originali della Roskopf, una delle ditte svizzere che costruivano i Cuervo y Sobrinos che si vendevano nell’Isla mezzo secolo fa».
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