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ARRIVA LA FINE DEL MONDO (e ancora non sai cosa mettere) di Roberto Alajmo [un brano del libro]

Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere)ARRIVA LA FINE DEL MONDO (e ancora non sai cosa mettere) di Roberto Alajmo
Laterza, 2012 – pagg. 116 – euro 14

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Il libro
La funesta profezia del 21 dicembre 2012 è solo un esempio. L’ultimo, se i Maya avevano ragione. Il fatto è che periodicamente l’umanità si prepara a sloggiare dal pianeta Terra. Millenarismi di ogni tipo per secoli hanno alimentato la credulità popolare, e ogni scampato pericolo è sempre servito solo come carburante per la profezia successiva. In particolare, però, è la generazione di noi contemporanei quella che sta coltivando con maggiore convinzione l’idea di essere l’ultima della storia del mondo. Dopo di noi, il diluvio: e pazienza per i posteri, fossero anche i nostri figli. Potrà essere un collasso finanziario, oppure un drammatico stravolgimento climatico, forse un’ondata migratoria devastante, uno tsunami di spazzatura, una guerra mondiale, la fine delle risorse petrolifere. Oppure tutte queste cose assieme, senza escludere i classici del cinema: impatto con un meteorite o invasione di extraterrestri. Se pure i Maya avessero torto, un’apocalisse sembra davvero alle porte se non altro la fine dei mondo così come siamo abituati a viverlo da qualche secolo a questa parte. Ecco lo specifico contemporaneo: ci sentiamo talmente sicuri di un’imminente apocalisse (una qualsiasi apocalisse) che ci siamo convinti di non poter fare nulla per fermarla. Se ne ricava la più classica delle profezie che si auto verificano: siccome la fine del mondo ci sarà, ci sarà la fine del mondo.

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Un brano tratto da ARRIVA LA FINE DEL MONDO (e ancora non sai cosa mettere) 

di Roberto Alajmo

Dove sono finiti i bei terremoti di un tempo? Quelli che sulla scala giornalistica, più pratica delle antiquate Mercalli e Richter, venivano classificati con la formula “paura, ma nessun danno alla popolazione”. Da qualche anno a questa parte hai l’impressione che ogni terremoto faccia come minimo qualche migliaio di morti. Altrimenti non vale nemmeno la pena di parlarne. L’unica costante è la dislocazione: Haiti, Messico, Indonesia, Iran. Tutti posti già abbastanza disgraziati in partenza. Qualcuno a suo tempo notava che non s’è mai sentito “Terremoto a Ibiza”. E nemmeno “Terremoto a Sankt Moritz”. Insomma, per riuscire a ottenere un terremoto o una sciagura equivalente, bisogna rispondere a determinati parametri di sfiga. Funziona come per l’assegnazione delle Olimpiadi. Da qualche parte ci deve essere una commissione valutatrice: sei sufficientemente povero e oppresso? In omaggio, ecco un sisma di eccezionale potenza. Piovere sul bagnato è una delle caratteristiche principali del destino; difatti certe popolazioni vivono tacitamente nell’attesa di una nuova mazzata. Non confidano troppo nel futuro, non costruiscono case destinate a durare: sanno che comunque non durerebbero. Non si fanno mai trovare psicologicamente impreparate a ricostruire e cominciare daccapo. Per questo, quando poi il terremoto colpisce eccezionalmente un paese “progredito” come il Giappone, ti senti particolarmente commosso e coinvolto: capisci che da un momento all’altro potrebbe davvero toccare anche a te.
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