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AVERE TRENT’ANNI, di Federica D’Amato

AVERE TRENT’ANNIhttps://i0.wp.com/poesia.blog.rainews.it/files/2014/03/averetrentanni.jpg, di Federica D’Amato

di Giuseppe Giglio

Ha un certo sapore rosselliano, l’apertura di Avere trent’anni (Ianieri Editore, 2013), la terza raccolta di poesie di Federica D’Amato (abruzzese, classe 1984, tra le voci più originali della sua generazione), dopo La Dolorosa (2009) e Poesie a Comitò (2012). Eccoli, quei versi, che racchiudono già una pregnante dichiarazione di poetica: «Nacqui bizantina in epoca televisiva/d’alto lignaggio in participio d’amore/creatura d’avanzo nell’affamato universo/di sete e bassezze carestia bestiale d’amore/presto divenni eresiarca monumentale». Nel tentativo di raccontare (per micro-storie: che si sgranano anche con la fulmineità graffiante dell’epigramma, e dove un lacerto di vita individuale illumina il vivere di tutti) l’infanzia, la prima giovinezza, nel segno di un preciso cortocircuito mentale: quando il tempo dell’innocenza e della favola comincia davvero ad appartenerci proprio perché si è esaurito, proprio perché, adulti, lo abbiamo perduto. E come attraversando l’ombra (anche lunga) di una linea, laddove «le rocce fioriscono di memorie/e la Bitinia della tua infanzia cade/se arriva la dea a divinarti la fronte,/volpe che finalmente attraversi/la porta di avorio nel libro delle ore».
Dicevo di un’ascendenza rosselliana, e specialmente riguardo alle imprevedibili associazioni linguistiche. Ma qui la D’Amato (che nel suo divagare scioglie echi di tanta tradizione: dalla Rosselli, appunto, a Pavese; da Sereni alla Campo) modula un proprio, personale sistema di simboli, intona uno specialissimo canto. Giocando col tempo, quasi addomesticandolo: a farne la propria voce, di quella benefica ossessione, piuttosto che un problema. Leggi tutto…