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Posts Tagged ‘barbara garlaschelli’

CADUTA DENTRO UN NO di Barbara Garlaschelli

“Caduta dentro un no. Ballate” di Barbara Garlaschelli (Morellini – a cura di Elena Mearini)

Pubblichiamo l’introduzione firmata da Elena Mearini e un paio di liriche tratte dal volume “Caduta dentro un no. Ballate” di Barbara Garlaschelli, edito da Morellini. Cronaca, arte, sentimento: la raccolta di 120 ballate di Barbara Garlaschelli, tra le autrici più interessanti del panorama letterario italiano. Con oltre 20 tracce audio di reading musicati. Su questo il link è possibile ascoltare le tracce audio da Spotify

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Con uno stile asciutto ma allo stesso tempo lirico Garlaschelli – scrittrice di romanzi, pamphlet, libri per ragazzi – narra la sua visione del mondo esteriore e interiore, lasciandosi condurre a volte dai temi della cronaca più attuale, come la violenza di genere o la problematica dell’immigrazione, a volte dalle vicende di vita privata e familiare, altre ancora dall’indagine del proprio corpo che diviene luogo di conflitto e di amore, lotta e riconciliazione. Legate da una forte tensione emotiva oltreché narrativa, alcune delle ballate saranno lette da attori e da lei stessa, e accompagnate da musiche originali. Al volume sono collegate una selezione di 22 tracce audio di reading musicati scaricabili da Spotify tramite un qr code presente nel libro. Leggi tutto…

DAVI’, di Barbara Garlaschelli

https://i0.wp.com/www.camelozampa.com/images/upload/libri/0094_cover%20dav%C3%AC%20LR.jpgDAVI’, di Barbara Garlaschelli (Camelozampa editore, 2013)

[alla fine del post, uno stralcio del libro in esclusiva per Letteratitudine]

recensione e intervista a cura di Simona Lo Iacono

Il piccolo principe veniva da un mondo minuscolo, non aveva da fare altro che guardare i tramonti, tagliare  alberi infestanti e osservare le stelle. Non gli pareva strano che tra le migliaia di rose della terra ci fosse la sua, unica e profumatissima, né che in un disegno in tutto simile a un cappello si nascondesse un elefante ingoiato da un boa.
Era perspicace, il piccolo principe, e Davì non gli sarebbe sembrato né eccentrico né stravagante. Anzi. Avrebbe approvato la cresta verde che svettava sulla sua testa, gli orecchini, l’aria ondeggiante e mansueta. Perché stupirsi. Ognuno di noi viene da un piccolissimo pianeta, e impara silenziosamente a osservare il cielo.
Davì sorride. Tra tutti i libri che ha letto forse “Il piccolo principe” gli è sfuggito. Ma che importa. Somigliamo a libri che non leggeremo mai perché li abbiamo già scritti, siamo personaggi che altri hanno inventato perché la realtà è popolata di poesia e di fantasmi, e – infine – possiamo vagare per la città senza rabbia, solo perché qualcuno ci ha fatto del male, e invece che condannarlo abbiamo preferito fare un altro viaggio.
Se c’è qualcosa che i libri gli hanno insegnato è proprio questa mancanza di giudizio, questo osservare con pietà e solitudine, cercando risposte altrove, negli incontri sbalestrati che la realtà sa offrire, nei visi della gente che lo sfiora, indifferente e distratta.
C’è gente di ogni genere, in strada: donne innamorate, donne senza sogni, donne lumaca persino… scrutano Davì e restano arrotolate nei loro pensieri,a tutti sembra allampanato e un po’ tocco, ma poi tornano alla vita di sempre, alle martellate del cuore, alle illusioni perdute e al gusto della vita fuggito lontano.
Davì lo sa. La gente non fa fatica ad allontanare le domande, lo stupore, persino le rare ipotesi di gioia. Preferisce macinare i giorni e assembrarsi negli autobus della città, o sotto veli sinistri di pulviscolo che sciamano dai lampioni. Lui invece continua a conservare una benevolenza pacifica verso tutti, una curiosità senza guerra, nonostante sua madre abbia lasciato la famiglia e suo padre impigrisca davanti alla tv.
E’ stato facile anche per lui andar via, sgattaiolare come un gatto che decide di esplorare il mondo. Nessuno forse se ne è accorto, e Davì pensa ancora che – se tornasse – troverebbe suo padre nella stessa posizione, o forse addormentato con la testa inclinata, il naso gocciante e poche lacrime appiccicate ai lati degli occhi.
Gli dispiace, ma sa anche che allontanarsi è la soluzione migliore, e che nel cammino potrebbe capitargli di tutto, bibliotecarie generose, lavoretti occasionali, centri commerciali accoglienti come case e forse, forse, anche qualcuno come Nicla…
Scritto come un meraviglioso  e potente flusso della coscienza,  “Davì” è il racconto di una crescita scandita da difficoltà, assenze e scoperte. Il piccolo diario di bordo di un esploratore ferito da mancanze, ma che affronta la marcia con candore e senso del viaggio.
L’autrice vola con leggerezza e malinconia sulle ombre dell’adolescenza, lo spasmo dell’anima, il bisogno di essere amati e accolti.
 
Barbara, Davì è stato dato alle stampe dopo tredici anni dalla prima uscita, perché è sempre attualissimo e struggente, un vero gioiello sul senso della crescita e della solitudine, delle assenze, delle paure e dei desideri dei ragazzi. Cosa ti ha spinto a scriverlo? Leggi tutto…

LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

LETTERE DALL’ORLO DEL MONDO. Intervista a Barbara Garlaschelli

di Massimo Maugeri

La “letteratura epistolare”, che vanta una tradizione antica e consolidata, continua a produrre opere di narrativa di qualità. Tra i “nuovi nati”, registriamo la pubblicazione di questo delizioso volume scritto da Barbara Garlaschelli e intitolato “Lettere dall’orlo del mondo” (Ad Est dell’Equatore, 2012). Protagonisti una donna e un uomo e, ovviamente, le loro lettere… che incrociano amori e solitudini. Per una nota critica si consiglia la lettura di questo articolo di Marina Bisogno, pubblicato sul Corriere Nazionale. Ne ho discusso con l’autrice…

– Classica mia domanda di “apertura”, Barbara. Come nasce “Lettere dall’orlo del mondo”. Da quale idea o esigenza?
Nasce dal desiderio di raccontare due apparenti solitudini e un amore grande: per un’altra persona e per la vita.

– Cos’è per i protagonisti del libro “l’orlo del mondo”? E per Barbara Garlaschelli?
Per i protagonisti “l’orlo del mondo” sono loro stessi e il legame che li unisce, vissuto come ultima, salvifica possibilità di comprensione. Per me è la condivisione, la vicinanza, la linea sottile che divide il vivere dalla disperazione del sopravvivere.

– Esistono davvero amori irriducibili, capaci di durare nel tempo?
Sì, io credo di sì. Non necessariamente quello di una coppia, ma di certo quello tra alcune persone.

– C’è relazione – a tuo avviso – tra amore, dolore e egoismo?
Sì, c’è. L’amore è una forma di tirannia: chi ama e chi è amato vuole tutto, non concede tregua.

– E tra solitudine e ricordi?
Sì, esiste una relazione anche tra solitudine e ricordi: i secondi ti inchiodano al passato, e ci fanno sentire soli, in un’assenza perpetua di ciò che non ci sarà più.

– La scrittura, compresa quella epistolare, può “salvare” dal dolore?
Per quel che mi riguarda, sì. Ma forse scrivo quando sono già in salvo. Invece non ho dubbi sul fatto che leggere salvi da tutto, non solo da dolore.

– Progetti letterari per il futuro?
Il 13 marzo uscirà Carola, il mio nuovo romanzo per Frassinelli. E sono molto, molto emozionata.

© Letteratitudine

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MAPPE SULLA PELLE in ControCanto

MAPPE SULLA PELLE in ControCanto

di Massimo Maugeri

Editpress è una casa editrice che si rivolge a tutte le forme della comunicazione e della ricerca scientifica: monografie, testi didattici, atti, periodici. Di recente, però, l’interesse di Editpress ha abbracciato la letteratura per ragazzi, la saggistica e la fiction.
Negli ambiti dei nuovi progetti di questa casa editrice, figura la collana di letteratura ControCanto (anche indicata con la sigla CC) diretta dall’associazione culturale Tessere Trame. Leggiamo dalla scheda editoriale che “CC non sta per Comitato Centrale: la centralità spetta solo alla buona letteratura, ed è quella che noi proviamo a promuovere. CC è la consolazione di una buona lettura. CC è un’impresa Civile, e in qualche modo un Codice: i nostri libri parlano la lingua della comunità e hanno la civiltà della cultura. CC è un Contro Canto, un coro di voci sole che prendono posizioni e le mettono in parole“.
Narrativa, poesia e generi ibridi: Contro Canto non si pone limiti particolari, se non quello (naturale) di rimettersi al giudizio letterario delle editor (tra le quali ci sono scrittrici e autrici). Giudizio basato sui seguenti presupposti: “la lettura è un piacere, i mondi dell’immaginazione un viaggio, le scritture il mezzo per attraversarli“.

Tra le pubblicazioni di ControCanto, primeggia “Mappe sulla pelle“, un volume dove dodici artiste “si raccontano” prendendo in prestito la penna da altrettante scrittrici… “impersonificandole”. Leggi tutto…