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DIDO – OPERETTA POP di Beatrice Monroy (intervista)

DIDO – OPERETTA POP di Beatrice Monroy (Avagliano). Intervista all’autrice

[questo libro sarà presentato alla Feltrinelli Libri e Musica di Catania, via Etnea 285 – giovedì 26 novembre 2015 – con l’autrice interverranno Giuseppe Condorelli e Domenico Trischitta]

di Domenico Trischitta

Beatrice Monroy è una delle intellettuali più vivaci del panorama siciliano. Discendente di un’antica famiglia blasonata della Palermo secentesca, è autrice di romanzi, testi per il teatro e drammi radiofonici per la Rai. Il suo precedente libro, “Oltre il vasto oceano” (Avagliano editore) è stato candidato al Premio Strega, storia che, attraverso le vicende degli avi, racconta il decadimento attuale della sua città. Ora ritorna in libreria con “Dido operetta pop”, sempre pubblicato per i tipi di Avagliano, “romanzo comico e fuori dagli schemi che lega l’attualità che attraversa il nostro mare Mediterraneo e i temi della contemporaneità”. Ma lo fa partendo da un mito femminile classico, quello di Didone.

-Cosa è cambiato nella tua scrittura da “Oltre il vasto oceano” a “Dido?
Credo che “Oltre il vasto Oceano” sia stata una grande palestra per trovare una voce mia, un modo di narrare che fosse mio e non imposto da uno stile alla moda. Credo che il grottesco mi appartenga e che io lo abbia trovato in “Oltre il vasto Oceano”.

-Ritieni che l’inattività sia il periodo più fecondo per uno scrittore?
Sì, come diceva Flaiano: “come spiego a mia moglie che se guardo fuori dalla finestra sto lavorando?”

-Fa parte della tua cifra stilistica il realismo fantastico?
Credo di sì, credo di avere trovato la mia voce, almeno quella in cui in questo momento della vita mi ritrovo. Una voce un po’ bambina, fatta di frottole (oltre il vasto Oceano) e di memorie e di fatti realmente esistiti e trasfigurati

-La tua Dido spiazza tutti. Da “Oltre il vasto oceano” a questo tuo ultimo romanzo distopico, è un ambizioso progetto che mette alla prova la tua scrittura? Leggi tutto…

SIBILLE

SibilleSIBILLE (AA.VV. – Edizioni Arianna)

Dieci Sibille del nostro tempo consegnano al lettore le loro “profezie” per suggerirci percorsi futuribili, varchi di piccola, grande sapienza, residuo di una luce che proviene da lontano ma che può, se solo noi vogliamo, accompagnarci nel nostro viaggio che, ci auguriamo, non sia solo un meccanico, orizzontale cammino.

Testi di: Licia Cardillo Di Prima, Marinella Fiume, Daniela Gambino, Asma Gherib, Simona Lo Iacono, Clelia Lombardo, Anna Mallamo, Beatrice Monroy, Nadia Terranova, Lina Maria Ugolini.

A cura di Fulvia Toscano

Sul post, i commenti che le dieci “Sibille” coinvolte nel progetto no profit hanno rilasciato a Letteratitudine.

La prefazione del libro è disponibile su L’EstroVerso

Le autrici di Sibille devolvono i diritti d’autore all’Associazione Amici del Fondo Librario “Paola Albanese” per il progetto di creazione di una Biblioteca delle donne a Nicotera (VV).

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I COMMENTI DELLE DIECI “SIBILLE”
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INTERVISTA A BEATRICE MONROY (su “Oltre il vasto oceano”)

https://i0.wp.com/www.avaglianoeditore.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/Oltre-il-vasto-oceano.pngINTERVISTA A BEATRICE MONROY (su “Oltre il vasto oceano” edito da Avagliano)

In esclusiva per Letteratitudine, alcune pagine del libro

di Massimo Maugeri

Sono palermitana, cresciuta in giro per il mondo. Con questa frase, Beatrice Monroy (narratrice, drammaturga, autrice di testi radiofonici per RadioRai) dà inizio al suo nuovo libro Oltre il vasto oceanopubblicato da Avagliano: libro della memoria e libro di viaggio (fuori e dentro di sé); racconto dell’epopea di una famiglia aristocratica, narrato dal punto di vista di una delle figlie. Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Beatrice, partiamo dall’inizio. Come nasce “Oltre il vasto oceano”? Cosa ti ha spinto a raccontare la “tua storia” intrecciata con la “grande storia” della Sicilia? E perché hai deciso di farlo proprio adesso, in questa fase della tua vita?
Oltre il vasto oceano nasce moltissimi anni fa quando , alla morte di mia madre, per l’appunto dieci anni fa, io e le mie sorelle trovammo l’archivio di mio padre morto nell’85 e che mia madre aveva in qualche modo nascosto. Mio padre è stato uno scienziato molto noto , cosa che ha permesso a me e le mie sorelle di vivere una bizzarra vita in giro per il mondo. Quando abbiamo trovato l’archivio, ho pensato che era arrivato il momento di raccontare la sua e la nostra vita, in un momento in cui la città in cui in fondo ci siamo sempre riconosciuti, sprofondava sempre più in un baratro di criminalità e incultura. Mi è sembrato pieno di senso raccontare l’altra città, quella che poi è sempre esistita, la città colta e intelligente. Per questo mettendo mano alle carte dell’archivio ho subito pensato che la storia di mio padre, e poi della mia famiglia, una famiglia aristocratica che ha molto influenzato la storia di Palermo, poteva essere raccontata solo narrando la storia più in generale.

– Il sottotitolo del libro è il seguente: “Memoria parziale di Bambina”. A cosa è dovuta la parzialità della memoria?
Nella mia famiglia, una grande e confusa famiglia aristocratica del sud, la verità non è mai stata chiara, io sono cresciuta in circoli di racconti delle mie zie in particolare, racconti che mi lasciavano a bocca aperta e che poi mio padre si premurava a dirmi, sono fandonie! Eppure quella è la mia storia, un po’ vera e un po’ no, perciò Bambina, la protagonista, che poi sarei io racconta quelle storie parziali… Da crederci o non crederci… Dove si cela la verità , arte in cui al sud siamo maestri….

– Dal tuo libro emerge, tra le altre cose, il rapporto con i luoghi (la famiglia si sposta, per esigenze lavorative dei genitori). In che modo, a tuo avviso, il rapporto con i luoghi influenza la crescita e la formazione di un individuo? E come è stato per Beatrice Monroy?
Per Beatrice è stato fondamentale, se io sono cittadina del mondo, parlo tante lingue e ovunque mi sento a mio agio, lo devo a questo continuo viaggiare , al non fare caso alle diversità, nell’accogliere le diversità come un dono e non un ostacolo.
Ho avuto credo una grande fortuna, e credo che viaggiare e abitare il mondo sia solo un bene, apre la mente e determina lo sviluppo di un contemporaneo che è una geografia enorme, dove ogni cosa migliora noi stessi …

– Tra i vari luoghi in cui sei vissuta, a parte Palermo, qual è quello che ha esercitato l’influenza maggiore in te? E qual è quello per cui dichiareresti un’affinità elettiva?
Sicuramente Napoli e gli Stati Uniti mi hanno segnata, dico sempre quando mi sento un po’ da un altra parte.. E va be’ che volete, sono americana…. Oltre il vasto oceano per l’appunto.

– Approfondiamo il tuo rapporto con Palermo. Come si è evoluto questo rapporto nel tempo? Cosa ha rappresentato Palermo per la giovanissima Beatrice Monroy e cosa rappresenta per la Beatrice Monroy di oggi? Leggi tutto…

OLTRE IL VASTO OCEANO, di Beatrice Monroy (un estratto del libro)

https://i0.wp.com/www.avaglianoeditore.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/09/Oltre-il-vasto-oceano.pngIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del volume “Oltre il vasto oceano” di Beatrice Monroy (Avagliano editore)

Il libro
“Oltre il vasto oceano – Memoria parziale di bambina” è il titolo del nuovo romanzo di Beatrice Monroy, appena pubblicato per Avagliano editore. È la grande epopea di una famiglia aristocratica. Figlia di due scienziati che spostavano la loro residenza in riferimento al loro lavoro scientifico, la protagonista, assieme alle sorelle, cresce con strane regole e con la sensazione di essere ovunque straniera e nello stesso tempo abitatrice di ogni mondo. Al centro c’è Palermo. Luogo di partenza e luogo di approdo. Intorno a questa città, c’è stata quindi la misteriosa storia aristocratica della famiglia, i Monroy, con avventure fanfarone, racconti mitici da ascoltare nel silenzio del grande cerchio famigliare. Da Masaniello a Luchino Visconti, dai Mille al terremoto del Belice, sono molti i personaggi e i fatti noti evocati nel libro. Vi ritroviamo anche molti luoghi, la Spagna, l’America, le Galapagos, Bergamo, Milano, Napoli. Il libro ha una struttura originale e mescola narrazione storica a memoria personale.

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Un estratto del volume “Oltre il vasto oceano” di Beatrice Monroy (Avagliano editore)

3. Mille! Vi rendete conto?

“Mille! Vi rendete conto?”

E segna le sue dita a dieci a dieci, poi le mani tornano sul grembo odoroso di cucina a legna, di mattoni caldi, di salsa di pomodoro.

“C’erano una volta, in una terra lontana ma vicina, dei ragazzi segnati dalla speranza, dal sogno e dall’esilio. Cercavano un nuovo cielo e una nuova terra. Tra questi il nonno Gilberto aveva solo quattordici anni, tanto che non lo volevano prendere e lui allora alla stazione di Bergamo, in una ressa incredibile, si era nascosto nel treno in partenza per Genova. Riuscì a scivolare sotto la panca di legno di un vagone. I treni? Esistevano solo da pochi anni, chi c’era mai salito sopra? Eppure quei ragazzi vi scivolarono dentro come se già fosse casa loro. Quando poi lo scoprirono non c’era più niente da fare, indietro non lo potevano mandare. Era lì e lì rimase. Già si vedevano le palme e lui per questo aveva messo il naso fuori dal nascondiglio. Aveva sentito gli altri stupirsi, guarda un po’ che razza di alberi e non aveva saputo resistere.

«E tu chi sei?» gli chiese un anziano prendendolo per la collottola.

«Sono Gilberto Boraschi.»

«Ehi! Qui c’è un altro imboscato.»

Era arrivato il Nullo.

«Ti conosco, a te.»

Sì mi conosci, perché il Nullo lo sapeva bene da che famiglia coraggiosa e antiaustriaca era venuto fuori il ragazzo, così Gilberto rimase.

Questa è una storia di piedi perché a piedi e che male, credetemi, percorsero tutta quella strada e con quel caldo. Negli zaini, poverine le mamme, i mariti se ne erano andati all’altro mondo nel ’48 e loro ci avevano quel peso dei figli di farne degli eroi, insomma le mamme che di laggiù non ne sapevano proprio un bel niente, negli zaini ci avevano ficcato in fretta e furia, si parte, si parte, via mamma, via lasciami andare, ma dove vai che hai solo quindici anni? Vanno tutti, allora to’, portati almeno due calzerotti di lana, neh, non si sa mai e un maglione per la traversata, non si sa mai e chi l’ha visto il mare? Insomma si ritrovarono a patire un caldo e portarsi appresso la lana che qui di lana ne serve poca.
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ELEGIA DELLE DONNE MORTE di Beatrice Monroy

Elegia delle donne morte” di Beatrice Monroy (Navarra Editore, 2011)

di Massimo Maugeri

elegia copertinaUn fuoco devasta le montagne attorno alla città, qualcuno ne approfitta per dare fuoco al grande Archivio, memoria di una città senza nome, una città fantasma e clone di Palermo. Chi ha dato fuoco all’Archivio? E perché? Uno sparuto gruppo di donne si ritrova davanti al portone, la perpetua apre e le fa accomodare, le anziane hanno il velo in testa, le giovani no, tutte hanno lo sguardo impaurito e una gran fretta di confessarsi. A una a una si avvicinano al confessionale dove le attende il prete, nervoso anche lui, non gli hanno dato neanche il tempo di prendere il caffè. Parlano, parlano, si alzano e vanno a pregare davanti al Cristo appeso sull’altare con le carni sanguinanti. Sono donne che non ce l’hanno fatta, donne perdenti che, trovandosi a un bivio cruciale della loro vita, si sono ritratte affogando nel silenzio. Attraverso le confessioni si dipanano le storie di donne contemporanee di varie età, appartenenti a mondi diversi, tenute insieme dal ricordo di un incendio in un’estate di scirocco e narrate in un umido inverno d’abbandono.

– Beatrice, chi sono le donne di questo tuo libro?
Sono donne che in qualche modo si sono trovate in un bivio doloroso del loro cammino e invece di andare avanti, hanno preferito tornare indietro e salvare “le apparenze”, affogando la loro vita nel silenzi.

– Come nasce l’idea del “confessionale”?
Il confessionale è un luogo dove è possibile sussurrare la verità e nello stesso tempo avere l’impressione di non averla detta. E’ un luogo segreto così come segrete sono e rimangono le loro vite.

– Che rapporto c’è, a tuo avviso, tra “silenzio” e “senso di colpa”?
Purtroppo noi donne veniamo cresciute nell’idea che se ci capitano eventi violenti, in qualche modo siamo colpevoli e quindi ci ritraiamo. Il silenzio è spesso il frutto di tutto questo

– Ritengo che l’idea dell’incendio abbia un forte valore metaforico (così come quello delle confessioni). È così? Cosa rappresenta l’incendio?
Sì, certo, l’incendio è la fine di un mondo, o meglio la fine del tentativo di salvare la memoria. Uno smacco totale perché non si salva niente.

– Secondo te, in generale… fino a che punto, nella letteratura odierna, la metafora può ancora esprimere il suo potenziale evocativo?
La metafora è molto pericolosa, io credo che sia meglio parlare con la verità, bisogna usarla con grande attenzione perché anch’essa spesso è utilizzata per non dire come stanno veramente le cose.

– Le donne di questo tuo libro sono “perdenti”. Quale potrebbe essere, a tuo avviso, l’identikit della donna “vincente” del nuovo millennio?
Colei che si prende la responsabilità delle proprie azioni e che guarda il mondo dal suo angolo di donna…

© Letteratitudine

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