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ELENA MEARINI racconta BIANCA DA MORIRE

ELENA MEARINI racconta il suo romanzo BIANCA DA MORIRE (Cairo editore)

Elena Mearini

di Elena Mearini

Questo romanzo nasce da una riflessione su Bene, Male e posizione nello spazio.
Il buono è colui che si mette da parte? A lato? Sopra, sotto? E che succede invece se pretendiamo di stare nel mezzo, al centro esatto di tutto? Forse, il male sta proprio nel punto massimo di luce, anche lui sotto a quel riflettore che tentiamo a tutti i costi di richiamare ed inseguire.
Forse, il centro della scena corrisponde a una botola che s’apre sull’abisso.
Bianca da morire” indaga le pulsioni che spingono a raggiungere lo spazio d’inevitabile attrazione, il cerchio illuminato a cui nessuno sguardo può fuggire.
Bianca, la protagonista del romanzo, è un’adolescente che ha tutte le caratteristiche per non passare inosservata, bella, brillante, seducente, una naturale predisposizione a catturare gli occhi e i pensieri della gente. Eppure, in famiglia pare non venga vista, come se girasse per casa con il cappuccio del boia in testa. I lineamenti del suo viso, i tratti delle sue verità, tutto il desiderare della sua faccia risulta sconosciuto ai genitori. Una madre e un padre che si ostinano a non vedere la verità della figlia.
Lei vorrebbe fare l’attrice, riconosce in sé un talento che nessuno dei due mette a fuoco, perché le dieci diottrie sono riservate al figlio maschio, Valerio. E’ lui l’asso su cui puntare, la promessa del calcio su cui scommettere.
Valerio gira per casa a viso scoperto, è pienamente visto e riconosciuto. Bianca no, per lei c’è il buio sulla faccia, c’è il cappuccio del boia, l’uomo nero che di mestiere taglia le teste, decapita per campare. Il “cattivo” con cui Bianca s’identificherà per rivendicare il proprio diritto a esistere. Leggi tutto…