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NEL DOLORE di Alessandro Zannoni (intervista)

NEL DOLORE di Alessandro Zannoni (A & B edizioni): intervista all’autore

di Massimo Maugeri

Dopo “Biondo 901“, “Imperfetto” e “Le cose di cui sono capace” (editi da Perdisa Pop), Alessandro Zannoni torna in libreria con un nuovo romanzo intitolato “Nel dolore” dove ritroviamo il personaggio Nick Corey…

– Caro Alessandro, come sai sono sempre molto incuriosito dalla “genesi dei libri”. Quindi come prima cosa vorrei chiederti (come spesso mi capita di fare) di raccontarci qualcosa su come nasce questo tuo nuovo romanzo…
Caro Massimo, la genesi è semplice e naturale: “Le cose di cui sono capace”, edito da Perdisa Editore nel 2011, era stata concepita come la prima di una serie di storie con protagonista Nick Corey, lo sceriffo italo-americano di BakeeredgePass, piccola cittadina texana. Come vedi, niente di eclatante, tutto molto naturale.

–  Ti chiederei di presentare Nick Corey ai nostri lettori. Che tipo d’uomo è?
È violento, bestemmia, beve e usa metodi estremi per debellare la delinquenza. Sì, sembra un bastardo insensibile, ma quando si conosce un poco, si capisce che ha dei principi morali forti e sani. Pochi, è vero, ma sono quelli che lo rendono umano: amore, amicizia e senso di giustizia. Ma credo che la sua principale caratteristica sia il coraggio. Il coraggio di inseguire la felicità e fare di tutto per ottenerla, anche usando mezzi da fuorilegge.
Nick è un uomo che non ha paura delle sue debolezze. Le accetta e le vive senza sensi di colpa. Non cerca di apparire diverso da quello che è, non si nasconde dietro giustificazioni di comodo, e questa è la sua forza: si mostra in tutta la sua umanità sbagliata, che vive fino in fondo.

– Come è cambiata la sua vita in “Nel dolore”, rispetto a quanto narrato nel precedente romanzo? Leggi tutto…

MARIANNINA COFFA, di Marinella Fiume (la poetessa, il nuovo libro, il convegno)

MARINELLA FIUME ci racconta MARIANNINA COFFA (la poetessa, il nuovo libro, il convegno)

Il 7 e l’8 novembre 2014, a Noto, il convegno “Mariannina Coffa: sguardi plurali” (a fine post, la locandina relativa all’evento)

Mariannina Coffa, la donna inquieta, l’intellettuale antesignana, la poetessa visionaria

di Marinella Fiume

Mariannina Coffa Caruso (1841-1878) – la “Saffo”, la “Capinera di Noto” – è una poetessa vissuta negli anni cruciali tra le battaglie risorgimentali e l’assestamento del nuovo Stato unitario. La sua vicenda umana, per certi versi comune a tante borghesi dell’Ottocento – e non solo in Sicilia – si evolve in chiave originale attraverso il contatto con filoni di pensiero riconducibili alla Massoneria, al Magnetismo o Mesmerismo animale, al Sonnambulismo, allo Spiritismo, al Raffaellismo, all’Omeopatia. Attraverso una ricostruzione accurata dei codici culturali e simbolici del contesto e la lettura integrale del suo ricco Epistolario custodito presso la Biblioteca “Principe di Villadorata” di Noto (SR), è possibile seguirne le tracce private e pubbliche che, insieme a uno spaccato inedito della Sicilia di quegli anni, ci restituiscono il dramma esistenziale e le progressive tappe della presa di coscienza di una donna inquieta, di una poetessa visionaria, di un’intellettuale antesignana che affida a una protesta metafisica la possibilità di un riscatto e di una realizzazione personale, in un’epoca alle soglie della scoperta dell’inconscio.
A Noto (Siracusa), il 30 settembre 1841, dall’avvocato Salvatore Coffa Ferla di accesi spiriti antiborbonici ed esiliato a Malta dopo i fatti del ‘48 insieme a Matteo Raeli, futuro Ministro dell’Italia unita, e da donna Celestina Caruso, nasceva Mariannina. La sua era tra le più illustri famiglie della borghesia delle professioni, di spicco per meriti culturali tanto per ascendenza paterna che materna: il nonno materno, Giuseppe Caruso Olivo, era medico, l’avo paterno, Giuseppe Coffa, segretario dell’Accademia dei Trasformati, latinista e dilettante scrittore di teatro. In questo vivace ambiente liberale dominato dalla cultura e dalla sociabilità massoniche, di quella Noto che doveva essere ancora per pochi anni capovalle prima che il titolo andasse a Siracusa, si svolge l’infanzia della “sensitiva” Mariannina.
Dà segni precoci di vocazione poetica e a dieci anni frequenta il Collegio laico Peratoner di Siracusa, dove apprende i primi rudimenti di versificazione da Francesco Serra Caracciolo. Nel 1852, gli viene affiancato come precettore, a Noto, l’intransigente sacerdote Corrado Sbano che guida sapientemente le sue letture e disciplina il suo estro. Leggi tutto…

ARCHIVI DEL SUD, di Antonio Mistretta

Archivi del Sud. Una saga sicilianaARCHIVI DEL SUD, di Antonio Mistretta
Bonanno editore, 2013 – pagg. 160 – euro 14

di Domenico Trischitta

Un saggio molto bello di Pier Vittorio Tondelli descrive l’inattività dello scrittore, il periodo più fecondo e creativo secondo il narratore di Correggio, prematuramente scomparso. Sedici anni di silenzio possono rappresentare un periodo lungo per il lettore, ma non per l’autore che ha passato gran parte di questo tempo in biblioteche e archivi per ricostruire la storia della famiglia paterna che affonda le radici nella blasonata famiglia toscana dei Malaspina. E’ il caso di Antonio Mistretta, catanese, docente universitario di Igiene presso l’Università di Catania, che negli anni novanta aveva pubblicato un bel romanzo “Pelle di corallo”, edito da Marsilio, e che adesso ci riprova con un saggio sui generis che ripercorre le vicende di alcuni avi paterni, memorie scaturite dai racconti del padre,dello zio e della nonna. “Archivi del sud” (Bonanno editore) è il titolo del libro che riporta alla luce personaggi sorprendenti che vissero nel centro della Sicilia, la Mussomeli di fine ‘800.

– Cosa ti ha spinto a raccontare queste storie?
Come ho scritto nella quarta di copertina, non volevo che i “fantasmi del dopocena” che venivano evocati in casa quando ero bambino svanissero per sempre nel nulla… Volevo “fissare su carta” il ricordo di persone che ormai da tempo avevano abbandonato questa terra, ma anche raccontare le atmosfere, i sapori, gli odori di un tempo che – secondo me – non dev’essere considerato “perduto”, ma soltanto “passato”
Il senso intimo degli “Archivi del Sud” è proprio quello di salvare dall’oblio vite e racconti, nel convincimento profondo che nessuno, finchè c’è qualcuno che parla di lui, muore davvero.
Ho voluto, in pratica, seguire ambiziosamente il cammino che avevano percorso prima di me due immense scrittrici che amo, Marguerite Yourcenar – che aveva scritto “Archivi del Nord” (e qui c’è un chiaro riferimento al titolo che ho scelto…) e “Care memorie”, in cui aveva messo in paragone la storia con la Esse Maiuscola con quella familiare del suo nobile Clan – e Oriana Fallaci – che nel suo libro postumo “Un cappello pieno di ciliegie” aveva raccontato magistralmente le storie dei suoi “arcavoli”. Sono perfettamente consapevole che non è lecito paragonare le cose grandi a quelle piccole, ma il mio intendimento era di riuscire, almeno in minima parte, a fare qualcosa di simile.

– Quali, di questi personaggi, ti hanno colpito in maniera particolare? Leggi tutto…

DIVERSAMENTE EROI, di Salvatore Ferlita

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo l’introduzione dell’antologia DIVERSAMENTE EROI, di Salvatore Ferlita
Bonanno, 2012 – pagg. 144 – euro 12

Il libro
Dalle pagine di romanzi, racconti, diari di scrittori italiani della nostra contemporaneità, si affacciano personaggi “diversamente eroi”. Eroi che non vantano certe eccezionali qualità fisiche, tra le quali sicuramente la bellezza, il vigore, una floridezza “immarcescibile” (punti di forza immancabili nel curriculum del perfetto “superuomo”); che non si distinguono per imprese titaniche, gesta prodigiose. Si tratta di protagonisti o figure laterali, colpiti da qualche menomazione, diversi per aspetto fisico, non allineati dunque alla schiera di quanti si fregiano di una normalità conclamata, troppe volte tirata in ballo, evocata a sproposito, brandita quasi alla stregua di un talismano. Perciò eroi perché “lottano non per diventare normali ma se stessi” come si legge non a caso nella dedica che apre il romanzo Nati due volte di Giuseppe Pontiggia. Insomma, questi eroi diversi rappresentano l’altra faccia della medaglia letteraria. Un rovesciamento che insensibilmente, scandalosamente ci sposta al punto che potremmo rivolgerci a ciascuno di essi con le parole di Achille “pie’ veloce” del romanzo di Stefano Benni: “Se lei riuscisse a concepire nella sua testa una qualsiasi definizione di normalità in nessun modo io rientrerei nella sua definizione”.

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L’introduzione di DIVERSAMENTE EROI

di Salvatore Ferlita

Intanto, cominciamo con quanto attiene all’uso delle parole.
Una volta si diceva cieco, oggi si preferisce “non vedente”; un tempo c’erano i sordi, soppiantati poi dai “non udenti”. I disabili, concetto recente, che identifica “abbastanza chiaramente alcune categorie di persone e una serie questioni relative alla vita associata, al diritto, alle politiche sociali” come ha ben spiegato Matteo Schianchi nella sua Storia della disabilità (Carocci 2012), sono stati battezzati “portatori di handicap”, una definizione a dir poco grottesca e ambigua, come se l’handicap fosse una cosa trasportabile, portatile, quindi da lasciare quando e dove si vuole.
Una sorta di inarrestabile deriva eufemistica ha fatto registrare sempre più di frequente smottamenti lessicali, lasciando invece intatte le plaghe delle coscienze di tanti.
Aveva ragione Natalia Ginzburg quando scriveva che “le parole non vedente e non udente sono state coniate con l’idea che in questo modo i ciechi e i sordi siano più rispettati”. Per poi così continuare: “La nostra società non offre ai ciechi e ai sordi nessuna specie di solidarietà o di sostegno, ma ha coniato per loro il falso rispetto di queste nuove parole. Le troviamo artificiali e ci offendono le orecchie e francamente le detestiamo” (Non possiamo saperlo, Einaudi 2001).
Torniamo ai disabili: gli anormali, gli inabili, i deformi, i subnormali, gli irregolari, i minorati, i ritardati, gli invalidi, gli infermi, gli incapaci, che s’è deciso poi di catalogare, in ambito scolastico soprattutto (laddove spesso prolificano le locuzioni freddamente burocratiche), quali handicappati. Per poi trasformarsi, a un certo momento, in “diversamente abili” o solamente “diversi”. Leggi tutto…