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NAVIGANTI DELLE TENEBRE di Carlo Mazza: incontro con l’autore

NAVIGANTI DELLE TENEBRE di Carlo Mazza (Edizioni E/Ocollezione Sabot/Age): incontriamo l’autore per discuterne

Carlo Mazza è nato a Bari nel 1956, dove ha sempre vissuto. Ha lavorato in banca per trentotto anni e tra i suoi interessi ha coltivato anche la scrittura teatrale. Con il personaggio di Antonio Bosdaves ha pubblicato per la collezione Sabot/Age i polizieschi: Lupi di fronte al mare (Edizioni E/O 2011), incentrato sulle relazioni tra politica, finanza e sanità, finalista al Festival Mediterraneo del Giallo e del Noir 2012 e tradotto in lingua spagnola dalle Ediciones Seronda; Il cromosoma dell’orchidea (Edizioni E/O 2014), imperniato sui crimini ambientali; il racconto Valetudo, inserito nell’antologia Giochi di ruolo al Maracanà (Edizioni E/O 2016).

Nel mese di maggio 2018, sempre per la collezione Sabot/Age delle Edizioni E/O, è giunto in libreria il nuovo romanzo di Carlo Mazza, che si intitola “Naviganti delle tenebre”. Una storia ambientata a Bari, che si rivela una città compiaciuta del suo torpore, con il suo cielo sfavillante che richiama quello africano e tuttavia con i suoi anfratti e i suoi nascondigli, in definitiva con la sua duplicità, che la rende il territorio ideale per ospitare la contraddizione tra lo slancio di accoglienza verso lo straniero e la volontà di respingerlo. Ne parliamo con l’autore…

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«La trama di “Naviganti delle tenebre” inizia con il rapimento di un’etiope di quarant’anni, Samira» racconta Carlo Mazza a Letteratitudine. Leggi tutto…

CARLO MAZZA racconta IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA

carlo mazzaCARLO MAZZA ci racconta il suo romanzo IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, (edizioni e/ocollezione Sabot/age) attraverso un’autointervista. Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

Carlo Mazza intervista Carlo Mazza su “Il cromosoma dell’orchidea”

di Carlo Mazza

Carlo, nei tuoi romanzi la vicenda poliziesca è concepita come una trama di servizio rispetto all’obiettivo di raccontare la realtà. E’ così anche per “Il cromosoma dell’orchidea”?

Certamente. Credo che questa sia la principale differenza tra “giallo” e “noir”. La mia idea è che il giallo elude la descrizione del contesto sociale, mentre il noir non solo affronta il tema, ma punta a restituire il caos e la confusione della realtà contemporanea, in ultima analisi l’assenza di logica nei comportamenti umani.

Ne “Il cromosoma dell’orchidea” non hai parlato di Bari, come nel precedente romanzo “Lupi di fronte al mare”, ma di una grande città del Mezzogiorno. Eppure i personaggi sono gli stessi, l’ambientazione è la stessa. Quindi come si giustifica la tua scelta?

Vorrei dire, innanzi tutto, che è stata una scelta sofferta, perché ha comportato la rinuncia a più di una pagina che mi sembrava ben riuscita. Il dialetto è sempre così coinvolgente! Quello barese, poi, è uno straordinario arcobaleno di suoni e colori… Perché rinunciare a tutto questo, almeno per una volta? L’ho fatto perché il localismo dei romanzi è divenuto sempre più ingombrante e mi piaceva l’idea di un segnale in contro tendenza.

Tuttavia, bisogna riconoscere che il localismo è una risorsa fondamentale per un narratore: si tratta di utilizzare le esperienze e le conoscenze derivanti dal rapporto con il proprio luogo di origine o di vita, per riversarlo sulla pagina bianca.
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IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (edizioni e/o – collezione Sabot/age). Nei prossimi giorni Carlo Mazza ci “racconterà” il suo libro…

La scheda
Ritorna il capitano Bosdaves di “Lupi di fronte al mare”.
Alla vigilia delle elezioni amministrative, Gabriele Lovero si candida e riceve una proposta di alleanza da un navigato senatore. In cambio, gli sarà chiesto di favorire i progetti di due spregiudicati imprenditori, decisi a costruire un vasto complesso residenziale in un’area a rischio idrogeologico.
Bosdaves indaga sul presunto suicidio di un amico d’infanzia, un ambientalista precipitato in una cava contigua ai futuri cantieri edilizi: un antro dalle parvenze infernali che custodisce orchidee di voluttuosa bellezza. Sullo sfondo di una partita che contrappone angeli e demoni e ha come posta la salvezza ambientale, agiscono personaggi vibranti e intensi, animati da lucenti passioni o soggiogati dalla carnalità, in una corsa scintillante verso la rivelazione finale. Una vicenda che narra la realtà accecata del Sud, con lo sguardo consapevole di chi ne fa parte e ha scelto di restarvi.

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Il primo capitolo di IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (edizioni e/o – collezione Sabot/age)

Villa Guglielmi era deserta, come sempre.
Due uomini, parlando tra loro senza guardarsi, entrarono nel
cortile interno attraverso il portale a tutto sesto.
«Nei sondaggi tu e Saraceno siete dati alla pari» disse il senatore Leo –
nar do Barracane fermandosi nei pressi dell’edificio principale. «Il tuo
av ver sario si comporta come se la campagna elettorale fosse già iniziata,
presenzia persino alle prime comunioni. Sommando le mie forze alle
sue, tu non avrai alcuna possibilità».
Il sindaco Gabriele Lovero infilò le mani nelle tasche del suo trench
di cachemire.
«Noi non abbiamo ancora deciso se presentarci da soli o accordarci
con la destra» proseguì Barracane mentre il suo fiato si tramutava in una
piccola nuvola. «Come forse avrai saputo, c’è fibrillazione. I rapporti tra
noi e loro non sono più facili come un tempo. Se dovessimo decidere di
presentare un nostro candidato la scelta del nome spetterebbe a me, lo
sai che il partito è mio e lo porto dove mi pare».
Lovero, per la prima volta dall’inizio della conversazione, guardò
negli occhi il suo interlocutore. «Auguri» commentò serafico, almeno in
apparenza.
«Il mio appoggio vale il quindici per cento».
Il primo cittadino agitò la mano a mulinello.
«Non mi credi?» domandò stupito il senatore. «Gli imprenditori so no
con me, convintamente. Ci sarà un motivo se da vent’anni il presidente
della Camera di commercio è sempre un mio uomo! E i di soc cupati? Sa –
pessi che cosa succede nel mio studio, ogni fine settima na. La sala d’at tesa
è gremita, per entrarci bisogna prenotare. Ricevo più di cinquanta persone
in due giorni. Ci vuole anche energia, eh! Ma io sono allenato. E nelle parrocchie
si ricordano di quanto ho fatto per loro, i contributi per gli oratori
e le processioni non li ho fatti mancare mai. Il basso clero mi ama e l’arcivescovo
mi porta in palmo di mano».
Lovero mostrò i denti in un sorriso feroce. «Hai dimenticato i tuoi
migliori amici».
«Ho sempre dedicato attenzione alle pecorelle smarrite». Leggi tutto…