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EFFATA’ di Simona Lo Iacono a MAGGIO DEI LIBRI a Catania – 30 maggio 2013

EffatàGiovedì 30 maggio 2013 – h. 17,30 presso i locali della Pinacoteca Provinciale, sita a Catania, in Piazza Manganelli, nell’ambito dell’iniziativa MAGGIO DEI LIBRI, si svolgerà la presentazione del romanzo di Simona Lo Iacono “Effatà” (Cavallo di ferro).
Interverranno: Massimo Maugeri e Elvira Seminara.
Sarà presente l’autrice.

La schedaL’intervistaIl booktrailerUn brano del libroIl video

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§         Simona Lo Iacono, Effatà, Cavallo di Ferro Editore

Un medico nazista fuggito in Sicilia dopo la guerra e un orfano sordomuto da salvare. Nella Siracusa degli anni 50, Nino e sua madre sbarcano dall’Inghilterra. Nino è un bambino di otto anni ed è sordomuto. Il suo handicap però non costituisce un impedimento alla comunicazione con il mondo esterno: è in grado di leggere i segnali del corpo e delle labbra. I suoi pensieri, limpidi e acuti, esprimono una spiccata intelligenza. A causa del lavoro della madre, il piccolo trascorre le sue giornate in un teatro della città, dove si imbatte in uno strano personaggio: si tratta del maestro di buca, o suggeritore, che non mostra alcuna difficoltà a comunicare con il bambino attraverso il linguaggio del corpo. Ma questo vecchio dall’aria bonaria, con gli occhi velati di cataratte, nasconde un passato difficile e doloroso. Negli anni del secondo conflitto mondiale lavorò come medico per le SS e nel processo di Norimberga fu assolto ed espatriato. L’incontro con Nino, in una Sicilia dimenticata da Dio, gli sembrerà un vero e proprio dono divino, un’occasione di riscatto.

info:Biblioteca Provinciale – Via Prefettura N° 20

Tel. 095.4011513

 

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Il Programma del Maggio dei Libri a Catania
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EFFATA’, di Simona Lo Iacono (le prime pagine del libro)

EffatàEFFATA’, di Simona Lo Iacono
(Cavallo di Ferro, pp.140, euro 12.90 – in libreria da oggi 23 maggio 2013)

In esclusiva per Letteratitudine – pubblichiamo – di seguito, le prime pagine del romanzo “Effatà” di Simona Lo Iacono

Un medico nazista fuggito in Sicilia dopo la guerra e un orfano sordomuto da salvare.

Nella Siracusa degli anni 50, Nino e sua madre sbarcano dall’Inghilterra. Nino è un bambino di otto anni ed è sordomuto. Il suo handicap però non costituisce un impedimento alla comunicazione con il mondo esterno: è in grado di leggere i segnali del corpo e delle labbra. I suoi pensieri, limpidi e acuti, esprimono una spiccata intelligenza. A causa del lavoro della madre, il piccolo trascorre le sue giornate in un teatro della città, dove si imbatte in uno strano personaggio: si tratta del maestro di buca, o suggeritore, che non mostra alcuna difficoltà a comunicare con il bambino attraverso il linguaggio del corpo.
Ma questo vecchio dall’aria bonaria, con gli occhi velati di cataratte, nasconde un passato difficile e doloroso. Negli anni del secondo conflitto mondiale lavorò come medico per le SS e nel processo di Norimberga fu assolto ed espatriato. L’incontro con Nino, in una Sicilia dimenticata da Dio, gli sembrerà un vero e proprio dono divino, un’occasione di riscatto.

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Le prime pagine di EFFATA’, di Simona Lo Iacono (Cavallo di Ferro)

CAPITOLO I

Il cartellone è uno di quelli che il caldo scioglie, facendo colare i nomi degli attori. Nino non sa leggerlo ma il bigliettaio gli ha detto che c’è scritto: IL TEATRO LUNA PRESENTA: L’ARIA DEL CONTINENTE, COMMEDIA BRILLANTE IN TRE ATTI.
Il teatro si chiama Luna senza motivo, ha detto il bigliettaio. Anzi, ha aggiunto che per i nomi non ci sono mai dei motivi.
Nino gli ha spolverato il naso a ridosso della biglietteria sollevandosi sulle punte. Arriva fin lì, anche se quando compirà otto anni riuscirà a guardarlo in faccia, il bigliettaio. A fargli capire che per i nomi ci sono sempre dei motivi. Per il momento, però, ha altro da fare. E si caccia la mano sulla patta, fruga tra le mutande di lana. Ne cava fuori il resto di un quotidiano di un mese fa dove il bigliettaio ha detto che c’è scritto: SIRACUSA, 18 MAGGIO 1950. NUOVO INCARICO PER L’ATTRICE DORA GENESIO AL TEATRO LUNA NELLA PARTE DI MILLA MILORD. IL SINDACO RICEVE LA DIVA, GIUNTA STAMANI AL PORTO CON IL FIGLIO NINO.
Nino si è fatto sottolineare il suo nome dal bigliettaio con il gesso. E lo esibisce ogni volta che è necessario, quando ritiene, cioè, che gli adulti debbano sapere. Che alla sua età è già finito sul giornale.
una volta spiattellato sotto il naso del suo interlocutore il nome NINO a caratteri di stampa e annuito vigorosamente piantandosi il palmo nel petto, ripiega l’articolo con cura, lo nasconde tra le gambe, finge di non ricordare che il suono di quella parola, per lui, non esiste.
Anche se non può sentire, ci sono mille modi per far capire al mondo che lui è Nino e che per i nomi c’è sempre un motivo.

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EffatàLa mamma glielo ha sillabato bene stamattina: “Nino metti le scarpe vecchie. No, non quelle nuove, Nino, che le assi del palco del Luna scricchiolano come il ponte di una nave”. Ha sempre questo modo veloce di liquidare le questioni la mamma, di trascurare particolari che per Nino, invece, fanno la differenza.
Le assi del palco, ad esempio. È vero che rantolano a ogni passaggio. E che le scarpe nuove vi tonfano su come bombe. Ma è anche vero che quel tonfo gli si propaga nel sangue, a Nino, e che lì, proprio sul palco dove la mamma vuole il silenzio, a lui sembra di sentire.
Non è proprio un rumore, pensa Nino. E neanche una voce, per quel che capisce delle voci. È piuttosto una vibrazione che gli crepita in gola come un brivido di freddo, o come un ricordo.
Ne è sicuro. Leggi tutto…

“Effatà”, parole per aprirsi al mondo

La storia del piccolo sordomuto Nino si incrocia con la Shoah nel romanzo di Simona Lo Iacono
«L’ascolto non è una questione di orecchie ma di cuore, di umiltà, di condivisione con il destino dell’altro»

dal quotidiano “La Sicilia” – domenica, 19 Maggio 2013

di Ombretta Grasso

C’è un bambino da salvare. Sempre. C’è un bambino che ha bisogno d’aiuto e che chiede giustizia. Per raccontarci la sua storia un grido straziante e indignato attraversa le pagine, anche se lui non può sentirlo. Perché Nino vive in un mondo senza suoni. Un silenzio appena turbato dai tonfi del palcoscenico dove recita la madre che gli regalano «una vibrazione che gli crepita in gola come un brivido freddo».
Nino, metafora dell’innocenza, è il protagonista dell’appassionante e commovente romanzo di Simona Lo Iacono (nella foto), “Effatà”, in uscita il 23 maggio per l’editrice Cavallo di ferro. La sua storia, quella di un bambino di 8 anni che vive a Ortigia nel 1950, figlio di un’attrice e di un inglese che non l’ha sposata, si incrocia con la grande storia, con l’orrore dell’Olocausto, con la morte dell’ultimo bambino ebreo a opera dei dottori del programma Aktion T4 nel maggio del ‘45, quando Hitler era già morto e la guerra conclusa. Con Nino rivive nelle pagine di “Effatà” la purezza di tutti i bambini e il bisogno di salvarli da un mondo sordo, durissimo e doloroso.
«Il romanzo è nato dalla pietà per il bambino ebreo, dall’indignazione proprio per quella morte avvenuta senza alcuna scusa, nemmeno la più folle, a guerra ormai finita – racconta Simona Lo Iacono – i verbali che scandiscono il romanzo purtroppo sono quelli realmente redatti durante un sottoprocesso di Norimberga, modificati e rielaborati per lo svolgimento della storia. Mi sono imbattuta casualmente nella notizia di questa morte atroce dopo aver sognato due bambini, uno bruno e l’altro biondo. Uno era quel bimbo ebreo e l’altro? L’altro, Nino, si manifestò poco dopo, non appena iniziai il romanzo mi venne incontro sdentato, sporco di fango e senza voce. Lo afferrai al volo, e compresi che essendo sordomuto spettava a me dargli voce».
Nino ha orecchie sorde ma talento per trovare rimedio a tutto. Cerca disperatamente di entrare in contatto con un mondo in cui, scrive l’autrice, «siamo tutti sordi e tutti muti». «Con Nino ho pensato alla difficoltà, all’emarginazione che può portare la mancanza di parole, la fatica di dialogare con gli altri. Ma il bambino comprende che ciò che più di ogni altra cosa invidiava al mondo esterno, la parola, non era quel meraviglioso strumento che lui immaginava. Perché anche chi era nel possesso del linguaggio, era poi sordo e cieco alla compassione, alla vera comprensione della differenza, all’accoglienza dell’altro». Leggi tutto…

Anticipazione: EFFATA’, di Simona Lo Iacono – in libreria dal 23 maggio 2013

EffatàEFFATA’, di Simona Lo Iacono
(Cavallo di Ferro, pp.140, euro 12.90 – in libreria dal 23 maggio 2013)

Un medico nazista fuggito in Sicilia dopo la guerra e un orfano sordomuto da salvare.

Nella Siracusa degli anni 50, Nino e sua madre sbarcano dall’Inghilterra. Nino è un bambino di otto anni ed è sordomuto. Il suo handicap però non costituisce un impedimento alla comunicazione con il mondo esterno: è in grado di leggere i segnali del corpo e delle labbra. I suoi pensieri, limpidi e acuti, esprimono una spiccata intelligenza. A causa del lavoro della madre, il piccolo trascorre le sue giornate in un teatro della città, dove si imbatte in uno strano personaggio: si tratta del maestro di buca, o suggeritore, che non mostra alcuna difficoltà a comunicare con il bambino attraverso il linguaggio del corpo.
Ma questo vecchio dall’aria bonaria, con gli occhi velati di cataratte, nasconde un passato difficile e doloroso. Negli anni del secondo conflitto mondiale lavorò come medico per le SS e nel processo di Norimberga fu assolto ed espatriato. L’incontro con Nino, in una Sicilia dimenticata da Dio, gli sembrerà un vero e proprio dono divino, un’occasione di riscatto.

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Simona Lo Iacono è nata e vive a Siracusa. Magistrato da 14 anni, attualmente dirige la Sezione distaccata di Avola, tribunale di Siracusa. Cura, sul blog Letteratitudine, una rubrica fissa a metà tra diritto e letteratura. Con il suo primo romanzo, Tu non dici parole, ha vinto il Premio Vittorini 2009, sezione opera prima. Nel 2010 ha pubblicato il racconto La coda di pesce che inseguiva l’amore, scritto con Massimo Maugeri. Sempre nel 2010 le sono stati conferiti: il Premio Internazionale Sicilia «Il Paladino» per la narrativa e il Premio Festival del talento città di Siracusa. Nel 2011 ha pubblicato con Cavallo di Ferro il romanzo Stasera Anna dorme presto, con il quale ha vinto il Premio «Ninfa Galatea» per la letteratura. Collabora con riviste e magazine.
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Di Stasera Anna dorme presto hanno scritto: Leggi tutto…

PESSOA E LE STELLE

PESSOA E LE STELLE
di Simona lo Iacono

E’ notte. Su Lisbona brilla uno sciame di stelle. Un bambino le osserva stando a cavalcioni su un muretto sberciato. Le gambe ciondolano, ma se punta il dito verso il buio, può seguire le rotte dei pianeti, gli anelli delle galassie, i gomiti montagnosi della luna. Il cielo è meno misterioso della terra – rivela all’amico immaginario che gli siede accanto – perché ti dà la possibilità di leggere il futuro, di decifrare il tempo, di predire la sorte. Così dice il bambino che si chiama Fernando Pessoa. E l’amico immaginario sorride.
Fernando non si stupisce. Gli esseri di cui ha popolato il suo mondo hanno gambe ed occhi, ridono, piangono e – soprattutto – pongono domande. Certo, ciascuno a suo modo, perché ognuno di essi ha una personalità unica. E c’è chi si occupa di cavalieri, chi di navi e pirati, o chi – come Riccardo Reis – si ostina a parlare in latino e a confondere gli interlocutori. Un popolo di amici, o, forse, di “io” disperati pronti a perdersi, se non ci fosse la mano pietosa del poeta che li raccoglie dando loro non solo una storia, ma anche un destino, un oroscopo, una profezia tratta dalle stelle.
Una delle passioni di Pessoa, oltre quella di comporre poesie e creare eteronimi, era dunque l’astrologia. O, forse, tutto – scrivere, inventare persone, interrogare il cielo – non era che un modo per decifrare la vita e il suo senso.
Fernando Pessoa. L'astrologoNato a Lisbona il 13 giugno 1888, il poeta si era subito scontrato con la ricerca accorata di un perché. Aveva infatti perso il padre quando aveva solo 5 anni. E anche il fratello Jorge, di appena dodici mesi, era morto poco dopo. Rimasti soli, Pessoa e la madre erano stati costretti a trasferirsi in una abitazione più modesta. Non è un caso che in questo periodo nasca il suo primo amico immaginario, Chevalier de Pas.
Da allora Pessoa inventa altri esseri che colmino la solitudine, scartabella le linee del cielo, interroga i moti degli astri. Ha scoperto che lì si annidano risposte, che a sapervi leggere come in un libro sterminato, è possibile capire perché Napoleone perse a Waterloo, quando l’amore fugge o se la morte è in agguato. Ha cioè intuito che la paura della fine può essere lenita dall’osservazione del cosmo. Leggi tutto…

UNA GIORNATA CON TABUCCHI

Una giornata con Tabucchi
con un’intervista di Carlos Gumpert

Di Paolo, Maraini, Petri, Riccarelli

Cavallo di Ferro, 2012 – pagg.128 – € 12,90

In collegamento con il post/dibattito su Letteratitudine intitolato “Omaggio a Antonio Tabucchi

In omaggio allo scrittore che consideravano un maestro, Dacia Maraini, Paolo Di Paolo, Romana Petri e Ugo Riccarelli raccontano Antonio Tabucchi e il legame che con lui avevano attraverso racconti inediti, lettere, testi­monianze, conversazioni che confluiscono in questo volume pubblicato dalla casa editrice “Cavallo di Ferro”.
Qui di seguito, un’intervista curata da Simona Lo Iacono.

Massimo Maugeri

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24 settembre 2012: Buon compleanno, Antonio Tabucchi.

di Simona Lo Iacono

L’aveva detto, che i fantasmi appaiono a mezzanotte, che rispondono ai richiami e agli appuntamenti.
Lui stesso, più di una volta, s’era messo ad aspettare l’ora di tutte le ore, quella che chiude e quella che apre, un’ora sulla soglia, proprio come la fine.
Che parola, poi, fine. Avrebbe di certo preferito “finale” e avrebbe aggiunto che non ne esiste mai uno definitivo, semmai una somma o una molteplicità, tutti aperti e possibili, e avrebbe riso, mentre lo sguardo gli andava inquieto sul sole di Lisbona, sulle sue malinconie.
E chissà. Per una volta sarebbe stato lui a convocare, a chiedere quello che chiedono tutte le ombre, un ricordo, un saluto, un bacio malfermo e trasognato in questa vita che lascia e ci lascia, un modo – in fondo – per sentirsi vivere ancora. Leggi tutto…