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CIELI VIOLATI alla Galleria Roma

SALVO SEQUENZIA PRESENTA: CIELI VIOLATI, di ANNA VASTA, Edizioni Ensemble

Silloge di poesie – Domenica 9 giugno 2013, ore 18.30, Galleria Roma,

Piazza San Giuseppe, 1/2/3  Siracusa

Domenica 9 giugno 2013, alle ore 18.30, alla Galleria Roma di Ortigia, il semiologo prof. Salvo Sequenzia presenterà la silloge di poesie di Anna Vasta:

CIELI VIOLATI

Edizioni Ensemble

L’attore Eugenio Patanè leggerà brani tratti dall’opera.


LA POESIA, SE RESTA.

PER UNA LETTURA DI ‘CIELI VIOLATI’ DI ANNA VASTA

di Salvo Sequenzia

Frequento ormai da anni la poesia di Anna Vasta, ed appartengo a una categoria situata a metà strada tra i suoi  antichi e nuovi lettori ed interlocutori.

Questi appunti sul suo itinerario poetico, felicemente approdato alla recente pubblicazione della silloge Cieli violati, risentono, perciò, sia della memoria del suo passato poetico, che si attesta agli anni de I Malnati (2004), di Quaresimale (2006) e di Sposa del vento (2008), sia  delle riflessioni scaturite dalla frequentazione con la poetessa e situate sull’orizzonte del poemetto Di un fantasma  e di mari (2011), da me presentato nella Galleria Roma di Ortigia nel giugno del 2011 e col quale, a mio avviso, tale itinerario poetico si è aperto ad accogliere nuove inaudite soluzioni formali, liriche ed espressive, inseminando un terreno già fertile di ‘voci’ e di «ricorrenze nascoste».
Sono rimasto, a una prima lettura, impressionato dal respiro ampio e regolare di Cieli violati, caratterizzato da una ‘partitura’ linguistica sapientemente colta, preziosa ed evocativa, percorsa da flussi nervosi, continuamente variati, pluridirezionali, ritmati in modi irregolari eppur animati da una intima sostanziale armonia di fondo, da un melos antico, da un rythmos inscritto entro le leggi segrete che governano il fluire della natura e del cosmo e la epifania della parola poetica.
Non è possibile, perciò, considerare le poesie di questa raccolta come distinte l’una dall’altra: il titolo del volumetto – ‘Cieli violati’,  verso tratto dalla poesia ‘Tenebre alte…’ –  le comprende a giusta ragione tutte, perché in tutte – anche nella variazione del disegno o negli ambagi del finissimo ordito – si modula la stessa costante lirica e si accende lo stesso nucleo centrale d’ispirazione, che scaturisce non da implorazione o da gemito, ma, al contrario, da una intelligenza di scrittura che medita continuamente l’inquietudine della parola, relegando quest’ultima nel suo luogo compositivo, situandola nella “dominante” voluta, subordinandola, quindi, al registro unitario lungo il quale discorrono le liriche.
Ciò che appare notevole, in Cieli violati, è la ricchezza di modellato interiore e di disegno, la segreta elaborazione del profondo per la quale anche l’amarezza e lo sbigottimento, il malessere cupo di «animi offesi» si sciolgono nella morsura di uno Sprechgesang, di un recitato-cantato in cui le parole affiorano dolorosamente dal silenzio, e come i “tagli” nelle tele di Lucio Fontana diventano gesto, segno, ferita, piaga e ‘piega’ nel tempo  che pone, indubbiamente, la poesia di Anna Vasta tra le voci più corrosive, inattuali e feconde del nostro tempo. Leggi tutto…

CIELI VIOLATI, di Anna Vasta

Pubblichiamo la prefazione della silloge “Cieli violati” di Anna Vasta (edizione Ensemble), firmata da Luigi La Rosa. Di seguito, alcune poesie messe a disposizione per Letteratitudine dall’autrice.

Cieli violati. Cieli ribollenti, incalzanti, con l’ardore di nuvole in fermento avanzanti verso il suolo, grigio correre di nembi in celesti sprazzi di cielo, poi affogati nella neve dell’oblio che tutto copre, e censura, e tutto quieta delle umane tragedie, inutili, invisibili, di fronte a tanto sfacelo. Sfarzo di natura che avvolge la vita, e ne governa, quietamente, irrevocabilmente, le sorti.

Anna Vasta e le epifanie della ferita

dalla prefazione di Luigi La Rosa

C’è una poesia raffinata, colta, sensuale, nutrita degli umori oscuri della terra, percorsa dagli spiriti alati dell’aria, poesia di spettrali visitazioni, di vibranti sussulti, di luminescenti epifanie, impregnata delle essenze ambigue del vivere e perennemente lambita dalla lingua insidiosa della morte.
E’ una poesia dolente ma non vinta, intimista ma mai sopraffatta, il cui canto si leva sicuro a fissare simbolicamente confini e coordinate cosmologiche, e la cui portata espressiva si cristallizza in suadente cifra di partitura, in perenne melodico fremito dell’essere, in sinfonica rappresentazione dell’universo.
I cieli sotto i quali questa lirica alta e insieme viscerale, eterea ma mai spogliata della matericità del corpo s’incarna sono gli stessi che fanno da cornice al canto, che misurano gli spazi dello sguardo, che delimitano le campiture accese della visione.
Anna Vasta, poeta di squisita grazia, li sfoglia tramutandoli in dense pagine d’album, registrandovi il corsivo fluido e icastico del suo sentire, scomponendo il corpo poetico della silloge nei sentimentali momenti di un accorato diario dell’anima.
Sono cieli violati, cieli-bambini, cieli toccati dalla ferita esistenziale, che riverberano ovunque il sangue caldo dei loro crepuscoli, come la luce onirica e bruciante delle loro aurore.
Raramente la scrittura ha saputo coniugare alla parola le eloquenti potenzialità cromatiche e plastiche dell’immaginazione, e mai come in queste pagine – a mio parere tra le più belle e le più mature nella genuina produzione del poeta – l’alfabeto significante ha ceduto la ricerca del senso al dominio pieno e musicale della forma.
L’apparente fissità dei quadri attraverso i quali l’epopea di questo mondo alla deriva viene scandita si anima, gradatamente, del dinamismo accidentato e provvido delle sue manifestazioni: la natura stessa si trasforma in un organismo vivo, usurato, drammatico, quella materia nuda che si offre agli assalti impietosi del reale, riflesso di una condizione d’innocenza atavica che pervade leopardianamente tutte le cose, penetrandone il segreto, esaltandone l’incanto. Leggi tutto…