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SABBIE MOBILI di Domenico Trischitta (dramma in due atti)

SABBIE MOBILI di Domenico Trischitta – Una nuova produzione del Teatro Stabile di Catania, alla sala Musco dal 15 al 21 aprile per la regia di Massimiliano Perrotta

Pietro Germi e Daniela Rocca sul set di Divorzio all'italiana

Nella seconda parte del post pubblichiamo la prefazione del volume SABBIE MOBILI di Domenico Trischitta (Algra editore)

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Tre opere siciliane in ebook (“Daniela Rocca” di Domenico Trischitta)

Tre opere siciliane in ebook

“Nero barocco nero” di Maria Attanasio

“Daniela Rocca” di Domenico Trischitta

“Cornelia Battistini o del fighettismo” di Massimiliano Perrotta
Parte dalla pubblicazione di tre autori siciliani la casa editrice Sikeliana, che si era prefissa fin dalla sua nascita il compito di diffondere la cultura sicula in tutto il mondo, e lo fa avvalendosi di quella che oggi rappresenta la più alta tecnologia in campo di libri, ossia gli e-book (Sikeliana è stata tra l’altro la prima casa editrice siciliana a produrre libri digitali).
Le opere, di tre significativi scrittori siciliani appartenenti a diverse generazioni,inaugurano dunque la nuova collana di e-book “Ritorni” che rende nuovamente disponibili in versione digitale opere fuori commercio o di difficile reperibilità.
“Nero barocco nero”, pubblicato nel 1985 da Sciascia, è uno dei più intensi libri poetici di Maria Attanasio. Una raccolta nella quale si addensano il «barocco nero» siciliano, la luminosità mediterranea e un rovello dialettico di ascendenza mitteleuropea.
“Daniela Rocca. Il miraggio in celluloide” di Domenico Trischitta racconta la storia della bellissima attrice catanese caduta lungo la strada verso il successo cinematografico. Edito da Boemi nel 1999, il lavoro ha una postfazione di Manlio Sgalambro.
“Cornelia Battistini o del fighettismo” di Massimiliano Perrotta raccoglie il monologo drammatico di una giovane donna che ha perduto l’amore e un pamphlet sul fighettismo, per l’autore lo spirito della nostra epoca. Pubblicato nel 2006 da La Cantinella, nel 2012 è stato tradotto in Francia da LC Éditions.
Poesia, narrativa e teatro, tre generi differenti per tre autori diversi nello stile ma accomunati da un’unica musa ispiratrice: la Sicilia, vissuta come terra natia, di approdo e di partenza, come terra ricca di humus culturale che non può essere sepolto, ma a cui va data linfa nuova e slancio in tutte le sue forme.
Gli e-book sono disponibili sui principali portali di distribuzione di libri digitali.

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La “Daniela Rocca” di Domenico Trischitta

di Massimo Maugeri

Nell’occasione del lancio di questa nuova iniziativa editoriale, ne approfittiamo per incontrare Domenico Trischitta (nella foto): autore di “Daniela Rocca. Il miraggio in celluloide”. Su Daniela Rocca abbiamo pubblicato questa pagina…

– Domenico, cosa ti ha spinto a occuparti di Daniela Rocca.?
Ho cominciato ad incuriosirmi quando conobbi suo fratello. Aveva una venerazione per questa sorella diventata famosa e poi, sfortunatamente, caduta nel baratro della follia. Un episodio, in particolare, mi fece scattare la molla per raccontarla. Un giorno Daniela si presentò a Catania alla guida di un ‘elegante auto sportiva. Indossava un abito bianco, appena il tempo di sostare nella via dove c’era la casa dei suoi genitori, salutare con un gesto della mano i parenti che erano affacciati al balcone, e subito dopo ripartire. La sua è una metafora esistenziale che non è soltanto tipica nel mondo spettacolo, ma soprattutto una storia tragica di ascesa e caduta, come sostiene Manlio Sgalambro nella sua postfazione.
Io, personalmente, ho sentito l’esigenza di raccontarla anche in teatro, e così nasce “Sabbie Mobili”, testo rappresentato nel 1999 al teatro Quirino di Roma e mandato in onda da Rai International, con la regia di Ennio Coltorti e una commovente Guia Jelo nel ruolo di Daniela.

– Il sottotitolo del libro è “Il miraggio in celluloide”. A cosa allude?
Il cinema era fatto in celluloide, una sorta di caleidoscopio immaginifico dove era possibile provare l’ebbrezza di interpretare vari ruoli: dalla Regina delle amazzoni alla cerebrale ragazza de “La noia” di Damiano Damiani tratto dal racconto di Moravia. E poi la consacrazione di “Divorzio all’italiana” di Germi, commedia capolavoro che la consacra, ma che segna, a partire della relazione con il regista ligure, una svolta negativa che la condurrà alla perdizione. E’ da quel momento che la sua voglia di fare cinema diventa miraggio.

– Il tuo saggio esce in versione e-book. Qual è il tuo rapporto con il libro elettronico? Leggi tutto…

A PROPOSITO DI DANIELA ROCCA…

Chi è DANIELA ROCCA?

di Domenico Trischitta

Bellezza prorompente e mediterranea fu notata dall’attore Saro Urzì durante un concorso di bellezza a Catania. Eravamo a metà degli anni cinquanta e la città avvertiva ancora i segni della guerra, un pullulare di provinciali si riversava nei quartieri popolari in prossimità della stazione centrale, primo su tutti il levantino e proibito quartiere di San Berillo, specchio fedele del catanese intraprendente e fantasioso.
Nello stesso periodo la via Etnea esplodeva di richiami forti e culturali, di cui scrittori come Brancati, Patti e Addamo si nutriranno. Daniela Rocca era il prototipo di ragazza che passeggia su e giù per la strada lastricata di lava, alimentando la fantasia dei “galli” nostrani, che andavano poi ad affollare la sala del Sangiorgi, con gli occhi lucidi e pieni di desiderio.
Daniela attraversava invece ‘U Passiaturi, la via VI Aprile, strada che costeggia il mare e ne impedisce la vista, giunge soltanto il profumo di alga marina, ‘U mauru. Era in compagnia di una coetanea, e assieme a lei sognava un futuro cinematografico che si sarebbe realizzato presto, dopo aver vinto un concorso di bellezza al lido Spampinato, Miss Catania. Tutto come in un sogno. L’arrivo a Roma, che di lì a poco sarebbe diventata città della Dolce vita, e un contratto allettante con la Galatea film, che la porteranno a varcare i cancelli di Cinecittà per girare film storici e mitologici in costume, e dove lei può definitivamente dimostrare quanto sia bella e siciliana. Ma la strada per il successo era impervia e pericolosa. C’erano registi italiani che cercavano con tutte le forze di reinventarsi, avevano capito che era il momento di provare qualcosa di nuovo, dopo l’eredità pesante del Neorealismo che aveva reso il nostro cinema famoso in tutto il mondo. Ce n’era uno che veniva da Genova (lo chiamavano il Colonnello degli Alpini) ed era piuttosto insoddisfatto, non avendo ancora dimostrato tutto il suo valore, a parte qualche film come “Il cammino della speranza” o “Il ferroviere”. Lui era Pietro Germi, sarebbe diventato famoso in America per un film in particolare, “Divorzio all’italiana”, con la bella siciliana Daniela Rocca protagonista, ma che in realtà avrebbe consacrato Marcello Mastroianni e lanciato l’esordiente Stefania Sandrelli.
Ma come si erano conosciuti i due, il nordico e la meridionale?
Daniela l’ha rievocato: …”ho conosciuto Germi in una trattoria, da Gino in via Rasella…quando ho visto che stava seduto al tavolo di fronte ho deciso che avrei dovuto conoscerlo…”.
Chissà cosa si erano veramente detti i due quella sera, di certo cominciarono a frequentarsi, forse ad amarsi. Da lì l’idea di sceglierla come protagonista per farle interpretare Rosalia, moglie del barone Cefalù, il quale farà di tutto per liberarsene, fino ad inventarsi un delitto d’onore. In definitiva e metaforicamente Daniela farà la stessa fine.
Via Veneto cominciò improvvisamente ad animarsi. Molte produzioni americane decisero di girare a Roma, e apparvero star del calibro di Gregory Peck, Burt Lancaster, Ava Gardner, Audrey Hepburn. I Paparazzi scesero come avvoltoi ad immortalare questo o quello, perfino un Walter Chiari sbronzo a braccetto della Gardner che tentava di aggredirne uno. Era una magnifica pantomima, un “sottoset” dove tutto era possibile e fotografabile. Fu così che Tazio Secchiaroli immortalò Blake Edwards e Daniela Rocca, ripresi con sguardi profondi e sognanti.
Daniela era felice. Era stata scelta per interpretare un ruolo da protagonista in un film diretto da un regista importante, il suo uomo. Di quell’esperienza ricordiamo alcuni episodi che funestarono l’ambiente del set: il tentato suicidio della Rocca e l’ictus che colpì Germi e lo costrinse ad interrompere le riprese per sei mesi. Amore e morte si mescolano. Leggi tutto…