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VIA GLI EDITORI, MA NON PER VENDETTA! – INTERVISTA A DAVID LLOYD (speciale Lucca Comics and Games 2013)

Lloyd 1David Lloyd alla ‘rivoluzione digitale dei comics’: una missione speciale svelata a Lucca Comics&Games 2013

SPECIALE LUCCA COMICS & GAMES 2013 (Parte V)

Intervista a David Lloyd

dal nostro inviato a Lucca, Furio Detti

L’acclamato disegnatore di V for Vendetta, Kickback, War Story, Hellblazer, Doctor Who, Night Raven e altre storie, ci parla della sua nuova “creatura”, la rivista digitale Aces Weekly, delle sue idee sul futuro (rivoluzionario) dei comics, dei suoi “amori” italiani a nuvolette, del suo rapporto con il suo enfant terrible della contestazione globale.

– Mr. Lloyd, ha appena presentato al pubblico italiano la sua web-zine autoprodotta, Aces Weekly, promossa da una speciale edizione di lancio italiana, cartacea. Quale è il senso e lo scopo della sua ultima attività, ossia la creazione, promozione e autopubblicazione di una collana di fumetti fruibile solo via web come Aces Weekly?
Ho creato questa rivista antologica perché volevo realizzare qualcosa di semplice da fare, e ho voluto utilizzare il computer. Non è mia intenzione realizzare dei motion comics, non mi piacciono, ma ho voluto riunire un gruppo di artisti, raccogliere i loro lavori, autoprodurre una rivista, distribuirla su una piattaforma semplice e diffonderla via web. Un lavoro di pubblicazione facile, completamente differente dall’editoria tradizionale, cartacea. La pubblicazione a stampa è un’impresa enorme, richiede molto danaro, devi creare i fumetti, inviarli a una redazione, stamparli, distribuirli e venderli al dettaglio… un lavoro enorme e costoso. Io ho scelto di fare la stessa cosa, creare e vendere comics, ma in formato esclusivamente digitale. Distribuire fumetti da visualizzare sullo schermo, per il web, via internet, è molto più semplice e economico. La ragione per cui ho fatto tutto questo, ripeto, è perché è semplice da realizzare. La cosa di cui sono realmente convinto e consapevole è che credo che questa sia la strada migliore per fare fumetti, credo che sia il futuro del fumetto e il miglior modo per ricavare il massimo profitto vendendo il prodotto della propria creatività. Un tempo un creativo aveva bisogno della stampa, ora no, ora è tecnicamente possibile creare un fumetto, raccontare una storia, diffonderla e rendere fruibile all’istante tramite il computer e la rete. Senza intermediari in mezzo, semplificando la catena produttiva, direttamente dal produttore al consumatore, al lettore. Tutto il guadagno ci torna indietro, e possiamo dividerlo tra gli autori di ogni numero di Aces Weekly. L’unica cosa che chiedo in cambio agli autori è l’esclusiva per due anni, in modo che il prodotto, in lingua inglese, sia disponibile solo sulla nostra rivista. Perché l’inglese? Perché alcuni paesi fanno più resistenza di altri nell’accettare questa rivoluzione, il fumetto digitalizzato e distribuito nel web. In Italia per esempio c’è un vivacissimo mercato del fumetto, penso a testate come Dylan Dog (e tutta la produzione Bonelli), o Diabolik… qui forse abbiamo ancora bisogno di appoggiarci a un’edizione cartacea per far conoscere al pubblico italiano il nostro lavoro [Ndr: così è stato fatto col lancio dell’edizione “tradizionale” di due storie di Aces Weekly dalla Nicola Pesce Editore, presentata a Lucca Comics&Games quest’anno].

Volume 3 cover– Il medium digitale di fatto “rompe” la convenzione dell’impaginazione, sostituisce un formato video alla gabbia delle vignette, del baloon, della sequenzialità fissa… perché non vuole approfittare di questa enorme libertà evitando di introdurre spezzoni audio, animazioni, forme alternative di lettura e/o visualizzazione? In effetti Aces Weekly replica la struttura del comic tradizionale, in tavole, su schermo: qual è il problema?
Il problema è che, se fai una cosa del genere, stai facendo altra roba, non fumetti! Il lavoro e l’impresa che voglio realizzare è portare la grande arte del fumetto dalla stampa su carta al computer, tramite la distribuzione digitale. È quello che facciamo in Aces Weekly; comunque una delle sperimentazioni più spinte nel digitale è stata proprio Return of the human di Jeff Vaughn e Mark Wheatley in cui la storia è narrata per grandi immagini (all frame) di cui cambiano continuamente le didascalie o vi sono effetti di transizione luminosa… e questo è rivoluzionario, piuttosto straordinario, e modifica il senso di ogni tavola. Stiamo ancora lavorando sull’ultimo episodio. Ognuno, come autore o in “redazione”, cerca di dare il massimo. Tendiamo a portare avanti le storie numero dopo numero. Comunque non intendiamo realizzare comics animati o in sequenze motion, sarebbe come vendere animazione e non fumetti, un altro prodotto. Per me la forma d’arte incarnata dai comic è la capacità di raccontare una storia attraverso delle vignette, sempre e comunque. Per questo sono già così contento nel portare sullo schermo del computer e non su carta grande comic art. In termini più formali portiamo una grafica in formato landscape [NdR: orizzontale] su ogni piattaforma (anche Android), perché è l’“impaginazione” più flessibile, invece della pagina verticale. E i lettori, specialmente quelli che non sono abituati a questa grafica, trovano che vi sia in essa qualcosa di liberatorio, mentre il formato portrait [Ndr: verticale] tende a comprimere il contenuto grafico. Il formato orizzontale piace anche alla maggior parte dei nostri autori. Questo è il nostro lavoro, utilizzare tutti gli strumenti espressivi specifici del fumettista.

– Avete avuto difficoltà nella portabilità su vari apparecchi (device)?
Non particolarmente. Quello che per me comunque è importante è che l’arte del fumetto non ha ancora espresso tutte le sue potenzialità raggiungendo davvero la totalità del pubblico, secondo la mia opinione. Il fumetto è una cosa meravigliosa, uno strumento fantastico per raccontare ogni tipo di storia, può servire ogni scopo, mentre il punto di vista del pubblico è che quando gli dici “fumetto” pensa o ai supereroi o ai funny animals, questo almeno mi pare il punto di vista generale sulla nostra arte; così tutti rischiano di perdersi la straordinaria gamma di storie che possiamo raccontare loro. Ecco che un altro dei miei scopi principali con Aces Weekly è proporre una varietà di stili, storie, argomenti, tratti, autori: andiamo dalla fantascienza all’orrore, dal romantico al documentaristico, dal sociale all’autobiografico; ogni genere di storie. Voglio immergere il pubblico in questa estrema varietà.

– Fantastico. Questo ci porta a due altre domande. La prima: cosa pensi si possa fare nelle scuole per promuovere la cultura e la lettura del fumetto sin dai primi gradi di istruzione? La seconda: realizzeresti una storia per bambini dopo tutto il tuo fumetto hard-boiled, full-action e decisamente dark?
Leggere fumetti sicuramente potenzia la capacità di leggere libri. I ragazzi, anche quelli che hanno problemi di apprendimento scolastico, si divertono molto col fumetto che è sicuramente una delle strade migliori per promuovere la conoscenza, la cultura e la lettura in genere. Ma questo lo sanno ormai tutti. Personalmente ho collaborato a un sito che promuoveva la cultura nelle classi scolastiche in Inghilterra, perché uno dei servizi che offriva era fornire fumettisti come tutors nelle scuole, artisti che insegnassero nelle classi. L’esperienza che mi è stata riferita da queste persone era che ogniqualvolta un ragazzo avesse difficoltà a esprimere sé stesso o la sua creatività nel normale curricolo scolastico, una via d’uscita era proporgli di creare storie col fumetto. Allora vedevi alunni completamente bloccati rifiorire di colpo! Questa forma d’arte popolare è una cosa che i ragazzi amano e adorano mettersi alla prova con essa. Il fumetto è un grande strumento anche per l’insegnamento accademico: libera l’immaginazione degli alunni. Dal mio punto di vista è profondamente utile. Penso che la grande industria buttandosi soprattutto nel campo videoludico abbia perduto una grande fetta di giovani lettori, specialmente negli ultimi decenni, trasformandoli in videogamers: hanno proprio trasformato dei lettori in giocatori. Questo mi pare abbastanza triste, anche se così va il mondo. Comunque credo fortemente che messi di nuovo davanti a un fumetto anche questi “ragazzi perduti” ritrovino facilmente tutto l’interesse, per quanto io non abbia scritto certo storie per bambini!

– Le ultime due domande. La prima riguarda l’Italia. Pensi di collaborare con qualche autore (o sceneggiatore) italiano? Che storia potresti o vorresti realizzare? Leggi tutto…