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DOPPIO UMANO, di Fabio Izzo (uno stralcio del libro)

Doppio umanoIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo DOPPIO UMANO, di Fabio Izzo (edizioni Il Foglio)

Il libro
Sotto il cielo d’Africa. Al tempo delle Grandi Bestie veniva raccontata la storia di due messaggi inviati dall’essere supremo al genere umano: un primo messaggio riguardava la speranza della vita eterna mentre un secondo messaggio portava la certezza della morte. Il messaggero che reca il messaggio di vita eterna è costretto però a ritardare il suo cammino visti i dubbi della speranza mentre il messaggio di morte viene, inevitabilmente, ricevuto per primo, come unica certezza.

* * *

Dal romanzo DOPPIO UMANO, di Fabio Izzo (edizioni Il Foglio)

Oggi è lo stesso giorno di ieri, eppure so che c’è qualcosa che non va. Il mondo è invaso da segnali. Basta saper cercare. Basta voler vedere.
Segnali come la lingua che si graffia sul dente scheggiatosi durante la notte non portano nulla di buono. Il rumore dei bicchieri rotti dal barista distratto indicano che ci sarà poco a cui brindare mentre il piccolo taglio presente sul viso del giornalista, frutto di una rasatura affrettata., invade il mio presente.
Oggi, Qui, in riva alla Vistola sembra essere la giornata dell’errore cosmico.
La città non riesce a mettersi in moto, è’ come una cinghia di trasmissione allentata. Borbotta, borbotta ma non si avvia. Non riesce. Non che in alto vada meglio, il cielo è compresso, dilatato quasi a voler coprire le date dei calendari
In televisione, nelle trasmissioni sul traffico, appare marcio prima di lasciare posto all’azzurro disegnato dell’oroscopo. Non so se è il mio apparecchio a contribuire o se è ininfluente rispetto a questo deturpamento celeste.
Il cielo è piatto. Le nuvole sono piatte, così come gli umori, piatti per una realtà bidimensionale, errata così si presenta l’errore cosmico. Il giornalista è arrivato per intervistarmi. Sono un caso. La mia identità, stavolta, ha voluto deviare verso le sfumature mediatiche del caso umano. Dovrei vedere il lato positivo della cosa, in fondo rimedio un caffè gratis e qualcosa da mangiare, ma stanotte mi si è scheggiato un dente e, senza tutti i documenti in regola, non posso ancora richiedere l’assicurazione sanitaria utile per andare dal dentista. Il tram che passava davanti alla vetrina del bar si rotto, la gente è scesa frettolosamente cercando di salire sulla corsa successiva. Sento dire da altre persone di Qui che sul tram successivo si sta come sardine. Non so, io non ho mai visto delle sardine salire su un autobus ma ricordo gli autobus africani, pieni fino all’inverosimile per una corsa pronta a lambire le piste del deserto. Almeno questo è quello che racconto al giornalista per rompere il ghiaccio, si dice così, mentre il barista rompe davvero un bicchiere e qualche tazzina mentre sullo sfondo la televisione sta gracchiando, gracchia e graffia, non riesco a comprendere ancora la lingua di Qui . Fortuna che questo tizio, il giornalista, parla inglese, dice che ha studiato ad Hull. Mi chiede se so dov’è.
Vagamente rispondo. Sarà un posto anonimo della provincia inglese, uno di quei posti così sperduti e desolati da far disperazione al solo ricordo del pub locale, della scuola locale e della chiesa locale, del fiume locale e dell’unico bordello locale, così vado sul sicuro quando rispondo:
– Certo quel posto è come mi posso dimenticare di un buco di culo come quel postaccio.
Ride e mi risponde che è vero. Non ho indovinato. Ogni posto è come Hull.
Anche Qui è come Hull, ma non glielo vado di certo a dire a questo bellimbusto biondo che deve aver una vita tanto noiosa da pensare che la mia sia meglio. Si sarà anche tagliato nel radersi per essere puntale al nostro appuntamento.
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