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Posts Tagged ‘Edith Bruck’

EDITH BRUCK riceve l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha ricevuto questa mattina al Quirinale Edith Bruck alla quale ha conferito l’onorificenza di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana

Dopo la calorosa visita del Pontefice, Papa Francesco, un’altra bella notizia legata all’ultimo libro di Edith Bruck, candidato alla LXXV edizione del Premio Strega.

Ne approfittiamo per riproporre l’ascolto della puntata radiofonica di Letteratitudine, curata e condotta da Massimo Maugeri (e trasmessa da Radio Polis), dedicata al romanzo di Edith Bruck”Il pane perduto” (La nave di Teseo) con ospite la stessa autrice.

Di seguito, il video dell’incontro tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ed Edith Bruck e le dichiarazioni di Elisabetta Sgarbi (direttore editoriale de La nave di Teseo)

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LA RONDINE SUL TERMOSIFONE di Edith Bruck (un estratto) – Giorno della Memoria 2017

Pubblichiamo un estratto del volume LA RONDINE SUL TERMOSIFONE di Edith Bruck (La nave di Teseo)

In occasione del Giorno della Memoria

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Sono contenta a ogni riga-ossigeno-libertà che butto giù di nascosto rubando un po’ di tempo magro a mio marito Nelo, che come investito dai suoi novantaquattro anni assorbe tutta me stessa dentro e fuori.
Strappo pezzo per pezzo qualcosa di me, di noi, della mia memoria pur divisa con lui che non ne ha più, mentre io la sento ancora fresca, giovane, guida del mio lungo cammino e colpita una sola volta da un cortocircuito, quando per la prima volta mi sentii dire “Chi sei?” mentre la mia mano giaceva e giace sempre, si addormenta, invecchia nella sua, scarnita, delicata, inquieta e ora curata dalla recente presenza di Olga, la preziosa badante, in costante ansia lei per la sua Ucraina e io per il mondo, per Israele e per la Palestina che non c’è ancora. Ho fretta e temo il contagioso smarrimento di mio marito, che io non posso permettermi né per lui né per me, perché il mio vissuto non appartiene solo a me. E finché sono in tempo e mi ricordo non faccio che chiedermi come e quando ha avuto inizio il mio travaglio con il parto di un vecchio bambino di cui sono diventata madre, moglie, sorella, infermiera, medico, prigioniera, memoria, con la pazienza di Giobbe a fare la fatica di Sisifo.
A volte non so più cosa sono, o cosa sento per un uomo molto, troppo amato, da più di mezzo secolo, e mi chiedo se è solo lui che tengo in vita o anche i miei amati morti annientati nel paese di Goethe quando avevano quasi la metà dei suoi anni.

“Il tuo palmo è la mia fondamenta,” afferma da poeta nella sua lucidità intermittente e mi commuovo, mi illumino anch’io e mi rabbuio, resto senza fiato quando non mi riconosce, mi perdo, mi sento come quando ero solo il numero 11152 e con una muta preghiera mi rivolgo a Dio come allora: Leggi tutto…