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LA DANZA DEI VELENI: incontro con Patrizia Rinaldi

LA DANZA DEI VELENI di Patrizia Rinaldi (Edizioni E/O): incontro con l’autrice

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Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Miglior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sinnos 2017), vincitore del Premio Andersen Miglior Fumetto 2017, Un grande spettacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al premio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock sentimentale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, numero imperfetto (tradotto negli Stati Uniti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).

Di recente è uscito un nuovo romanzo di Patrizia Rinaldi che ha per protagonista la detective ipovedente Blanca Occhiuzzi. Si intitola “La danza dei veleni (Edizioni E/O).

Abbiamo incontrato l’autrice e le abbiamo chiesto di parlarcene…

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«Ne La danza dei veleni torna Blanca, il mio personaggio nato nel 2009 con una casa editrice siciliana e poi passato alle Edizioni E/O nel 2011», ha detto Patrizia Rinaldi a Letteratitudine. Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: vince ROSELLA POSTORINO

ROSELLA POSTORINO, con il romanzo “Le assaggiatrici” (Feltrinelli), vince la 32esima edizione 2018-2019 del PREMIO LETTERARIO CHIANTI

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E’ Rosella Postorino con il suo romanzo “Le assaggiatrici” (Ed. Feltrinelli, con una trama costruita sulle donne che dovevano assaggiare i cibi del Fuhrer e restare sotto osservazione per un’ora affinché le guardie si accertassero che non fossero avvelenati) la vincitrice della XXXII edizione del Premio letterario Chianti.

Le votazioni, con gli oltre 300 giurati, si sono svolte nei locali del “Giardino di Zago” a Greve in Chianti. I cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio erano: Carlo Carabba (Come un giovane uomo, ed. Marsilio), Valentina Farinaccio (Le poche cose certe, Mondadori), Lia Levi (Questa sera è già domani, E & O), Massimo Maugeri (Cetti Curfino, La nave di Teseo) e Rosella Postorino (Le assaggiatrici, Feltrinelli).
Gli autori finalisti hanno incontrato in cinque Comuni del territorio chiantigiano fiorentino e senese la giuria popolare di 350 lettori (con il coinvolgimento delle biblioteche locali), in confronti che si sono tenuti di sabato in località del Chianti fiorentino e senese

I cinque finalisti del Premio letterario Chianti Leggi tutto…

SABOTAGE: la conclusione del progetto. Intervista a Colomba Rossi

Raggiunge il traguardo la collezione Sabot/age, la collana diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto per le edizioni E/O

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di Massimo Maugeri

Sono davvero molto grato per aver avuto la possibilità di partecipare a un progetto editoriale bello, importante e significativo come quello legato alla collezione Sabot/age: collana pubblicata dalle edizioni E/O, diretta da Colomba Rossi e curata da Massimo Carlotto. Una collana che, in questi anni, ha raccontato l’Italia mettendone in risalto problematiche e contraddizioni attraverso romanzi le cui trame hanno abbracciato le diverse aree del paese. Adesso che il progetto (iniziato nel 2011), dopo la pubblicazione di una trentina di romanzi, è giunto alla sua conclusione, desidero ringraziare di vero cuore i meravigliosi Colomba Rossi e Massimo Carlotto per aver adottato all’interno di Sabot/Age il mio romanzo “Trinacria Park” (che affrontava, tra gli altri, il tema della menzogna). Ne approfitto anche per ringraziare Sandro Ferri, Sandra Ozzola e Eva Ferri (editori bravi e illuminati), Claudio Ceciarelli (grande editor) e tutto lo staff delle edizioni E/O. Ringrazio e abbraccio anche i fantastici compagni di viaggio con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere questa bellissima esperienza letteraria. Grandi scrittrici e grandi scrittori che elenco di seguito in ordine alfabetico, citando tra parentesi le loro opere Sabot/age: Luigi Romolo Carrino (autore di: “La buona legge di Mariasole“, “Alcuni avranno il mio perdono“), Giorgia Lepore (autrice di: “Angelo che sei il mio custode“, “Il compimento è la pioggia“), Carlo Mazza (autore di: “Lupi di fronte al mare“, “Il cromosoma dell’orchidea“, “Naviganti delle tenebre“), Stefania Nardini (autrice di: “Alcazar“), Luca Poldelmengo (autore di: “Nel posto sbagliato“, “I pregiudizi di Dio“, “Negli occhi di Timea“), Piergiorgio Pulixi (autore di: “Una brutta storia“, “La notte delle pantere“, “Per sempre“, “Prima di dirti addio“, “La scelta del buio“), Roberto Riccardi (autore di: “Undercover“, “Venga pure la fine“, “La firma del puparo“), Tersite Rossi (autori di: “Sinistri“), Pasquale Ruju (autore di: “Un caso come gli altri“, “Nero di mare“, “Stagione di cenere“), Eduardo Savarese (autore di: “Non passare per il sangue“, “Le inutili vergogne“), Matteo Strukul (autore di: “La ballata di Mila“, “Regina nera” e “Cucciolo d’uomo“), Massimo Torre (autore di: “La giustizia di Pulcinella“). Ricordo anche il volume a più vociGiochi di ruolo al Maracanã“.

Ringrazio infine, ancora una volta, Colomba Rossi per avermi concesso questa intervista dove facciamo il punto sugli obiettivi e sui risultati di Sabot/age

– Cara Colomba, partiamo dall’inizio. Come nasce Sabot/age? E quand’è che tu e Massimo Carlotto avete capito che era giunto il tempo di dare vita a questo nuovo progetto editoriale? Leggi tutto…

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 2019: i finalisti

PREMIO LETTERARIO CHIANTI 32esima edizione 2018-2019: i cinque finalisti

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Sono stati scelti i cinque autori finalisti della XXXII edizione del Premio Letterario Chianti:

Carlo Carabba con “Come un giovane uomo” (Marsilio)
Valentina Farinaccio con “Le poche cose certe” (Mondadori)
Lia Levi con “Questa sera è già domani” (Edizioni EO)
Massimo Maugeri con “Cetti Curfino” (La nave di Teseo)
Rosella Postorino con “Le assaggiatrici” (Feltrinelli).

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L’AMICA GENIALE: i trailer della serie Tv

Pubblichiamo i trailer della serie Tv tratta dalla quadrilogia de L’AMICA GENIALE di Elena Ferrante (Edizioni E/O)

La prima visione è prevista per il 30 ottobre 2018 su Rai Uno

 

 

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L’amica geniale è una serie televisiva italo-statunitense diretta da Saverio Costanzo, trasposizione dell’omonima serie di romanzi scritta da Elena Ferrante.

Risultati immagini per l'amica geniale locandinaLa serie verrà distribuita all’estero da FremantleMedia in versione sottotitolata con il titolo My Brilliant Friend.
La serie narra dello speciale legame che unisce Elena “Lenù” Greco e Raffaella “Lila” Cerullo, due bambine napoletane degli anni ’50.
Le riprese della prima stagione sono iniziate nell’ottobre 2017 e si sono concluse nel giugno 2018, svolgendosi a Napoli, Ischia e Marcianise.
La selezione del cast è durata quasi un anno, durante il quale sono stati esaminati ben cinquemila candidati di tutte le età. Elena Ferrante ha chiesto espressamente l’impiego di attori bambini dilettanti.
Attualmente sono in pre-produzione altri ventiquattro episodi tratti dai restanti tre libri della quadrilogia.
I primi due episodi sono stati proiettati in anteprima alla 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, riscuotendo un ampio apprezzamento.

(Fonte: Wikipedia Italia)

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L’amica geniale – Volume primo (la lettera degli editori Sandro Ferri e Sandra Ozzola)

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CLASSIFICA: dal 14 al 20 maggio 2018 – segnaliamo “Il quaderno rosso” di Michel Bussi (Edizioni E/O)

I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 14 al 20 maggio 2018

Joël Dicker, segnalato la settimana scorsa, raggiunge la vetta della classifica. Questa settimana segnaliamo il nuovo romanzo di Michel Bussi 

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Conquista il 1° posto in classifica (la settimana scorsa era al 2° posto) il nuovo romanzo di Joël Dicker “La scomparsa di Stephanie Mailer” (La nave di Teseo)

In seconda posizione, #Ops di Elisa Maino (Rizzoli)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 1^ posizione) “Macerie prime. Sei mesi dopo” di Zerocalcare (Bao Publishing)

Entra in top ten, al 4° posto, “La vita e i giorni. Sulla vecchiaia” di Enzo Bianchi (Il Mulino)

Al 5° posto in classifica (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone” di Antonio Manzini (Sellerio)

In 6^ posizione (la settimana scorsa era al 7° posto) “Divorare il cielo” di Paolo Giordano (Einaudi)

In 7^ posizione (la settimana scorsa era al 4° posto) “Il catalogo delle donne valorose” di Serena Dandini (Mondadori)

All’8° posto (la settimana scorsa era al 6°) il nuovo romanzo di Maurizio de Giovanni: “Sara al tramonto” (Rizzoli)

Entra in classifica al 9° posto “La vita fino a te” di Matteo Bussola (Einaudi)

In 10^ posizione (la settimana scorsa era all’8° posto), “Storie della buonanotte per bambine ribelli 2. Ediz. a colori ” di Francesca Cavallo e Elena Favilli (Mondadori)

 

 

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Questa settimana segnaliamo: “Il quaderno rosso” di Michel Bussi (Edizioni E/O) – 28° in classifica generale, al 9° posto nella classifica di narrativa straniera

Spettacolare come tutti i romanzi di Bussi, dove i colpi di scena si susseguono con un ritmo incalzante, Il quaderno rosso dà una visione nuova e per certi versi illuminante di un problema di grande attualità: quello dell’immigrazione clandestina.

Leyli Maal è una bella donna maliana, madre di tre figli, che vive in un minuscolo appartamento della periferia di Marsiglia in compagnia di una collezione di civette e di una montagna di segreti. La sua vita tranquilla di immigrata ben integrata viene scossa all’improvviso da due delitti in cui sembra coinvolta la bellissima figlia maggiore Bamby. I due omicidi si rivelano ben presto essere parte di più complesse operazioni ascrivibili a un racket dell’immigrazione clandestina che coinvolge personaggi insospettabili e organizzazioni che lucrano sulla pelle dei più derelitti. A cercare di dirimere la matassa è Petar Velika, un commissario fin troppo navigato, coadiuvato dal tenente Flores, giovane poliziotto tecnologico, ma senza esperienza sul campo. In quattro giorni e tre notti è un susseguirsi pirotecnico di cacce all’uomo, omicidi sventati o eseguiti, dirottamenti di yacht, traversate del Sahara, naufragi. È il misterioso tesoro di Leyli quello che in realtà tutti stanno cercando? O il suo diario segreto, il famoso quaderno rosso che contiene troppi nomi perché ci si possa permettere che venga trovato?

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

1 La scomparsa di Stephanie Mailer Joël Dicker La nave di Teseo 22,00
2 #Ops Elisa Maino Rizzoli 15,90
3 Macerie prime. Sei mesi dopo Zerocalcare Bao Publishing 17,00
4 La vita e i giorni. Sulla vecchiaia Enzo Bianchi Il Mulino 13,00
5 L’anello mancante. Cinque indagini di Rocco Schiavone Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 14,00
6 Divorare il cielo Paolo Giordano Einaudi 22,00
7 Il catalogo delle donne valorose Serena Dandini Mondadori 19,00
8 Sara al tramonto Maurizio De Giovanni Rizzoli 19,00
9 La vita fino a te Matteo Bussola Einaudi 17,00
10 Storie della buonanotte per bambine ribelli 2. Ediz. a colori Francesca Cavallo; Elena Favilli Mondadori 19,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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SACHA NASPINI racconta LE CASE DEL MALCONTENTO

SACHA NASPINI racconta il suo romanzo LE CASE DEL MALCONTENTO (Edizioni E/O)

di Sacha Naspini

C’era l’idea di mettere le mani in un posto mio, tra quelli che mi hanno toccato, facendo il primo solco. A quarant’anni uno si diverte anche così: mappe. Ce n’era una giù, che abbaiava come una bestia viva. Mi piaceva il fatto di buttare sulla carta quella roba, perché toccava una geografia intima che però, a occhio, aveva la presunzione di portare con sé una creatura superiore (alla fine sono vivo e mi sporco nel mondo; vibrazioni spesse si avvertono anche da queste parti). Insomma, la chiamata arrivava da un luogo con un volto preciso: il borgo di Maremma da cui vengo, scavato là, nella roccia di una cresta che dalla notte dei tempi guarda la spianata delle acque marce; ma si vede anche il mare. Ecco il campo da gioco. Nella realtà si chiama Roccatederighi. Nel libro l’ho ribattezzato Le Case.
Ovvio: pensandolo nella prospettiva di un romanzo intuivo un territorio infame, dove sarebbe stato difficile restituire i simboli, la vocazione al vivere di una realtà minima. E piena di tutto. Corde sottilissime che d’un tratto cominciano a ronzare. Per diventare botte di cannone.
Quindi la nebbia. Le Case del malcontento è nato lì. C’era un bel velo bianco, latte a tutto spiano. E un subbuglio indecente nello stomaco dello stomaco. Alla fine mi sono calato in quella zona e basta.
La prima stesura fu un approccio fatto in punta di spada. Tenevo un piede in salvo, sguainando gli strumenti dell’artigianato assorbito come uno scemo. Mi buttavo nella scrittura, ma stando sulla difensiva. “Forse c’è una storia bella” mi dicevo, e guardando solo da quella parte perdevo la voce, povero cretino, tutto concentrato nei giochi di trama. Quindi non scrivevo davvero: tagliavo una fetta sottile di qualcosa. Grattavo la crosta. Infatti non ero contento per niente, perché sotto le parole urlava un’occasione e io la ignoravo – ma forse si trattava solo di un passaggio necessario: un animale comincia a muoversi e neanche capisci da quale parte gli stanno nascendo le corna. La prima stesura fu come un colpo d’accetta. Di quelli dove la lama resta incastrata nella pancia del ciocco. Allora bisogna fare lo sforzo vero. Leggi tutto…

LUCKY di Alice Sebold (un estratto)

LUCKY di Alice Sebold (Edizioni E/O – Traduzione: Claudia Valeria Letizia) – nuova edizione

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo le prime pagine della nuova prefazione firmata dall’autrice

Questa edizione di Lucky è dedicata a tutti coloro che hanno subìto una qualunque forma di abuso sessuale.
Quando agiamo in gruppo siamo più forti che mai. (Alice Sebold)

«Sei fortunata» si sentì dire Alice dal poliziotto che raccolse la deposizione dopo lo stupro da lei subìto quando aveva 19 anni. «Una ragazza fu stuprata e smembrata in quel luogo tempo fa». Il senso di questa controversa fortuna è il tema sul quale l’autrice torna sistematicamente nel corso del suo libro che è a un tempo drammatica testimonianza, lucida e spregiudicata indagine sulla violenza e le sue conseguenze e sconcertante ritratto autobiografico, denso di candore e acutezza psicologica, anticonformista e ironico, pieno di dolore e legittima ribellione. Alice, condannata dalla violenza alla solitudine e alla discriminazione, costretta a vivere in un mondo che ha solo due colori, ciò che è sicuro e ciò che non lo è, “rovinata” agli occhi di familiari, amici e fidanzati, riuscirà con coraggio a superare prove durissime per vivere in un mondo dove orrore e amore convivono. Lucky è anche un resoconto illuminante sulla tortuosa e insolita genesi di un talento letterario tra i più innovativi della scena letteraria internazionale.

Di Alice Sebold le Edizioni E/O hanno pubblicato Lucky, Amabili resti, da cui è stato tratto l’omonimo film di Peter Jackson, Premio Oscar nel 2004 per Il Signore degli Anelli, e La quasi luna.

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LUCKY di Alice Sebold (Edizioni E/O – Traduzione: Claudia Valeria Letizia) – Dalla nuova prefazione del libro

di Alice Sebold Leggi tutto…

Turchia: Ahmet Altan condannato all’ergastolo

Pubblichiamo questo comunicato ricevuto dalle Edizioni E/O

Questo pomeriggio lo scrittore e giornalista Ahmet Altan è stato condannato all’ergastolo alla fine di un processo che ha suscitato in tutto il mondo la preoccupazione e l’indignazione dei sostenitori della liberà di stampa.

Le Edizioni E/O sono al fianco dell’International Press Institute, del PEN International, e di tutti coloro che hanno a cuore la libertà di stampa e di opinione nell’esprimere solidarietà ad Ahmet Altan e a tutti gli altri giornalisti detenuti in Turchia.

Ahmet Altan è un giornalista e scrittore turco, nato ad Ankara nel 1950. Ex direttore del quotidiano Taraf, critico nei confronti del presidente Erdogan, è stato arrestato con l’accusa di aver favorito il tentato colpo di stato del luglio 2016. Per la sua liberazione si sono mobilitati scrittori e intellettuali in tutto il mondo. I suoi romanzi e saggi hanno venduto milioni di copie, e sono stati premiati in Turchia e all’estero. Scrittore e assassino (2016, Edizioni E/O) è stato venduto in 7 paesi. La sua memoria difensiva è stata pubblicata in Italia con il titolo L’atto di accusa come pornografia giudiziaria (2017, Edizioni E/O). Quartetto ottomano è il titolo della saga di prossima pubblicazione per le Edizioni E/O.

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Segnaliamo, di seguito, il romanzo di Ahmet Altan intitolato: “Scrittore e assassino” (Edizioni E/O – Traduzione: Barbara La Rosa Salim) Leggi tutto…

QUESTA SERA È GIÀ DOMANI di Lia Levi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del nuovo romanzo di Lia Levi intitolato QUESTA SERA È GIÀ DOMANI di Lia Levi (Edizioni E/O) – per gentile concessione dell’editore

Lia Levi, di famiglia piemontese, vive a Roma, dove ha diretto per trent’anni il mensile ebraico Shalom. Per le Edizioni E/O ha pubblicato: Una bambina e basta (Premio Elsa Morante Opera Prima), Quasi un’estate, L’albergo della Magnolia (Premio Moravia), Tutti i giorni di tua vita, Il mondo è cominciato da un pezzo, L’amore mio non può, La sposa gentile (Premio Alghero Donna e Premio Via Po) La notte dell’oblio e Il braccialetto (Premio speciale della giuria Rapallo Carige, Premio Adei Wizo). Nel 2012 le è stato conferito il Premio Pardès per la Letteratura Ebraica.

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È appena uscito, sempre per i tipi di E/O, il nuovo libro di Lia Levi intitolato “Questa sera è già domani“. Un nuovo emozionante romanzo in cui l’autrice di Una bambina e basta torna ad affrontare con particolare tensione narrativa i temi ancora brucianti di un nostro tragico passato.

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Nel 1938 si riuniscono 32 Paesi per affrontare il problema degli ebrei in fuga da Germania e Austria. Molte belle parole ma in pratica nessuno li vuole. Una sorprendente analogia con il dramma dei rifugiati ai nostri giorni.

Nello stesso anno 1938 vengono promulgate in Italia le infami Leggi Razziali. Come e con quali spinte interiori il singolo uomo reagisce ai colpi nefasti della Storia? Ci sarà qualcuno disposto a ribellarsi di fronte ai tanti spietati sbarramenti?

Pubblichiamo di seguito le prime pagine per gentile concessione dell’editore Leggi tutto…

LE EDIZIONI E/O DICONO NO AD AMAZON

Pubblichiamo questo comunicato inviatoci dalle Edizioni E/O e firmato dagli editori Sandro Ferri e Sandra Ozzola

https://i1.wp.com/www.leggeretutti.net/site/wp-content/uploads/2013/05/6a.-Foto.-Sandro-Ferri-e-Sandra-Ozzola-400x265.jpgDa anni ormai Amazon è diventato il più grande negozio on-line di libri (e non solo) nel mondo. Ovunque tende al monopolio e in alcuni paesi già controlla la maggior parte del mercato. Ha creato occupazione, ma ha costretto alla chiusura tantissime librerie (con conseguente perdita di posti di lavoro). Numerose testimonianze giornalistiche documentano le cattive condizioni di lavoro nei magazzini del colosso on-line. Attualmente è in corso un’agitazione sindacale nel magazzino di Piacenza a causa delle condizioni di lavoro che i sindacati definiscono “insostenibili” e Amazon non si è neppure presentata all’incontro di mediazione convocato in Prefettura.
La chiusura delle librerie causata dalla concorrenza spietata di Amazon significa anche impoverimento economico e culturale del territorio: vengono a mancare essenziali luoghi di ritrovo e di cultura. Molti consumatori però accettano Amazon per i suoi prezzi (in genere più scontati quando le leggi nazionali lo consentono) e per l’efficienza. Abbiamo visto con quali conseguenze per le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti e per l’impoverimento del territorio, Amazon riesce a ottenere questa efficienza. Leggi tutto…

ERIC VUILLARD vince il PREMIO GONCOURT 2017

Eric Vuillard con il romanzo “L’ordre du jour” ha vinto l’edizione 2017 del Premio Goncourt.
Il romanzo sarà pubblicato nell’autunno 2018 dalle Edizioni E/O(che pubblica già altri premi Goncourt come: Laurent Gaudé, Jérôme Ferrari, Mathias Enard).

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L'ordre du jourLunedì 6 novembre Eric Vuillard ha ricevuto il Premio Goncourt 2017 per il romanzo L’ordre du jour (pubblicato dall’editore Actes Sud). Il romanzo racconta dell’Anschluss, l’invasione dell’Austria da parte della Germania nazista nel 1938. Il romanzo ha venduto finora 25.000 copie ed è uno fra i maggiori successi dell’ultima stagione letteraria.

È la quarta volta che uno degli autori dell’editore Actes Sud vince il Premio Goncourt negli ultimi anni, dopo Laurent Gaudé (nel 2004, con La morte di re Tsongor che le Edizioni E/O pubblicheranno nella seconda metà del 2018), Jérôme Ferrari (nel 2011, con Il sermone sulla caduta di Roma, pubblicato dalle Edizioni E/O nel 2013) e Mathias Enard (nel 2015, con Bussola, pubblicato dalle Edizioni E/O nel 2016). L’ordre du jour sarà pubblicato dalle Edizioni E/O nell’autunno del 2018. Leggi tutto…

PATRIZIA RINALDI racconta LA FIGLIA MASCHIO

PATRIZIA RINALDI racconta il suo romanzo LA FIGLIA MASCHIO (Edizioni E/O)

di Patrizia Rinaldi

Ci sono stati anni in cui non potevo spostarmi da casa per motivi con cui non amo tediare il prossimo. Durante quel periodo una persona cara, che invece gira il mondo, mi concedeva racconti di viaggi. Bevevo ogni parola fino all’ultima goccia di minuzia.
Il dato insostituibile di quei racconti era la vicinanza al privato mio e suo, al nostro passato comune. Che ne so, nel racconto potevano intervenire frasi tipo: te la ricordi la signora Ego Mi Assolvo? Beh, ho viaggiato con una donna come lei. Immagini? La voce mi arrivava quasi sempre da un telefono fisso e il racconto non aveva nessuna pretesa fondante o di chissà quale arricchimento. Erano resoconto preciso e compagnia; viaggiavo anch’io, da ferma, come in genere mi succede con le letterature.
L’abitudine di quelle descrizioni si è interrotta quando ho ripreso a viaggiare. La persona cara di cui ho detto preferisce l’essenzialità: puoi viaggiare di nuovo? Puoi anche raccontarti i viaggi da sola. Ma quando tre anni fa Paola – la persona cara si chiama Paola – è stata per un lungo periodo in Cina, al ritorno mi ha chiamata in una sera d’inverno e siamo state tutta la notte al telefono. Credo che per una volta il racconto servisse più a lei che a me. Ripeteva che l’esperienza recente faceva parte di quei ricordi ribelli che scappano da tutte le parti. Diceva che non si era mai abbandonata in quella maniera a un luogo e perciò aveva perduto lucidità.
Aveva conosciuto una ex bambina fantasma, una donna che per lunga parte della sua esistenza non aveva avuto identità; la sua famiglia voleva discendenza maschile e per la regola del figlio unico aveva scelto di tenerla nascosta, di non denunciarla all’anagrafe, per poter accogliere il figlio maschio con tutti i crismi della legalità. Ripeteva: io di identità ne ho troppe, lei per mezza vita non ne ha avuta nemmeno una.
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SI FERMI QUI di Iain Levison (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo SI FERMI QUI di Iain Levison (Edizioni E/O – Traduzione dall’inglese di Aurelia Di Meo)

Un incredibile caso di errore giudiziario. Tratto da una storia vera.

Si fermi qui è la discesa nell’incubo di un uomo accusato di omicidio, vittima degli abusi e degli eccessi della polizia.

 

 

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Estratto da SI FERMI QUI di Iain Levison (Edizioni E/O Leggi tutto…

PREMIO CHIANTI 2017: vince Simona Lo Iacono

Simona Lo Iacono con “Le streghe di Lenzavacche” (Edizioni E/O) si aggiudica la trentesima edizione del PREMIO LETTERARIO CHIANTI

Ascolta la puntata di “Letteratitudine in Fm”, con Simona Lo Iacono, dedicata a “Le streghe di Lenzavacche”

I 350 giurati del Premio letterario Chianti hanno votato i seguenti libri finalisti

Giulio Perrone ” L’esatto contrario “ Rizzoli Editore 2015
Simona Lo Iacono ” Le Streghe di Lenzavacche “ E/O Editore 2016
Marco Missiroli ” Atti osceni in luogo privato “ Feltrinelli Editore 2015
Yigal Leykin ” Una vita qualunque “ Giuntina Editore 2015
Gianluca Barbera ” La truffa come una delle belle arti “ Comp. Edit. Aliberti 2016
Patrizio Fiore ” Il ricamo mortale “ Tullio Pironti Editore 2016
Marino Magliani ” Carlos Paz e altre mitologie private “ Amos Edizioni 2016

 

Alla fine delle votazioni, l’edizione numero trenta del Premio letterario Chianti è stata tributata a Simona Lo Iacono con ‘Le streghe di Lenzavacche’ (edizioni E/O). Leggi tutto…

IL PRINCIPIO di Jérôme Ferrari (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL PRINCIPIO di Jérôme Ferrari (Edizioni E/O – traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

Il nuovo romanzo del vincitore del Premio Goncourt 2012. La straordinaria storia di una scoperta fondamentale della fisica contemporanea.

POSIZIONI

POSIZIONE 1: HELGOLAND

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NINFEE NERE di Michel Bussi (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo NINFEE NERE di Michel Bussi (Edizioni E/O – Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

 

La scheda del libro

Un romanzo geniale che, attraversando il magico mondo dei quadri di Monet, ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

Tradotto in circa trenta lingue, Michel Bussi è il maestro riconosciuto dell’alchimia tra manipolazione, emozione e suspense. È l’autore francese di gialli attualmente più venduto oltralpe. I suoi libri hanno scalato le classifiche mondiali, tra cui anche quella del Times britannico.
Le sue trame sono congegni diabolici in cui il lettore è invitato a perdersi e ritrovarsi tra miraggi, prospettive ingannevoli e giochi di prestigio.

A Giverny in Normandia, il villaggio dove ha vissuto e dipinto il grande pittore impressionista Claude Monet, una serie di omicidi rompe la calma della località turistica. L’indagine dell’ispettore Sérénac ci conduce a contatto con tre donne. La prima, Fanette, ha 11 anni ed è appassionata di pittura. La seconda, Stéphanie, è la seducente maestra del villaggio, mentre la terza è una vecchia acida che spia i segreti dei suoi concittadini da una torre. Al centro della storia una passione devastante attorno alla quale girano le tele rubate o perse di Monet (tra le quali le Ninfee nere che l’artista avrebbe dipinto prima di morire). Rubate o perse come le illusioni quando passato e presente si confondono e giovinezza e morte sfidano il tempo.
L’intreccio è costruito in modo magistrale e la fine è sorprendente, totalmente imprevedibile. Ogni personaggio è un vero enigma. Un’indagine con un succedersi di colpi di scena, dove sfumano i confini tra realtà e illusione e tra passato e presente. Un romanzo noir che ci porta dentro un labirinto di specchi in cui sta al lettore distinguere il vero dal falso.

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Le prime pagine di NINFEE NERE di Michel Bussi (Edizioni E/O – Traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca)

Nelle pagine che seguono le descrizioni di Giverny sono il più possibile
esatte. I luoghi esistono, tanto l’hotel Baudy quanto il ruscello
dell’Epte, il mulino delle Chennevières, la scuola, la chiesa
di Sainte-Radegonde, il cimitero, rue Claude-Monet, chemin du
Roy, l’isola delle Ortiche e, naturalmente, la casa rosa di Monet
e lo stagno delle ninfee. Lo stesso dicasi dei luoghi circostanti,
come il museo di Vernon, il museo delle Belle arti di Rouen e il
villaggio di Cocherel.
Le informazioni che riguardano la vita, le opere e gli eredi di
Claude Monet sono autentiche, così come quelle che si riferiscono
ad altri pittori impressionisti, in particolare Theodore Robinson
ed Eugène Murer.
I furti d’opere d’arte citati sono fatti di cronaca realmente accaduti…
Tutto il resto è frutto della mia fantasia.
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LE STREGHE a Motta Sant’Anastasia

LE STREGHE DI LENZAVACCHE a Motta Sant’Anastasia

Sabato 23 luglio ore 18,30 nella Biblioteca comunale il libro “Le streghe di Lenzavacche” di Simona Lo Iacono

di Vito Caruso

A cura dell’assessorato comunale alla Cultura, sarà presentato sabato 23 luglio 2016, ore 18,30, a Motta Sant’Anastasia, nel cortile esterno della Biblioteca com.le, al n. 48 di via Roma, il libro “Le streghe di Lenzavacche” (Edizioni e/o) di Simona Lo Iacono, magistrato siracusana che scrive di letteratura per diversi mezzi di informazione, già autrice di alcuni romanzi apprezzati per introspezione psicologica e sapiente intreccio di creazione letteraria e riflessione giuridica.
Nell’ambito dell’incontro, i saluti del sindaco Anastasio Carrà, dell’assessore alla Cultura Tommaso Distefano, la lettura di brani dell’opera a cura delle signore Eleonora Tricomi e Laura Uva del Centro terapeutico riabilitativo “Oasi Regina Pacis” di Motta S.A., gli interventi delle prof.sse Ivana Zuccarello e Agata Caruso, del cantautore Carlo Festa e le domande del pubblico. Evento nell’evento, la partecipazione straordinaria della Marionettistica Fratelli Napoli di Catania con una chicca stregosa.
Un libro, quello della Lo Iacono, nella dozzina dello Strega quest’anno e terzo nello Strega Giovani, che parte da uno spunto, il regio decreto 653/1925 sull’inserimento di invalidi nelle classi differenziate, per dare voce a Felice, il disabile, amato sin dal concepimento e raccontato dalla voce narrante di mamma Rosalba, aiutato a crescere da nonna Tilde e dal farmacista epicureo-generoso Mussumeli, accolto dal maestro Alfredo Mancuso, che scrive a una misteriosa zia dei valori del fascismo non condivisi, della Scuola di Lenzavacche e delle sue difficoltà di integrazione nel tessuto della borgata. Leggi tutto…

SIMONA LO IACONO racconta LE STREGHE DI LENZAVACCHE (Edizioni E/O)

SIMONA LO IACONO racconta il suo romanzo LE STREGHE DI LENZAVACCHE (Edizioni E/O)

“Le streghe di Lenzavacche” sarà presentato ad Acireale (CT) sabato, 9 luglio 2016, ore 19:00, presso la Libreria Ubik di Corso Umberto 214/216.
Con l’autrice dialogherà Massimo Maugeri

 

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Simona Lo Iacono

Ero in udienza. Fascicoli polverosi si accalcavano intorno a me e alle scranne. Avvocati e testimoni sudati sbraitavano per il caldo.
Non avevano torto: il fumo dello scirocco ci lambiva come una lingua dell’inferno. La toga mi pesava sulle spalle.
Era luglio inoltrato e dalla finestra spalancata della sezione distaccata di Avola (una ex Pretura che dirigevo ormai da otto anni) arrivava l’alito del mare e il garrito sbieco di qualche gabbiano.
Dietro la porta dell’aula di udienza, il solito scalpiccio mi avvertiva che il sig. Mario Di Gregorio, mio fidatissimo assistente (quasi un giudice, a dire il vero, per essersi conquistato sul campo una notevole cultura giuridica), stava per arrivare con qualche novità.
E infatti eccolo, per annunciarmi che il guasto all’aria condizionata non sarebbe stato riparato.
Sospirai.
Avevo tra le mani un processo ambientato in contrada Lenzavacche, un territorio di Noto che rientrava nella mia giurisdizione e dove accadevano sempre i fatti più strani. Un processo per lesioni ad una minore disabile. Il colpevole era un professore che – per negligenza – non era riuscito ad evitare che la ragazza cadesse a terra, procurandosi varie ferite.
Fu così che feci la scoperta.
Mi resi infatti conto che una delle parti invocava l’applicazione di un regio decreto del 1925 ancora in vigore, che costituiva la base – l’ossatura direi – della legislazione scolastica.
Tra le varie disposizioni una in particolare mi colpì. Era quella che – già a far data dai primi anni venti del secolo scorso – consentiva ai disabili di accedere all’istruzione pubblica in classi differenziate.
Strabiliai.
Come, una legge così aperta in pieno regime? Leggi tutto…

LUCA POLDELMENGO racconta I PREGIUDIZI DI DIO

LUCA POLDELMENGO racconta il suo romanzo I PREGIUDIZI DI DIO (Edizioni E/O – Sabot/Age)

Un estratto del libro è disponibile qui

di Luca Poldelmengo

I pregiudizi di Dio visto attraverso gli occhi dei bambini.

Lorenzo ha 5 anni, è il figlio di Andrea, uno dei protagonisti del romanzo.

Papà da quando la mamma è andata a lavorare lontano è strano, quando non litiga con la nonna si chiude nello studio a mettere insieme quei pezzetti di carta. Dice che fa un puzzle, ma io non ci vedo nessun disegno, solo delle scritte.
L’altra sera mi ha messo paura.  Ha iniziato a muoversi a scatti, tremava, poi però mi ha visto e ha sorriso, e un po’ mi sono tranquillizzato, anche se per un attimo l’ho visto spaventato. Poi mi sono ricordato che papà è un commissario, che ha la pistola, che comanda tanti uomini e combatte i cattivi. Lui non può avere paura mai.
Ora sta discutendo con la nonna, lo fanno sempre, aspettano che io vado in camera, come se da qui non li sento lo stesso.
A volte i grandi sono proprio scemi.
Hanno iniziato a guardarsi male quando è arrivato quell’uomo in tv che cercava la moglie, si chiama come un fiore, Margherita. Mia mamma si chiama come un pesce invece, Alice. Forse tutte le mamme che hanno un nome strano prima o poi se ne vanno, perché anche questa Margherita se n’è andata. Papà mi ha detto che pure lei è andata a lavorare lontano, ma secondo me stavolta non diceva la verità, secondo me c’entra col suo lavoro. Lo so che non mi dice tutto.
Chissà se anche quel signore che chiamava Margherita in televisione la sera fa i puzzle con le scritte e senza figure, chissà se pure lui non ride mai. Leggi tutto…

L’INCANTESIMO DELLE CIVETTE di Amedeo La Mattina (recensione e intervista)

Pubblichiamo una recensione/intervista dedicata al romanzo L’INCANTESIMO DELLE CIVETTE di Amedeo La Mattina (edizioni E/O)

a cura di Simona Lo Iacono

Era un’estate di scirocco che neanche a nerbate il Signore avrebbe fatto scemare.
Partinico giaceva sotto la calura e sotto i raggiri di un vento ostinato, che arrotolava covoni e bioccoli di polvere. Il tempo scorreva coi suoi ritmi viscerali, da sempre uguali a se stessi, e nessuno immaginava che di lì a poco sarebbe stato rotto da una novità inaspettata.
Cento uomini con macchine e arnesi da cinematografo, “seggie” da regista e truccatrici esperte. Quasi un popolo nuovo venuto a insediarsi come uno straniero, con regole sue, sogni, strumenti misteriosi e parole senza cadenza. Un’invasione, ma senza armi e senza guerrieri.
Fino a quel momento Luca non aveva mai pensato ad altro che a impossessarsi del campo di calcio, a sopravvivere tra Sasà e Maciste, e a scazzottare, se necessario, dall’alto dei suoi pochi anni, per non perdere la faccia.
Ma quando, in quell’estate memorabile,  la troupe del regista Damiano Damiani si innestò in paese per girare “Il giorno della civetta”, la sua vita – improvvisamente – cambiò.
E cambiò non solo perché il cinema trascinava con sé mode nuove, abiti di donna lievi come zucchero, zaffate di profumi evanescenti e sensuali, che infiammavano le notti e facevano sognare. E neanche perché l’attore Franco Nero, noto come il pistolero Django, pareva uscito da una di quelle pellicole western che riempivano le domeniche pigre davanti allo schermo, mentre un esercito di elettricisti, macchinisti, autisti e produttori sciamavano da una strada all’altra, invadendo botteghe, case e ville padronali.
No. Cambiò perché lei, Claudia Cardinale, venne a vivere proprio lì, a due passi da lui, provando le parti da recitare, facendo rivolare perle di sudore sul collo, tentando di imitare il dialetto per esigenze di copione e chiamandolo, inaspettatamente: “Occhi belli”. Leggi tutto…

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono – un estratto (presentazione del libro a Catania il 7 marzo 2015)

LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono (Edizioni E/O)

Pubblichiamo il primo capitolo del romanzo, in uscita a marzo…

Lunedì 7 Marzo, alle 18:00, alla Feltrinelli di Catania, Simona Lo Iacono incontra il pubblico per la presentazione del suo nuovo romanzo Le streghe di Lenzavacche (E/O). Ad affiancare l’autrice, Massimo Maugeri. L’incontro sarà arricchito da un contributo a cura di Monica Felloni e Piero Ristagno dell’associazione culturale Neon.

Le streghe di lenzavacche - feltrinelli ct

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LE PRIME PAGINE DI LE STREGHE DI LENZAVACCHE di Simona Lo Iacono (Edizioni E/O)

PARTE PRIMA

CAPITOLO PRIMO

La prima volta in cui ti vidi eri talmente imperfetto che pensai che nonna Tilde avesse ragione. Avrei dovuto mettere sotto la tua culla otto pugni di sale, bere acqua di pozzo e invocare le anime del purgatorio. Poi dire tre volte: «Maria Santissima abbi pietà di lui», affidarti alle mani del primo angelo in volo e assicurarti al collo una catena della buona morte.
Non lo avevo fatto.
D’altra parte eri un imprevisto, e con gli imprevisti non si allestiscono scongiuri e preparativi. Al più qualche rimedio per i tuoi occhi allungati, la fronte bitorzoluta, il broncio spellato dalle troppe spinte. Nonna Tilde ti ha guardato scettica ed è corsa a chiamare un sacerdote pontificando che solo gli esorcismi ti avrebbero salvato dalla malasorte. Poi ti ha sciacquato dal sangue del parto, ti ha sistemato sul mio seno ed è sparita per andare a seppellire la placenta sotto il vecchio noce. In silenzio, ha invocato i nomi degli antenati. Ma la luna calava invece che alzarsi, non era tempo di marea né di santi, i fantasmi tacevano e non una stella brillava nella notte. Tutti cattivi presagi, figlio mio, ma tu eri nato, e pur squadernato da un vento di sfortuna, ti chiamai Felice, e decretai che quello era il primo passo per ribaltare il destino.

Leggi tutto…

PER SEMPRE di Piergiorgio Pulixi (intervista all’autore)

PER SEMPRE di Piergiorgio Pulixi (Edizioni E/O – collezione Sabot/Age)

Intervista all’autore – un estratto del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

Da qualche settimana è in libreria in nuovo romanzo di Piergiorgio Pulixi, fresco vincitore del Corpi Freddi Award 2015 (nelle due categorie: Miglior Romanzo, con “Il canto degli innocenti”, e “Miglior Autore Italiano”); si intitola “Per sempre” ed è pubblicato nell’ambito della collezione Sabot/Age delle edizioni E/O. Si tratta del terzo romanzo che vede per protagonista l’ispettore Biagio Mazzeo (dopo “Una brutta storia” e “La notte delle pantere“).
Ne discutiamo con l’autore che, peraltro, di recente ha rappresentato l’Italia al ‘Crime Writers Festival’ di New Delhi.

– Caro Piergiorgio, parlaci della nascita di Biagio Mazzeo, il tuo personaggio letterario. In che modo si è affacciato alla tua mente?
Biagio Mazzeo nasce da uno spunto reale legato alla cronaca nera del nostro Paese: un arresto eclatante di un’intera sezione della polizia: sedici agenti indagati per associazione a delinquere arrestati dai loro stessi colleghi dell’Anticrimine. Questa notizia mi incuriosì tantissimo. Cercai di documentarmi, e scoprii che tra questi poliziotti ce n’era uno attorno a cui tutti gli altri gravitavano. Un uomo dal carisma magnetico, dalla personalità forte e affascinante che teneva coesa tutta la squadra. Una sorta di figura paterna e di riferimento che rendeva questa squadra quasi una famiglia. Fui subito affascinato da questa figura, e decisi che volevo raccontare – attraverso la finzione narrativa – un personaggio di questo genere. Un uomo disposto a tutto pur di proteggere i suoi uomini. Un uomo preda delle proprie debolezze che si traducevano in una personalità complessa e violenta,sfaccettata e sanguigna. Da quella scintilla di realtà è nato Biagio Mazzeo. Un personaggio tragico nella sua volontà di amare così come di vivere senza arrendersi a un destino già scritto per lui. Mazzeo vive in modo violento, totale. Ho iniziato a costruirlo e a scoprirlo giorno dopo giorno, finché non mi sono accorto che era diventato una presenza costante e ingombrante nella mia vita. A quel punto ho capito che era arrivato il momento di dargli lo spazio e la vita che bramava ed esigeva. Così è nato l’ispettore superiore della Polizia di Stato, Biagio Mazzeo.

– Proviamo a tracciare il suo identikit. Come lo descriveresti?
Un uomo preda delle sue debolezze e dei suoi sensi di colpa che cerca di esorcizzare con un atteggiamento molto violento, autoritario. Minimizza e in qualche modo ignora le sue ferite psicologiche e i suoi problemi personali, mostrandosi per quello che forse non è: un uomo forte, duro, all’antica per certi versi, con valori imprescindibili come la famiglia (sebbene la sua non sia una famiglia di sangue, ma ciò non gli importa: “la vera famiglia non è quella in cui nasci ma quella per cui moriresti” è solito dire), il rispetto per la parola data, e il coraggio e la dedizione alla sua missione. È un uomo che indossa tante maschere pur di nascondere la sua indole reale. A tratti è una persona molto piacevole, generosa, dalla battuta sempre pronta. Qualche secondo dopo può mostrare la sua personalità violenta, bugiarda, incostante. È un uomo che non ha mai avuto dei punti di riferimento solidi e quindi è cresciuto sotto i venti iracondi della sua stessa personalità in cerca costante di affermazione. L’unico punto fermo della sua vita sembra essere questa strana famiglia che si è creato intorno.

– Nel nuovo romanzo che vede per protagonista Mazzeo – “Per sempre” – compare Vatslava Demidov, compagna del mafioso ceceno Sergej Ivankov, morto nel precedente libro. Cosa puoi dirci di lei? E che ruolo svolge in questa storia? Leggi tutto…

A gennaio: il ritorno di MURIEL BARBERY (autrice de “L’eleganza del riccio”)

MURIEL BARBERY tornerà nelle librerie italiane a gennaio con VITA DEGLI ELFI

Si intitola “Vita degli elfi” il nuovo romanzo di Muriel Barbery che vedrà la luce a gennaio, in libreria, per i tipi delle edizioni E/O (traduzione dal francese di Alberto Bracci Testasecca, € 18 – pagg. 256). Si tratta di un ritorno molto atteso perché il precedente romanzo dell’autrice francese, “L’eleganza del riccio” (qui il dibattito su Letteratitudine), è stato un vero e proprio caso letterario: un bestseller internazionale tradotto in 39 lingue, con due milioni di copie vendute solo in Italia.

“Vita degli elfi” è stato considerato “un romanzo sorprendente e commovente sul linguaggio misterioso della natura”. Per Le Figaro «Muriel Barbery ha scritto un inno – e un’invocazione – all’antica complicità di mani, menti e natura». Per La Vie «Vita degli elfi è al tempo stesso realistico e onirico. Il linguaggio poetico di Muriel Barbery e i suoi accattivanti personaggi faranno innamorare i lettori».

Anticipiamo di seguito la trama del libro.

Maria vive in uno sperduto villaggio francese, in Borgogna, dove scopre di saper comunicare con la natura. A centinaia di chilometri di distanza, nelle campagne italiane, Clara scopre di possedere uno sbalorditivo genio musicale e viene mandata a Roma per sviluppare queste sue portentose abilità. La forza e la magia delle due ragazze uniscono così due mondi, quello “elfico” capace di cogliere e contemplare la bellezza e quello umano, in grado di crearla e all’occorrenza difenderla. Sono creature speciali: Maria sente le onde emesse dagli esseri che la circondano, Clara le storie nascoste tra le note degli spartiti. Vita degli elfi racconta la loro storia e quella dei mondi che i loro talenti sanno evocare. Mondi in cui convivono armonia e forze maligne, mondi che tutti sapremmo abitare se non ce ne dimenticassimo, distratti dalle piccole e grandi guerre quotidiane e dalla fatica di vivere. Mondi in cui l’impalpabile bellezza della musica e della natura sono l’unica legge che conta.

Nove anni dopo la pubblicazione del bestseller mondiale “L’eleganza del riccio”, Muriel Barbery (foto in alto) sorprende con un romanzo lirico, originalissimo, sulla ricerca di ciò che è in grado di incantare in un mondo che sembra aver dimenticato l’esistenza stessa dell’incanto.
Ricco di personaggi indimenticabili, “Vita degli elfi” è una meditazione poetica sull’arte, la natura, i sogni e il ruolo dell’immaginazione. Leggi tutto…

TRINACRIA PARK a VOLALIBRO 2015

TRINACRIA PARK a VOLALIBRO 2015 – sabato, 28 novembre – Noto (Siracusa)

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Sabato 28 novembre – Ore 09,00
Presentazione del libro “Trinacria Park” di Massimo Maugeri – Palazzo Trigona, Sala Gagliardi
Destinatari: 1 e 2 Liceo

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trinacria-park-cover1TRINACRIA PARK (Edizioni E/O – Sabot/age)

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo
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PER TUTTO L’ORO DEL MONDO di Massimo Carlotto (un estratto)

Pubblichiamo la prima parte del prologo del romanzo PER TUTTO L’ORO DEL MONDO di Massimo Carlotto (Edizioni E/O)

PROLOGO Leggi tutto…

PER SEMPRE di Piergiorgio Pulixi (un estratto)

Pubblichiamo il prologo del romanzo PER SEMPRE di Piergiorgio Pulixi (Edizioni E/O Collezione Sabot/Age)

PROLOGO
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RAGAZZI DI ZINCO di Svetlana Aleksievič (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine di RAGAZZI DI ZINCO di Svetlana Aleksievič (edizioni E/O), Premio Nobel per la Letteratura 2015

Traduzione dal russo e postfazione di Sergio Rapetti

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Dagli appunti di lavoro preliminari

14 giugno 1986

Continuo a ripetermelo: non scriverò più una riga sulla
guerra. Dopo il mio libro La guerra non ha un volto di donna
per molto tempo non ho più potuto sopportare la vista di un
bambino infortunato che perdeva sangue dal naso, in campagna
mi tenevo alla larga dai pescatori che gettavano allegramente
sulla sabbia della riva i pesci strappati al loro elemento:
quegli occhi sbarrati e gonfi mi facevano star male. Di fronte
alla sofferenza ognuno di noi ha una certa riserva di difese fisiche
e morali che lo proteggono. La mia era esaurita. Le urla
di un gatto investito da una macchina mi facevano impazzire,
dovevo distogliere lo sguardo da un lombrico schiacciato. Ho
cominciato a pensare che anche gli animali, gli uccelli, i pesci,
come tutto ciò che vive, hanno diritto alla loro storia. E prima
o poi si troverà qualcuno che la scriva.
Ma all’improvviso… All’improvviso per modo di dire, visto
che si era al settimo anno di guerra.
“L’afflizione ha cento riflessi” (Shakespeare, Riccardo III).
…Avevamo dato un passaggio a una scolara diretta a un
villaggio poco lontano, era sulla nostra strada. Di ritorno da
Minsk, dove era andata a far compere, stava arrancando con
una sporta dalla quale facevano capolino dei polli e una grande
sacca di rete piena di pane che era entrata a fatica nel bagagliaio. Leggi tutto…

MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO – intervista a Patrizia Rinaldi

MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO (edizioni e/o, 2015) – intervista a Patrizia Rinaldi

Un estratto del libro è disponibile qui

di Massimo Maugeri

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia, specializzata in scrittura teatrale. Partecipa dal 2010 a progetti letterari presso l’Istituto Penale Minorile di Nisida. Tra le sue pubblicazioni segnalo: Adesso scappa, graphic novel, Sinnos 2014; Rosso caldo, Edizioni e/o 2014; Federico il pazzo (Premio Leggimi Forte 2015; Finalista Premio Andersen 2015), Sinnos 2014; Blanca, Edizioni e/o 2013; Tre, numero imperfetto, Edizioni e/o 2012 (tradotto negli Stati Uniti e in Germania); Mare Giallo, Sinnos 2012; Rock Sentimentale, El 2011 (tradotto in Serbia); Piano Forte, Sinnos, 2009 (tradotto in Ungheria). Di recente, per le edizioni e/o, è uscito un nuovo romanzo intitolato “Ma già prima di giugno“: una storia che ha per protagoniste due donne (una madre e una figlia), imperniata sui ricordi e sul filo che lega la grande Storia alle storie individuali.
Ne ho discusso con l’autrice…

– Cara Patrizia, partiamo dall’inizio. Come nasce “Ma già prima di giugno”? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione…
Caro Massimo, “Ma già prima di giugno” nasce dall’esigenza di dire il danno del dolore nascosto.
L’ispirazione parte da un dato privato, ma purtroppo attuale: mia madre era profuga di guerra, reduce dalla Spalato del 1943. A guerra finita, il suo dolore poteva essere sussurrato e non detto. Stavamo dalla parte sbagliata, anche se i civili erano e sono sudditi delle guerre e delle colonizzazioni, non artefici. Alcune sofferenze e alcuni amori non conoscono il lusso della libertà di racconto. Ho voluto porre un piccolo rimedio.
Il romanzo tuttavia non è autobiografico e non ha affatto vocazioni revisioniste.

– Protagoniste del romanzo sono una madre e una figlia. Proviamo a conoscerle partendo da Maria Antonia. Cosa puoi dirci di lei?
Maria Antonia è la madre giovane, descritta dagli anni quaranta ai sessanta. Ena è la figlia vecchia, raccontata alla fine della sua vita.
Maria Antonia ha la forza della sopravvivenza, della ricerca del pane che deve nutrire carni abbondanti, all’epoca simbolo di benessere esibito. La correttezza per lei è un lusso ridicolo.
Maria Antonia ha aspirazioni borghesi, ma dà scandalo con due matrimoni sconvenienti: con un uomo troppo ricco, con un altro troppo giovane. A guerra finita, deve cominciare una guerra privata. Deve andare a prendersi quello che è suo, che le hanno tolto. Si fermerà perciò in una gioventù permanente, volitiva, disperata, allegra.

– Parlaci di Ena, la figlia, che è anche la voce narrante della storia… Leggi tutto…

MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO di Patrizia Rinaldi (un estratto)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo MA GIÀ PRIMA DI GIUGNO di Patrizia Rinaldi (edizioni e/o).
In settimana pubblicheremo un’intervista all’autrice

PREMESSA Leggi tutto…

TRINACRIA PARK a Catania – mercoledì, 23 settembre 2015

TRINACRIA PARK a Catania – mercoledì, 23 settembre 2015

presso la Libreria Villaggio Maori –  Via Anzalone, 14 – h, 18:30 (clicca sull’immagine per aprire l’evento su Facebook)

Trinacria Park Villaggio Maori

La Libreria Villaggio Maori-Associazione culturale Talìa ha l’onore di ospitare, nella propria sede di Via Anzalone 14 e in apertura della stagione autunnale, Massimo Maugeri, scrittore siciliano e ideatore del blog Letteratitudine.it.
Mercoledì 23 Settembre, alle ore 18:30,appuntamento con un reading dal romanzo Trinacria Park: un percorso enigmatico in una terra che “decide di mostrarsi moderna ma non riesce a liberarsi dei suoi paradossi. Una storia in cui nulla è come appare.” ( La Repubblica)

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trinacria-park-cover1TRINACRIA PARK (Edizioni E/O – Sabot/age)

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo
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In uscita LA BANDA DEGLI AMANTI di MASSIMO CARLOTTO

Il 18 marzo uscirà in tutte le librerie il nuovo romanzo di MASSIMO CARLOTTO, LA BANDA DEGLI AMANTI (Edizioni E/O), che è anche il nuovo romanzo della serie dell’Alligatore (a vent’anni dalla pubblicazione del primo libro con protagonista Marco Buratti). su LetteratitudineNews il 18 mattina, dalle h. 7, in contemporanea con l’uscita,  potrete leggere le prime pagine del romanzo.

«Il nostro cuore fuorilegge era così grande che poteva e doveva accettarlo».
Una partita mortale tra l’Alligatore e Giorgio Pellegrini, la raffinata mente criminale protagonista di Arrivederci amore ciao e Alla fine di un giorno noioso.

Padova. Guido Di Lello, un tranquillo professore universitario, scompare all’improvviso. Tutti lo cercano ma sembra svanito nel nulla. Dopo qualche mese il suo caso finisce tra quelli insoluti, la sua fotografia mescolata a quelle degli altri scomparsi. Solo una donna conosce la verità: Oriana Pozzi Vitali, la sua amante segreta, appartenente a una ricca e nota famiglia di industriali svizzeri. Ha preferito il silenzio per evitare di essere coinvolta ma alla fine, travolta da un insostenibile senso di colpa, si confida con un’avvocatessa che le consiglia di rivolgersi all’investigatore senza licenza Marco Buratti, detto l’Alligatore.
Buratti accetta e inizia a indagare insieme ai suoi soci Beniamino Rossini e Max la Memoria. All’inizio sembra un caso senza speranze, poi un labile indizio li conduce sulla pista giusta e i tre si trovano coinvolti in una torbida storia che li costringerà a scontrarsi con la raffinata mente criminale di Giorgio Pellegrini (protagonista di Arrivederci amore, ciao e Alla fine di un giorno noioso).
Una partita mortale in cui entrerà anche Giulio Campagna, un poliziotto molto particolare che in tutta la sua carriera non ha mai agito secondo le regole.
I protagonisti di questo romanzo sono i sopravvissuti di un mondo malavitoso che va scomparendo e lotteranno senza esclusione di colpi per non essere sconfitti dagli avversari e dal tempo.

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Visita il sito dedicato a tutte le avventure dell’Alligatore.

Qui trovate tutte le date del tour ufficiale di presentazione della Banda degli amanti di Massimo Carlotto. Leggi tutto…

ELENA FERRANTE accetta la candidatura al PREMIO STREGA

Sulle pagine del quotidiano la Repubblica, ELENA FERRANTE accetta la candidatura al PREMIO STREGA proposta da ROBERTO SAVIANO in coppia con SERENA DANDINI

Nei giorni scorsi avevamo sottolineato l’intervento di Roberto Saviano sulle pagine del quotidiano la Repubblica del 21 febbraio in cui lanciava la candidatura di Elena Ferrante al Premio Strega 2015 (con il quarto volume della serie de “L’Amica geniale“). Alla proposta di Saviano si era aggiunta quella di Serena Dandini (come secondo “Amico della domenica” disponibile a candidare il libro).
La risposta di Elena Ferrante giunge oggi (24 febbraio) sempre sulle pagine del quotidiano la Repubblica.

Caro Roberto Saviano“, esordisce la Ferrante “permettimi di andare subito al nocciolo della questione. Proporre la candidatura dell’Amica geniale al premio Strega è un tuo diritto di lettore e di Amico della domenica. Esercitalo pure, quindi, il libro è stato pubblicato apposta perché chiunque ne faccia l’uso e l’abuso che vuole. Più di venti anni fa un altro mio testo, L’amore molesto fu candidato a quello stesso premio e ci andò senza problemi“.
Nella sua lettera la Ferrante espone il suo pensiero sul ruolo dei libri, dopo che vengono dati alle stampe: “I miei libri, quando non sono rimasti nello spazio privatissimo del cassetto, possono andare dovunque li vogliano i lettori, l’essenziale è che io non debba andare con loro. Non li porto al guinzaglio, e al guinzaglio non mi lascio portare. Ci siamo separati definitivamente con la pubblicazione. E pubblicandoli ho consentito ad esporli al mondo nel bene e nel male. (…) Stimo te e i tuoi libri, sono contenta che tu abbia letto uno dei miei e che voglia schierarlo in una minuscola battaglia culturale, ma è inutile chiedermi il permesso“.
Nel corso della lettera, la Ferrante – di fatto – si dichiara favorevole alla candidatura del libro. “Tu giustamente non parli né di cinquina né di vittoria“, scrive rivolgendosi a Saviano, “ma di ‘sparigliare le carte’, espressione da tavolo da gioco che mi attrae“.

L’intera lettera della Ferrante è disponibile su Repubblica.it

Intanto, a partire da quest’anno (e proprio a salvaguardia dei piccoli e medi editori) entrano in vigore nuove regole per il Premio Strega.

Leggi tutto…

ROBERTO SAVIANO candida ELENA FERRANTE al PREMIO STREGA

In una lettera aperta pubblicata sulle pagine del quotidiano la Repubblica di oggi, ROBERTO SAVIANO candida ELENA FERRANTE al PREMIO STREGA 2015.

 SERENA DANDINI risponde all’appello dello scrittore e si offre come secondo “Amico della domenica” per la candidatura della Ferrante al Premio Strega

In esclusiva per Letteratitudine, un capitolo del quarto volume de “L’amica geniale”

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Cara Elena Ferrante, ti scrivo non conoscendoti di persona, ma come lettore, e credo sia il tipo di conoscenza che prediligi“. Con queste parole, Roberto Saviano – sulle pagine del quotidiano la Repubblica di oggi 21 febbraio 2015 – apre la sua lettera aperta rivolta a Elena Ferrante, offrendo il suo sostegno per candidare l’autrice de “L’amica geniale” al Premio Strega. “Non mi ha mai incuriosito scovare chi si celasse dietro il tuo nome“, prosegue Saviano, “perché sin da ragazzo ho sempre avuto le tue pagine a disposizione, e quello mi bastava e mi basta ancora per credere di conoscerti, di sapere chi sei. Una persona vicina e famigliare“.
E poi, ancora: “Insomma, per non farla troppo lunga, ti scrivo perché vorrei invitarti a partecipare al premio Strega ben sapendo che non ci sarai, che non presenzierai, che non farai nulla per accompagnare il tuo L’amica geniale.
Come autore mi sento fortunato e condivido la tua indifferenza alle logiche dei premi letterari, ma come lettore credo che la tua presenza allo Strega sarebbe un modo per fare finalmente quanto tanti auspicano da anni: mettere fine alle logiche di spartizione, fare in modo che anche altri editori possano aspirare al podio.
Allo Strega siamo affezionati perché fa parte della nostra storia, ma negli anni ha perso fascino, perché ormai è diventato un gioco sfacciatamente combinato. Io propongo te perché ti leggo e propongo te perché hai avuto l’attenzione della critica internazionale, cosa tutt’altro che scontata.”

La lettera prosegue, offrendo altre considerazioni…

In effetti, quello di Elena Ferrante è uno dei casi internazionali di maggior successo che abbiano riguardato la letteratura italiana in epoca recente. Ricordiamo che Foreign Policy, una delle più autorevoli riviste mondiali dedicate alle relazioni internazionali, ha inserito la Ferrante fra i 100 “global thinkers” più importanti del 2014. Unico altro italiano, il presidente del consiglio Matteo Renzi.

Riportiamo gli stralci di alcuni dei riscontri internazionali di cui ha beneficiato Elena Ferrante (gli altri, sulla quarta di copertina del libro qui in basso): Leggi tutto…

I DIECI ANNI DI EUROPA EDITIONS

I DIECI ANNI DI EUROPA EDITIONS
Pubblichiamo, di seguito, la lettera di “festeggiamento” inviata da Michael Reynolds (Editor in chief di Europa Editions)

Europa Editions compie dieci anni!
Una scommessa culturale vinta. Un decennio di pensiero indipendente

La casa editrice americana sorella delle Edizioni E/O festeggia i suoi successi

Da Elena Ferrante a Jane Gardam, da Jean-Claude Izzo a Margaret Forster, dal premio Oscar Paolo Sorrentino ad Amélie Nothomb, fino a un classico della letteratura inglese come Anthony Burgess. Sono più di 80 gli autori pubblicati da Europa Editions, senza dimenticare alcuni fra i più grandi autori italiani contemporanei come Simonetta Agnello Hornby, Stefano Benni, Massimo Carlotto, Maurizio de Giovanni, Diego De Silva, Lia Levi, Carlo Lucarelli, Marco Malvaldi, Alessandro Piperno e Domenico Starnone.

di Michael Reynolds

Fondata nel 2005 da Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferri, negli ultimi dieci anni Europa Editions si è creata un’eccellente reputazione e ha rivestito un ruolo importante nella rinascita dell’editoria indipendente americana. Con i suoi oltre trenta titoli all’anno di ottima narrativa e noir, i maggiori successi di Europa Editions includono L’eleganza del riccio di Muriel Barbery, L’uomo col cappello di legno di Jane Gardam, Non ti meriti nulla di Alexander Maksik e il ciclo dell’Amica geniale di Elena Ferrante, il cui volume più recente, Storia di chi fugge e di chi resta, è diventato un bestseller internazionale ed è stato incluso tra i libri dell’anno per il 2014 dal New York Times.
Nei primi anni Duemila molti dei nostri interlocutori sostenevano che Europa Editions non avrebbe mai funzionato. Avevamo in progetto di pubblicare un mix di autori internazionali in traduzione e autori anglofoni di origini americane, britanniche e non solo. Negli Stati Uniti la domanda per opere letterarie straniere è pressoché nulla, ecco cosa dicevano. Avevamo in progetto di pubblicare libri con una veste grafica uniforme per creare un’identità di brand, di cui lettori e librai potessero fidarsi. L’identità di brand non funziona per i libri, dicevano. Eravamo nati indipendenti e volevamo restarlo. I grandi gruppi se li mangiano in un boccone, gli editori indipendenti, dicevano tutti. Concepita dopo l’11 settembre, “Europa Editions è nata con l’intento di creare ponti tra culture diverse” per dirla con le parole di Sandro Ferri. Non si possono creare ponti coi libri, non ora, non più, era questo il commento più diffuso.
Abbiamo pubblicato il nostro primo titolo, un romanzo di Elena Ferrante, allora sconosciuta negli Stati Uniti, nel settembre del 2005. Era stato editato, impaginato e stampato in Italia, e spedito da Fiumicino, l’antico porto di Roma, al magazzino del nostro distributore nel Mid-West americano. Grazie all’immediato sostegno e all’entusiasmo di critici, librai e lettori, il libro riscosse un sorprendente successo. “Europa Editions ha pubblicato il suo primo best-seller indipendente” scrisse all’epoca Publishers Weekly. Tuttavia credo che neanche loro avessero capito che non si trattava solo del nostro primo best-seller, ma del nostro primo libro in assoluto!

Con un piede siamo ancora in Europa, dove vengono svolte le fasi contrattuali e produttive e decise la maggior parte delle strategie editoriali, nonostante dal 2005 a oggi alcune cose siano cambiate. Leggi tutto…

STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA, di Elena Ferrante (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA di Elena Ferrante (edizioni e/o) il quarto e ultimo volume dell’Amica geniale, la saga italiana che ha avuto più successo in questi anni, confermando l’autrice, già conosciuta per i precedenti romanzi, come una delle massime scrittrici al mondo.

La scheda del libro
Le due protagoniste Lina (o Lila) ed Elena (o Lenù) sono ormai adulte, con alle spalle delle vite piene di avvenimenti, scoperte, cadute e “rinascite”.  Ambedue hanno lottato per uscire dal rione natale, una prigione di conformismo, violenze e legami difficili da spezzare. Elena è diventata una scrittrice affermata, ha lasciato Napoli, si è sposata e poi separata, ha avuto due figlie e ora torna a Napoli per inseguire un amore giovanile che si è di nuovo materializzato nella sua nuova vita. Lila è rimasta a Napoli, più invischiata nei rapporti familiari e camorristici, ma si è inventata una sorprendente carriera di imprenditrice informatica ed esercita più che mai il suo affascinante e carismatico ruolo di leader nascosta ma reale del rione (cosa che la porterà tra l’altro allo scontro con i potenti fratelli  Solara).
Ma il romanzo è soprattutto la storia di un rapporto di amicizia, dove le due donne, veri e propri poli opposti di una stessa forza, si scontrano e s’incontrano, s’influenzano a vicenda, si allontanano e poi si ritrovano, si invidiano e si ammirano.
Attraverso nuove prove che la vita pone loro davanti, scoprono in se stesse e nell’altra sempre nuovi aspetti delle loro personalità e del  loro legame d’amicizia. Intanto la storia d’Italia e del mondo si srotola sullo sfondo e anche con questa le due donne e la loro amicizia si dovranno confrontare.
Assieme ai precedenti “capitoli” di questa straordinaria storia – L’amica geniale, Storia del nuovo cognome, Storia di chi fugge e di chi resta – questo quarto conclusivo volume costituisce un’opera letteraria  incredibilmente feconda e ispiratrice, un’opera riconosciuta internazionalmente come una delle massime del nostro tempo.

 

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Un estratto del romanzo STORIA DELLA BAMBINA PERDUTA di Elena Ferrante (edizioni e/o)
Leggi tutto…

CARLO MAZZA racconta IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA

carlo mazzaCARLO MAZZA ci racconta il suo romanzo IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, (edizioni e/ocollezione Sabot/age) attraverso un’autointervista. Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

Carlo Mazza intervista Carlo Mazza su “Il cromosoma dell’orchidea”

di Carlo Mazza

Carlo, nei tuoi romanzi la vicenda poliziesca è concepita come una trama di servizio rispetto all’obiettivo di raccontare la realtà. E’ così anche per “Il cromosoma dell’orchidea”?

Certamente. Credo che questa sia la principale differenza tra “giallo” e “noir”. La mia idea è che il giallo elude la descrizione del contesto sociale, mentre il noir non solo affronta il tema, ma punta a restituire il caos e la confusione della realtà contemporanea, in ultima analisi l’assenza di logica nei comportamenti umani.

Ne “Il cromosoma dell’orchidea” non hai parlato di Bari, come nel precedente romanzo “Lupi di fronte al mare”, ma di una grande città del Mezzogiorno. Eppure i personaggi sono gli stessi, l’ambientazione è la stessa. Quindi come si giustifica la tua scelta?

Vorrei dire, innanzi tutto, che è stata una scelta sofferta, perché ha comportato la rinuncia a più di una pagina che mi sembrava ben riuscita. Il dialetto è sempre così coinvolgente! Quello barese, poi, è uno straordinario arcobaleno di suoni e colori… Perché rinunciare a tutto questo, almeno per una volta? L’ho fatto perché il localismo dei romanzi è divenuto sempre più ingombrante e mi piaceva l’idea di un segnale in contro tendenza.

Tuttavia, bisogna riconoscere che il localismo è una risorsa fondamentale per un narratore: si tratta di utilizzare le esperienze e le conoscenze derivanti dal rapporto con il proprio luogo di origine o di vita, per riversarlo sulla pagina bianca.
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IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (edizioni e/o – collezione Sabot/age). Nei prossimi giorni Carlo Mazza ci “racconterà” il suo libro…

La scheda
Ritorna il capitano Bosdaves di “Lupi di fronte al mare”.
Alla vigilia delle elezioni amministrative, Gabriele Lovero si candida e riceve una proposta di alleanza da un navigato senatore. In cambio, gli sarà chiesto di favorire i progetti di due spregiudicati imprenditori, decisi a costruire un vasto complesso residenziale in un’area a rischio idrogeologico.
Bosdaves indaga sul presunto suicidio di un amico d’infanzia, un ambientalista precipitato in una cava contigua ai futuri cantieri edilizi: un antro dalle parvenze infernali che custodisce orchidee di voluttuosa bellezza. Sullo sfondo di una partita che contrappone angeli e demoni e ha come posta la salvezza ambientale, agiscono personaggi vibranti e intensi, animati da lucenti passioni o soggiogati dalla carnalità, in una corsa scintillante verso la rivelazione finale. Una vicenda che narra la realtà accecata del Sud, con lo sguardo consapevole di chi ne fa parte e ha scelto di restarvi.

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Il primo capitolo di IL CROMOSOMA DELL’ORCHIDEA, di Carlo Mazza (edizioni e/o – collezione Sabot/age)

Villa Guglielmi era deserta, come sempre.
Due uomini, parlando tra loro senza guardarsi, entrarono nel
cortile interno attraverso il portale a tutto sesto.
«Nei sondaggi tu e Saraceno siete dati alla pari» disse il senatore Leo –
nar do Barracane fermandosi nei pressi dell’edificio principale. «Il tuo
av ver sario si comporta come se la campagna elettorale fosse già iniziata,
presenzia persino alle prime comunioni. Sommando le mie forze alle
sue, tu non avrai alcuna possibilità».
Il sindaco Gabriele Lovero infilò le mani nelle tasche del suo trench
di cachemire.
«Noi non abbiamo ancora deciso se presentarci da soli o accordarci
con la destra» proseguì Barracane mentre il suo fiato si tramutava in una
piccola nuvola. «Come forse avrai saputo, c’è fibrillazione. I rapporti tra
noi e loro non sono più facili come un tempo. Se dovessimo decidere di
presentare un nostro candidato la scelta del nome spetterebbe a me, lo
sai che il partito è mio e lo porto dove mi pare».
Lovero, per la prima volta dall’inizio della conversazione, guardò
negli occhi il suo interlocutore. «Auguri» commentò serafico, almeno in
apparenza.
«Il mio appoggio vale il quindici per cento».
Il primo cittadino agitò la mano a mulinello.
«Non mi credi?» domandò stupito il senatore. «Gli imprenditori so no
con me, convintamente. Ci sarà un motivo se da vent’anni il presidente
della Camera di commercio è sempre un mio uomo! E i di soc cupati? Sa –
pessi che cosa succede nel mio studio, ogni fine settima na. La sala d’at tesa
è gremita, per entrarci bisogna prenotare. Ricevo più di cinquanta persone
in due giorni. Ci vuole anche energia, eh! Ma io sono allenato. E nelle parrocchie
si ricordano di quanto ho fatto per loro, i contributi per gli oratori
e le processioni non li ho fatti mancare mai. Il basso clero mi ama e l’arcivescovo
mi porta in palmo di mano».
Lovero mostrò i denti in un sorriso feroce. «Hai dimenticato i tuoi
migliori amici».
«Ho sempre dedicato attenzione alle pecorelle smarrite». Leggi tutto…

PIERGIORGIO PULIXI racconta LA NOTTE DELLE PANTERE

PIERGIORGIO PULIXI ci racconta LA NOTTE DELLE PANTERE (edizioni E/O – collezione Sabot/Age). Un estratto del libro è disponibile qui…

di Piergiorgio Pulixi

Pulixi incontra Biagio Mazzeo:

Arrivo in anticipo di venti minuti ma lui è già lì, seduto a un tavolino. Davanti a lui una Bud ghiacciata, i suoi tre cellulari e un incartamento spesso una decina di centimetri.

Sono sorpreso che sia già arrivato. So bene che è un tipo previdente e che ha l’ossessione della sicurezza, ma venti minuti prima… questa è paranoia. Come la mia d’altronde.

Gli basta uno sguardo per riconoscermi. Mi strizza l’occhio. Rispondo con un cenno del capo e mi avvicino. Si alza e mi porge una mano grossa e forte. Gliela stringo fissandolo in quegli occhi celeste slavato. Sembrano quasi finti da quanto sono chiari e freddi. È imponente. Non altissimo, perlomeno non quanto Giorgio Varga e Carmine Torregrossa che vedo rispettivamente ai due lati dell’ingresso a tenere d’occhio la situazione, ma nel complesso dà l’idea di un tipo energico e deciso, che se la caverebbe in qualsiasi situazione.

«Sei in anticipo» dico.

«Anche tu» risponde. La sua stretta è ferrea, ma non mi lascio intimidire e ricambio deciso. So che è uno che bada a queste cazzate da macho.

«Prego, prima le signore» dice indicandomi la sedia.

Scuoto la testa ma mi siedo.

«Cosa prende, signore?» mi chiede un cameriere.

Indico la Bud. «Una di quelle, grazie».

«Due… ti facevo un tipo più da tè, infusi al cocco, o quelle stronzatine da checca».

Mi sta mettendo alla prova: vuole mettere in chiaro che è un duro come se il giubbotto di pelle, il fisico massiccio da peso massimo di boxe e quelle manone dalle nocche segnate non bastassero a gridarlo al mondo.

Lo conosco bene. So come pensa, e so come ci si conquista il suo rispetto.

Mi gratto il collo facendo in modo di colpire la sua bottiglietta con un gomito, mandandola a terra dove esplode in mille pezzi.

«Ops, scusami».

Sposta gli occhi dai cocci ai miei e poi sorride. Sento correre un brivido sottopelle. Ha un sorriso da bambino e folle allo stesso tempo.

«Sta’ più attento, bellezza… Allora? Perché cazzo volevi vedermi?».

«A quanto pare c’è un po’ di gente che è preoccupata per te…».

Inarca platealmente un sopracciglio. «Preoccupata per me?».

«Già. Sanno che non te la stai passando bene, soprattutto dopo la Notte delle pantere, come l’hanno chiamata i giornali…».

Ride scuotendo la testa. «Svegliati, tesoro. Ogni notte per me è una cazzo di notte delle pantere».

Nei suoi occhi colgo uno scintillio divertito. Ma le sue dita stanno accarezzando l’anello di platino all’anulare della sinistra: l’anello di Sergej Ivankov. So che lo fa quando è nervoso o quanto sta pensando intensamente a qualcosa: quel gesto lo aiuta a riflettere e calmarsi.

«Rilassati, non sono qui per giudicarti o cazzate simili» dico.

«Ci mancherebbe altro. E dì un po’, com’è che sai questa storia della notte?» mi fa.

Questa volta sono io a sorridere e a strizzargli l’occhio. «Segreto professionale» dico.

«Buffone…».

Lancio un’occhiata ai suoi due uomini all’ingresso. Mi stanno studiando. Penso che si stiano chiedendo chi cazzo sia. Varga mi fissa come se lo sapesse, ma non può saperlo. Spero di no… Leggi tutto…

LA PAURA E ALTRI RACCONTI DELLA GRANDE GUERRA, di Federico De Roberto (l’introduzione di Antonio Di Grado)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo l’introduzione – firmata da Antonio Di Grado – del volume LA PAURA E ALTRI RACCONTI DELLA GRANDE GUERRA, di Federico De Roberto (edizioni e/o)

di Antonio Di Grado

Un eroe per caso, protagonista d’una involontaria, esilarante impresa; un eroe vero che, al cospetto dell’orrore, preferisce disertare dalla vita; un disertore che dal suo domestico “rifugio” era creduto eroe; infine un martire che da quel remoto e bramato nido d’affetti è miseramente rinnegato.
Eroi pentiti o traditi, antieroi esecrabili o spassosi: eccola, la Grande guerra narrata da Federico De Roberto, l’autore di quei Viceré che vent’anni prima avevano rivoltato come un guanto la recente storia dell’Italia unita, smascherando menzogne e imposture di un’oligarchia immarcescibile e trasformista.
Quattro, i racconti di guerra qui di seguito proposti, scelti tra quanti, fra il 1919 e il 1923, lo scrittore affidò a giornali e riviste e solo nell’ultimo trentennio sono stati raccolti in volume da
Sarah Zappulla Muscarà prima e poi da Rossella Abbaticchio, con un saggio introduttivo di Nunzio Zago. Forse i più significativi, certo i più adatti a ricordare il centenario di quel tragico conflitto con una commozione che non ceda alla retorica e non rinunzi allo sdegno.
Di guerra, di quella guerra, Federico De Roberto aveva cominciato a scrivere al culmine del suo soggiorno romano, che fu per lui l’ultima evasione e l’ultima occasione prima di essere risucchiato per sempre dal vorace amore materno nel grembo soffocante della provincia; e che lo vide – lui che nella stagione milanese degli anni Novanta dell’Ottocento aveva pubblicato alacremente, dai Viceré alla saggistica e agli articoli per il Corriere della sera – aggirarsi fra aule parlamentari, redazioni e alcove cercando invano spunti e ispirazione per L’Imperio, il “libro terribile” sulla capitale del malgoverno che rimarrà incompiuto.
Intanto collaborava con il Giornale d’Italia, il quotidiano diretto da Alberto Bergamini, oggi celebrato come l’inventore della “terza pagina” e allora militante sul fronte della destra antigiolittiana.
Alle giovani generazioni, già alla vigilia della guerra, e cioè nella fase più intensa della collaborazione derobertiana, quel giornale appariva un rispettabile club di sopravvissuti: “Ci collabora tutta la più brava gente d’Italia, dalle cattedre e dalle provincie; […] è gente che ha ottenuto un gran successo di stima, che tutti rispettano ma che nessuno andrebbe a cercare. Se c’è dei solitari, degli incompresi, dei mezzo dimenticati, il Giornale è fatto apposta per loro”. Parole ben tristi, queste di Renato Serra, ribadite più crudamente, qualche anno dopo, a proposito di De Roberto, collocato “più in disparte e più in alto” dei suoi contemporanei, ma anche “un po’ indietro, in una seconda luce austera e discreta”.
De Roberto esordisce, sul Giornale, pubblicando nel febbraio 1909 il racconto Nora, o le spie, ispirato a un caso di cronaca (un intrigo giallo-rosa tra un capo di stato maggiore e un’attraente spia tedesca) e giocato nelle tonalità un po’ frivole del racconto spionistico che vira al grottesco per inadeguatezza dell’oggetto.
Pubblica poi, fino al ’22, una cinquantina di pezzi: divagazioni sull’amore (tema ricorrente nell’opera sua, finora ritenuto a torto marginale, in realtà turbato dagli stessi fantasmi che abitano l’universo del Potere), ma anche contributi letterari (novelle e recensioni) e infine interventi, analisi, divagazioni storiche e letterarie sul tema obbligato della guerra, che intanto imperversa e coinvolge l’Italia.
Questi ultimi scritti saranno raccolti nel 1919, da Treves, nel volume intitolato Al rombo del cannone, cui seguirà l’anno seguente, sollecitato da un mercato ancora sensibilizzato alla letteratura bellica, All’ombra dell’olivo. Due libri, questi, tutt’altro che centrali e risolutivi, nel contesto della produzione e della riflessione derobertiane: ma ancora una volta sbaglierebbe chi li relegasse al rango di disimpegnate di vagazioni. Si leggano le pagine di Moralità e immoralità della guerra, nell’ultimo dei due volumi. Già il titolo dice a chiare lettere quale sia l’approccio alla materia. E infatti De Roberto inizia il suo scritto rivolgendo un perentorio atto d’accusa all’intellighenzia tedesca: dietro
la logica cinica e brutale dell’imperialismo guglielmino starebbero, infatti, “la predicazione di Zarathustra” e la cultura che cir cola in quelle università. Tale asserzione, benché schematica,
coglie le corresponsabilità politiche degli intellettuali, non più disinteressati creatori, ma mediatori del consenso e diffusori di miti riconoscibili e praticabili. E comunque si spiega non solo con l’incomprensione del pensiero di Nietzsche, ma pure con un retroterra di predilezioni e di interessi scarsamente orientati verso l’area mitteleuropea e centrati, piuttosto, su quella francese: uno schieramento d’idee e d’autori, dunque, che è il corrispettivo letterario delle potenze dell’Intesa. Ovvero: civilisation contro Kultur.
Ma subito l’argomentazione scivola nel moralismo più scoperto e manicheo, tranne laddove lo scrittore si dimostra consapevole delle valenze politiche del dibattito coevo sulla guerra e coglie i limiti di certa mitologia interventista; e contro ogni tentativo di estetizzazione del conflitto, non esita a definire “orrenda” la guerra.
È superfluo ricordare le speranze di palingenesi di cui tanti intellettuali italiani avevano caricato lo storico appuntamento del 1915, Leggi tutto…

IL RACCONTO DELL’ANELLO, di Frank Stiffel (le prime pagine del libro)

In occasione del “Giorno della memoria 2014“, in esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il primo capitolo del volume IL RACCONTO DELL’ANELLO, di Frank Stiffel, pubblicato dalle edizioni e/o (traduzione dall’inglese di Maria Grazia Cappugi)

Una vita salvata dalla tragedia giorno per giorno, grazie a una speranza inesauribile e alla forza della scrittura: parole strappate alla morte scritte fortunosamente su avanzi di sapone e sugli stracci dei prigionieri destinati alla camera a gas, talvolta pezzetti di carta barattati al mercato nero del campo con un pezzo di pane

Frank Stiffel è nato in Polonia, a Lvov, il 23 novembre 1915. Ha studiato medicina in Francia, in Belgio (dove ha diretto un circolo di poesia) e in Italia. É stato internato nel campo di Treblinka e, dopo la fuga, in quello di Auschwitz. Scampato allo sterminio, incontra in Italia la donna dell’anello, Ione Sani, che sposerà nel 1946. Nel 1950 raggiunge il fratello Max a New York dove intraprenderà la sua carriera letteraria. “Il racconto dell’anello” vincitore dell’Editor’s Book Award, è il suo primo romanzo. Frank Stiffel è morto a Flushing, New York, nell’ottobre del 2011, questa è la sua storia.

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La scheda del libro
Frank è un poeta, un idealista, l’ultimo di quattro figli di un agiato commerciante ebreo di Lvov, in Polonia. Studia medicina e sta ultimando il suo tirocinio quando nel settembre del 1939 le prime bombe tedesche lo sorprendono presso l’ospedale ebraico della sua città. Da un giorno all’altro la situazione precipita: prima l’invasione russa, poi quella tedesca, il trasferimento nel ghetto di Varsavia e, infine, la deportazione a Treblinka dove perderà tutti i suoi cari. Frank riesce a fuggire, ma viene nuovamente catturato e deportato ad Auschwitz. Sopravvivrà e incontrerà una donna cambierà per sempre la sua vita, la stessa donna che accompagna i suoi sogni dai giorni terribili di Treblinka, lo stesso volto incastonato nell’anello da cui non si separerà fino alla fine dei suoi giorni. Questo libro è la sua testimonianza, una vita salvata dalla tragedia giorno per giorno, grazie a una speranza inesauribile e alla forza della scrittura: parole strappate alla morte scritte fortunosamente su avanzi di sapone e sugli stracci dei prigionieri destinati alla camera a gas, talvolta pezzetti di carta barattati al mercato nero del campo con un pezzo di pane.

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Il primo capitolo de IL RACCONTO DELL’ANELLO, di Frank Stiffel – edizioni e/o (traduzione dall’inglese di Maria Grazia Cappugi)

CAPITOLO PRIMO
Patriota polacco

La mia storia ha inizio il 1° settembre del 1939, poco dopo
che le prime bombe naziste erano cadute su Lwów, in
Polonia, e il primo carico di vittime, ferite e uccise su un
tram che passava per ulica Sloneczna, era stato portato all’Ospedale
ebraico, dove io stavo terminando il mio tirocinio estivo
da medico. Con l’odore del sangue caldo ancora nelle narici e
l’immagine dei corpi massacrati nella mente, stavo in mezzo alla
folla che si era ammassata intorno alla statua del poeta e patriota
dell’Ottocento Adam Mickiewicz. Intonammo il vecchio inno:
«Non consegneremo la terra che ci ha generato; non permetteremo
che la nostra lingua sia sepolta; noi siamo la Nazione
polacca, il Popolo polacco, i discendenti del regno dei Piast; noi
ci metteremo in marcia al richiamo del corno d’oro – e che Dio
onnipotente ci aiuti». Quando arrivammo alla strofa «e che Dio
ci aiuti» tutte le mani destre si alzarono in un giuramento so –
lenne. Le lacrime mi soffocavano mentre continuavo a pensare:
“Così, questa è la guerra. Questa è la patria, e io e tutti gli altri,
polacchi ed ebrei, siamo suoi figli. Siamo tutti fratelli. Abbiamo
una causa comune”.
Intanto la folla si era trasformata in un immenso esercito di
persone che marciavano prima verso il Consolato francese, poi
verso quello inglese, per spingere i consoli a chiedere ai rispettivi
governi di dichiarare guerra alla Germania. E, mentre marciava,
la folla cantava: «Su Hitler, su, appeso al palo della luce,
che il miserabile perda la sua anima dannata». Leggi tutto…

BAR-CULTURE ERGO: gli incontri del caffè letterario delle Edizioni E/O

Ergo Bar CultureDOPO IL SUCCESSO ESTIVO DELL’ISOLA TIBERINA TORNANO GLI INCONTRI DEL CAFFÈ LETTERARIO DELLE EDIZIONI E/O ORA PRESSO IL BAR-CULTURE ERGO

–         Giovedì 9 gennaio – ore 19:
Linda Ferri, autrice del romanzo Cecilia e sceneggiatrice del film di Nanni Moretti La stanza del figlio (Palma d’oro a Cannes 2001) parlerà su: SCRIVERE ROMANZI E SCRIVERE FILM: COSA CAMBIA

–        Giovedì 16 gennaio – ore 19:
Daniele Mastrogiacomo, inviato di Repubblica e autore del libro I giorni della paura, parlerà su: COSA SARÀ DEL GIORNALISMO: IL FUTURO DELL’INFORMAZIONE DIGITALE

–         Mercoledì 22 gennaio – ore 19:
Roberto Riccardi, autore del romanzo Venga pure la fine, parlerà con il Prof. Roberto Giuffrida (Diritto Internazionale – Università di Perugia) su: ESISTE LA GUERRA UMANITARIA?

–        Mercoledì 29 gennaio – ore 19:
Niccolò Ammaniti, autore di Io non ho paura e Io e te, in occasione della pubblicazione in lingua araba di questi suoi romanzi parlerà con l’esperta di mondo arabo e animatrice del blog EDITORIARABA,  Chiara Comito, su: LE PRIMAVERE ARABE E IL RUOLO DELLA CULTURA ITALIANA

–         Giovedì 30 gennaio – ore 19:
Anna Pavignano, autrice del romanzo Da domani mi alzo tardi, dove rievoca la sua vita con Massimo Troisi, parlerà su: MASSIMO TROISI A VENT’ANNI DALLA SCOMPARSA: L’UOMO E L’ATTORE (seguirà proiezione)
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TRINACRIA PARK nella rassegna UTOPIA e/o DISTOPIA – 7 gennaio 2014

trinacria-park-cover1Martedì, 7 Gennaio 2014, ore 18, presso la Libreria Prampolini di Catania, Elvira Seminara presenterà TRINACRIA PARK di Massimo Maugeri nell’ambito della rassegna UTOPIA e/o DISTOPIA 

Libreria Prampolini

Via Vittorio Emanuele 333 Catania

Il Circolo di Lettura dell’Associazione Romeo Prampolini Vi invita ad un itinerario sul tema

Utopia e/o Distopia

Ipotesi di scrittori visionari

7 Gennaio 2014 ore 18

ELVIRA SEMINARA contro MASSIMO MAUGERI (Trinacria Park –E/O)

 

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TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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Una nuova collana dedicata agli INTRAMONTABILI della letteratura

Le edizioni e/o presentano il progetto di una nuova collana dedicata agli INTRAMONTABILI della letteratura

Si tratta di una nuova collana volta a ospitare storie che a distanza di anni dalla loro prima apparizione continuano a parlare di noi e a dirci sempre qualcosa di nuovo. Ne faranno parte grandi autori contemporanei: uomini e donne profondamente innamorati della vita, che hanno vissuto e raccontato il mondo in lungo e in largo; volti che hanno segnato la storia della letteratura ma le cui voci negli anni sono state ingiustamente dimenticate. Si parte con “Bella di giorno” di Joseph Kessel.

Gli autori
saranno scelti fra i più grandi nomi della letteratura: a novembre sarà la volta di Joan Didion, Joseph Kessel e Anaïs Nin a cui faranno seguito alcuni dei migliori scrittori dei nostri anni, da ogni parte del mondo.

Il progetto
La grande letteratura deve durare nel tempo. Ecco perché proprio in un momento come quello che stiamo attraversando, in cui la caccia frenetica alla novità rischia di farsi cieca più che mai, abbiamo deciso di varare un nuova collana dedicata al recupero della letteratura senza tempo. La nuova collana degli Intramontabili è unica nel panorama contemporaneo: ospiterà opere di sicuro valore, autori ingiustamente dimenticati e storie senza tempo in un’ottica di collana dove ogni titolo sarà una nuova lettura della nostra epoca e una rilettura di quella in cui ha fatto la sua prima apparizione. Non più exploit casuali come quello di Stoner o recuperi di opere minori di grandi nomi, ma un progetto continuato e coerente di lettura della nostra società attraverso opere del passato che solo oggi spiegano le ali in tutto il loro significato. E’ il caso di Bella di giorno di Kessel, per esempio, il cui erotismo del ‘29 risulta oggi più attuale e raffinato che mai. O di Joan Didion, autrice straordinaria ma negletta nell’Italia degli anni ‘70 e oggi dimenticata a favore della memorialista.

La nuova grafica
Le nuove copertine saranno molto fotografiche: vogliamo che questi recuperi siano percepiti in tutta la loro dirompente modernità e l’uso esteso della fotografia risponde all’esigenza di dargli una maggiore corporeità. Classici contemporanei, in tutta la loro vitalità. Leggi tutto…

VENGA PURE LA FINE, di Roberto Riccardi (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo “VENGA PURE LA FINE” di Roberto Riccardi (edizioni e/o, collezione Sabot/age)

Il libro
Al tenente dei carabinieri Rocco Liguori arriva inatteso un ordine del Comando Generale: dovrà recarsi all’Aia, a disposizione del Tribunale internazionale per la ex Jugoslavia. Il colonnello Dragojevic, condannato per la strage di Srebrenica, caduto di recente in depressione, è in coma per aver ingerito una massiccia dose di farmaci. Il procuratore Silvia Loconte, non credendo al tentato suicidio, chiama a indagare Liguori, che sette anni prima in Bosnia aveva arrestato Dragojevic. L’indagine lo riporta indietro nel tempo, facendogli ritrovare anche Jacqueline, la giovane funzionaria della Croce Rossa con cui aveva intrecciato una storia d’amore mai risolta. Liguori dovrà misurarsi ancora una volta con le trame più oscure e gli intrighi degli ambienti coinvolti nella guerra. Sullo sfondo la politica, con le sue vecchie figure e le nuove alleanze. Con i suoi retroscena difficili da decifrare, celati dietro l’eterna maschera delle versioni ufficiali.

* * *

1.
Bosnia-Erzegovina, 1995

Rumori, dal fitto della boscaglia. Samira volge di scatto
gli occhi al suo compagno, nel suo sguardo c’è una ri –
chiesta di aiuto. Lei e Sefer sono le staffette avanzate
della banda di irregolari che ha osato sfidare il temibile esercito
serbo. Una follia, l’aveva detto dal primo momento. Trenta soldati
improvvisati, male armati, contro un intero reggimento
attestato a difesa. Un attacco suicida. Li hanno fatti a pezzi,
sono rimasti in sette. Due di loro sono feriti, Ismet non arriverà
alla notte. La sera allunga la sua ombra nel cielo e col buio
aumenterà la paura. Quella che già adesso le attanaglia la gola.
Samira sente il pericolo nel fruscio sottile delle foglie. Sarebbe
bello che a muoverle fosse il vento del Nord, anche se tante
volte lo ha maledetto, quando all’alba usciva di casa e la sua
sferza impetuosa le gelava il sangue. Sarebbe bello se tornasse
quel tempo, quando la vita era lavoro duro, la mattina a scuola
e il pomeriggio ad aiutare la mamma nelle faccende di casa.
Ma Samira una casa non ce l’ha più. L’ha barattata con un
fucile e due scarponi incrostati di fango, per un uomo che l’ha
trascinata in una lotta disperata, a perseguire un obiettivo
privo di senso. Non ci saranno vincitori, alla fine di quel dolore
avranno perso tutti. I pochi che scamperanno alla mitraglia, ai
cecchini, alle mine disseminate nei campi, riceveranno in
premio un Paese dilaniato, dove nulla sarà più come prima.
Croati, serbi, bosniaci musulmani, quando il massacro si sarà
fermato resteranno nemici. Nei pensieri della gente, nelle
anime ferite la guerra non finirà. Prima erano tutti mescolati:
in seno ai villaggi, alle famiglie nate senza badare troppo alle
origini. Era il komšiluk, il codice non scritto della reciproca
tol leranza. Dopo, sarà tutto un guardarsi con rancore. «Il tuo
esercito bastardo ha ucciso mia madre». «Brutta puttana, cosa
vuoi? Sono stati i tuoi a incominciare». Saranno questi i di –
scorsi fra chi si era giurato eterno amore, se qualcuno avrà
ancora voglia di parlare.
Ma Samira non vedrà tutto questo, perché nel bosco avanza
la milizia del colonnello Dragojevic´, il macellaio venuto da
Gracˇa nica. L’uomo che conduce la pulizia etnica in quell’angolo
di Bosnia. Non avrebbero dovuto affrontarlo, sono condannati,
nessuno di loro sfuggirà a quegli uomini addestrati a
scovare i nemici nel cuore della foresta. Li sente più vicini,
adesso, tanto da fiutarne l’odore. Per Sefer è lo stesso, glielo
legge negli occhi.
«Cosa facciamo?» chiede.
«Non parlare, potrebbero sentirci».
Il suo compagno ha ragione. Hanno bisbigliato, ma nel
silenzio di un bosco fa rumore anche il respiro. Samira però
non sa tacere.
«Non vedo più gli altri. Forse dovremmo…».
«Tornare indietro? Fallo tu se vuoi. Io non muovo più un
passo».
Sefer scuote la testa, è fuori di sé. Nello scontro appena
avvenuto è caduto l’ultimo dei suoi fratelli. Il grosso della famiglia
si era dissolto nell’attacco al villaggio, ingoiato da una fossa
comune. Samira non riuscirà a calmarlo e lo sa, ma deve provarci.
«Cosa vuoi fare, aspettarli? Pensi che quell’albero ti riparerà
dai loro proiettili?».
Ha alzato appena il tono di voce. Basta quel tanto e il re –
siduo equilibrio del suo compagno va a perdersi chissà dove. Il
ragazzo cresciuto in una storia più grande di lui si lancia nel
fitto della boscaglia senza pensare a niente. Prima della guerra
tagliava la legna, come suo padre e suo nonno. Era in gamba,
con un colpo di scure buttava giù un piccolo fusto. La sua abilità
non gli servirà a strappare alla morte un solo minuto.
Samira lo vede sparire fra gli alberi, una corsa disperata che
porterà solo a farli scoprire, ma tanto la loro fuga non sarebbe
durata. Anche senza sentire i colpi lei sa che il suo Sefer, che in
una sera lontana le rubò il primo bacio e sparì per lasciare il
posto a un nuovo amore, se n’è andato per sempre. Leggi tutto…

ALCAZAR. ULTIMO SPETTACOLO, di Stefania Nardini (le prime pagine del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo ALCAZAR. ULTIMO SPETTACOLO, di Stefania Nardini (2013, edizioni e/o, collezione Sabot/age)

Il libro
1939: Marsiglia è una città italiana. Napoletani, siciliani, piemontesi fuggono dal fascismo e dalla fame. Sono scattate le leggi razziali. Da Napoli parte una nave, a bordo una compagnia teatrale. Capocomico Silvana Landi, trasformista internazionale. Con lei l’amico del cuore Gino Santoni, in arte Corderà: omosessuale che si esibisce vestito da donna. Marsiglia è anche la città del milieu. Gli italiani sono i caids di una balorderia mediterranea che gestisce ogni sorta di traffico: dal parmigiano alla cocaina, dalle armi alla prostituzione. Alfred Morello è uno di loro e il suo cuore verrà conquistato proprio da Silvana. Pioggia di stelle è lo spettacolo che la compagnia dovrà rappresentare all’Alcazar, il mitico teatro dove si sono esibite le più importanti celebrità. Tra regolamenti di conti e l’occupazione nazista, gli italiani di Marsiglia organizzano la Resistenza. Dopo settant’anni la Marsiglia raccontata da Jean-Claude Izzo lascia balenare nell’Alcazar un colpo di scena che per un attimo fa rivivere quel 1939, con i suoi conflitti e soprattutto con i suoi misteri.

* * *

Le prime pagine di ALCAZAR. ULTIMO SPETTACOLO, di Stefania Nardini (2013, edizioni e/o, collezione Sabot/age)

La preda

Era così, non riusciva a nasconderlo.
Piccolo, magro, le movenze avevano un che di femminile. I capelli neri spettinati dal vento di prua, il piede destro poggiato su un rotolo di cime d’ormeggio. Guardava la luna su quel mare pericolosamente gonfio. I passeggeri in coperta si facevano coraggio ingurgitando vino dall’unico fiasco che passava di bocca in bocca.
Uomini, donne, bambini, ammassati come bestie nella promiscuità di un bivacco abbandonato a se stesso in mezzo al Mediterraneo.
Sputi di salsedine in faccia, una solitudine nuova. In cabina i ferri tre e mezzo e un gomitolo di lana color amaranto. Li aveva portati con sé come conforto. Anche se quando si scappa non c’è nulla che consoli.
E lui su quel mare si sentiva randagio. Un fuggiasco che lasciava dietro di sé un taglio.
Anno 1939, diciottesimo dell’era fascista. La Maria Maddalena, partita da Napoli, era diretta a Marsiglia. A bordo la compagnia teatrale Landi al completo. Un po’ per i bagagli voluminosi, un po’ per la confusione de gli artisti, non passava inosservata tra la folla che si accalcava per guadagnarsi un posto in coperta. Erano sempre di più quelli che si imbarcavano per scappare dalla fame e dal fascismo. E sembravano tutti uguali con le loro valigie piene di pane e stenti.
Non era il caso di Gino Santoni, fino a qualche giorno prima baciato dai fasti della celebrità. Lui, con i suoi modi aggraziati, viveva nella leggiadria dell’artista, aveva una buona posizione, e dalla politica si era sempre tenuto lontano. Farsi i fatti suoi: questa la regola di vita che si era dato.
Qualcuno gli aveva parlato di un certo questore Molina che a Catania aveva spedito al confino decine e decine di omosessuali, ma aveva pensato si trattasse della solita leggenda inventata per stupire.
Cordera, questo il suo nome d’arte, era un animale da palcoscenico.
Si esibiva in versione femminile da grande interprete della canzone e con la giusta dose di seduzione. Si era guadagnato il successo anche grazie alla voce da usignolo. Ma al di là del palcoscenico aveva sempre vissuto appartato, soddisfacendo il suo bisogno d’amore con molta discrezione.
La realtà di quel triennio di fuoco era entrata nella sua vita come un uragano la sera che, al cinema Augustus di Roma, un brigadiere in borghese gli aveva urlato: «Pederasta!». Leggi tutto…

DRITTO AL CUORE, di Elisabetta Bucciarelli

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo le prime pagine del romanzo DRITTO AL CUORE, di Elisabetta Bucciarelli (edizioni e/o)

È difficile per l’ispettrice Maria Dolores Vergani godersi le vacanze nel piccolo villaggio montano sull’Alta Via se c’è un cadavere di mezzo. Nel bosco viene ritrovato il corpo di una donna nascosta fra le rocce. Nel frattempo una mucca viene uccisa prima del più importante incontro che decreterà la più forte e bella della valle. Nella piccola comunità a duemila metri di altitudine, l’ultimo villaggio Walser, partono le indagini: sarà proprio l’ispettrice Vergani con l’aiuto degli abitanti del comunità a dover fare luce su una catena di omicidi che dissemina cadaveri dai monti valdostani ai boschi lombardi. Un romanzo duro e spietato, destinato a colpire i lettori dritti al cuore.

* * *

Dal romanzo DRITTO AL CUORE, di Elisabetta Bucciarelli (edizioni e/o)

 

1.

La Casa era in alto. Per arrivarci si doveva risalire tutta la valle, affrontare trentasette tornanti, prendere una funivia. E ancora non bastava. D’estate c’era da cam minare una buona mezz’ora a piedi, fino a quota duemila. D’inverno servivano gli sci, oppure le ciaspole agganciate agli scarponi, al limite il gatto delle nevi.
Era costruita in legno e pietra. Legno di larice ormai quasi del tutto annerito. E pietra grigia, ancora perfetta in ogni sfumatura di colore, colonizzata dal muschio verde argenteo a nord e da qualche pianta a piccoli fiori gialli incuneata tra le
beole del tetto a sud.
Vecchia, la Casa, ma non ancora antica. Portava i simboli Walser, insieme a quelli di altre popolazioni meticcie. Cuori magri con la punta in basso che svirgolava a sinistra. Piccole fessure a tilde che riprendevano le orme degli animali, croci e cerchi.
Le finestre tagliate come occhi lasciavano entrare solo lame di luce, frange di tende corte come mutande decoravano i bordi superiori, aumentando il buio. La porta di legno era com posta da poche assi decise, larghe e robuste, inchiodate a vista. Pendevano, dalle travi in facciata, due paioli di rame per qualche scherzo lucidi come se venissero sfregati ogni giorno, accanto a trecce d’aglio, ciuffi di fiori secchi, due roncole arrug ginite, un rastrello di legno a cui mancava qualche dente, un’elica di pioli su cui erano appoggiati stracci, una sega, una camicia scozzese e altri oggetti la cui destinazione originaria era difficilmente riconoscibile.
Sulla destra dell’ingresso zampillava una fontana, che rovesciava in moto perpetuo l’acqua gelida del ghiacciaio in una larga vasca di pietra monolitica, il cui bordo era abbastanza spesso da ospitare un pezzo di sapone da bucato e una spazzola con fitti denti di ferro.
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L’Alter/Strega – per chi non ha vinto ma festeggia lo stesso

L’Alter/Strega – per chi non ha vinto ma festeggia lo stesso

 alter-strega
Le Edizioni E/O
invitano autori, amici e colleghi
a una serata di promozione e celebrazione
dei libri non vincitori al
Premio Strega 2013

Venerdì 5 Luglio dalle 22 in poi

al Caffè Letterario
nella suggestiva cornice dell’Isola Tiberina
per una festa ironica e celebrativa!

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E/O ESTATE all’ISOLA TIBERINA: 18 GIUGNO / 31 AGOSTO

CALENDARIO E/O ESTATE

 ISOLA TIBERINA 2013
IL CAFFE’ LETTERARIO DELLE EDIZIONI E/O
18 GIUGNO / 31 AGOSTO

Quest’anno per tutta l’estate torna il Caffè Letterario delle Edizioni E/O all’Isola Tiberina.

Venite a trovarci al nostro caffè letterario, un luogo fresco e suggestivo che nelle sere estive si anima

con incontri letterari, cinema , musica e tanti libri.

Programma incontri di Giugno

 

Martedì 18 ore 19 Viola Di Grado – reading di “Cuore Cavo” (Edizioni e/o, 2013)
La giovane e talentuosa scrittrice siciliana di “Settanta acrilico trenta lana” torna con un’intensa lettura di brani dal suo nuovo romanzo.


Mercoledì 19
ore 19 Serie di incontri “La cultura a Roma” moderati da Paolo Fallai, Corriere della Sera. La grande bellezza di Paolo Sorrentino. Dibattito e proiezioni di un documentario con scene tagliate dal film. Interviene Aldo Cazzullo, scrittore e giornalista.

Giovedì 20 ore 19 Incontro con Elisabetta Bucciarelli, presentazione del romanzo “Dritto al cuore” (Edizioni e/o, 2013) dialoga con Alessandra Buccheri.
Un romanzo duro e spietato, destinato a colpire i lettori dritti al cuore. Un libro sulla difficoltà di condividere un linguaggio e di comunicare con le parole a vantaggio di una antica ma allo stesso tempo rinnovata fisicità che passa dalla terra, dalle cose semplici e dal contatto con le parti più ancestrali della Natura animale e vegetale.

Sabato 22 ore 19.30 Presentazione del romanzo di Paolo di Paolo finalista al Premio Strega “Mandami tanta vita” (Feltrinelli, 2013) e della rivista letteraria “Orlando”. Dialogo con Olga Campofreda.

Domenica 23ore 19 Incontro con Roberto Delogu, presentazione del romanzo “L’anno di vento e sabbia” (Hacca, 2013)
“Roberto Delogu ci fa immergere e nuotare tra le pagine di una storia da cui riemergere solo dopo una lunga apnea di lettura.”

 

Lunedì 24ore 20.30 Olga Campofreda presenta il Poeta Laureato Alejandro Murguia. Seguirà un reading- performance delle sue poesie.
Alejandro Murguia è il sesto poeta laureato della città di San Francisco. Professore di studi latino-americani alla San Francisco State University, fondatore del Mission District Cultural Center è autore di numerosi libri di poesia e non-fiction, due volte vincitore dell’American Book Award.

ore 21.30 la British School inaugura le serate “River Chat” del lunedì. Uno spazio di incontro internazionale per imparare giocando con la lingua inglese.

Martedì 25ore 19 Presentazione del romanzo di Alessandra Fiori candidato al Premio Strega “Il cielo è dei potenti” (Edizioni e/o, 2012), interviene Stefano Ciavatta.

“Una confessione frenetica, “sboccata e spudorata” come ha scritto Filippo Ceccarelli su Repubblica, della storia di potere e ambizione di un giovane avvocato dentro la balena bianca democristiana.”

Mercoledì 26ore 19 Melania Mazzucco presenta il romanzo postumo di Roberto Mazzucco “I sicari di Trastevere” (Sellerio editore Palermo, 2013)

Roberto Mazzucco ci riporta negli anni della trasformazione di Roma capitale dove le scelte sul piano regolatore e sull’espansione della città sono decisive. Un giallo storico ma dagli intrighi e i risvolti tristemente attuali.

 

Giovedì 27ore 19 Incontro con Masal Pas Bagdadi, presentazione del libro “Mamma Miriam” (Bompiani 2013)

Dopo il successo di A piedi scalzi nel kibbutz, Masal Pas Bagdadi, ci racconta di nuovo aneddoti, ricordi, pensieri sulla sua vita passata e presente. Un viaggio narrativo intimo dell’autrice con i suoi lettori centrato sulla figura di Mamma Miriam, simbolo ed essenza di ogni madre reale, desiderata o immaginata.

 

ore 21.30  Reading di Claudio Morici, “L’uomo d’argento” (edizioni e/o, 2012)

I famosi reading di Claudio Morici, autore E/O, arrivano sull’Isola Tiberina. A seguire, proiezioni dei “Racconti da Camera” presentati sul blog minima&moralia.

Venerdì 28ore 19 Serie di incontri “La cultura a Roma” moderati da Paolo Fallai, Corriere della Sera. Due donne, due scrittrici: Lidia Ravera, assessore alla cultura della Regione Lazio dialoga con Sandra Petrignani.

Sabato 29 – ore 19 Presentazione del romanzo di Matteo Marchesini candidato al Premio Strega “Atti mancati” (Voland). Leggi tutto…

CUORE CAVO, di Viola Di Grado (uno stralcio del libro)

In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo il 1° capitolo del romanzo CUORE CAVO, di Viola Di Grado (edizioni e/o)

La scheda del libro

In un romanzo coraggioso e sorretto da una scrittura formidabile per originalità e poesia, Viola Di Grado racconta la storia di un suicidio e di ciò che lo segue. Una folgorante invenzione della vita dopo la morte: la nostalgia, l’amore, la frequentazione “fantasmatica” delle persone care, la solitudine e l’incomunicabilità, in un aldilà cupo e ribollente, senza pelle e senza sensi, dominato da una natura crudele, che sfalda i corpi, ma anche da una vita ostinata che a questa morte si sottrae. Si rimane seriamente scossi da questa lettura, in cui Di Grado conferma appieno la sua unicità.
Un romanzo che fa paura: la disgregazione dei corpi, la sopravvivenza dell’“anima”, la tristezza e il rimpianto per la vita che non riesce a ricomporsi ma continua a incedere e spiare, vagando in un mondo deserto ma affollato, dove i vivi non possono più vederti
e sentirti ma i morti restano all’erta, impauriti, in ascolto. Un romanzo sulla morte e sulla “vita-dopo-la-morte” innovativo e conturbante, la conferma evidente di uno dei maggiori talenti della narrativa di questi anni.

* * *

Dal romanzo CUORE CAVO, di Viola Di Grado (edizioni e/o)

Nel 2011 è finito il mondo: mi sono uccisa.
Il 23 luglio, alle 15.29, la mia morte è partita da Catania. Epicentro il mio corpo secco disteso, i miei trecento grammi di cuore umano, i seni piccoli, gli occhi gonfi, l’encefalo tramortito, il polso destro poggiato sul bordo della vasca, l’altro immerso in un triste mojito di bagnoschiuma alla menta e sangue.
Il 23 luglio, in piena estate, giù per le scale polverose del mio palazzo, giù come vene dell’asfalto unto e bollente, insidiosa, la mia morte si è propagata da via Crispi 21 alle strade circostanti, al Duomo con i suoi piccioni e i suoi turisti in shorts, al fiume Amenano che odora di carogna e scompare sottoterra. Dal mio sistema nervoso centrale alle strade centrali, da freddo a caldo, un guasto perfetto senza ritorno. Giù nel cuore nero della pietra lavica, dall’acquedotto romano ai vialetti pieni di erbacce e birre vuote del parco Gioeni, alle scale ardenti della Santissima Trinità, alle facce grigie di San Pietro e Paolo fuori dalla chiesa di Sant’Agata al Borgo. Da lì è sfrecciata fino ai marciapiedi stret ti della Scogliera, un grido nel fondo del mare, un soffio nei polmoni dei gabbiani. In mezzo al chiasso dei lidi, al sudore, ai vapori di deodorante e crema solare. Geometrica nel getto delle docce, brutale in fondo agli scarichi, giù in mezzo alle cicche, dentro i profilattici usati, giù martire fino alle fogne, giù nel buio e nella merda, annodata ai capelli e alle code dei ratti.
Dopo quattro ore la temperatura del mio corpo è precipitata, soprattutto nei miei organi interni.
Prima il cervello.
Poi il fegato.
Poi la cute.
Poi il mar Ionio: si è indurito come un pugno.
A quel punto la mia morte ha spiccato di nuovo il volo. È salita fino all’Etna, sfrecciando tra i pini di Linguaglossa, furiosa come un innamoramento, segreta come un virus. Dai rami svuotati del mio sistema vascolare a quelli essiccati delle be tulle, dai miei lunghi capelli scuri alle chiome degli aceri disfatte dall’afa, dalle distese buie dei miei nervi collassati alle distese di campi brulli, a ovest, che tremarono per un attimo come sotto defibrillazione e poi si fermarono per sempre. Fulminea, umida, annodata alle radici di ogni leccio bluastro, nel Bosco Chiuso, dentro ogni ghianda acerba, fino in fondo alla terra assetata e poi di nuovo via. Su a mille metri di quota, nera con le querce, minuscola con le formiche. Su e ancora su, fino in cima, un fuoco al contrario dal cielo al cratere. L’incubazione è durata due giorni, poi, all’alba del 25 luglio, il cratere sud-est del vulcano ha improvvisamente eruttato. La lava è crollata dal fianco orientale, fino alle sette di sera. Una fontana di sangue selvatico senza più gli argini delle vene. Leggi tutto…

TRINACRIA PARK A… ARTE E LETTERATURA – Siracusa, 14 aprile 2013

trinacria park - letteratura e museoTRINACRIA PARK A… ARTE E LETTERATURA – Siracusa, 14 aprile 2013
h. 18 – Galleria Roma – piazza San Giuseppe, Siracusa (Ortigia)

di Simona Lo Iacono

Cari amici,
avete mai pensato che i luoghi possano presentare i libri?
Luoghi speciali, che prendono vita magicamente e che parlano, si muovono, tessono miraggi.
E’ quello che accadrà nel prossimo appuntamento di ARTE E LETTERATURA, rassegna letteraria a metà tra libri e arti che tengo da qualche mese presso la Galleria Roma.
Seguendo un percorso che partirà dalla Galleria Roma e approderà al vicino MUSEO DEI PUPI, presenterò “Trinacra Park” (ed. e/o) l’ultimo, splendido, romanzo del caro amico MASSIMO MAUGERI.
Il 14 aprile alle ore 18 vi do’ quindi appuntamento alla Galleria Roma (piazza San Giuseppe Siracusa) per una PRESENTAZIONE ITINERANTE!
Come una frotta di turisti, dopo una prima sosta in galleria, entreremo nell’incantato mondo dei pupari, dove le stanze del museo si animeranno per illustrarvi il libro di Massimo.
Stanze che diventano narratori, dunque, che raccontano e che si raccontano, mescolando l’esperienza antica dei pupari alle pagine di questo testo sorprendente.
Mi accompagneranno, nel dare prodigiosa esistenza ai luoghi, sia la compagnia dei pupari Vaccaro-Mauceri, sia pintori, artisti, musicisti (il bravissimo attore Giuseppe Orto, la compagnia di musica popolare del maestro Tonino Bonasera, il pittore Daniele Carrubba).
Vi aspetto per il prossimo appuntamento: LETTERATURA E MUSEO!
Seguirà un festoso rinfresco in galleria!

* * *

Segui TRINACRIA PARK attraverso…

La discussioneLe recensioni La schedaIl booktrailerIBS
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TRINACRIA PARK su Repubblica

trinacria-park-cover1La Repubblica – Palermo

Domenica, 31 marzo 2013

TRINACRIA PARK

Il romanzo del blogger catanese Massimo Maugeri, edito da e/o, sul business di un parco a tema.
Un progetto faraonico in Sicilia, un governatore invasato e un’epidemia di colera

di Salvatore Ferlita

Si chiama Trinacria Park uno dei più grandi progetti mai realizzati in Europa, probabilmente il parco tematico più esteso e singolare (la sua ampiezza è di ventiduemila ettari), ospitato dall’isola di Montelava, un triangolo di terra che sorge di fronte all’Etna (a venti chilometri dal litorale: una sorta di inquietante doppio della Sicilia, per intenderci). Destinata a diventare uno dei maggiori poli turistici del pianeta: così almeno nelle parole entusiastiche, al limite dell’iperbole, di Remigio De Curtis, presidente della Regione invasato sino all’inverosimile e parte in causa, assieme ad alcuni magnati statunitensi, per il fatto di avere dirottato sul faraonico progetto una fetta importante dei fondi europei che transitano dal programma operativo regionale. Questo, in sintesi, l’antefatto del nuovo romanzo di Massimo Maugeri, “Trinacria park” appunto (edizioni e/o, 230 pagine, 16 euro, prefazione di Valerio Evangelisti). Animatore culturale indefesso (a lui si deve il blog “letteratitudine”, tra i più seguiti e influenti del panorama odierno), già autore di una apprezzata raccolta di racconti, Maugeri, nel rappresentare De Curtis, oppure Fausto Grossi, senatore ed ex ministro dello sviluppo, ha fatto tesoro delle parole di George Orwell: “Il linguaggio politico è concepito in modo che le menzogne suonino sincere e l’omicidio rispettabile, e per dare una parvenza di solidità all’aria”. Non solo il linguaggio politico, viene da aggiungere: anche quello di chi fa del marketing l’unico credo ammissibile. A fare da cassa di risonanza alla nascita di questa Disneyland insulare (concepita per rappresentare dal vivo i grandi eventi della storia della Sicilia, dalla strage di Portella della Ginestra allo sbarco dei Mille, tanto per dirne due), il ritrovamento di uno scrigno con dentro alcuni papiri in greco antico, databili intorno al II secolo a.c., che narrano le vicende delle tre Gorgoni, alle quali è dedicata una piccola area del parco. E tre Gorgoni contemporanee sono Marina Marconi (giornalista giovane ed eroica), Angela Metis (attrice fascinosa e brava) e Monica Green (direttore generale del parco), alle prese con una serie di eventi e, soprattutto, complicazioni vorticose: tra le tante, un’epidemia di colera che semina morte (a lasciarci la pelle, c’è pure il presidente della Regione, in forza di un anti-politico contrappasso) e terrore, liquidata immediatamente quale attacco batteriologico di una cellula di integralisti islamici. A completare l’affollatissima scena, un attore balbuziente schiacciato dalla zavorra dei rimorsi, un direttore artistico del parco, di anagrafe isolana, che però odia visceralmente i siciliani, un regista dagli occhi di diverso colore e dalle agghiaccianti manie. Manco a dirlo, la situazione, rutilante e trionfalistica all’inizio, lentamente si fa farraginosa e indomabile. Dominata, sin dall’inizio, da una sorta di universale correità: un irrefrenabile concorso nel reato di alterare la realtà, di mascherare i sembianti, per recitare la parte peggiore: quella dei truffaldini impenitenti, dei beati impostori, che agiscono in un luogo travestito da altro luogo. Che nascondono la malafede e il malaffare, il malcostume e il malgoverno sotto strati millenari di incrostazioni menzognere. È stato davvero bravo Maugeri a dar forma, attingendo a piene mani al ricco serbatoio del mito, a un apologo amaro e metamorfico sul tragico destino dell’Isola, con un risultato sorprendente e apparentemente paradossale: quello di un iperrealismo forse senza precedenti.

* * *

(Il disegno di Gianni Allegra, sulla pagina di Repubblica)


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IL CIELO E’ DEI POTENTI, di Alessandra Fiori (uno stralcio del libro)

https://i1.wp.com/www.bookrepublic.it/static/covers/9788866323327.jpgIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo le prime pagine del romanzo IL CIELO E’ DEI POTENTI, di Alessandra Fiori (edizioni E/O)

La scheda del libro
Claudio Bucci è stato un uomo potente, un politico della Prima Repubblica. La corsa per il successo ha segnato la sua esistenza. A settant’anni un incontro inatteso e lungamente evitato lo spinge a raccontare i segreti della sua storia con cinico disincanto. I sogni, l’ambizione e l’ascesa in un’educazione sentimentale che parte dalla provincia dei primi anni Quaranta e prosegue nella Roma dell’immediato dopoguerra. Claudio conosce la fine del fascismo e la nascita dei Comitati Civici. È in coda con i “fagottari” sulla Via del Mare e dentro i bordelli affollati del centro storico. È immerso in fumose sezioni di partito e conquistato dall’ambiguo fascino dei suoi meccanismi. Tessere, correnti e congressi, protettori e compari dominano l’orizzonte di Claudio, fino alla scoperta del grande amore per un’unica donna. Ma nell’irrinunciabile lotta per rimanere in alto il compromesso si fa pane quotidiano. Il come eravamo di una generazione narrato da un uomo con il demone del comando.

* * *

Uno stralcio del romanzo IL CIELO E’ DEI POTENTI, di Alessandra Fiori (edizioni E/O)

L’ho riconosciuto subito. Era quasi buio, la pioggia tagliava la luce dei lampioni e non lo vedevo da oltre
quindici anni, ma l’ho riconosciuto subito. Il collo prominente, le braccia lunghe, l’agitarsi delle mani che cercavano di aprire l’ombrello.
C’era la strada a dividerci, per non dire del resto, il suo odore però mi pareva di sentirlo. Tabacco e colonia di quarta. «C’è puzza di Guido» ci dicevamo ridendoci sopra.
In realtà, già negli ultimi tempi della nostra ingloriosa amicizia, Guido era passato ai sigari e a ben altri dopobarba. Ma è così che succede, li senti nell’aria quelli inesorabilmente destinati a segnarti l’esistenza. Per questo mantenevamo una sottile distanza. Da ragazzini, almeno.
Eravamo sì amici, ma non ci eravamo scelti, nessuno dei due era fatto per quelle cose. Abitavamo l’uno di fronte all’altro, frequentavamo la stessa parrocchia ed eravamo finiti nella stessa classe. Con ogni probabilità, tutte quelle coincidenze a tenerci legati altro non erano che uno dei tanti espedienti del destino per far apparire accidentale ciò che è ineluttabile.
Rimane il fatto che stavamo sempre insieme e oggi avremmo uno di quei ricordi che rendono magica l’adolescenza. Se poi non fosse accaduto tutto il resto.

Il suo ombrello non voleva saperne di aprirsi e lui restava al riparo del portico, mentre io continuavo a bagnarmi dietro la fila dei taxi. Alla mia età, per giunta.
Non fosse per i capelli bianchi, le gote rilassate e queste braccia molli, mi si direbbe anche in forma, ma c’è poco da illudersi: un giorno ti svegli e sei vecchio, ecco come succede. Le rughe arrivano una alla volta, eppure c’è sempre un mo mento in cui la consapevolezza ti fulmina, e per me anche quel la è arrivata da un pezzo.
Lui invece sembrava dimagrito. La vecchiaia che tutto rattrappisce aveva normalizzato anche la sua spilungaggine. Dio se era alto. Leggi tutto…

FRA LE PAGINE: VIAGGIO DIETRO LE QUINTE DELL’EDITORIA

dietro le quinte dell'editoriaLe Edizioni E/O hanno organizzato nei giorni di sabato 6 e domenica 7 aprile 2013 incontri rivolti a tutti quei lettori che vorranno approfondire la conoscenza del mondo dell’editoria entrando nella “bottega” editoriale della casa editrice condotta da Sandro Ferri e Sandra Ozzola.
Gli incontri si terranno presso la sede delle Edizioni E/O, per un totale di 15 ore in due giorni, nel weekend.
Per informazioni sui costi e su altri dettagli, cliccare qui…

Gli obiettivi degli incontri
Dalla prima lettura dell’editore all’avvio della macchina redazionale, dallo studio del comparto commerciale all’editing, dalla promozione dell’ufficio stampa alla produzione dell’ebook, sarà raccontata l’esperienza quotidiana della casa editrice per seguire passo passo la vita del libro, incontrando uno dopo l’altro tutti i professionisti impegnati nella lavorazione del volume.
Dall’idea all’oggetto: come nasce un libro? Chi legge i manoscritti? Che caratteristiche deve avere un testo per essere pubblicato? Chi è l’editor? Come si progetta una copertina? Come si tengono i rapporti con la stampa? Come funziona la “bottega” della casa editrice?

I docenti
Sandro Ferri e Sandra Ozzola Ferri: editori
Gianluca Catalano: marketing e commerciale
Claudio Ceciarelli: editor della narrativa italiana
Ester Hueting: ufficio stampa e organizzazione eventi
Simona Olivito: redazione e produzione
Gabriele Alese: ebook e digital media

* * *

IL PROGRAMMA

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NON PASSARE PER IL SANGUE, di Eduardo Savarese

NON PASSARE PER IL SANGUE, di Eduardo Savarese

Viaggio al termine della notte

di Anna Vasta

Non passare per il sangue, nell’omonimo romanzo di Eduardo Savarese (Edizioni e/o. Pag.188 € 16,00) suona come  una di quelle affermazioni perentorie-dinieghi o formule di scongiuro-sulle labbra  di una Pizia: monito a chi voglia intraprendere un cammino iniziatico. Un “viaggio al termine della notte”,  una discesa agl’Inferi, il percorso di conoscenza, di consapevolezza di Agar- personaggio reale, vero di soggettivi, autobiografici vissuti, e di  quel surplus di verità che solo la letteratura può dare- la yayà(nonna)- di Creta, più che nonna, madre; di quelle madri del mito, enigmatiche creature impastate nell’argilla primordiale. Dure, battute, piegate, mai vinte da tempeste personali e collettive bufere, refrattarie e impermeabili alla compassione, scorbutiche e solitarie, eppure nell’intimo fragili, e quanto indifese. Nonna-madre di Marcello, l’ufficiale in missione umanitaria in Afganistan, morto in un un agguato, restituito alla famiglia, senza corpo, senza gli onori della sepoltura e del pianto, senza quei miseri, eppure sacrosanti, irrinunciabili conforti che Achille non negò neppure all’acerrimo nemico, Ettore. E per cui si batté sino a morirne Antigone.
Di Marcello nemmeno le ceneri, solo gli effetti personali in una plumbea valigetta che Luca, compagno-amante del giovane militare, anche lui soldato di una guerra  feroce, fatta passare ipocritamente per operazione di pace, ha il compito di consegnare alla madre, Sofia. Una madre sorella, quasi amica, schiacciata dal dolore, dalle sconfitte, dai fallimenti esistenziali, repressa nei suoi slanci materni dalla soffocante onnipresenza di Agar; madre di entrambi, figlia e nipote, come in una tragedia greca,  dove i confini tra  pulsioni,  passioni e  ruoli famigliari sono labili e violabili.
L’arrivo improvviso di Luca-anche lui in cerca di un barlume che possa fare luce nel mistero di Marcello e della sua morte-incrina sino a spezzarlo l’instabile equilibrio di silenzi, omissioni, rancori, risentimenti, accuse reciproche, incomprensioni intenzionali e funzionali a nascondere ciò che madre e figlia hanno da sempre saputo, senza volerne prendere atto, per  non  assumersene il carico: l’omosessualità di Marcello.
Agar, nel ripercorrere insieme e in contrasto con il giovane militare che va rivelando, ogni giorno che passa, una sospetta, inquietante intimità col  nipote, momenti, episodi, gesti, comportamenti, parole di Marcello bambino, e poi giovane adulto, va indietro coi suoi ricordi, alla sua prima giovinezza a Creta, alla malattia, l’insufficienza polmonare che ne aveva bloccato la crescita e la possibilità di emancipazione nel lavoro, tanto da spingerla a cercare una forma di indipendenza nelle nozze con l’ufficiale italiano, il nemico invasore di stanza nell’Isola. Sino alla paura atavica della sterilità. Paura che affonda in archetipi di fecondità e procreazione, che identificano la fisicità femminile in  natura naturans. Questa paura della sterilità, dell’impossibilità di procreare vissuta come una deminutio del proprio essere donna, si aggira come uno spettro tra le mura della villetta di Vico Equense, anche dopo l’avvenuta maternità  la nascita di Sofia, sino a materializzarsi nella sterilità di Marcello, nel suo amore contro natura che non passa per il sangue. Uno spettro funesto che porterà il nipote di Agar, sensibile, raffinato cultore di libri e di fiori, collezionista di Barbie, giovane bello e di gentile aspetto, a scegliere la vita militare per reprimere le proprie inclinazioni di “femmina” e affermare un’identità di maschio, che copra e nasconda il peccato d’origine: l’impossibilità di procreare, di passare per il sangue. Leggi tutto…

UNA COLLEZIONE DI CONTENUTI: Sabot/age a Più libri, più liberi

Domani a… Più libri, più liberi
incontro di venerdì, 8 dicembre – h. 15 – Sala Smeraldo

Una collezione di contenuti
Presentazione dei nuovi romanzi della Collana Sabot/age: Una brutta storia, Undercover, Sinistri, Non passare per il sangue
intervengono Massimo Carlotto, Piergiorgio Pulixi, Roberto Riccardi, Tersite Rossi, Eduardo Savarese
a cura di edizioni e/o

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da LA SICILIA di sabato 01/12/2012

Letteratitudine

La ricetta di Sabot/Age: storie che nessuno vuole raccontare
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ALEKSANDR SKOROBOGATOV vince il Premio città di Penne – Mosca

Nella tarda serata di sabato 1 dicembre si è conclusa la XXXIV Edizione del Premio Internazionale di Narrativa “Città di Penne – Mosca”. Si è affermato nettamente lo scrittore russo Alexandr Skorobogatov con il romanzo “Vera” (Edizioni e/o), superando Emanuele Trevi, finalista con “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie) e la portoghese Dulce Maria Cardoso, finalista a sua volta con “Il compleanno” (Voland).
Lo spoglio delle numerose schede (560 votanti) ha dato come risultato 333 voti al russo Alexandr Skorobogatov. Che ha ricevuto il premio dalle mani del Sindaco di Penne Rocco D’Alfonso.
Erano presenti alla manifestazione anche i rappresentanti dei Comuni di Lanciano, L’Aquila e Nereto, tutti coinvolti quest’anno nel circuito del Premio, ciascun Comune con 100 membri di giuria popolare che si sono aggiunti a quelli di Penne. La delegazione russa è intervenuta con Evgenj Sidorov, ex Ministro della Cultura della Federazione Russa, e con lo scrittore Igor Volghin, il quale nel 2011 ha vinto la sezione russa del Premio.
Erano presenti anche una delegata del Prefetto di Pescara e Nicoletta Verì, consigliera regionale d’Abruzzo, che è presidente della Commissione Cultura in Regione dove si sta concludendo l’iter per arrivare a una “legge speciale” a favore della manifestazione italo-russa.
Nella stessa serata di ieri sono state premiate Valentina D’Urbano per la sezione “Opera Prima-N.Fonticoli-Brioni”, affermatasi con “Il rumore dei tuoi passi” (Longanesi), e Biancamaria Frabotta, vincitrice della sezione di Poesia Edita “Città di Penne-Fondazione Piazzolla”
per “Da mani mortali” (Mondadori) . Leggi tutto…