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Posts Tagged ‘Elena Mearini’

È STATO BREVE IL NOSTRO LUNGO VIAGGIO di Elena Mearini (intervista)

È STATO BREVE IL NOSTRO LUNGO VIAGGIO di Elena Mearini (Cairo editore)

Il libro è entrato nella cinquina dei finalisti dell’edizione 2017 del Premio Scerbanenco

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di Simona Lo Iacono

Cesare Forti. Il cognome rimanda alla virtù della forza, della compiutezza, della presenza. E, in effetti, questo sembra. Un uomo incrollabile, la cui vita non risente neanche di una sbeccatura, una di quelle imperfezioni così scontate negli altri.
Ma lui no.
Ha una moglie elegante, espertissima nell’arte di arredare, intrattenere, presenziare. Una figlia amata, tirata su con il rispetto delle buone regole dello stare al mondo.
Eppure, al di là della maschera inappuntabile dell’uomo arrivato, qualcosa è ferito, crepato.
E quel qualcosa lo porta a cercare altro, un appagamento diverso, una risposta a esigenze mai rivelate.
Bisognerebbe sempre ascoltare i propri desideri, persino i propri tradimenti, perché molto rivelerebbero sulle strade interrotte, sui destini mancati, persino sulle richieste – mai veramente adempiute – di uno sguardo. Non farlo, significa correre su un crinale pericoloso che mescola verità e finzione. Indossare maschere pronte a sbriciolarsi. Affidare alla parte nascosta di noi il compito di ribaltare quella affiorante, ma meno autentica.
Con una sapienza poetica altissima, Elena Mearini ci racconta quest’uomo. Le sue ipocrisie ma anche le sue ferite. La sua debolezza ma anche il suo finale coraggio. La sua malattia interiore e la sua inaspettata guarigione.
È stato breve il nostro lungo viaggio”, (Cairo editore) è un romanzo che lucidamente disamina l’assillo dell’apparenza, seziona le voragini del cuore, riepiloga gli anelli – presenti e mancanti – della maglia complessa dell’esistere.

-Elena – chiedo allora alla bravissima autrice – mai come in questo libro possiamo dire che la letteratura fa andare oltre, sgomina ciò che appare, il manto che nasconde la verità, e le ferite delle cose. Chi è veramente Cesare Forti? Leggi tutto…

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ELENA MEARINI racconta BIANCA DA MORIRE

ELENA MEARINI racconta il suo romanzo BIANCA DA MORIRE (Cairo editore)

Elena Mearini

di Elena Mearini

Questo romanzo nasce da una riflessione su Bene, Male e posizione nello spazio.
Il buono è colui che si mette da parte? A lato? Sopra, sotto? E che succede invece se pretendiamo di stare nel mezzo, al centro esatto di tutto? Forse, il male sta proprio nel punto massimo di luce, anche lui sotto a quel riflettore che tentiamo a tutti i costi di richiamare ed inseguire.
Forse, il centro della scena corrisponde a una botola che s’apre sull’abisso.
Bianca da morire” indaga le pulsioni che spingono a raggiungere lo spazio d’inevitabile attrazione, il cerchio illuminato a cui nessuno sguardo può fuggire.
Bianca, la protagonista del romanzo, è un’adolescente che ha tutte le caratteristiche per non passare inosservata, bella, brillante, seducente, una naturale predisposizione a catturare gli occhi e i pensieri della gente. Eppure, in famiglia pare non venga vista, come se girasse per casa con il cappuccio del boia in testa. I lineamenti del suo viso, i tratti delle sue verità, tutto il desiderare della sua faccia risulta sconosciuto ai genitori. Una madre e un padre che si ostinano a non vedere la verità della figlia.
Lei vorrebbe fare l’attrice, riconosce in sé un talento che nessuno dei due mette a fuoco, perché le dieci diottrie sono riservate al figlio maschio, Valerio. E’ lui l’asso su cui puntare, la promessa del calcio su cui scommettere.
Valerio gira per casa a viso scoperto, è pienamente visto e riconosciuto. Bianca no, per lei c’è il buio sulla faccia, c’è il cappuccio del boia, l’uomo nero che di mestiere taglia le teste, decapita per campare. Il “cattivo” con cui Bianca s’identificherà per rivendicare il proprio diritto a esistere. Leggi tutto…

A TESTA IN GIU’, di Elena Mearini (una recensione)

Pubblichiamo una recensione del romanzo “A testa in giù” di Elena Mearini (Morellini)

di Simona Lo Iacono

Il mondo è uno strano scenario per chi prova meraviglia.
Per chi non getta sguardi d’abitudine sulle cose, per chi sa trasalire di entusiasmo, per chi si lascia abbagliare dalla bellezza quotidiana dell’ordinario.
Un mondo così, vissuto con uno spasmo di gratitudine per ogni particolare, è – anzi – insostenibile. Perchè ogni colore dice e rivela. Perchè ogni oggetto intreccia un abecedario, perchè ogni suono, anche il rombo di un motore, è altro, e sfugge a una catalogazione ordinata, per farsi vitale, zampillante, una pozza di luce disarmata.
E forse, non è neanche un mondo per uomini, questo, ma per poeti, per chi sa sopravvivere alla verità dello stupore, o per sognatori sbalestrati, insomma per chi – rispetto all’ottica tradizionale – vive capovolto, a testa in giù.
Sarà allora per questo che Gioele (che ha la capacità di vedere nel giallo un essere parlante, e in un magiolone un tenore che canta a pieni polmoni) viene catalogato come un diverso, un matto, una di quelle creature inadatte alla terra e al cielo, incomprensibile al Dio dei vivi e al Dio dei morti.
E sarà allora per questo che – per trovare comprensione – dovrà imbattersi in una donna che non si lascia impressionare dal ticchettio ritmato delle sue dita, dalla sua capacità di parlare usando silenzi. Una donna anziana e incorrotta, sulle cui ossa si sono abbattute intemperie e violenze, ma che non ha smesso di covare i ricordi come una bambina in attesa, senza perdere un primitivo stato di innocenza.
Gioele e Maria, un ragazzo bollato come autistico e una vecchia signora in bicicletta, che si scontrano per strada e uniscono in modo misterioso i propri destini. Un pessimo assortimento per il mondo – che ricovera i pazzi ed emargina i vecchi – ma un connubio perfetto per quel Dio giullare che Gioele ha imparato ad amare, e che – lungi dall’inquadrare l’esistenza in modo precostituito – è il primo a vivere a “testa in giù”. Leggi tutto…

ELENA MEARINI racconta A TESTA IN GIÙ

Elena MeariniELENA MEARINI ci racconta il suo romanzo A TESTA IN GIÙ (Morellini editore). Un estratto del libro è disponibile qui.

di Elena Mearini

“A testa in giù” è la storia di un giovane ragazzo “speciale”, un’anziana donna “bizzarra” e un Maggiolone giallo, un po’ matto per rispetto alla tradizione.
E’ la storia di un viaggio reale ma anche immaginario, condiviso da sguardi diversi ma affini, lontani per generazione ma vicini e quasi sovrapposti per attitudine e verso di rotazione.
Gli occhi di Gioele, così come quelli di Maria, amano girare attorno alle cose, esplorarle da destra a sinistra, da sotto a sopra nell’intento di scoprirne tutte le differenti facce ed espressioni.
In fondo, loro sono due anime curiose, appassionate dall’unicità di ogni manifestazione di vita. E l’unicità è proprio una tra le parole-chiave che mi hanno spinto a raccontare questa storia. Insomma, ognuno di noi è unico e perciò diverso, e tanto più la diversità si propone in maniera libera e spontanea, tanto più l’unicità ne guadagna in fatto di irripetibilità.
Pensiamo a quanto fascino e a quanta ricchezza possiamo trovare nel “ non ripetibile”, in qualcosa che esiste e accade una sola volta, in un solo tempo, qualcosa nato da un ignoto miscuglio tra più componenti, da una sorta di magica formula che niente e nessuno potrà più riproporre.
Ecco, il non ripetibile è l’unico e il diverso, è quella magia che ognuno di noi ha in sé. Una magia che forse in Gioele appare un poco più marcata, con quei bordi spessi e quei contorni netti che spaventano gli altri, gli altri che lo ritengono inaccessibile, come stregato da un incantesimo, gli altri che lo considerano unico oltre la misura consentita, portatore di una diversità non calcolabile e perciò pericolosa. Perché sfuggire ai parametri conosciuti significa toccare l’oltre della fantasia, l’aldilà dell’immaginazione, il nuovo che evolve, lo stupore che si rivela, il cuore che sperimenta altri battiti, gli occhi che scoprono altre luci, altre ombre, il sottopelle di un mondo che si dichiara vivo per presenza di carne e sangue. Leggi tutto…

A TESTA IN GIÙ, di Elena Mearini (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo A TESTA IN GIÙ di Elena Mearini (Morellini editore), preceduto dalla bella prefazione di Elisabetta Bucciarelli.

Gioele è un ragazzo che vive in un mondo alternativo, fatto di fantasie e interlocutori immaginari. La sua vita scorre in un Istituto che cura disagi psichici, ma la malattia di Gioele non può trovare cura tra camici bianchi e medicine.
Quando Gioele intraprenderà una fuga a bordo di un Maggiolone giallo, incontrerà Maria, un’anziana donna assieme alla quale percorre le strade della Lombardia e della memoria.
Le loro vite, legate da un mistero che si svelerà strada facendo, si risolveranno in un incontro di insolita salvezza.

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di Elisabetta Bucciarelli

Ogni volta che apro un libro, da sempre, vado alla ricerca di uno stupore. Una storia immaginifica, un personaggio capace di guardare il mondo dal suo particolare punto di vista, la voce di un autore che abbia parole proprie, diverse dalle mie, speciali. Cerco un mondo altro, colori, suoni, corpi, linguaggi. Cerco spaesamento e riconoscimento, dubbi e certezze, sorrisi e commozione.
Mai come in questo nostro stralunato periodo storico, in un libro vorrei trovare qualcosa da trattenere anche dopo averlo chiuso. Sottolineature, scritture ai margini, punti esclamativi. Pensieri che mi possano accompagnare, da trascrivere sui miei quaderni, da leggere ad alta voce a un altro essere umano, da riutilizzare, se dovessero servire, nelle quotidiane emergenze, durante una conversazione o una nuova scrittura. Cerco sempre e comunque il nome migliore per chiamare ogni sentimento, ciascuna emozione.
Compro un libro come se fosse una misura di stati d’animo. Una pietanza buona. Una bevanda dissetante. Lo compro perché mi serve, perché mi deve essere utile. Non per forza necessario, ma utile sì.
Lo sono sempre le poesie di Elena Mearini, che leggo da tempo e che possiedono ritmo e intensità, lo sono le pagine di A testa in giù, questo suo nuovo romanzo. Leggi tutto…

Elena Mearini racconta 360 GRADI DI RABBIA

Elena Mearini racconta il suo romanzo 360 GRADI DI RABBIA, ripubblicato di recente per Koi Press

di Elena Mearini

360 gradi di Rabbia” ha avuto una gestazione lunga, quattro anni di lavoro, tra stesure, partenze, soste, riscritture. Bisogna fare i conti con le andate, i ritorni e le soste obbligate, quando si racconta di sé, della propria vita. Perché in questo romanzo c’è molto del mio passato, anche se l’impianto narrativo si avvale di una buona dose d’invenzione. La protagonista, Vera, è una giovane donna che porta avanti una protesta feroce, un’insurrezione spietata nei confronti di tutto ciò che nasce sotto il segno del disamore. Vera vuole essere vista, scelta, ascoltata. E decide  di farlo attraverso la prepotenza disperata di un corpo tutto ossa e niente carne. Tutto rabbia e  poca vita. Sarà poi la nostalgia per l’umanità, la nostalgia del sentire con e assieme agli altri, a spingere Vera verso il riguadagno della realtà e la riscoperta della vita.
Il romanzo uscì in versione cartacea per Excelsior1881, con ottimi riscontri da parte di critica e pubblico. In particolare, venne apprezzato da lettori giovani, ragazzi con il desiderio di comprendere il perché di alcuni deragliamenti dai binari della speranza, il perché di alcuni abbandoni dalla strada della vita. Data la scarsa visibilità nelle librerie e le solite difficoltà della piccola editoria (pur con tutti gli entusiasmi  dedicati al romanzo e la buona volontà nel promuoverlo), “ 360 gradi di rabbia” non raggiunse un numero sufficiente di lettori, sufficiente a far risuonare il messaggio che porta con sé. Per questa ragione, ho accolto con gioia la proposta di Massimo di Gruso, editore  di Koi press. Vorrei che “ 360 gradi di rabbia” possa continuare a diffondere e condividere il suo convinto Sì alla vita.

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Un estratto di 360 GRADI DI RABBIA, di Elena Mearini
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Nicoletta Vallorani vince la sesta edizione del Premio Nazionale di Narrativa “Maria Teresa Di Lascia”

Nicoletta Vallorani vince la sesta edizione del Premio Nazionale di Narrativa “Maria Teresa Di Lascia”

La somma dei voti espressi dalla Giuria scientifica e dalla Giuria popolare ha decretato il successo del romanzo “Le madri cattive”. Secondo posto per Laura Pugno con “Antartide”. Terza classificata Elena Mearini, con “Undicesimo comandamento”.

Fiuminata (MC) – È Nicoletta Vallorani, con il romanzo Le madri cattive, edito da Salani, la vincitrice della sesta edizione del Premio Nazionale di Narrativa “Maria Teresa Di Lascia” (nella foto). La cerimonia di premiazione è andata in scena sabato 15 Settembre, presso la Villa Comunale di Fiuminata. Al secondo posto Laura Pugno, con Antartide, edito da minimum fax, in terza posizione Elena Mearini, con Undicesimo comandamento, edito da Perdisa. A Mearini è stato assegnato il Premio speciale Università di Camerino, consegnato dal rettore Flavio Corradini.

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