Archivio

Posts Tagged ‘Eliana Camaioni’

L’UOMO SBAGLIATO di Salvo Toscano

L’UOMO SBAGLIATO di Salvo Toscano (Newton Compton)

 * * *

di Eliana Camaioni

“L’umanità ha debellato il vaiolo. Ma non il matrimonio. E questo è un dato di fatto su cui varrebbe la pena di ragionare”.
Comincia così “L’uomo sbagliato” (Newton Compton) di Salvo Toscano, autore del bestseller “Insoliti sospetti”, che ritorna con un nuovo caso per i fratelli Fabrizio e Roberto Corsaro.
E’ ‘una mattina di quasi estate’ quando Fabrizio Corsaro, giornalista, viene a sapere che dovrà lasciare in fretta l’appartamento al padrone di casa. Una notizia inaspettata, un’estate a cercare una nuova casa e un nuovo equilibrio, fino a un’altra mattina, stavolta di novembre, quando riceve la telefonata di tale Filippo Pandolfo: “Dottore, mi perdoni per il disturbo, io dovrei parlarle di una cosa molto delicata e importante”.
La cosa in questione è che il padre di Filippo, Cosimo Pandolfo, sta scontando da sei anni in carcere una pena di trenta, accusato dell’omicidio di Giovanni Cannizzaro, suo vicino di casa: una colpevolezza sulla quale nessuno – giudici, avvocati, opinione pubblica – avevano avuto dubbi, durante un processo rapido e senza appello: Cosimo era una brutta persona, un violento, picchiava a sangue la moglie incinta. Ma il figlio Filippo è convintissimo dell’errore giudiziario: mostra a Fabrizio un video inedito, una testimonianza preziosa che parla di un computer mai ritrovato, che però da sola non basta a chiedere la revisione del processo. Leggi tutto…

VITE CHE SONO LA TUA di Paolo Di Paolo

VITE CHE SONO LA TUA. Il bello dei romanzi in 27 storie” di Paolo Di Paolo (Laterza)

 * * *

di Eliana Camaioni

“A Eliana, per tutte le vite che scriverà”.
Così Paolo di Paolo, con una penna-pennarello blu notte, mi ha dedicato il suo “Vite che sono la tua” (Laterza).
L’ho incontrato a Messina, non ci vedevamo da un po’; e siamo rimasti a chiacchierare a microfoni spenti, dopo la presentazione del suo libro. Perché Paolo è una di quelle persone che quando ci fai amicizia è davvero un amico: ti chiede come stai, si ricorda di quello che gli avevi detto l’ultima volta che vi eravate incontrati anche se sono passati sei mesi, e quindi com’è andata col romanzo nuovo, con quel colloquio, con quel progetto.
E davvero ogni volta mi sento onorata, di questa sua attenzione: per chi come lui incontra centinaia di persone al giorno, questo livello di empatia e di ascolto credo sia un dono fuori dal comune. Anche se – è inconfessabile – in fondo al cuore mi piace pensare che no, lui mica si ricorda così di tutti; come i figli maggiori che sono gelosi dei fratelli minori, mi piace pensare che lui mi consideri davvero sua amica, che abbia per me uno strapuntino d’onore, anche piccolo, in mezzo a tutti.
Vogliamo tutti sentirci speciali, per le persone che stimiamo e a cui vogliamo bene. E nel mio cuore, Paolo è uno di questi.
Così torno a casa, e armata di divano e pantofole, comincio a leggere. E sono ancora alla prefazione, alla pagina VIII in numeri romani, che i miei pensieri trovano conferma: “Questo, è stato leggere. Questo è. Fare entrare nella propria vita molte più persone di quelle che davvero riusciamo a incontrare per strada”.
Eccolo lì, non mi sbagliavo, penso. Eccolo, il suo segreto: percepire la vita come un incrocio di storie e gli altri come compagni di cammino; le nostre vite non sono altro che storie non scritte, siamo fatti delle stesse storie di cui sono fatti i libri, e quindi non esiste cesura fra la vita e la letteratura, c’è solo uno storytelling ininterrotto, in cui si mescolano trame di romanzi e trame di vite che non sono la tua, ma che diventano la tua, se in quelle vite vuoi entrare.
E allora tutto mi è chiaro, e volo sulle pagine del libro spinta dall’amore di farmi attraversare anch’io, dalle vite che hanno attraversato Paolo e che lui ha scelto di condividere col lettore: 27 storie, 27 classici che per la prima volta vedo con occhi nuovi.
Io in loro, loro in me. Loro in Paolo bambino, Tom Sawyer in lui e lui in Tom Sawyer, e così via, passando per Dickens (‘uno scrittore diventato un aggettivo’), il giovane Holden (‘ruvido e sensibilissimo come la gran parte di chi ha sedici anni, sì ma con qualcosa in più’). Leggi tutto…

QUELLO CHE NON SAPPIAMO di Annarita Briganti (recensione)

QUELLO CHE NON SAPPIAMO di Annarita Briganti (Cairo)

di Eliana Camaioni

“Non sono io l’uomo del tuo destino? Anzi, no, con la maiuscola: l’Uomo del tuo destino”

“Se lo fossi mi accompagneresti nei miei viaggi di lavoro, mi sosterresti, conosceresti i problemi della mia famiglia. Non avrei bisogno di mangiare troppo, troppo poco, o di compensare nei momenti di ‘down’. Faremmo molto l’amor, in tutti i modi, senza limiti, senza tradirci, rispettandoci, bevendo vino rosso. Non saresti l’ennesimo compagno da dimenticare”

Non condividono la quotidianità. Non sono nemmeno una coppia canonica. Eppure, Ginger e Paulo hanno quanto di più magico si possa desiderare per un rapporto: la condivisione dell’anima.

“Era estate quando ho ricevuto la prima email di Paulo”. Così su un foglio bianco, solo una riga di parole in apertura del romanzo, a pagina nove: come un tuono che precede un acquazzone improvviso e scrosciante, come uno sparo che dà il via ai maratoneti, come qualcosa che irrompe in un istante e irreversibilmente mette in moto gli eventi. Nello stesso modo, Paulo entra nella vita di Ginger: e non importa se Paulo e Ginger sono davvero i loro nomi reali, non importa se Paulo è responsabile di servizi catering e Ginger ha cinquanta persone a pranzo e aspetta una consegna che non arriverà mai. Quello che conta è la reazione a catena – di parole, domande, risposte, silenzi, nuove domande, appuntamenti, rancori, sentimenti – che quella prima mail avrà messo in moto. Leggi tutto…

SABBIA NERA di Cristina Cassar Scalia (recensione)

SABBIA NERA di Cristina Cassar Scalia (Einaudi Stile Libero)

di Eliana Camaioni

Sarebbe riduttivo dire che “Sabbia nera di Cristina Cassar Scalia (Einaudi Stile Libero) è un eccellente romanzo giallo, dal ritmo brioso e scorrevole, che inchioda il lettore dalla prima all’ultima riga, e mette in scena una vicenda intrigante e magistralmente condotta dalla mano ferma della sua autrice, che sperimenta il genere con ottimi risultati.
Eppure è fuor di dubbio che, del giallo classico, “Sabbia nera” gli ingredienti li ha tutti: c’è un delitto su cui indagare, c’è un investigatore con la sua squadra, procedure e indizi e indagini avvengono in modo chiaro ed espresso, e il colpevole alla fine viene smascherato.
No, non basta. C’è qualcosa in più, che nulla toglie al genere ma a questo aggiunge motore e grinta ulteriore, cuore e passione. Si tratta di una seconda trama, un giallo nel giallo, che attraversa la narrazione e con essa si intreccia; una storia segreta e dolorosa, intimistica, che della sensibilità della Cassar Scalia porta la firma, e che ha l’aspetto di un doppio rovesciato della trama principale.
Perché Giovanna ‘Vanina’ Guarrasi, vicequestore di Catania, sarà sì lo Sherlock Holmes dei misteri di una mummia ritrovata nel montacarichi di una villa antica – un ritrovamento che la porterà a riaprire un caso già chiuso cinquant’anni prima – ma sarà al contempo alle prese con un delitto che la trama tace, più sottile e silenzioso, che la riguarda nel privato, che la rende vittima e carnefice allo stesso tempo, indagatrice e rea confessa, carceriera e prigioniera. Leggi tutto…

DI AMORI DIVERSI di Fabrizio Palmieri (intervista)

DI AMORI DIVERSI di Fabrizio Palmieri (Ad Est dell’Equatore)

articolo e intervista a cura di Eliana Camaioni

 * * *

Un pomeriggio qualunque, primavera di due anni fa.
“Eli, ti sto mandando una cosa nuova che sto scrivendo. Dalle un’occhiata, dimmi che ne pensi”.
È una cosa che facevamo già da allora, io e Fabrizio Palmieri, questa di leggerci a vicenda le cose mentre le scriviamo.
Qualche minuto dopo, gmail mi recapita “Di amori diversi”, la sua nuova creatura, ferma ancora ai primi capitoli. Mi metto comoda sul divano, già pregustando le tinte gotiche della penna del mio amico, abile come pochi a partorire storie di angeli e demoni. Ma Fabrizio riesce a sorprendermi; leggo con curiosità crescente le pagine nuove, mi fermo su un passaggio che mi emoziona:
“Erano saltati in moto armati di giubbotti e piumone, decisi a raggiungere il mare in compagnia dei loro sogni: figli, una casa, serate davanti alla tv. Cose semplici. Distesi sulla sabbia fredda, avevano atteso un altro spettacolo di colori, serrati in una coltre di piume d’oca.
Protetti dal calore dei corpi, riparati in una bolla: il mondo, che restasse pure fuori, al freddo”
Sollevo gli occhi dal foglio, compongo velocemente il suo numero.
“Fabri, ma veramente l’hai scritto tu?”
“Sì, perché?”
“Fammi capire. Hai nel cassetto un paio di romanzi gotici e un cyberpunk, e vuoi esordire con una storia nuova che parla d’amore, che trasuda anima e sentimenti?
Sorride.
“Voglio parlare d’amore, Eli, ma non nel senso canonico del termine. Voglio sfatare il luogo comune che l’amore possa essere di un solo tipo, ma non voglio spoilerarti troppo. Ti dico solo che i protagonisti saranno: un prete avantgarde, una trans e un ex cacciatore di teste esperto in food’n beverage. Una bella sfida, non trovi?”
Anche se siamo a telefono so perfettamente quale sia la luce negli occhi che gli viene in questi momenti; mi sembra di sentire il rombo del suo motore, che puntualmente mette in moto il mio e mi accende l’entusiasmo. “Assolutamente! Mandami il resto, Fabri. La tua idea mi piace da morire e forse ho pure in mente a chi potresti proporla”. Leggi tutto…

Intervista a FULVIA TOSCANO: tra Nostos e Naxoslegge

“Nostos” e “Naxoslegge“: due belle realtà coordinate e dirette da Fulvia Toscano

Domenica 20 maggio, nella giornata internazionale dedicata al Mare, Naxoslegge e Nostos. Festival del viaggio e dei viaggiatori, in collaborazione con Archeoclub di Siracusa, hanno il piacere di insignire il prof. Sebastiano Tusa del premio “Custodi della Bellezza” intitolato a Khaled Al-Asaad, il grande archeologo siriano, trucidato dall”ISIS.
Si tratta della III edizione del premio assegnato, nelle passate edizioni, a Moncef Ben Moussa, direttore del Museo Bardo di Tunisi, e, alla memoria, a Enzo Maiorca. La cerimonia di consegna, fissata dalle ore 11.30, sarà realizzata in un luogo di straordinario fascino, l’Ipogeo di Piazza Duomo in Ortigia. L’artefice del premio, per questa III edizione, è il maestro Luigi Camarilla, artista di fama internazionale. #custodirelabellezza

 * * *

intervista a cura di Eliana Camaioni e Fabrizio Palmieri

L’incontro è fissato alle 17 al Parco Archeologico  di Naxos, il giorno è un giovedi 3 maggio che a giudicare dal clima sembra novembre: piove da stamattina, a Messina, e mi sa che ci toccherà metterci in macchina con ampio margine e fare l’autostrada a passo di scolaresca, se continua così.
Ma è un appuntamento a cui non si può mancare: è la presentazione di “Viaggio in Sicilia” di Marinella Fiume, nell’ambito del Festival del viaggio e dei viaggiatori “Nostos”, di Fulvia Toscano.
Due donne straordinarie: la Marinella esoterica, che racconta con saggezza antica – gliela si percepisce nello sguardo fermo, nei gesti, nel modo lento e suadente di parlare – fatti e segreti di questa nostra terra, e una Fulvia Toscano vulcanica e poliedrica, madrina di alcuni fra i più importanti Festival siciliani, uno su tutti NaxosLegge.
E’ una bellissima occasione per incontrarle entrambe, e proporre a Fulvia quell’intervista che Massimo Maugeri ha dato a me e a Fabrizio Palmieri l’opportunità di chiederle assieme, per Letteratitudine. Un’intervista che nasce doppia perché non bastano, per Fulvia Toscano, le domande di un solo operatore: come un Panopticon, il gigante guardiano della mitologia, vogliamo provare a offrire di lei un quadro quanto più sfaccettato possibile, che renda giustizia della sua polidimensionalità di studiosa, di operatrice culturale, di docente, di donna. Così abbiamo unito le forze, e stamattina abbiamo scritto l’intervista, io e Fabrizio: in quest’occasione, della nostra coppia di scrittori-reporter, io ho fatto la parte del tecnico – quella che si arrocca sul filologico-letterario – mentre lui già per carattere è l’elemento che fa da bisturi, che ama scandagliare anime e persone, e pure quello brioso, che riesce a strappare i migliori gossip e le notizie riservate.
Nel frattempo però si è fatta l’ora e Giove Pluvio non intende concedere tregua a un cielo plumbeo senza speranza. Motivo per cui alle 15.30 sono già in macchina, penna e taccuino pronti: mando un messaggio a Fabrizio, avvisandolo che sto partendo in anticipo. ‘Arriverai con tre quarti d’ora d’anticipo … Per favore, aggiungi una domanda per Fulvia: dove trova tutte quelle energie?’ mi risponde lui. Leggi tutto…

IL TUO NEMICO di Michele Vaccari (recensione)

IL TUO NEMICO di Michele Vaccari (Frassinelli)

recensione di Eliana Camaioni

Costruito con la mano di regista, cesellato con l’accuratezza di editor, raccontato con la forza dirompente delle storie vere, “Il tuo nemico” (Frassinelli) unisce le tre anime di Michele Vaccari, regalando al lettore pagine coraggiose.
Sarebbe ingiusto ridurlo alla sua trama: un ragazzo di nome Gregorio, genio dell’informatica con una situazione familiare difficile alle spalle, oppone al mondo una singolare forma di ribellione chiudendosi in casa; una ragazza di nome Gaia, con una situazione familiare difficile alle spalle, oppone al mondo una singolare forma di ribellione entrando in Anonymous, incrociando la sua lotta con quella di Gregorio.
Per comprendere quella trama – raccontata da chi scrive in modo provocatoriamente riduttivo – è nel cuore del romanzo che bisogna scendere; bisogna usare un bisturi per sezionarlo e scoprire quanti tesori possieda al suo interno, il caleidoscopio straordinario in cui le vicende narrate si uniscono indissolubilmente al modo in cui sono narrate, e da esso prendono forza e diventano straordinarie.
Fermo immagine, flash back, avanti veloce.
Fermo immagine, ellissi, scena.
Avanti veloce, analessi, stop.
Gorghi di metafore si attorcigliano a labirinti di sinestesie, shock linguistici danzano con scossoni sintattici, linguistici; cambi di registro sono tamponamenti al semaforo di una narrazione mai prevedibile, che procede a salti pur senza essere mai discontinua, anzi, che nella discontinuità trova la sua omogeneità, la sua ragion d’essere, la voce dell’autore. Che prende per mano il lettore e poi lo lascia precipitare, lo riprende al volo e lo confonde di nuovo; che anticipa ma non spiega, racconta ma non dice. Leggi tutto…

MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano

MIA FIGLIA, DON CHISCIOTTE di Alessandro Garigliano (NN editore)

 * * *

Il romanzo sarà presentato mercoledì 31 maggio, h. 17:00, nell’ambito del Maggio dei Libri a Catania – c/o Biblioteca della “Città Metropolitana” di Catania (Via Prefettura N° 24 – Catania).
Con Alessandro Garigliano e Antonio Di Grado – Coordina Giuseppe Raniolo

 * * *

Recensione e intervista a cura di Eliana Camaioni

Quando ho letto il titolo “Mia figlia, don Chisciotte” ho pensato al mito del buon selvaggio di Rousseau. Mi sono cioè domandata se l’incoscienza spontanea e non inquinata, tipica dei bambini, potesse essere il punto di contatto fra una figlia e lo spirito dell’hidalgo più famoso della letteratura. E pagina dopo pagina, Alessandro Garigliano con questo suo saggio-romanzo (per i tipi di NNE, 2017) accompagna per mano il lettore a rileggere l’opera di Cervantes da un punto di vista inusuale: quello di un padre-scudiero innamorato della sua bambina-cavaliere errante.
Il protagonista si presenta sin dall’incipit in abito scuro, quel look che adotta come maschera e alter ego: finge di essere docente universitario, vuole mostrarsi così alla figlia perché come padre vuole essere impeccabile, dare a lei di sé un’immagine incrollabile: la figlia non deve pensare che suo padre, come la maggior parte dei suoi coetanei ‘tira a campare’. Anch’io ho figli, e mentre leggevo, inesorabilmente tutto andava a rimbalzare sull’esperienza mia di madre: quest’idea di dover apparire agli occhi dei figli credo sia il cruccio di ogni genitore. Ogni genitore che sente il dovere di dare un’immagine coerente e ‘giusta’ di sé, trovare quel punto di equilibrio instabile: essere impeccabile ma mettersi a gattoni a giocare, essere autorevole ma non autoritario, amichevole ma non amico. In queste dicotomie lascio la parola all’autore, in modo che ci dica qual è il rapporto fra il padre e la figlia del romanzo: come nasce l’idea di accostare Il Don Chisciotte ad una figlia? Leggi tutto…

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (intervista)

QUEL NOME È AMORE di Luigi La Rosa (Ad est dell’Equatore)

Un estratto del libro è disponibile qui

 * * *

di Eliana Camaioni

C’è qualcosa di magico in “Quel nome è amore” di Luigi la Rosa (Ad est dell’Equatore, 2016): la capacità di resuscitare ciò che di immortale c’è nella bellezza, nell’arte, nelle vite straordinarie degli artisti che popolarono la stagione della migliore Ville Lumière. Così il presente scivola nel passato, senza soluzione di continuità, e la vicenda del protagonista (che a Parigi cerca Bruno, o il suo fantasma, per il tramite di un libro dimenticato in metropolitana) sfuma in quelle dei co-protagonisti di questo romanzo, costruito solo in apparenza a stanze che si rincorrono per le vie di Parigi e si nutrono a vicenda di arte e passione, nascendo l’una dall’altra, in una sequenza ininterrotta con la narrazione del presente: da Raymond Radiguet a Pablo Picasso, passando per l’incantevole Renée Vivien, Carlos Casagemas e Frédéric Bazille.
“Quel nome è amore”, che bissa il successo ininterrotto dell’apprezzatissima opera prima di Luigi La Rosa (“Solo a Parigi e non altrove”, Ad est dell’Equatore, 2014), consacra il suo autore a pieno titolo nella veste di chi, al pari dei coprotagonisti della vicenda narrata, diventa testimone di imperitura bellezza, per il tramite dell’amore universale.

– Come in “Solo a Parigi e non altrove”, anche in questo tuo nuovo romanzo evochi la bellezza e l’arte attraverso i luoghi, per ridar vita all’immortale: caffè, boulevard, quartieri e palazzi della Parigi moderna, in un’allucinazione onirica del protagonista, trascolorano verso il seppia e precipitano indietro nel tempo, e perfino i cimiteri diventano canale non di morte ma di vita eterna…
Sì, come sempre è il passato che diventa traccia, simbolo di bellezza, allucinazione. Credo che il compito della scrittura sia effettivamente questo: riportarlo in vita, restituirgli l’antico splendore, colmando i vuoti colpevoli della storia e riscattando chi non ha più voce in capitolo. E’ qualcosa che mi ha sempre affascinato terribilmente ed è forse la molla che mi spinge a scrivere.

– “Perché ora che il ragazzo ha un nome non riesco a chiamarlo in un altro modo, appartiene piuttosto alla dimensione degli amori sognati, quelle passioni che forse fanno più male giacchè sono le sole destinate a durare”: credo sia uno dei momenti più intensi di tutto il libro. Sei d’accordo? Leggi tutto…

Eliana Camaioni

Dottore di Ricerca in Filologia, docente di Italiano e Latino, Eliana Camaioni è stata finalista al Premio Molino col racconto Un uomo, menzione di merito al primo Premio Letterario Terremoti di Carta con il racconto Stretto di Messina (2012) e vincitrice dello stesso premio con il racconto Senza paracadute (2013). Ha pubblicato due romanzi: Di verità non dette (2007) e Il legame dell’acqua (2009).  L’amoretiepido (2014) è stato finalista del Premio Letterario Perseide.

TEMPO SENZA SCELTE di Paolo Di Paolo (intervista)

Tempo senza scelteTEMPO SENZA SCELTE di Paolo Di Paolo (Einaudi)

Un estratto del libro è disponibile qui

 * * *

di Eliana Camaioni

All’indomani di “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli 2016), con “Tempo senza scelte” (Einaudi 2016) Paolo di Paolo lancia la sfida a lui più cara: accendere un dibattito pubblico su temi che ci riguardano da vicino come cittadini, come lettori, come intellettuali. E ci riesce, perchè il tema è quello della scelta, che si inscrive in quello più ampio della Storia –individuale, collettiva- da sempre tanto caro a Di Paolo: Piero Gobetti, Renato Serra, Federico Garcìa Lorca, Hans e Sophie Scholl, passando per Sapegno, Melville e Kierkegaard, fotografati nel momento in cui sono chiamati a dover fare una scelta cruciale, e quindi nel loro porsi nei confronti della contemporaneità, dell’impegno civile.  Nei romanzi lo vediamo in maniera diversa, ma il tarlo di Paolo è sempre lo stesso: cosa siamo noi nei confronti della Storia, e quindi cosa siamo noi nei confronti della quotidianità, delle cose che ci accadono attorno mentre noi conduciamo la nostra, di storia. Il titolo del saggio sembra non lasciare scampo: in confronto a quegli esempi eroici, la nostra sembra una vita che di scelte ce ne offre poche, o forse troppe, così tante da azzerarsi. Da renderci paralizzati, agorafobi, sgomenti dinnanzi alla reversibilità che relativizza e svilisce il nostro punto di vista, e ci corrode l’identità. E quindi: otium o negotium, nei confronti della vita? “Non sa, non risponde: è un segmento dei grafici demoscopici, lo abitiamo a nostra insaputa”, dice l’autore.

-A dispetto delle sue piccole dimensioni tipografiche, è un saggio forte, “Tempo senza scelte”, pubblicato mentre il tuo ultimo romanzo “Una storia quasi solo d’amore” sta ancora facendo parlare di sé. Come qualcosa di urgente, che voleva venir fuori adesso. Perché? Leggi tutto…

BAMBINI DI FERRO di Viola Di Grado

BAMBINI DI FERRO di Viola Di Grado (La nave di Teseo)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine in Fm dedicata a “Bambini di ferro”: Viola Di Grado dialoga con Massimo Maugeri]

* * *

di Eliana Camaioni

Fatichi a credere che si tratti di un’autrice italiana, ancor di più che sia classe ’87: con “Bambini di ferro” (La nave di Teseo, 2016) Viola di Grado tocca un vertice di perfezione formale che la avvicina ai più grandi scrittori orientali, del calibro di Murakami Haruki e Banana Yoshimoto. Ritmo, lingua, scavo psicologico, tensione ininterrotta fra tempo della storia e tempo del racconto, e una vicenda che viaggia fra il Giappone antico e quello moderno: tutto questo fa di Bambini di ferro un piccolo capolavoro.
bambini-di-ferroUn narratore esterno racconta in maniera volutamente tecnica e a tratti tecnicistica la vicenda di Yuki, educatrice in un istituto per bambini, e Sumiko, orfanella dallo sguardo fisso, che non mangia e non parla, non risponde a nessuno degli stimoli provenienti dal mondo a lei circostante. Come Yuki, Sumiko è un’ issendai, una bambina difettosa, emotivamente guasta, e rimane un mistero insondabile per le altre educatrici dell’istituto, che non potranno mai sapere se la bambina è davvero difettosa o soltanto temporaneamente chiusa nel suo lutto: funzionante ma emotivamente criptata.
In un contesto spietato, ai limiti del grottesco – dove educatrici ingegneri dell’affetto  considerano possibile, e addirittura legittimo, operare esperimenti pseudoscientifici sui bambini affidandoli a robotiche Unità Materne Virtuali che erogano loro un presunto amore perfetto – Yuki e Sumiko entreranno in una simbiosi osmotica, si conosceranno e si riconosceranno, in un processo sempre più accelerato e spontaneo, una comunicazione emotiva al di sotto del razionale, che diventerà telepatia e salvezza reciproca, alleanza senza parole.
Corrono in parallelo, quasi un romanzo nel romanzo, stralci di saggezza buddista – che irrompono non richieste nella mente di Yuki, sbucano dai muri, provengono da un altrove che la neurologia contemporanea definisce schizofrenia – e si intrecciano con capitoli alternati alla narrazione, che raccontano della vita di Buddha Sakyamuni, consapevole della sua diversità, orfano anch’egli sin da bambino, figlio del mondo – non di questo mondo – che sceglierà di morire pur di restare vicino a chi ama.

“Yuki Yoshida era una degli issendai. Bambini dal cuore freddo e difettoso, impossibile da aggiustare”: eppure il vero ingegnere dell’affetto –come straordinariamente viene definita- sembra essere Sada, e di ferro, disumano, è il protocollo EPAA. Yuki però, per il mondo che la circonda, è solo una ‘diversa’, un esperimento mal riuscito. Chi sono, nel nostro mondo, gli issendai? Leggi tutto…

UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE di Paolo Di Paolo (recensione)

UNA STORIA QUASI SOLO D’AMORE di Paolo Di Paolo (Feltrinelli)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Eliana Camaioni

Ruvido, scomodo, carico di tensione, una sfida continua per il lettore. Bellissimo.
Con “Una storia quasi solo d’amore” (Feltrinelli 2016) Paolo di Paolo opera un vero e proprio cambio di passo, lasciandosi alle spalle quel periodare sereno e rassicurante che tanto ci aveva fatto amare i suoi romanzi precedenti, ma porta con sé i temi a lui più cari: la Storia, le storie individuali, i giornali e i telegiornali, le polaroid di sere in famiglia, le adolescenze inquiete, l’amore e la morte, Dio, la caducità dell’essere umano, la memoria, la giovinezza, l’impegno civile.
Cinematografico nell’impianto – una narrazione che sa di montaggio: play, rewind e avanti veloce, play di nuovo, tagli, scene – e innovativo nella forma, fino al punto di fondere le esigenze del narratore (autodiegetico che sa farsi eterodiegetico, con una focalizzazione zero eppure parallittica, interna ed esterna al contempo, attenta a raccontare senza svelare) con l’uso dello spazio bianco, della posizione fisica del testo all’interno del foglio. Perché i capitoli non hanno nome né numero, iniziano in alto a sinistra anziché, convenzionalmente, al centro a destra: e ciò fa sì che il racconto sembri – cosa che vuole e deve essere- un discendere dall’alto, il grandangolo di un drone che tutto sa e ovunque vede, ma che all’occorrenza atterra in mezzo alla scena, divenendo personaggio fra i personaggi, se non protagonista fra i protagonisti.
I protagonisti, appunto.
Chi sono i protagonisti di questa storia quasi solo d’amore? Leggi tutto…

L’AMORE È UNA FAVOLA di Annarita Briganti (intervista all’autrice)

Intervista a ANNARITA BRIGANTI sul romanzo L’AMORE È UNA FAVOLA (Cairo editore)

di Eliana Camaioni

L’amore vero, l’uomo dei sogni, le amiche del cuore, e quel sentimento estatico di chi è innamorata- finalmente- della persona giusta: è un sogno o una possibile realtà? Ce lo racconta Annarita Briganti nel suo “L’amore è una favola” (Cairo), sequel di “Non chiedermi come sono nata” (Cairo 2014), romanzo d’esordio della freelance napoletana. Dopo il calvario della procreazione assistita, topic del primo romanzo, adesso Gioia –la protagonista- ha finalmente ripreso in mano le redini della sua vita: “sono stufa di compagni occasionali, di amanti passeggeri; sogno un fidanzato che mi protegga, che mi salvi dagli altri”. E Guido Giacometti, artista fascinoso, qualche pagina dopo, arriva nella vita di Gioia come un principe azzurro a cavallo: “Cosa vuoi che sia per te? Posso essere tutto” le dice, davanti ad un cappuccino, al loro primo incontro di lavoro.
Strutturato come un diario, versi di canzoni che chiudono ogni capitolo, L’amore è una favola seguirà senza filtri la storia di Gioia&Guido, con gli occhi e il cuore della protagonista, dentro e fuori quell’alone incantato dell’innamoramento, della vita che improvvisamente sembra colorarsi di rosa. Ma L’amore è una favola non è solo questo: è soprattutto un focus impietoso sulla condizione di Gioia, giornalista freelance. “Noi freelance, i precari di lusso del giornalismo e dell’editoria, siamo pagati sempre meno, ai limiti della dignità umana e della sussistenza. Nonostante migliaia di articoli importanti, gli scoop e un libro, ho sempre il conto in rosso. Con la Cultura non si mangia e gli effetti sul nostro paese e sulla nostra vita privata si vedono. Da intellettuali precari a precari sentimentali è un attimo”. Quello della condizione dei giornalisti è un tema molto caro alla Briganti, tanto da divenire il vero trait d’union col primo romanzo; e la presenza corrosiva di uno stalker che perseguita Gioia con telefonate, messaggi e pacchi dono indesiderati chiuderà il retroscena ruvido che fa da contraltare alla storia d’amore, calandola in un bagno di realtà che rende ogni pagina viva e pulsante.

-“Ormai sono cotta, andata, innamorata persa come una sedicenne. Ho bruciato la moka (…) ho saltato la fermata della metro. Ho buttato l’abbonamento che non era scaduto. Mi sono fatta trovare al numero civico sbagliato…”: l’amore travolge Gioia, come nelle migliori favole? Leggi tutto…

ANARCHIA COME ROMANZO E COME FEDE

Anarchia come romanzo e fedeANARCHIA COME ROMANZO E COME FEDE di Antonio Di Grado (Ad Est dall’Equatore)

[Ascolta la puntata radiofonica di “Letteratitudine in Fm” con Antonio Di Grado dedicata a Anarchia come romanzo e come fede]

* * *

recensione di Eliana Camaioni

Sembra avere la struttura dell’Inferno dantesco, lo splendido saggio “Anarchia come romanzo e come fede” di Antonio di Grado (ed. Ad Est dall’Equatore).
Un triplice percorso, fatto appunto di anarchia,  fede e letteratura; tre ingredienti cari all’autore, tre bisettrici che si intersecano in maniera diacronica e si accompagnano a vicenda – l’una il Virgilio dell’altra- in un movimento a spirale, che principia con la figura del ‘divino anarca’ e termina con una morale paolina, bellissimo approdo del complesso cammino: “Se qualcuno di voi si crede sapiente, si faccia stolto per divenire saggio”.
Il viaggio fra i gironi degli anarchici  inizia con la definizione del concetto di anarchia, e il sommo della  porta starà tutto nella chiusa della praefatio: “Allora, da credente, chiamavo tutto questo speranza. Oggi a quel sogno do un nuovo nome, meno astratto, più propizio a una ‘nuova terra’. Quel nome è anarchia”. E’ l’approdo che fa da inizio, è la summa della ricerca -personale e scientifica- condotta sull’argomento da Antonio Di Grado, frutto di studi (una lectio su Cristianesimo e Anarchia tenuta da Di Grado per l’Ateneo Libertario Etneo) e di percorsi personali, che affondano nella fede stessa dell’autore (un sermone tenuto nel 2001, officiando il culto in una chiesa protestante di Zurigo). Dalla combinazione di questi due mondi, professionale e privato, ha origine il percorso che Di Grado ci regala col suo pamphlet. Leggi tutto…

IL CONTRARIO DELL’AMORE, di Sabrina Rondinelli (intervista)

IL CONTRARIO DELL’AMORE, di Sabrina Rondinelli (Indiana)

intervista all’autrice curata da Eliana Camaioni

Quand’è che l’amore si trasforma nel suo contrario? “L’amore finisce dove comincia la paura. Non è amore disperato, è violenza. E se non la riconosci, non puoi salvarti”. Una brutta storia di stalking è la vera protagonista de “Il contrario dell’amore”, l’ultimo libro di Sabrina Rondinelli (Indiana): Eva è giovane, fa un lavoro con cui vive a stento, ha una figlia problematica avuta da una relazione passata. Una vita difficile, frutto di una serie di circostanze sbagliate. Vuole farcela da sola, Eva, ad affrontare il mondo; ma sarà vaso di coccio di fronte alla prepotenza di un suo ex, conosciuto in chat, che spaccerà l’ossessione per amore, trasformando una storia finita in un incubo di violenza esponenziale.
Con una narrazione che alterna la focalizzazione interna a quella esterna, la prima alla terza persona, la Rondinelli in un crescendo progressivo shows, don’t tell ciò che Eva è costretta a subire, trascinando il lettore su quella giostra impazzita fatta di (centinaia di) sms ed email, tutti dello stesso mittente, che Eva riceverà quotidianamente pur non rispondendo mai: un soliloquio che presto si accompagnerà a pedinamenti, incursioni, regali non richiesti, insulti, minacce.
-“Quand’è che si chiama amore? (…) Quando ti accorgi che stai provando qualcosa di diverso da tutto quello che hai provato prima: che non era amore, ma soltanto un modo come un altro per non sentirti troppo sola”. Solitudine e amore, questi i due punti focali del romanzo, questi i due reagenti di una trasformazione quasi alchemica, dell’amore nel suo contrario. È corretto? Leggi tutto…

DICO

DICODubbi sull’Italiano Consulenza Online

a cura di Eliana Camaioni

Si chiama DICO, acronimo di Dubbi sull’Italiano Consulenza Online, ed è un sito di consulenza e discussione sulla lingua italiana, un portale interattivo in seno all’Università degli Studi di Messina: una sorta di Laboratorio permanente sulla lingua italiana, così come gli stessi ideatori (il prof. Fabio Rossi, docente di Linguistica italiana dell’ateneo messinese, e il dott. Fabio Ruggiano, ricercatore e collaboratore afferente alla stessa cattedra) hanno voluto che fosse.
Nasce a Messina l’11 marzo 2015, e ad oggi conta oltre 30 articoli (videolezioni, etimologie, powerpoint, curiosità) sparsi nelle varie rubriche che lo compongono. In due mesi ha già ricevuto oltre 20 domande, dalle quali sono derivate 18 FAQ, interrogabili nella sezione “cerca in archivio”.
E’ stato accolto sin da subito da grande entusiasmo nel mondo accademico: oltre ai complimenti dei piani alti dell’ateneo di Messina (i delegati alla comunicazione prof. Marco Centorrino, e alla didatttica prof. Giuseppe Giordano, nonchè del direttore del dipartimento DICAM prof. Mario Bolognari) DICO ha suscitato sentite dichiarazioni di stima da Annamaria Testa, nota pubblicitaria, congratulazioni da parte di Luca Serianni (ordinario di Storia della lingua italiana a Roma, La Sapienza, accademico dei Lincei, accademico della Crusca) e da gran parte degli ordinari del settore linguistico.
Anche i media hanno rivolto la loro attenzione su DICO: una su tutte, la Comunità Radiotelevisiva Italofona, nella persona di Loredana Cornero.
Abbiamo intervistato il prof. Fabio Rossi, padre di DICO. Leggi tutto…

INCONTRO CON GUGLIELMO PISPISA (“Voi non siete qui” e oltre)

INCONTRO CON GUGLIELMO PISPISA (“Voi non siete qui” e oltre)

Il sito dedicato a Voi non siete qui

di Eliana Camaioni

Mi dà appuntamento al suo studio, un venerdi pomeriggio.
Primo piano di un palazzo d’epoca, dal prospetto circolare come la piazza sulla quale sporge. Una segretaria mi viene incontro e mi accoglie in un ingresso piccolo; a sinistra e a destra due grandi stanze. Di fronte, una scala a chiocciola di legno che porta al piano superiore.
Lo riconosco immediatamente: “non è un grosso studio, sei avvocati in tutto, distribuiti su due piani, e due segretarie”. E’ lo studio di Walter Chiari, protagonista di “Voi non siete qui: l’ultimo nato in casa Pispisa, l’unico romanzo che Guglielmo ha provocatoriamente ispirato alla sua vita pur senza renderlo autobiografico. Motivo per cui anche Walter, come Pispisa, fa l’avvocato, in uno studio identico al suo, in questa Messina mediocre e sciatta, nella quale viviamo tutti e tre.
Guglielmo mi viene incontro e mi fa strada su per la scala fino alla sua stanza: e nuovamente la vista di una scrivania lucida e sgombra mi riporta alle pagine del libro: “niente gingilli da scrivania, foto di famiglia, disegni di figli incorniciati, niente vita privata, nessuna impronta di carattere. Ho sempre pensato che il luogo di lavoro non andasse contaminato con la dimensione personale”. Riconosco alla finestra anche “la tenda gialla a pacchetto, che rende la luce più pastosa e sopportabile, come in una vecchia polaroid”.
Ci accomodiamo, e “come se non bastasse piove. Gocce grasse e rosse di sabbia. Da due giorni lo scirocco sporca il cielo e ora la polvere viene giù col temporale”: neanche a farlo apposta, anche la pioggia che quella sera cade copiosa al di là dei vetri contribuisce ad accentuare la sensazione lisergica di trovarmi all’interno di quel romanzo, vero punto di partenza della mia intervista.
Avvolti dal calore climatizzato della stanza parleremo per quasi due ore, navigando a vista in quel non luogo surreale di cui abbiamo entrambi a vario titolo (lui di diritto, io acquisita) cittadinanza: il corpus dei suoi cinque romanzi.
Comincio la mia intervista partendo dalla fine. Mi sono data come obiettivo quello di rintracciare, nel suo ultimo lavoro (in libreria dallo scorso settembre, ed. Il Saggiatore) i fili sottili che lo legano – per simiglianza o per differenza- agli altri quattro romanzi che lo hanno preceduto, e delineare così una prima poetica di un autore giovane ma già significativo nel panorama della letteratura contemporanea.
Comincio dall’aspetto più eclatante che differenzia Voi non siete qui dai suoi fratelli maggiori: l’uso della lingua. Leggi tutto…

LA PAROLA CONTRARIA, di Erri De Luca (articolo e intervista)

LA PAROLA CONTRARIA, di Erri De Luca (Feltrinelli)

di Eliana Camaioni

Sul banco degli imputati mi piazzano da solo, ma solo lì potranno. Nell’aula e fuori, isolata è l’accusa”. Erri de Luca chiude così il suo pamphlet “La parola contraria” (ed. Feltrinelli), cinquanta pagine di argomenti difensivi in risposta alla denuncia per istigazione a delinquere presentata nei suoi confronti dalla ditta LTF (Lyon Turin Ferroviaire) operante in Val di Susa. La denuncia parte da un’intervista, rilasciata all’Huffington post, nella quale Erri De Luca sostiene che “la TAV va sabotata”. Il termine sabotare risuona minaccioso alla ditta LTF, e diventa il corpo del reato, attorno al quale sono state messe le virgolette a mo’ di manette; termine che l’accusa interpreta in maniera restrittiva, vedendoci dentro l’istigazione rivolta dallo scrittore alla comunità a compiere atti criminosi contro i cantieri TAV.
Se avessi inteso il verbo sabotare in senso di danneggiamento materiale, dopo averlo detto sarei andato a farlo. In aula non vado a discolparmi ma a mettermi di traverso alla censura che vuole la parola contraria su un binario morto” afferma Erri de Luca a sua discolpa. Lo fa, prima ancora che in aula, con il suo pamphlet presentato in tour per tutta l’Italia; e a quel libretto i cittadini rispondono, da Nord a Sud, con una presenza calorosa e numericamente significativa, con letture spontanee, flashmob e gruppi social, al grido di #iostoconerri. Una vera e propria mobilitazione popolare, che sostiene la causa de “La parola contraria”.
erri de luca 1Incontro Erri De Luca al Feltrinelli point di Messina (una delle tappe del tour) straripante come di rado avviene in questa sonnecchiante provincia siciliana.
Per quasi un’ora, Erri tiene viva l’attenzione di una platea attenta ed emozionata.
Per quasi un’ora, Erri difende la parola contraria facendo un excursus sul concetto di parola, di come essa (in forma orale, prima ancora che scritta) sia la vera protagonista della sua formazione di scrittore, mescolando biografia e produzione letteraria.
Erri dice di dovere innanzitutto alle proprie origini napoletane il dono dell’ “utensile della parola”, quello strumento dialettale e orale col quale da sempre Napoli parla a se stessa e si prende per il bavero, e della quale diviene emblema.
Racconta di essere nato a metà del secolo scorso, secolo delle grandi migrazioni, entrate a far parte della narrativa napoletana nelle storie tramandate oralmente per generazioni; storie di migranti che Erri bambino sentiva raccontare nella casa paterna, mischiate a storie di fantasmi e di zii “assistiti” che ne percepivano la presenza nelle case: “le parole di quelle storie si ficcavano dentro le mie orecchie ed avevano la forza e la capacità di incontrare tutto il resto dei sensi. Non era semplicemente ricevere un racconto: era vivere un’esperienza completa, fisica, di quello che era successo. Per questo posso dire di aver avuto un’educazione sentimentale napoletana, perché si sono formati dei sentimenti attraverso quelle storie che stavo ascoltando”. Sentimenti di paura, di compassione, di collera, ma soprattutto “di vergogna: un sentimento che, a differenza degli altri, è inestirpabile, che ti si attacca addosso finché non reagisci, non cerchi di contrastare con una tua azione quella vergogna che stai sentendo. Ecco che il bisogno di dare una risposta diventa un bisogno politico”. Leggi tutto…

GLI ANNI AL CONTRARIO, di Nadia Terranova (intervista)

Gli anni al contrarioGLI ANNI AL CONTRARIO, di Nadia Terranova (Einaudi). Un estratto del romanzo è disponibile qui…

di Eliana Camaioni

Si sbaglia, chi ritiene che “Gli anni al contrario” sia un saggio sul Settantasette. Somiglia piuttosto al romanzo manzoniano (una faccenda privata con la Storia sullo sfondo, un esempio di storiografia dal basso): è la vicenda di Aurora e Giovanni, novelli Renzo e Lucia, che in quegli anni vivono e da quegli anni sono segnati, senza per questo trasformarsi da soggetto in complemento oggetto.
Aurora e Giovanni, quindi, i protagonisti, raccontati da un narratore apparentemente esterno; li incontriamo quando ancora non si conoscono, adolescenti, figli di due famiglie borghesi, in una città di periferia (una Messina descritta dai suoi borghi, dai suoi colori, dalla mentalità piccina e provinciale dei suoi abitanti). Giovanni figlio di un avvocato, marxista nostalgico, Aurora di un ‘fascistissimo’ direttore del carcere cittadino.
Aurora che studia per conquistare libertà e spazi personali, Giovanni che trascura i libri e anela a diventare eroe di quella rivoluzione respirata nella casa paterna per il tramite dei suoi ospiti: sarà l’università a metterli assieme, in un torrido pomeriggio di giugno, lei “miss trenta e lode”, lui studente caotico e insubordinato.
Una gita idilliaca a Stromboli consacrerà definitivamente i loro destini: una gravidanza, un matrimonio veloce, una ‘casa in miniatura’, nella quale i novelli sposi andranno a vivere, ancora inesperti e innamorati più del giusto dei propri sogni di ragazzi.
Ma trasformarsi da eroe della rivoluzione a eroe del quotidiano a Giovanni non basta, e Aurora è a sua volta ancora troppo figlia per poter essere madre: la casa in miniatura diventerà presto claustrofobica per entrambi (solitudine per lei, oppressione per lui), e il loro rapporto un’altalena di separazioni e ritorni, di viaggi che hanno il sapore di fughe, alla ricerca di un’identità personale e di un sogno di famiglia che non riuscirà mai a decollare.
Ruolo chiave è quello di Mara, la figlia di quei due figli mai cresciuti: nei suoi occhi (uno sguardo forte e penetrante, che diventerà intenso punto di vista) la maturità e la profondità che ai genitori sembra mancare. Mara neonata, orsacchiotto che Aurora porta sempre con sé, arma con cui affrontare il mondo; Mara bambina, destinatario delle lettere di un padre che vive lontano, Mara unico motivo di contatto fra Aurora e Giovanni, che si cercano ma si lasciano, si amano e si separano, si attraggono respingendosi. Mara che comincia a crescere, Mara che capisce ma non dice, Mara genitore dei suoi genitori. Fino alla fine, soprattutto alla fine; fino al tragico epilogo che segnerà le sorti del padre – l’eroina, l’aids, un destino tragico ed inesorabile. Quello stesso destino che lascerà Aurora e Giovanni a terra, passeggeri in ritardo dell’unico treno della salvezza per quella generazione sciagurata, passato in extremis per molti ma non per loro: quello dell’abiura, del riproviamoci in un altro modo, dell’ “Ho sbagliato”
Con uno stile pulito e senza sbavature, Nadia Terranova ci consegna una storia intensa e profonda: quella di Aurora e Giovanni, eroi per sbaglio di una rivoluzione mancata, ma soprattutto di Mara, una picciridda che porta negli occhi la sua valigia, un’infanzia senza tempo, e tutto ciò che occorre per continuare a raccontare.

Intervistiamo Nadia Terranova (ritratta nella foto in basso) per Letteratitudine
Leggi tutto…

L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (un estratto del libro)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (Pungitopo edizioni)

È meglio l’amore che scotta, o solo quello tiepido che scalda senza bruciare? Ma soprattutto: esiste una realtà univoca o tante verità quanti sono i punti di vista di chi narra? Se lo chiedono i cinque protagonisti de L’amoretiepido, romanzo che racconta l’età dei trentacinque-quarantenni all’epoca della crisi. La voce narrante che accompagna il lettore per tutto il romanzo è quella della protagonista, docente di italiano e latino “col capello troppo lungo e le idee poco ministeriali”, che viene convocata per una supplenza al liceo di Mistretta, paesino nebroideo. Rosa, reduce da “pasticci sessual-sentimentali”, ama mettersi alla prova, e decide di cogliere al volo l’opportunità della supplenza per “cambiar pelle come i serpenti”. A rompere la narrazione in prima persona, dopo i primi capitoli, provvederà un narratore onnisciente, che racconterà in parallelo le storie degli altri protagonisti, moltiplicando le facce del reale e regalando tridimensionalità e poliedricità alla vicenda. L’esplosione di una bomba carta metterà in moto gli eventi e il complesso ginepraio di rapporti umani fra i protagonisti, le cui vite andranno ad intrecciarsi con continue sovrapposizioni e colpi di scena.

* * *

Estratti del romanzo L’AMORETIEPIDO di Eliana Camaioni (Pungitopo edizioni)

Leggi tutto…