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Posts Tagged ‘elvira seminara’

LEONORA CARRINGTON di Elvira Seminara (Perrone)

https://www.giulioperroneditore.com/wp-content/uploads/2022/09/Leonora-Carrington.jpg“Leonora Carrington” di Elvira Seminara (Giulio Perrone Editore, 2022)

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Elvira Seminara e quel diavolo di sabbia di Leonora Carrington

di Daniela Sessa

Ha il sottotitolo “Dea della metamorfosi” il volumetto dedicato a Leonora Carrington scritto da Elvira Seminara per la collana Mosche d’oro di Giulio Perrone diretta da Nadia Terranova, Viola Lo Moro, Giulia Caminito. A questo punto la recensione potrebbe dirsi conclusa. Vi spiego perché.

Creativa a tutto raggio, corpo e mente unificati. Se esiste un’idea di artista sciamana, capace di penetrare l’universo in chiave arcaica, di conversare con gli astri e coi teschi, ridendo e sbeffeggiando, senza dividere realtà e visione, vita e morte, è lei. Evanescente ed esatta, luminescente e oscura”. Qui sta la chiave della riluttanza (per ora tutta mia, ma sfido i lettori a non darmi ragione) a mantenere sul piano di Todorov autore, narratore e personaggio del libro di Elvira Seminara. Riluttanza e pigrizia: come si fa a rincorrere quel refolo demoniaco di Leonora Carrington se, mentre lo stai afferrando, la sua cantatrice si mette in mezzo e per magia diventa lei? Magia qui sta per creatività, per arte, per capacità di immaginazione, per senso evocativo della scrittura, per invasione del sogno nella realtà. Evanescenza ed esattezza, appunto. Se un binomio serve a fare sintesi dello stile di Elvira Seminara, evanescenza ed esattezza è quello giusto. Solo che il virgolettato lo ha scritto appunto lei ma per presentare Leonora Carrington. Leggi tutto…

Premio Nazionale Teatrale “Angelo Musco” 2022

A Milo grande attesa per il XVI Premio Nazionale Teatrale “Angelo Musco” diretto da Mimì Scalia che condurrà con Mario Incudine. Premio Carriera all’attore David Coco – Premio Cultura alla scrittrice Elvira Seminara

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Da martedì 19 luglio, nella splendida Milo, in un clima festoso e partecipativo, prenderà il via il XVI Premio Nazionale Teatrale “Angelo Musco” diretto artisticamente da Mimì Scalia, organizzato dal Comune di Milo (Ct), dalla Regione Sicilia (Assessorato Turismo e Spettacolo, Assessorato ai Beni Culturali), dalla Presidenza dell’ARS e dall’Associazione Culturale Filocomica Sant’Andrea di Milo in collaborazione con ArchiDrama di Alfio Zappalà.

“Siamo felici di questo nuovo appuntamento con il nostro amato Premio – dichiara Mimì Scalia, Direttore artistico del Premio Nazionale Teatrale “Angelo Musco” –, al quale, insieme all’amministrazione comunale di Milo, in testa il Sindaco Alfio Cosentino, teniamo molto per il valore e la ricaduta culturale sul nostro territorio. A partire dall’omaggio al nostro indimenticabile Franco Battiato, tante le novità di quest’anno tra le quali la presenza di una prestigiosa giuria tecnica e la collaborazione con ArchiDrama di Alfio Zappalà. Anche quest’anno avrò il piacere di condurre con il grande Maestro Mario Incudine, e di premiare, tra gli altri, l’attore David Coco, al quale andrà il Premio Carriera e, la scrittrice Elvira Seminara, alla quale andrà il Premio Cultura”. Leggi tutto…

DIAVOLI DI SABBIA di Elvira Seminara (Einaudi) – recensione

“Diavoli di sabbia” di Elvira Seminara (Einaudi)

[Ascolta la puntata radiofonica di Letteratitudine dedicata a “Diavoli di sabbia”: Elvira Seminara in conversazione con Massimo Maugeri]

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di Eliana Camaioni

Leggere Elvira Seminara è come entrare in una foresta tropicale, un ecosistema perfetto e misterioso che puoi solo attraversare, ringraziando quella natura selvaggia che affascina e sgomenta, mentre ti accoglie materna nel suo grembo.
E quando ne vieni fuori ti accorgi di quanto irripetibile e incantata sia stata quell’esperienza, e ti domandi se non si sia trattato di un miraggio o di un incantesimo, magari un ennesimo scherzo di uno dei demoni che muovono le storie raccontate nei quattordici capitoli: quattordici capitoli, più un demone in copertina, che fa quindici, Il Diavolo dei Tarocchi. Anche i conti tornano, diabolicamente.
Una presenza demoniaca che fa capolino in modo subliminale per tutta la durata della narrazione, ma il lettore non ci fa caso, intento com’è a sbirciare da dietro le tende la vita dei protagonisti: Devil sarà il nome di un albergo, mentre demoni di vento e sabbia sferzeranno una notte di tempesta, e diabolici saranno i protagonisti, due in particolare, che regaleranno al lettore il più inaspettato dei colpi di scena. Il nome del demonio che si ripete come un’evocazione ed estende la sua mano divertita e mefistofelica su tutta la storia, mescolando le carte del reale, creando verità di secondo grado, entrando come una tempesta (annunciata dagli spifferi freddi in un pub) nell’anima delle persone, mentre la vita vera li sfiora, come la sabbia a Porto Palo. Leggi tutto…

I SEGRETI DEL GIOVEDÌ SERA di Elvira Seminara (recensione)

“I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara (Einaudi)

[La prima presentazione nazionale del romanzo si svolgerà giovedì 16 luglio, alle h. 19, presso LETTERA 82, Piazza Dell’indirizzo 11/14, Catania. Ornella Sgroi dialogherà con l’autrice. Letture di Tiziana Giletto]

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Bisbigli, confidenze e silenzi nei giovedì sera di Elvira Seminara

di Daniela Sessa

Torna Elvira Seminara in libreria ed è subito festa. Esilarante ma non troppo, lirico quanto basta, ruffiano giusto in pizzico, sghembo che è una meraviglia, policromo e polifonico con una manciata abbondante di ironia: questo è “I segreti del giovedì sera” di Elvira Seminara che tra una parola, resilienza, e l’altra, malinconia, mette in scena se stessa e il suo mondo, fatto di un gruppo di amici e di un lembo complicato di terra lungo da Catania ad Acicastello. Sophia, Cesare, Mauro, Olivia, Miriam, Pietro sono personaggi in cerca d’autore: piombano negli interstizi della vita di Elvira in arte Elvis alla ricerca delle parole che li faranno riesistere. Non si arrendono alla malinconia ma ne sono immersi fino al collo, resistono diseroicamente al tempo che passa. Confusi, smarriti e pasticcioni si muovono tra botox e amanti, pilates e app. Sono ubiqui e between. È facile riconoscerli anche senza le parole di Cesare “abbiamo di nuovo trent’anni nel cuore e nella testa, e non ce l’aspettavamo,abbiamo trent’anni, con figli di trenta e genitori di novanta, e noi in mezzo schiacciati, carne viva”. Leggi tutto…

Pensieri e parole ai tempi del coronavirus # 22 (di Elvira Seminara)

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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Nuova semiotica post Covid per umani e altre migliori creature

di Elvira Seminara

“Non vedo nessuno. Un ombrello capovolto a terra, una borsetta…un taxi vuoto sul marciapiede…Vengo in cerca di qualche migliaio di scomparsi…Un evento inimmaginabile ha sorpreso la gente nel sonno…ma in realtà non sono fuggiti… se ne sono andati in un’altra maniera. Rapiti. Estratti….”.

imageA parlare è il protagonista di Dissipatio H.G. – il fantapsichico romanzo di Guido Morselli – appena scampato al proprio suicidio e riemerso in un mondo svuotato. Addolorato, affranto? Per nulla: “Il mondo non è mai stato così vivo come oggi, che una certa razza di bipedi ha smesso di frequentarlo. Non è mai stato così pulito, luccicante, allegro”.
Ho pensato spesso, con imbarazzo, all’ipocondriaco (e antropofobo) uomo di Morselli, nelle mie brevi e guardinghe escursioni nella città in quarantena. Imbarazzo ma anche senso di colpa, sì, perché anch’io trovo bellissime e metafisiche le piazze svuotate da noi umani, restituite a un’inedita compiutezza di spirito e forme. Ma è lecito uno sguardo estetizzante, eco-decadente, dentro una crisi che ha prodotto centinaia di migliaia di morti e nuove povertà? E perché in noi umani mascherati vedo i manichini delle algide piazze di De Chirico, o le figure esterrefatte di Magritte?

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Pensieri e parole ai tempi del coronavirus # 21 (di Elvira Seminara)

Dal mondo dei libri, pensieri e parole ai tempi del Covid-19

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di Elvira Seminara

L'immagine può contenere: 1 persona, il seguente testo "#fermiamoloinsieme IO RESTO A CASA #stopcovid19"Oggi, 8 aprile, sarebbe dovuto uscire un mio romanzo. Se quando è stata decisa questa data, a settembre, un indovino mi avesse detto che sarebbe esplosa una pandemia a febbraio in tutto il mondo, e che avrebbero chiuso le città, gli aeroporti, le scuole, le chiese, i negozi, gli uffici, i bar, i parchi, i teatri i cinema e le librerie, le case editrici e le stamperie, e ci saremmo barricati in casa col rischio di multe e carcere in caso di uscite non doverose; e che saremmo andati a far la spesa con mascherine e guanti, parlando a un metro di distanza, con la TV che informa solo sul virus, mentre gli anziani muoiono in ospedali assediati, senza un bacio e senza funerale, e la gente è affamata, senza lavoro e orizzonte. Se un indovino mi avesse detto questo, mentre in Einaudi sceglievamo l’immagine per la copertina – la più audace perché la vita è audace, e quella storia è tutta vita a dirotto – io ne avrei fatto, toccando ferro, un post beffardo e smagato. Leggi tutto…

ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI – intervista a Elvira Seminara

ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI – intervista a Elvira Seminara

di Massimo Maugeri

Atlante degli abiti smessiElvira Seminara, giornalista e pop artist, vive ad Aci Castello: una bella località sul litorale catanese. Ha pubblicato libri tradotti in diversi paesi. Tra gli altri segnalo: per Mondadori, L’indecenza (2008); per nottetempo Scusate la polvere (2011) e La penultima fine del mondo (2013). I primi due romanzi sono stati messi in scena nel 2014 e nel 2015 dal Teatro Stabile di Catania.
Per Einaudi, nei mesi scorsi, è giunto in libreria Atlante degli abiti smessi: uno dei romanzi più originali pubblicati negli ultimi anni.

Elvira Seminara ha nel suo dna l’attitudine specialissima di riutilizzare in chiave artistica “cose” giù usate, che vengono dunque “ri-create”, “ri-generate”: caratteristica peculiare che trova riscontro anche nelle parole.

Ho avuto il piacere di incontrare Elvira per questa chiacchierata…

– Cara Elvira, partiamo dal titolo di questo nuovo romanzo che è molto suggestivo: “Atlante degli abiti smessi”. In che modo gli abiti che non si utilizzano più possono tracciare una sorta di mappa? E in che modo questa mappa può trasformarsi in narrazione? Leggi tutto…

ELVIRA SEMINARA racconta ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI

ELVIRA SEMINARA racconta il suo romanzo ATLANTE DEGLI ABITI SMESSI (Einaudi)

[Un estratto del libro è disponibile qui]

elvira seminara

di Elvira Seminara

C’è una donna che scappa. E’ sola. Lascia la casa come una nave che affonda, con tutto il suo carico di ricordi e cose. Prima però scrive un elenco per sua figlia, che non vede da tanto. Lo chiude in una busta, con vari consigli per la vita. Ma non lo spedisce.
Arrivata a destinazione – Parigi – la donna continua a scrivere il suo inventario di vestiti, tutti quelli che ha lasciato a casa per la figlia, ogni giorno un pezzo. E compone un puzzle insieme saggio e visionario, rassicurante e sovversivo. Ci sono Vestiti che diventano pazzi, i Vestiti opportunisti, quelli che vogliono sempre partire con te. Gli abiti fantasma, da non appendere mai alla maniglia della porta, se vuoi dormire in pace. Ci sono i Vestiti parassìti, quelli del perdono, della felicità.
Atlante degli abiti smessiPer questo l’elenco non si chiude mai, e l’inghiotte mentre lei aspetta di essere salvata. Mentre guarda la vita dietro i vetri e l’armadio spalancato non si richiude più.
Più che ispirazione, quanto a me parlerei di “aspirazione”, nel senso che questo armadio borghesiano mi ha letteralmente ingoiato in un vortice, trascinandomi in una zona per me irresistibile. E non solo per la prossimità al gioco borghesiano degli ingannevoli elenchi (fra tutti, l’incantevole Emporio celeste di conoscimenti benevoli), ma per il piacere (innanzitutto mio) di riabbracciare Calvino, il Calvino che si mette in gioco nell’Oulipò, che sperimenta con Queneau, che disegna nuovi scenari narrativi per vedere sin dove può spingersi un romanzo – e penso al Castello dei destini incrociati, a Se una notte d’inverno, Le città invisibili.
“Letteratura potenziale”, o “combinatoria”, con un meccanismo di narrazione esplicito (insieme strumento e contenuto della storia) – nel mio caso l’elenco. Che, nonostante la protagonista che lo scrive, si trasforma in altro. E la trasforma. Voi capite che la sfida era meravigliosa. E se uno scrittore non si lancia da sé una sfida, qualunque essa sia, che senso ha fare un nuovo romanzo, in un paese già pieno di non-lettori e di libri ?
Insomma mi sono ritrovata – con la mia protagonista e tutto il suo palazzo, voce per voce – nell’edificio trasparente di Perec, quello di “Vita, istruzioni per l’uso”, cui idealmente, nel suo piccolo, il mio palazzo mobile si affianca, con tutti i suoi omaggi più o meno aperti alla Festa mobile tout court che è Parigi.
Sento che aleggia una domanda: elenchi a parte, un’antologia/ontologia di vestiti che senso ha ? Leggi tutto…

L’INDECENZA di Elvira Seminara (dal romanzo al teatro)

L’INDECENZA di Elvira Seminara (dal romanzo… al teatro)

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SCUSATE LA POLVERE, di Elvira Seminara

SCUSATE LA POLVERE, di Elvira Seminara

di Alessandro Russo

http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2011/06/elvira-seminara-scusate-la-polvere.jpgSabato sette giugno dell’anno del Signore duemilaquattordici, ore otto della sera.

A casa da solo: sto scrivendo.

Scusate la polvere(Nottetempo, 2011, € 12,00, pp. 206) è un’opera narrativa dal piglio ironico e un’acclamata pièce teatrale di recente in scena allo Stabile di Catania. Grazie a una scrittura dai toni intriganti e briosi, l’autrice conferma la sua toccante maestria a giocare con le parole. In punta di penna e senza forzare, danza la Seminara e intanto rovescia, impasta e mischia i vocaboli.«Elettrizzante  –radiosa come sempre ella è– ritrovare il tuo romanzo a teatro. Lo vedi crescere e ridursi, amplificarsi coi personaggi in forma umana e contrarsi, prender forma e poi evolversi per conto suo. Entusiasmante osservare il palco che regge un mondo concepito dalla tua fantasia: tre donne inclini ai cinquanta con l’ambivalenza e le inquietudini della loro neo-adolescenza. Amo le riconversioni: un atto trasformativo che ricicla le piccolezze del quotidiano in forma magica e, in questo caso, (m)isterica»

La storia si srotola in Sicilia ed è dedicata al gentil sesso; la percorre  qualcosa di sinistro e la anima  un soffio irriverente. Il testo assume l’intensità di uno spartito musicale e al suo centro si staglia il tema dell’amicizia femminile; in principio il ritmo è spumeggiante, poi rallenta un po’ e riprende fiato per lo sprint finale. Con roseo cinismo, il tessuto narrativo rivela un micro-presente instabile e colmo di tic: una fase perenne di precariato sentimentale e sociale, uno stadio ibrido, tutto mischiato e centrifugato. Il personaggio principale  odia le cotognate, ha una mamma smemorata e un nome pesante. È un’amabile, ironica e stravagante signora che lavora in nero e indossa un paio di occhiali storti; una persona tendenzialmente nevrotica, alta un metro e sessantacinque e con il colon lungo e aggrovigliato tipo una corda di barca a vela. La sua esistenza scorre limpida fin quando una telefonata le annuncia l’improvvisa scomparsa del marito. Invasa giornalmente dalla nostalgia, la donna inciampa nel rimpianto e si sente un rifiuto sociale. Non le viene facile archiviare migliaia di flashback e rinchiuderli in una scatola di cartone, né tanto meno incellofanarli nella cappella del suo cuore. Lo sposo, la buonanima insomma, era il mago della sua vita e per vent’anni i due erano stati incollati come pezzi di lego. Ora, da mattina a sera, la neo-vedova riempie cisterne di lacrime fin quando, tra una tisana e un biscotto alle noci, scopre di esser stata cornificata. Lo viene a sapere da un tizio ambiguo  e con la faccia terrosa come un kiwi. Da quel dannato momento altro non fa lei che inserir la retromarcia e correre alla ricerca di bugie e omissioni, trappole e tranelli. Dulcis in fundo, dentro ‘Scusate la polvere’ci son due fate. Una con i capelli rossi e piena di strass, né alta né grossa e con i denti a coniglio; fa la disegnatrice d’interni d’anima, anzi per esser precisi l’architetto della psiche. L’altra, maliarda del catering creativo e artista del gusto, ogni giorno invischiata sta tra mousse e patisserie. Ha frangetta nera e occhi verdi: è affascinante anche quando sbadiglia o starnutisce.
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SCUSATE LA POLVERE – dal romanzo allo spettacolo teatrale

ELVIRA SEMINARA-webSCUSATE LA POLVERE – dal romanzo di Elvira Seminara (nella foto accanto) allo spettacolo teatrale. A seguire, alcune foto tratte dallo spettacolo

[il dibattito sul romanzo su LetteratitudineBlog]

TEATRO MUSCO – Catania – dal 18 al 23 marzo 2014

di Elvira Seminara
riduzione e adattamento Rita Verdirame
regia Gianpiero Borgia
scene e costumi Dora Argento
musiche Papaceccio MMC & Francesco Santalucia
luci Franco Buzzanca

con Loredana Solfizi
Luana Toscano, Egle Doria, Giada Colonna, Giorgia Boscarino

produzione Teatro Stabile di Catania

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http://letteratitudine.blog.kataweb.it/files/2011/06/elvira-seminara-scusate-la-polvere.jpgdi Elvira Seminara

Eccole qui. Vere, fiammeggianti, ridenti ombrose irridenti. Matte da slegare. Coscienza, Mia, Alice, anima una-e-trina. Vi sono grata. Penso non ci sia, per un romanziere, emozione più grande (ehm, escluso il Nobel, ma fino al pomeriggio non ho avuto chiamate dalla Svezia) di questa : vedere animarsi sulla scena (dunque sulla vita, di cui la scena è specchio perfezionato) i tuoi personaggi. Così come li hai immaginati, scoperti, amati, perduti e rimpianti. Grazie a Zen-Luana Toscano, a Mia-Giorgia Boscarino, ad Alice-Egle Doria , per avergli dato corpi e fiato, sudore, smorfie e tremori, lampi e sussulti. E danza soprattutto, sul bordo a specchio della vita.

Foto: Eccole qui. Vere, fiammeggianti, ridenti ombrose irridenti. Matte da slegare. Coscienza, Mia, Alice, anima una-e-trina. Vi sono grata. Penso non ci sia, per un romanziere, emozione più grande (ehm, escluso il Nobel, ma fino al pomeriggio non ho avuto chiamate dalla Svezia) di questa : vedere animarsi sulla scena (dunque sulla vita, di cui la scena è specchio perfezionato) i tuoi personaggi. Così come li hai immaginati, scoperti, amati, perduti e rimpianti. Grazie a Zen-Luana Toscano, a Mia-Giorgia Boscarino, ad Alice-Egle Doria , per avergli dato corpi e fiato, sudore, smorfie e tremori, lampi e sussulti. E danza soprattutto, sul bordo a specchio della vita.

Scheda dello spettacolo

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TRINACRIA PARK nella rassegna UTOPIA e/o DISTOPIA – 7 gennaio 2014

trinacria-park-cover1Martedì, 7 Gennaio 2014, ore 18, presso la Libreria Prampolini di Catania, Elvira Seminara presenterà TRINACRIA PARK di Massimo Maugeri nell’ambito della rassegna UTOPIA e/o DISTOPIA 

Libreria Prampolini

Via Vittorio Emanuele 333 Catania

Il Circolo di Lettura dell’Associazione Romeo Prampolini Vi invita ad un itinerario sul tema

Utopia e/o Distopia

Ipotesi di scrittori visionari

7 Gennaio 2014 ore 18

ELVIRA SEMINARA contro MASSIMO MAUGERI (Trinacria Park –E/O)

 

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TRINACRIA PARK

Le recensioni – Il booktrailer – Il dibattito

Dalla rassegna stampa del romanzo

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UTOPIA e/o DISTOPIA- Ipotesi di scrittori visionari

18 Febbraio 2014  ore 18

GIUSEPPE RANIOLO :  La lettera del  prete Gianni. Ovvero il mito del Regno che non c’è.

Libreria Prampolini

Via Vittorio Emanuele 333 Catania

Il Circolo di Lettura dell’Associazione Romeo Prampolini Vi invita ad un itinerario sul tema

Utopia e/o Distopia

Ipotesi di scrittori visionari

 

La penultima fine del mondo17 Dicembre 2013 ore 18

MARIA ATTANASIO  contro ELVIRA SEMINARA (La penultima fine del mondo – Nottetempo)

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Trinacria Park7 Gennaio 2014 ore 18

ELVIRA SEMINARA contro MASSIMO MAUGERI (Trinacria Park –E/O)

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Il condominio di via della Notte28 Gennaio 2014 ore 18

MASSIMO MAUGERI contro MARIA ATTANASIO (Il condomino di via della Notte – Sellerio)

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18 Febbraio 2014  ore 18

GIUSEPPE RANIOLO :  La lettera del  prete Gianni. Ovvero il mito del Regno che non c’è.
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COSCIENZE ASSUEFATTE E NARRAZIONI DISTOPICHE (Maria Attanasio / Elvira Seminara)

di Massimo Maugeri

Mitridate VI, re del Ponto dal 111 a.c., è ricordato anche per un aneddoto particolare. Pare, infatti, che temesse di essere avvelenato a causa di una cospirazione. Per difendersi chiese al medico di corte di preparagli degli antidoti. Questi cominciò a somministrargli piccole dosi di un miscuglio di veleni. Il tentativo di immunizzazione fu così efficace che, quando (sconfitto da Pompeo Magno) Mitridate decise di togliersi la vita (dopo aver invano tentato il suicidio col veleno) fu costretto a chiedere di essere pugnalato.
Da qui nasce il termine “mitridatizzazione”, o “mitridatismo”: per indicare – appunto – un processo di assuefazione determinato da un procedimento simile a quello descritto.
Ora… immaginiamo di essere continuamente bombardati da notizie di morti, di violenze, di scandali, di truffe nel settore pubblico e in quello privato. Immaginiamo che certe dichiarazioni “assurde”, o frasi che nascondono biechi ideologismi, o mode discutibili vengano ripetute ogni giorno senza soluzione di continuità. Immaginiamo di essere oggetto di continue menzogne spacciate per verità. Qual è uno dei principali rischi di siffatta situazione? Che la nostra attenzione, la nostra sensibilità, il nostro senso critico vengano risucchiati nel gorgo dell’assuefazione, generando un processo di mitridatizzazione delle coscienze.
Il condominio di via della NotteSiamo talmente accerchiati dal reale, che rischiamo quasi di non riconoscerne mali e contraddizioni. Viviamo, forse, nel pieno di quella parte dell’oracolo calviniano che ci spinge ad “accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più”. È in casi del genere che la letteratura reagisce ricorrendo alla distopia. Sta accadendo anche nella narrativa siciliana, con romanzi freschi di stampa. Maria Attanasio, nel suo Il condominio di Via della Notte” (Sellerio), ambienta la sua narrazione a Nordìa, futuristica città che fa della “vigilanza” il suo credo e che persegue il sogno di perfezione collettiva attraverso la disciplina ferrea e un’intolleranza dagli esiti ferali. Elvira Seminara nel suo “La penultima fine del mondo” (Nottetempo) narra una realtà distopica inventando un piccolo paese siciliano dove la gente comincia a morire, lanciandosi da balconi e scarpate, senza motivi apparenti.
La penultima fine del mondoNon credo che questo ritorno alla distopia sia casuale: la letteratura, del resto, è come un elastico che si tende e si allenta seguendo la conformazione mutevole della società che racconta. Oggi, in tal senso, non è più sufficiente far ricorso solo a narrazioni “realiste”. In fondo è quel che deve aver pensato Orwell nel periodo in cui si accingeva a scrivere “1984”: usare la narrazione visionaria come pugnale per bucare la coltre di assuefazione che ricopre le nostre coscienze. Forse, paradossalmente, è proprio il ricorso alla distopia che segna l’utopia ultima della letteratura.
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LA PENULTIMA FINE DEL MONDO di Elvira Seminara (tra Catania e Siracusa)

LA PENULTIMA FINE DEL MONDO (Nottetempo) di Elvira Seminara sarà presentato a Catania e a Siracusa nelle seguenti date (in entrambe le occasioni, sarà presente l’autrice):

– martedì 18 giugno, a Catania, h. 18, presso la Feltrinelli Libri e Musica – via Etnea, 285 (Catania) – interventi di Leandra D’Antone e Pippo Raniolo

– venerdì 21 giugno, a Siracusa, h. 18,30, presso il Biblios Cafè – via del Consiglio Reginale, 11 (Siracusa) – intervento di Simona Lo Iacono

Leggi le prime pagine di LA PENULTIMA FINE DEL MONDO

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Il servizio di Ornella Sgroi sul quotidiano “La Sicilia

Elvira Seminara: «Rappresenta il Pianeta esploso per perdita di identità e di senso del domani»

Di questi tempi l’umanità soffre. Disorientata. Persa in una società liquida e stagnante, senza più coordinate. Ed è il presente a raccontarlo, con le sue inquietudini che sfociano in fatti di cronaca dolorosi e strazianti. Come i tanti, troppi suicidi che non danno tregua, a chi li compie e a chi li subisce come spettatore impotente.
La suggestione è immediata nell’impatto con le prime pagine del nuovo romanzo di Elvira Seminara, “La penultima fine del mondo (Nottetempo, collana Il rosa e il nero). Ambientato in un piccolo paese della Sicilia che ricorda Nicolosi con il suo bar e la sua pineta, «un paese da favola in cui – spiega l’autrice catanese – irrompe il contemporaneo con la sua drammaticità e le sue tensioni e tutto comincia a sfaldarsi». Innescando una pioggia inspiegabile di «morti nolenti» dal sorriso assente, come affetti da un morbo alieno o un virus informatico che potrebbe contagiare chiunque passando dal cervello elettronico alla mente umana.
«In tutti i miei romanzi ho sempre raccontato il presente, con le sue effrazioni e le sue fratture. In quest’ultimo c’è la narrazione distopica di un’esplosione personale e collettiva, sullo sfondo di una Sicilia magica che perde il senso delle sue radici e le cerca disperatamente senza trovarle».
Una Sicilia che, però, diventa simbolo oltre la circoscrizione geografica. Specchio dei tempi e dell’umore cupo, grigio e insensato del nostro oggi.
«Questo piccolo paese è dentro un’isola, che è dentro il Paese, che a sua volta è dentro il mondo, come una scatola cinese. Questo piccolo buco si apre e diventa una voragine che rappresenta il pianeta, esploso per una perdita di identità e del senso del domani che sconfina dallo spazio al tempo, inghiottendo il giorno in una notte senza luna».
Si perde così anche il confine tra vita e morte. Tutto sfuma in un caos primigenio dominato dallo smarrimento e persino il buon senso degli abitanti svanisce, assuefatto dalla strumentalizzazione cannibalesca della stampa che trasforma il «caso dei morti inconsapevoli» in turismo del macabro e circo mediatico come nella nostra attualità. «Anche io sono stata una cronista interessata alla notizia e conosco il cinismo spaventoso che alimenta la “notiziabilità”. Un fatto diventa importante non in virtù del suo valore intrinseco, ma in base all’impatto che può avere sui media per “freschezza” e novità. Persino la morte volontaria quando diventa consuetudine non interessa più».
Tutto il romanzo è pervaso dalla contaminazione tra giornalismo e scrittura. Ibridati in una dimensione meta-letteraria in cui chi inventa storie diventa anch’esso protagonista in incognito e salvifico, facendo della solitudine che il processo creativo provoca nello scrittore lo specchio della solitudine dell’umanità. Leggi tutto…

LA PENULTIMA FINE DEL MONDO a “Una Marina di Libri”

penultima<br />LA PENULTIMA FINE DEL MONDO a “Una marina di libri

Palermo: Elvira Seminara presenta “La penultima fine del mondo
in occasione di Una marina di libri
sabato 8 giugno – ore 20.00 – Sagrestia di S.Domenico
interviene Maria Pia Farinella

La scheda del libro
In un piccolo paese dell’isola la gente comincia a morire, lanciandosi da balconi e scarpate: nessuno ha un motivo apparente, ma tutti un vago sorriso. I casi ormai non si contano e la stampa internazionale si riversa nella cittadina per documentare gli eventi. Quando, nel timore di un’epidemia planetaria, si spegnerà il faro dell’attenzione, gli abitanti resteranno soli e smemorati a sprofondare nel regno delle ombre. Non soli del tutto, però. È rimasto in paese uno scrittore di gialli per affrontare il mistero di quei suicidi felici. Un noir metafisico e visionario, la distopia di una società deperibile in questo nuovo romanzo di Elvira Seminara.

Le prime pagine di LA PENULTIMA FINE DEL MONDO
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NON E’ UN PAESE PER DONNE. Intervista a Elvira Seminara

di Simona Lo Iacono

Era da giorni che desideravo avere un colloquio con Elvira Seminara, autrice, insieme ad altre (e bravissime) scrittrici dell’antologia MondadoriNon è un paese per donne”. Credo infatti che in queste schegge di narrazione (ora dolenti, ora ironiche, ora profondamente intrise di solitudine) covi molta verità. Una verità che emerge cristallina sin dalla prefazione curata da Miriam Mafai, recentemente scomparsa:

“…Chi come me ha conosciuto l’Italia di allora, quella condizione di subalternità delle donne, la loro/nostra esclusione da importanti professioni e posti di responsabilità non può non guardare con soddisfazione e orgoglio alle donne e alle ragazze di oggi, al loro successo negli studi, alla loro sempre maggiore presenza in professioni una volta considerate “maschili”…Ognuna di noi tuttavia conosce bene anche le zone d’ombra, le difficoltà, la fatica con le quali le donne hanno pagato e ancora oggi pagano questo passaggio dalla subalternità alla piena emancipazione e realizzazione di sé…”

– Chiedo allora ad Elvira…ma la Sicilia è un Paese per donne ? Leggi tutto…