Archivio

Posts Tagged ‘ensemble’

CIELI VIOLATI, di Anna Vasta

Pubblichiamo la prefazione della silloge “Cieli violati” di Anna Vasta (edizione Ensemble), firmata da Luigi La Rosa. Di seguito, alcune poesie messe a disposizione per Letteratitudine dall’autrice.

Cieli violati. Cieli ribollenti, incalzanti, con l’ardore di nuvole in fermento avanzanti verso il suolo, grigio correre di nembi in celesti sprazzi di cielo, poi affogati nella neve dell’oblio che tutto copre, e censura, e tutto quieta delle umane tragedie, inutili, invisibili, di fronte a tanto sfacelo. Sfarzo di natura che avvolge la vita, e ne governa, quietamente, irrevocabilmente, le sorti.

Anna Vasta e le epifanie della ferita

dalla prefazione di Luigi La Rosa

C’è una poesia raffinata, colta, sensuale, nutrita degli umori oscuri della terra, percorsa dagli spiriti alati dell’aria, poesia di spettrali visitazioni, di vibranti sussulti, di luminescenti epifanie, impregnata delle essenze ambigue del vivere e perennemente lambita dalla lingua insidiosa della morte.
E’ una poesia dolente ma non vinta, intimista ma mai sopraffatta, il cui canto si leva sicuro a fissare simbolicamente confini e coordinate cosmologiche, e la cui portata espressiva si cristallizza in suadente cifra di partitura, in perenne melodico fremito dell’essere, in sinfonica rappresentazione dell’universo.
I cieli sotto i quali questa lirica alta e insieme viscerale, eterea ma mai spogliata della matericità del corpo s’incarna sono gli stessi che fanno da cornice al canto, che misurano gli spazi dello sguardo, che delimitano le campiture accese della visione.
Anna Vasta, poeta di squisita grazia, li sfoglia tramutandoli in dense pagine d’album, registrandovi il corsivo fluido e icastico del suo sentire, scomponendo il corpo poetico della silloge nei sentimentali momenti di un accorato diario dell’anima.
Sono cieli violati, cieli-bambini, cieli toccati dalla ferita esistenziale, che riverberano ovunque il sangue caldo dei loro crepuscoli, come la luce onirica e bruciante delle loro aurore.
Raramente la scrittura ha saputo coniugare alla parola le eloquenti potenzialità cromatiche e plastiche dell’immaginazione, e mai come in queste pagine – a mio parere tra le più belle e le più mature nella genuina produzione del poeta – l’alfabeto significante ha ceduto la ricerca del senso al dominio pieno e musicale della forma.
L’apparente fissità dei quadri attraverso i quali l’epopea di questo mondo alla deriva viene scandita si anima, gradatamente, del dinamismo accidentato e provvido delle sue manifestazioni: la natura stessa si trasforma in un organismo vivo, usurato, drammatico, quella materia nuda che si offre agli assalti impietosi del reale, riflesso di una condizione d’innocenza atavica che pervade leopardianamente tutte le cose, penetrandone il segreto, esaltandone l’incanto. Leggi tutto…