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Posts Tagged ‘erica donzella’

IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI, di Italo Calvino

IL CASTELLO DEI DESTINI INCROCIATI, di Italo Calvino

Il puzzle dell’immaginazione.  Il castello dei destini incrociati.
Italo Calvino, Einaudi 1973.

 di Erica Donzella

Quando ci si mette in bocca il nome di un grande autore come Calvino il rischio è pur sempre quello di avanzare teorizzazioni approssimative su uno dei più complessi scrittori della nostra tradizione letteraria. Con non poca disattenzione, spesso, la letteratura paga il pegno delle “opere più famose”, senza tracciare una linea parallela fuori dal raggio d’azione della conoscenza condivisa e di massa, la stessa che storcerebbe le narici per la dubbia legittimità pragmatica dell’associare un mazzo di tarocchi a una struttura letteraria.
Il castello dei destini incrociati, pubblicato da Einaudi nel 1973, è l’ultima opera che diede alla luce Italo Calvino, con non poche perplessità e ansie da parte dell’autore, per via di una genesi travagliata e per la tessitura complessa dell’intreccio narrativo. L’idea fu quella di adoperare i tarocchi come una macchina narrativa combinatoria, in un gioco quasi del tutto innocente dello stesso autore che, spinto da una curiosità quasi fanciulla nel lasciarsi trasportare da un iconologia immaginaria, riporta la dimensione della scrittura ad un piano di ludica genialità, abbozzando e incastrando probabilità di grande combinazione stilistica e sintattica.
Calvino guarda i tarocchi con attenzione, Leggi tutto…

L’ORA DEL DIAVOLO, di Fernando Pessoa

File:216 2310-Fernando-Pessoa.jpgL’ORA DEL DIAVOLO, di Fernando Pessoa

di Erica Donzella

“Come la notte è il mio regno,

il sogno è il mio dominio”.

 

E’ attraverso un processo di demolizione dello stereotipo che Fernando Pessoa ci presenta una delle figure più trattate e –  ideologicamente –  più raccontate nella storia della letteratura: il Diavolo di cui lo scrittore portoghese narra in questo breve racconto –  progettato in inglese con il titolo Devil’s Voice –  soppianta totalmente la classica denominazione del Mefistofele crudele e malefico, da sempre rappresentazione del Male e del Peccato.
Pessoa contrasta, in questo testo, l’abituale concezione dicotomica tra Bene e Male, tra Dio e il Diavolo. Un intento che si muove da quelle Pagine Esoteriche dello stesso autore, la cui produzione frammentaria connota una poliedricità di argomenti in sintonia complementare e incessante tra gli stessi. Pessoa l’inquieto, l’eteronimo infinito, il nulla e il tutto, il capovolgimento dell’universo metafisico nella parola, il Poeta Fingitore che vive di dubbio nella sua Affollata Solitudine.
In sintonia con le filosofie orientali, Pessoa presenta il Diavolo come la Luna di quel Sole che è Dio (“No light, but rather darkness visible”, epigrafe in inglese dal testo originale). Dio e il Diavolo sarebbero complementari, il concavo e il convesso dell’universo stesso, il sogno e la realtà, l’immaginazione e la sua negazione.
La brevissima trama, prende le mosse dalla vicenda della giovane Maria che, dopo un ballo in maschera, descritta nell’atto di rincasare, si ritrova improvvisamente al cospetto di una creatura gentile, un uomo di rosso vestito. Egli con ammirevole disinvoltura si presenta a Maria dicendo di essere appunto il Diavolo. I due intraprendono un fittizio viaggio non raccontato nei suoi particolari geografici, ma è l’occasione per il Cavaliere di fare una sorta di apologia di se stesso.
Un  dialogo/monologo per ribaltare e rimettere in discussione i cliché che da sempre lo costringono nella veste del Male, nel corso di tanti secoli di simbolismo esoterico e religioso; egli non si presenta come il serpente del Genesi oppure come il tentatore del Vangelo di Matteo, ma come “[non] lo spirito che nega, ma lo spirito che contraria”. Leggi tutto…

ALDA MERINI. L’amore in un Dio lontano

alda merini (di erica donzella)ALDA MERINI. L’amore in un Dio lontano, di Erica Donzella (Prova d’autore, 2013)

Erica Donzella (giovane appassionata d’arte, letteratura, musica e fotografia) ci fornisce un’ulteriore buona occasione per ricordare degnamente Alda Merini (celebre poetessa milanese scomparsa nel novembre del 2009). Nata a Ragusa nel 1988, la giovane Erica ha pubblicato, infatti, un delizioso piccolo saggio intitolato “Alda Merini. L’amore di un Dio lontano” (Prova d’Autore, 2013) suddiviso nei seguenti capitoli: “La vita”, “La poesia come fede”, “Poesie religiose, poesie amorose: tra amore e fede”, “Gli angeli di Alda Merini: interviste a G. Grittini e C. D. Damato”.
Come scrive Mario Grasso nella prefazione: “Donzella indaga e colleziona reperti dal diluvio delle produzioni meriniane, quindi analizza e deduce con il suo doppio disporre di acuzie critica e dell’attrazione empatica del poeta che ascolta il cuore dell’altro poeta. Questo ci sia concesso affermarlo, e non solo per un minimo omaggio alla giovanissima voce di Erica, ma perché ci sembra di poter aggiungere una valutazione di merito per quanto, in stimoli nuovi, contiene per la critica futura questo intelligente contributo sul Dio remoto, condotto con stile corrivo, essenziale e definitorio”. 

Pubblichiamo di seguito la nota introduttiva firmata dall’autrice.

* * *

di Erica Donzella

“Alda Merini è una profetessa a cui hanno ammazzato Dio, ma nonostante tutto lei continua nella sua religione: la Madonna sedotta e abbandonata da un Angelo sconosciuto e il Cristo tradito da una intera umanità che lui ha amato alla follia”.
Così Giuseppe D’Ambrosio Angelillo ci introduce alla lettura de “ L’uomo che mangiava i poeti”, edito dalla casa editrice “Acquaviva”, nell’ottobre 2003.
E ci da subito un chiaro contributo di quella che è una delle immagini della poetessa dei Navigli, quella che Pier Paolo Pasolini definì “la ragazzetta milanese.”
Una profetessa e un poeta a cui hanno tolto l’amore, la pace, il denaro e le figlie, ma che non ha mai perduto la fede; una fede che mai cede sotto gli effetti della follia, del manicomio, della morte del marito Ettore, degli elettrochock.
Una fede in un Dio a cui, come lei stessa asserisce, telefona molto spesso con una voce lontana, poiché giunge dal cielo. Una donna, una delle più grandi della letteratura italiana, per cui la poesia è una pistola puntata alla testa.
La poesia è suo sangue, suo turbamento, struggimento, rifugio e amante.
La poesia è la pelle bianca del poeta”.
Ha il piglio superbo di una piccola ape furibonda, che si nutre del nettare della vita, spesso amaro del dolore, ma pur sempre degno d’inchiostro e di confessione. Leggi tutto…