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SALONE DEL LIBRO 2015: il discorso di Ernesto Ferrero

SALONE DEL LIBRO 2015: il discorso di Ernesto Ferrero (Direttore editoriale Salone Internazionale del Libro di Torino)

La ventottesima edizione del Salone Internazionale del Libro si tiene da giovedì 14 a lunedì 18 maggio 2015 al Lingotto Fiere

di Ernesto Ferrero

In questi anni difficili tutti gli indici di molti comparti produttivi e commerciali hanno registrato saldi negativi; sono note le perdite delle librerie. Ebbene, il Salone del libro è andato e va in controtendenza. Editori, librai, bibliotecari, distributori, autori, lettori, tutta la variegata filiera del libro, continua a crederci e ci viene con una convinzione crescente, investendovi risorse notevoli. Anche il Salone ogni anno deve fare i conti con risorse calanti. Per questo desideriamo ringraziare di cuore gli editori della loro disponibilità, della loro collaborazione attiva e fattiva, della loro comprensione, fattori decisivi per la riuscita della manifestazione. Per fortuna parliamo la stessa lingua e tiriamo dalla stessa parte, con la stessa convinzione e lo stesso piacere. Proprio per questa sintonia, lo sterminato programma che trovate sunteggiato in cartella stampa e presto troverete online nei dettagli, viene realizzato con un sesto o un settimo, secondo una stima prudente, di quello che costa uno dei tanti festival culturali sparsi per la penisola.
Quello che si rinnova ogni anno nei cinque giorni del Lingotto è il piacere di condividere interessi, passioni, curiosità, di confrontarsi senza faziosità, di sentire campane diverse. È la voglia di trovare, al di là delle chiacchiere insopportabili dei talk show o dei deliri e delle atrocità demenziali riversate nella Rete, uno spazio civile di approfondimento e di confronto. Il Salone è uno spazio esemplarmente politico, perché qui si avverte chiaramente la voglia di fare qualcosa di concreto e di positivo per la polis, di contribuire a un progetto comune, a un “noi” condivisibile in cui riconoscersi.
Già sapete del tema conduttore, “Le meraviglie d’Italia”, che ci siamo dati quest’anno. Nell’anno dell’Expo, si offre anzitutto a noi italiani l’occasione per ripensare radicalmente l’immenso patrimonio dei beni artistici e culturali di cui siamo gli indegni eredi, e che sappiamo gestire e valorizzare in maniera largamente inadeguata (beninteso con le dovute eccezioni: basti pensare a quello che si è fatto qui con la Venaria, Palazzo Madama, il Polo Reale, e adesso la meraviglia del nuovo Egizio). Come metabolizzare e reinterpretare questa straordinaria tradizione? Come trasformarla nei fermenti attivi di un progetto che sappia guardare lontano, e non soltanto alla scadenza elettorale più vicina? Per secoli l’Occidente vi ha trovato la sua bussola, le sue fonti d’ispirazione. Le sue élites sono cresciute attraverso le esperienze formative, le occasioni formative del Grand Tour, di cui parleranno Brilli e De Seta. Sono state queste élites a rivelarci a noi stessi.
Ma noi, adesso, qui, che cosa sappiamo cavare dalle meraviglie d’Italia che non riusciamo nemmeno più a vedere? Leggi tutto…