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LA NOTTE DEL SANTO di Remo Bassini: incontro con l’autore

LA NOTTE DEL SANTO di Remo Bassini (Time Crime – Fanucci)

Remo Bassini, scrittore vercellese, è un vecchio amico di Letteratitudine sin dai tempi del suo romanzo “La donna che parlava con i morti” (Newton Compton, Roma, 2007), allorquando organizzammo questo interessante dibattito online (stiamo parlando all’incirca di una decina di anni fa). È dunque con grande piacere che torniamo a occuparci di Bassini in occasione dell’uscita del suo più recente romanzo initolato “La notte del Santo” pubblicato per il marchio Time Crime della Fanucci. Protagonista della storia è il commissario Dallavita che, in una fase complicata della propria esistenza, si trova a dover fare i conti con una serie di omicidi perpetrati ricorrendo alla decapitazione. La storia, che si gioca sul crinale sottile che – a volte – divide il male dal bene, è ambientata a Torino.
Abbiamo incontrato Remo Bassini chiedendogli di raccontarci qualcosa su questo suo nuovo libro…

«La notte del Santo”, allora: il santo è il patrono di Torino, San Giovanni Battista, e la vicenda ha il suo cuore pulsante proprio nella notte dei festeggiamenti del santo patrono», dice Bassini a Letteratitudine. «Ho creato un protagonista che per certi versi mi somiglia e per altri no, un attempato commissario, Pietro Dallavita. Mi somiglia perché è un uomo tormentato, perché di notte, invece di tornare a casa dalla moglie, vaga per Torino ascoltando canzoni di Tenco, di Paolo Conte, Ciampi, De Andrè. Non mi somiglia perché è un indeciso, e soprattutto perché convive con un amore segreto, vissuto anni prima ma che non riesce a cacciare dalla testa. Leggi tutto…

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INTERVISTA A STEFANO BORTOLUSSI, autore di “Verso dove si va per questa strada”

Verso dove si va per questa stradaINTERVISTA A STEFANO BORTOLUSSI, autore di “Verso dove si va per questa strada” (Fanucci, 2013)

A cura di Claudio Morandini

Stefano Bortolussi ha pubblicato da poco un romanzo, “Verso dove si va per questa strada”, presso Fanucci, nella collana Teens, che “si propone di offrire occasioni di lettura, divertimento e riflessione” al pubblico “nascosto, spesso sottovalutato” dei teenager, “quei ragazzi che spesso si allontanano dai libri proprio perché non riconoscono in essi il proprio mondo e i propri specifici problemi”.
Il romanzo di Bortolussi sa parlare con franchezza e ironia a questo pubblico, raccontando una storia molto antica e allo stesso tempo molto moderna, realistica e immaginosa, incentrata sulle avventure di due sorelle (una quindicenne, una decenne). In fuga dall’auto della madre, per motivi che rimarranno misteriosi fino alla fine, le due ragazzine si inoltrano in un bosco che riserva loro diversi incontri con personaggi bizzarri, forse scontrosi e inafferrabili ma certo non minacciosi; dopo il bosco, ecco un fiume, poi un canale, una nave abbandonata, una casetta insolita… Spinte a procedere da qualcosa che non è soltanto desiderio di avventura o di indipendenza, e nemmeno curiosità, o impulso di sopravvivenza, le due sorelle, dotate di una fantasia fervida ma anche di un vivace pragmatismo, affrontano assieme, con un senso via via più solido di appartenenza, la deriva di avventure e imprevisti, fino al sorprendente finale che tutto ricompone.

1 – Caro Stefano, quali sono secondo te le virtù più importanti di un romanzo per ragazzi? Credo che una di queste sia il trattare i giovani lettori come lettori a tutti gli effetti, a pieno diritto.

Hai perfettamente centrato il punto, a mio parere. Un “romanzo per ragazzi” secondo me dovrebbe essere semplicemente un bel romanzo, e rivolgersi ai ragazzi quasi dimenticandosi che siano “ragazzi”, ossia evitando di prendere le scorciatoie (di senso, espressive, psicologiche o quant’altro) che alcuni si sentono obbligati a prendere quando scrivono “per ragazzi”. In altre parole, mai sottovalutare i propri lettori – cosa di cui dovrebbero ricordarsi anche molti scrittori “per adulti”, peraltro.

2 – E che cosa non dovrebbe essere un libro per ragazzi? Oppure: che cosa tu cerchi di evitare quando scrivi per i ragazzi?

Ti svelo un segreto che forse non è poi così segreto: in realtà, scrivendo “Verso dove si va per questa strada” non mi ero prefisso di scrivere un romanzo “per ragazzi”, di rivolgermi necessariamente a lettori e lettrici dell’età delle mie due protagoniste (rispettivamente 15 e 10 anni). Quello che mi interessava fare, e che spero di essere riuscito a fare, era calarmi nella mente, nella psicologia e perché no, nel corpo della narratrice, la sorella maggiore. Il fascino dell’operazione per me era tutto lì: uno scrittore di mezz’età (ebbene sì, tristemente…) che si immerge nel mondo di un’adolescente e cerca di reimmaginarlo (e non di riprodurlo, bada bene). Forse questo mi ha evitato di incorrere negli errori di cui parlavo prima. Ma anche in passato, quando mi è capitato di scrivere per lettori anche più piccoli, ho scoperto che il (mio) segreto è quello di pensarli sempre un po’ più grandi.

3 – Direi che la tua sfida è vinta. La tua quindicenne è un personaggio intenso, ricco, per certi versi anche spiazzante. Il lettore adulto finisce per invidiare un po’ a lei e alla sorellina il loro approccio alle cose e al linguaggio. Ma tornando a parlare dei giovani lettori (o delle giovani lettrici): qual è il tuo tipo di pubblico ideale? Ho l’impressione che la tua scrittura così ricca richieda attenzione e concentrazione, e che insomma tu abbia in mente un lettore già consapevole del suo ruolo, nutrito di buone letture.

Sì, il mio giovane lettore ideale è un lettore forte e consapevole. Un giovane lettore la cui vita è già stata cambiata da Leggi tutto…