Archivio

Posts Tagged ‘Fazi editore’

IL SILENZIO DI LAURA di Paula Fox (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL SILENZIO DI LAURA di Paula Fox (Fazi editore – Traduzione di Monica Pavani)

 * * *

Clara Hansen, in bilico sul bordo di una sedia, la schiena dritta e solo la biancheria intima addosso, era ferma immobile. Tra poco avrebbe dovuto accendere una luce. Finire di vestirsi. In quello stato così prossimo al sonno, si sarebbe concessa altri tre minuti nel suo appartamento ormai buio. Si voltò a guardare un tavolo su cui era posata una piccola sveglia. Tutt’a un tratto un’agitazione tormentosa la fece scattare in piedi. Avrebbe fatto tardi: gli autobus non erano affidabili. Non poteva permettersi un taxi fino all’albergo dove sua madre, Laura, e il marito di lei, Desmond Clap¬per, la stavano aspettando per un aperitivo seguito dalla cena. La mattina successiva i Clapper sarebbero partiti in nave diretti in Africa, questa volta. Sarebbero stati via diversi mesi. Clara si era organizzata in modo da uscire dall’ufficio dove lavorava con una mezz’ora di anticipo, per prendersela comoda. Ma poi se l’era presa comoda standosene lì trasognata, assente a se stessa.
Con rapidità raggiunse la sua cameretta, dove c’era l’abito steso sul letto. Il capo migliore che possedesse. Era consapevole che il suo abbigliamento, di regola, era pensato per evitare di attirare l’attenzione. Ma per quella sera aveva fatto una scelta irragionevole. Laura avrebbe notato che il vestito era costoso. Facesse pure, si disse Clara, ma si sentì tutt’altro che decisa appena la seta le aderì alla pelle. Leggi tutto…

Annunci

CAMBIO DI ROTTA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo CAMBIO DI ROTTA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon)

All’uscita, nel 1959, questo romanzo fu incluso insieme a “Lolita” di Nabokov fra i migliori libri dell’anno da «The Sunday Times»

 * * *

Saliti in nave, gli si presentò l’opportunità di ricavarsi un attimo di solitudine. Ne ho bisogno, pensò. Ho bisogno di un po’ di silenzio. O di pace, forse, perché dentro di lui di silenzio ce ne era ben poco. Aveva trovato un angolino vuoto e assolato sul ponte e si era seduto contro una delle scialuppe, con gli occhi chiusi. Sono troppe persone diverse, pensò, troppi ometti inquieti si agitano in me. Ne vedeva con gli occhi della mente un’intera processione, bassi, trasandati e identici, tutti con un cartello al collo che diceva: «JOYCE CE LA FARÀ».
C’è l’ometto che ha paura di essersi già lasciato alle spalle gli anni migliori della sua vita; quello che ha sempre dato per scontata la sua piccola sorgente interiore e adesso teme seriamente che si sia prosciugata; poi c’è l’ometto con una moglie che ha bisogno di lui ma non lo vuole. Per qualche assurda ragione non ho un paese né una casa da poter dire mia. Di quello che scrivono sul teatro, anche sul mio teatro, m’importa sempre meno. Non ho figli di cui preoccuparmi, a meno di considerare tale Jimmy, che di certo non mi vede come un padre. Questo rovinerebbe il suo bell’edificio romantico: lui che lavora, per pura passione artistica, col brillante, impareggiabile drammaturgo. Leggi tutto…

LA FAMIGLIA AUBREY di Rebecca West (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA FAMIGLIA AUBREY di Rebecca West (Fazi editore – Traduzione di Francesca Frigerio)

Quando eravamo molto piccoli, in un fresco pomeriggio sudafricano, papà e mamma stavano camminando con noi in un parco proprio poco prima del giorno di San Giovanni e papà ci chiese di mettere le mani sul tronco di un albero. Disse che non avremmo sentito niente, solo il legno, ma se lo avessimo fatto un’altra volta, una settimana più tardi, sotto le nostre mani non ci sarebbe stato solo il legno, ma qualcosa di più, perché quello era il periodo in cui il mondo stava passando dall’inverno all’estate, ed era sospeso tra la morte e la vita. Noi eravamo meravigliate, ma mettemmo ubbidienti le mani sul tronco e ci sembrò di sentirlo privo di vita, mentre la mamma esclamò che suo padre e sua madre le avevano fatto fare la stessa cosa, e lei aveva creduto che fosse un rito peculiare della sua famiglia, ed ecco che ora papà ripeteva quel gesto con noi. Una settimana più tardi mettemmo di nuovo le mani sul tronco e avemmo la sensazione che fosse vivo, e gridammo al miracolo, e la mamma disse che ci sarebbe stato più facile capirlo a casa, in Inghilterra, dove tutto questo succedeva nel periodo natalizio. E così fu. Guardammo alla settimana tra Natale e Capodanno come a un momento di attesa, il momento in cui il mondo decideva se passare dalla morte alla vita e quindi mantenere le promesse di Cristo, oppure resistere, continuare per la sua strada e rovinare tutto. La notte, nei nostri letti, ci chiedevamo se esistesse qualcosa che potesse impedire al mondo di decidere che non si sarebbe svegliato all’arrivo della primavera, e così tutti sarebbero diventati sempre più freddi, e i giorni sarebbero diventati sempre più corti, e alla fine sarebbero rimaste solo le tenebre. Lo chiedemmo a papà e mamma, e papà disse: «Be’, potrebbe succedere, ma non nella vostra epoca». Leggi tutto…

LA MANUTENZIONE DEI SENSI di Franco Faggiani: incontro con l’autore

LA MANUTENZIONE DEI SENSI di Franco Faggiani (Fazi editore)

 * * *

Franco Faggiani vive a Milano e fa il giornalista. Ha lavorato come reporter nelle aree più “calde” del mondo; si è occupato di economia, ambiente, cronaca, sport e, negli ultimi anni, di enogastronomia. Ha scritto manuali sportivi, guide, biografie, saggi e testi di libri fotografici.

Da sempre alterna alla scrittura lunghe e solitarie esplorazioni in montagna.

Per Fazi editore è appena uscito il suo nuovo libro intitolato “La manutenzione dei sensi“. Si tratta di un romanzo che (come sottolinea la scheda del libro) affronta i temi del cambiamento, della paternità, della giovinezza. Una storia in cui padre e figlio ritroveranno la loro dimensione più vera proprio a contatto con la natura, riappropriandosi di valori irrinunciabili come la semplicità e la bellezza.

Abbiamo incontrato l’autore per discuterne…

 * * *

“Haruki Murakami, nel suo libro Il mestiere dello scrittore, scrive due cose che ho trovato fantastiche”, ha raccontato Franco Faggiani a Letteratitudine. “Dicono all’incirca così (vado a memoria): Leggi tutto…

IL GIARDINO DI ELIZABETH di Elizabeth von Arnim (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL GIARDINO DI ELIZABETH di Elizabeth von Arnim (Fazi editore – Traduzione di Sabina Terziani)

(Dalla scheda del libro) In fuga dall’opprimente vita di città, l’aristocratica Elizabeth si stabilisce nell’ex convento di proprietà del marito, un luogo isolato e carico di storia in Pomerania. A vivacizzare le giornate della signora ci sono le tre figlie – la bimba di aprile, la bimba di maggio e la bimba di giugno –, le amiche Irais e Minora, ospiti più o meno gradite con le quali intrattiene conversazioni brillanti e conflittuali, sempre in bilico fra solidarietà e rivalità femminile, e poi c’è lui, l’Uomo della collera, «colui che detiene il diritto di manifestarsi quando e come più gli piace». Ma soprattutto c’è il giardino, una vera e propria oasi di cui Elizabeth si innamora perdutamente. Estasiata dalla pace e dalla tranquillità del luogo, trascorre le ore da sola con un libro in mano, immersa nei colori, nei profumi e nei silenzi, cibandosi soltanto di insalata e tè consumati all’ombra dei lillà. Mentre le stagioni si susseguono, Elizabeth ritrova se stessa, i suoi spazi, i suoi ricordi e la sua libertà. Una storia che ha molto di autobiografico narrata da una donna più avanti del suo tempo: una donna di mondo coraggiosa e irriverente che parla a tutte le donne di oggi. Uscito per la prima volta nel 1898 in forma anonima, “Il giardino di Elizabeth”, primo romanzo di Elizabeth von Arnim, ebbe da subito un successo clamoroso. Presentato qui in una versione integrale fino a ora inedita in Italia, è un romanzo del passato che colpisce per la sua modernità.

 

 * * *

Un estratto del romanzo IL GIARDINO DI ELIZABETH di Elizabeth von Arnim (Fazi editore – Traduzione di Sabina Terziani) Leggi tutto…

IL BLUES DEL RAGAZZO BIANCO di Paul Beatty (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo IL BLUES DEL RAGAZZO BIANCO di Paul Beatty (Fazi editore – Traduzione di Nicoletta Vallorani)

Dall’autore di Lo schiavista, vincitore del Man Booker Prize 2016: il primo americano nella storia a vincere il prestigioso premio.

(Dalla scheda del libro) – Questa è la storia di Gunnar Kaufman, «il negro demagogo»: ultimo discendente di una dinastia di «devoti leccaculo servi dei bianchi» – un padre ufficiale di polizia e una madre autoritaria che canta le lodi dei suoi discutibili antenati –, Gunnar trascorre un’infanzia serena e priva di tensioni razziali nell’agiata Santa Monica. Tanto che, quando la madre prospetta a lui e alle sue sorelle la possibilità di andare in vacanza in un campeggio per soli neri, la risposta è univoca: «Nooooo!». Il motivo? «Perché loro sono diversi da noi». Risposta sbagliata. In un attimo la madre li carica tutti in macchina e la famiglia si trasferisce a Hillside, ghetto nero di Los Angeles dove i vicini ti salutano con un insulto e il pestaggio è sempre dietro l’angolo. Qui ha inizio la scalata di Gunnar, che da outsider riuscirà non solo a inserirsi nella comunità, ma a diventare poco a poco un idolo delle folle, in una strenua battaglia contro tutti i capisaldi della società americana. Fra basket e poesia, gang di strada, mogli giapponesi comprate per corrispondenza e suicidi di massa innescati da fraintendimenti, Paul Beatty si diverte e ci fa divertire pagina dopo pagina con la sua vivida immaginazione.
Un esordio potente, audace e rivelatore, per quella che ormai è considerata una delle voci di spicco della letteratura americana contemporanea.

 * * *

Le prime pagine di IL BLUES DEL RAGAZZO BIANCO di Paul Beatty (Fazi editore – Traduzione di Nicoletta Vallorani) Leggi tutto…

TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo TUTTO CAMBIA di Elizabeth Jane Howard (Fazi editore – Traduzione di Manuela Francescon). Il quinto volume della saga dei Cazalet

Rachel

«Sento che manca poco».
«Duchessa!».
«Mi sento bene». La Duchessa chiuse gli occhi un momento. Parlare la stancava, come tutto del resto. Tacque alcuni istanti e poi disse: «In fondo ho avuto più tempo di quello che secondo Mr Housman doveva essermi concesso… ben vent’anni di più! L’albero più bello… io però ne avrei scelto un altro». Alzò lo sguardo sul volto stravolto della figlia, pallido, con gli occhi cerchiati per la mancanza di sonno e la bocca contratta nello sforzo di non piangere. Poi, con enorme fatica, la Duchessa sollevò una mano dal lenzuolo. «Rachel, cara, non tormentarti tanto. Mi fai stare in pena».
Rachel le prese la mano tremante e ossuta e la strinse tra le proprie. No, non doveva farla stare in pena: sarebbe stato da egoisti. La mano di sua madre, picchiettata di macchie, era così smagrita che il cinturino d’oro dell’orologio le pendeva dal polso col quadrante rigirato e l’anello nuziale le era scivolato ben oltre la falange. «Tu che albero avresti scelto?», le domandò allora.
«Bella domanda. Fammici pensare».
Guardò il volto di sua madre rianimato dal gusto della scelta – un serio dilemma…
«Una mimosa!», disse infine la Duchessa. «Ha un profumo delizioso. Non sono mai riuscita a farne crescere una». Sollevò una mano e tentò di stringere il lenzuolo. «Non è rimasto nessuno che mi chiami Kitty. Non immagini nemmeno…». Parve soffocare e tossì debolmente.
«Vado a prenderti un po’ d’acqua». La caraffa però era vuota. Rachel trovò una bottiglia di acqua minerale in bagno, ma quando tornò nella stanza sua madre era già morta. Leggi tutto…