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Posts Tagged ‘Fazi’

I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo I CAPELLI DI HAROLD ROUX di Thomas Williams (Fazi)

[Thomas Williams nel 1975 ha vinto il National Book Award, il massimo riconoscimento letterario americano. “I capelli di Harold Roux” è il suo primo romanzo tradotto in italiano.]

Postfazione di Ann Joslin Williams – Traduzione di Nicola Manuppelli e Giacomo Cuva

Su una pagina vuota del quaderno scrive in stampatello: «I CAPELLI DI HAROLD ROUX».
Fissa quelle parole e prova una sorta di disperazione. Per mettersi a lavorare deve sbarazzarsi di chi gli sta attorno. E piantarla di farsi del male in lungo e in largo, a piccole e grandi dosi. Fumo e alcol, tanto per cominciare. Non c’è dubbio. I capelli di Harold Roux: un attacco senza troppe pretese, mettere insieme gli eventi che conosce e costruire, organizzare, popolare quella pianura arida con alberi e nomi. Allard Benson, Mary Tolliver, Harold Roux, Naomi Goldman, Boom Maloumian… Lì c’è un mondo, in parte del passato, che ha bisogno di provvedere a se stesso. D’accordo.
Il nostro eroe, piuttosto sottotraccia, è un certo Allard Benson, e la storia (una semplice storia di seduzione, stupro, follia e omicidio – le consuete preoccupazioni umane) a quanto pare inizia al compimento dei suoi ventun anni. Veterano, ma non certo eroe di guerra, la sua battaglia può riassumersi nel sincero tentativo di mutilare non tanto il nemico quanto i propri commilitoni. In realtà non approva la violenza, e anzi ritiene di doversi difendere in continuazione. La sua teoria è di non essere abbastanza grosso da mettere in soggezione potenziali aggressori, né abbastanza piccolo da passare inosservato. C’è qualcosa di vero in quasi tutte le teorie. C’è anche la teoria secondo cui farebbe fuori chiunque per una come Mary Tolliver, e le occhiate rozze di certi omaccioni prepotenti gli lasciano intendere le ragioni dell’infelicità della ragazza. Diciamo così: è convinto che un essere umano non dovrebbe far soffrire un suo simile, e ogni volta che egli stesso contravviene a quest’onnicomprensivo briciolo di ortodossia ne è chiaramente consapevole. Qualunque cosa abbia fatto è scolpita, algida e perpetua, nella sua anima. Questa, ovviamente, è la voce di Allard Benson, per il quale alcune faccende vanno considerate sfortunate casualità. Leggi tutto…

GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard (un estratto)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo un estratto del romanzo GLI ANNI DELLA LEGGEREZZA, di Elizabeth Jane Howard – La saga dei Cazalet
Fazi editore, 2015 – Traduzione di Manuela Francescon

[Clicca di seguito per informazioni su E. Jane Howard e “Gli anni della leggerezza”]

 

Lansdowne Road
1937

La giornata cominciò alle sette meno cinque: la sveglia
(sua madre gliel’aveva regalata quando era andata a servizio)
si mise a suonare e continuò imperterrita finché Phyllis
non la ridusse al silenzio. Sul cigolante letto di ferro sopra
il suo, Edna gemette e si girò, rannicchiandosi contro
la parete; perfino d’estate odiava alzarsi, e d’inverno capitava
che Phyllis dovesse strapparle di dosso le lenzuola. Si
mise seduta, si sciolse la retina e cominciò a togliersi i bigodini.
Quel giorno aveva il pomeriggio libero, si sarebbe
lavata i capelli. Scese dal letto, raccolse la trapunta che era
finita in terra durante la notte e aprì le tende. La luce del
sole ingentilì di colpo la stanza, trasformando il linoleum
in caramello e donando una tonalità blu ardesia alle scheggiature
del catino lavamani di smalto bianco. Si sbottonò
la camicia da notte di flanella leggera e si lavò alla maniera
che le aveva insegnato sua madre: il viso, le mani e poi
– ma con circospezione – le ascelle, con un panno imbevuto
d’acqua fredda. «Muoviti», disse a Edna. Buttò l’acqua
sporca nel secchio e cominciò a vestirsi. Si tolse la camicia
da notte restando con la sola biancheria e si infilò il
vestito di cotone verde scuro che usava la mattina. Sistemò
la cuffia sui boccoli grossi come salsicce – non li aveva
spazzolati – e si legò il grembiule attorno alla vita. Edna,
che al mattino si lavava appena, riuscì a vestirsi mentre era
ancora a letto: un retaggio dell’inverno (la stanza non era
riscaldata e per nessun motivo al mondo avrebbero aperto
la finestra). Alle sette e dieci erano entrambe pronte a
scendere con passo lieve nella casa ancora immersa nel
sonno. Phyllis si fermò al primo piano e aprì la porta di
una delle camere. Tirò le tende e udì il pappagallo fremere
impaziente nella sua gabbietta. Leggi tutto…

ELIZABETH JANE HOWARD E LA SAGA DEI CAZALET

ELIZABETH JANE HOWARD E LA SAGA DEI CAZALET

Domani sera (giovedì, 16 settembre), su Letteratitudine, pubblicheremo un estratto del primo romanzo della saga dei Cazalet: “Gli anni della leggerezza” (appena pubblicato per Fazi editore, traduzione di Manuela Francescon)

Elizabeth Jane Howard, prolifica scrittrice inglese (Londra, 26 marzo 1923 – Bungay, 2 gennaio 2014), fu figlia di un ricco mercante di legname e di una ballerina del balletto russo. Ebbe un’infanzia infelice a causa della depressione della madre e delle molestie subite dal padre. Donna bellissima e inquieta, ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del Novecento e ha avuto una vita privata burrascosa, costellata di una schiera di amanti e mariti, fra i quali lo scrittore Kingsley Amis (padre di Martin Amis). Da sempre amata dal pubblico, solo di recente Howard ha ricevuto il plauso della critica. Ha al suo attivo la pubblicazione di quindici romanzi. La saga dei Cazalet è la sua opera di maggior successo, con un milione di copie vendute. Nel 2014 Fazi Editore ha pubblicato il suo romanzo “Il lungo sguardo“. Dal 10 settembre, sempre per i tipi di Fazi, è in libreria il primo dei cinque volumi della saga dei Cazalet: “Gli anni della leggerezza“.

* * *

martin-amis-elizabeth-295850Martin Amis ha avuto modo di raccontare del suo rapporto con Jane (la sua eccezionale matrigna, qui nella foto tra lui e il padre Kingsley) in un articolo pubblicato sul Mail on Sunday e interamente disponibile, con traduzione in Italiano, sul sito di Fazi editore. Aveva 13 anni, Martin, quando cominciò a capire che il rapporto tra i suoi genitori (Kingsley e Hillary) era destinato a rompersi. «Sai che tuo padre ha un’amante a Londra?!» gli aveva detto Eva Garcia, la loro bambinaia-governante.

In seguito Martin con il fratello Philip sarebbero andati a vivere con Kingsley e Jane. “Ero diventato un perdigiorno semianalfabeta“, scrive Martin Amis, “un fannullone il cui interesse principale consisteva nel bazzicare i luoghi dove si piazzavano scommesse (e dove la mia specialità era prevedere il piazzamento all’incontrario delle corse dei cani, il che la dice lunga). Fu Jane a prendere l’iniziativa. Lei era sempre stata sinceramente portata alla filantropia ed era fortemente attratta dai perdenti e dalle anatre zoppe. Da coloro, per dirla con le sue parole, che «conducevano vite spaventose». Le piacevano gli obiettivi, gli incarichi, i progetti. A differenza di entrambi i miei genitori lei era organizzata. Philip era di gran lunga più sfrontato e di gran lunga più ribelle di me. Non restò molto nella casa elegante e raffinata di Maida Vale. Ma io ero indeciso, mi sentivo confuso, e capitolai. (…) Quando Jane iniziò a occuparsi di me, avevo in media un O-level (livello ordinario) l’anno, e non leggevo altro che fumetti, più un po’ di Harold Robbins ogni tanto e i brani più lascivi de “L’amante di Lady Chatterley”. Da poco avevo sostenuto un A-level in inglese – unica materia nella quale davo segno di qualche vaga promessa – ma non ero passato. Dopo soltanto un anno di tutoraggio di Jane, mi ritrovai altre sei o sette O-level (compreso latino, imparato da zero), tre A, e una borsa di studio per Oxford di secondo livello. Niente di tutto ciò sarebbe accaduto senza l’energia e la determinazione di Jane“.

NPG x12159; Elizabeth Jane Howard by Madame Yevonde«Sono la tua “eccezionale matrigna”»: è questa la frase che Jane dice a Martin, dopo che lei e Kingsley si furono sposati nel 1965 (il loro rapporto si sarebbe chiuso nel 1980). “Ed era vero“, sottolinea Martin. “Era “eccezionale” nel senso di “straordinariamente e soddisfacentemente buona”.

Per motivi che senza dubbio risalgono a un’infanzia triste“, continua Martin Amis nel suo articolo, “Jane aveva un bisogno disperato di affetto. Ma, al tempo stesso, fece sempre scelte disastrose in fatto di uomini. In realtà mio padre, fonte di gioia e di dolori, probabilmente fu il migliore del suo carniere, nettamente al di sopra dell’orribile collezione di ciarlatani, teppisti e mascalzoni. E quindi forse, in definitiva, è Colin (il di lei fratello minore) che, in modo onorevole, ha ricoperto il ruolo di grande amore nella vita di Elizabeth Jane Howard“.

Consigliamo la lettura del seguente articolo (di Aida Edemariam apparso il 9 novembre 2013 sul «Guardian», in cui Elizabeth Jane Howard, si racconta): Elizabeth Jane Howard: «Non ho mai pensato che Kingsley Amis fosse migliore di me come scrittore» Leggi tutto…

NEMMENO HOUDINI di Alessio Mussinelli

Nemmeno HoudiniIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo NEMMENO HOUDINI di Alessio Mussinelli (Fazi)

La scheda dal libro
Sarnico, lago d’Iseo, agosto 1938. La vedova Moranti, dopo una lunga e scrupolosa ricerca di un nuovo collaboratore domestico, assume Esperanto Barnelli, giovane avvenente quanto avido, che la convincerà ad acquistare, tra le altre cose, una villa sul lago di Garda, una motocicletta e un’auto di lusso, con il pretesto di farle conquistare le attenzioni dell’amato D’Annunzio, morto in realtà già da tempo. In paese, intanto, Metello Patelli, detto il Bruttezza, insegue il proprio sogno di diventare organista della parrocchia ma don Fulvio Martinelli, il nuovo reverendo, gli mette i bastoni fra le ruote. Mentre l’infatuazione della Moranti verso il maggiordomo inizia a scemare, e Metello decide di fondare un’orchestrina per dar sfogo alla propria passione, la vedova scopre d’avere un figliastro: l’emaciato e delicatissimo Archemio, organista provetto. Da qui, mille colpi di scena – un finto prete, un baule pieno di documenti, un buffo incidente stradale, un tesoro nascosto in fondo al lago – fino al rocambolesco finale in cui, come in una commedia delle più classiche, tutti i fili si scioglieranno in una piacevole soluzione. Gli abitanti del piccolo centro affacciato sul lago sono i protagonisti di questa storia vivace e piena di intrecci. Lo stile garbato e l’ironia dell’autore fanno del romanzo un tenero e appassionato omaggio all’esuberante vita di provincia dell’Italia che fu.

* * *

Un estratto del romanzo “Nemmeno Houdini” di Alessio Mussinelli (Fazi)

Don Fulvio si grattò la testa calcando le dita. Pensare alla musica gli provocava fastidio, come un insopportabile sibilo di zanzara che s’avvicina durante il sonno. Odiava la musica sacra, la musica lirica, la musica leggera. Odiava il cantato, il suonato, i testi delle canzoni, gli accordi di chitarra. Da un lato la fede, dall’altro le musiche, poco importava se erano state appositamente composte per le funzioni. A meno che la Madonna in persona gli avesse rivelato che Mozart era la reincarnazione di Cristo, non avrebbe abbassato le armi. La chiesa sarebbe rimasta in silenzio e l’organo chiuso a chiave. Leggi tutto…

GIORDANO – intervista a Andrea Caterini

GIORDANO – intervista a Andrea Caterini

Pubblichiamo un’intervista a Andrea Caterini, autore del romanzo “Giordano” (Fazi editore)

di Massimo Maugeri 

Andrea Caterini è scrittore e critico letterario. Ha curato le opere di alcuni autori italiani, tra cui Enzo Siciliano e Franco Cordelli. Collabora con la rivista letteraria «Achab» e scrive su «Alias», il supplemento culturale de «il manifesto». Di recente, per Fazi editore, ha pubblicato il romanzo “Giordano” (qui la recensione del critico letterario Giuseppe Giglio).
Approfondiamo la conoscenza di questo libro ponendo qualche domanda all’autore…

– Caro Andrea, partiamo dall’inizio. Come in genere faccio, ti invito a raccontare qualcosa sulla genesi di questo tuo romanzo. Come nasce Giordano? Da quale idea, esigenza, spunto o fonte di ispirazione?
Giordano nasce per linea diretta dalla mia vita. Dopo aver scritto due libri di critica letteraria, Il principe è morto cantando e Patna, ero sicuro di essermi in qualche modo liberato dal romanzo. Credevo insomma che non ne avrei più scritti, e ne provavo anche un certo piacere. Eppure, dopo Patna, nel quale costruivo, o tentavo di costruire, un sistema filosofico che sorreggesse le mia idea di critica, ho sentito la necessità di mettere alla prova quella filosofia sul piano della vita. Cioè, tutto ciò che avevo pensato e creduto di capire e scoprire con gli studi che mi sono stati necessari per scrivere Patna, avrebbe retto a una verifica della vita? È chiaro poi che in Giordano c’è molto di autobiografico, quindi l’esigenza che mi ha spinto a scriverlo è prima di tutto privata. Ma come sempre, nei libri che scriviamo, la nostra biografia è tanto più vera tanto più è falsa. In Giordano c’è la mia e la vita di mio padre ma nella misura in cui ho immaginato potessero entrare in relazione le esperienze di entrambi.
– Proviamo a conoscere un po’ meglio i personaggi, a partire dal protagonista. Che tipo d’uomo è Giordano? Leggi tutto…

CRISTINA GUARDUCCI racconta MALEFICA LUNA D’AGOSTO

Cristina GuarducciCRISTINA GUARDUCCI ci racconta il suo romanzo MALEFICA LUNA D’AGOSTO (Fazi editore).

Nella seconda parte del post, le prime pagine del libro

di Cristina Guarducci

È il secondo romanzo, dopo Mitologia di Famiglia, in cui mi addentro nelle drammatiche, e spero divertenti, storie di una famiglia che cova in seno qualche mostro.
In questo caso si tratta di uno strano personaggio alato, bellissimo e inquietante, reietto eppure affascinante, che sconvolge le vacanze di due famiglie di cugini, riportando a galla una vecchia storia di eredità. L’intera vicenda si svolge in una località di mare, durante tre giorni e tre notti di luna piena del mese di agosto, di un anno imprecisato intorno al 1970.
Tra i personaggi si scatenano passioni e rancori, accadono incidenti e malintesi, che giungeranno poi ad un’epica risoluzione all’interno di un caotico ospedale. Mi sono molto divertita a scriverlo e a rivisitare in chiave fantastica certi luoghi della mia infanzia in cui sono stata felice. Penso di aver voluto ricreare la sensazione di libertà e di meraviglia che si può provare all’inizio dell’adolescenza scoprendo il mondo, ancora di più quando ci troviamo in mezzo alla natura. La natura è sempre un personaggio importante nei miei romanzi, la sua bellezza ci consola e apre le porte a una visione più profonda e misteriosa del mondo. Quando siamo immersi nella natura l’immaginazione è più fervida, non a caso le divinità pagane sono nate in un mondo quasi selvaggio. Leggi tutto…

GIORGIO NISINI racconta LA LOTTATRICE DI SUMO

https://i2.wp.com/www.mpnews.it/img/attachments/Nisini.jpgGIORGIO NISINI ci racconta il suo romanzo LA LOTTATRICE DI SUMO (Fazi editore). Un estratto del libro è disponibile qui…

di Giorgio Nisini

Ci sono tre immagini cinematografiche dietro la Lottatrice di sumo. E tre immagini di donne: Romy Schneider di Fantasma d’amore, Kim Novak de La donna che visse due volte e Renée Falconetti de La passione di Giovanna d’Arco. Ho visto questi film in epoche diverse della mia vita, tutte lontanissime dal giorno in cui ho iniziato a scrivere il romanzo, in luoghi e con stati d’animo molto distanti tra loro. Eppure i volti di quelle attrici sono rimaste come in background nella mia memoria, mi sollecitavano qualcosa che aveva a che fare con la spiritualità, l’esoterismo, l’amore perduto, la nostalgia di un tempo che non esiste più. Il fatto è che c’era in loro – nei personaggi che interpretavano – qualcosa di ipnotico e perturbante. Era soprattutto una questione di sguardi, che in vario modo erano attraversati da una forza cupa e magnetica, tra follia, misticismo, disperazione per un destino che le aveva condannate per sempre.

Poi gli anni sono passati, ho visto altri film, ho pubblicato altri libri, sono stato preso da altre cose. Tuttavia sentivo che quelle donne sollecitavano dentro di me un’immagine che aveva bisogno di essere messa a fuoco. Ho scritto un racconto, credo alla fine degli anni Novanta, in cui un uomo tornava a leggere un messaggio che le aveva scritto la sua ragazza dei tempi del liceo, pochi giorni prima di morire. Il racconto non è mai stato pubblicato. Sono passati altri anni senza che quell’immagine si definisse. Leggi tutto…