Archivio

Posts Tagged ‘Fernandel’

VENETI IN CONTROLUCE di Ausilio Bertoli

Veneti in controluceRecensione dell’antologia VENETI IN CONTROLUCE di Ausilio Bertoli (Fernandel editore – 128 pagg., 12 €)

di Andrea Lazzari

Non si può certo definire una sorpresa per chi legge ed apprezza i suoi libri da anni Ausilio Bertoli. C’è un filo narrativo che unisce i suoi lavori, da “Rosso “Africa” ad “Un mondo da buttare”, passando per “L’istinto primo”. Uno stile ed una capacità introspettiva che si ritrovano anche nell’antologia dedicata ai “Veneti in controluce”. Racconti di cui sono protagonisti personaggi che abbiamo potuto incontrare nella vita di tutti i giorni oppure tra le pagine di Goffredo Parise (al quale è dedicato un episodio) oppure di Giovanni Comisso. Oltre all’autore de “Il ragazzo morto e le comete” nelle citazioni che precedono il primo brano ritroviamo anche i versi di Andrea Zanzotto e Fernando Bandini, due altri grandi illustri rappresentanti della cultura veneta. Ha uno stile diretto Bertoli, quasi cinematografico, tanto che se chiudi gli occhi ti sembra di rivedere alcune sequenze di “Signore e signori” di Germi e de “Il commissario Pepe” di Scola. In realtà ci mette molto di suo Ausilio, bravo a ritrarre i “tic” del nuovo millenno con una indubbia capacità introspettiva ed uno spirito di osservazione profondo. Leggi tutto…

L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo L’ULTIMA MENZOGNA di Giovanni Pannacci (Fernandel)

L’ultima menzognaQuando ritrovarono l’uzbeko sugli scogli, io stavo finendo il turno alla pompa di
benzina.
Il mio è un lavoro semplice, di quelli ovvi. Di quelli che la gente quasi non si
accorge che lo stai facendo e va via senza salutare. Una cosa banale, che se non la
fai tu la fa qualcun altro, dunque che c’è da ringraziare. Mica mi hai venduto un
appartamento o progettato un grattacielo. Mica mi hai guarito il cane, fatto vincere
una causa, sistemato il computer. Macché.
Io questi lavori non li posso fare, perché sono straniero.
Ma io la tua lingua l’ho studiata, me la sono pigiata dentro al sangue da quando
ero un bambino di dieci anni e ne parlavo un’altra, di lingua, buona solo a farmi
sopravvivere in un posto freddo e rinsecchito che ricordo appena.
Non ho fatto altro, in questi vent’anni, che aggrapparmi alle parole nuove,
chiedendo loro di farmi diventare me.
Però il punto è questo: io non sono italiano, io sembro italiano. E qualcosa, non
chiedermi cosa perché non lo so, però qualcosa di ostile e maligno, ma in modo
anche un po’ distratto, l’essere straniero me l’ha sempre fatto pagare.
Tutto normale, in apparenza, ma se butto un occhio alla mia vita c’è sempre
stato qualche intoppo, piccole storture che hanno finito per intralciare e rallentare il
corso della mia esistenza.
C’è una sorta di tranquilla ferocia, sempre in agguato, nella natura degli italiani.
Cani allegri e mansueti pronti però a ringhiarti contro appena sentono che il tuo
odore è diverso.
Alla fine mi sono arreso e pian piano sono diventato quasi invisibile. Leggi tutto…