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Fernando Coratelli ci racconta LA RESA

Fernando Coratelli ci racconta il suo romanzo LA RESA (Gaffi, 2013)

[leggi un estratto de LA RESA, cliccando qui]

di Fernando Coratelli

L’idea alla base di La resa nasce all’indomani degli attacchi terroristici a Londra, nel luglio 2005, e proprio nei mesi successivi all’attentato si paventò l’ipotesi che anche l’Italia potesse essere colpita. Pensai a lungo a questo possibile tragico evento, ma mi resi subito conto che non pensavo al suo evento catastrofico in sé, o le ragioni che avrebbero portato (e che portavano in quel decennio) agli attentati, quanto mi accorsi di riflettere sul dopo. Cosa rimane del proprio universo se una mattina per caso ci si salva da un attacco terroristico? Cosa accade a una generazione che non ha vissuto alcun tipo di guerra sul proprio territorio?
Queste erano le riflessioni che hanno fatto da traino iniziale alla stesura del romanzo. Poi, come spesso succede, l’idea di fondo si amplia, si amplifica così dall’idea di seguire in un processo di meditazione un personaggio che scampa all’attentato, ho pensato che un romanzo corale fosse più adatto; così, i personaggi principali sono diventati quattro come le esplosioni che narro agli inizi del romanzo. Leggi tutto…

LA RESA, di Fernando Coratelli – un estratto

https://i0.wp.com/www.gaffi.it/images/upload/godot/GodotCeccato/copcoratelli.jpgIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un estratto del romanzo LA RESA, di Fernando Coratelli (Gaffi, 2013)

[domani pubblicheremo un intervento di Fernando Coratelli, che ci racconterà qualcosa sulle origini di questo romanzo]

La scheda del libro
“Milano è sotto attacco in quattro punti: la stazione, una piazza del centro, il quartiere finanziano, la questura. Terroristi uomini bomba raggiungono, credono, il Paradiso, lasciando sulla Terra morti e macerie. La pace è sempre più difficile della guerra. I quattro protagonisti sopravvivono, ma niente sarà come prima. Andrea ripensa a sua moglie, a suo figlio, li tradisce senza soluzione di continuità. E se ci riprovassero? Teresa, avvocato penalista, single infelice, resta ancora più vittima delle mille luci della città. E poi la coppia scoppiata del terzo potente romanzo di Fernando Coratelli. Tommaso detto Toma, alter ego dell’autore, perso dietro ideali e fanciulle. E Agata, una donna, una pietra. Detesta i percorsi lineari, se non c’è almeno una svolta al giorno nella sua vita, sta male. Tutto esplode? Lei progetta di partire con una Ong, rinunciare alla carriera – e all’amore? – per i derelitti. Il nuovo fondamentalista riluttante, la ricerca della felicità secondo una delle voci letterarie più brillanti. Ma si può cambiare il mondo o è meglio dichiarare ‘La resa’ e berci sopra?” (Annarita Briganti)

* * *

Estratto del romanzo LA RESA, di Fernando Coratelli (Gaffi, 2013)

Nove e cinquantacinque incombe il silenzio. Nove e cinquantasei regna l’irreale. Nove e cinquantasette si accendono le prime sirene. Nove e cinquantotto la città è devitalizzata, gli occhi della gente paralizzati. Le linee telefoniche non danno segnale. Nove e cinquantanove arrivano le prime unità di crisi. Emergenza – è la parola d’ordine.
La polvere si deposita.
Dieci e zero-zero: il tempo scorre infischiandosene di tutto ciò che è successo.
Dieci e un minuto: al di là delle macerie, c’è chi non sa niente e ride, o chi si incontra per caso per strada, chi posta qualcosa su Facebook, chi twitta, chi guarda la televisione, chi lavora, chi muore per altro e chi nasce nonostante tutto.
Dieci e due minuti, Tommaso vaga alla ricerca di Mario Astolfi – in realtà non lo cerca, si guarda solo intorno.
Dieci e due minuti, Teresa guarda diritto davanti a sé. La gente che scappa dalla questura, quella che accorre passando davanti a lei. Ettore le è accanto ma nessuno dei due parla.
Dieci e due minuti, Agata continua a comporre numeri telefonici che non danno segni di vita. Si attacca a internet, il sito dell’Ansa non dà ancora notizie. Accende la tivù. Su “Sky ultim’ora” campeggia la prima timida scritta che avverte: “Ultim’ora: attentati terroristici a Milano”.
Dieci e due minuti, Andrea è fermo vicino a un pilastro all’interno del tunnel metropolitano di Centrale. Gli gira la testa.
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