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L’ORA DEL DIAVOLO, di Fernando Pessoa

File:216 2310-Fernando-Pessoa.jpgL’ORA DEL DIAVOLO, di Fernando Pessoa

di Erica Donzella

“Come la notte è il mio regno,

il sogno è il mio dominio”.

 

E’ attraverso un processo di demolizione dello stereotipo che Fernando Pessoa ci presenta una delle figure più trattate e –  ideologicamente –  più raccontate nella storia della letteratura: il Diavolo di cui lo scrittore portoghese narra in questo breve racconto –  progettato in inglese con il titolo Devil’s Voice –  soppianta totalmente la classica denominazione del Mefistofele crudele e malefico, da sempre rappresentazione del Male e del Peccato.
Pessoa contrasta, in questo testo, l’abituale concezione dicotomica tra Bene e Male, tra Dio e il Diavolo. Un intento che si muove da quelle Pagine Esoteriche dello stesso autore, la cui produzione frammentaria connota una poliedricità di argomenti in sintonia complementare e incessante tra gli stessi. Pessoa l’inquieto, l’eteronimo infinito, il nulla e il tutto, il capovolgimento dell’universo metafisico nella parola, il Poeta Fingitore che vive di dubbio nella sua Affollata Solitudine.
In sintonia con le filosofie orientali, Pessoa presenta il Diavolo come la Luna di quel Sole che è Dio (“No light, but rather darkness visible”, epigrafe in inglese dal testo originale). Dio e il Diavolo sarebbero complementari, il concavo e il convesso dell’universo stesso, il sogno e la realtà, l’immaginazione e la sua negazione.
La brevissima trama, prende le mosse dalla vicenda della giovane Maria che, dopo un ballo in maschera, descritta nell’atto di rincasare, si ritrova improvvisamente al cospetto di una creatura gentile, un uomo di rosso vestito. Egli con ammirevole disinvoltura si presenta a Maria dicendo di essere appunto il Diavolo. I due intraprendono un fittizio viaggio non raccontato nei suoi particolari geografici, ma è l’occasione per il Cavaliere di fare una sorta di apologia di se stesso.
Un  dialogo/monologo per ribaltare e rimettere in discussione i cliché che da sempre lo costringono nella veste del Male, nel corso di tanti secoli di simbolismo esoterico e religioso; egli non si presenta come il serpente del Genesi oppure come il tentatore del Vangelo di Matteo, ma come “[non] lo spirito che nega, ma lo spirito che contraria”. Leggi tutto…

PESSOA E LE STELLE

PESSOA E LE STELLE
di Simona lo Iacono

E’ notte. Su Lisbona brilla uno sciame di stelle. Un bambino le osserva stando a cavalcioni su un muretto sberciato. Le gambe ciondolano, ma se punta il dito verso il buio, può seguire le rotte dei pianeti, gli anelli delle galassie, i gomiti montagnosi della luna. Il cielo è meno misterioso della terra – rivela all’amico immaginario che gli siede accanto – perché ti dà la possibilità di leggere il futuro, di decifrare il tempo, di predire la sorte. Così dice il bambino che si chiama Fernando Pessoa. E l’amico immaginario sorride.
Fernando non si stupisce. Gli esseri di cui ha popolato il suo mondo hanno gambe ed occhi, ridono, piangono e – soprattutto – pongono domande. Certo, ciascuno a suo modo, perché ognuno di essi ha una personalità unica. E c’è chi si occupa di cavalieri, chi di navi e pirati, o chi – come Riccardo Reis – si ostina a parlare in latino e a confondere gli interlocutori. Un popolo di amici, o, forse, di “io” disperati pronti a perdersi, se non ci fosse la mano pietosa del poeta che li raccoglie dando loro non solo una storia, ma anche un destino, un oroscopo, una profezia tratta dalle stelle.
Una delle passioni di Pessoa, oltre quella di comporre poesie e creare eteronimi, era dunque l’astrologia. O, forse, tutto – scrivere, inventare persone, interrogare il cielo – non era che un modo per decifrare la vita e il suo senso.
Fernando Pessoa. L'astrologoNato a Lisbona il 13 giugno 1888, il poeta si era subito scontrato con la ricerca accorata di un perché. Aveva infatti perso il padre quando aveva solo 5 anni. E anche il fratello Jorge, di appena dodici mesi, era morto poco dopo. Rimasti soli, Pessoa e la madre erano stati costretti a trasferirsi in una abitazione più modesta. Non è un caso che in questo periodo nasca il suo primo amico immaginario, Chevalier de Pas.
Da allora Pessoa inventa altri esseri che colmino la solitudine, scartabella le linee del cielo, interroga i moti degli astri. Ha scoperto che lì si annidano risposte, che a sapervi leggere come in un libro sterminato, è possibile capire perché Napoleone perse a Waterloo, quando l’amore fugge o se la morte è in agguato. Ha cioè intuito che la paura della fine può essere lenita dall’osservazione del cosmo. Leggi tutto…