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LA CASA DELLA MEMORIA E DELL’OBLIO di Filip David (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo LA CASA DELLA MEMORIA E DELL’OBLIO di Filip David (Bordeaux edizioni)

Postfazione di Božidar Stanišic – Traduzione di Dunja Badnjević e Manuela Orazi

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Capitolo secondo

Dedicato al ricordo di mio padre
e alle sue visioni premonitrici

I miei primi ricordi raggiungono il lontano passato. Porto inciso nella memoria il volto severo ma onesto di mio nonno, rabbino polacco di Leopoli. Mio padre non aveva dato seguito alla tradizione di famiglia, apparteneva alla corrente degli ebrei istruiti che ripudiavano la tradizione, parlavano il polacco, il russo e il tedesco e si vergognavano della lingua yiddish, considerandola la lingua degli ebrei mitteleuropei più poveri. Conobbe mia madre per puro caso, durante un viaggio in Serbia. Lei era di famiglia sefardita. Sono quegli ebrei che furono cacciati dalla Spagna, la loro lingua era il ladino, un misto di spagnolo antico e parole slave. Suo padre aveva una bottega nella città di K. Era una famiglia numerosa, con nove figli. Al posto d’onore della loro casa, in un armadio dietro le ante vetrate, in mezzo ai piatti di porcellana, accanto alla menorah posta su un piedistallo di madreperla c’era una grande chiave massiccia, una vecchia reliquia di famiglia tramandata di generazione in generazione, attraverso il nonno, il bisnonno e oltre: la chiave del portone della casa di Siviglia, da dove i Berah, miei antenati da parte di madre, erano fuggiti, scacciati dalla minaccia dell’Inquisizione e per ordine della regina Isabella. La chiave era stata conservata come una reliquia ormai pallida della Spagna, ricordo di un’antica saga familiare. È la storia del giovane Simon Berah, che dopo un naufragio approdò sul suolo del Mediterraneo dove si unì a un gruppo di pellegrini. Durante il viaggio con i pellegrini, da un santuario all’altro, ascoltò racconti fantastici e visse una serie di avventure. Nella nostra famiglia queste storie si trasmettevano per via orale come un lascito in cui gli eventi reali si intrecciavano con le allegorie cabalistiche. In realtà narravano di un lungo girovagare, di esilio, di nomadismo, della vita che sempre ci ammonisce che siamo solo ospiti di un mondo estraneo. Leggi tutto…