Archivio

Posts Tagged ‘Finché brucia la neve’

FINCHÉ BRUCIA LA NEVE, di Antonio Lorenzo Falbo

FINCHÉ BRUCIA LA NEVEFinchè brucia la neve, di Antonio Lorenzo Falbo

Intervista a Antonio Lorenzo Falbo, autore del romanzo “Finché brucia la neve”
Armando Curcio editore, 2014

a cura di Claudio Morandini

L’ampio romanzo di Antonio Lorenzo Falbo, “Finché brucia la neve” (Armando Curcio editore), intreccia abilmente le vite e le voci di due personaggi, Desy e Alex. La prima, educatrice in una comunità psichiatrica, è una donna appassionata del suo lavoro, ma fragile; l’altro è un ragazzo affetto da schizofrenia che da un certo momento è ospitato nella comunità.
Tra i due si notano forti punti in comune. Entrambi soffrono e nascondono, finché possono, questa loro sofferenza; sono inoltre condizionati da figure assenti, per loro importantissime, come la sorella Clare, morta suicida e anche lei schizofrenica, per Alex, e l’ex di Desy, Max, anch’egli operatore e suicida, per motivi che rimarranno misteriosi per buona parte del romanzo e che costituiscono il punto di partenza di un’indagine di Desy. I ricordi di queste figure assenti muovono i gesti dei due protagonisti e riempiono i loro pensieri. Desy inoltre, vittima del burn-out, scivola sempre più verso comportamenti patologici che la renderanno simile ai pazienti (anzi, “utenti”) che dovrebbe curare.
Il romanzo racconta proprio (in Desy, ma anche in Alex, e in molti altri) il contrasto perenne tra “follia” e “ragione”, tra controllo e abbandono. In questo senso, malati e terapeuti (Desy soprattutto, come dicevamo, scivola più degli altri verso la follia) sembrano accomunati dai medesimi rischi, da un medesimo “male di vivere”, da una comune fragilità. Tale contrasto è anche efficacemente evocato nell’ossimoro presente nel titolo non scontato, “Finché brucia la neve”.
Un altro punto in comune tra i protagonisti e anche molti altri personaggi è lo sdoppiamento della realtà in un secondo mondo immaginario, ma comunque molto vivido, alimentato da rimuginii, visioni, paure, speranze: un locus amoenus, un hortus conclusus che Desy e Alex sentono minacciato e che rischia sempre il degrado per colpa di elementi esterni (la metafora del giardino ben coltivato ricorre ossessivamente nei pensieri di Desy; in Alex questo mondo prende piuttosto l’aspetto del luogo fiabesco).
Insomma, il romanzo suscita parecchie curiosità, e per questo ho rivolto all’autore alcune domande.

CM – La prima parte, che si sofferma senza fretta e con grande competenza sulla quotidianità nell’istituto, e allo stesso tempo coltiva il mistero legato ad alcune grandi domande (cioè racconta le angosce dei personaggi), mi pare la più felice, la più sentita.
Quanto la tua esperienza nel settore ha contato nel riempire di vita questo imponente romanzo?
Leggi tutto…