Archivio

Posts Tagged ‘francesca g. marone articoli’

LA COLPA di Raffaele Mangano (recensione)

LA COLPA di Raffaele Mangano (Lupetti editore)

* * *

di Francesca G. Marone

Ci sono assenze che pesano sul cuore come macigni, ci sono assenze che restano nella nostra vita come fossero presenze. Indissolubili, incancellabili, come segni sul corpo, come pesi sul cuore. Sono le assenze di coloro che avrebbero dovuto amarci, come noi ci aspettiamo che facciano, come giustamente pretendiamo da piccoli: sono i genitori, sono i padri. Ancora una volta incontro un tema a me particolarmente caro: il padre e la sua mancanza. Del padre si è parlato e narrato tanto ma mai si finirà di farlo. Ognuno ha le proprie assenze, ognuno ha le proprie  necessità esistenziali e narrative, potremmo dire che ogni rapporto felice col padre è uguale a modo suo ma ogni rapporto complicato è infelice a modo suo. E sulla linea di infelicità e del non detto tentiamo di costruire la nostra indagine personale e mettiamo in ordine le nostre parole. Questo il lavoro che, con cura amorevole, dolorosa a tratti, ma anche ironica, fa Raffaele Mangano nel suo ultimo libro “La colpa” edito da Lupetti editore. Leggi tutto…

LA NOTTE CHE CI VIENE INCONTRO di Claudio Grattacaso

LA NOTTE CHE CI VIENE INCONTRO di Claudio Grattacaso (Manni editore)

* * *

di Francesca G. Marone

È tanta la malinconia che pervade le pagine del secondo romanzo di Claudio Grattacaso, l’autore ci consegna una storia in cui i personaggi sono tutti delineati con cura e spessore. Il protagonista è Raffaele Apostolico, autista del Presidente, detto anche il Rottame, un faccendiere molto simile a quelli dei giorni nostri. Raffaele è un uomo che porta sulle sue spalle delusioni e dentro di sé una forte sofferenza, è un uomo dilaniato fra il suo mondo privato intimo, in cui racchiude ancora la forza di qualche sogno da realizzare come una casa di campagna- simbolo di un’infanzia ancora viva nella sua memoria-, e un’immagine pubblica, che scivola apatica fra individui amorali, necessari a procurargli il pane quotidiano. Raffaele è piegato al ruolo di autista e spettatore di quei personaggi che si muovono in una dimensione corrotta senza più etica, quelli che nascosti dietro la maschera del perbenismo e della ricchezza sguazzano nel disamore, nella corruzione e nella assoluta mancanza di moralità. Tuttavia non c’è giudizio nello sguardo dell’autore nel raccontare e rappresentare quel mondo, vi è tristezza sulle fragilità e sull’abbandono totale del Presidente, sullo squallore in cui si muovono i suoi comprimari,  sua figlia,  sua moglie al punto tale da farceli sentire, in alcuni momenti della vicenda, così simili ad ognuno di noi da non vedere più la netta differenza fra bene e male. Attorno a Raffaele, gravitano pezzi di amori perduti che danno l’illusione di un rinnovato ritorno, un mondo familiare in frantumi di fronte alla malattia della madre e alla sua morte, e piccoli schizzi di personaggi di quel mondo ipocrita e fatuo del Presidente, tutti ben disegnati dall’autore. Leggi tutto…

FOUND IN TRANSLATION

‘Found in translation’: La tua voce in un’altra lingua

Risultati immagini per Catherine Dunne

di Francesca G. Marone

Il processo creativo nasce e si sviluppa passando per diverse strade, seguendo percorsi che molti studiosi hanno cercato di individuare, suddividendo quello stesso processo in più fasi. Chi in quattro fasi, chi in sette, sempre evidenziando che alla base debba esserci “la nascita di un’intenzione”, seguita da una fase di preparazione e di incubazione, poi di illuminazione: lo stadio del sorgere improvviso di una luce, e infine la fase della verifica dove è necessario avere un feedback, un confronto su ciò che si è creato. Ma cosa accade se in questo processo creativo si inserisce il passaggio all’uso di una lingua che non è la nostra? Molti scrittori asiatici, africani, indiani si sono rivolti al francese e all’inglese per scrivere le loro storie, alcuni autori hanno utilizzato anche la nostra lingua, fra cui Jhumpa Lahiri che ha scritto in italiano il suo primo libro autobiografico, qualche anno fa, spiegando l’esigenza della scelta con la metafora dell’immagine del triangolo: nel difficile conflitto fra l’inglese e il bengalese fa capolino l’italiano e vince, diventando la lingua della creatività sciolta dai vincoli dell’abitudine. Molti autori provano a uscire da quella zona fatta di certezze e di routine creativa scompigliando le carte e sfidano la loro stessa capacità espressiva cimentandosi nella scrittura di un’opera in un’altra lingua.
L’iniziativa di cui ho chiesto a Federica Sgaggio di parlarci è un singolare corso di scrittura in inglese con le già conosciute autrici Catherine Dunne (foto in alto) e Lia Mills che si svolgerà a Dublino dal 31/7 al 4/8/2017.

Cara Federica vorresti raccontarci come nasce quest’idea del corso e con quali finalità? Leggi tutto…

POTREBBE TRATTARSI DI ALI di Emilia Bersabea Cirillo (recensione)

POTREBBE TRATTARSI DI ALI di Emilia Bersabea Cirillo (L’Iguana editrice)

di Francesca G. Marone

Corpi di donne. Donne nei corpi, racchiuse in bozzoli che non si schiudono. Aspettano di spiccare il volo, attendono che la trasformazione appena accennata si compia per diventare finalmente altro da sé. Nelle sette storie di Emilia B. Cirillo si tocca con mano il disagio di ogni protagonista, si sente la pelle di ogni donna sotto le dita, una pelle ruvida increspata come se fosse grattata dal vento di una vita che tutto scompiglia. Sette racconti legati fra loro dal filo sottile dei corpi che parlano, ci dicono qualcosa di disturbante ma di necessario per lasciarci andare alla vita. Il corpo femminile è tema centrale  a partire dall’immagine raffigurata sulla copertina del libro: la Venere di Milo riveduta e corretta con alcune aggiunte. Protesi, pezzi, ali. Particolari che rimandano ad un assemblaggio di elementi atti a costruire nuove figure. Ma prima di costruire forse è necessario decostruire, buttare giù con una deflagrazione interna tutto ciò che non ci appartiene veramente ma che i ruoli ci hanno cucito addosso. Ne sappiamo bene noi donne di quella seconda pelle che la vita ci confeziona, vestiti che spesso non abbiamo scelto da noi, che non ci piacciono affatto, che ci soffocano la voce, che ci intralciano il passo. Conosciamo bene la vivisezione a cui è sottoposto il nostro corpo, celebrato sull’altare della bellezza, sacrificato per il piacere altrui, mortificato da imposizioni dettate da noi stesse, giudicato e soppesato come carne al macello nel mercato degli sguardi. Leggi tutto…

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (articolo e intervista)

L’EVIDENZA DELLE COSE NON VISTE di Antonio Monda (Mondadori)  

di Francesca G. Marone

Con un sorriso garbato e sincero Antonio Monda, alla presentazione del suo L’evidenza delle cose non viste alla Feltrinelli di Napoli, si rivolge al pubblico dicendo: è una storia d’amore, semplicemente una storia d’amore. Come se fosse semplice parlar d’amore e farlo senza cadere in stereotipi, luoghi comuni o storie melense. Come se fosse semplice calarsi nella mente e nel cuore di una donna innamorata, diventare il suo pensiero e il suo sentire le emozioni scorrere. Monda riesce a concretizzare perfettamente sotto forma di un flusso di pensiero questo percorso che confluisce in riflessioni universali. Un pensiero intimo che si concretizza nel mondo del lavoro, del quotidiano, dei personaggi che lo popolano seguendo regole precise, ed infine ma in maniera preponderante in quello degli aspetti visivamente più significativi dello spazio circostante. È una storia d’amore quella narrata ma non è soltanto la storia di Audrey e Warren (che dura da sette anni, due mesi e nove giorni, e che lei ha pudore a definire “amore”), questa è anche la storia d’amore per una città: New York. I suoi grattacieli, la sfida perenne delle costruzioni verso l’alto, i locali più alla moda dove si possono incontrare Frank Sinatra, Jacqueline Kennedy, le celebrities e l’élite dorata del bel mondo newyorkese che si muove disinvolta fra i tavoli mentre fra gli stessi tavoli la giovane donna olandese sembra avvertire un senso di inadeguatezza e al contempo di attrazione. Vuole amare quel mondo con tutta se stessa perché è il mondo di Warren: l’uomo di cui si è innamorata. Leggi tutto…

LE COCCINELLE NON HANNO PAURA di Stefano Corbetta (recensione)

LE COCCINELLE NON HANNO PAURA di Stefano Corbetta (Morellini editore)

di Francesca G. Marone

“L’atto di fare una foto ha qualcosa di predatorio (…) equivale a violarla, vedendola come essa non può mai vedersi, avendone una conoscenza che essa non può mai avere. (…)” S. Sontag
Teo è essenzialmente un fotografo, un uomo che sembra aver fermato la sua stessa vita ad un fotogramma nel momento in cui la terribile malattia ha invaso la sua testa, Teo ha un cancro al cervello. Questo particolare non da poco l’autore ce lo consegna subito, nelle prime pagine del libro, noi lo sappiamo e procediamo seguendo la storia di Teo e della sua malattia, qualche volta facendo finta di dimenticare, sperando in un miracolo, credendo che tutto sia possibile fin quando siamo qui in carne e sangue, qualche volta la testa ci duole insieme a Teo perché il peso della paura di svanire e di non essere più ci appartiene senza differenze. E noi tutti viviamo per dimenticarla. Eppure la malattia non prende mai totalmente la scena.
Teo sembra aver sospeso tutto, le emozioni, le relazioni, la voglia di scoprire. Fino a quando non incontra una fotografia, un’immagine di due sconosciuti in cui scorge una storia appena accennata che lo porterà altrove, che porterà anche il lettore altrove. Ma l’altrove non è mai così distante dal qui e ora. E da quel momento una storia si lega ad un’altra storia in una struttura ad incastro che impone un rallentamento al ritmo della narrazione. Prendiamo tempo anche noi con Teo, e con la donna che senza chiedere permesso lo accompagna, Arianna, mettendo luce e colore fra le sue magliette nere, e camminiamo con l’amico che sostiene Teo, non senza lottare dentro di sé, amico che lo abbraccia senza stringere troppo, come l’autentica amicizia sa fare. Il passo è lento, molto introspettivo ma anche puntuale nella visione, qualche volta lascia un senso di sospensione, di parentesi aperta come una musica che non termina o non inizia secondo canoni prestabiliti. Un disorientamento che è pari a quello di chi, essendo a digiuno di free jazz, non afferra tutto il senso di questo genere musicale, la musica è l’altra protagonista della storia e anche della vita dell’autore. Leggi tutto…

PREMIO CAMPIELLO 2013: il racconto della serata finale

Premio Campiello 2013: vince Ugo Riccarelli con L'amore graffia il mondoPREMIO CAMPIELLO 2013: il racconto della serata finale

di Francesca G. Marone

Per la prima volta trasmesso in diretta su RAI 5, il Premio Campiello si è svolto nella splendida cornice del Gran Teatro La Fenice di Venezia, durante una serata ben condotta da Neri Marcorè e dalla simpatica ed intelligente Geppi Cucciari. Dopo una partenza non troppo brillante, i due conduttori hanno saputo ben destreggiarsi fra consegne di premi ad ospiti illustri e intermezzi ironici che con leggerezza hanno strizzato l’occhio ad un mondo della cultura talvolta un po’ troppo ingessato. Qualche consiglio per chi non è molto avanti con le letture nell’ultimo periodo ed ha difficoltà ad ammetterlo in pubblico: se dovessero chiedervi cosa state leggendo in questo momento e voi non avete nulla sul comodino, rispondete sempre Italo Calvino, fa chic e non impegna, suggerisce Geppi. Se invece doveste trovarvi di fronte all’avvilimento di un tomo di troppe pagine da affrontare, abbandonate asserendo che dopo la pagina 320 è legittima difesa, consiglia Neri Marcorè.
Anche un “l’ho letto tanto tempo fa ed ora non lo ricordo più” potrebbe salvarvi da una mancata lettura imbarazzante. Insomma, non è detto che per amare la letteratura bisogna essere sempre seriosi e non potersi fare una risata su. Un sorriso bello, autentico come quello, peraltro profondamente commosso, della moglie di Ugo Riccarelli, vincitore di questa edizione del premio, con il suo bellissimo romanzo “L’amore graffia il mondo” . La signora ha ritirato il premio destinato allo scrittore scomparso prematuramente nel luglio scorso, dicendo che Ugo l’aveva fatta innamorare facendola ridere e portandole il caffè a letto. E a noi piace pensare che lui stia sorridendo pensando alla gioia di questo premio meritatissimo.
Qui di seguito il prospetto delle ultime votazioni che riguardano gli scrittori finalisti in ordine decrescente, cinque ottimi autori, tutti da leggere: Leggi tutto…