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LE DONNE DELL’ACQUASANTA di Francesca Maccani (Rizzoli)

Le donne dell'Acquasanta. Una storia palermitana - Francesca Maccani - copertina“Le donne dell’Acquasanta. Una storia palermitana” di Francesca Maccani (Rizzoli): incontro con l’autrice e un brano estratto dal romanzo

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Francesca Maccani, trentina di origine, vive a Palermo e insegna Lettere alla scuola secondaria. Nel 2018 vince il premio Donna del Mediterraneo con La cattiva scuola, scritto a quattro mani con Stefania Auci. Esordisce nella narrativa con Fiori senza destino (2019), finalista al premio Berto. È autrice di racconti per numerose riviste cartacee e on line.
Il nuovo romanzo di Francesca Maccani si intitola “Le donne dell’Acquasanta. Una storia palermitana” e lo pubblica Rizzoli.
Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Quando sono entrata nell’enorme complesso della Manifattura Tabacchi di Palermo, qualche anno fa», ha detto Francesca Maccani a Letteratitudine, «ho sentito forte il profumo di una storia, una storia che volevo raccontare. Il cortile di quello che si presenta oggi come un qualunque sito di archeologia industriale – con la particolarità di essere pigramente adagiato sul mare – di colpo si è animato di voci e di personaggi. È stato lì che ho incontrato loro, le donne dell’Acquasanta. Leggi tutto…

FIORI SENZA DESTINO di Francesca Maccani

FIORI SENZA DESTINO di Francesca Maccani (SEM)

Romanzo finalista al Premio Berto 2019

di Gabriella Grasso

Nelle periferie del mondo e in ogni angolo dimenticato della Terra possono sbocciare fiori, esistenze difficili, di stenti e solitudine, che non hanno voce e di cui sembra essersi dimenticato anche il Fato. L’arte però sa vederli, annusarne il profumo, raccontarli. E fa anche di più: osa sperare di cambiarne la condizione, denunciando.
È quello che succede al romanzo di Francesca Maccani, “Fiori senza destino” (Sem), che racconta l’esperienza di una giovane professoressa trentina, Sara, alle prese con il difficile ambiente e il sofferto vissuto degli alunni di una scuola del CEP di Palermo, un quartiere periferico del capoluogo siciliano. “Il CEP veniva vissuto dai ragazzi, dieci anni fa, quando mi trovai ad insegnare là, come un corpo estraneo al resto della città” mi racconta l’autrice.  “Loro dicevano: scendiamo a Palermo, come se quello non lo fosse, non ne facesse parte. Era una percezione di isolamento soggettiva, che però aveva anche un suo fondamento oggettivo, nelle limitate e disastrate vie di collegamento con il centro, nella realtà di un enorme quartiere ghetto dimenticato dalle istituzioni, regno della malavita e delle scelte azzardate e disperate, dalla prostituzione allo spaccio alle corse dei cavalli”. Leggi tutto…