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FRANCESCA SERAFINI VINCE IL PREMIO LA PROVINCIA IN GIALLO 2021

FRANCESCA SERAFINI è la vincitrice della decima edizione del Premio letterario “La Provincia in Giallo” con il romanzo “Tre madri” (La nave di Teseo)

[Francesca Serafini, con il suo romanzo “Tre madri” (La nave di Teseo) è stata ospite di Letteratitudine nella rubrica “Incontri con gli autori”]

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Sabato 12 giugno, in occasione della cerimonia conclusiva del Premio La Provincia in Giallo 2021, al teatro Martinetti di Garlasco, alla presenza della madrina della decima edizione Margherita Oggero, è stata proclamata la vincitrice della decima edizione:

Francesca Serafini con il romanzo “Tre madri” (La nave di Teseo).

Le altre due finaliste in concorso: Eleonora Carta, con “Piani inclinati(Piemme) ed Emanuela Valentini, “Le segnatrici” (Piemme). Leggi tutto…

TRE MADRI di Francesca Serafini: incontro con l’autrice

“Tre madri” di Francesca Serafini (La nave di Teseo): incontro con l’autrice e un brano estratto dal libro

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Francesca Serafini ha pubblicato tra le altre cose Questo è il punto. Istruzioni per l’uso della punteggiaturaDi calcio non si parla e Lui, io, noi (con Dori Ghezzi e Giordano Meacci). Scrive da anni sceneggiature per la tv e per il cinema: con Claudio Caligari e Giordano Meacci ha scritto Non essere cattivo, film dell’anno ai Nastri d’argento nel 2016 e candidato italiano agli Oscar nello stesso anno. Sempre con Giordano Meacci ha scritto il biopic Fabrizio De André – Principe libero del 2018.

Per La nave di Teseo è appena uscito il suo primo romanzo: si intitola Tre madri.

Abbiamo chiesto a Francesca Serafini di parlarcene

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«Scrivo sceneggiature da molti anni», ha detto Francesca Serafini a Letteratitudine. «Mi piace farlo. Mi piace lavorare in gruppo. Confrontarmi con altre persone, altri ruoli. Mi piace vedere trasformate le mie/nostre fantasie (e con “nostre” intendo mie e di Giordano Meacci, con cui scrivo e amo scrivere, sempre) in corpi e voci reali che se ne appropriano. E però, la scrittura drammaturgica impone delle regole dalle quali sentivo il bisogno di prendere una pausa. Avevo bisogno di una sintassi più articolata e complessa di quella che mi posso permettere nei dialoghi (tutto ciò che “apparentemente” resta della scrittura nei film: come se le azioni dei personaggi, il loro stesso cuore, non venisse anche quello pensato da chi dà vita alla pagina su cui danzeranno tutti gli altri). Volevo, per una volta, entrare nella testa dei protagonisti: sottrarmi alla necessità della messa in scena, per addentrarmi nelle tenebre dei pensieri che muovono (o inibiscono) le nostre azioni, nel nostro quotidiano confronto con il mondo. Leggi tutto…