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Posts Tagged ‘Francesco Leto’

FRANCESCO LETO racconta IL CIELO RESTA QUELLO

Francesco LetoFRANCESCO LETO racconta il suo romanzo IL CIELO RESTA QUELLO (Frassinelli).

Francesco Leto è anche l’ideatore del progetto #Sfamaunoscrittore (qui, il post di Letteratitudine)

di Francesco Leto

Povero piccolo dolce Bébert … maligna di una tifoide maligna! Che morte giovane, quella di Bébert, crudele davvero … e Bardamu non può nulla, nessuna cura, nessun vaccino, niente di niente. S’arrende e va a coricarsi col lutto della notte. Su Facebook un amico virtuale di un amico che avrei potuto conoscere e quindi aggiungere, ironizzava sul titolo Il cielo resta quello, si chiedeva, l’amico dell’amico, cosa potrebbe mai raccontare un romanzo con un titolo così… certo, averlo rubato a Céline, il titolo, non basta: se uno nano è nano rimane, e morta lì! ma vuoi mettere salire sulla spalle del gigante francese? Ci si assicura il panorama mozzafiato, fosse nient’altro.
Piccolo il cardellino come il dolce piccolo povero Bébert, e tanto fragile, il figlio di Maria, quanto il coraggio che ha d’essere senza capi, libero come l’uccello di cui porta il soprannome, e se lo porta lo porta proprio perché il cardellino è tra tutti gli animali quello che soffre di più la prigionia e perciò al piccolo Morise mai gli si potrebbe comandare, ad esempio, di mandare giù lo stesso sciroppo che Bardamu dà a Bébert per sopire la voglia di toccarsi e gingillarsi. Maria, il figlio, se lo vede sfilare sotto il naso, d’estate e col caldo, col costumino indosso pronto a prendere la discesa verso la spiaggia dei sassi con gli altri ragazzini di Bagnara Calabra, mozzi neri scafati e rigorosamente a piedi scalzi loro, pronti a sfregarsi le mani a furia di smanettarsi tra gli anfratti degli scogli. E se fanno la gara di tuffi lanciandosi dallo scoglio di Cacilì, è sempre dopo l’estenuante gara di seghe che essa prende il via.
A Bagnara Calabra il lutto non si estingue in una sola notte e quando Maria resterà vedova, vedova lo sarà per sempre. Vestirà di nero per tutta la vita e non andrà più al mare neanche con la caligine d’Agosto. Rosa, sua amica e comare inseparabile, tra un pettegolezzo e l’altro, un rosario e un’invocazione, la consola a modo suo, perché ‘è tutta questione di destini e pianeti’ le ripete con convinzione. Ma Maria è inscalfibile pure di fronte al lutto: mai un capriccio o un sospiro querulo, il tentativo d’essere compatita e si fa ancora più d’acciaio con il cardellino e gli altri due figli, Sisina e Antonio. È buona, Maria, nell’unico modo che le riesce: essendo spietata coi figli e buona con gli estranei, e sempre e solo in maniera disinteressata. Leggi tutto…

#Sfamaunoscrittore

Francesco Leto#Sfamaunoscrittore – un progetto di Francesco Leto

Chi vive nel mondo dei libri, sa bene quanto sia difficile venderli. Del resto, il fatto che si legge sempre meno e che, di conseguenza, si vendono sempre meno libri è notorio (e più volte ne abbiamo discusso qui a Letteratitudine). Di recente, Francesco Leto, autore del romanzo «Il cielo resta quello» (Frassinelli) ha ideato un progetto che ha intitolato con l’hashtag #Sfamaunoscrittore e che ha divulgato attraverso un cortometraggio che è stato pubblicato sul sito de Il Corriere della Sera.
Lo pubblichiamo qui di seguito anche noi, anticipando che nei prossimi giorni ospiteremo un contributo di Francesco Leto – nell’ambito della rubrica “Autoracconto d’autore” – che sarà per l’appunto incentrato sul suo nuovo romanzo.

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IL CORTOMETRAGGIO

Di fronte alla crisi del mercato del libro, uno scrittore alquanto
squinternato si mette in testa di vendere il suo romanzo a modo suo. Ritorna inatteso a Bagnara Calabra, ad accoglierlo zia Iole. Il suo piano? Vendere il libro porta a porta. Prendono il via così le sue (dis)avventure: in sella alla vecchia bici che usava da ragazzino, fa su e giù per le stradine del paese, collezionando solo dei ‘no,grazie’. Fino a quando ad aiutarlo in questa impresa, un gruppo di ragazzini incontrati per strada. Ci riusciranno?

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SUICIDE TUESDAY, di Francesco Leto (uno stralcio del libro)

Suicide tuesdayIn esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo uno stralcio del romanzo SUICIDE TUESDAY, di Francesco Leto (Giulio Perrone editore, 2013)

La scheda del libro
Suicide Tuesday è l’espressione inglese che indica la condizione di profonda angoscia che arriva dopo un weekend all’insegna di droghe e alcol. L’euforia del sabato sera va in calo: la domenica passa nel tentativo di smaltire i postumi, il lunedì si passa a uno stato di stanchezza mentale che sfocia in apatia, poi, nelle 24 ore successive questo stato si amplifica fino a trasformarsi in depressione. La depressione, in alcuni casi, porta al suicidio.
Questo affascinante romanzo d’esordio racconta il fine settimana dei tre protagonisti e li accompagna fino al martedì: tre giornate in cui Sergio, Matteo e Giulia vanno incontro alle proprie paure per affrontarle, finalmente, di petto.
Le loro storie, che in apparenza sono distanti, finiscono per intrecciarsi perché Sergio e Giulia rispondono all’annuncio di Matteo che cerca volti da ritrarre per la sua prossima mostra fotografica.
Tre esistenze con i loro effetti collaterali che si ritrovano per motivi totalmente imprevisti, come è la vita, di fronte l’obiettivo della zenit 11 di Matteo, che affiorare i segreti che li angosciano da sempre.

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Da SUICIDE TUESDAY, di Francesco Leto

Giulia

[…] Oggi il bar è un via vai di colazioni: tè, toast, zucchero, marmellata, croissant, cappuccini. Quell’uomo all’angolo sembra essere di buon umore. Legge il giornale, sorseggia un caffè. Alterna a ogni pagina un lungo sorso. Ripone la tazzina e riprende a far funzionare i polpastrelli. Al mio tavolo a farmi compagnia solo una zuccheriera e una fetta di torta che qualcuno ha dimenticato di finire. La accoltello ai lati affondandoci la lama ripetutamente. A destra. A sinistra. E poi di nuovo al centro. Sull’altra sedia, vuota, la borsa, unica testimone delle mie efferatezze. Da una delle tasche spunta la felpa col cappuccio di Alessandro. Me l’ha prestata ieri sera quando abbiamo deciso di farci un giro in motorino ed era troppo freddo per salirci solo con la maglietta. Ne lascia sempre una di riserva nel bauletto dello scooter in caso di emergenza. Gli piace chiacchierare, soprattutto prima di cena, in sella al suo motorino: l’aria che gli sbatte in faccia, il casco in testa, le pause ai semafori. Ti racconta cosa ha fatto montando i pezzi come la sceneggiatura di un film. Ha un vero talento per la narrazione e sembra sempre che le sue storie siano frutto della sua fervida fantasia. E forse un po’ lo sono, perché non si ricorda mai se a Martina ha poi chiesto di uscire per quella birra oppure no. «Glielo volevo chiedere ma poi non mi ricordo se l’ho fatto. Vabbe’» e con un gesto della mano, lo stesso con cui si lancia una cartaccia in un cestino, si sbarazza di quel dubbio e riprende da dove ha interrotto. Che deve preparare l’ultimo esame di Sviluppo e Cooperazione Internazionale e poi vuole partire pure lui come Claudia. «Magari solo per un anno. Qui dopo che ti sei fatto il culo per prenderti una laurea, se trovi un lavoro a mille euro al mese puoi ritenerti fortunato. Poi se riesci a fare quello per cui hai studiato è come se hai vinto al super enalotto». Leggi tutto…