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Posts Tagged ‘Frassinelli’

SENTIMI di Tea Ranno (recensione)

Le atmosfere surreali e trasognate di SENTIMI (Frassinelli) di Tea Ranno

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di Emma Di Rao

Oggi, più che mai, perché risulti possibile ‘sentire’ nel suo significato più autentico, appare necessario mettere tra parentesi il mondo con il suo frastuono, adottare una desueta lentezza, porsi in ascolto e attendere. Se poi subentrasse la notte, spettrale e nebbiosa, l’atteso disvelamento assumerebbe i tratti di un’atmosfera surreale quale si respira in “Sentimi” (edito da Frassinelli) di Tea Ranno, autrice il cui sguardo simpatetico su tutte le creature si coniuga con un impeto inesausto di trascrivere la vita.
Già nell’incipit del romanzo risulta evidente che l’io narrante coincide con l’io personaggio che è protagonista della vicenda, una giovane scrittrice la quale, tornata nel suo paese nativo, viene sorpresa, in una piazza deserta e buia per il subentrare della notte, da un tumultuoso intrecciarsi di voci femminili che, simile a una caotica onda polifonica, si acquieta nell’invito ad ascoltare. Leggi tutto…

MORIRE IL 25 APRILE di Federico Bertoni (un estratto)

In occasione del prossimo 25 aprile pubblichiamo le prime pagine del romanzo MORIRE IL 25 APRILE di Federico Bertoni (Frassinelli)

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Pace
25 aprile 2001

C’è un tonfo, un crollo,
le cose grevi
che cadono nel buio:
sassi
pietre
corpi morti,
nell’acqua delle notti,
nell’acqua nera dei sogni.
Lei grida, lo chiama,
io scendo
le scale che si avvitano
e girano
come nei quadri
dove la prospettiva è un trucco
e l’occhio un grande illuso:
si sale, si scende
dove lo spazio è solo un foglio,
l’imbroglio del pittore
e la voglia
la nostra eterna voglia
di fare un mondo che non c’è.
Io scendo, e sta lì,
per terra,
ma non c’è più: è caduto
a terra
con il tonfo e il crollo
di sassi e pietre e corpi morti
nell’acqua delle notti,
nell’acqua nera dei sogni.
Lo stringo, lo tiro,
lo metto seduto
come una bambola di piombo
mentre tutto si rilascia
e il liquido si spande sulla stoffa:
è questa − lo sapevo − l’acqua nera dei sogni,
tutto quel che resta
di un mondo
di un nulla
di chi non c’è più.

 * * *

Aprile

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TEA RANNO: da SENTIMI a L’AMURUSANZA

Proponiamo un testo critico del poeta Sebastiano Burgaretta dedicato al romanzo “Sentimi” e, in coda, un’anticipazione sul nuovo romanzo di Tea Ranno in uscita ad aprile per Mondadori: “L’amurusanza”

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Cunto e canto poetico quello di Tea Ranno in Sentimi

di Sebastiano Burgaretta

Conosco un po’ la genesi di questo libro, perché ho avuto il piacere di parlarne a più riprese con l’autrice a Roma, ora al Caffè Capitolino ora alla Libreria Feltrinelli. Devo precisare che, secondo me, esso, nell’ambito della produzione narrativa della scrittrice di Melilli, costituisce un momento fortissimo, forse il più completo, il più ricco e potente, quello che più copiosamente e sofferentemente gronda umanità, un’umanità che sempre invariabilmente si porta dietro pregi e difetti, eroismi e viltà, ricchezze e miserie. Di questa umanità Tea Ranno s’è fatta cantatrice, anzi cuntatrice, sofferente con essa, come un antico aedo del mondo classico, con toni, cadenze coralità da tragedia greca. Leggi tutto…

VALERIO VARESI racconta LA PAURA NELL’ANIMA

VALERIO VARESI racconta il suo romanzo LA PAURA NELL’ANIMA (Frassinelli)

L’ultima indagine del commissario Soneri

di Valerio Varesi

Gran parte dei miei libri parte da una vicenda di cronaca. Del resto che cos’è la letteratura se non una sintesi della vita che viviamo? Nel caso de “La paura nell’anima”, la vicenda reale che ha fatto da detonatore è quella di “Igor il russo”, titolo rappresentativo della scorribanda criminale di Norbert Feheler, il killer che ha ucciso due persone nella pianura tra Bologna e Ferrara per poi fuggire in Spagna e ammazzare due poliziotti e un contadino. Che cosa ho intravisto in questo tragico episodio? Leggi tutto…

SENTIMI di Tea Ranno (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del romanzo SENTIMI di Tea Ranno (Frassinelli)

“Sentimi” sarà presentato venerdì 27 aprile 2018, alle h. 17, al Castello di Aci Castello (Ct). Sarà presente l’autrice che converserà con Massimo Maugeri. L’evento è organizzato dall’Associazione “Art design eventi”.

Di seguito, le prime pagine del romanzo.

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Era febbraio, pioveva da giorni. Sui vetri il fiato si rapprendeva per il freddo e la mattina il prato era tutto una brina. Ogni tanto qualche giornata di sole prendeva il sopravvento sul grigio e allora sembrava che un’improvvisa primavera venisse a fare la sua comparsa per rallegrarci con canti d’uccelli e profumi d’erbe.
Partii da Roma ch’era domenica. La sveglia puntata alle cinque, il caffè bollente nel thermos, la borsa coi libri e i quaderni già pronta dalla sera prima, così la piccola valigia.
Mi piace molto viaggiare in treno, arrivare in Sicilia con lentezza, godere del paesaggio che scorre oltre il finestrino, vedere il mare che orla quasi tutto il percorso – ora fermo come una lastra di piombo, ora mosso e spumeggiante –, i panni che sventolano appesi ai fili, la vita che s’indovina oltre le finestre. Mi piace leggere, poi chiudere gli occhi e proseguire la storia nella mente, come se fosse un film, magari cambiando personaggi o ambientazione.
Durante quel viaggio pensai molto alle donne di cui avrei dovuto parlare l’indomani a Siracusa. Viola, Vincenzina, Stèfana, Teresa: le diverse sfaccettature del femminile, il diverso modo di porgersi alla vita, comunque il coraggio, la necessità di affermarsi come esseri dotati di una volontà che non si lascia piegare dal male. Viola venne addirittura a sedermisi di fronte nei panni di una gran bella signora salita a Sapri; parlò del tempo e del freddo, così, per gentilezza, poi si avvolse in uno scialle e cominciò a leggere. Che buon profumo aveva. Ne sbirciai il viso, le gambe accavallate, le mani eleganti, la grossa perla all’anulare destro. La mia Viola avrebbe scelto gli zaffiri in tono coi suoi occhi; la signora però aveva gli occhi castani e quelle perle – pure alle orecchie – aggiungevano al suo aspetto un tocco luminoso. Avrei voluto chiederle di Paolo: aveva smesso di farla soffrire o ancora ne pervadeva i ricordi riportandola al tempo in cui l’amore per lui era stato un fuoco che divora e rende impossibile la pace? Avrei voluto pure chiederle di Lietta: era poi riuscita a pubblicarlo uno dei suoi racconti? Aveva avuto il coraggio di spedirlo a un editore, a un concorso letterario? Leggi tutto…

SENTIMI di Tea Ranno (versi in esclusiva)

SENTIMI di Tea Ranno (Frassinelli). Cento voci, una storia

Pubblichiamo dei versi in siciliano (scritti e tradotti in italiano dalla stessa Tea Ranno) relativi a “Sentimi” (Frassinelli) in libreria dal 27 febbraio 2018

«Perciò ho voluto raccontartela la mia storia, perché finisse scritta in mezzo a queste storie di donne.» Donne che si raccontano, e raccontano la violenza subita dagli uomini, nel nuovo romanzo di Tea Ranno,Sentimi

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Durante una notte surreale, e nello stesso tempo fin troppo reale, una donna, una scrittrice, tornata nel paese siciliano dove è nata, nella piazza dove passeggiava bambina, ascolta decine di voci che giungono da un altrove indistinto, che si fanno strada in una nebbia strana, inquietante. Sono voci di donne morte, che vogliono, devono, raccontare le loro storie perché la scrittrice le trascini fuori dall’oblio al quale sono destinate. Sono storie quasi sempre dolorose, a volte tragiche, che hanno una caratteristica in comune: l’umanità delle protagoniste, la loro complessità emotiva e intellettuale, i loro sentimenti, le loro vite vere, insomma, tutto viene sempre e inesorabilmente annullato nella dicotomia maschile della donna «santa o buttana». Ma non solo per raccontarsi, i fantasmi di queste donne parlano all’autrice: c’è anche un’altra storia, che tutte le coinvolge, e che vogliono si sappia. La storia di Adele, figlia di Rosa, ma non del suo legittimo marito, Rosario. E la colpa più grave di Adele è quella di avere i capelli rossi, come il suo vero padre, segno inequivocabile del tradimento, della colpa, delle corna. Per questo Rosario passerà il resto della sua vita nel tentativo di uccidere la bambina, poi ragazza. E per questo le donne del paese, le stesse donne che si raccontano, faranno di tutto per salvarla. Perché levare almeno la piccola Adele dai meccanismi mentali malati di questi maschi brutali, ancestrali e irredimibili, vorrebbe dire aver salvato tutte loro.

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Sentimi (di Tea Ranno) Leggi tutto…

IL TUO NEMICO di Michele Vaccari (recensione)

IL TUO NEMICO di Michele Vaccari (Frassinelli)

recensione di Eliana Camaioni

Costruito con la mano di regista, cesellato con l’accuratezza di editor, raccontato con la forza dirompente delle storie vere, “Il tuo nemico” (Frassinelli) unisce le tre anime di Michele Vaccari, regalando al lettore pagine coraggiose.
Sarebbe ingiusto ridurlo alla sua trama: un ragazzo di nome Gregorio, genio dell’informatica con una situazione familiare difficile alle spalle, oppone al mondo una singolare forma di ribellione chiudendosi in casa; una ragazza di nome Gaia, con una situazione familiare difficile alle spalle, oppone al mondo una singolare forma di ribellione entrando in Anonymous, incrociando la sua lotta con quella di Gregorio.
Per comprendere quella trama – raccontata da chi scrive in modo provocatoriamente riduttivo – è nel cuore del romanzo che bisogna scendere; bisogna usare un bisturi per sezionarlo e scoprire quanti tesori possieda al suo interno, il caleidoscopio straordinario in cui le vicende narrate si uniscono indissolubilmente al modo in cui sono narrate, e da esso prendono forza e diventano straordinarie.
Fermo immagine, flash back, avanti veloce.
Fermo immagine, ellissi, scena.
Avanti veloce, analessi, stop.
Gorghi di metafore si attorcigliano a labirinti di sinestesie, shock linguistici danzano con scossoni sintattici, linguistici; cambi di registro sono tamponamenti al semaforo di una narrazione mai prevedibile, che procede a salti pur senza essere mai discontinua, anzi, che nella discontinuità trova la sua omogeneità, la sua ragion d’essere, la voce dell’autore. Che prende per mano il lettore e poi lo lascia precipitare, lo riprende al volo e lo confonde di nuovo; che anticipa ma non spiega, racconta ma non dice. Leggi tutto…

RAFFAELLA ROMAGNOLO vince il PREMIO DEI LETTORI DI LUCCA 2016

RAFFAELLA ROMAGNOLO vince la 28ª edizione del Premio conferito dalla Società Lucchese dei Lettori

Raffaella Romagnolo - Paolo VanelliNei giorni scorsi Raffaella Romagnolo ha raccontato il suo romanzo a Letteratitudine

La Società Lucchese dei Lettori aveva scelto il seguente terzetto di libri nell’ambito della 28esima edizione (2015/2016) del Premio dei Lettori: Raffaella Romagnolo, “La figlia sbagliata” (Frassinelli); Francesca Palumbo, “Le parole interrotte” (Besa); Silvana La Spina, “L’uomo venuto da Messina” (Giunti).
Alla fine il Premio dei Lettori – decretato in occasione della cena di gala il 1° luglio 2016 presso Villa Rossi (Gattaiola, Lucca) – è stato assegnato a “La figlia sbagliata” di Raffaella Romagnolo , romanzo semifinalista al Premio Strega di quest’anno. (Nella foto accanto Raffaella Romagnolo con il critico letterario e saggista Paolo Vanelli).

Il libro – Un sabato sera come tanti in una cittadina della provincia italiana. La tv sintonizzata su uno show televisivo, nel lavandino i piatti da lavare. Un infarto fulminante uccide il settantenne Pietro Polizzi, ma Ines Banchero, sua moglie da oltre quarant’anni, non fa ciò che ci si aspetta da lei: non chiede aiuto, non avverte amici e famigliari, non si preoccupa di seppellire l’uomo con cui ha condiviso l’esistenza. Comincia così un viaggio dentro la vita di una coppia normale: un figlio maschio, una figlia femmina, un appartamento decoroso, le vacanze al mare, la televisione e la Settimana Enigmistica. Ma è una normalità imposta e bugiarda, che per quarantacinque anni, per una vita, ha nascosto e silenziato rancori, rimpianti, rimorsi e traumi. E mentre giorno dopo giorno la morte si impadronisce della scena, il confine fra normalità e follia si fa labile. Leggi tutto…

RAFFAELLA ROMAGNOLO racconta LA FIGLIA SBAGLIATA

RAFFAELLA ROMAGNOLO racconta il suo romanzo LA FIGLIA SBAGLIATA (Frassinelli) – tra i dodici libri candidati al Premio Strega 2016

Un estratto del libro è disponibile qui

Raffaella Romagnolo

di Raffaella Romagnolo

Molti anni fa la mia cara amica Anna mi telefonò entusiasta. In quei giorni leggeva Pastorale Americana, che io avevo appena finito: «Lo Svedese sono io! – mi disse – Com’è possibile? Come fa quest’uomo a sapere tante cose di me?».
Quest’uomo è l’autore del romanzo, Philip Roth e lo Svedese è il suo protagonista, Seymour Levov, nato a Newark in una famiglia di ebrei immigrati, fabbricante di guanti, padre di un’adolescente balbuziente e contestatrice che nel 1968 mette una bomba in un ufficio postale. La mia amica Anna invece è nata negli anni Settanta sulle colline intorno a Santo Stefano Belbo, poi ha fatto il liceo, l’università, si è sposata e adesso ha un bambino delizioso. Cosa c’entra, lei, con lo Svedese? Eppure non dubito della sua sincerità: leggendo, anch’io sono stata lo Svedese, e anche Merry (la figlia) e Jerry (il fratello, cardiologo di successo) e persino Dawn (la prima moglie, cattolica irlandese e già Miss New Jersey). Allora: come diavolo fa Philip Roth a conoscerci, me e Anna, così bene?

Che La figlia sbagliata sia nato da un incubo l’ho già scritto altrove. Questo a dire della natura intima, della scaturigine misteriosa e privatissima. L’idea era fare di una materia incandescente e personale un romanzo, cioè un oggetto che possa entrare in relazione col lettore, invitarlo a scoprirsi, chiamarlo a guardarsi dentro per ritrovare una simile segreta verità.

Ci sono riuscita? non sta a me dirlo. Però so che la strada è quella. Mi ci è voluta Pastorale americana, e molti altri libri letti e scritti per capire e accettare e praticare questo fatto: che l’unica storia che hai da raccontare è la tua. Leggi tutto…

MARIA ROSA CUTRUFELLI racconta IL GIUDICE DELLE DONNE

MARIA ROSA CUTRUFELLI racconta il suo romanzo IL GIUDICE DELLE DONNE (Frassinelli)

Un estratto del libro è disponibile qui

cutru

di Maria Rosa Cutrufelli

Un’importante scrittrice spagnola, Rosa Montero, confessa che a volte le fa paura mettersi al lavoro e cominciare a delimitare un’idea con le parole. Un’idea scritta, dice, “è un’idea ferita e incatenata a una precisa forma concreta; perciò fa così paura sedersi a scrivere, perché è un’azione irreversibile”. E’ in quel momento che puoi sciupare tutto con parole inadeguate, sprofondando “nell’aridità della scrittura intesa come mestiere”.
E’ una paura che sperimento anch’io ogniqualvolta mi siedo davanti al computer per dare inizio a una nuova storia. Ed è forse per questo che ho bisogno di molto tempo prima di fermare sulla carta le mie fantasie e incanalare la mia immaginazione, compiendo un gesto – il gesto della scrittura, per l’appunto – che è tanto semplice quanto abbacinante.
Perché i romanzi, dice sempre Rosa Montero, “così come i sogni, scaturiscono da un vasto territorio costellato di sabbie mobili che va al di là delle parole”. Devo quindi stare molto attenta e procedere con lentezza, badando a dove metto il piede, per evitare trappole difficili da individuare a un primo sguardo.
Anche il mio ultimo romanzo, “Il giudice delle donne“, non fa eccezione a questa regola. Ha avuto una lunga gestazione, benché sia nato da una scintilla improvvisa. O meglio, da un incontro fortuito con una storia che mi ha coinvolta immediatamente. Da subito mi è parsa straordinaria, singolare e per certi versi epica: una storia che ‘voleva’ essere raccontata. Che ‘io’ volevo raccontare, su questo non avevo dubbi. Ma affrontare un fatto storico, che non si conosce per via diretta, e tradurlo in narrazione è un bel rischio e non a caso il mio antico professore di estetica, Renato Barilli, lo sconsiglia caldamente: non è facile avvicinarsi al passato (a un passato ‘storico’) e restituirgli la semplice quotidianità della vita… Leggi tutto…

FRANCESCO LETO racconta IL CIELO RESTA QUELLO

Francesco LetoFRANCESCO LETO racconta il suo romanzo IL CIELO RESTA QUELLO (Frassinelli).

Francesco Leto è anche l’ideatore del progetto #Sfamaunoscrittore (qui, il post di Letteratitudine)

di Francesco Leto

Povero piccolo dolce Bébert … maligna di una tifoide maligna! Che morte giovane, quella di Bébert, crudele davvero … e Bardamu non può nulla, nessuna cura, nessun vaccino, niente di niente. S’arrende e va a coricarsi col lutto della notte. Su Facebook un amico virtuale di un amico che avrei potuto conoscere e quindi aggiungere, ironizzava sul titolo Il cielo resta quello, si chiedeva, l’amico dell’amico, cosa potrebbe mai raccontare un romanzo con un titolo così… certo, averlo rubato a Céline, il titolo, non basta: se uno nano è nano rimane, e morta lì! ma vuoi mettere salire sulla spalle del gigante francese? Ci si assicura il panorama mozzafiato, fosse nient’altro.
Piccolo il cardellino come il dolce piccolo povero Bébert, e tanto fragile, il figlio di Maria, quanto il coraggio che ha d’essere senza capi, libero come l’uccello di cui porta il soprannome, e se lo porta lo porta proprio perché il cardellino è tra tutti gli animali quello che soffre di più la prigionia e perciò al piccolo Morise mai gli si potrebbe comandare, ad esempio, di mandare giù lo stesso sciroppo che Bardamu dà a Bébert per sopire la voglia di toccarsi e gingillarsi. Maria, il figlio, se lo vede sfilare sotto il naso, d’estate e col caldo, col costumino indosso pronto a prendere la discesa verso la spiaggia dei sassi con gli altri ragazzini di Bagnara Calabra, mozzi neri scafati e rigorosamente a piedi scalzi loro, pronti a sfregarsi le mani a furia di smanettarsi tra gli anfratti degli scogli. E se fanno la gara di tuffi lanciandosi dallo scoglio di Cacilì, è sempre dopo l’estenuante gara di seghe che essa prende il via.
A Bagnara Calabra il lutto non si estingue in una sola notte e quando Maria resterà vedova, vedova lo sarà per sempre. Vestirà di nero per tutta la vita e non andrà più al mare neanche con la caligine d’Agosto. Rosa, sua amica e comare inseparabile, tra un pettegolezzo e l’altro, un rosario e un’invocazione, la consola a modo suo, perché ‘è tutta questione di destini e pianeti’ le ripete con convinzione. Ma Maria è inscalfibile pure di fronte al lutto: mai un capriccio o un sospiro querulo, il tentativo d’essere compatita e si fa ancora più d’acciaio con il cardellino e gli altri due figli, Sisina e Antonio. È buona, Maria, nell’unico modo che le riesce: essendo spietata coi figli e buona con gli estranei, e sempre e solo in maniera disinteressata. Leggi tutto…

LA NUOVA FRASSINELLI

Editoria rinasce la Frassinelli Francesio  belle storie  belle scritture IL 24 MARZO È NATA LA NUOVA FRASSINELLI

Nel 1931 Carlo Frassinelli, un tipografo piemontese innamorato del libro come oggetto d’arte e come veicolo di cultura, fondava a Torino una nuova casa editrice che da lui prendeva il nome: la Frassinelli. Un piccolo marchio che in pochi anni sarebbe stato in grado di scuotere il clima editoriale dell’epoca, aprendo una finestra sulla grande letteratura internazionale e facendo conoscere tramite mirabili traduzioni grandi autori come O’ Neill, Melville, Twain, Joyce, Bàbel, Kafka, solo per citarne alcuni. Una sfida appassionante che fu raccolta da alcune delle più fervide intelligenze dell’Italia di allora: Cesare Pavese, Leone Ginzburg e Franco Antonicelli, primo direttore editoriale della Frassinelli. Fil rouge che univa i titoli: la curiosità del nuovo e una altissima qualità letteraria. Il marchio negli anni ha affrontato diversi cambiamenti, in particolare a causa della crisi economica che seguì alla Seconda Guerra Mondiale, fino a chiudere nel 1965 ed essere acquistato nel 1982 da Sperling & Kupfer. In questi anni, vengono pubblicati libri di autori del calibro di Alice Walker, Tom Wolfe, Toni Morrison, Nikos KazantzakisManuel Vázquez Montalbán, Boris Akunin, Alda Merini, Nuruddin Farah, Wole Soyinka, Ljudmila Ulickaja, André Brink, David Malouf, Richard Flanagan e Meir Shalev. Leggi tutto…

DONNE CHE CORRONO COI LUPI, di Clarissa Pinkola Estés (recensione)

DONNE CHE CORRONO COI LUPI, di Clarissa Pinkola Estés (Frassinelli)

Riscoprendo l’essenza selvaggia, istintiva e ferina della donna

di Katya Maugeri

«In tempi duri dobbiamo avere sogni duri, sogni reali, quelli che, se ci daremo da fare, si avvereranno».
[Donne che corrono coi lupi – Clarissa Pinkola Estés ]

Un connubio apparentemente strano, lontano dalla nostra visione quotidiana: la donna e il lupo.
Il lupo e la donna, entrambi curiosi, protettivi, avvertono il pericolo senza evitarlo, lo fiutano lasciandosi travolgere dall’istinto, non ne ostacolano l’evoluzione, si abbandonano totalmente perché consapevoli di non potersi opporre alla conoscenza, all’esperienza, alla propria natura.
Un libro ricco di metafore, un saggio psicoanalitico: “Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés, analista junghiana, è un libro che va vissuto e letto con l’anima, un viaggio affascinante che, in maniera eccelsa, suggerisce i mezzi da utilizzare, la strada da percorrere per il ritrovamento dell’essenza femminile profonda. L’autrice lo fa approfondendo gli archetipi di tipologie femminili, attraverso un’interessante interpretazione psicoanalitica.
Un saggio di formazione, in cui mito e favola assumono il ruolo di maestri di vita, favole analizzate da una prospettiva diversa, non certo da quella a noi conosciuta e tramandata; una prospettiva che annulla ogni conoscenza acquisita in maniera passiva, con lo scopo di liberare la mente dagli schemi imposti.
Il titolo, “Donne che corrono coi lupi”, deriva dagli studi di biologia che la Estés ha fatto sulla fauna selvaggia, approfondendo soprattutto i caratteri predominanti dei lupi, i quali – secondo l’autrice – sono in perfetta analogia con la natura istintiva e “primitiva”della donna.
Due realtà, apparentemente lontane e in antitesi: donne e lupi. Che cosa hanno in comune? Leggi tutto…