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Posts Tagged ‘Gaffi’

DISTURBI DI LUMINOSITÀ di Ilaria Palomba: incontro con l’autrice

DISTURBI DI LUMINOSITÀ di Ilaria Palomba (Gaffi) – incontro con l’autrice

Ilaria Palomba è autrice di romanzi, poesie e saggi. Ha collaborato con attori e performer della scena underground. Ha lavorato in un centro diurno di psichiatria come operatrice letteraria. Le sue pubblicazioni sono: Fatti male (Gaffi), tradotto in tedesco per Aufbau-Verlag; Io sono un’opera d’arte. Viaggio nel mondo della performance art (Dal Sud); Homo homini virus (Meridiano Zero), Premio Carver 2015, finalista Premio Nabokov 2015; Una volta l’estate (Meridiano Zero), scritto a quattro mani con Luigi Annibaldi, premio L’Aringo Essere Donna Oggi; Mancanza (Augh!), di cui tre poesie pubblicate su Nuovi Argomenti. Alcuni racconti sono pubblicati nelle antologie: Il mestiere più antico del mondo? (Elliot), Sorridi, siamo a Roma (Ponte Sisto), altri tradotti in inglese e francese rispettivamente per Mammoth Book e Les Cahiers Européens de l’imaginaire.

Abbiamo incontrato Ilaria Palomba per chiederle di raccontarci qualcosa sul suo nuovo libro, edito da Gaffi. Di tratta di un’autofiction scritta con la tecnica del flusso di coscienza (ogni cosa si svolge nella mente di una donna che non ha nome). Si intitola: Disturbi di luminosità. Leggi tutto…

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VALERIO AIOLLI ci racconta IL SONNAMBULO

ImmagineVALERIO AIOLLI ci racconta il suo romanzo IL SONNAMBULO (Gaffi editore). Stamattina abbiamo pubblicato le prime pagine del libro

di Valerio Aiolli

Prima di uscire e provare a farsi strada nel mondo, Il Sonnambulo ha abitato diverse case della mia vita, ha assunto diverse forme, preso diversi nomi, è entrato in contatto con diverse persone, tutte di grande importanza per lui (se ci si può riferire a un romanzo come a un lui) e per me.
Nacque nell’estate del 1992, in diretta rispetto ai fatti che narra, che sono appunto ambientati nei mesi di giugno e luglio di quell’anno. Il ciclone di Tangentopoli era solo all’inizio, ma quella frana crescente di tutto un sistema mi colpì al punto da generare in me l’esigenza di provare a raccontarla non dall’esterno, come ovviamente non potevano non fare i giornalisti, bensì dall’interno, mettendomi nei panni di chi fino a quel momento in quel sistema ci aveva vissuto come l’unico possibile, e adesso si ritrovava sbattuto fuori e messo alla gogna. Volevo cercare di comprendere come si intrecciavano acquiescenze personali e ipocrisie collettive, abbandono dei sogni di gioventù e crisi personali e di coppia. Senza giustificare nessuno, senza scendere in pietismi, ma senza cedere alla facile credenza che quelle persone lì fossero tutte dei mostri. Leonardo (il manager pubblico protagonista della storia), Corrado (suo amico d’infanzia e principale collaboratore), Paola, Monica, Carla (moglie, segretaria-amante, stagista), e molti degli altri personaggi di contorno nacquero allora, in sei-sette paginette a cui all’epoca avevo dato il nome di La distrazione e la forma di un soggetto per un film. Sì, perché in quel periodo ero convinto di essere molto più portato a scrivere film che romanzi. Più di vent’anni dopo posso dire con certezza che mi sbagliavo alla grande: ho pubblicato sette libri, non ho scritto nessun film. La distrazione comunque fu concepita in una casa luminosa anche se non molto grande rispetto al fatto che ci abitavamo in tre (poi in quattro), e ricevette la lettura attenta, critica ma benevola di mia moglie e, qualche mese più tardi, di Chiara Tozzi, scrittrice e mia insegnante in un corso di sceneggiatura. Provai anche a scriverla una sceneggiatura tratta da quel soggetto: non ne venne fuori niente di buono. Capivo che ero solo all’inizio di un cammino, che sarei dovuto scendere molto più in profondità rispetto a dove mi ero fermato per il momento. Leggi tutto…

IL SONNAMBULO, di Valerio Aiolli (un estratto del libro)

https://i2.wp.com/www.gaffi.it/images/upload/godot/GodotCeccato/cop_Aiolli.jpgPubblichiamo un estratto del romanzo IL SONNAMBULO, di Valerio Aiolli (Gaffi editore). Nel pomeriggio, l’autore ci racconterà il suo libro

Il libro
1992, l’anno cruciale di tangentopoli, Leonardo direttore generale dell’Alutec, aspira alla presidenza, ma troppi grovigli esistenziali lo stanno stritolando. La moglie Paola si dissolve in una sterile nebbia. La stessa cosa accade a Monica, la sua segretaria. Rimane Carla, una giovane stagista di cui Leonardo s’innamora, e che tiene in piedi un atroce rimpianto per quel tempo in cui non si era abbagliati dalla sfrenata ambizione.

* * *

Giugno

Giugno era scoppiato come un temporale atteso troppo a
lungo. Fiocchi lanuginosi ti si infilavano nel naso, nugoli di
zanzare all’ora del tramonto risalivano le strette vie in pendenza
di Francavilla, dalle rive del Sele quasi in secca su su
fino alla sommità della collina, per arrivare a succhiar sangue
a tutti gli avvocati, commercialisti, notai, proprietari
immobiliari, giornalisti del Gazzettino e dirigenti Alutec che
l’avevano a loro volta succhiato ai loro clienti, inquilini o
dipendenti per tutta la giornata, e che si riunivano per l’aperitivo
al Caffè dell’Orologio. Francavilla sembrava quasi
bella, accarezzata dalla luce sfuggente di quel crepuscolo
lento, bastava non volgere troppo d’intorno lo sguardo.
Digradava piano dal nucleo medievale giù verso la valle, ma
via via che si avvicinava al fiume perdeva uniformità fino a
raggiungere le scomposte propaggini periferiche qua e là
coagulate nelle macchie rossastre delle villette a schiera, veri
e propri villaggi fuori-le-mura perfettamente autosufficienti
con la piazzetta piastrellata in gres, il minimarket incastonato
al piano terra, il parcheggio a lisca di pesce, le auto lì in
attesa della notte per trovare un po’ di fresco. Erano tutte
vuote quelle auto, tranne una Bmw color canna di fucile.
«Adesso tocca a te» disse Monica. Si accese una sigaretta. Una
Marlboro lights. La diciannovesima Marlboro lights della giornata.
Poi si sporse per accendere quella che avrebbe potuto
essere la ventesima e che invece aveva offerto a Leonardo che le
sedeva accanto, al posto di guida. Leggi tutto…

PATNA, di Andrea Caterini (un estratto del libro)

Le prime pagine del volume PATNA, di Andrea Caterini (Gaffi editore)

Per Caterini chi scrive è simile a chi naviga, “sospeso” sulla verità sconosciuta di sé come quel celebre personaggio di Conrad che sulla nave Patna conobbe verità e sventura in un solo istante. Questo libro è il martellante racconto critico di annientamenti o devastazioni o smarrimenti che assumono le forme stabili e anche mitiche della grande letteratura. A partire dalle istituzioni, Lord Jim precipitato nell’abisso d’un sé inabitabile, Dostoevskij fulminato sul ciglio del suo arrêt de mort, Simone Weil per cui sventura (“servitù”) e vocazione coincidono, l’autore si interroga sulla permanenza del tema tra i contemporanei italiani. I saggi di Caterini sono tra le prove d’interpretazione e d’ammirazione più acute apparse in questi ultimi anni.

(Giorgio Ficara)

* * *

Il luogo del dubbio
È notte. I piedi paralizzati sulla punta della prua. Sotto il mare
è nero – un precipizio –, solo ogni tanto sottili striature di
bianco lo tagliano orizzontalmente: la spuma di un’onda leggera,
o una vacua illusione di luce. Alle spalle la nave pare una
fetta d’anguria tagliata in fretta, di quelle che soltanto la
morsa di una mano può tenere in equilibrio – pure le vele,
oramai, sono appena un seme sputato. Eppure lì, invisibile e
silenzioso, chiuso nella certezza di un oblò, dorme l’equipaggio.
Non percepisce ancora il pericolo che lo chiama dal fondo
mare dell’oblio.
I piedi ancora immobili sullo spigolo del Patna, la nave,
che è sempre più sbieca e perduta. La nave che è tutto quanto
il mondo e che Jim, il marinaio appeso al dubbio, non sa
se abbandonare alla sua sorte, o restare lì, perendo con lei.
Conosciamo la storia di Lord Jim, il capolavoro di Joseph
Conrad: un marinaio che salta su una scialuppa fuggendo da
una nave in avaria, il Patna (emblema del libro, luogo nel quale
il dubbio esercita il suo potere sovvertitore), per salvare la propria
vita, lasciando che il resto dell’equipaggio si sbrighi da
solo la sua possibilità di salvezza. Ma una volta compiuto quel
gesto disonorevole, il marinaio vive il resto dei suoi giorni col
senso di colpa di non essere rimasto lì, su quella nave, capendo
che saltare significava tradire se stesso e il mondo intero.
Non riesco a pensare al momento in cui Jim è sospeso sul
ciglio della nave se non come momento di verità. Una verità
che lui non vuole ammettere neppure a se stesso.
Giorgio Agamben, in Nudità, scrive
La nudità del corpo umano è la sua immagine, cioè il tremito che lo
rende conoscibile, ma che resta, in sé, inafferrabile. […] E proprio
perché l’immagine non è la cosa, ma la sua conoscibilità (la sua nudità),
essa non esprime e non significa la cosa; e, tuttavia, in quanto non
è che il donarsi della cosa alla conoscenza, il suo spogliarsi delle vesti
che la ricoprono, la nudità non è altro dalla cosa, è la cosa stessa.
È proprio quell’inafferrabilità dell’immagine di ciò che veramente
siamo che ha messo Jim in una condizione esistente di
dubbio. Agamben spiega molto bene nel saggio come la teologia
e la patristica in genere intendano la nudità. Essere nudi
significa in realtà essere vestiti di grazia. Questa è la condizione
che vissero al principio Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre.
Solo dopo aver compiuto il peccato proveranno vergogna della
propria nudità e si sentiranno quindi costretti a indossare
qualcosa (a coprire con foglie di fico la loro intimità). Voglio
dire che quello che Jim nel suo dubbio primordiale ha visto è
l’immagine di se stesso nudo – cioè vestito di grazia – ma se ne
è poi subito vergognato. Il suo tremito, la sua paura, è la prova
che quella verità non può essere da lui – ma è in realtà una
condizione che appartiene a ogni uomo – trattenuta.
Da qui l’intuizione di Conrad. Leggi tutto…

LE MONETINE DEL RAPHAEL di Franz Krauspenhaar

LE MONETINE DEL RAPHAEL di Franz Krauspenhaar
Gaffi, 2012 – Pagg. 217 – euro 17

di Massimo Maugeri

Franz Krauspenhaar è nato a Milano da padre tedesco e madre italiana, nel novembre del 1960. Ha scritto e pubblicato, dal 1975 al 2011 diversi racconti e romanzi per grandi e piccole case editrici.
La sua pubblicazione più recente è il romanzo “Le monetine del Raphael“, edito da Gaffi editore.

È la fine di aprile del 1993. All’ingresso dell’Hotel Raphael, una folla aspetta che Bettino Craxi esca. Il sorriso beffardo del Capo denudato si spegne in una pioggia di spiccioli che gli vengono scagliati contro. Il punto di vista prescelto è quello di Fabio Bucchi, pittore della “sua corte”. I quadri di Bucchi che rappresentano il proprio corpo avvizzito, pur nella virilità e nello slancio della giovinezza, divennero l’autoritratto di quell’Italia frenetica e nel contempo in putrefazione.

– Caro Franz, come sai mi incuriosisce sempre conoscere la genesi di un libro. Così chiedo anche a te: come nasce “Le monetine del Raphael”? Da quale esigenza o fonte di ispirazione?
Ogni libro come sai ha vita e dunque nascita propria. Questo è venuto fuori a seguito della stesura di un breve saggio narrativo, Un viaggio con Francis Bacon, scritto nel 2007/2008 e pubblicato nel 2010 da Zona. Il saggio era davvero un viaggio assieme a questo grande personaggio, al più grande pittore figurativo (ma forse non solo) della seconda metà del 900. La dimensione del viaggio è mia, nel senso che come autore sento di viaggiare a lungo e profondamente in ogni libro che scrivo. Un romanzo è un “viaggio”, mentale fin che si vuole, ma in fondo anche un viaggio fatto spostando il proprio corpo in un altro continente non è soprattutto mentale? E quindi è stato naturale passare dal saggio al romanzo; volevo raccontare Bacon anche nella narrativa, ma non potevo prendere lui, l’avevo già parzialmente fatto. Dunque Bacon, Francis Bacon, il genio della pena, si è trasformato nel milanese Fabio Bucchi, nato nel 1943. Diverso dal’originale, di altra generazione, con una vita – soprattutto antecedente a quella di artista di successo internazionale – molto diverso. Simile è però l’approccio all’arte, il gesto del dipingere, la furia, l’assenza di speranza, una certa propensione per il vizio. Bucchi (le cui iniziali non a caso sono quelle di Francis Bacon) è un uomo pieno di contraddizioni, di ferite non rimarginate. Comunque il romanzo segue il saggio, è come se avessi voluto eliminare la mia ossessione per Francis Bacon in due atti, sviluppati in modo affatto diverso.
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IL SOGNO DELLA LETTERATURA, di Daniela Marcheschi

Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioni
di Daniela Marcheschi
Gaffi editore, 2012 – pagg. 303 – euro 14,90

Il sogno della letteratura. Luoghi, maestri, tradizioniCosa succede quando la critica fraintende o contraddice la propria vocazione? È possibile recuperare nel metodo la comprensione di un vero e proprio ecosistema della conoscenza? Quali sono le patologie che affliggono la critica? Che cosa c’è nel “sogno” della letteratura, in quel territorio affollato di visioni che ci ha dato insieme Don Chisciotte e Emma Bovary? E quand’è che il sogno si trasforma in responsabilità? A queste e ad altre domande affascinanti cerca di rispondere il libro di Daniela Marcheschi, guidandoci attraverso le circostanze della grande storia letteraria, attraverso le tradizioni e le geografie culturali che via via si sovrappongono o si separano davanti agli occhi dell’interprete. Perché il critico deve sapere che la tradizione non coincide con la storia, e che il metodo, in quanto compresenza di elementi in equilibrio (visione, etica, gusto, conoscenza, stile…), richiede innanzitutto una “schietta intimità con la vita”, cioè una capacità di comunione con l’esistenza che, sola, può prepararci alle sfide intellettuali che coinvolgono il nostro passato e il nostro presente. La letteratura, ci avverte Daniela Marcheschi, “è come la mitica Atalanta che, più corre, più si adorna di bellezza e diventa imprendibile. Avviamoci allora a considerare noi stessi degli Ippomene fortunati, se qualche volta, prima che fugga di nuovo, riusciremo a trattenerla per un po’ “.

* * *

In esclusiva per Letteratitudine, il capitolo intitolato “Il sogno del lettore” (tratto dalla omonima sezione del libro “Il sogno della letteratura”)

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