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Posts Tagged ‘Gargoyle Books’

CLAUDIO VERGNANI racconta LA SENTINELLA

Claudio VergnaniCLAUDIO VERGNANI ci racconta il suo romanzo LA SENTINELLA (Gargoyle Books)

di Claudio Vergnani

Alla base dei miei romanzi ci sono flash raccolti dalla vita di ogni giorno, che poi si trasformano in rovelli, spunti e idee. I temi che sviluppo provengono dalla realtà e poi vengono da me situati in un contesto fantastico.
Ho dei presupposti, comuni a ogni mio romanzo, ai quali mi attengo e secondo i quali procedo. Mi inserisco in un genere che ho amato e che amo come lettore, rispettandone i canoni ma inserendovi elementi nuovi o variandone alcune strutture consolidate. Questo perché preferisco agire direttamente sull’innovazione, piuttosto che sulla variazione della ripetizione. L’obiettivo è semplice: offrire a chi legge l’opportunità di godere del genere letterario che predilige – con le sue regole e i suoi inevitabili “ritorni” – introducendovi elementi di novità che accrescano il piacere della lettura e stimolino l’attenzione e il senso critico, senza per questo divenire motivo di appesantimento o di disturbo. Può riuscirmi bene o meno bene, ma quelli sono gli intenti.
Se, come sostiene Eco, scrivendo ci si rivolge a un lettore ideale, il mio lettore ideale sono io. Scrivo, insomma, ciò che a me per primo mi piacerebbe leggere. Alcuni lo riterrebbero un suicidio a livello di marketing, ma, fortunatamente, nel tempo ho scoperto (non senza comprensibile sollievo) che esistono altri lettori come il sottoscritto. Tracciarne un profilo di massima non è difficile. Basta possedere la capacità di distinguere tra le proposte letterarie che – indipendentemente dai generi – tendono a moltiplicarsi spinte da impulsi squisitamente commerciali e quelle che, pur con i propri inevitabili limiti, inciampi e sbavature, provano quantomeno a continuare un cammino letterario che eviti di impantanarsi nelle facili – sia pur remunerative – ripetizioni. In un Paese che tende a celebrare il luogo comune come un valore nazionale, quanto sopra può essere arduo e divenire frustrante. Leggi tutto…

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INTERVISTA A JO WALTON (autrice di “Le mie due vite”)

INTERVISTA A JO WALTON (autrice di “Le mie due vite“). Un estratto del romanzo è disponibile qui.

[A fine post, la versione dell’intervista in lingua inglese. Ringraziamo Costanza Ciminelli per la collaborazione]

Ne Le mie due vite, Jo Walton – uno dei nomi più originali e interessanti della fantascienza e del fantastico contemporanei, non a caso insignito dei maggiori premi quanto a genere – sviluppa e dilata il concetto di sliding doors: ciò che è stato si confonde e sovrappone a qualcos’altro che sembra essere stato ugualmente ma differentemente.
Il romanzo è una raffinatissima ucronia, resa attraverso il registro del realismo narrativo. L’autrice non si risparmia nel ridisegno della Storia – in particolare del periodo della Guerra Fredda – dandone più versioni in un’unica trama.

di Massimo Maugeri

Jo Walton (nata in Galles nel 1964), poetessa e scrittrice di libri fantasy e di fantascienza, ha vinto numerosi premi, tra cui il John W. Campbell Award come Miglior nuovo talento, il World Fantasy Award, il Prometheus Award e il Mythopoeic Award. Con “Un altro mondo” (Gargoyle 2013) si è aggiudicata il Nebula Award e l’Hugo Award per il miglior romanzo. Di recente è tornata in libreria con “Le mie due vite”: un romanzo che si interroga sul tema delle scelte, su quello del doppio, e su come le nostre decisioni possono influenzare il corso della nostra esistenza e quello di coloro che ci stanno accanto.
Ne discutiamo con l’autrice.

– Benvenuta a Letteratitudine, Jo. In genere, quando mi capita di incontrare scrittori per scambiare quattro chiacchiere su un loro libro, chiedo notizie inerenti la genesi del libro stesso. Dunque chiedo anche te di raccontarci, se puoi, qualcosa a riguardo. Come nasce Le mie due vite? Da quale idea, spunto, esigenza o fonte di ispirazione?
L’ispirazione me l’ha fornita un’amica quando mi ha raccontato la proposta di matrimonio ricevuta dal suo futuro marito. Lui le disse che avrebbero dovuto sposarsi allora o mai più. È come se il modo in cui quella proposta era stata formulata mi avesse dispiegato davanti l’intera storia per il libro. Da quella proposta, infatti, immagino prendano avvio due vite separate e al contempo l’idea di ricordarle entrambe da parte di una donna anziana ricoverata in un ospizio a causa di una diagnosi di demenza senile, una donna che ignora quale delle due sia stata la vita reale. Così ho chiesto alla mia amica se potevo scriverci su e lei ha acconsentito. È partito tutto da quella conversazione, seppure ci siano voluti un paio d’anni prima che cominciassi a lavorare effettivamente al romanzo.

– Questo tuo romanzo si inserisce in un filone ricco e prestigioso: quello legato al cosiddetto “tema del doppio”. Tra i vari romanzi del passato, incentrati appunto sul tema del doppio, qual è  –  a tuo avviso – quello che potremmo considerare come una sorta di pietra miliare?
In tal senso ho molto apprezzato il romanzo Replay di Kenneth Grimwood e il racconto Unsound Variation di Gorge R. R. Martin.

– Proviamo a conoscere un po’ meglio i personaggi di questo tuo romanzo, partendo dalla protagonista: Patricia Cowan. Come la descriveresti ai nostri lettori? Leggi tutto…

LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (un estratto del libro)

In esclusiva per Letteratitudine pubblichiamo il primo capitolo del romanzo LE MIE DUE VITE, di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €).

[Domani pubblicheremo un’intervista all’autrice]

La scheda del libro
Patricia ha dei ricordi molto confusi del suo passato. Le immagini dell’adolescenza sono nitide e intatte, ma dopo cosa è successo?
Ha sposato Mark ed è stata moglie e madre come le sue coetanee, oppure ha scelto di amare liberamente la sua compagna Bee sfidando tutti i pregiudizi? Davvero le sue scelte hanno influenzato il destino del mondo al punto di farlo diventare contemporaneamen­te un posto meraviglioso in cui vivere e il palcoscenico di atti terribili?
Patricia non lo sa. Non sa come sia possibile ricordare di essere stata sia Trish sia Pat. Le sfugge qualcosa, è “molto confusa” come annotano i medici sulla sua cartella clinica. E tuttavia deve tentare di rimettere insieme i frammenti per capire chi è stata in realtà…
Due incredibili versioni della storia del XX secolo diverse dalla nostra, due possibilità di vita vissute dalla medesima donna, in cui, come nell’effetto farfalla, le conquiste personali hanno il potere di cambiare i destini di molti altri allo stesso modo in cui il battito d’ali di una farfalla può provocare un uragano dall’altra parte del mondo.

* * *

I CAPITOLO de LE MIE DUE VITE di Jo Walton (© 2014 Gargoyle, traduzione di Daniela Di Falco, pp. 313, 18 €)

“Oggi confusa”, annotarono sulla sua cartella. “Confusa. Meno confusa. Molto confusa”. L’ultima voce veniva riportata spesso, a volte abbreviata dalle infermiere con un semplice “MC” che la faceva sorridere, quasi fosse sufficientemente confusa da meritarsi una medaglia per questo. Anche il suo nome compariva sulla cartella – solo il nome di battesimo, Patricia, come se con la vecchiaia l’avessero degradata all’infanzia, negandole
sia la dignità del cognome sia il titolo e la familiarità con la forma del suo nome che lei preferiva. La cartella le ricordava una pagella scolastica, con quelle piccole caselle e le categorie predefinite dentro le quali era così difficile racchiudere la reale complessità di una qualsiasi situazione. “Ortografia pessima”. “Scarsa attenzione e partecipazione”. “Oggi confusa”. Giudizi che apparivano avulsi dalla realtà, distaccati, impossibili da contestare. «Ma Miss!», protestavano le ragazze negli ultimi anni. Lei non avrebbe mai osato farlo quando andava a scuola, né lo avrebbero fatto le studentesse disciplinate dei suoi primi anni di insegnamento. “Ma Miss!” era il prodotto di una crescente fiducia in se stesse, di un femminismo agli albori, e lei lo accettava anche se rendeva la sua giornata di lavoro più faticosa. Adesso avrebbe voluto protestare allo stesso modo con le infermiere che aggiungevano annotazioni: «Ma Miss! Oggi sono solo un po’ confusa!» Leggi tutto…

VINCENZO MONFRECOLA racconta LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI

vincenzo monfrecolaVINCENZO MONFRECOLA ci racconta il suo romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI (edito da Gargoyle Books). Le prime pagine del libro sono disponibili qui…

di Vincenzo Monfrecola

I romanzi non nascono per caso. Spesso sono storie vissute, in altri casi traggono ispirazione da grandi amori o da grandi delusioni, talvolta da eventi sociali significativi o dalla cronaca. I miei romanzi prendono vita da piccoli episodi apparentemente insignificanti. Per Il Decisionista, il mio primo libro, ad esempio, è stata la porta dell’armadio che si è aperta da sola per un colpo di vento a sollecitare la storia; ho immaginato ne uscisse fuori un decisionista, ovvero qualcuno che prende decisioni per mestiere. Da qui ha preso corpo un romanzo incentrato sul mondo di chi non è capace di decidere da solo e delega ad altri di farlo al posto suo.
Il problema dei piccoli episodi insignificanti è che oramai nessuno li vede più perché siamo tutti sommersi da episodi più grandi che, attraverso i computer, gli smartphone, i wordzap, i telefonini, la televisione, occupano l’intero spazio dei nostri pensieri.
La stagione degli scapoli (Gargoyle, 16.00 €, pp. 207) è nato ascoltando per caso una discussione tra mia figlia e i suoi amici che quel giorno, chissà come mai, non erano presi a smanettare con i loro cellulari. Parlavano di matrimonio. Ma non con quel trasporto o entusiasmo che mi aspettavo. Lo facevano come se stessero parlando di una malattia fastidiosa. Allora mi sono chiesto: questi giovani, se fossero vissuti cento anni fa, come avrebbero affrontato la stessa discussione? Cosa avrebbero pensato e cosa avrebbero fatto?
Presto e detto, ecco spuntare dal foglio bianco, direttamente dall’Inghilterra di inizio ’900, Cyril Billingwest, critico letterario intento a festeggiare l’addio al celibato con gli amici del suo club. Peccato che, proprio nel momento del brindisi, egli apprenda che la futura sposa è scappata via con i regali di nozze. Sobillato dall’astuto cugino George, Cyril fonda, con questi, un sindacato che ha l’obiettivo di salvare tutti gli altri scapoli londinesi in circolazione dalle insidie delle donne da marito. La neoistituzione sarà regolata da un rigido statuto (altro non è che Le dodici mosse di Ulisse, manuale ad alto tasso di misoginia scritto da Cyrl medesimo, quale reazione all’enorme delusione sentimentale provata) e avrà come sede Villa dei Ricordi, dimora dell’anziana zia di Cyril e George, in vacanza in America a tempo indeterminato.
Oltre ai cugini Billingwest, irrompono nella scena narrativa la bella e arguta segretaria tuttofare, Penelope Truton, la fidanzata fuggiasca Vera Gordon, i soci Rafael Gulp, medico, e Horace Twit, colonnello. Tutti, nell’atmosfera sfavillante della Belle Epoque di una Londra che guarda alle meraviglie del nuovo secolo, intrecceranno le loro storie con il dramma tragicomico di Cyril. Leggi tutto…

LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (le prime pagine)

Pubblichiamo le prime pagine del romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (Gargoyle Books). Oggi, su LetteratitudineNews, l’autore ci racconterà il suo libro

La scheda
È il 1910, all’Eghoist Club di Londra il critico letterario Cyril Billingwest sta festeggiando l’addio al celibato, quando il suo ispirato discorso viene bruscamente interrotto da una telefonata che lo informa che la sua futura moglie è scappata con i regali di nozze.
Scioccato dalla notizia, Cyril decide non solo di rimanere per sempre lontano dalla perfidia delle donne, ma addirittura di salvare gli scapoli londinesi dalle insidie del matrimonio. Così, dopo aver scritto di suo pugno un “manuale dello scapolo”, insieme allo scaltro cugino George fonderà un sindacato maschile: lo Scapolificio Billingwest.
Ma gli uomini possono davvero fare a meno delle donne? A quanto pare, aiutare gli scapoli a rimanere tali non è semplice come Cyril e George pensavano e la sopravvivenza dello Scapolificio di famiglia è sin da subito minacciata da fidanzate abbandonate, mogli furiose e segretarie dal sorriso irresistibile.
Ecco allora che prende vita una divertente commedia “d’altri tempi” in cui bugie, arguti sotterfugi e strampalati colpi bassi vi faranno correre da una sponda all’altra del Tamigi verso la resa dei conti.

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Le prime pagine del romanzo LA STAGIONE DEGLI SCAPOLI, di Vincenzo Monfrecola (Gargoyle Books)

«Miei cari amici, che bella cosa è il matrimonio! A volte penso proprio che sia come una medicina. Non può fare che bene». Cyril Billingwest tirò un bel sospiro, poi, felice, spiegò perché facesse così bene: «Pensate che oggi siete tutti nel fiore della gioventù, la vita vi sorride e la salute è ottima. Ma ci pensate a cosa ne sarà di voi fra una decina di anni? Quando le minestre insipide prenderanno il posto dei drink di mezzogiorno e le ossa scricchioleranno come se all’interno ci fosse uno spettro? In quei tristi momenti chi meglio di una cara e devota compagna di vita potrà accudirvi con amore e allontanare tutti questi fastidi?»
Tra i soci dell’Eghoist Club che affollavano la saletta dei ricevimenti ci fu un attimo di smarrimento dal momento che si trovavano lì soprattutto per scroccare una bevuta e nessuno di loro aveva ancora pensato a se stesso di lì a una decina d’anni alle prese con quelle sventure. Inoltre, a memoria d’uomo, nessuno dei soci aveva mai detto tante sciocchezze per un addio al celibato e quando Cyril, imperterrito, magnificò le altre fortune della vita coniugale, più di un gentiluomo si sentì come chi va in ospedale a trovare un moribondo e prova una sottile gioia pensando che non sia toccato a lui.
«Chi vi ascolterà in silenzio quando tornerete a casa e avrete voglia di raccontare i vostri guai?»
Cyril fece una breve pausa, guardò i soci uno per uno e poi spiegò loro: «Ma lei! La compagna di vita! Chi riderà con voi quando vi verrà un’idea divertente? Sempre lei! La compagna di vita! E poi», aggiunse con un sorrisetto enigmatico, «pensate che non dormirete più da soli in quel triste e freddo letto a una sola piazza, ma condividerete mano nella mano un comodo lettone matrimoniale. Datemi retta, saltate il fosso anche voi».
Poi, soddisfatto, si avviò alla conclusione più attesa da tutti: il brindisi finale.
Proprio in quel momento si materializzò al suo fianco il maggiordomo del club che, con solenne discrezione, gli comunicò che in attesa c’era una telefonata urgente per lui.
Il gentiluomo si scusò con gli amici e, con passo baldanzoso, andò al telefono e vi rimase attaccato per alcuni minuti. Poi ritornò in sala per concludere la serata in bellezza. Ma a un attento osservatore non sarebbe sfuggito che il suo passo non era più baldanzoso e il viso era decisamente pallido. Procedeva mesto e con la schiena curva. Sembrava proprio che stesse portando la sposa all’altare tenendola sulle spalle.
Osservò un attimo di silenzio, esalò un lungo sospiro distratto e, con gli occhi che sembravano vagare altrove, riprese il discorso: «Ebbene, miei cari amici, dove eravamo rimasti?» Leggi tutto…