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CERCANDO VIRGINIA di Elisabetta Bricca: incontro con l’autrice

“Cercando Virginia” di Elisabetta Bricca (Garzanti): incontro con l’autrice e brano del romanzo

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Elisabetta Bricca, romana, è laureata in Sociologia, comunicazione e mass media; è copywriter, autrice e traduttrice. Vive con il marito e le due figlie al Rifugio del Daino, un antico casolare umbro circondato da ulivi e boschi, che domina il Lago Trasimeno. Dopo “Il rifugio delle ginestre”, pubblicato nel 2017 da Garzanti, l’autrice torna con una storia avvincente, tutta al femminile, che rende omaggio a una delle più grandi, e visionarie, scrittrici del ‘900: Virginia Woolf. E lo fa intrecciando sul finire degli anni ’70 le vicende di tre donne, Emma, Elizabeth, Cecilia con la scoperta della vita e delle opere della Woolf – in particolare di quelle che ne hanno fatto un’icona del movimento femminista, Una stanza tutta per sé, Le tre ghinee, Diario di una scrittrice.
Questo nuovo romanzo di Elisabetta Bricca, dedicato alla Woolf, si intitola “Cercando Virginia” e lo pubblica Garzanti (come il precedente).

Abbiamo chiesto all’autrice di parlarcene…

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«Scrivere Cercando Virginia», ha detto Elisabetta Bricca a Letteratitudine,  «non è stato semplice.
Non è stato facile affrontare la complessità di Virginia Woolf, cercare di non banalizzarla, fare della sua figura storica il tema portante di un romanzo di narrativa. Leggi tutto…

CLASSIFICA: dal 16 al 22 marzo 2020 – questa settimana segnaliamo “Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti)

Finché il caffè è caldo - Toshikazu Kawaguchi - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 16 al 22 marzo 2020

Questa settimana segnaliamo: “Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti – traduz. di Claudia Marseguerra), al 36° posto in classifica generale

Al 1° posto “Profezie. Che cosa ci riserva il futuro” di Sylvia Browne e Lindsay Harrison (Mondadori – ediz. tascabile)

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Entra in top ten al 1° posto “Profezie. Che cosa ci riserva il futuro” di Sylvia Browne e Lindsay Harrison (Mondadori – ediz. tascabile)

Al 2° posto (la settimana precedente era in 7^ posizione) “Spillover. L’evoluzione delle pandemie” di David Quammen (Adelphi – ediz. tascabile)

Al 3° posto (la settimana precedente era in 1^ posizione) “Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 5^ posizione) “Cecità” di José Saramago (Feltrinelli – ediz. tascabile)

Al 5° posto (la settimana precedente era in 3^ posizione) “Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Entra in top ten al 6° posto “Un’avventura senza fine con Erick e Dominick” di DinsiemE (Fabbri)

Al 7° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “La peste” di Albert Camus (Bompiani – ediz. tascabile)

All’8° posto  (la settimana precedente era in 4^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Si conferma al 9° posto “Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2” di Elena Ferrante  (Edizioni E/O)

Rientra in top ten al 10° posto “La misura del tempo” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

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Finché il caffè è caldo - Toshikazu Kawaguchi - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Finché il caffè è caldo” di Toshikazu Kawaguchi (Garzanti – traduz. di Claudia Marseguerra), al 36° posto in classifica generale

Un tavolino, un caffè, una scelta. Basta solo questo per essere felici.

ECCO LE 5 REGOLE DA SEGUIRE:
1. Sei in una caffetteria speciale. C’è un unico tavolino e aspetta solo te.
2. Siediti e attendi che il caffè ti venga servito.
3. Tieniti pronto a rivivere un momento importante della tua vita.
4. Mentre lo fai ricordati di gustare il caffè a piccoli sorsi.
5. Non dimenticarti la regola fondamentale: non lasciare per alcuna ragione che il caffè si raffreddi.

In Giappone c’è una caffetteria speciale. È aperta da più di cento anni e, su di essa, circolano mille leggende. Si narra che dopo esserci entrati non si sia più gli stessi. Si narra che bevendo il caffè sia possibile rivivere il momento della propria vita in cui si è fatta la scelta sbagliata, si è detta l’unica parola che era meglio non pronunciare, si è lasciata andare via la persona che non bisognava perdere. Si narra che con un semplice gesto tutto possa cambiare. Ma c’è una regola da rispettare, una regola fondamentale: bisogna assolutamente finire il caffè prima che si sia raffreddato. Non tutti hanno il coraggio di entrare nella caffetteria, ma qualcuno decide di sfidare il destino e scoprire che cosa può accadere. Qualcuno si siede su una sedia con davanti una tazza fumante. Fumiko, che non è riuscita a trattenere accanto a sé il ragazzo che amava. Kotake, che insieme ai ricordi di suo marito crede di aver perso anche sé stessa. Hirai, che non è mai stata sincera fino in fondo con la sorella. Infine Kei, che cerca di raccogliere tutta la forza che ha dentro per essere una buona madre. Ognuna di loro ha un rimpianto. Ognuna di loro sente riaffiorare un ricordo doloroso. Ma tutti scoprono che il passato non è importante, perché non si può cambiare. Quello che conta è il presente che abbiamo tra le mani. Quando si può ancora decidere ogni cosa e farla nel modo giusto. La vita, come il caffè, va gustata sorso dopo sorso, cogliendone ogni attimo.
Finché il caffè è caldo è diventato un caso editoriale in Giappone, dove ha venduto oltre un milione di copie. Poi ha conquistato tutto il mondo e le classifiche europee a pochi giorni dall’uscita. Un romanzo pieno di fascino e mistero sulle occasioni perdute e sull’importanza di quelle ancora da vivere.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Profezie. Che cosa ci riserva il futuro Sylvia Browne; Lindsay Harrison Mondadori 9,50 T *
2 Spillover. L’evoluzione delle pandemie David Quammen Adelphi 14,00 T *
3 Storia di chi fugge e di chi resta. L’amica geniale. Vol. 3 Elena Ferrante E/O 19,50
4 Cecità José Saramago Feltrinelli 10,00 T
5 Storia della bambina perduta. L’amica geniale. Vol. 4 Elena Ferrante E/O 19,50
6 Un’avventura senza fine con Erick e Dominick DinsiemE Fabbri 15,90 *
7 La peste Albert Camus Bompiani 13,00 T
8 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
9 Storia del nuovo cognome. L’amica geniale. Vol. 2 Elena Ferrante E/O 19,50
10 La misura del tempo Gianrico Carofiglio Einaudi 18,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 20 al 26 maggio 2019 – segnaliamo “Lena e la tempesta” di Alessia Gazzola (Garzanti)

Lena e la tempesta - Alessia Gazzola - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 20 al 26 maggio 2019

Questa settimana segnaliamo: “Lena e la tempesta” di Alessia Gazzola (Garzanti) – al 6° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Al 1° posto “Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te” di Me contro Te (Mondadori Electa)

Al 2° posto “Nella notte” di Concita De Gregorio (Feltrinelli)

Al 3° posto “I leoni di Sicilia. La saga dei Florio” di Stefania Auci (Nord)

Al 4° posto (la settimana precedente era in 6^ posizione) “Nel silenzio delle nostre parole” di Simona Sparaco (DeA Planeta)

Entra in top ten al 5° posto “La notte del Getsemani” di Massimo Recalcati (Einaudi)

Al 6° posto (la settimana precedente era in 8^ posizione) “Lena e la tempesta” di Alessia Gazzola (Garzanti)

Conferma il 7° posto “La gabbia dorata” di Camilla Läckberg (Marsilio)

All’8° posto (la settimana precedente era in 9^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Al 10° posto “Diario di un amico fantastico. Il giornale di bordo di Rowley. Un libro Schiappa” di Jeff Kinney (Il Castoro)

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Lena e la tempesta - Alessia Gazzola - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Lena e la tempesta” di Alessia Gazzola (Garzanti) – al 6° posto nella classifica generale

Dall’autrice della serie l’Allieva, straordinario successo in libreria e in tv, un romanzo sulla magia dei nuovi inizi e la voglia di vivere andando oltre le proprie barriere. Un romanzo con una protagonista che deve fare i conti con sé stessa, il suo passato e un pesante segreto. Un romanzo che ha il profumo del mare, la delicatezza della sabbia tra le dita, la forza delle onde in tempesta.

Ognuno di noi ha dei segreti. Solo uno è inconfessabile.

Si dice che ciascuno di noi, nel corso della propria vita, accumuli in media tredici segreti. Di questi, cinque sono davvero inconfessabili. Lena ne ha soltanto uno, ma si fa sentire dentro come se ne valesse mille. E per quanto si sforzi di dimenticarlo, è inevitabile per lei ripensarci mentre dal traghetto scorge l’isola di Levura, meta del suo viaggio. Levura, frastagliata e selvaggia, dove ha passato le estati indimenticabili della sua giovinezza. Dove non ha più rimesso piede da quando aveva quindici anni. Da quando ogni cosa è cambiata. Ora suo padre le ha regalato la casa di famiglia e lei ha deciso di affittarla per dare una svolta alla sua esistenza. Perché si sente alla deriva, come una barca persa tra le onde. Perché il suo lavoro di illustratrice, che ama, è ad un vicolo cieco. Lena non sarebbe mai voluta tornare a Levura, non sarebbe mai voluta tornare tra quelle mura. Ma è l’unica possibilità che ha. Mentre apre le finestre arrugginite e il vento che sa di mare fa muovere le tende, i momenti dell’ultima vacanza trascorsa lì riaffiorano piano piano: le chiacchierate, gli schizzi d’acqua sul viso, le passeggiate sulla spiaggia. E insieme il ricordo di quel giorno impresso a fuoco nella sua mente. Il suo progetto è quello di stare a Levura il tempo di trovare degli affittuari per poi ricominciare altrove tutto quello che c’è da ricominciare. Eppure nulla va come aveva immaginato. Lena non sa che quella stagione che abbronza il suo viso chiaro e delicato sarà per lei molto di più. Ancora non sa che l’isola sarà luogo di incontri inaspettati come quello con Tommaso, giovane medico che dietro un’apparente sicurezza nasconde delle ombre. Giorno dopo giorno Lena scopre che la verità ha mille sfumature. Che niente è davvero inconfessabile. Perché spesso la colpa cela solo una profonda fragilità.

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Entra nel mondo di Luì e Sofì. Il fantalibro dei Me contro Te Me contro Te Mondadori Electa 16,90
2 Nella notte Concita De Gregorio Feltrinelli 16,50
3 I leoni di Sicilia. La saga dei Florio Stefania Auci Nord 18,00
4 Nel silenzio delle nostre parole Simona Sparaco DeA Planeta Libri 18,00
5 La notte del Getsemani Massimo Recalcati Einaudi 14,00
6 Lena e la tempesta Alessia Gazzola Garzanti 16,40
7 La gabbia dorata Camilla Läckberg Marsilio 19,90
8 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
9 In mare non esistono taxi. Ediz. illustrata Roberto Saviano Contrasto 21,90
10 Diario di un amico fantastico. Il giornale di bordo di Rowley. Un libro Schiappa Jeff Kinney Il Castoro 13,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dall’1 al 7 aprile 2019 – segnaliamo “Tempo curvo a Krems” di Claudio Magris (Garzanti)

Tempo curvo a Krems - Claudio Magris - copertinaI primi 40 titoli in classifica nella settimana dall’1 al 7 aprile 2019

Questa settimana segnaliamo: “Tempo curvo a Krems” di Claudio Magris (Garzanti) – al 49° posto nella classifica generale

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[variazioni rispetto alla settimana precedente]

Entra in top ten al 1° posto #NONOSTANTE di Marta Losito (Mondadori Electa)

Al 2° posto (la settimana scorsa era in 1^ posizione) “Km 123” di Andrea Camilleri (Mondadori)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 2^ posizione) “La versione di Fenoglio” di Gianrico Carofiglio (Einaudi)

Entra in top ten in 4° posizione “«Christus vivit». Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio” di Francesco (Jorge Mario Bergoglio) (Libreria Editrice Vaticana )

Al 5° posto (la settimana scorsa era in 8^ posizione) “A un metro da te” di Rachael Lippincott, Mikki Daughtry e Tobias Iaconis (Mondadori)

Al 6° posto (la settimana scorsa era in 3^ posizione) “Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’amore” di Massimo Recalcati (Feltrinelli)

Si conferma al 7° posto (la settimana scorsa era in 9^ posizione) “After. Ediz. speciale. Vol. 1” di Anna Todd (Sperling & Kupfer)

All’8° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “Le parole di Sara” di Maurizio de Giovanni (Rizzoli)

Al 9° posto (la settimana scorsa era in 5^ posizione) “I tempi nuovi” di Alessandro Robecchi (Sellerio)

Al 10° posto (la settimana scorsa era in 6^ posizione) “Il filo infinito” di Paolo Rumiz (Feltrinelli)

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Tempo curvo a Krems - Claudio Magris - copertinaQuesta settimana segnaliamo: “Tempo curvo a Krems” di Claudio Magris (Garzanti) – al 49° posto nella classifica generale

I cinque protagonisti di questi racconti si ritrovano tutti a fare i conti con un tempo che sembra non avere inizio né fine, corrente di un fiume che conduce alla foce e alla sorgente.

«Sempre vuol dire vivere o morire? Il vetro della clessidra si accende e si colora nella luce che lo attraversa, una luce dorata rugginosa quando la clessidra è colma di sabbia e giallorosa pallido quando si svuota.»

I cinque protagonisti di questi racconti si ritrovano tutti a fare i conti con un tempo che sembra non avere inizio né fine, corrente di un fiume che conduce alla foce e alla sorgente. Il ricco e ormai vecchio industriale che inscena una beffarda ritirata dalla vita; il maestro di musica che dopo tanti anni rivede il proprio allievo in un incontro di ambigua ed elusiva crudeltà; il viaggiatore che, nella piccola e assopita cittadina di Krems, mosso da una coincidenza apparentemente insignificante, scopre il non tempo della vita e dell’amore in cui tutto è presente e simultaneo; il vecchio scrittore ospite d’onore di un premio che misura la propria estraneità al mondo e ai riti della letteratura; e infine il sopravvissuto della Grande Guerra e della grande stagione culturale della Trieste absburgica e irredentista che osserva le riprese di un film dedicato a una vicenda della sua giovinezza e di quella dei suoi amici stentando a riconoscere sé stesso e i propri compagni nei gesti e nelle battute degli attori che li interpretano. Ironicamente crudeli, malinconicamente sobri, i cinque personaggi sembrano a poco a poco attutire l’intensità delle loro esistenze, sfumando la distinzione tra finzione e realtà, con la consapevolezza che anche «le pagine invecchiano come le cose vive: fanno orecchie d’asino, si sgualciscono, avvizziscono. Come la mia pelle».

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 #NONOSTANTE Marta Losito Mondadori Electa 15,90
2 Km 123 Andrea Camilleri Mondadori 15,00
3 La versione di Fenoglio Gianrico Carofiglio Einaudi 16,50
4 «Christus vivit». Esortazione apostolica postsinodale ai giovani e a tutto il popolo di Dio Francesco (Jorge Mario Bergoglio) Libreria Editrice Vaticana 3,50 *
5 A un metro da te Rachael Lippincott; Mikki Daughtry; Tobias Iaconis Mondadori 17,00
6 Mantieni il bacio. Lezioni brevi sull’amore Massimo Recalcati Feltrinelli 14,00
7 After. Ediz. speciale. Vol. 1 Anna Todd Sperling & Kupfer 15,90
8 Le parole di Sara Maurizio De Giovanni Rizzoli 19,00
9 I tempi nuovi Alessandro Robecchi Sellerio Editore Palermo 15,00
10 Il filo infinito Paolo Rumiz Feltrinelli 15,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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CLASSIFICA: dal 19 al 25 novembre 2018 – segnaliamo “Becoming. La mia storia” di Michelle Obama

0I primi 40 titoli in classifica nella settimana dal 19 al 25 novembre 2018

Questa settimana segnaliamo: “Becoming. La mia storia” di Michelle Obama (Garzanti)

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Al 1° posto (la settimana scorsa era al 5° posto) “Becoming. La mia storia” di Michelle Obama (Garzanti)

Maniene il 2° posto “Diario di una schiappa. Una vacanza da panico” di Jeff Kinney (Il Castoro)

Al 3° posto (la settimana scorsa era in 1^ posizione) “La misura dell’uomo” di Marco Malvaldi (Giunti)

Al 4° posto (la settimana scorsa era in 7^ posizione) “L’amica geniale. Vol. 1” di Elena Ferrante (E/O)

Al 5° posto “Fuoco e sangue. Vol. 1: Da Aegon I (il Conquistatore) alla reggenza di Aegon III (il Flagello dei Draghi)…” di George R. R. Martin (Mondadori)

Entra in top ten in 6^ posizione “… che Dio perdona a tutti” di Pif (Feltrinelli)

In 7^ posizione (la settimana scorsa era al 3° posto) “Donne che non perdonano” di Camilla Läckberg (Einaudi)

Entro in top ten all’8° posto “Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa” di Luis Sepúlveda (Guanda)

Al 9° posto (la settimana scorsa era in 8^ posizione) “Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya” di Paolo Cognetti (Einaudi)

Al 10° posto (la settimana scorsa era in 4^ posizione) “Fate il vostro gioco” di Antonio Manzini (Sellerio)

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0Questa settimana segnaliamo: “Becoming. La mia storia” di Michelle Obama (Garzanti) al 1° posto in “classifica generale”

L’autobiografia intima e appassionante della First Lady degli Stati Uniti che ha ispirato il mondo (Con un inserto fotografico)

“Barack e Michelle fin dal primo giorno si sono proposti come due persone innamorate uno dell’altra. Si guardavano, si toccavano, si abbracciavano, si baciavano. Sembravano piacersi molto, piacersi fisicamente. Li abbiamo visti ballare abbracciati (…) Ma tutto questo funziona perché sono loro a incarnarlo, Barack e Michelle, con la loro unicità di coppia. Che consiste, mi pare, nell’essere contemporaneamente i più tradizionali e i più avanguardisti degli sposi. Aderiscono all’istituzione con entusiasmo filologico. Gli Obama hanno scelto e gestiscono un matrimonio che avrebbe entusiasmato Jane Austen.”Elena Stancanelli, D di Repubblica

Quando era solo una bambina, per Michelle Robinson l’intero mondo era racchiuso nel South Side di Chicago, dove lei e il fratello Craig condividevano una cameretta nel piccolo appartamento di famiglia e giocavano a rincorrersi al parco. È stato qui che i suoi genitori, Fraser e Marian Robinson, le hanno insegnato a parlare con schiettezza e a non avere paura. Ma ben presto la vita l’ha portata molto lontano, dalle aule di Princeton, dove ha imparato per la prima volta cosa si prova a essere l’unica donna nera in una stanza, fino al grattacielo in cui ha lavorato come potente avvocato d’affari e dove, la mattina di un giorno d’estate, uno studente di giurisprudenza di nome Barack Obama è entrato nel suo ufficio sconvolgendole tutti i piani. In questo libro, per la prima volta, Michelle Obama descrive gli inizi del matrimonio, le difficoltà nel trovare un equilibrio tra la carriera, la famiglia e la rapida ascesa politica del marito. Ci confida le loro discussioni sull’opportunità di correre per la presidenza degli Stati Uniti, e racconta della popolarità vissuta – e delle critiche ricevute – durante la campagna elettorale. Con grazia, senso dell’umorismo e una sincerità non comune, Michelle Obama ci offre il vivido dietro le quinte di una famiglia balzata all’improvviso sotto i riflettori di tutto il mondo e degli otto anni decisivi trascorsi alla Casa Bianca, durante i quali lei ha conosciuto meglio il suo Paese, e il suo Paese ha conosciuto meglio lei.
Becoming ci conduce in un viaggio dalle modeste cucine dell’Iowa alle sale da ballo di Buckingham Palace, tra momenti di indicibile dolore e prove di tenace resilienza, e ci svela l’animo di una donna unica e rivoluzionaria che lotta per vivere con autenticità, capace di mettere la sua forza e la sua voce al servizio di alti ideali. Nel raccontare con onestà e coraggio la sua storia, Michelle Obama lancia una sfida a tutti noi: chi siamo davvero e chi vogliamo diventare?

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Posizioni dal n. 1 al n. 10

Pos. Titolo Autore Editore Prezzo Tasc. Note
1 Becoming. La mia storia Michelle Obama Garzanti Libri 25,00
2 Diario di una schiappa. Una vacanza da panico Jeff Kinney Il Castoro 13,00
3 La misura dell’uomo Marco Malvaldi Giunti Editore 18,50
4 L’amica geniale. Vol. 1 Elena Ferrante E/O 18,00
5 Fuoco e sangue. Vol. 1: Da Aegon I (il Conquistatore) alla reggenza di Aegon III (il Flagello dei Draghi)… George R. R. Martin Mondadori 27,00
6 … che Dio perdona a tutti Pif Feltrinelli 16,00
7 Donne che non perdonano Camilla Läckberg Einaudi 14,50
8 Storia di una balena bianca raccontata da lei stessa Luis Sepúlveda Guanda 14,00 *
9 Senza mai arrivare in cima. Viaggio in Himalaya Paolo Cognetti Einaudi 14,00
10 Fate il vostro gioco Antonio Manzini Sellerio Editore Palermo 15,00

 

Posizioni dal n. 11 al n. 40

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LA PROMESSA DEL TRAMONTO di Nicoletta Sipos

LA PROMESSA DEL TRAMONTO di Nicoletta Sipos (Garzanti) – presentato da Loredana Limone

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di Loredana Limone

LA PROMESSA DEL TRAMONTO (Garzanti) è un libro di rara bellezza ed è un libro del mio genere preferito. Infatti è una storia che contiene la Storia, quella con la esse maiuscola che, purtroppo, non sempre si studia a scuola.
Ed è, inoltre, il racconto di una storia vera, la storia d’amore fra Tibor Schwarz e Sara Divinci, lui un giovane medico ebreo-ungherese e lei una giovane infermiera italiana.

Il romanzo comincia il 15 novembre 1951. Siamo a bordo della nave Veszprém e Tibor sta fuggendo dall’Ungheria e dalle imposizioni del partito, nascosto in un gabbiotto chiuso e fetido, alto 1,60 m, mentre lui è 1,80, in compagnia di due donne e un neonato. Non possono muoversi e devono fare i bisogni in un secchio comune.
La traversata è violenta, il Danubio è arrabbiato e per giunta a bordo c’è un ispettore della polizia stalinista con il suo agguerrito cane che è alla forsennata ricerca di clandestini.

Nell’angusto nascondiglio Tibor non può muoversi, non può alzarsi, non può fare che una sola cosa in piena libertà: ricordare.
Ricordare il suo grande amore per e con Sara, nonostante tutti gli impedimenti. Leggi tutto…

OMAGGIO A PREDRAG MATVEJEVIC´ (con un estratto di “Pane nostro”)

RICORDIAMO PREDRAG MATVEJEVIC´, scrittore e accademico croato scomparso il 2 febbraio 2017 con la pubblicazione di un estratto di una delle sue opere di più recente pubblicazione: “Pane nostro” (Garzanti – Traduzione dal croato di Silvio Ferrari)

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Pane nostro” è il frutto di vent’anni di lavoro. Quella del pane è una grande storia, ricca di sapienza e di poesia, d’arte e di fede. Abbraccia l’intera storia dell’umanità: dal giorno lontano in cui i nostri antenati si stupirono per la simmetria dei chicchi sulla spiga, fino a oggi, quando miliardi di esseri umani ancora soffrono la fame e sognano il pane, mentre altri lo consumano e lo sprecano nell’abbondanza. Sulle rive del Mediterraneo, dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il sigillo della cultura. Ha accompagnato, anche nella forma della galletta, della focaccia, del biscotto, viaggiatori, pellegrini, marinai. Si è ritrovato al centro di dispute sanguinose e interminabili: le guerre per procacciarsi il cibo, ma anche le lunghe controversie sul pane – lievitato oppure azzimo – da usare per la comunione. Perché il pane è anche un simbolo, al centro del rito eucaristico. E lo si ritrova, nelle sue mille varietà, in molte opere d’arte, dall’antico Egitto alla pop art. Raccontando questa saga sul pane, come nel suo “Breviario mediterraneo” Matvejevic ci parla di Dio e degli uomini, della storia e dell’antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace, della violenza e dell’amore. Una saggezza spesso temprata nel dolore, ma sempre piena di speranza. Prefazione di Enzo Bianchi. Postfazione di Erri De Luca.

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1. IL PANE E IL CORPO Leggi tutto…

CARMELA SCOTTI racconta L’IMPERFETTA

CARMELA SCOTTI racconta il suo romanzo L’IMPERFETTA (Garzanti)

Le prime pagine del libro sono disponibili qui

di Carmela Scotti

Chiamata a percorrere a ritroso la strada che mi ha portato a concepire il personaggio di Catena Dolce e del suo lungo vagabondare, mi ritrovo a non sapere con precisione che direzione imboccare, come se Catena stessa avesse cancellato dalla mia memoria le tracce del suo passaggio, affinché io non potessi mai costringerla, neppure nei ricordi, a ripercorrere quel cammino che tanta pena le è costato. Dunque, non posso che partire dalla fine, dal momento in cui cioè, Catena è arrivata al cuore dei lettori, e da loro, dalle loro riflessioni, ha ricevuto in dono una voce e un corpo, diventando una presenza capace di mutare, come un vento, ad ogni sensazione nuova che il lettore mi restituiva ricavandole dalla lettura.
L’Imperfetta non è, e non è mai stato, un romanzo “di trama” (per quanto l’ordito ci sia e abbia, pur nei suoi salti temporali che annullano le distanze, un inizio, un proseguimento e una fine) ma di “ritmo”, come diceva Virginia Woolf a proposito del suo “Le onde”, dove il racconto è concepito come un brano per orchestra e ciascun personaggio è uno strumento con un proprio ritmo. In altre parole, ciò che mi premeva fare era raccontare una storia non soltanto consegnandola, nuda e cruda, al lettore, ma donandole un incedere musicale, un ritmo che permeasse la pagina, come un balletto dove ogni movimento è parte di un complesso e ben oliato ingranaggio di gambe, braccia e volti. Leggi tutto…

SARA RATTARO racconta SPLENDI PIÙ CHE PUOI

SARA RATTARO racconta il suo romanzo SPLENDI PIÙ CHE PUOI (Garzanti) – romanzo vincitore del Premio Rapallo Carige 2016

Un estratto del libro è disponibile qui

di Sara Rattaro

È capitato per caso. In un giorno qualunque, l’ho incontrata. Mi ha fermata, timida ma decisa.
“Ho una storia da raccontare. Una storia importante. Sono stata sequestrata per sei anni da mio marito”.
Ho sospeso il sospiro come se stessi toccando qualcosa di fragile, qualcosa che si può rompere, qualcosa che mi spaventa.
Così Emma mi ha raccontato la sua storia. La stessa storia che riguarda la vita di tantissime donne. Ogni donna sa di cosa parlo, ogni donna sa cosa significa aver paura della violenza, cosa significhi badare a se stesse, non andarsela a cercare. Già, siamo cresciute così. Dobbiamo imparare in fretta a vestirci, a sorridere, a dare confidenza in modo adeguato perché se ci accade qualcosa di brutto, la colpa rischia di essere solo nostra.
Emma mi ha raccontato tutto, anche quello che è difficile spiegare. Il perché.
Perché l’uomo che ami, che scegli, che difendi, si trasformi nel tuo carnefice. Perché sia così difficile andarsene al primo schiaffo, perché ci sentiamo in colpa, perché pensiamo di poterci salvare da sole. Perché è tutto così inspiegabile? Perché mentre raccogli le forze per salvarti la vita devi ancora fare i conti con i pregiudizi e la cultura. Già, perché?
Sei anni sono tanti.
Mi sono seduta davanti a lei e ho ascoltato. Ho ammirato il coraggio di una donna decisa a relegare il suo passato dove deve stare, laggiù lontano da dove lo si possa vedere o sentire. Leggi tutto…

SARA RATTARO vince il PREMIO RAPALLO CARIGE 2016 con “Splendi più che puoi” (Garzanti)

SARA RATTARO vince il PREMIO RAPALLO CARIGE 2016 con il romanzo “Splendi più che puoi” (Garzanti)

Nei prossimi giorni pubblicheremo l’Autoracconto di Sara Rattaro (dove la scrittrice racconterà “Splendi più che puoi“)

Il Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice nasce nel 1985 per sostenere e valorizzare l’attività letteraria femminile nel campo della narrativa. Giunto alla XXXII edizione, è oggi considerato tra i più rilevanti premi letterari nazionali e vanta ogni anno la partecipazione di note scrittrici e delle case editrici di maggior spicco.

Nel 2014 il premio letterario Rapallo Carige è stato insignito del premio AIFIn Banca e Territorio aggiudicandosi il primo posto nella categoria “Iniziative a sostegno dell’arte e della cultura”.

Sara Rattaro ha beneficiato di 38 voti sui 67 della giuria tecnica e popolare. In seconda posizione Cristina Battocletti autrice di “La mantella del diavolo” (Bompiani), 22 voti. Terzo posto per “La notte di Silvia” (Castelvecchi) di Stefania Parmeggiani, 7 voti.

 

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Dettagli sull’edizione 2016 del Premio Leggi tutto…

SALVATORE BASILE racconta LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO

SALVATORE BASILE racconta il suo romanzo LO STRANO VIAGGIO DI UN OGGETTO SMARRITO (Garzanti)

Salvatore Basile

di Salvatore Basile

Per iniziare, devo ammettere che, in tutta questa storia legata al mio primo romanzo, la prima cosa smarrita e poi ritrovata è stata la fretta.  L’avevo persa intorno agli undici mesi di vita. Testimoni oculari tuttora vivi e vegeti, infatti, possono confermare che a soli nove mesi muovevo già i primi passi e che, intorno ai dieci, io abbia pronunciato la mia prima parola: “Ida”.
Era il nome della mia nonna paterna.
Mia madre si sentì tradita, inutile sottolinearlo. Per molti anni mi ha rinfacciato la precoce impresa: “Ma come, ti metti a parlare per la prima volta e invece di dire ‘mamma’ chiami mia suocera?”.  Non credo me l’abbia mai perdonata.
Comunque, era chiaro che io andassi di fretta, sia nel camminare che nel parlare. Poi avvenne un fatto, proprio intorno agli undici mesi. Nel bel mezzo di un agosto assolato, come gli stessi testimoni oculari giurano, pare che io abbia pronunciato la parola: “appetta”.
Che poi voleva dire: aspetta. È probabile , quindi, che dopo la fretta iniziale io abbia cominciato ad apprezzare la lentezza. Da quel momento, infatti, la mia vita si è svolta in un perenne ritardo.
A 25 anni ho capito che non mi sarei mai laureato in Medicina e Chirurgia nonostante un buon numero di esami superati, naturalmente in ritardo.
Ho dovuto attendere i 36 anni per scoprire che non ero affatto portato per il lavoro di ufficio e così ho iniziato a scrivere sceneggiature a 37 anni suonati. Leggi tutto…

CLAUDIO MAGRIS VINCE IL PREMIO FRIULADRIA 2016

IL PREMIO FRIULADRIA 2016 va a CLAUDIO MAGRIS

Motivazione: Nei suoi scritti Magris ha provato anzitutto la debolezza delle frontiere tra i popoli, giungendo poi ad abbattere quelle disciplinari tra storia e letteratura, che ha intrecciato interpretando passato e presente con grande capacità di comunicarne sfumature, contraddizioni e suggestioni. In particolare, nell’ultimo romanzo Non luogo a procedere (Garzanti), il confronto tra essere umano e storia emerge in tutta la sua asprezza e inevitabilità, anche a partire dalla tragica storia del nostro territorio nel Novecento, per risalire poi ad altre epoche di schiavi e ingiustizie.

LA CERIMONIA DI PREMIAZIONE AVRÀ LUOGO IL 21 MAGGIO Leggi tutto…

DOPPIA INTERVISTA A CATERINA BONVICINI E ROSSELLA MILONE

Pubblichiamo una doppia intervista alle scrittrici CATERINA BONVICINI e ROSSELLA MILONE

Caterina Bonvicini ha pubblicato di recente TUTTE LE DONNE DI. Un uomo e tutte le donne della sua vita” (Garzanti) 

Rossella Milone ha pubblicato di recente “IL SILENZIO DEL LOTTATORE” (Minimum Fax)

Bonvicini - Milone

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a cura di Ilaria Campodonico

Queste sono le storie incrociate di due scrittrici-scrittrici, Caterina Bonvicini e Rossella Milone, e dei loro libri, Tutte le donne di e Il silenzio del lottatore: un romanzo e una raccolta di racconti.

Entrambe le autrici – guidate dallo studio, dal piacere per l’avventura e da una speciale predisposizione all’ascolto – curano lingua e struttura con stile e talento; si sporcano le mani, sono complici, raccolgono cose osservate e collegano con la fantasia presenze, situazioni, possibilità.

Tutte le donne di comincia con una sparizione che porta scompiglio e crea subito un nuovo ordine: assistiamo a passaggi di consegne, ricordi e segreti. La trama è fittissima con improvvisi stravolgimenti fino all’ultimo capitolo. E’ la cena di Natale, sette figure femminili si trovano attorno alla stessa tavola: madre, sorella, moglie, ex moglie, amante, figlia adulta e figlia adolescente; Vittorio che decide inspiegabilmente di non presentarsi.

Il silenzio del lottatore è una galleria contemporanea di destini e magie, fanciulle, signore, matrimoni, tradimenti, grandi amori e nuove fascinazioni, tutti insieme per descrivere un’educazione sentimentale a più voci. Il senso della sfida, il desiderio di libertà e il coraggio dei personaggi accompagnano la trasmissione – volontaria o inconsapevole – di saperi e conoscenze, una vita che entra nell’altra.

Bonvicini e Milone appaiono due lottatrici senza stanchezza, che passano all’azione per trasformare la lettura nel luogo in cui abitare, la casa delle storie. Due libri belli per assumere punti di vista che sono altro da noi, riconoscere l’invenzione e chiamare le cose vicine e lontane. Accade così che credendo di sognare, facciamo sorprendentemente visita alla realtà concentrati nella nostra ricerca confusa della felicità. Avanti a noi abbiamo territori forse non ancora completamente conosciuti, stupefacenti e minacciosi nell’attesa di qualcosa ancora da leggere e vivere. Le scrittrici affondano le dita negli universi costruiti con le parole e accostano con grazia le vicende umane. Esempi di una letteratura che si prende lo spazio e il tempo, che apre finestre sul mondo per far entrare qualche volta la luce.

-Quando hai cominciato a interessarti alla scrittura? Leggi tutto…

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso (recensione)

L’IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME di Alice Basso (Garzanti)

di Loredana Limone

L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome”, oltre che un gran bel romanzo, è – per chi conosce le donne – un prevedibilissimo piano squisitamente femminile che un uomo è bene si aspetti di vedere realizzato se… se ci sta facendo del male. Perché, se così è, come spesso capita, è prevedibilissimo che noi ci si vendichi.
Sebbene non sia questo il punto focale del romanzo, io lo ritengo un punto molto significativo e ci tornerò dopo.
Dunque, la scrittrice senza nome.
In realtà un nome ce l’ha, anche bello, si chiama Silvana – che riporta alle atmosfere dannunziane della favola bella che ieri m’illuse che oggi t’illude. Ma Silvana Sarca – detta Vani – non si illude, è una ragazza concreta con i piedi piantati a terra, sebbene sia una sorta di fantasma. Ovvero una ghostwriter. Troppo indispensabile per non essere considerata meno che invisibile – peraltro in un mondo, quello editoriale, fortemente maschilista – è colei che scrive romanzi di successo per conto di scrittori i quali nemmeno la vedono.
Ma noi sì.
Già solo per i capelli corvini, il rossetto viola e l’impermeabile scuro, Vania è un personaggio più che intrigante. Possibile Macchianera in gonnella, la nostra protagonista è una tipa tosta, cui non frega niente di niente (dice, e – ammesso che sia vero – quanto mi piacerebbe essere come lei). Definita dalla madre “la nostra geniale figlia disadattata”, nel suo lavoro, in realtà mette in campo le proprio, favolose capacità di dissimularsi nel cervello altrui ed estrarvi romanzi di successo. Leggi tutto…

LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (un estratto)

Pubblichiamo un estratto del volume LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (Garzanti)

In concomitanza con il ritorno in tv della serie evento 1992, in onda su La7, l’ex giudice e sostituto procuratore della Repubblica di Milano Gherardo Colombo racconta quegli anni drammatici nel libro Lettera a un figlio su Mani pulite.

Che cos’è stata Mani pulite e qual è oggi la sua eredità civile?

Gherardo Colombo racconta per la prima volta ai più giovani una stagione controversa della storia della nostra nazione.

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Da LETTERA A UN FIGLIO SU MANI PULITE di Gherardo Colombo (Garzanti)

di Gherardo Colombo

Sono passati più di vent’anni da quel 17 febbraio 1992, il giorno dell’arresto di Mario Chiesa che ha dato inizio alle indagini e all’inchiesta conosciuta con il nome di Mani pulite. Voi ragazzi di oggi vi stupireste se vi ritrovaste a vivere anche soltanto qualche mese di allora: l’attenzione dei media, le novità scandalose che quotidianamente venivano a galla, lo straordinario coinvolgimento dell’opinione pubblica. Voi che non avete vissuto il 1992 fate giustamente fatica a immaginarvelo: i computer avevano una memoria fissa di soli 20 MB; non esisteva Internet, quindi non c’erano Google e Wikipedia; i telefoni cellulari – che servivano solo a telefonare – erano riservati a poche persone; si fotografava ancora con la pellicola e non in digitale. Per quel che riguarda le investigazioni, i mezzi erano molto più limitati rispetto a oggi.

Mani pulite ha rappresentato un punto di passaggio controverso e decisivo per la nostra storia. Sono stati anni difficili e carichi di speranza, per me e per il Paese, anni in cui ho avuto modo di conoscere a fondo i limiti e le potenzialità miei e dell’Italia. Insieme soprattutto ad Antonio Di Pietro e a Piercamillo Davigo, ho fatto parte di quel pool della procura di Milano che ha smascherato un sistema criminale e corrotto, capillare e potente, che coinvolgeva – salvo le formazioni politiche dell’estrema destra e dell’estrema sinistra – tutto l’arco politico parlamentare dell’epoca, e poi imprenditori, esponenti delle forze dell’ordine, membri della magistratura. È stata un’esperienza che ha inciso profondamente sulla nostra società, ma più passa il tempo, più continuo il mio quotidiano viaggio nelle scuole di tutte le regioni dialogando ogni anno con migliaia di studenti di ogni età, più mi accorgo che il senso di quell’esperienza è sempre più nebuloso. Che cosa è davvero successo in quegli anni? Perché è stato importante e necessario portare avanti quell’inchiesta? Quali pericoli abbiamo corso? Io penso sia necessario avere ben chiaro nella mente cosa è accaduto allora. È fondamentale cioè, per non ripetere certi errori, che la vostra generazione, che non ha vissuto in prima persona quei momenti, non dimentichi comunque quanto è accaduto. Sono convinto che conoscere meglio quei fatti possa fornire a chi allora non c’era una maggiore capacità di capire il presente. E credo che questo sia utile per tutti. Leggi tutto…

SARA RATTARO vince il PREMIO BANCARELLA 2015

SARA RATTARO vince il PREMIO BANCARELLA 2015

Sara Rattaro con Niente è come te (Garzanti) vince il 63° Premio Bancarella. Un estratto del libro è disponibile qui

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La premiazione si è svolta la settimana scorsa a Pontremoli, in Piazza della Repubblica, al termine di una votazione dall’esito incerto fino alla fine, che ha visto la vincitrice prevalere per una sola lunghezza (78 voti a 77) su Simona Sparaco (in gara con Se chiudo gli occhi, Giunti).
«Sono incredula, provo una gioia grandissima – ha detto Sara Rattaro, in lacrime, al momento della proclamazione – . Ancora qualche anno fa non pensavo di fare la scrittrice, figuriamoci di vincere un premio tanto importante. E’ un riconoscimento che ho vinto insieme ai protagonisti del mio libro, quei padri e quelle madri che devono sempre dimostrare con tenacia di volere bene ai loro figli».
Tema portante di Niente è come te è infatti la sottrazione internazionale di minori: le vicende di quei bambini che, nati da matrimoni binazionali, in caso di separazione, spesso vengono di fatto rapiti e allontanati da uno dei due genitori. Francesco e Margherita, padre e figlia, protagonisti del romanzo di Rattaro, sono modellati su personaggi reali.
«L’Italia è il paese che ha il triste primato di questo fenomeno. Oltre 300 casi ogni anno vengono denunciati, ma molti di più sono quei papà e quelle mamme che non possono neppure permettersi di combattere per i loro figli – ha spiegato ancora l’autrice. – Spero che il mio libro possa aiutarli».
Soddisfazione anche nelle parole di Gianni Tarantola, presidente della Fondazione Città del libro, ente organizzatore della manifestazione: “Non era facile portare a casa un’edizione tanto complessa, in un periodo difficile, duro, che mette alla prova i librai indipendenti, le case editrici e tutti coloro che si occupano di cultura. Siamo contenti di essere riusciti nel nostro intento. Il premio Bancarella è una solida realtà che si è ritagliata uno spazio importante. Vogliamo continuare a farlo con tutte le nostre forze”.

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La scheda del libro Leggi tutto…

MICHELA TILLI racconta OGNI GIORNO COME FOSSI BAMBINA

MICHELA TILLI ci racconta il suo romanzo OGNI GIORNO COME FOSSI BAMBINA (Garzanti). Un estratto del libro è disponibile qui…

Il libro
I lunghi capelli di Argentina, un tempo corvini, ormai sono percorsi da fili argentei, ma i suoi occhi non hanno smesso di brillare. Perché Argentina, a ottant’anni, si sveglia ancora come fosse bambina. Ogni mattina attende con ansia quella sorpresa che le cambierà la giornata. Quella sorpresa che nasconde un segreto da non rivelare a nessuno.
A scoprirlo è Arianna, che a sedici anni si sente goffa e insicura. È felice solo quando è circondata dai libri. Le loro pagine la portano lontana dai suoi genitori e dai compagni di scuola che non la capiscono. Essere costretta a fare compagnia ad Argentina è l’ultima cosa che avrebbe voluto.
Ma quando Arianna fa luce sul mistero di quelle lettere che riescono a portare un sorriso sul viso della donna, tutto cambia. Qualcosa di forte inizia a unirle. Perché quelle righe custodiscono una storia e un ricordo d’amore. La storia di Argentina, ancora ragazza, e di Rocco che con un solo sguardo è stato capace di leggerle l’anima. La storia di un sentimento cresciuto sulle note di una poesia tra i viottoli e gli scorci di un piccolo paese. Un paese in cui Argentina non è più tornata.
Ma Arianna è lì per darle il coraggio di affrontare un viaggio che la donna desidera fare da molto tempo. Un viaggio in cui scoprono che il cuore non smette mai di sognare, anche quando è solcato da rughe profonde. Un viaggio in cui scoprono che niente è impossibile, se lo si vuole davvero.

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di Michela Tilli

Michela Tilli

Per tanti anni ho accumulato frammenti di storie, idee, spunti e persino incipit di romanzi nelle pagine dei miei diari. Tra questi c’era anche il mistero delle lettere d’amore ricevute da Argentina in Ogni giorno come fossi bambina, anche se non sapevo ancora che la mia amata vecchietta si sarebbe chiamata così. Leggi tutto…

STORIA DI SIRIO, di Ferdinando Camon (una recensione)

STORIA DI SIRIO – Parabola per la nuova generazionedi Ferdinando Camon

Garzanti Libri – pagg. 152 – € 12,00

di Renzo Montagnoli

La speranza non deve morire

Non si può certo dire che Ferdinando Camon sia monocorde, che i suoi scritti trattino sempre lo stesso tema e così, dopo aver dato alle stampe i romanzi del Ciclo degli ultimi, per intenderci quelli che parlano della scomparsa della civiltà contadina, ha osservato il mondo che lo circonda, la società che lo occupa, cogliendo, insieme con gli aspetti esteriori più significativi, le carenze di fondo, in un invito a meditare e, soprattutto, a cercare di cambiare le tante troppe storture. E’ il caso questo anche di Storia di Sirio, che sembra un’opera rivolta più all’attuale generazione giovanile, ma che interessa tutti, anche quelli più avanti negli anni, figli di quel dopoguerra che hanno accettato supinamente la civiltà industriale, quella dei consumi, salvo poi lamentarsi sterilmente. Un giovane deve necessariamente maturare attraverso le esperienze e Sirio è un emblema di questo processo, un prodotto tipico in cui la generazione attuale troverà non pochi punti di contatto. Ma finisce con l’essere un atto di accusa anche nei confronti dei genitori, ingabbiati, come i figli, in una struttura piatta che nell’illusione di uno sprazzo di benessere finisce con lo schiavizzare, con il rendere succubi a un sistema capitalistico impietoso che poco dà per togliere invece tanto. In questo quadro Sirio, figlio di un industriale, quindi di un capitalista, con quella voglia di aria nuova che è proprio dei giovani, prima si ribella al padre, avviando una serie di esperienze totali come una vita da sbandato con l’assunto che lavoro equivalga a schiavitù, poi prova l’ebbrezza del primo amore e la delusione che ne deriva quando questo diventa noia, e infine arriva all’autoanalisi interiore, quasi a voler dimostrare che qualsiasi aspirazione di cambiamento è inevitabilmente destinata alla sconfitta se non cambiamo prima noi stessi. Però, se è pur vero come dice Camon che si tratta di una parabola per la nuova generazione, ho colto altri motivi di interesse, forse nemmeno tanto impliciti, che l’uomo, scrittore, insegnante e padre, non può aver messo lì per caso o unicamente a supporto del suo discorso. Leggi tutto…

DAL SILENZIO DELLE CAMPAGNE, di Ferdinando Camon

Dal silenzio delle campagneDAL SILENZIO DELLE CAMPAGNE, di Ferdinando Camon
Prefazione di Fernando Bandini – Garzanti Libri – Poesia – pagg. 118
Prezzo € 7,75 (e-book € 4,90*)
[L’ebook appena uscito ricomprende anche la silloge ormai introvabile Liberare l’animale]

recensione e intervista a cura di Renzo Montagnoli

Prima e dopo

Venuto dalle campagne, poiché lì vi è nato da famiglia contadina, l’ormai inurbato Camon, affrancato dal percorso di studi effettuato e dall’attività di insegnante che nulla ha a che fare con il mondo rurale, in un’epoca in cui quella millenaria civiltà dei lavoratori dei campi si è conclusa, volge lo sguardo all’intorno sui nuovi comparsi (gli agricoltori), ma anche suscitando il ricordo di un tempo passato e che mai più ritornerà.
Nasce così questa raccolta di poesie, mai cedevoli al lirismo, ma volte, come è scritto anche nel sottotitolo, a riportare in versi raccontini del mondo agreste, alla luce anche di nuovi eventi che si innestano in una realtà sorta forse confusamente, ma che é la civiltà del benessere, in cui non si soffre più la fame, si fatica meno, ma anche si vive alla giornata, depauperati dalle radici di un passato e perciò figli di nessuno. È così che l’opera presenta delle sottosillogi tematiche (Dagli allevamenti di tori; Dalle fattorie; Dalle città e dalle periferie), realizzando in pratica un fine trattato sociologico in versi.
Il substrato, il palcoscenico è quello di un Nord-Est che anni fa faceva la fame, ma che ora imborghesito si pasce di ricchezza, continuamente perseguita, in una desertificazione del senso etico da cui nascono nuovi mostri (stupratori, assassini, serial killer). Se con i suoi primi romanzi, in cui così bene ha descritto la civiltà contadina e la sua scomparsa, Camon non si era fatto certo amici al suo paese, con questa raccolta di poesie, radicata in un territorio più ampio, deve avere accresciuto in modo sostanziale i suoi nemici e solo per il semplice fatto che raccontare la verità non è per niente facile e le conseguenze sono sempre di forti contrasti quando questa viene a toccare qualcuno.
Da quest’opera esce un quadro della grettezza propria dei nuovi agricoltori, travolti dall’idea di far sempre più soldi, orfani del senso della famiglia, della religione e anche della patria. E qui non vorrei che qualcuno pensasse che gli antichi richiami nazionalisti e fascisti di Dio, patria e famiglia fossero il nocciolo di tutta l’opera, perché si sbaglierebbe di grosso. Camon non ha un concetto retorico di questi tre stilemi, ma avverte tangibilmente che l’aver rinunciato a una famiglia patriarcale, dove ognuno dei componenti era in funzione degli altri, l’aver abdicato al senso pregnante di una religione rifugio per i propri problemi e maestra di vita, l’aver circoscritto la patria solo alla propria azienda, mezzo e fine del tutto, non può che portare a un inaridimento in cui possono albergare tutte le pulsioni possibili, e soprattutto quelle distruttive (Da terre sante e assassine: …/ Di lui non sappiamo tutto. / Stuprava le vittime col pugno / e col calcagno, / faceva cose che i periti / coprono col segreto, / per paura che l’umanità / sentendole faccia un salto indietro. / …). E questa poesia, piuttosto lunga, non a caso rappresenta l’epilogo, un monito con il quale il poeta, in precedenza assai meno drammatico, anzi ironico, richiama la sua gente – ma che è tutta la gente facente parte della civiltà post-contadina – a un riesame della propria coscienza, se questa esiste ancora.
E’ forse una conclusione che non mi aspettavo, anche se logica, ma questo avviene alla luce delle precedenti poesie venate da un’ironia quasi ludica, in cui difetti e sfregi sono così ben descritti in versi tanto da ricavare l’impressione che l’autore sia lì davanti a te, e quindi con un tono conviviale, da moderno cantastorie. E se di ironia si tratta, credo proprio che comprenda anche una buona dose di autoironia, un’ancora di salvezza per prendere sul serio, ma non troppo, la vita, come il personaggio di Il lupo della steppa, di Hermann Hesse.
Divertono questi versi, ma pungono, piano piano scavano dentro al punto da chiedersi alla fine come mai abbiamo potuto ridurci così, immemori del passato, apatici nel presente, incapaci di programmare un futuro che non sia solo quello di far soldi a ogni costo. Van bene gli sghei, perché quando non ci sono e servono sono dolori, ma ridurre tutta una vita all’unico valore monetario è sprecarla inutilmente.

Aggiungo che è uscito in questi giorni, edito sempre da Garzanti, l’ebook Dal Silenzio delle campagne (€ 4,90), comprendente anche la silloge Liberare l’animale di fatto totalmente irreperibile in forma cartacea. L’ambientazione di queste poesie è sempre il mondo contadino, ma si aggiunge un’ulteriore finalità, rappresentando una coscienza storica di quanto avvenuto in un ancor non lontano passato. Sono scampoli di ricordi di vita vissuta, con ritratti anche struggenti, come in Mia madre, oppure versi che straziano, che segnano le carni, che incidono l’anima come quella che dà il nome all’intera silloge, dall’immensa profondità e con una chiusa che da sola vale l’intera opera: Non possiamo ancora reagire al male:/ occorrono interi millenni / per liberare da noi l’animale. Opera antecedente a Dal silenzio delle campagne, con un Camon più giovane, non è pervasa dall’ironia di cui ho accennato, anche se a tratti affiora, ma all’epoca il disincanto era probabilmente solo agli inizi
Da leggere entrambi, non ve ne pentirete.
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MORTE ALL’ACROPOLI, di Andrea Maggi

ANDREA MAGGI ci racconta MORTE ALL’ACROPOLI (Garzanti). Le prime pagine del romanzo sono disponibili qui…

di Andrea Maggi

Uno dei primi libri che ricordo di aver letto, o meglio, di aver contemplato, raccontava i miti greci più famosi. Avrò avuto otto anni. Sulla copertina, l’immagine dominante di Atena, dipinta come su un vaso a figure rosse. La dea, in posa di profilo, indossava un peplo il cui drappeggio ricordava le onde del mare e un elmo dal cimiero bianco latte. La sinistra reggeva uno scudo con l’effigie di una civetta. La destra, levata sopra la testa, impugnava una lancia ed era pronta al tiro. Ai suoi piedi strisciava un serpente, mansueto come un cagnolino. Ciò che mi emozionava più di tutto era lo sguardo della dea. Altero. Spietato. Imperturbabile. Intelligente, soprattutto. Niente l’avrebbe potuto piegare.
Per me fu amore a prima vista. Da allora, il mondo dell’antichità è entrato nel mio cuore e vi ha lasciato un segno indelebile.
La ragione per cui ho deciso di scrivere un thriller a sfondo storico è presto detto. Per divertirmi e per divertire. E per farlo ho voluto fondere due mie grandi passioni: il poliziesco e la storia.
In realtà, come ogni scrittore, scrivendo Morte all’Acropoli ho voluto fornire tra le righe una chiave interpretativa, la mia chiave interpretativa, per capire un po’ meglio il nostro presente. Per farlo, ho deciso di affrontare un viaggio a ritroso nel tempo e di calare il thriller e le indagini del mio eroe Apollofane nella città che rappresenta per antonomasia lo splendore dell’antichità: Atene. L’Atene del mio romanzo è ancora una capitale culturale, ma non è più la stessa di Pericle. È una città sulla via del declino, che ha già conosciuto la sconfitta per opera degli Spartani prima e dei Macedoni poi. L’Atene in cui vive e agisce Apollofane è in crisi, piegata da difficoltà economiche dovute al costo della guerra e da una corruzione che mina le assi portanti della prima democrazia della storia.
Non so se tutto questo a qualcuno ricorda qualcosa. Leggi tutto…

CRISTINA CABONI ci racconta IL SENTIERO DEI PROFUMI

Cristina CaboniCRISTINA CABONI ci racconta IL SENTIERO DEI PROFUMI (Garzanti). Le prime pagine del romanzo sono disponibili cliccando qui

di Cristina Caboni

Viviamo in un mondo profumato, anche se non ci facciamo caso. Ma il profumo non è semplicemente un accessorio con cui ornarsi, è soprattutto un linguaggio. Anzi è il linguaggio. Quello che parla di noi senza usare le parole, quello che mostra la nostra essenza, chi siamo veramente. Quello che ci consola, che ci allerta, che ci calma. Ma è privo di parole specifiche. È volatile, è effimero. È anche un percorso composto da una testa, un cuore e un fondo. Come posso dunque raccontare questo mondo così magico, così straordinario che è quello dei profumi?
È stata questa la domanda che mi sono posta, e che poi ha dato origine a Elena Rossini, la protagonista de Il sentiero dei profumi. L’ho vista prima ancora di averla chiara in mente, quella bambina. Eccola, giovanissima, non ancora adolescente, che combatte con la sua natura di creatrice di profumi, che non vuole cedere alla propria passione. Nell’oscurità di un laboratorio di speziali, a Firenze, annusa le essenze, le sente, ma non vuole seguirle. Perché si sono prese la sua infanzia. Elena è solo una bambina eppure è determinata a fare a modo suo, ad allontanarsi da ciò che è la fonte della sua gioia, ma anche del suo tormento. In seguito, ormai donna, percorre un sentiero che ha tracciato. Solo che lo segue con la mente. Per farlo ha messo da parte il proprio cuore, e con ostinata meticolosità vive sommando e sottraendo emozioni in un susseguirsi di delusioni e fallimenti.

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IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO, di Jamie Ford

IL GUSTO PROIBITO DELLO ZENZERO, di Jamie Ford (Garzanti, traduz. di Laura Noulian)

di Vito Caruso

Uscito all’inizio del 2009 negli USA, assurto al rango meritato di bestseller già col passaparola (immaginate con la Rete!), oggetto di numerose ristampe, pubblicato in Italia all’inizio del 2010, è un romanzo scritto benissimo che sa toccare il cuore e difficilmente sarà dimenticato.
Nasce da un racconto in cui Jamie Ford (discendente da un bisnonno cinese emigrato dalla Cina a San Francisco nel 1865, cresciuto nel quartiere cinese di Seattle, residente con moglie e sei figli nel Montana) parla di un bambino cinese innamorato di una ragazzina giapponese nel 1942, in un momento storico in cui la seconda guerra mondiale fa diventare i giapponesi acerrimi nemici del popolo americano dopo l’attacco di Pearl Harbor e comporta, come odiosa ritorsione “interna” degli statunitensi, quella di creare dei campi di “rilocalizzazione” o di “internamento” per i giapponesi, solo di origine va precisato, perché già sono cittadini americani, pagina poco conosciuta negli USA sino al 1980 ed ignorata dagli europei.
La trama del libro alterna capitoli che narrano la dolcissima storia d’amore di Henry e Keiko ai tempi della guerra (1942-1945), accomunati dalla passione per la musica jazz ed in particolare per un mitico vinile 78 giri del pioniere Oscar Golden, con personaggi di contorno come l’indimenticabile sassofonista dal cuore d’oro Sheldon, quasi un fratello maggiore, a dispetto di Cina contro Giappone, USA contro Giappone, padre contro figlio (memorabile il papà di Henry, invadente, a modo suo per amore, sino all’ultimo rantolo di vita con quel “l’ho fatto per te”), ottuso razzismo dei compagni di scuola e sradicamento dal luogo di origine e dagli oggetti più cari, e capitoli che raccontano di Henry 40 anni dopo, nel 1986, del tunnel del cancro che si è portato nella tomba l’amata moglie Ethel, del brillante figlio Marty, della straordinaria nuora Samantha e di un destino che lo riporterà ad aggiustare le “sue cose” con Keiko e a riprendere dal punto in cui si erano lasciati, quarant’anni prima, come se non avessero vissuto lontani per tutto quel tempo. Leggi tutto…

MAI VISTI SOLE E LUNA, di Ferdinando Camon

mai visti sole e lunaMAI VISTI SOLE E LUNA, di Ferdinando Camon
Postfazione di Giorgio Bàrberi Squarotti
Garzanti Libri – Collana Gli elefanti Narrativa – Pagg. 149 – Prezzo € 7,23

di Renzo Montagnoli

Devo ammettere che la lettura dei libri di Ferdinando Camon riserva sempre grandi sorprese, e non solo per quanto concerne il tema trattato, ma anche per come esso viene esposto. Su quest’ultimo aspetto ritornerò in argomento approfonditamente più avanti, perché credo che ben più importanti siano i contenuti, tali da scuotere una naturale indolenza estiva che mi porta a cercare prose facili e meno impegnative. No, con Mai visti sole e luna, è d’obbligo leggere soffermandomi su svariati punti, lasciandomi trascinare dalle apparenti digressioni di cui è infarcito il racconto e con le quali l’autore conduce per mano a scoprire i reali e autentici significati di questa sua fatica.
Ancora una volta lo scenario è quello agreste, il mondo è quello contadino, lontano mille miglia dalle visioni idilliache delle Bucoliche di Virgilio, una terra aspra su cui spezzare le reni per trarre il necessario per il proprio sostentamento, una civiltà sempre uguale nel tempo che l’industrialismo del dopo guerra ha spazzato via. Uomini e natura, natura e uomini, quasi un’identità che non lascia scampo: si viene al mondo sulla terra, alla terra si ritorna quando si muore, in una vita già scolpita nella pietra del tempo, fatta di poche gioie e di molti dolori. È un’esistenza dura e lo è ancora di più se si aggiungono alle tante difficoltà e privazioni quotidiane una guerra (la seconda) e la feroce occupazione tedesca. È il barbaro germanico che nell’assoluta condizione di essere superiore schiaccia, tortura, uccide i contadini, visti non come uomini, ma come paria, come individui inferiori, eguali ai loro animali. Mi sale un brivido lungo la schiena nel ricordarmi di certe nefandezze raccontate nel libro: sono massacri del tutto inconcepibili che non possono trovare giustificazione e le cui vittime gridano ancora giustizia, senza essere ascoltate. Anzi, il tempo smussa, sfuma, la resistenza nelle campagne diventa un evento lontano, talmente lontano che i figli dei figli dei figli di quei protagonisti ora possono perfino chiedersi se qualche cosa c’è stato, o ancor peggio non chiedono nulla, non gli interessa, meglio ignorare il passato per vivere sradicati senza uno scopo, succubi del presente.
E pur in questa tragedia, che si rincorre di pagina in pagina, e nonostante l’esperienza dell’autore, perché l’aspetto autobiografico non è per nulla secondario, le capacità narrative sono sorprendenti, accompagnate da un velo d’ironia che nel capitolo che dà il titolo all’intera opera (Mai visti sole e luna) si trasforma nella satira dell’alfabetizzazione serale.
Però il sipario si apre ogni volta sul mondo contadino e curiosa al riguardo è la parte della contrapposizione fra campagna e città, quest’ultima fonte di tanti guai, perfino della guerra, abitata da individui incapaci di integrarsi, a differenza dei contadini, che vivono nella natura e secondo i ritmi della stessa.
Convengo però con Giorgio Bàrberi Squarotti, autore della postfazione, che giustamente scrive che leggere Mai visti sole e luna come l’opera  dell’estrema nostalgia contadina, dell’ultima elegia di una cultura scomparsa, oppure come la rinarrazione, a tanta distanza di decenni, della guerra e della resistenza e anche degli anni che seguirono la guerra, significa ridurre alquanto il significato di un’opera che porta invece in sé un messaggio di universale portata. E quale è questo messaggio? Leggi tutto…

Riorganizzazione editoriale in casa Garzanti

Pubblico questo comunicato inviatomi dall’editore Garzanti.
Massimo Maugeri

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Riorganizzazione editoriale in casa Garzanti libri

Oliviero Ponte di Pino ha dato le dimissioni da Garzanti Libri s.p.a.
La casa editrice lo ringrazia per più di venti anni di intelligenza, competenza e lavoro di qualità. Gli succederà in tempi da definirsi tenendo conto delle esigenze degli autori, sempre prioritarie per le case editrici e per la programmazione culturale, Paolo Zaninoni, 51 anni, studi in Filologia classica a Pisa, Parigi e Berkeley. Prime esperienze in Guanda, passato poi alla Sonzogno, in RCS dal 1991 e dal 2003 Direttore editoriale di Rizzoli e Bur. E’ anche direttore dell’edizione italiana di Granta.
Contestualmente Elisabetta Migliavada, già direttore della narrativa straniera Garzanti assumerà anche la direzione della narrativa Italiana.
La casa editrice consapevole del valore e delle qualità delle persone sopra menzionate augura a tutti un futuro di soddisfazioni professionali e intellettuali.
Negli ultimi 10 anni la casa editrice ha avuto in libreria una crescita del 150% e confidiamo che continuerà a trovare nuove opere capaci di rinnovare il panorama culturale del Paese e conquistare nuovi lettori ancora nei prossimi anni mantenendo un ruolo di riferimento per la cultura e per i librai. Amplierà anche le esplorazioni verso il digitale dove ha sperimentato con successo alcune app, tra le quali si sottolinea il successo di Timeline, e proseguendo nella conversione in ebook del suo catalogo e delle sue novità già presenti in più di 30 negozi on line nazionali e multinazionali e il recente lancio dei gbook delle Garzantine, testi autorevoli e concisi per soddisfare rapidamente esigenze informative
specifiche.

Segue lo schema riassuntivo della struttura editoriale del Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, di cui Garzanti Libri fa parte… Leggi tutto…

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