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GIANLUCA MOROZZI racconta ANDROMEDA

Per gli Autoracconti d’Autore di Letteratitudine: GIANLUCA MOROZZI racconta il suo romanzo ANDROMEDA (Perrone)

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https://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/6/6c/GianlucaMorozzi.jpgdi Gianluca Morozzi

Il conte di Montecristo. È la risposta automatica, no? Ti chiedono “qual è il più grande romanzo sul tema della vendetta?  “Ma Il conte di Montecristo, non è ovvio?”.
Però, prima di addentrarmi nelle pagine degli autori francesi dell’Ottocento, da bambino leggevo gli Urania. Quella bella fantascienza da edicola, con il bianco a evidenziare le straordinarie, evocative illustrazioni di Karel Thole racchiuse in un cerchio. E quegli altri romanzi dell’Editrice Nord, le copertine della Serie Oro…
Destinazione stelle di Alfred Bester, Serie Oro, fu il mio primo balzo (o jaunto?) nell’affascinante, intrigante, irresistibile mondo della vendetta. Mi piacque così tanto che comprai anche un Urania firmato Bester, La tigre della notte, solo per scoprire… che era sempre Destinazione stelle (quei bizzarri equivoci tipo La svastica sul sole / L’uomo nell’alto castello). Siccome ho ricomprato anche l’edizione più recente, posso dire di possederlo in triplice copia.
I miei occhi e il mio cervello fiammeggiavano leggendo dell’ossessione vendicativa di Gully Foyle, un mediocre individuo, una bestia in forma umana, nei confronti di chi l’aveva lasciato a morire. E per riuscire a portare a termine il proprio obiettivo, si superava. Diventava un altro, un anti-eroe così determinato da diventare una creatura semidivina, destinata a guidare l’umanità verso nuovi traguardi. Lui, l’umile meccanico che si aggirava nello scheletro dell’astronave Nomade! “Stava morendo da centosettanta giorni e non era ancora morto…” Leggi tutto…

L’ETÀ DELL’ORO. LA MIA VITA RACCONTATA A PAZ – di Gianluca Morozzi (un brano del libro)

Image of Gianluca Morozzi, “L’età dell’oro. La mia vita raccontata a Paz”In esclusiva per Letteratitudine, pubblichiamo un brano tratto dal volume L’ETÀ DELL’ORO. LA MIA VITA RACCONTATA A PAZ, di Gianluca Morozzi (Italica edizioni)

Il libro
Gianluca Morozzi, nato a Bologna nel 1971, si è imposto nell’ultimo decennio come uno degli autori più fantasiosi, prolifici e stimati della narrativa nazionale.
Seguito da uno zoccolo duro di lettori che ne adorano le pubblicazioni ravvicinate, la grande disponibilità umana e l’attitudine rock ’n’ roll nei confronti della scrittura, “Moroz” ci regala con L’età dell’oro una prova dal sapore unico: un’autobiografia scanzonata e sincera, condotta in forma di dialogo con il fantasma del suo idolo giovanile Andrea Pazienza, “l’unica rockstar del fumetto italiano”.
A Paz – e a noi – Morozzi racconta tutto senza inutili pudori: dagli anni verdi, illuminati dall’amore per la fantascienza, gli scacchi e l’irrinunciabile Bologna FC, ai primi tentativi come narratore.
La ridda di partecipazioni ai concorsi letterari, i primi contatti con l’editoria e il drammatico bivio dei trent’anni (“O diventi uno scrittore vero, o vai a fare il benzinaio”) fluiscono in un racconto in egual misura epico e umoristico. I momenti-chiave della formazione, integrati dai retroscena della società letteraria che accoglie il protagonista ormai adulto, compongono la storia di una vita speciale e, al contempo, una leggiadra lezione: val sempre la pena di inseguire i sogni, sembra suggerirci “Moroz”, e di vivere la propria esistenza con coerenza, passione e autoironia.

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Un brano tratto dal volume L’ETÀ DELL’ORO. LA MIA VITA RACCONTATA A PAZ, di Gianluca Morozzi

In fremente attesa davanti al palchetto della premiazione, c’erano “gli altri”. I miei rivali/amici-nemici/colleghi/compagni di sventure. Gli altri partecipanti al concorso, aspiranti scrittori.
C’erano i minimalisti tondelliani, timidi, silenziosi, vestiti con pulloverini di lana, con gli occhiali, un po’ tesi.
Sudavano molto.
C’erano i bukowskiani, che urlacchiavano: «Dai che dopo si va a prendere una fottuta birra! Dai che andiamo a berci una fottuta birra!»
C’erano le silvieballestre, tipo studentessa fuorisede, tipo 99Posse, tipo punkabbestia.
Da un certo punto in poi c’erano anche le isabellesantacroci, darkettone, un po’ stravolte, tutte in nero.
C’erano i pazzi generici.
Puzzavano tantissimo.
E poi, se il concorso era aperto alla poesia, c’erano i poeti.
Nessuno parlava con loro. Loro non parlavano con nessuno. Se ti azzardavi per errore a domandare: «Tu che poeti leggi?», la risposta standard era: «Io la poesia non la leggo, io la faccio». Leggi tutto…