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La nièce de Fellini, di Gilles Verdiani

La nièce de FelliniLa nièce de Fellini” (La nipote di Fellini), di Gilles Verdiani
Éditions Écriture, 2014

di Claudio Morandini

“La nièce de Fellini”, il primo romanzo di Gilles Verdiani, che di cinema si è occupato a lungo come critico e sceneggiatore, racconta solo in parte i tentativi di una cineasta (Anita Sorbello, immaginaria nipote di Federico Fellini) di recuperare credito e attenzione dopo il flop del secondo film per poterne girare un terzo. Il libro si apre quasi subito ad altre storie e finisce per descrivere la laboriosa e complessa dedizione all’arte di un piccolo gruppo di esteti talentuosi e un po’ sconnessi dal mondo: Andreas Karyophoros, che compare prima come autista della Sorbello e si rivela subito giornalista e scrittore (ma, classicamente, uno scrittore che non ha mai scritto una riga di romanzo); Franz Berthold, un dotatissimo compositore allievo di Messiaen che rimane recluso nel suo appartamento, dove compone musiche di rara bellezza che nessuno, tranne sua sorella e i suoi rari ospiti, ascolterà mai (anche questo, se vogliamo, un ripiego piuttosto classico dinanzi all’ottusità dei tempi); altri ancora (galleriste, artisti, attrici). Anita Sorbello, si diceva, giunta a Parigi per partecipare a una trasmissione televisiva e cercare di coinvolgere in un suo nuovo progetto cinematografico alcuni produttori, finisce per rimanere piacevolmente invischiata in questa compagnia di Eloi che non hanno nulla del bohémien, ma semplicemente si esimono dall’avere contatti troppo stretti e costanti con un mondo imbarbarito e deprivato di senso per la bellezza. L’effetto generale è quello di una sorta di Arcadia in cui ingegni superiori hanno deciso di esiliarsi per coltivare, tra pochi intimi, il frutto della loro ricerca artistica – solo ogni tanto, per necessità, o per superiore sense of humour, o per solidarietà affettuosa, scendono a qualche compromesso con la società che li ignora o li fraintende.

C’è dell’altro, ovviamente, nella trama di questo romanzo, ma non ne parleremo, perché è giusto che la sorpresa resti una prerogativa del lettore (e di chi, in Italia, vorrà interessarsi al libro di Verdiani). Voglio invece soffermarmi su alcuni aspetti che mi hanno intrigato, come la distanza rispetto al nome (importante, ingombrante) evocato nel titolo. Leggi tutto…